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Pier Giorgio, leggendoci l'XI canto dell'Inferno ci svela grandi verità nascoste "sotto il velame de li versi strani".
Ci può essere amore vero, se non amiamo noi stessi?
Amare noi stessi, può essere la Via per amare Dio e di conseguenza gli altri intorno a noi?
Citando le potenti parole del Vangelo, Pier Giorgio pone l'attenzione su come le nostre identificazioni ci tengano lontani dal Regno dei Cieli di cui parla il grande Maestro Gesù, invitandoci amorevolmente ad osservare tali personali dinamiche senza condannarle.
Pier Giorgio, partendo dalla frase del Maestro Gesù: "Sia fatta la tua volontà, non la mia", ci parla di una volontà più grande di noi.
Questa frase esoterica lascia intendere che ci sono due volontà, quella di Gesù, e quella di Gesù che vuole sia fatta la volontà del Padre. Pier Giorgio spiega quindi la differenza fra volontà superiore e inferiore usando la metafora del bruco e della farfalla.
Come accogliere qualcosa che mi fa soffrire? Pier Giorgio risponde a una domanda su questo argomento, indicando che l’accoglienza non sta al singolo, alla sua volontà, ai suoi sforzi. L’accoglienza è qualcosa che accade quando ci apriamo al mistero profondo dell’Essere che siamo e gli permettiamo di fare lui al posto nostro.
In questo discorso Pier Giorgio ci invita a vedere come i meccanismi di controllo e il timore di sbagliare limitino il fiorire delle nostre doti crative e impediscano di esplorare nuovi orizzonti.
Pier Giorgio ci invita a vedere come le debolezze che sentiamo di non volere non vengono date dalla Vita per caso o per punizione, ma come qualità da riconoscere e trasformare in virtù da offrire agli altri. Così dentro i nostri blocchi vi é la chiave della nostra fioritura.
Pier Giorgio ci racconta un passo saliente dell'Eneide dando un nuovo significato a questa grande opera. È possibile che questi classici abbiano un significato più profondo della semplice storia che raccontano? Possiamo vedere nelle vicende di Enea delle parti di noi?
Prendendo spunto da un frammento di Eraclito, Pier Giorgio parla del rapporto fra coscienza nello stato di veglia e di sonno, e spiega una pratica esoterica dello yoga del sonno e dei sogni del buddhismo tibetano.
Pier Giorgio parlando della reincarnazione, ci fa intuire non tanto l'importanza di ricordare con sforzo le vite passate, quanto quello di comprendere il nostro grado di consapevolezza in rapporto alla vita presente.
Ci può aiutare veramente l'emergere delle vite passate?
Conosciamo veramente la vita presente?
Pier Giorgio ci accompagna nella comprensione del significato profondo della santità. Mostrandoci che non la si può raggiungere con la volontà, ma che può manifestarsi nella nostra vita se siamo pronti ad accogliere con totalità, dentro e fuori di noi.
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