il posto delle parole

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  • Marco Ferrari "Ahi, Sudamerica!"
    Marco Ferrari
    "Ahi, Sudamerica!"
    Oriundi, tango e fùtbol
    Editori Laterza
    https://www.laterza.it/


    Nell’aria si sente un forte odore di fainà. Per le strade si vende “O Balilla”, un giornale in dialetto, e i carbunin usano pantaloni bleu di Genova. Eppure non siamo sotto la Lanterna, ma dall’altra parte del mondo, a Buenos Aires. Qui sono gli italiani appena immigrati a far innamorare tutti del gioco più bello del mondo, il fútbol. Questo libro ne racconta le storie, esilaranti, malinconiche e struggenti, a cavallo tra le due sponde dell’oceano, con in mente i personaggi strampalati di Osvaldo Soriano e come colonna sonora le note intense di Astor Piazzolla.

    All’inizio del Novecento, Genova e Buenos Aires erano quasi un’unica città separata da un oceano di mare. Gli italiani superavano per numero gli immigrati degli altri paesi e i nativi messi assieme. È il tempo in cui «un argentino è un italiano che parla spagnolo ma pensa di essere inglese» e nella Parigi del Sudamerica tutti impazziscono per un nuovo sport: il football. Nascono allora squadre mitiche, dagli xeneizes del Boca Juniors ai millonarios del River Plate. Ma la febbre del calcio si trasmette a tutto il continente e gli italiani sono sempre i portatori sani di questa epidemia, da San Paolo del Brasile a Caracas, Asunción e Montevideo. Scopriremo così le imprese e le avventure improbabili di calciatori geniali e destinati a segnare la storia: dal trio delle meraviglie del Torino fino al grandioso Guillermo António Stábile, El Filtrador. Così, tra i tangueros della Juventus, il Bologna uruguagio voluto da Mussolini e i romanisti in fuga dal regime fascista, ci sorprenderemo e commuoveremo di fronte alle vicende di quelli che Borges chiamava i «figli dell’Europa rovesciata e depositata dall’altra parte dell’Atlantico». Storie malinconiche e surreali in cui pure Lionel Messi, La Pulga, ha qualcosa in comune con Giacomo Leopardi.


    Marco Ferrari, giornalista e scrittore spezzino, è redattore del quotidiano in lingua italiana “Gente d’Italia” edito in Sudamerica. Ha esordito nella narrativa nel 1988 con il romanzo Tirreno (Editori Riuniti), a cui hanno fatto seguito: I sogni di Tristan, Alla rivoluzione sulla Due Cavalli, Grand Hotel Oceano e Ti ricordi Glauber per Sellerio; La vera storia del mitico undici per Ponte alle Grazie; Cuore Atlantico e Morire a Clipperton per Mursia; Le nuvole di Timor per Cavallo di Ferro; Sirenate per Il Melangolo; Un tango per il duceper Voland; Rosalia Montmasson. L’angelo dei Mille per Mondadori. Con Arrigo Petacco ha firmato Ho sparato a Garibaldi e Caporetto per Mondadori. Dal romanzo Alla rivoluzione sulla Due Cavalli ha tratto la sceneggiatura dell’omonimo film che ha vinto il Pardo d’Oro al Festival di Locarno 2001. Per Laterza è autore di Mare verticale. Dalle Cinque Terre a Bocca di Magra e L’incredibile storia di António Salazar, il dittatore che morì due volte.



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    31 min
  • Teresa Ciabatti "Sembrava bellezza"
    Teresa Ciabatti
    "Sembrava bellezza"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/


    "Carte da decifrare"
    Torna a Busca, nella suggestiva cornice del Castello e Parco del Roccolo, la rassegna Carte da decifrare con tre imperdibili appuntamenti di letteratura e musica dal vivo.
    Giovedì 29 luglio - ore 18:00
    Teresa Ciabatti ospite del festival con Rodrigo D'Erasmo.
    Prenota il tuo posto qui:
    https://www.ticket.it/dettaglio.php?id=915
    https://fondazioneartea.org/

    Ad accoglierci tra le pagine di questo romanzo è una donna, una scrittrice, che dopo essersi sentita ai margini per molti anni ha finalmente conosciuto il successo. Vive un tempo ruggente di riscatto, che cerca di tenersi stretto ma ogni giorno le sfugge un po’ di più. Proprio come la figlia, che rifiuta di parlarle e si è trasferita lontano.

    Combattuta tra risentimento e sgomento per il tempo che si consuma la coglie Federica, la più cara amica del liceo, quando dopo trent’anni torna a cercarla. E riporta nel suo presente anche la sorella maggiore Livia – dea di bellezza sovrannaturale, modello irraggiungibile ai loro occhi di sedicenni sgraziate -, che in seguito a un incidente è rimasta prigioniera nella mente di un’eterna ragazza.

    Come accadeva da adolescenti, i pensieri tornano a specchiarsi, a respingersi e mescolarsi. La protagonista perlustra il passato alla ricerca di una verità, su se stessa e su Livia, e intanto cerca di riafferrare il bandolo della propria esistenza ammaccata: il lavoro, gli amori.

    Livia era e resta un mistero insondabile: miracolo di bellezza preservata nell’inconsapevolezza? O fenomeno da baraccone? Avvolti nelle spire di un’affabulazione ammaliante, seguiamo la protagonista in un viaggio che è insieme privato e generazionale, interiore e concreto. E mentre lei aspira a fermare l’attimo per non perdere la gloria, la sorte di Livia è lì a ricordare cosa può succedere se la giovinezza si cristallizza in un presente immobile: una diciottenne nel corpo di una cinquantenne, una farfalla incastrata nell’ambra.

    Sembrava bellezza è un romanzo sull’impietoso trascorrere del tempo, e su come nel ripercorrerlo si possano incontrare il perdono e la tenerezza, prima di tutto verso se stessi. Un romanzo di madri e di figlie, di amiche, in cui l’autrice, con una scrittura che si è fatta più calda e accogliente, senza perdere nulla della sua affilata potenza, mette in scena con acume prodigioso le relazioni, tra donne e non solo. Un romanzo animato da uno sguardo che innesca la miccia del reale e, senza risparmiare nessun veleno, comprende ogni umana debolezza.


    Teresa Ciabatti, nata e cresciuta a Orbetello, vive a Roma. Tra i suoi romanzi: Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore), Matrigna (Solferino). Con La più amata (Mondadori) è stata finalista al premio Strega nel 2017. Collabora con il "Corriere della Sera" e con "la Lettura".


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    34 min
  • Davide De Luca "Carte da decifrare"
    Davide De Luca
    direttore Fondazione Artea
    "Carte da decifrare"
    https://fondazioneartea.org/



    Letteratura e musica al Roccolo di Busca con la quarta edizione di “Carte da decifrare”
    Torna il 29, 30 e 31 luglio la rassegna ideata dalla Fondazione Artea, in collaborazione con il Salone
    Internazionale del Libro di Torino. Ospiti gli scrittori Teresa Ciabatti, Giuseppe Culicchia e Massimo
    Zamboni accompagnati dai musicisti Rodrigo D’Erasmo, Lucia Sacerdoni e Cristiano Roversi


    Il Parco e Castello del Roccolo sono pronti ad accogliere, in sicurezza, la quarta edizione della rassegna “Carte da decifrare” con tre imperdibili appuntamenti di letteratura e musica dal vivo.

    Giovedì 29, venerdì 30 e sabato 31 luglio, dalle 18,30, la terrazza panoramica dell’antica dimora, immersa nel verde del parco secolare, farà da suggestivo palcoscenico a scrittori e musicisti di fama nazionale che si alterneranno, in reading-concerti non convenzionali, tra parole e note che si ispirano a vicende di vita vera e vissuta. L’iniziativa è ideata e organizzata dalla Fondazione Artea, in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino che ne cura la direzione artistica, con il sostegno del Comune di Busca e dell’Associazione Castello del Roccolo, ed è realizzata con il contributo della Fondazione CRC e della Fondazione CRT. Diverse le opzioni di ingresso agli spettacoli: 6 € per il biglietto intero; 4 € per il ridotto (possessori tessera Abbonamento Musei, visitatori 15-19 anni, studenti universitari con tesserino). È possibile sottoscrivere l’abbonamento alle tre serate al costo di 15 €, mentre l’ingresso è gratuito per visitatori 0-14 anni, disabili e accompagnatore. I biglietti sono disponibili on line e nei punti di prevendita consultabili sul sito ticket.it. Nelle sere di spettacolo la biglietteria è aperta dalle 16.30 presso il Castello del Roccolo, situato in strada Romantica 17 a Busca. In caso di maltempo gli spettacoli si terranno al Cinema Lux di Busca in via Luigi Cadorna, 46. Per informazioni e aggiornamenti consultare il sito
    fondazioneartea.org e la pagina Facebook di Fondazione Artea.
    Ad aprire la rassegna giovedì 29 luglio saranno la scrittrice e sceneggiatrice toscana Teresa Ciabatti, finalista al premio Strega nel 2017, e il polistrumentista, nonché membro storico degli Afterhours, Rodrigo D’Erasmo in un reading tratto dall’ultimo lavoro dell’autrice “Sembrava bellezza” (Mondadori 2021), un romanzo di madri e di figlie, di amiche, sull’impietoso trascorrere del tempo e su come, nel ripercorrerlo, si possano incontrare il perdono e la tenerezza, prima di tutto verso se stessi. Venerdì 30 luglio, invece, sarà la volta di Giuseppe Culicchia, scrittore e saggista torinese che, accompagnato dalla giovane e talentuosa violoncellista Lucia Clorinda Sacerdoni, leggerà alcuni passi del suo memoir “Il tempo di vivere con te” (Einaudi 2021), raccontando il rapporto personale con il cugino Walter Alasia, brigatista ucciso a vent’anni in uno scontro a fuoco con la polizia. Le canzoni di Lucio Battisti e le colonne sonore dei film di Stanley
    Kubrick, aiuteranno a ricordare che i Settanta non furono soltanto anni di piombo. Sabato 31 luglio chiuderà l’edizione 2021 la performance di Massimo Zamboni, ex chitarrista dei CCCP e dei C.S.I., da tempo solista e scrittore, che porterà in scena canzoni, racconti e ricordi personali sul Novecento emiliano in “La trionferà” (Einaudi 2021). Ad accompagnare le letture dei brani, tratti dal suo ultimo romanzo e da “L'eco di uno sparo”, il musicista e produttore discografico Cristiano Roversi, in un’epica della memoria che pone le basi per un possibile futuro.



    CARTE DA DECIFRARE
    Parco e Castello del Roccolo – Busca
    29-30-31 luglio 2021
    Un progetto di: Fondazione Artea, Regione Piemonte
    In collaborazione...
    13 min
  • Flavio Villani "La banda degli uomini"
    Flavio Villani
    "La banda degli uomini"
    Neri Pozza
    https://neripozza.it/

    Questo romanzo ha la scrittura tenue delle lampadine da poche candele che si utilizzavano negli anni Trenta. Dove il termine tenue vuole dire ombre, vaghe certezze, il mistero del silenzio quando la sera imbrunisce. È ambientato durante il fascismo, in un regime che in queste pagine è una seccatura, una parata inutile: per tutti, anche per i gerarchi in divisa.
    In un quadrilatero della vecchia Milano operaia, tra via Porpora e Lambrate, un uomo, un anarchico con il vizio dell’alcol, che si è perduto nonostante figli e famiglia, muore apparentemente per cause naturali. Ma per uno dei figli la versione ufficiale non regge. E comincia a indagare, aiutato dal fratello, da alcuni amici e da un meccanico ebreo.
    Ne esce un racconto che ha il giallo come pretesto ma che è la magistrale narrazione di un’epoca di mezze tinte, di espedienti e di furbizie, di antagonismi e di invidie, di opere d’arte importanti e collezionisti senza scrupoli, di opportunisti con la vocazione al fallimento, attratti dalla rovina come fosse una fosca forma di successo. Un mondo che sfocerà nel dramma della seconda guerra mondiale, ma senza clamori, come una fredda necessità della storia. Con lentezza, senza alzare la voce, con moderazione e misura, Flavio Villani si muove nella ruvidezza delle malinconie, descrivendo esistenze impaurite e ipocrite, senza valore e senza morale, che non ambiscono neppure alla forza, alla retorica della disperazione.
    La banda degli uomini è un libro intenso, che indaga personaggi capaci di lasciarci addosso anche il ritmo del loro respiro. E alla fine sapremo quello che è accaduto, ma soprattutto capiremo un po’ di più di ciò che siamo e avremmo potuto essere. Un libro sottile e godibile che non rinuncia mai a farsi letteratura.

    Flavio Villani è nato a Milano nel 1962. Neurologo, ha lavorato negli Stati Uniti come ricercatore nel settore della neurofisiologia. Come scrittore ha esordito con L’ordine di Babele (2013, Laurana). Il nome del padre (Neri Pozza 2017, BEAT 2018) è il suo primo romanzo poliziesco.



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    20 min
  • Duccio Demetrio "All'antica"
    Duccio Demetrio
    "All'antica"
    Una maniera di esistere
    Raffaello Cortina Editore
    https://www.raffaellocortina.it/


    Scriveva Leopardi nelle Operette morali: “Un uomo fatto all’antica” è un uomo “dabbene e da potersene fidare”. Oggi questa immagine virtuosa è andata smarrendosi. Attribuire tale qualità morale a qualcuno può significare accusarlo di essere un conservatore, se non un reazionario. Nel migliore dei casi, si è tacciati di non stare “al passo con i tempi”, di non saperne vedere i vantaggi. Questo libro mostra invece che l’essere all’antica implica alcune delle nostre qualità migliori. Fra queste, la sensibilità per le memorie personali e altrui, per la conoscenza storica, per virtù e valori che paiono dimenticati. E poi, si è tali per modi di fare, parlare, desiderare, non volti nostalgicamente al passato ma orientati a sentimenti in controtendenza, ostili verso ogni forma di volgarità. Piuttosto propensi alla pratica della lealtà, della generosità, dell’amicizia. L’essere all’antica, su cui il libro sfata i pregiudizi più frequenti, arricchisce e non sminuisce il nostro modo di esistere. Per non vivere di solo presente e non esserne troppo contagiati.



    Duccio Demetrio ha insegnato Filosofia dell’educazione all’Università di Milano-Bicocca. Ha inoltre fondato e dirige la Libera Università dell’Autobiografia e l’Accademia del Silenzio ad Anghiari. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, tra gli altri, Filosofia del camminare (2005), La vita schiva (2007), Perché amiamo scrivere (2011), La religiosità della terra (2013), Ingratitudine (2016), Foliage (2018), Micropedagogia (2020) e All'antica (2021).





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    22 min
  • Anna Vivarelli "La fisica degli abbracci"
    Anna Vivarelli
    "La fisica degli abbracci"
    uovonero
    http://www.uovonero.com/

    A nove anni sono entrato a Cambridge e a undici mi sono laureato.
    A dodici anni tenevo un corso al Trinity College sulla teoria dei campi e mi specializzavo in fisica delle particelle.
    A quattordici anni, sette mesi e sette giorni sono morto.

    Essere un genio non è sempre una fortuna. Di sicuro non lo è per Guglielmo Malvasi, detto Will, che sin da bambino è stato risucchiato in una precoce carriera accademica; un quoziente intellettivo di 180 può spalancare le porte di Cambridge, ma non per forza quelle della felicità.
    La sua è una vita solitaria e senza affetti, vissuta lontano da genitori egoisti e infantili che si sono presto dimenticati di lui.
    A neanche quindici anni capisce che l’unico modo per sfuggire al suo destino è morire. O meglio, fingere di morire.

    Grazie all’aiuto di una misteriosa rete che fa capo a un eccentrico Nobel per la fisica, Will escogiterà una sparizione in grande stile.
    I veri problemi però cominciano fuori dall’università, dove lo attende un mondo che obbedisce a leggi per lui incomprensibili, che sfuggono a qualsiasi algoritmo.

    Ma i rompicapi più insolubili sono quelli che obbligano a spostare l’asse delle proprie certezze, e a volte possono assumere le forme più inaspettate.
    Per esempio quella di Dora, una simpatica cinquantenne rumena che lavora come badante e ama i cibi saporiti.


    Anna Vivarelli è nata a Torino nel 1958. Laureata in Filosofia, ha esordito giovanissima scrivendo radiodrammi e sceneggiature per la Rai.
    Ha fondato una compagnia teatrale e ha tenuto per molti anni corsi di storia del teatro per scuole di recitazione.
    Dalla metà degli anni ’80 ha lavorato come copywriter freelance per varie agenzie di pubblicità e come giornalista per La Stampa, la Rai e le riviste di teatro.
    Dagli anni ’90 si dedica a tempo pieno alla letteratura per ragazzi e all’attività di educazione alla lettura.
    Nel 2010 ha vinto il Premio Andersen come miglior autrice.




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    19 min
  • Niccolò Reverdini "Anche l'usignolo"
    Niccolò Reverdini
    "Anche l'usignolo"
    Vita di città, di bosco e di campagna
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/





    L’inatteso ritorno a trent’anni su un luogo originario nella vita, rivelato una prima volta d’inverno, lungo rive d’edera e pervinca, dalla voce pausata del nonno. Le scoperte solitarie del bambino e gli agresti, sfrenati soggiorni del ragazzo, di fronte al continuum di vita e di morte che sempre ci porge la natura. L’andirivieni in bicicletta fra Milano e il Bosco di Riazzolo, quasi alle soglie della valle del Ticino. La prima formazione alla Capanna, le scelte e gli urti della vita, fino all’avvio della Cascina Forestina.

    Un saggio narrativo en plein air, che descrive dal vivo i metodi dell’agricoltura biologica e il recupero di un bosco millenario, inserendoli nelle politiche dell’Unione Europea, volte a promuovere la biodiversità e la tutela dell’ambiente.

    Il racconto accompagna il lettore di stagione in stagione, aderendo alla terra e alle colture, irrigate grazie a limpide acque sorgive, scaturite dai fontanili che raggiungono il fondo. Orti, prati, arnie, campi a riposo, rotazioni di cereali e leguminose, per un manto ogni anno variopinto e fecondo. Ma anche siepi e filari o sentieri che si perdono spesso nel folto, a piedi nudi, fra i carpini e i noccioli, dietro tracce di ricci e faine, mentre il ghigno di un picchio attraversa le fronde.

    Spiccano, fin dal principio, l’accoglienza donata e ricevuta in cammino, le persone incontrate fra le opere e i giorni: il campionario del gran teatro di campagna.

    L’autore attinge a fresche fonti letterarie, classiche e moderne, dialogando a tratti con esse riguardo a esperienze comuni e perfino allo stesso paesaggio.







    Niccolò Reverdini (Milano, 1965) si è formato all’Università di Pavia, dedicandosi allo studio della fortuna dei classici latini nella letteratura italiana. Allievo di Dante Isella, ha collaborato all’edizione delle Opere (Adelphi, 1994) di Carlo Dossi, di cui è pronipote, ricostruendo anche la storia editoriale delle Note Azzurre (Adelphi, 2010). Dal 1996 conduce, come coltivatore diretto, la Cascina Forestina, sita nel Basso Milanese. La Camera di Commercio ha conferito alla Forestina la Medaglia d’oro per l’agricoltura biologica (2001) e il Premio Piazza Mercanti per la tutela dell’ambiente (2003). Nel 2009 il Parco Agricolo Sud Milano ha riconosciuto il Marchio Oro alle attività aziendali, premiate nel 2017 anche dal Ministero delle Politiche Agricole, che ha incluso la Forestina tra le dieci «eccellenze rurali» del territorio nazionale.



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    23 min
  • Rosa Mogliasso "L'irresistibile simmetria della vendetta"
    Rosa Mogliasso
    "L'irresistibile simmetria della vendetta"
    Salani Editore
    https://www.salani.it/

    A dispetto del suo nome di battesimo, nel cuore di Amanda c’è poco spazio per i buoni sentimenti. Sarà forse colpa dell’ex marito, che l’ha lasciata, o sarà perché anche con l’attuale compagno le cose non funzionano granché, e a cinquant’anni è difficile rimettersi in gioco? O magari è per la sua carriera di scrittrice, che non è decollata come sperava? Fatto sta che Amanda ha un conto aperto con l’universo e, mentre aspetta l’occasione giusta per riscattarsi, insegna in un corso serale di scrittura. Sotto la sua guida, un gruppetto di aspiranti bestselleristi si esercita nell’arte del delitto perfetto – quello inventato, s’intende. Tra loro ci sono Rutger, l’aitante tennista, Vanessa, la milf pettinatissima, Giovanni, il romantico ottantenne, e Ludovica, l’agente letteraria invadente. Capitolo dopo capitolo, maestra e allievi si addentreranno nei meccanismi intricati del loro romanzo, ma anche in quelli più insidiosi delle passioni che li legano l’uno all’altro. L’irriverente ironia di Rosa Mogliasso torna a colpire in un giallo che ne ha un altro al suo interno. E mentre ci mostra le regole per costruire il più infallibile dei congegni narrativi, si diverte a sabotarlo puntualmente. Fino all’immancabile colpo di scena conclusivo.


    Rosa Mogliasso
    Ha esordito nel 2010 con il giallo ironico L’assassino qualcosa lascia (Premio Selezione Bancarella). Sono poi seguiti L’amore si nutre di amore (finalista Premio Scerbanenco), La felicità è un muscolo volontario, Chi bacia e chi viene baciato e 1791. Mozart e il violino di Lucifero, tutti editi da Salani. Nel 2015 è uscito per NN Editore Bella era bella, morta era morta, finalista Prix meilleur Polar Points selection 2018 e Prix Paul Valéry 2021.



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    17 min
  • Annalisa Menin "Il traghettatore"
    Annalisa Menin
    "Il traghettatore"
    Giunti Editore
    https://www.giunti.it/


    Anna Venier, ha 33 anni, è di Venezia e vive a New York da 10 anni. Coraggiosa, determinata e intraprendente, la sua vita è costellata di alti e bassi. L’ultimo, il più devastante di tutti, è stata la morte del suo amatissimo marito Marco. A tre anni dal terribile lutto, Anna ha deciso che è arrivato il momento di rimettersi in gioco, anche sul piano sentimentale... Ma la famosa dating scene newyorchese è tutto tranne che semplice, costellata com’è di uomini che appaiono e scompaiono alla velocità della luce. E poi, che relazione cercare quando si è già vissuto il grande amore? Tra primi appuntamenti finiti male, brunch con le amiche e telefonate notturne con Ale, la sua confidente, ecco arrivare l’idea giusta: cercare un Traghettatore – qualcuno che le dia un passaggio verso la nuova fase della sua vita, verso la nuova se stessa. Ma come trovare quello giusto? In un percorso fatto di grandi domande, entusiasmi e incertezze, sullo sfondo di una New York autentica e mozzafiato, Anna dovrà destreggiarsi tra papabili Traghettatori e un importante progetto di lavoro che potrebbe far decollare la sua carriera. Ma soprattutto, dovrà mettere a tacere la vocina interna che rema contro la sua felicità. Tutti prima o poi hanno bisogno di un Traghettatore nella vita – che si tratti di amore, amicizia o lavoro – e non si deve avere paura di mostrare ciò che si è davvero, perché alla fine quello che conta sono solo le emozioni. Questa è la storia di una rinascita, inaspettata, divertente e romantica. Un romanzo pieno di energia e di freschezza che saprà conquistarvi con la forza dei veri sentimenti.



    Annalisa Menin
    Scrittrice e imprenditrice esperta di Branding e Comunicazione, vive a New York dal 2006. Veneziana di nascita, naturalizzata americana, dopo aver perso il marito il giorno dopo il suo trentesimo compleanno, lancia il blog Il Mio Ultimo Anno a New York, racconta la sua storia nel libro omonimo, e fonda la sua agenzia creativa Octonano. Grazie all’iniziativa benefica Remembering Marco, supporta giovani studenti italiani in procinto di vivere il Sogno Americano.



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    22 min
  • Vittorio Sgarbi "Perugino. Il maestro di Raffaello"
    Vittorio Sgarbi
    "Perugino. Il maestro di Raffaello"
    Urbino, Palazzo Ducale
    Dal 20 luglio al 17 ottobre 2021



    Dopo la mostra Raffaello e Baldassare Castiglione, il Palazzo Ducale di Urbino dedica una nuova rassegna di alto profilo a un maestro del Rinascimento italiano, Pietro Vannucci detto il Perugino (Città della Pieve, 1448 circa – Fontignano, 1523), con la mostra Perugino, il maestro di Raffaello. L’esposizione celebra la sua arte raffinata, che seppe fondere con straordinaria armonia le migliori
    prerogative della pittura centro-italiana della seconda metà del XV secolo ed esercitò una grande influenza sul giovane Raffaello.
    «Continua il centenario raffaellesco (1520) mentre ci si avvia al centenario di Perugino (1523). A Urbino, in Palazzo Ducale, nel nome del padre Giovanni Santi, si celebra il maestro di Raffaello, che fu appunto il Perugino. Ma si illumina soprattutto, attraverso alcuni capolavori, quel momento, fra 1470 e 1500, in cui, dopo l’arrivo della Pala di Piero della Francesca per la Chiesa di San Bernardino, mausoleo dei duchi, gli artisti tra Umbria, Marche e Toscana cercano una strada nuova, una lingua di emozioni e sentimenti che nessuno saprà interpretare meglio di Raffaello. Ma a ispirarlo e a indirizzarlo fu proprio Perugino», evidenzia Vittorio Sgarbi, curatore della mostra.
    «La mostra Perugino, il maestro di Raffaello è in logica continuità con le celebrazioni del quinto centenario dalla morte di Raffaello – dichiara l’Assessore regionale alla Cultura Giorgia Latini - ne rappresenta il compimento, oltre che un ulteriore momento di riflessione. Grazie al percorso narrativo curato da Vittorio Sgarbi entriamo non solo nell’opera di Pietro di Cristoforo Vannucci ma anche in quella del giovane urbinate e degli artisti del contesto storico precedente e successivo al Perugino. Con questa mostra, sostenuta dalla Regione, si fa inoltre luce su un altro aspetto molto interessante. Quello della formazione del genio di Raffaello, capace di una grazia e di uno stile che sono sì dotazione di natura, ma anche apprendimento. Credo, anche in relazione al mio attuale impegno di assessore regionale alla cultura e all’istruzione, che questo sia un contenuto rilevante che va pienamente recuperato anche oggi. E’ nella bottega che vengono scoperti e crescono i grandi geni. In termini più attuali scuola e formazione sono le linee guida per una società che vuole prendersi cura dei suoi talenti per prendersi cura di se stessa».


    Frutto della collaborazione tra la Regione Marche e il Comune di Urbino, curata da Vittorio Sgarbi e organizzata da Civita Mostre e Musei e Maggioli Cultura, la mostra completa idealmente le celebrazioni per il quinto centenario della morte di Raffaello e anticipa il quinto centenario della morte di Perugino che si celebrerà nel 2023.
    La mostra affronta, attraverso una ventina di opere, uno dei momenti più alti nella storia dell’arte rinascimentale. Perugino è uno dei maggiori maestri del suo tempo e dopo aver guidato il cantiere della Cappella Sistina, è in assoluto il più quotato.
    Ma la mostra intende cogliere un momento particolare della sua vicenda artistica, quando gli equilibri del Quattrocento sono ormai alle spalle e Perugino è all’apice della carriera, quando emerge nella sua stessa bottega il genio precoce del giovane Raffaello.


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    27 min

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Un quotidiano culturale
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