Da “Basta dittatura” a “Putin non è un dittatore” è un attimo. Già, perché a veicolare la propaganda di Vladimir Putin sono, in parte, gli stessi canali Telegram da due anni ricettacolo di false notizie su Covid e vaccini. Non è una novità che le dittature traggano linfa vitale dalla propaganda. Ed è difficile, soprattutto nel pieno di un conflitto, individuare dei limiti, capire cioè dove finisce la propaganda, e la mano di chi la diffonde in maniera consapevole, e dove inizia l’incapacità di distinguere il vero dal falso, la voglia di voler a tutti costi andare controcorrente o, nel caso della guerra in Ucraina, la nostalgia per l’Urss. Quel che è certo è che a subirne gli effetti non è solo chi la diffonde, anche se in buona fede, ma popolazioni intere.