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Incredibile, ma alla fine del 1600 si conosceva il procedimento delle attuali macchine fotografiche reflex! Questo concetto è rimasto immutato nel tempo. Ai giorni nostri, costituisce ancora la base di costruzione delle moderne reflex.
Borges diceva: “Per me, il genere letterario della realtà è il sogno”. La Realtà Virtuale, in effetti, affronta un’impossibile realtà, in cui le cose del re diventano tue e non per questo meno vere, dal momento che con “forza” le cercavi. Ovvero: il racconto fa e compie il sogno.
“È oggi difficile comprendere i motivi che indussero più di una generazione di studiosi a deformare l’immagine vera di Leonardo. Già il Vasari ne aveva dato un ritratto idealizzato e sovrumano…” (Augusto Marinoni).
La lettura del testo di Leonardo è stata troppo spesso esplorata attraverso interpretazioni romantiche e ideologiche. È impossibile fissare Leonardo in una maschera rigida, come hanno spesso tentato di fare i critici che tendono a mummificare l’oggetto studiato.
Quante volte abbiamo sentito testimonianze di scrittori, pittori, scultori, di artisti in generale che evidenziavano di non sapere come avviene che il testo prenda una direzione anziché un’altra, che i colori quasi lo invitino ad un poema, che il marmo suggerisca come liberare un canto.
All’inizio del Settecento George Berkeley (1685-1753), filosofo irlandese, nel suo libro del 1709, Saggio per una nuova teoria della visione, scrive che l’orecchio importa più dell’occhio nella percezione. Emile Benveniste (1902-1976) precisa che l’uomo come parlante è definito, è costituito dal linguaggio. Il linguaggio riproduce il mondo sottomettendolo alla propria organizzazione.
Quando qualcosa ci ispira, ci attrae, ci conquista, ci coinvolge non si tratta di quella cosa specifica, bensì di altro. Ciascuno vive di un altrove che è tipico dell’arte. L’oggetto è sempre altrove, altrimenti non ci sarebbe artista.
Horst Bredekamp in Nostalgia dell’antico e fascino della macchina del 2007 scrive: “Il mondo delle immagini digitalizzate non si può comprendere nei suoi rudimenti senza la cognizione della storia dell’arte”.
L’informatica costituisce senza dubbio una delle più grandi invenzioni del XX secolo. Eppure questa scienza ha compiuto piccoli passi in confronto a quelli che ci riserva il XXI secolo, ma ha messo in evidenza - come accade per ogni invenzione - un lato mai abbastanza esplorato dell’uomo e cioè la sua attitudine nel costruire ciò di cui parla e ragiona.
Come accostiamo un’immagine alla sua variante, quest’ultima si presenta in un rilancio, come una non riuscita traduzione della prima.
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