Se dici qualcosa di politicamente scorretto ti censurano, se divergi dall'opinione comune sei ostracizzato, se ti azzardi a presentare i fatti per quello che sono, il boicottaggio è dietro l'angolo. E non importa che ci siano podcast, trasmissioni televisive, testate giornalistiche che condividono le proprie opinioni "scomode" (o razziste, sessiste, denigratorie...) senza colpo ferire: ci piace raccontarci come paladini della libertà di pensiero e di opinione, davanti a un mondo cieco e fondamentalista. E guai a toccare la storia, l'arte e la letteratura: se ci permettiamo di contestualizzare Dante, Shakespeare, Via col vento o Biancaneve, sottolineando come siano figli del loro tempo e dunque di volta in volta razzisti, colonialisti, stereotipati... Siamo sicuramente dei brutali censori, degli iconoclasti.
Ma è davvero così? Esiste questa presunta "cancel culture"? Quali sono i suoi scopi e quali gli effetti?