il posto delle parole

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  • Alberto Albertini "Noodles acqua bollente e lacrime"
    Alberto Albertini
    "Noodles acqua bollente e lacrime"
    Rubbettino Editore
    https://www.store.rubbettinoeditore.it/


    Ricette (per vivere meglio) per studenti e imprenditori
    prefazione di Mario Desiati

    Noodles, acqua bollente e lacrime significa sacrificio, lavoro, studio e tanta fatica. Non esistono ricette per riuscire nella vita, però alcuni validi consigli possono segnare la strada di chi vuole crescere, realizzarsi pienamente (o comunque provarci) e quindi vivere meglio. In questo libro colmo di aneddoti e fulminanti citazioni, Alberto Albertini prende spunto dalla metafora del cibo istantaneo – il ramen liofilizzato che consumano i lavoratori che viaggiano – per raccontare una storia di successi umani in una forma concisa come quella di un breviario. Campioni sportivi, filosofi, scrittori, filantropi, scienziati e altre eccellenze, appaiono con i loro esempi e le loro parole, narrati in una prosa chiara ed efficace. Inoltre   anche la testimonianza di un uomo che fa tesoro dell’esperienza di imprenditore, professore e studioso. Dopo l’esordio narrativo de La Classe Avversa, Albertini torna con un racconto intimo, che spazia tra i generi, saggio, racconto e pamphlet. Un testo rivolto non solo ai giovani studenti, ma anche a chi cerca una strada diversa da intraprendere nel proprio futuro. Nell’epoca dell’uno vale uno e delle lacrime di coccodrillo, Noodles, acqua bollente e lacrime rappresenta il solido ragionamento sull’importanza di valorizzare la conoscenza, l’esperienza e l’insegnamento dei maestri.

    (Dall’introduzione di Mario Desiati)
    Illustrazioni di Angelo Ruta


    Alberto Albertini (1966) Nasce a Brescia, dove vive, laureato con lode in Filologia Moderna, lavora da 35 anni nell’industria, oggi come responsabile dell’innovazione e dello scouting tecnologico di un’azienda quotata, leader mondiale nel settore Pharma e Food&Beverage. Copywriter, giornalista, consulente di marketing e comunicazione, docente a contratto presso la facoltà di Scienze Linguistiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, tra i fondatori della rivista Stile Arte, collabora con la Scuola Holden e il Giornale di Brescia ed è l’ideatore e il direttore artistico del festival Rinascimento Culturale. Con l’editore l’Obliquo ha pubblicato un saggio sulla scrittura di Giuseppe Pontiggia. La classe avversa, il suo primo romanzo, è stato segnalato dal Premio Calvino, ha vinto il premio Viareggio Rèpaci Opera Prima 2020, il premio speciale della giuria del Biella Letteratura e Industria 2021 e il premio Letteratura d’Impresa 2021.


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    13 min
  • Maria Helena Boglio "Dove comincia la rivoluzione"
    Maria Helena Boglio
    "Dove comincia la rivoluzione"
    scritturapura
    https://www.scritturapura.it/index.php


    I sondaggi per le imminenti elezioni danno vincenti i peronisti con ampio margine, la fine della dittatura sembra a portata di mano.
    Ma la giunta militare non ci sta e una brutale campagna repressiva insanguina le strade e le coscienze.

    Mentre alla radio si rincorrono notizie di ragazzi uccisi negli scontri in tutto il Paese, Sofía non vede l’ora di iscriversi all’Università e mordere la vita. Ma i genitori la vogliono tenere lontana dal fermento che attraversa la sua generazione.
    Sposare il suo primo amore le sembra allora l’unica via d’uscita. Dopo il matrimonio, però, David non sembra più il ragazzo che ascoltava Elvis Presley tenendola tra le braccia.

    La rinascita personale e politica di una giovane donna sullo sfondo dell’Argentina dei primi anni ‘70.




    Maria Helena Boglio, nata ad Arroyo Cabral, in Argentina, un paese abitato per lo più da italiani emigrati all’inizio del ‘900, come i suoi avi piemontesi.
    Frequenta l’Escuela Normal Víctor Mercante, considerata d’avanguardia, e poi il Profesorado Gabriela Mistral. Insegna letteratura e latino alle superiori fino al 1989, anno in cui emigra con i suoi quattro figli in Italia, a causa della grande crisi economica che colpisce l’Argentina.
    Traduttrice e insegnante di spagnolo, sta scrivendo un saggio su Jorge Luis Borges.
    Dove comincia la rivoluzione è il suo primo romanzo.



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    21 min
  • Roberto Venturini "Tetra"
    Roberto Venturini
    direttore editoriale della casa editrice: "Tetra"
    https://www.tetraedizioni.com/


    Tetra- è nuova casa editrice di lingua italiana nata nel Lazio da un’idea di Danilo Bultrini e Luca Verduchi, già editori di Alter Ego. La direzione editoriale è affidata a Roberto Venturini, editor e scrittore.

    Tetra- è uno spazio d’incontro creato per accogliere le voci più interessanti dell’attuale panorama letterario, con l’intento di restituire ai lettori un mosaico della scena contemporanea attraverso la forma del racconto. Uno strumento sulla carta perfetto per la nostra era – caratterizzata da continui mutamenti e ossessionata da una comunicazione frenetica, immediata – eppure ancora messo in disparte, costretto in qualche modo a giocare un ruolo di secondo piano nella scacchiera editoriale. Tetra- lancia una sfida a questi pregiudizi proponendo una nuova formula: non sillogi ma singoli racconti proposti a un prezzo di copertina ultra-economico, così da avvicinare lettrici e lettori di ogni fascia di età e ceto sociale, con l’ambizione di coinvolgere gli appassionati e di avvicinare nuove persone al mondo della lettura.

    È proprio la formula originale a rendere Tetra- un progetto unico nel suo genere: quattro volte l'anno, il quattro del mese, troverete in libreria quattro racconti di quattro scrittrici e scrittori diversi, a un prezzo di copertina di quattro euro ciascuno. Ogni volume sarà numerato e verrà proposto in elegante formato quadrato.

    Tetra- debutterà in libreria il 4 maggio 2022 con i racconti di Andrea Donaera, Paolo Zardi, Emanuela Canepa e Valerio Aiolli. Successivamente la casa editrice si arricchirà delle penne di Romana Petri, Eduardo Savarese, Giorgia Tribuiani, Daniele Petruccioli, Alfredo Palomba, Alessandro De Roma, Irene Chias, Demetrio Paolin e tanti altri.

    Le illustrazioni di copertina sono realizzate utilizzando la tecnica del collage, per rimarcare ciò che Tetra- si pone come obiettivo: unire le differenti voci del panorama letterario italiano e internazionale, per raccontare la complessità e il fascino del mondo contemporaneo.

    "Lanciata l’ambiziosa sfida di Tetra - casa editrice che si propone di pubblicare racconti brevi, genere molto amato oltreoceano e incomprensibilmente ancora poco considerato dall’editoria nostrana – ho aderito con entusiasmo perché lo considero un progetto potente, al quale credo fortemente. Le short story, nell’attuale contesto storicoculturale, si prestano perfettamente a una fruizione immediata particolarmente apprezzata dalla nuova generazione di lettori, e non solo. L’ambizione è quella di creare un’arena dove alcune delle voci più interessanti della letteratura italiana possano cimentarsi con assoluta libertà, e divertendosi, con la narrazione breve (per alcuni autori sarà un vero e proprio esordio in questo genere)."
    Roberto Venturini, direttore editoriale




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    17 min
  • Claudia Cautillo "La fine della famiglia"
    Claudia Cautillo
    "La fine della famiglia"
    Le trame di Circe
    https://letramedicirce.org/home/


    Suo padre sta per morire e urge stabilire se ciò accadrà in casa o in ospedale. I familiari vicini e lontani si stringono attorno a lui, simili al flusso di quel sangue che "si sta ritirando verso gli organi interni". Un fiume che termina la sua corsa, per un verso, ma esonda nella coscienza della figlia: io narrante in balia di ricordi, rifrazioni sobbalzanti, luminose, ondivaghe tra gli accadimenti esterni e l'inarrestabile percorso avanti e indietro nella memoria. Non è dato conoscere il suo nome né il suo ruolo nella società. L'assenza di una maschera sociale ci accompagna in lei da quell'angolo di Roma in cui, per la sua amaxofobia, non guida neppure la macchina. La fine della famiglia si scioglie in un racconto filosofico, una storia singolare di frustrazione e smania di riscatto, d'amore intimo e non del tutto confesso per tutto ciò che sembra suscitare, per una vita, paura e dolore. È così che le pagine del futuro dicono ancora parole di speranza. Di una felicità possibile, sponda del fiume e delle sue correnti più fonde.


    Finalista al premio Calvino 2016, finalista al Premio Giallolatino/Giallo Mondadori, vincitrice dello Scriba Festival di Carlo Lucarelli (con opere diverse),Claudia Cautillo è autrice per Le trame di Circe Edizioni di un romanzo nuovo e bellissimo: "La fine della famiglia".


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    30 min
  • Rab / Gabriele Schettino "Incubi e sogni"
    Rab (Gabriele Schettino)
    "Incubi e sogni"
    che giocano a fare l'amore
    Robin Edizioni
    http://www.robinedizioni.it/


    Una serie di dipinti scritti a parole, in cui voci narranti si rincorrono, si intrecciano, si scavalcano riuscendo a dialogare con i sentimenti più profondi di ognuno di noi.
    Incubi e sogni è un viaggio tra episodi di vita che fanno fatica a essere sogni e alcune volte si trasformano in incubi. Un dialogo con se stessi, volto ad ascoltare ciò che nascondiamo dentro. Un porre nero su bianco tutte le sfumature che solo i sentimenti sono capaci di regalare, sofferenze e gioie immense.
    Amore che muta in dolore, realtà che gioca a fare l’amore con la fantasia, la razionalità e il sentimento.

    “L’autore Rab, alter ego letterario che Gabriele Schettino ha scelto per sé, decide di mettere nero su bianco tutte le sfumature che solo i sentimenti sono capaci di regalare, danzando tra un alternarsi di sofferenze e gioie, di razionalità e sentimento. Riesce a dipingere per noi la realtà che gioca a fare l’amore con la fantasia, in un incastro perfetto di parole.”
    Federica Testa – Blog TheGiornale


    “Così, icastica e policroma, la prosa di Rab immortala la commedia della vita: delizioso.”
    Convenzionali, Gabriele Ottaviani

    Rab è l’alter ego letterario che Gabriele Schettino, giovane autore torinese, ha scelto per incorniciare la sua attività letteraria. La passione per la scrittura arriva sin dall’infanzia e a cinque anni scrive la sua prima poesia.
    La sua pagina Facebook e il suo profilo Instagram ospitano i suoi scritti estemporanei che riscuotono da sempre un ottimo successo di pubblico e lettori-follower. Nel 2015 pubblica Nonostante tutto, primo esperimento dedicato ai racconti brevi. Del 2017 è il suo primo romanzo Resta sempre.
    Per Robin Edizioni esce la sua terza opera, Incubi e sogni che giocano a fare l’amore.



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    18 min
  • Francesco Enia "Atlante delle inquietudini"
    Francesco Enia
    "Atlante delle inquietudini"
    Edizioni Ares
    https://www.edizioniares.it/

    Gli scoop, gli incontri, i lutti e i sogni di Ismaele, fotoreporter siciliano che indaga la realtà attraverso la sua macchina fotografica: i carri armati sovietici a Praga nel ’68, le bombe su Baghdad nel ’91, e altre pagine calde del secondo Novecento, ma anche l’amore fulmineo e subito bruciato con Laura... In parallelo, l’irrequieta Helen che abbandona Pechino quando scopre i legami tra la mafia cinese e la repressione degli universitari, e si rifugia a Lisbona.
    Queste due vite fuggitive si intrecciano alla ricerca di un posto in cui fermarsi: forse non risolveranno il dilemma del dolore ma potranno farsi compagnia nel viaggio della vita.
    Sulla forza evocativa di questo romanzo si sofferma il celebre fotografo Tony Gentile nell'Invito alla lettura: «La scrittura di Francesco Enia è altamente fotografica: a tratti leggiamo elenchi di visioni descritte in maniera così dettagliata, sintetica e ritmata che, chiudendo gli occhi, riusciamo a immaginarle come vere e proprie istantanee».


    Francesco Enia è nato e vive a Palermo. Ha lavorato come cardiologo nel Sevizio sanitario nazionale. Dal 2001 al 2013 ha diretto la Divisione di Cardiologia dell’Ospedale «Vincenzo Cervello» di Palermo. Gli piace leggere, fotografare, scrivere e nuotare.



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    28 min
  • Guia Risari "Alza la testa"
    Guia Risari
    "Alza la testa"
    La Resistenza narrata ai bambini
    Gribaudo Editore
    https://www.feltrinellieditore.it/gribaudo/

    Luce e` una staffetta modello: ha un'aria innocua, una fantasia ingegnosa e una vecchia bicicletta robusta. Nasconde il materiale in grandi borse della spesa, nelle calze, e lo consegna ai combattenti. Rischia grosso e ha paura, ma continua. Luce nasce il 30 ottobre 1922, lo stesso giorno in cui si conclude la Marcia su Roma e Mussolini viene nominato Primo Ministro. I genitori la chiamano così perché possa risplendere anche nel buio che sta per inghiottire l’Italia, e la crescono ripetendole un solo monito: alza la testa! Non farti spaventare, segui le tue convinzioni. Ed è ciò che farà Luce quando, qualche anno più tardi, soccorrerà un giovane partigiano ferito ed entrerà nella Resistenza.


    Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale, lavorando come educatrice e giornalista per "L’Unità". Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University con ricerche su Saadia, Maimonide, Mendelsohn, Rosenzweig, Lévinas, Jabès, Rawicz, Bauman, Rose e una tesi di M.A. sull’antisemitismo italiano. In seguito, si è trasferita in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in sociocritica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni. Ha pubblicato due saggi, vincendo cinque premi letterari. Scrive anche racconti e testi per l’infanzia. Per Gribaudo ha pubblicato l’albo La stella che non brilla (2019) e Le più belle storie della tradizione ebraica (2021).




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    17 min
  • Laura Curino "Big Data B&B"
    Laura Curino
    "Big Data B&B"
    Prefazione di Roberta Carpani
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/


    Milano, giorni nostri. Una ricca signora gestisce un grazioso bed & breakfast dove alloggiano solo professionisti del mondo della rete: professori di informatica, ricercatori, analisti, commercianti di dati, ma anche filosofi, antropologi e avvocati. La donna, esperta di tisane e infusi, di metadati e digitale non sa quasi nulla – o almeno così vuole far credere –, perciò di quasi tutto si occupa Fabrizia, una giovane brillante ma arresasi, dopo anni di studio e titoli infruttuosi, a vivacchiare. Di Fabrizia si innamoreranno uno dopo l’altro pressoché tutti gli ospiti del bed & breakfast, ignari del fatto che, mentre si stanno lanciando in improbabili tentativi di seduzione, l’anziana signora frughi tra i loro file, indaghi sulle loro vite e sui loro progetti. Con esiti imprevedibili.

    Laura Curino dà vita a un divertente atto unico che affronta alcune delle questioni centrali del nostro rapporto con la tecnologia, nel lavoro e nel privato. Grazie a una scrittura leggera e precisa, la vita al Big Data B&B si mostra, scena dopo scena, uno specchio rivelatore di comportamenti e tendenze preoccupanti del nostro contemporaneo: dal data mining portato avanti in modo silenzioso e implacabile dalle grandi aziende – la specialità di Mr Count – alle sempre più frequenti violazioni della privacy in nome di una supposta maggior sicurezza – di cui farà le spese Joe Cavalier, il russo-americano spiato da telecamere fin dentro il suo bagno.

    Arricchita dalla prefazione di Roberta Carpani, Big Data B&B è una commedia domestica dalle molte sfaccettature, scritta con il contributo dei docenti del META, network del Politecnico di Milano che si occupa delle istanze etico-filosofiche correlate all’innovazione tecnica e scientifica. Un’opera che racconta come gli algoritmi siano diventati i reali padroni del grande ostello che è la nostra società e che rivolge a tutti noi una domanda inquietante: di chi è la responsabilità di un errore, quando sono i numeri a sbagliare?

    «Un mare di dati. Anzi no, milioni di pesci nel mare. Milioni di pescetti che scivolano nell’acqua… si stringono e si allargano, si avvolgono e si sciolgono… A me gli occhi… e mi fanno fare cose che non voglio…»

    Un bed & breakfast abitato da una comunità di esperti informatici diventa l’occasione per riflettere sull’inquietante ruolo del digitale nelle nostre vite: chi è davvero responsabile, quando persino i padroni non conoscono il funzionamento della loro tecnologia?

    Prefazione di Roberta Carpani

    Laura Curino (Torino, 1956) è un’attrice, regista e drammaturga. È direttrice artistica del Teatro Giacosa di Ivrea, insegna Scrittura teatrale all’Università Cattolica di Milano e ha collaborato con numerosi teatri nazionali, tra cui lo Stabile di Torino e il Piccolo Teatro di Milano.
    https://www.lauracurino.it/



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    16 min
  • Paola Eynard "Il Camelieto"
    Paola Eynard
    Il Camelieto del Castello di Miradolo
    "Invito al Parco"
    https://www.fondazionecosso.com/


    Con oltre 160 esemplari di camelie, tra le varietà più antiche e rare d’Italia, la Fondazione Cosso presenta il progetto di recupero, salvaguardia e riscoperta delle piante simbolo di eleganza e raffinatezza



    Nell’ambiente protetto del Parco del Castello di Miradolo si trovano oltre 130 giovani esemplari di camelie propagate da piante vetuste appartenenti a due tra le collezioni di camelie più antiche e pregevoli d’Italia, provenienti dal giardino dell’ex Albergo Eden di Verbania Pallanza e dal Parco di Villa Durazzo Pallavicini di Genova Pegli.
    Alle camelie ottocentesche introdotte dalla Contessa Sofia Cacherano di Bricherasio, ultima discendente della famiglia e proprietaria della dimora fino al 1950, si affiancano così le nuove cultivar, recuperate e salvate dall’abbandono.
    Il progetto di piantamento diffuso ha preso il via nel 2019 con l’obiettivo di mantenere e far sopravvivere un ingente patrimonio botanico formato per il 50% da esemplari unici in Italia, oltre alle piante madri decisamente vetuste, in alcuni casi a rischio estinzione. Nel 2020 è stato avviato lo studio e la caratterizzazione dei giovani esemplari introdotti nel Parco del Castello di Miradolo e di quelli già esistenti, da parte di un gruppo di esperti dell’Università degli Studi di Torino guidati da Valentina Scariot del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), con la collaborazione dell’agronomo Andrea Corneo, presidente della Società Italiana della Camelia. E' stato presentato ufficialmente il piano di recupero, tutela e valorizzazione del Camelieto realizzato in collaborazione con Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) e Società Italiana della Camelia di Verbania, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell'ambito del Bando “Luoghi della cultura” 2019.
    Per tutto il mese di aprile, sono in programma appuntamenti didattici a tema, incontri e degustazioni di the, occasioni uniche di approfondimento e di promozione della cultura botanica e del paesaggio.


    La Camelia
    Al genere Camellia appartengono circa 320 specie botaniche, tutte originarie del Sud Est asiatico, da una vasta area che va dal Giappone alla Cina, fino al Vietnam. La più conosciuta in Europa è Camellia japonica, originaria del Giappone, quella più coltivata al mondo è la pianta da tè (Camellia sinensis), sulla quale si regge l’economia agricola di intere regioni geografiche.
    Il viaggio che dall’Oriente portò la camelia in Europa venne compiuto ad opera degli inglesi, che sul finire del ‘600 esplorarono le “Indie Orientali” alla ricerca di territori da scoprire e conquistare. Durante la prima metà del XIX secolo, i giardini si riempirono di nuove camelie, selezionate un po’ in tutta Europa, in luoghi particolarmente vocati alla loro coltivazione. Portogallo, Francia, Inghilterra, Spagna, Belgio e Italia furono, in quel periodo, fucine di nuove cultivar dai fiori sempre più grandi, doppi, variegati e sfumati, che ancora oggi popolano i giardini storici europei.
    Nel solco dell’orientalismo, al pari, se non in misura maggiore rispetto alle altre nazioni europee, in Italia si diffuse una vera e propria mania. In ogni giardino dell’800, aristocratico, borghese, così come in quelli meno pretenziosi, la presenza della camelia era un obbligo. Incominciò l’epoca della “cameliomania” che portò il fiore ad assumere significati politici (“fiore del Risorgimento”) e letterari (“La Dama delle Camelie” e “La Traviata”).
    La prima persona, in ambito nazionale, che lesse la camelia come una pianta adatta all’esterno fu il torinese Luigi Colla.
    Alcune località italiane si distinsero per particolare vivacità nella conseguente...
    15 min
  • Michele Guerra "Investire in cultura nell'epoca post-pandemica"
    Michele Guerra
    Il modello Parma 2020+21
    Investire in cultura nell'epoca post-pandemica


    Gli ideatori e i promotori di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 si sono riuniti in un convegno, alcuni giorni fa, a poche settimane dalla chiusura del biennio, per tracciare un bilancio dell’esperienza e misurarne l’impatto sul territorio. Insieme all’On. Tabacci si è discusso anche del virtuoso modello di Parma 2020+21 e del ruolo chiave del Comitato per Parma 2020 che, allo scopo di sostenere la realizzazione del dossier di candidatura e valorizzare il programma di Parma Capitale, ha saputo riunire in un unico organo di direzione istituzioni pubbliche, enti culturali, associazioni e imprese private, soggetti con nature giuridiche differenti che hanno fatto sistema e creato una collaborazione tra pubblico e privato mai tentata prima nell’ambito delle Capitali della Cultura.

    «Il modello pubblico-privato – afferma l’Assessore alla Cultura Michele Guerra, che è intervenuto al convegno – ha rappresentato la forza del progetto di Parma Capitale e ci ha permesso di gestire le criticità dei due anni di pandemia. Anche per questo oggi si guarda al modello di Parma come esempio da seguire».
    Parma 2020+21 ha dimostrato infatti che si può investire in cultura in maniera efficace ottenendo risultati immediati e permanenti. Ne sono testimonianza i progetti di restauro che hanno riconsegnato alla città pezzi importanti del suo patrimonio artistico, come Hospitale, la Camera di San Paolo e la Chiesa di San Francesco del Prato, e la realizzazione di infrastrutture e servizi digitali come la Parma Card e l’App Parma 2020+21. Un’eredità importante per la città, che continuerà ad essere officina culturale anche negli anni a venire.





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