il posto delle parole

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  • Michele Marziani "La cura dello stupore"
    Michele Marziani
    "La cura dello stupore"
    Appunti sull'arte di cavarsela e star bene con se stessi
    Ediciclo
    https://www.ediciclo.it/


    «Il luogo che amo di più di tutte le geografie di montagna è il crinale. Dal crinale puoi vedere entrambi i versanti, capire che un confine è solo un’inutile separazione tra un mondo di qua e un altro di là. Stare lì, camminare su un sentiero vertiginoso ti concede tutti i punti di vista. Dei quali nessuno è sbagliato. Semplicemente ognuno è diverso.»

    Lo scrittore Michele Marziani ha fatto una scelta importante: quella di andare a vivere in un piccolo paese di appena duecento anime tra i monti della Valsesia, in una casa di legno e pietra. Un ambiente selvatico e, all’apparenza, difficile. Ma a volte è proprio in uno stato di privazione, di essenzialità, che si fanno nuove e sorprendenti esperienze. La rivelazione della solitudine come valore e occasione per riscoprirsi, la paura come strumento utile per conoscere i propri confini, lo stupore come nuovo punto di vista per leggere il mondo, gli hanno insegnato l’arte di cavarsela. I libri e la ricchezza offerta dalle parole gli hanno curato l’anima. Ritornare a se stessi, ai desideri semplici, alle erbe offerte dalla natura, a una sana condivisione con gli altri, significa vivere meglio, più felici, più forti, più veri.


    Michele Marziani è nato nel 1962 a Rimini. In alta Valsesia, dove ora vive, ha preso spunto per la scrittura de Il suono della solitudine (Ediciclo). Ha pubblicato diversi romanzi, tra i quali La trota ai tempi di Zorro (DeriveApprodi), Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta, Nel nome di Marco (entrambi per Ediciclo), La figlia del partigiano O’Connor (Clichy), Lo sciamano delle Alpi e La cena dei coscritti (entrambi per Bottega Errante Edizioni). Oltre ai romanzi ha pubblicato oltre ventidue libri di viaggi e antropologia del cibo tra i quali A pranzo con Giulia (Guido Tommasi, Premio Selezione Bancarella per la cucina).
    https://www.michelemarziani.org/



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    26 min
  • Franco De Chiara "Sentite un po..."
    Franco De Chiara
    "Sentite un po..."
    Ovvero: "Li vuoi quei kiwi?"
    Porto Seguro
    https://www.portoseguroeditore.com/

    Raccontare la discesa del fiume più lungo d’Italia, costeggiandolo in bicicletta, in realtà non è molto difficile. Questo, però, non è soltanto un accurato diario di viaggio, perché c’è molto altro: infinite e spesso imprevedibili riflessioni suscitate proprio da quei settecento chilometri di pedalata in compagnia del Po, incontri con personaggi stravaganti, enogastronomia, amenità varie ed eventuali ai confini del politicamente scorretto, arte e cultura, l’ateismo dell’autore, che da tempo ha sostituito la parola “dio” con “amico immaginario”, lo scenario mozzafiato del Delta, del quale molti nostri connazionali non sospettano nemmeno l’esistenza, la pittura, la storia, il Piano Sequenza finale di “Professione reporter” di Michelangelo Antonioni, il Maestro Gassman, la letteratura… insomma, in questo viaggio accade di tutto.

    E, naturalmente, anche tutto il resto.

    Con uno stile limpido e deciso, l’autore ci racconta la sua avventura ciclistica, provando a condividere con il lettore il caldo, la fatica, odori, sapori, colori e, soprattutto, preoccupanti overdosi di ironia.



    Franco De Chiara, romano, ha collaborato per alcuni decenni con Raitre come inviato e regista. È stato uno degli inviati storici di “Chi l’ha visto?”, fino a quando ha preferito lasciare questo programma per ragioni che non è il caso di ricordare qui. Ha scritto e diretto tre film, curato la regia di una decina di spettacoli teatrali e, purtroppo per lui, coltiva il pessimo vizio di scrivere libri. Ne ha scritti alcuni, anzi, troppi, tra i quali “Il navigante” (2012), “Offerta speciale” (2016), “Via Guglielmo da Spello, 17” (2021).




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    30 min
  • Giovanni Catelli "L'ombra della parola"
    Giovanni Catelli
    "L'ombra della parola"
    i quaderni de "La Collana"
    a cura di Maurizio Cucchi



    L'autore ci racconta in queste pagine, nella concreta realtà anche quotidiana - e dunque nei luoghi vari, nei gesti, nei silenzi e nelle attese, nell'affacciarsi, dolce e doloroso, dei ricordi - il pervasivo senso di una mancanza. Accerchiato dal passato, nell'incertezza del presente e di un labile, aleatorio futuro, il poeta medita, assorto, sul senso strano della distanza dalla persona amata. Però, irrinunciabile, di continuo in lui si manifesta l'immagine sempre viva, e dunque la sua presenza nella mente, della figura di riferimento. E questo avviene, comprensibilmente e insieme paradossalmente, quanto più l'io lirico ne avverte, soffrendo, la lontananza. Attento all'«ombra della parola», Catelli compone un poemetto d'amore, muovendosi nella discrezione elegante del tono, passando dagli accenti di una lieve elegia a spunti prosastici, proponendo anche un inserto in vera prosa poetica. Il tutto nelle fasi di un percorso che è limpido, pur nell'incupirsi inevitabile e frequente del sentimento, in un incedere che risulta di immediata efficacia comunicativa.

    Giovanni Catelli, cremonese, è scrittore e poeta, esperto di cultura e geopolitica dell’Europa orientale. Suoi racconti sono apparsi in numerose testate e riviste, tra cui il Corriere della Sera, la Nouvelle Revue Française, Nazione Indiana, L’Indice dei Libri. Ha pubblicato In fondo alla notte, Partenze, Geografie, Lontananze, Treni, Diorama dell'Est, Camus deve morire, Il vizio del vuoto, Parigi e un padre (candidato al Premio Strega 2021). Geografie e Camus deve morire (con prefazione di Paul Auster) sono stati tradotti in varie lingue. Collabora con Panorama e dirige Café Golem, la pagina di cultura di East Journal. Da più di vent'anni segue gli eventi letterari, storici e politici dell'Europa orientale, e viaggia come corrispondente nei paesi dell'antico blocco sovietico.




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    16 min
  • Enrico Miolano "Suoni dal Monviso"
    Enrico Miolano
    "Suoni dal Monviso"
    https://www.suonidalmonviso.it/
    www.occitamofestival.it


    “Suoni delle Terre del Monviso”, il nuovo “contenitore” nato dalla collaborazione tra l’Associazione I Polifonici del Marchesato, organizzatrice del festival Suoni dal Monviso, e il Comune di Saluzzo (con la Fondazione Amleto Bertoni), organizzatore di “Occit’amo” per tutto il territorio delle Terre del Monviso.

    I due festival del territorio hanno scelto, dopo la collaborazione cresciuta negli anni, di incontrarsi, coordinarsi e lavorare insieme, per dare vita ad uno spettacolo lungo l’intera estate.

    Le due direzioni artistiche hanno realizzato un fitto programma di appuntamenti musicali per tutte le Terre del Monviso, dai luoghi storici e della tradizione, alle montagne e agli spazi incontaminati. Da questa collaborazione è nato il calendario condiviso, con alcune date che vengono co-prodotte.

    Concerto inaugurale della 18ª edizione di Suoni dal Monviso. L’appuntamento è in programma per sabato 18 giugno, ore 21, in piazza Gazelli a Rossana.

    Protagonisti di questo attesissimo momento saranno I Polifonici del Marchesato, il pianoforte del M° Stefano Eligi e la giovane orchestra d’archi dei Musici del Marchesato.

    Una serata assolutamente particolare, con un programma musicale nuovo di zecca, un’autentica “prima”, che vedrà l’esecuzione di tre opere: La Messa Jazz, per coro, orchestra d’archi e pianoforte del compositore statunitense Steve Dobrogosz e due capolavori del norvegese Ola Gjeilo: Dark Night of the Soul e Luminous Night of the Soul.

    Diretti dalla bacchetta del M° Enrico Miolano, direttore artistico della stagione Suoni dal Monviso, I Polifonici del Marchesato si cimenteranno su di un terreno musicale per certi versi mai esplorato prima, ovvero la musica contemporanea, con delle chiare contaminazioni jazz e atmosfere di grande effetto, prodotte dal coro diviso in 8 voci e il supporto strumentale del pianoforte e di un’orchestra d’archi. E, l’altra novità della serata sarà proprio la presenza di questa formazione orchestrale, composta totalmente da giovani musicisti che rappresentano le eccellenze dei Conservatori di Cuneo e Torino. Una scelta precisa, che va nella direzione di dare spazio ai giovani, nell’anno che la Comunità Europea ha voluto dedicare loro.

    L’ingresso è libero, fino ad esaurimento posti, senza prenotazione.


    Il prossimo appuntamento del festival è in programma il 3 luglio a Sampeyre, con l’attesissimo “Back to the future” che vedrà protagonista Elisa.

    Per info, si può consultare il sito web di Suoni dal Monviso, scrivere una mail a [email protected] oppure telefonare ai numeri 349 3362980 – 349 3282223.



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    9 min
  • Nicoletta Pesaro "Premio Mario Lattes per la traduzione"
    Nicoletta Pesaro
    "Premio Mario Lattes per la traduzione"
    Fondazione Bottari Lattes
    https://fondazionebottarilattes.it/



    È dedicata alla letteratura contemporanea in lingua cinese tradotta in italiano la seconda edizione del Premio biennale Mario Lattes per la Traduzione, promosso dalla Fondazione Bottari Lattes, in collaborazione con l’Associazione culturale Castello di Perno e il Comune di Monforte d’Alba.

    Le finaliste e i finalisti selezionati dalla Giuria stabile del Premio per questa edizione sono: Marco Botosso e Maria Teresa Trucillo traduttori di Colora il mondo di Mu Ming (Future Fiction); Maria Gottardo e Monica Morzenti traduttrici di I due Ma, padre e figlio di Lao She (Mondadori); Patrizia Liberati e Maria Rita Masci traduttrici di Il dizionario di Maqiao di Han Shaogong (Einaudi); Nicoletta Pesaro traduttrice di Grida di Lu Xun (Sellerio); Silvia Pozzi traduttrice di Pechino pieghevole di Hao Jingfang (add editore).




    Lu Xun
    "Grida"
    traduzione di Nicoletta Pesaro
    Sellerio Editore
    https://sellerio.it/it/Con lo scrittore Lu Xun (1881-1936) inizia, nei primi del Novecento, la letteratura cinese moderna. Autore di opere narrative e in più scritte nella «lingua piana», più comunemente parlata («il fondatore della lingua cinese moderna», lo presentava Dario Fo), completava, grazie a queste sue decisive innovazioni, due rivoluzioni nella tradizione. Nel Celeste Impero solo le opere poetiche avevano le doti per essere considerate vera letteratura, mentre ne era esclusa la narrativa, e per di più dovevano essere composte in lingua letteraria, cioè aulica, artificiale, poco comprensibile a chi era fuori dalle élite. Questa spinta al cambiamento è spesso evidente nelle situazioni e nei personaggi dei suoi racconti, che per lo più parlano di storie piccole, quotidiane, che dipingono in modo vivacissimo la vera vita nei villaggi e nei quartieri delle persone vere, incastrate nelle ironie, o nei paradossi, o nelle tragedie della loro esistenza. In uno stile ondeggiante tra il satirico e il grottesco. Opere che fra l’altro in generale mostrano la forza universale del genere racconto, capace di trasmettere in un lampo di immediatezza la colorazione emotiva di una condizione, per quanto lontana. Di farla sentire.
    Lu Xun fu introdotto in Italia fin dalla metà del secolo scorso, con rare anteprime precedenti. Interessava la varietà del suo lavoro, dal saggio al racconto; e probabilmente attirava che l’autore rappresentasse contemporaneamente due aspetti, gli sforzi di un enorme paese per entrare nella modernità e il peso e le permanenze di una civiltà antichissima e ammirevole.
    Grida è il primo dei tre volumi dell’edizione completa dei suoi racconti, in una nuova traduzione originale.
    Scrive nella Postfazione Nicoletta Pesaro che ha curato il volume: «Ma l’intuizione e la genialità dello scrittore, sicuramente il più significativo e influente di tutto il secolo scorso in Cina, non si manifestano soltanto nell’aver promosso la narrativa nel sistema letterario cinese; la forza e la passione riformista e rivoluzionaria, una straordinaria e suggestiva potenza artistica, il dualismo fra tradizione e modernità così come lo scarto tra volontà illuministica dell’intellettuale e la pessimistica constatazione dell’inerzia del popolo contadino, uno stile, infine, irregolare e a tratti spigoloso che coglie spunti sia dall’esperienza del racconto russo e dell’est europeo sia dalla tradizione lirica cinese: tutti questi elementi rendono irripetibile e artisticamente eccezionale la sua narrativa».




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    20 min
  • Alberto Maggi "Bernadette"
    Alberto Maggi
    "Bernadette"
    La vera storia di una santa imperfetta
    Garzanti Editore
    https://www.garzanti.it/




    Chi è, davvero, Bernadette? «Sarà una peste!», disse il suo padrino il giorno del battesimo ascoltando i pianti disperati della piccola durante la celebrazione. Ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare lo sconvolgimento che avrebbe portato pochi anni dopo nel paesino, all’epoca sconosciuto, di Lourdes. Nata in una famiglia poverissima, Bernadette è una bambina all’apparenza come tante: analfabeta, non particolarmente devota, sempre un po’ cagionevole di salute. Ma l’11 febbraio 1858 la sua vita cambia per sempre. Perché presso la grotta di Massabielle, dove si era recata insieme alla sorellina e a un’amica, accade l’inspiegabile. Da quel giorno in poi, una moltitudine di persone sempre più vasta sarà conquistata dal mistero di quel luogo, oggi divenuto meta di milioni di pellegrini da tutto il mondo. Ma la vera apparizione di Massabielle forse non è quella che la narrazione ufficiale ci ha sempre raccontato. Con questo libro minuziosamente documentato, frutto di anni di studio e di ricerche, Alberto Maggi ricostruisce per la prima volta un ritratto autentico di Bernadette Soubirous, liberandola dalle false rappresentazioni angelicate che negli anni le sono state costruite addosso – lei ancora in vita, rinchiusa nel monastero di Nevers –, e che ne hanno soffocato la sorprendente genuinità. A emergere è così una giovane donna ribelle, che forte del suo solido buon senso è capa - ce di opporsi alle autorità civili ed ecclesiastiche, ostinata nel non volersi adeguare al conformismo religioso e soprattutto decisa nel difendere con forza i suoi spazi di libertà.



    Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche Marianum e Gregoriana di Roma e all’École Biblique et Archéologique française di Gerusalemme. Fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci» (www.studibiblici.it) a Montefano (Macerata), cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al servizio della giustizia, mai del potere.




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    27 min
  • Silvia Bongiovanni "Nuovi Mondi Festival"
    Silvia Bongiovanni
    "Nuovi Mondi Festival"
    Rittana, Valloriate, Moiola
    http://www.nuovimondifestival.it/


    Il titolo dell’XI edizione è “Rinascimenti”, la grafica che la rappresenta è il disegno di una farfalla colorata che sembra sorridere alla vita appena uscita dal bozzolo. Ma non si tratta di una ripartenza, perché il “Nuovi Mondi Festival” non si è mai fermato, neppure davanti al Covid. Il ricco programma pensato dall’associazione Kosmoki per il 2022 raccoglie 20 eventi faro che in meno di un mese, da venerdì 10 giugno a sabato 9 luglio, vedranno protagonisti tre centri della Valle Stura (Moiola, Rittana e Valloriate, sede storica del NMF) che già da tempo lavorano insieme per costruire l’identità di un distretto culturale che ha nella montagna il suo denominatore comune. Come ogni anno in cartellone ci sono volti noti (Paolo Rossi, Cecilia Strada, Massimo Cacciari, Derio Olivero, Aimaro Isola, Mark Carroll, solo per citarne alcuni, ma in serbo ci sono ancora delle sorprese…) e tante persone che hanno comuni storie straordinarie da raccontare.




    Tanti anche i linguaggi scelti per farlo: musica, teatro sociale, letteratura indipendente, architettura, economia sostenibile, turismo dolce e tanto cinema, che appartiene alla storia del Nuovi Mondi nato proprio Film Festival nel 2012. Sono infatti 21 i titoli selezionati, tra oltre 600 candidati arrivati da ogni parte del mondo, per il Concorso Internazionale Documentari del 2022. Più qualità che quantità, con numerose pellicole di livello internazionale, in concorso a Venezia, all’Idfa o vincitrici di premi prestigiosi come il Pardo d’oro di Locarno o il Torino Film Festival. Due le anteprime nazionali in arrivo da Turchia e Armenia. Il Nuovi Mondi Festival è uno dei progetti vincitori dell’avviso pubblico “Borghi in Festival” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Maggiori informazioni e aggiornamenti sul programma si possono reperire sul sito www.nuovimondifestival.it o sulla pagina FaceBook dell’evento.




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    11 min
  • Giovanni Belfiori "Passaggi Festival"
    Giovanni Belfiori
    "Passaggi Festival"
    https://www.passaggifestival.it/

    Tema del festival: "Con dubbia ragione"


    Nove giorni di festival, 12 sedi tra centro storico e lungomare, oltre 150 eventi, più di 200 autori e relatori, 17 rassegne librarie suddivise per generi, dalla saggistica alla narrativa, dalla poesia alle graphic novel, 5 mostre, 17 laboratori per bambini: sono i numeri della manifestazione culturale Passaggi Festival, quest’anno al traguardo della decima edizione, in partenza il 18 e il 19 a San Costanzo (PU) e poi, dal 20 al 26 giugno, a Fano, nelle Marche.

    Numeri che indicano la varietà di offerta culturale della manifestazione fanese, che si è ritagliata un posto rilevante tra i grandi festival culturali






    C’è un terreno accidentato tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra la pianura fertile della certezza e il deserto infecondo del torto. È il dubbio.

    Un terreno umano ed imperfetto, fortunatamente sempre in divenire, poiché dalla domanda nascono altre domande, e questo eterno interrogarci, rimettere tutto in discussione, non accettare dogmi, è l’unico modo che ci permette di crescere.

    Pur familiare e nostro -più nostro di tutti i luoghi- il dubbio, secondo l’opinione comune, deve essere solo uno stadio passeggero, dove transitare velocemente. Perché non conviene farsi vedere lì.

    Eppure, in tempi nei quali il torto e la ragione sono più nemici del solito, antagonisti ed esclusivi come non mai, pericolosamente lontani e sorprendentemente capaci di allontanarci, forse è il caso di accettare il dubbio, sostarci un po’, magari non metterci su casa, ma almeno restituirgli il potere inclusivo che possiede: quello di farci sentire tutti esseri umani.






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    18 min
  • Katia Giordanino "Alevè Libre"
    Katia Giordanino
    "Alevè Libre"
    Festival Letterario a Casteldelfino, in Valle Varaita, Cuneo


    Alevè
    È il bosco di pini cembri più esteso d’Europa, su di una superficie di 817 ettari. Tra i 1500 e i 2500 m. di quota, sulle pendici meridionali del Monviso. Il cembro è riconoscibile, oltre che per la forma leggermente arrotondata che lo distingue dalle altre conifere europee, dalla caratteristica di avere cinque aghi riuniti per fascetti. Albero particolarmente robusto e longevo, il cembro può raggiungere i 20-25 m. di altezza.

    Il bosco è poi ricco di volatilli: non è raro avvistare aquile e poiane, di flora e di fauna, tra cui volpi e camosci.

    Per conto della Amministrazione Forestale, i pinoli raccolti nell’Alevè vengono messi a germogliare nei vivai e, successivamente, posti a dimora per dare vita a nuove cembrete sulle montagne italiane.


    Prende il via sabato 18 giugno, il ciclo di incontri “Alevè Libre – Rassegna tra teatro e libri di cultura alpina”. L’iniziativa viene promossa dal Comune di Casteldelfino, dall’Associazione La Vilo e dalla Pro Loco.
    Sabato 18 giugno alle ore 19, nel Salone dell’ex Albergo Italia, avrà luogo l’“Apericena con il professor Matteo Rivoira”. Presenterà il suo libro ‘Nomi e forme dell’aratro in Piemonte’. L’intrattenimento musicale sarà a cura della giovane Irene Munari.





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    15 min
  • Filippo Monge "Humanities in the life sciences"
    Filippo Monge
    "Humanities in the life sciences"
    FrancoAngeli
    https://www.francoangeli.it/Home.aspx

    contributi di:Anna Vittoria Aiello, Chiara Angeletti, Marco Canata, Melania Casale, Federica D'Amico, Giulia Domicoli, Paolo Gerbaldo, Carlotta Iarrera, Giovanna Lacana, Nicole Loiotile, Daniel Macis, Giulia Marangoni, Elena Massimino, Linda Onyeji, Vanessa Palmisciano, Valeria Petronio, Rossella Plebani, Nicola Porcelli, Sara Protettì, Viviana Giada Reguzzi, Manuela Riversa, Alessandro Rizzi, Sara Rongo, Matilde Russo, Alberto Sardi, Susanna Scarfone, Marta Scavuzzo, Enrico Sorano, Lorenza Sperandeo, Federica Zappulla


    Il volume offre un interessante ritratto sulle Life Sciences e sulla (relativa) costante domanda di innovazioni e nuove competenze, dando evidenza a più di un anno di ricerche condotte da studentesse e studenti del Laboratorio Didattico di Tecnologia e Comunicazione (Tech & Com Lab) dell’Università degli Studi di Torino e da studiosi ed esperti di differenti ambiti e settori scientifici.

    La pandemia da Covid-19 ha paralizzato il pianeta e ha intensificato la ricerca; non solo in campo sanitario. I nuovi paradigmi risiedono, ormai, nella comunicazione: prima di tutto etica e sostenibile.
    Il termine digitale è presente 117 volte nel PNRR, nessuna in numerosi programmi formali di studio. L'impegno a coprogettare, cogenerare processi e cogestire fra i diversi attori della Sanità è percepito, spesso, solo parzialmente. Tutto ciò fa sì che la visione complessiva manchi ancora di omogeneità e interoperabilità dei processi e di un piano organico di formazione trasformativa (G.F. Gensini).
    Il testo vuole dare evidenza a più di un anno di ricerche condotte da studentesse e studenti del Laboratorio Didattico di Tecnologia e Comunicazione (Tech & Com Lab) dell' Università degli Studi di Torino e da studiosi ed esperti di differenti ambiti e settori scientifici. Un ritratto interessante sulle Life Sciences e sulla (relativa) costante domanda di innovazioni e nuove competenze.

    Filippo Monge è docente di Marketing ed Economia Applicata all'Università degli Studi di Torino. Dal 2010 al 2012 è stato membro del CNEL.




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    21 min

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Conversazioni intorno ai libri, insieme con gli autori
Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

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