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In questa seconda parte, Pier Giorgio condivide la lettura di alcuni passaggi del bellissimo libro scritto da Papaji “Ramana Maharshi il mio Maestro”, nel quale l’autore descrive il suo incontro (in un periodo per lui di "crisi spirituale") con Ramana Maharshi. Pier Giorgio ci fa osservare come Papaji (esternando con luminosa onestà anche il proprio orgoglio spirituale), un po’ come un "Orlando furioso", fosse tutto concentrato sullo sforzo, sul cercare di mantenere attraverso le pratiche (mantra, meditazione, ecc.) la spiritualità vissuta, e caratterizzata fino a quel momento, da visioni ed esperienze straordinarie. Grazie all’incontro con Ramana Maharshi, giunge all’intuizione del Sé, che lo porta a trascendere l’attaccamento al desiderio di cercare un dio esteriore ed effimero, e lo porta a superare le pratiche finalizzate alle visioni di Krishna. Può essere questa profonda riflessione condivisa amorevolmente, non solo il bel racconto di un’esperienza, ma un’elevata indicazione spirituale per tutti noi, quando siamo pronti a coglierla?
Pier Giorgio nella prima parte di questo estratto, ci fa notare come la letteratura spesso sia veicolo di grandi intuizioni spirituali. Condividendo alcune riflessioni sul poema “Orlando furioso” di Ludovico Ariosto, e sull’epoca in cui è stato scritto, confronta due dei suoi personaggi principali cioè Orlando e il suo rivale Medoro, portando la nostra attenzione a notare come essi rappresentino degli atteggiamenti che possiamo osservare in noi stessi cioè: l’Orlando Furioso in noi è la tendenza a non volersi arrendere mai, a voler sempre controllare e dirigere le cose, per ottenere quella che crediamo essere la felicità; come l’eroe del poema che finisce per perdere il senno accanendosi a conquistare inutilmente, l’amore di Angelica. Medoro al contrario si scopre innamorato di Angelica, di un amore corrisposto, senza aver compiuto nessuno sforzo per ottenerlo. Può essere questa un’indicazione a osservare che esiste Qualcosa, che prescinde dai nostri attaccamenti e dal nostro sforzo? E che per quanto cerchiamo di essere degni, c’è Qualcosa che se ci apriamo alla Grazia, viene come dono e non come premio?
In questo podcast Pier Giorgio ci aiuta a mettere in luce una dinamica molto frequente, che possiamo riconoscere anche in noi quando proviamo un’infelicità di fondo cioè: o ci accontentiamo della situazione attuale, o cambiamo continuamente (lavoro, partner, amici, ecc.), con l’illusione di una ritrovata freschezza per la novità della situazione che nel tempo diventerà ugualmente noiosa, spingendoci a una nuova ricerca, e alla lunga, di nuovo all’accontentarci. Pier Giorgio propone inoltre, una semplice pratica: osservare nei nostri "capitoli di vita" i cambiamenti che abbiamo adottato inseguendo una maggiore felicità, o quanto ci siamo accontentati. Può essere che nessuno di questi due estremi, conduca alla vera felicità? Può questa dinamica innescare una sana crisi, che anziché deprimerci può svegliarci, portarci all’intuizione di Chi veramente Siamo, e a realizzare che la felicità vera è oltre il mondo delle forme?
In questo bellissimo podcast Pier Giorgio attraverso una
In questo podcast Pier Giorgio, condivide delle intuizioni
“Vuoi avere ragione o vuoi essere in Pace?”, questo è un
Pier Giorgio in molti interventi, spesso sottolinea l’importanza di accogliere le nostre paure e i nostri blocchi per andare oltre, cioè guardarli con amore piuttosto che combatterci contro, cosa che invece li rinforza. In questo passaggio, ci fa notare che potrebbe innescarsi un meccanismo per il quale noi “fingiamo” di accettare una nostra paura, con la speranza che così facendo, essa sparisca. In tal modo rendiamo l’accoglienza una tecnica per raggiungere uno scopo: ma è questa la vera accoglienza, o il suo significato è più profondo?
“Vi confesso, Amadeus, che non provo il minimo pentimento
In questa seconda parte, a partire dalla lettura di alcune
In questo e nel successivo podcast (brevi ma densi), Pier Giorgio condivide delle intuizioni e delle riflessioni che, se fatte girare dentro (come una vera e propria pratica), possono risvegliare in noi una maggiore consapevolezza. Osservando i nostri amici animali e vegetali, possiamo accorgerci che ogni creatura di questi regni asseconda semplicemente la propria
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