Scuola Superiore di Studi Storici

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Scuola Superiore di Studi Storici episodes

  • Everything that happens: il mondo di David Byrne e i Talking Heads
    𝗘𝘃𝗲𝗿𝘆𝘁𝗵𝗶𝗻𝗴 𝘁𝗵𝗮𝘁 𝗵𝗮𝗽𝗽𝗲𝗻𝘀: 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱 𝗕𝘆𝗿𝗻𝗲 𝗲 𝗶 𝗧𝗮𝗹𝗸𝗶𝗻𝗴 𝗛𝗲𝗮𝗱𝘀

    Musicista, cantautore e produttore discografico statunitense di origine scozzese, David Byrne ha dimostrato attraverso la sua musica e quella del suo progetto principale Talking Heads che in un'epoca contrassegnata dal radicamento ad un genere o ad una corrente, politica o estetica, fosse altresì possibile utilizzare un registro sempre "panetnico e panstilisco", un po' come avviene in questa trasmissione, attenta a ripercorrere trasversalmente l'arte di personalità radiose della musica contemporanea. 


    Questo tipo di approccio rivela l'indole sperimentatrice di Byrne che ha utilizzato anche strumenti elettronici, percussioni africane, stili funk e world music nella produzione della band, costellata di 10 album in studio durante il primo e principale ciclo di attività, dal 1975 al 1991. Un quartetto, quello composto da Byrne, Jerry Harrison, Chris Frantz e Tina Weymouth che entrerà di diritto nell'olimpo della musica pop attraverso hit come “Psycho Killer”, “Burning Down The House” e “Road To Nowhere”, mentre la presenza sul palco energetica e schizofrenica di Byrne lo afferma come il frontman indiscusso della band. Con l’ingresso di Brian Eno (qui l'episodio a lui dedicato: bit.ly/mcpdi-brianeno), le velleità artistiche di David Byrne saranno pienamente appagate abbracciando quelle care poliritmie africane e stratificazioni elettroniche, in un sorta di musica primitiva post-moderna che nell’album "Remain in light” trova la sua forma perfetta.
    

Nel primo episodio del 2021 di La Musica come Pratica dell'Impossibile di Michele Selva, il primo dedicato anche ad una band, ripercorriamo in ordine sparso la carriera dei Talking Heads attraverso l'ascolto di frammenti delle loro sonorità polifoniche, dei loro minimali e coinvolgenti intrecci ritmici e alla lettura di alcuni dei loro testi, scoprendo anche qui, elementi non convenzionali e sorprendentemente atipici per l'epoca. Delle rockstar / anti-rockstar che raccontano episodi di vita quotidiana con un filtro di disincantata semplicità e leggerezza.
    Un programma a cura di Michele Selva
    Regia di Alessandro Renzi
    17 min
  • Claudio Mastroianni - Gatto Nero, Il blocco su Wikipedia (ITA)
    Attribution: Claudio Mastroianni - Gatto Nero, Il blocco su Wikipedia in “Usmaradio” for the radio program “Scuola di pensiero” by Iolanda Pensa, edited by Iolanda Pensa and Valerio Bozzolan, recorded for Wikipedia20, December 2020, CC BY-SA all.
    Photo Gatto Nero user page on Wikipedia in Italian, CC BY-SA.
    26 min
  • Erica Elitre, Wikipedia e Wikimedia (ITA)
    Attribution: Erica - Elitre, Wikipedia e Wikimedia in “Usmaradio” for the radio program “Scuola di pensiero” by Iolanda Pensa, edited by Iolanda Pensa and Valerio Bozzolan, recorded for Wikipedia20, December 2020, CC BY-SA all.
    Photo by Myleen Hollero/Wikimedia Foundation, CC BY-SA 3.0.
    11 min
  • Gianluigi Gamba - Paginazero, Wikipedia e Wikimedia in Italia (ITA)
    Attribution: Gianluigi Gamba - Paginazero, Wikipedia e Wikimedia in Italia in “Usmaradio” for the radio program “Scuola di pensiero” by Iolanda Pensa, edited by Iolanda Pensa and Valerio Bozzolan, recorded for Wikipedia20, December 2020, CC BY-SA all.
    Photo Paginazero user page on Wikipedia in Italian, 14 July 2005, GNU Free Documentation License.
    10 min
  • Come giunto da lontano: il cammino di Glenn Gould
    "Non è che io sia asociale, ma credo che se un artista vuole utilizzare il cervello per un lavoro creativo, ciò che si chiama autodisciplina – che non è altro che un modo per sottrarsi alla società – sia assolutamente indispensabile.”
    A lungo etichettato come solitario ed egocentrico, Glenn Gould è tra le figure del Novecento che prima di altri ha riposto nell’isolamento la sua dimensione di pensiero. Una mente incontenibile ed essenziale, le sue registrazioni radiofoniche e documentaristiche sono alimentate da una curiosità incessante sul mondo e sul ruolo della musica stessa.
    Nato a Toronto nel 1932, Glenn Gould è considerato uno dei più grandi pianisti mai vissuti, un figlio d’arte che fin dalla sua più tenera età stupì tutti per l'eccezionale attitudine musicale, trovandosi già a suo agio sul palcoscenico; poco più che ventenne la sua attività si intensifica con la partecipazione a trasmissioni radiofoniche e televisive, conferenze, composizioni, scritti e concerti. A metà degli anni ’50 il debutto negli studi di produzione con le prime registrazioni dedicate all’amatissimo Bach con la sua interpretazione di Variazioni Goldberg. È l’inizio di una carriera internazionale sfavillante, costellata da una tecnica eccezionale, una spiccata sensibilità e un'assoluta modernità nella rilettura e interpretazione dei classici. Da lì a poco infatti, il consenso sulla sua musica diverrà unanime.
    L'ultimo episodio del 2020 delle monografie in musica di Michele Selva, è intitolato "𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼: 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗹𝗲𝗻𝗻 𝗚𝗼𝘂𝗹𝗱” e racconta proprio il singolare percorso artistico del Maestro canadese il quale, all’apice della sua fama, iniziò a ridurre le sue apparizioni pubbliche fino al definitivo ritiro nel 1964 per rifugiarsi in un non meglio specificato eremo canadese e per dedicarsi esclusivamente all'incisione di dischi e alla registrazione di trasmissioni televisive e radiofoniche in una quantità - e soprattutto qualità - eccezionale.
    𝐋𝐀 𝐌𝐔𝐒𝐈𝐂𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐏𝐑𝐀𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋'𝐈𝐌𝐏𝐎𝐒𝐒𝐈𝐁𝐈𝐋𝐄 - Monografie oltre ai generi
    Un programma a cura di Michele Selva
    Regia di Alessandro Renzi
    Immagine tratta da www.glenngould.com
    20 min
  • HANNAH | Roberto Paci Dalò
    𝐇𝐀𝐍𝐍𝐀𝐇
    ɪᴍᴘʀᴏᴍᴘᴛᴜ ʀᴀᴅɪᴏꜰᴏɴɪᴄᴏ ᴘᴇʀ ᴠᴏᴄɪ, sᴛʀᴜᴍᴇɴᴛɪ ᴇ ᴇʟᴇᴛᴛʀᴏɴɪᴄᴀ
    di e con Roberto Paci Dalò
    cura e ricerche Margherita Wolenski
    produzione Giardini Pensili
    𝐇𝐀𝐍𝐍𝐀𝐇 è una performance radiofonica live di 𝘙𝘰𝘣𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘗𝘢𝘤𝘪 𝘋𝘢𝘭𝘰̀ in esclusiva per 𝗔𝘁𝗹𝗮𝘀 𝗼𝗳 𝗧𝗿𝗮𝗻𝘀𝗶𝘁𝗶𝗼𝗻𝘀 𝗕𝗶𝗲𝗻𝗻𝗮𝗹𝗲: una foresta sonora creata a partire dalla voce di Hannah Arendt intrecciata a suoni strumentali e elettronici. Un percorso iniziatico nella sua fonetica.
    HANNAH viene performato sul canale Radio India – Teatro India - Teatro di Roma
    | Teatro Nazionale
    Atlas of Transitions Biennale
    WE THE PEOPLE
    Bologna • 2-7 dicembre 2020
    Arti | Migrazioni | Cittadinanze
    performance | incursioni radiofoniche | talk | dj-set | film | workshop
    𝑊𝑒 𝑇ℎ𝑒 𝑃𝑒𝑜𝑝𝑙𝑒 si manifesta con un presidio invernale.
    Attraverso gli approcci di registe, artisti, compositrici, studiosi, radio artist si afferma l’urgenza di una politica dell’ascolto basata sul diritto di tutti a essere ascoltati.
    Gesti vocali, scambi di patrimoni sonori di diversa provenienza, voci alla ricerca dei propri corpi, narrazioni connesse a diritti non riconosciuti, assemblaggi diasporici di suoni d’archivio: 𝑊𝑒 𝑇ℎ𝑒 𝑃𝑒𝑜𝑝𝑙𝑒 è un “teatro acustico”, uno spazio per poetiche relazionali in cui si “agisce di concerto”. Non un invito a operare in conformità, ma a negoziare scopi e azioni convergenti/divergenti in pratiche artistiche che operano concretamente contro bianchezza, subalternità razziale, di genere, sociale, economica.
    “People” non è una voce unitaria, presuppone una pluralità di corpi che non costruiscono un unico soggetto. Nel “We” risuona una moltitudine di pronunce che si radunano in luoghi temporalmente diversi, in differenti tipi di spazi, ambienti e zone d’ombra.
    32 min
  • Necropolis | Arkadi Zaides
    Attraverso un'indagine archivistica e corporea, Arkadi Zaides cerca di dare una risposta alla mancata identificazione dei migranti morti nel tentativo di raggiungere l'Europa. La giornalista, Francesca Mannocchi e lo studioso, Sandro Mezzadra dialogano con il regista sulla tragedia umana in corso lungo i confini d’Europa e indagano le ragioni dell’anonimato delle vittime.
    Coordina Piersandra Di Matteo.
    Atlas of Transitions Biennale
    WE THE PEOPLE
    Bologna • 2-7 dicembre 2020
    Arti | Migrazioni | Cittadinanze
    performance | incursioni radiofoniche | talk | dj-set | film | workshop
    𝑊𝑒 𝑇ℎ𝑒 𝑃𝑒𝑜𝑝𝑙𝑒 si manifesta con un presidio invernale.
    Attraverso gli approcci di registe, artisti, compositrici, studiosi, radio artist si afferma l’urgenza di una politica dell’ascolto basata sul diritto di tutti a essere ascoltati.
    Gesti vocali, scambi di patrimoni sonori di diversa provenienza, voci alla ricerca dei propri corpi, narrazioni connesse a diritti non riconosciuti, assemblaggi diasporici di suoni d’archivio: 𝑊𝑒 𝑇ℎ𝑒 𝑃𝑒𝑜𝑝𝑙𝑒 è un “teatro acustico”, uno spazio per poetiche relazionali in cui si “agisce di concerto”. Non un invito a operare in conformità, ma a negoziare scopi e azioni convergenti/divergenti in pratiche artistiche che operano concretamente contro bianchezza, subalternità razziale, di genere, sociale, economica.
    “People” non è una voce unitaria, presuppone una pluralità di corpi che non costruiscono un unico soggetto. Nel “We” risuona una moltitudine di pronunce che si radunano in luoghi temporalmente diversi, in differenti tipi di spazi, ambienti e zone d’ombra.
    1 hr 4 min
  • Zimmerfrei | Saga
    Com’è la città di Bologna vista da un gruppo di adolescenti in transito? Saga è la docuserie e l’originale coming-of-age movie che lo racconta seguendo nell’arco di tre anni il punto di vista e le esperienze di alcuni giovani e giovanissimi di diverse provenienze. Ne emerge una nuova idea di cittadinanza e di città inclusiva.
    Atlas of Transitions Biennale
    WE THE PEOPLE
    Bologna • 2-7 dicembre 2020
    Arti | Migrazioni | Cittadinanze
    performance | incursioni radiofoniche | talk | dj-set | film | workshop
    𝑊𝑒 𝑇ℎ𝑒 𝑃𝑒𝑜𝑝𝑙𝑒 si manifesta con un presidio invernale.
    Attraverso gli approcci di registe, artisti, compositrici, studiosi, radio artist si afferma l’urgenza di una politica dell’ascolto basata sul diritto di tutti a essere ascoltati.
    Gesti vocali, scambi di patrimoni sonori di diversa provenienza, voci alla ricerca dei propri corpi, narrazioni connesse a diritti non riconosciuti, assemblaggi diasporici di suoni d’archivio: 𝑊𝑒 𝑇ℎ𝑒 𝑃𝑒𝑜𝑝𝑙𝑒 è un “teatro acustico”, uno spazio per poetiche relazionali in cui si “agisce di concerto”. Non un invito a operare in conformità, ma a negoziare scopi e azioni convergenti/divergenti in pratiche artistiche che operano concretamente contro bianchezza, subalternità razziale, di genere, sociale, economica.
    “People” non è una voce unitaria, presuppone una pluralità di corpi che non costruiscono un unico soggetto. Nel “We” risuona una moltitudine di pronunce che si radunano in luoghi temporalmente diversi, in differenti tipi di spazi, ambienti e zone d’ombra.
    22 min
  • Our Silences Will Not Protect Us
    La commistione tra, rap, field recording, electro house e afrobeat, sono per la sound artist e attivista Rokia Bamba modi per declinare narrazioni diasporiche, comporre universi acustici aperti a immaginari non eurocentrati. In dialogo con Federico De Felice, dj e co-fondatore di Atlantico Festival, Bamba presenterà il suo il lavoro di "informal archiving" capace di far emergere universi sonori minoritari e contro-egemonici.
    In collaborazione con Atlantico Festival.
    Atlas of Transitions Biennale
    WE THE PEOPLE
    Bologna • 2-7 dicembre 2020
    Arti | Migrazioni | Cittadinanze
    performance | incursioni radiofoniche | talk | dj-set | film | workshop
    𝑊𝑒 𝑇ℎ𝑒 𝑃𝑒𝑜𝑝𝑙𝑒 si manifesta con un presidio invernale.
    Attraverso gli approcci di registe, artisti, compositrici, studiosi, radio artist si afferma l’urgenza di una politica dell’ascolto basata sul diritto di tutti a essere ascoltati.
    Gesti vocali, scambi di patrimoni sonori di diversa provenienza, voci alla ricerca dei propri corpi, narrazioni connesse a diritti non riconosciuti, assemblaggi diasporici di suoni d’archivio: 𝑊𝑒 𝑇ℎ𝑒 𝑃𝑒𝑜𝑝𝑙𝑒 è un “teatro acustico”, uno spazio per poetiche relazionali in cui si “agisce di concerto”. Non un invito a operare in conformità, ma a negoziare scopi e azioni convergenti/divergenti in pratiche artistiche che operano concretamente contro bianchezza, subalternità razziale, di genere, sociale, economica.
    “People” non è una voce unitaria, presuppone una pluralità di corpi che non costruiscono un unico soggetto. Nel “We” risuona una moltitudine di pronunce che si radunano in luoghi temporalmente diversi, in differenti tipi di spazi, ambienti e zone d’ombra.
    1 hr 28 min

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