il posto delle parole

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  • Alessandro Fullin "Nudo maschile in arancione e giallo"
    Alessandro Fullin
    "Nudo maschile in arancione e giallo"
    Manni Editori
    https://www.mannieditori.it/

    Vanessa sa che Marek, uomo metodico, il venerdì fa sempre un bagno. Per uno senza un piede la cosa è purtroppo non semplice. Quando sente che Marek chiude la porta si mette in ascolto e appena è certa che l’uomo ha posato le stampelle ed è nell’acqua afferra il portabiti di ferro. Per sfondare la porta Vanessa impiega diversi minuti e sente Marek che da dentro urla come un pazzo. Alla fine la porta cede e l’uomo nella vasca vede entrare come una furia Vanessa che gli ruba le stampelle posate lì vicino alla parete. Poi si siede su uno sgabello. Ha con sé della carta e una matita e inizia a disegnare. L’uomo capisce di essere in trappola, volano insulti indicibili, tenta di alzarsi, ricade, beve acqua, Vanessa implacabile continua a disegnare, altri insulti, Marek ritenta di uscire, la vasca alla fine si ribalta, l’uomo è a terra, Vanessa allora butta via la matita, i fogli, tenta di rialzarlo ma scivola e gli cade addosso. Cominciano a lottare, Vanessa urla, Marek pure, il bagno è un campo di battaglia. Poi improvvisamente i due si placano, sfiniti, si guardano. Marek si decide e la bacia.


    In Polonia, negli anni tra le due guerre mondiali, si respira ancora un’atmosfera bohémienne. La contessa Zaskaja, nobile decaduta ma non rassegnata alla fine di un'epoca, organizza cene che dovrebbero essere fastose ma che, guarda caso, si svolgono sempre nel giorno in cui la cuoca è in permesso; e fa da mecenate a Vanessa, pittrice innamorata delle avanguardie artistiche europee, capace di dipingere nudi maschili senza vergogna e tazzine da tè con stile drammatico.
    Poi, in questo spaccato mitteleuropeo d’inizio Novecento, tra nature morte e passioni quanto mai vive, entrano Pavel, giardiniere bello come una statua greca, di cui si innamora il giovane e romantico Mattia; Marek, reduce dalla Grande Guerra, che diviene lo sposo e il modello di Vanessa; e ancora galleristi, artisti, divi del cinema muto.
    Sono i personaggi teneri e bizzarri di un romanzo scritto con la leggerezza di un cronista mondano e l’ironia di un comico di razza, sempre in bilico tra realtà storica e invenzione, nel quale l'amore per l’arte diventa la metafora del desiderio di ridisegnare il mondo – rendendolo, se possibile, più bello, elegante e sensuale.




    Alessandro Fullin, attore, autore e regista teatrale, è nato a Trieste nel 1964.
    Ha trascorso molti anni a Bologna, vive a Biella.
    Nel 2005 ha preso parte al programma televisivo Zelig, nei panni della professoressa Fullin. Ha recitato in sit com televisive, film, spettacoli teatrali e cabaret. Ha pubblicato libri umoristici e i romanzi Ho molto tempo dopo di te (Kowalski 2010) e Panico botanico (Cairo 2014).



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    23 min
  • Valeria De Cubelis "I racconti dell'acqua"
    Valeria De Cubellis
    "I racconti dell'acqua"
    Neos Edizioni
    http://www.neosedizioni.it/



    A cura di Valeria De Cubellis
    Racconti di:
    Rinaldo Ambrosia, Luca Borioni, Cambiaso & De Bastiani, Giovanni Casalegno, Enrico Chierici, Merilia Ciconte, Valeria De Cubellis, Elena De Los Rios, Rossella Di Marco, Anna Ferrari Scott, Consolata Lanza, Eva Monti, Floreana Nativo, Luisa Maria Ramasso, Caterina Schiavon, Anna Versi Masini, Elisabetta Violani.
    Acqua. Da lei è nata la materia vivente e ne compenetra le fibre. Fonte necessaria e salvifica, a volte irrompe e distrugge. Circonda continenti scogliosi e delicati embrioni in formazione, culla i pensieri e le emozioni. Elemento primigenio, l’acqua nei diciassette racconti di questa antologia, avvolge il lettore con le sue declinazioni potenti e in movimento come un’onda del mare.


    La sartina e la pioggia infinita, il libraio che non si rassegna, l’immortale sirena alchimista, il poggiolo vista mare per rinascere, la cinica assemblea comunale, i girini salvifici, la collezionista di acque, la misteriosa tuffatrice e gli scogli vertiginosi, la magia chimica del blu, l’acquasantiera illuminata, il prezioso dipinto riscoperto, lo scrittore e l’oceano furioso, la spiaggia che diventa set, la fuga adolescente, il diario nascosto, le storie che si riannodano.

    Fra Venezia e le coste inglesi, Amalfi e la Senna, la Toscana e luoghi immaginari, attraverso atmosfere mediterranee, talvolta gotiche, sudamericane o, gli Autori hanno saputo dimostrare una creatività che, come l’acqua, riesce ad assumere mille travolgenti forme.

    … Pioveva da otto mesi. Nel villaggio tutti avevano imparato a nuotare, compresi i bambini più piccoli; galleggiavano nelle culle come ranocchi, e le mamme li appendevano alle travi del soffitto quando volevano farli sgocciolare un po’. Le case erano decorate da ghirlande di funghi bianchicci lungo i bordi delle facciate, pesciolini argentei sguazzavano dietro le finestre del pianterreno, gli uomini pescavano i lucci nelle botole delle cantine. Nelle strade allagate sciami di barchette si spostavano da una casa all’altra. Il ticchettio della pioggia e lo sciacquio dei remi erano diventati il sottofondo della vita quotidiana.

    Miriam, la sarta, cuciva seduta dietro l’abbaino della soffitta. Le sue mani scivolavano sulla stoffa umida, l’ago le sfuggiva sovente dalle dita bagnate. Era felice perché era innamorata e sapeva anche di essere ricambiata. Quello che stava cucendo era il suo abito da sposa, a ogni punto un sorriso segreto le allargava il viso. “Sposa bagnata, sposa fortunata” cantava il suo cuore…

    (da Pioggia di Consolata Lanza)




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    12 min
  • Filippo Nanni "Alle mie spalle"
    Filippo Nanni
    "Alle mie spalle"
    Le notizie in tv
    Prefazione di Giovanni Floris
    Vallecchi Firenze
    https://www.vallecchi-firenze.it/


    "Un viaggio critico e appassionato nella TV delle notizie. I segreti e le cattive abitudini."


    "Quando tutti pensano alla stessa maniere, allora nessuno pensa veramente."
    Walter Lippmann (premio Pulitzer 1958 e 1962)


    «Quello che vedete alle mie spalle». Quasi un ritornello, l’espressione preferita di ogni inviato della TV anche quando ne potrebbe fare a meno. È un tormentone che accompagna gran parte dei collegamenti in diretta. Comincia da qui un viaggio nel mondo dei giornalisti televisivi costretti a lavorare sempre di corsa ma spesso prigionieri di frasi fatte e titoli banali. A volte scarseggia la fantasia, e allora prende forma una figura mitologica: il giornalista pigro, chiaramente un ossimoro. Ma succedono tante cose nelle redazioni impegnate a confezionare le notizie da mettere in onda. Scopriamo i segreti del racconto per immagini, l’importanza dei dettagli, il rischio di fare figuracce durante un’intervista, la ricerca degli ospiti da accogliere in studio, i troppi convenevoli, i nuovi mostri, il mondo social, quello che resta dello scoop e del buco. E anche l’impatto del Covid che ha stravolto il modo di lavorare. Aneddoti e appunti raccolti dall’autore in vent’anni di televisione. Tutti trascorsi in mezzo alle breaking news.



    Filippo Nanni è nato a Roma nel 1958. Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1988. Ha lavorato vent’anni in televisione (2002-2022), è stato vicedirettore di Rainews24 fino a gennaio 2022 per poi tornare come vicedirettore al Giornale Radio Rai. Ha seguito da inviato grandi avvenimenti in Italia e all’estero. Processi (Pacciani, Chiatti, Stevanin), inchieste (mafia, brigate rosse, sequestri), disastri naturali (terremoti, eruzione dell’Etna), il G8 di Genova, missioni militari, grandi manifestazioni sportive: 6 Giri d’Italia, 3 Tour de France, Classiche del Nord, Mondiali di ciclismo, Mondiali di calcio in Corea e Giappone (2002), Mondiali di calcio in Germania (2006), Olimpiadi invernali di Torino (2006). In Rai dal 1991, ha lavorato al Giornale Radio, al TG3 (Caporedattore Cronaca), a Rai3 (autore di programmi tra i quali Ballarò). Per i servizi radiofonici realizzati durante il processo Pacciani ha vinto il Premio Cronista 1995 organizzato dall’UNCI (Unione Nazionale Cronisti Italiani). Dal 1999 insegna alla Scuola di giornalismo di Urbino (IFG). Ha scritto: L’alba di Bugno, A cinque secondi dal via, Sopravvivere al G8, Il salvarticolo, Fatti chiari, Il mostro in frantumi.




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    25 min
  • Alessandro Avataneo "Hypercritic"
    Alessandro Avataneo
    "Hypercritic"


    Contro la guerra, il suono della poesia
    Maratona di letture di canzoni per la Giornata mondiale della Poesia
    In collaborazione con Tlon e Scuola Holden,
    con Roberto Saviano, Gian Carlo Caselli, Andrea Colamedici, Maura Gancitano,
    Giulia Caminito, Ilaria Gaspari, Emanuele Coccia, Enrica Baricco, Franco Arminio, Guido Catalano, Luca Gamberini, Mario Brunello, N.A.I.P., Giovanni Truppi.

    Hypercritic, piattaforma che racconta il mondo intrecciando le arti in uno spazio digitale condiviso, in partnership con Tlon (Maura Gancitano e Andrea Colamedici) e Scuola Holden, celebra la Giornata mondiale della Poesia con una maratona di letture lunga una settimana dedicata alla forma poetica più diffusa, la canzone.

    Dopo il successo della prima edizione della maratona poetica, fino al 21 marzo personalità di tutti i mondi artistici e culturali si alterneranno nella lettura di testi di canzoni provenienti da trenta Paesi e in quindici lingue e dialetti tra cui polacco, svedese, portoghese, arabo, rumeno, ucraino, russo, cinese, napoletano e siciliano. I video vengono pubblicati sui canali Instagram, Twitter, Facebook e YouTube di Hypercritic.

    Da Bob Dylan, premio Nobel della Letteratura 2016, a Raffaella Carrà, definita dal Guardian “la pop star italiana che ha insegnato all’Europa la gioia del sesso”, da Édith Piaf a Paolo Conte, dai canti tradizionali dell’Asia al tango argentino, la poesia della canzone è ovunque e la sua forza universale.


    Tra i lettori Roberto Saviano, Giulia Caminito, Ilaria Gaspari, Simone Regazzoni, Leonardo Caffo, Emanuele Coccia, Maura Gancitano, Andrea Colamedici, Christian Greco, Antonella Lattanzi, Camilla Ronzullo, Emiliano Poddi, Raffaele Riba, Adriano Pugno, Valeria Usala, Franco Arminio, Guido Catalano, Luca Gamberini, Giovanni Caccamo, N.A.I.P., Giovanni Truppi, gipeto, Mario Brunello, Enrica Baricco, Gian Carlo Caselli, Mauro Berruto, Piergiorgio Odifreddi, Claudio Petronella, Alessandro Colombo, Paolo Maria Noseda, Piccola Compagnia della Magnolia.
    Atteso anche un videomessaggio di Paolo Conte.



    Lunedì 21 marzo sarà il giorno clou: alle ore 21 dal General Store, il teatro della Scuola Holden ricavato da un arsenale, lettrici e lettori d’eccezione si alterneranno a studentesse e studenti nella lettura di canzoni e interviste dal vivo, trasmesse in diretta streaming sui canali YouTube e Facebook della Scuola Holden. Sul palco, a condurre la serata, Andrea Colamedici, filosofo, autore e fondatore di Tlon, e Alessandro Avataneo, regista, docente della Holden e fondatore di Hypercritic. Con loro Giulia Avataneo, giornalista e direttrice di Hypercritic, e Adriano Pugno, autore e esperto di musica italiana e cultura pop.

    Per partecipare alla serata è necessario prenotarsi scrivendo a [email protected] oppure telefonando al 011.6632812.
    Ingresso dalle ore 20:30, con Green Pass rafforzato e mascherina FFP2.
    Diretta streaming dalle ore 21:00 sulla pagina facebook e canale YouTube della Scuola Holden.

    Chiunque potrà dare il suo contributo alla Giornata mondiale della Poesia pubblicando un video in cui legge il testo di una canzone amata, con l’aggiunta dell’hashtag #readasong e taggando le pagine social di Hypercritic.



    Perché il suono della poesia? Leggere e non cantare significa concentrarsi sulla bellezza e forza dei testi di una delle forme poetiche più diffuse in ogni epoca e lingua, la canzone.

    Questa occasione vuole essere anche un esperimento per rispondere al quesito: la canzone è poesia? E cosa succede se togliamo la musica a un testo e lo facciamo diventare un’esperienza puramente poetica?

    Perché contro la guerra? Perché il boato della guerra può coprire temporaneamente la musica, ma la poesia e il messaggio universale...
    14 min
  • Fulvio Abbate "Quando c'era Pasolini"
    Fulvio Abbate
    "Quando c'era Pasolini"
    Baldini + Castoldi
    https://www.baldinicastoldi.it/

    Cosa ha rappresentato Pier Paolo Pasolini per la società italiana? Cosa rimane del patrimonio poetico di uno dei più coraggiosi intellettuali del Novecento? «Si applaudono soltanto i luoghi comuni, mentre sarebbe il caso di coltivare l’atrocità del dubbio», dirà Pasolini ai «ragazzi» comunisti durante un dibattito sulla terrazza romana del Pincio, pochi giorni prima di morire assassinato all’Idroscalo di Ostia.

    La sua storia è assai di più dell’interrogativo che ne circonda la morte violenta, va assai oltre il racconto sui misteri dell’Italia repubblicana. Pasolini ha reso vivo il dibattito poetico, culturale, critico, sociale e politico fin dentro al cuore degli anni Settanta.

    Questo libro prova a raccontare in presa diretta il cammino di un intellettuale il cui pensiero appare ancora adesso essenziale per fare luce sul presente odierno. Fulvio Abbate prova, con le armi di una scrittura perfino poetica, a restituire la vita, le ragioni, l’eredità, i luoghi, la sostanza umana, familiare e storica di Pier Paolo Pasolini, affidandosi, fra molto altro, alle parole di chi ne ha condiviso il breve viaggio, fra questi: Laura Betti, Carlo Lizzani, Ettore Scola, Bernardo Bertolucci, Franco Citti, Dario Bellezza, Marco Pannella, Adele Cambria, Mario Schifano.



    Fulvio Abbate
    Scrittore, opinionista, critico d’arte e inventore della televisione web Teledurruti, ha pubblicato, fra l’altro, i romanzi Zero maggio a Palermo (1990), Oggi è un secolo (1992), Dopo l’estate (1995), La peste bis (1997), Teledurruti (2002), Intanto anche dicembre è passato (2013). E ancora, Il ministro anarchico (2004), Sul conformismo di sinistra (2005), Pasolini raccontato a tutti (2014), Roma vista controvento (2015), LOve, Discorso generale sull’amore (2018). Nel 2012 ha fondato il movimento Situazionismo e Libertà, il cui simbolo è stato appositamente disegnato da Wolinski.





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    23 min
  • Giuseppe Guerrini "Beato Giovenale Ancina. Il vescovo della porta accanto"
    Giuseppe Guerrini
    "Beato Giovenale Ancina. Il vescovo della porta accanto"
    di Giovanni Gisolo
    https://www.diocesisaluzzo.it/


    È dedicato alla straordinaria figura del Beato Giovanni Giovenale Ancina, vescovo di Saluzzo tra il 1602 ed il 1604, l’ultimo lavoro letterario del canonico don Giovanni Gisolo, uscito postumo dopo la sua scomparsa avvenuta lo scorso 14 novembre all’età di 94 anni. “Il Vescovo della porta accanto” lo definisce don Gisolo nel libro, spiegando, nella postfazione, come “l’Ancina ha considerato il ministero del vescovo e la missione della Chiesa nella tribolata ed estenuante esperienza di pastore che ha amato la diocesi con tutte le sue forze”.
    Nessuno meglio dell’archivista della diocesi, ruolo che ha ricoperto per ben 27 anni, poteva tracciare la figura di questo Beato: tra i preziosi documenti conservati in archivio ci sono tangibili testimonianze del suo profondo attaccamento ad una diocesi che ha guidato seppur solo per tre anni.
    Nato a Fossano il 19 ottobre 1945, primo di quattro figli, due maschi e due femmine, Giovanni Ancina viene colpito da piccolo da una grave infermità dalla quale guarisce dopo che i genitori hanno chiesto l’intercessione di San Giovenale, patrono di Fossano. Da questo momento al nome di Giovanni viene affiancato quello di Giovenale. Dopo la laurea in medicina, discussa a Torino nel 1567, l’Ancina si trasferisce a Roma col fratello Matteo e qui incontra la figura di padre Filippo Neri che diviene il suo ispiratore.
    Ordinato sacerdote a Roma il 9 maggio 1582, viene inviato da padre Filippo al servizio delle case Oratoriane di Napoli. Tornato a Roma per quattro anni, il Papa Clemente VIII lo vuole vescovo di Saluzzo.
    Fondamento del suo apostolato – scrive don Gisolo – la devozione eucaristica con un impegno pastorale secondo l’esempio di Filippo Neri. La sua morte avvenuta il 26 agosto 1604 è avvolta nel mistero, si ipotizza un avvelenamento.
    Il processo di beatificazione ebbe avvio nel 1619 per iniziativa del vescovo di Saluzzo Ottavio Viale e si concluse con la proclamazione, da parte di Papa Leone XIII, il 9 febbraio1890 e in Saluzzo il 29, 30 e 31 agosto di quell’anno.
    Il certosino lavoro di don Gisolo racconta la figura del Beato Ancina partendo dalle vicende del marchesato di Saluzzo, della sua famiglia fossanese, per arrivare alle controverse vicende della sua elezione a vescovo in un momento storico difficile per la chiesa, ricordando le figure ispiratrici della sua opera, i santi Filippo Neri e Francesco di Sales, quest’ultimo incontratosi proprio con l’Ancina nel maggio 1603 a Carmagnola che allora faceva parte della diocesi saluzzese.
    Il canonico ricorda anche che nell’archivio storico della curia è conservato, quale prezioso cimelio, un libro dell’Ancina, da lui impreziosito di postille. Tra queste quella in cui spiega che il volume era di Giovenale e dei poveri di Cristo.
    Dicono i biografi – riporta don Gisolo – che nulla egli voleva possedere in proprietà individuale, tutto ciò che gli apparteneva era dei poveri.
    “Tutti coloro che leggeranno questo libro e che transitano questo tempo, così restio a fare memoria, possano essere spronati a scelte di vita piena di senso, colma di gioia, illuminata di Vangelo”, scrive mons. Cristiano Bodo, vescovo di Saluzzo e quindi successore dell’Ancina, nella prefazione, ringraziando il canonico Giovanni Gisolo “per la sua
    instancabile operosità”, messa in atto fino ai 94 anni come dimostra questo prezioso libro sulla vita e sulle opere del nostro Beato.



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    23 min
  • Marco Aime "Dialoghi di Pistoia"
    Marco Aime
    "Dialoghi di Pistoia"
    https://www.dialoghidipistoia.it/

    Aspettando i Dialoghi di Pistoia 2022
    Venerdì 18 marzo Marco Aime introduce il tema della XIII edizione:
    Narrare humanum est. La vita come intreccio di storie e immaginari
    Teatro Bolognini di Pistoia, ore 11 | Live-streaming su FB e YT dalle 11.15

    Iniziano venerdì 18 marzo le lezioni preparatorie ai Dialoghi di Pistoia, festival di antropologia del contemporaneo, con l’antropologo Marco Aime, alle ore 11 al teatro Bolognini di Pistoia, dalle 11.15 anche in streaming sulla pagina FB e YT del festival.
    Aime approfondisce il tema della XIII edizione: Narrare humanum est. La vita come intreccio di storie e immaginari.

    Una lezione per le scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e della provincia, ma anche per gli istituti scolastici di tutta Italia che, da anni ormai, seguono in streaming, il mini-ciclo di antropologia – ideato dalla direttrice del festival, Giulia Cogoli, e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia – pensato per avvicinare gli studenti, con un linguaggio adatto a loro, ai grandi temi della contemporaneità. Nei 12 anni passati, sono stati circa 30.000 gli alunni coinvolti.

    «Perché gli esseri umani tentano di dare un ordine al mondo? In realtà il nostro pianeta può vivere benissimo senza di noi e la natura non ha certo bisogno di essere “riordinata”. Siamo noi ad avere bisogno di classificare, di mettere in relazione ciò che vediamo e anche ciò che immaginiamo, perché il nostro cervello necessita di concatenazioni logiche, di elementi messi in sequenze comprensibili, che abbiano una logica a noi chiara: che abbiano una trama, che siano un discorso, una narrazione. Ecco da dove nasce la nostra attitudine alla narrazione, al racconto» dichiara Marco Aime «Attitudine dettata dalla necessità di comunicare, siamo animali sociali, non potremmo non esserlo, senza questa capacità di trasmetterci informazioni ci saremmo già estinti da migliaia di anni. La forza dell’homo sapiens sta proprio nel saper comunicare e, per farlo, ogni comunità umana ha inventato un linguaggio. Linguaggio che non è solo una sequenza di suoni ordinati, ma è una sorta di lente attraverso cui guardare e leggere il mondo. Cambiare lingua vuole dire anche cambiare modo di pensare».
    «Ciascuno di noi è il prodotto di storie che abbiamo vissuto e abbiamo ascoltato» conclude Aime «In questo modo noi costruiamo il nostro essere umani, la nostra appartenenza a una o più comunità, la nostra capacità di convivere. Quando perdiamo la capacità di ascoltare quelle degli altri, allora nascono le incomprensioni, i pregiudizi, che sono anch’essi il prodotto di narrazioni. Cominciamo a raccontare una storia in cui l’altro, il diverso, diventa l’icona di ogni male. È da queste narrazioni che nascono il razzismo, l’odio per l’altro, le guerre. Un pericolo che dobbiamo evitare e l’unico modo per farlo è ascoltare le storie di tutti».

    Al termine dell’incontro, Aime risponderà alle domande del pubblico in teatro e a quelle poste dalle classi collegate in streaming attraverso FB e YT.
    La prenotazione, sia per le classi che per il pubblico, è obbligatoria: [email protected]





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    17 min
  • Francesco Anghelone "Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2022"
    Francesco Anghelone, Andrea Ungari
    "Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2022"
    Prefazione di Antonio Iodice
    Introduzione di Andrea Margelletti
    con un saggio di Riccardo Redaelli
    in collaborazione con: Centro Studi Internazionali
    Bordeaux Edizioni
    https://www.bordeauxedizioni.it/


    Il Mediterraneo continua a essere, dal punto di vista sociale e geopolitico, una delle aree più instabili del pianeta. Il Covid-19 ha avuto un impatto notevole su tutta l’area e ha contribuito a rafforzare le tendenze autoritarie in alcuni paesi come Egitto e Turchia. Se le mancate elezioni del dicembre 2021 in Libia hanno mostrato tutta l’instabilità e le profonde divisioni del paese, la Siria continua a essere segnata da un interminabile conflitto, mentre il Libano ha dovuto fare i conti con una situazione economica sempre più grave. In un Mediterraneo altamente frammentato nel quale emergono nuovi attori regionali, continua il disimpegno diretto degli Stati Uniti, elemento che impone all’Europa una maggiore assunzione di responsabilità politiche. Quali saranno le tendenze sociali della regione? E quali saranno le risposte dei singoli paesi a fenomeni epocali come la pandemia e i flussi migratori? A queste e a molte altre domande risponde l’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2022, giunto alla sua ottava edizione, uno strumento ormai imprescindibile per addetti ai lavori e non solo.

    Francesco Anghelone
    PhD in Storia d’Europa presso la Sapienza Università di Roma, è coordinatore scientifico dell’Area di ricerca storico-politica dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. È curatore di redazione dell’Osservatorio sul Mediterraneo, nell’ambito dell’Istituto.
    Curatore delle voci storiche su Grecia, Turchia e Cipro per la IX Appendice della Enciclopedia Italiana Treccani, è autore di numerose pubblicazioni relative alle dinamiche geopolitiche del Mediterraneo.
    Con Bordeaux ha pubblicato nel 2014 “La Troika sull’Acropoli. La Grecia ai tempi dell’Austerity”.


    Andrea Ungari
    PhD, è professore associato di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e docente di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti politici presso l’Università Luiss-Guido Carli. I suoi studi si sono concentrati sulla storia politica dell’Italia liberale e di quella repubblicana e sulla storia militare, con una particolare attenzione al ruolo dell’Esercito e dell’Aeronautica nella Prima guerra mondiale. Recentemente, ha collaborato con lo Stato Maggiore dell’Esercito all’elaborazione del volume Prospecta, sulle linee evolutive dell’Esercito italiano.


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    26 min
  • Stefano Zuffi "Tiziano e l'immagine della donna nel Cinquecento Veneziano"
    Stefano Zuffi
    "Tiziano e l'immagine della donna nel Cinquecento Veneziano"
    Milano, Palazzo Reale




    Questa mostra parla della donna dipinta da Tiziano e dai suoi contemporanei: di bellezza, eleganza e sensualità, e del ruolo tutto particolare che la loro rappresentazione acquistò nella Venezia del Cinquecento.
    (Sylvia Ferino)

    Palazzo Reale apre il 2022 con una grande mostra dedicata all’immagine della donna nel Cinquecento nella pittura del grande maestro Tiziano e dei suoi celebri contemporanei quali Giorgione, Lotto, Palma il Vecchio, Veronese e Tintoretto.

    La mostra, aperta fino al 5 giugno 2022, è promossa e prodotta da Comune di Milano–Cultura, Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna. La Fondazione Bracco è Main Partner dell’esposizione, mentre il Corriere della Sera è il Media Partner. VeraLab è Social Media Partner. L’allestimento e la grafica sono progettati da Pierluigi Cerri Studio. La mostra è curata da Sylvia Ferino, già direttrice della Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum, coadiuvata da un prestigioso comitato scientifico internazionale composto da noti studiosi del settore, quali Anna Bellavitis, Jane Bridgeman, Enrico Maria Dal Pozzolo, Wencke Deiters, Francesca Del Torre, Charles Hope, Amedeo Quondam. Il libro che accompagna la mostra è pubblicato da Skira in tre edizioni, italiana, tedesca e inglese.
    Oltre un centinaio le opere esposte di cui 47 dipinti, 16 di Tiziano, molti dei quali in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, cui si aggiungono sculture, oggetti di arte applicata come gioielli, una creazione omaggio di Roberto Capucci a Isabella d’Este (1994), libri e grafica.
    L’esposizione – afferma la curatrice - aspira a riflettere sul ruolo dominante della donna nella pittura veneziana del XVI secolo, che non ha eguali nella storia della Repubblica o di altre aree della cultura europea del periodo.
    A partire dal volume di Rona Goffen Titian’s Women, pubblicato nel 1997, sono innumerevoli gli studi che si sono concentrati sull’universo femminile nel Rinascimento veneziano. Questa indagine non è tuttavia mai stata posta al centro di una mostra.



    La struttura portante dell’esposizione affronta dunque un argomento eternamente valido ma anche completamente nuovo, presentando l’immagine femminile attraverso tutto l’ampio spettro delle tematiche possibili e nel contempo mettendo a confronto gli approcci artistici individuali tra Tiziano e gli altri pittori del tempo.
    Partendo dal tema del ritratto realistico di donne appartenenti a diverse classi sociali, passando a quello fortemente idealizzato delle così dette “belle veneziane” si incontrano via via celebri eroine e sante, fino ad arrivare alle divinità del mito e alle allegorie.
    Inclusi nella mostra anche i ritratti e gli scritti di famosi poeti che cantarono l’amore ed equipararono la ricerca del bello all’esaltazione della donna e della bellezza femminile, come anche ritratti delle donne scrittrici, nobildonne, cittadine e anche cortigiane.
    Sono analizzati anche l’abbigliamento e le acconciature femminili sfoggiate nei ritratti, sia reali che ideali, esaminando la moda contemporanea con la sua predilezione per tessuti sontuosi, perle e costosi gioielli.





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    23 min
  • Mariachiara Farina "Potrebbe piovere"
    Mariachiara Farina
    "Potrebbe piovere"
    Storie di piccole crepe del quotidiano
    Robin Edizioni
    http://www.robinedizioni.it/


    “Mi chiamo Elisabetta. Segni particolari: bellissima. È la mia coinquilina che lo dice sempre. Occhi verdi. Castana. Di statura un po’ piccola, ma solo se non conti la coda.”



    Cosa hanno in comune una gatta che osserva dai tetti gli eventi del Salone del Mobile, una dirigente di mezza età che cerca l’amore e un aspirante manager in trasferta in Croazia? Forse nulla. O forse molto di più. Potrebbe piovere è una carrellata di antieroi che attraverso tredici racconti esplora le contraddizioni della vita – lavorativa e non – in una grande città, perché in fondo la domanda è sempre la stessa: potrebbe essere peggio?

    Mariachiara Farina è nata a Nuoro nel 1984. Dopo aver vissuto in diverse città italiane ed estere, si è stabilita a Milano dove lavora come avvocato. Ha esordito nel febbraio 2018 con il romanzo Le Furie, edito da Robin Edizioni. Sempre con Robin Edizioni ha pubblicato nell’agosto 2020 un romanzo di ambientazione storica dal titolo Maree. Appassionata di letteratura, cinema e teatro, pubblica segnalazioni di narrativa e saggistica sulla rivista Paginauno.


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