il posto delle parole

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  • Gianpiero Dalla Zuanna "Piacere e fedeltà"
    Gianpiero Dalla Zuanna
    Daniele Vignoli
    "Piacere e fedeltà"
    I millennials italiani e il sesso
    Il Mulino Editore
    https://www.mulino.it/


    La sessualità ha un ruolo centrale nelle relazioni di coppia delle nuove generazioni, oggi più che per i giovani dei primi anni Duemila. Pornografia e autoerotismo sono adesso più diffusi che in passato, e più flebile è l’influenza della religione sulla sfera intima. Inoltre, si riduce nel tempo il divario tra i comportamenti dei ragazzi e quelli delle ragazze, ed escono dall’ombra le diverse dimensioni dell’omosessualità e della bisessualità. Non si tratta però di una sessualità libera da legami, orientata solo al piacere: le persone in coppia si dicono molto più appagate sessualmente, la fedeltà al partner è praticata e considerata un valore importante, i giovani dichiarano di volersi sposare e di essere propensi ad avere figli. Sulla scorta di due grandi indagini svolte negli ultimi vent’anni, gli autori raccontano i modi della vita intima dei millennials italiani.

    Gianpiero Dalla Zuanna insegna Demografia all’Università di Padova. Fra i suoi libri più recenti (tutti con Laterza): «Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione» (con S. Allievi, 2016) e «La famiglia è in crisi. Falso!» (con M. Castiglioni, 2017).

    Daniele Vignoli insegna Demografia all’Università di Firenze. Fra i suoi libri più recenti, ricordiamo «Genitori cercasi. L’Italia nella trappola demografica» (con L. Mencarini, Egea, 2018); con il Mulino ha pubblicato anche «Convivere o sposarsi»? (con S. Salvini, 2014).



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    18 min
  • Rosario Sorrentino "Intervista esclusiva a Freud"
    Rosario Sorrentino
    "Intervista esclusiva a Freud"
    da neurologo a neurologo
    Vallecchi Firenze


    Freud ha contribuito non poco a creare una certa mentalità. Ha influito sul pensiero delle persone, sul linguaggio, sulla cultura e sul modo di agire e porsi nei confronti della vita. Parlando della psicoanalisi bisogna, seppur non autorizzati, cercare di entrare nel terreno della confutazione. Come si farebbe con chiunque affermi di detenere un sapere. Non importa se emergono mille contraddizioni ascrivibili in parte alla fulminea furbizia e vivacità intellettuale di Freud. Quel suo avere sempre la risposta pronta. Anche la più assurda e sconcertante.

    Con questa intervista impossibile a tutto campo, che poi si trasforma in confronto talora aspro, l’autore ricostruisce i lati più oscuri, i profondi disagi e disturbi, ma anche complessità del pensiero del padre della psicoanalisi e le possibili conseguenze sulla sua vita lavorativa e relazionale.


    Rosario Sorrentino è un neurologo, scrittore e divulgatore scientifico. Nel 2008 ha pubblicato il saggio Panico. Una “bugia” del cervello che può rovinarci la vita e nel 2009 Rabbia. L’emozione che non sappiamo controllare, entrambi scritti con Cinzia Tani ed editi da Mondadori. Tra i suoi titoli più recenti ricordiamo invece Grazie al cielo. Vincere la paura di volare (e non solo) (Sonzogno, 2018, con Vania Colasanti) e il romanzo Attacco di panico. A un passo dalla libertà (Mondadori, 2018).




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    30 min
  • Fabio Guarnaccia "Mentre tutto cambia"
    Fabio Guarnaccia
    "Mentre tutto cambia"
    Manni Editori
    https://www.mannieditori.it/



    Candidato al Premio Strega 2021 da Antonio Pascale

    L’estate del 1989 iniziò col Caballero di Paolino che saliva dalla prima alla terza nel breve tratto a due corsie di via Guanella, tra il bar all’angolo e casa mia, per poi scalare subito cupo. Quattro scoppi amplificati dai palazzi che mi scagliarono alla finestra dove lo vidi sfilare con il Best e Ivan che gli tenevano in coda con le loro bici. Quanto morivo dietro a quella moto, mi prendeva un’invidia da starci male: avrà avuto pure i problemi alla tiroide ma almeno aveva il Caballero.
    «C’è uno nella casetta», disse il Best, con quell’aria da adulto che mi faceva sentire indegno dei miei quattordici anni.
    «Che facciamo?», mi chiese Ivan.
    Erano in sella con le gambe divaricate, tese come i manici di uno schiaccianoci, in attesa di una mia risposta, come se avessi davvero potuto ritirare quella marea di curiosità e paura che li aveva già travolti, e che stava travolgendo anche me.



    È l’estate del 1989, il Vela e i suoi amici hanno 14 anni, si muovono ai margini di una città e di una generazione: non più bambini, adolescenti a stento, passano il tempo in una casetta diroccata vicino a una discarica nella periferia di Milano.
    In quel rifugio in cui possono fumare, sfogliare giornaletti e ascoltare musica, un giorno di giugno trovano un ragazzo morto di overdose. Hanno paura di perdere la loro tana, così decidono di nascondere il cadavere.
    Ma quella morte gli rimane attaccata addosso: è l’odore che sale dal campo abbandonato in cui hanno gettato il corpo, e il peso di un segreto così grande e del senso di colpa che non dà tregua.
    Il Vela passerà le vacanze ciondolando in casa, con un padre pieno di rabbia, una madre incupita persa dietro alle sue piccole abitudini, una nonna adorata con cui divide il divano letto; e bighellonando in giro, tra il luna park delle Varesine e i cantieri della città che cresce, assieme al Best, Paolino e Ivan, ognuno con il proprio mondo complicato e il proprio carico di inquietudini.
    La piccola banda si scontra con la pochezza degli adulti, con la prepotenza dei ragazzi più grandi e con una Milano che nell'incessante sviluppo urbanistico distruggerà l'unico posto in cui si sentono al sicuro.
    È la storia di quattro ragazzi colti nel momento più delicato della loro vita, e nel punto più delicato di una città.



    Fabio Guarnaccia
    È nato nel 1975, vive a Milano.
    Laureato in Filosofia, lavora in tv dove si occupa di analisi dei consumi culturali e di contenuti per l’intrattenimento e la fiction. Dal 2006 è direttore della rivista culturale “Link. Idee per la televisione”. Codirige la collana “SuperTele” di minimum fax e ha insegnato Teoria e tecnica della comunicazione televisiva all’Università Statale di Milano.
    Ha pubblicato racconti, oltre a diversi saggi su tv, letteratura, cinema e fumetto, ha collaborato con “minima&moralia”, “Vice magazine”, “GQ” e “Rivista Studio”. Ha pubblicato i romanzi Più leggero dell’aria (Transeuropa 2010) e Una specie di paradiso (Laurana 2015)



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    26 min
  • Sabrina Sezzani "Storia e non storia di Rossella Casini"
    Sabrina Sezzani
    "Storia e non storia di Rossella Casini"
    La donna che non mi hanno lasciato diventare
    Neos Edizioni
    http://www.neosedizioni.it/

    La voce di un ricordo, quello di Rossella Casini, si apre a ciò che è stato e a ciò che non è stato. Una vita spezzata dalla ’ndrangheta, che vuole e deve continuare a esistere.


    Rossella Casini scomparve nel 1981. Il corpo della giovane donna, venticinquenne, non venne mai ritrovato. La giustizia italiana non fu in grado, a causa dell’assenza di prove, di agire.

    Si sapeva che era stato un omicidio ordito dalla ’ndrangheta. Ma senza il corpo della vittima, senza il corpo del reato, senza confessioni, solo tredici anni dopo emerse la verità sull’ennesimo misfatto della criminalità organizzata italiana.

    Sabrina Sezzani, fiorentina, concittadina di Rossella, a cui la città natale ha dedicato numerosi ricordi, cerca di far parlare quella ragazza di cui si sa così poco, in fondo. Un’esistenza spezzata al venticinquesimo anno di vita è un potenziale inespresso. Dietro Rossella, nel suo breve passato, una famiglia affettuosa, una Firenze brillante, una passione per la psicologia e per la pedagogia, che la ragazza studiava con ottimi risultati, e un grande amore. Un amore “sbagliato”, che ha portato Rossella alla morte e a una non vita, a un non futuro, la cui struggente incompiutezza l’autrice prova a raccontare, per dar voce a un ricordo, per tramandarlo in un futuro in cui Rossella deve continuare a esistere.

    «Quali sono i motivi per i quali qualcuno dovrebbe avere voglia di leggere queste mie righe? Quali sono le motivazioni che possono far sì che le persone possano sentirsi attratte dalle mie parole e dalla mia storia? A cosa serve ricordare ancora fatti accaduti così tanto tempo fa?

    Paradossalmente la risposta a queste domande è compresa proprio nel significato stesso delle domande. Penso infatti che sia davvero importante ricercare il perché delle cose, andare alla fonte delle informazioni, cercare di dare un senso alla nostra sete di sapere.

    Se ripenso alla mia esperienza posso ben dire che nella vita, durante “l’esistenza in vita”, ci sono momenti nei quali le risposte alle nostre domande non arrivano, non si riescono a trovare, sono smarrite. Ci sono poi domande per le quali non c’è risposta, altre per le quali non esiste solo una risposta o non ne esiste solo una “giusta”. Ci sono momenti poi in cui ci rendiamo conto che le risposte alle nostre domande non potranno che arrivare tardi, forse troppo tardi, magari quando sembreranno non essere più utili, efficaci. Da questo mio particolare punto di vista posso affermare però che tutto questo non scalfisce neanche un po’ l’importanza del farsi domande».


    Sabrina Sezzani,
    52 anni, vive e lavora a Firenze, sua città natale, presso gli uffici del Comune. Amante della lettura prima e della scrittura poi, inizia a raccontare fin da giovanissima, ma solo una decina di anni fa, anche grazie all’incoraggiamento di conoscenti e amici, prova a partecipare a dei concorsi letterari. L’incontro con questo mondo è per lei una vera scoperta e soprattutto fonte di stupore vero quando si accorge che il suo modo di scrivere pare suscitare un qualche interesse in chi la legge tanto che arriva in finale, e vince diversi premi. Da allora ha fatto della scrittura la sua passione creativa. In questo volume, frutto di una raccolta di trenta racconti scritti per una rivista on line fiorentina, ha unito il trasporto per le tematiche femminili con lo slancio per la scrittura, dando vita a un mix di argomenti più e meno seri, di oggi ma anche di ieri. I suoi racconti sono pubblicati in alcune antologie fiorentine e per Neos Edizioni, nelle antologie dei racconti vincitori delle edizioni 2013, 2014, 2015, 2016 e 2017 del Premio di Narrativa Scrivere Donna.



    IL...
    15 min
  • Fausto Malcovati "La febbre del gioco" Fedor Dostoevskij
    Fausto Malcovati
    "La febbre del gioco"
    Fedor Dostoevskij
    marcos y marcos
    https://marcosymarcos.com/

    "A Wiesbaden ho messo a punto un sistema di gioco, l’ho applicato e ho vinto subito mille franchi. La mattina dopo non l’ho seguito, mi sono agitato e ho subito perso”.


    È molto semplice e stupido, scrive Dostoevskij, il segreto che permette di vincere al gioco: basta controllarsi continuamente. Ma una volta saputo il segreto, saremo in grado di applicarlo?
    Per quasi dieci anni, dal 1862 al 1871, Dostoevskij non ci riesce. Febbrile e irrazionale come ogni vero giocatore, le sue mani sono “incatenate al gioco”. Vince alla roulette, si ripromette di andarsene, di pagare i debiti; poi torna al tavolo da gioco, e non si stacca finché non perde tutto, “tutto!”
    Si umilia, si dispera, chiede a moglie e amici i soldi per il biglietto di ritorno, e va a giocarsi anche quelli.
    Sono gli anni in cui scrive Memorie dal sottosuolo, Delitto e castigo, Il giocatore, I demòni: leggendo queste lettere turbinose pare che scriva soltanto sotto la pressione dei debiti di gioco, per continuare a giocare.
    Deve toccare il fondo, per ritrovare la concentrazione e concedersi di scrivere, pensa Anja, la seconda moglie.
    Il gioco per lui era un modo di punirsi? si chiede Freud in un passaggio chiave di Dostoevskij e il parricidio.
    L’avventura di un uomo e una piaga sociale allucinante: queste pagine raccolte da Fausto Malcovati lasciano senza fiato.


    Fedor Dostoevskij
    Nel corso della sua vita tormentata, tra condanna a morte, esilio in Siberia, problemi di salute e pubblicazione di alcuni tra i massimi capolavori di tutti i tempi, Fëdor Dostoevskij (Mosca 1821 – San Pietroburgo 1881), viaggiando per l’Europa, scopre il gioco d’azzardo, e per quasi dieci anni non riesce più a staccarsene.
    Fausto Malcovati, profondo conoscitore della letteratura russa, raccoglie qui alcuni testi che evocano potentemente, e da più angolazioni, quell’esperienza: lettere in cui Dostoevskij racconta buoni propositi e rovesci, l’attrazione fatale della roulette, chiede soldi e promette di smettere; passi del diario e delle memorie della seconda moglie, Anja Grigor’evna Dostoevskaja; pagine dal romanzo Il giocatore e infine l’interpretazione memorabile di Sigmund Freud.





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    33 min
  • Luigi Garlando "Prestami un sogno"
    Luigi Garlando
    "Prestami un sogno"
    Storia di un banchiere, di una ragazza con i guantoni e di libri sugli alberi
    Harper Collins
    https://www.harpercollins.it/


    Anima ha quindici anni, è forte e ostinata come i guantoni da boxe che indossa tutti i giorni in palestra. È abituata a prendere i pugni in faccia, ma è un duro colpo quando scopre di essere fuori dalla squadra. Ed è un colpo ritrovarsi come allenatore quel vecchio di Baccin, boxeur in pensione, zoppo e mezzo cieco. A casa Anima si scontra con la madre, ma ha un legame speciale con il padre, che ha investito tutto per realizzare il suo grande sogno: aprire la Libreria Rampante, un parco avventura letterario nel bosco, con casette sugli alberi piene di libri, scivoli e pareti da free-climbing. Un’impresa folle e bellissima che rischia di finire k.o. per colpa della pandemia e della banca che non concede più il mutuo. La storia di Anima scorre vicina a quella di Amadeo Peter Giannini, figlio di emigrati italiani, che a inizio Novecento fondò a San Francisco la Bank of Italy, la prima banca che dava credito ai poveri e agli ultimi. Ed è proprio inseguendo le tracce di quest’uomo sconosciuto e straordinario che Anima trova la forza di risalire sul ring, pronta a difendere con i guantoni i suoi sogni… e non solo.



    Luigi Garlando
    Nato a Milano nel 1962, oltre a essere giornalista sportivo per la Gazzetta dello Sport ha scritto diversi romanzi per ragazzi, affrontando tematiche sportive ma anche di attualità.
    Dall’amicizia con Maria Falcone è nato Per questo mi chiamo Giovanni, pubblicato da Rizzoli nel 2004, la storia di Giovanni Falcone raccontata ad un bambino di dieci anni dal padre, vittima di un tentativo di estorsione. La sensibilità e l’efficacia con cui il libro affronta tematiche impegnative proponendole ai più piccoli ha già spinto diverse scuole a utilizzarlo come strumento didattico. Nel 2008 ne è stato realizzato un adattamento a fumetti. Nel 2017 ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi per la categoria 11-15 anni con L’estate che conobbi Il Che.



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    20 min
  • Ilaria Boria "Le formiche cantano sotto la neve"
    Ilaria Boria
    "Le formiche cantano sotto la neve"
    Pessime Idee
    https://www.pessimeidee.it/

    Anna ha trascorso un’infanzia molto difficile, vissuta con il padre Fosco, uomo frustrato e violento, tanto debole da scaraventare la propria rabbia sulle donne della famiglia, e con la madre Anita, donna schiva ed arrendevole. Il clima di disprezzo e di vessazioni hanno creato in Anna ansie ed insicurezze tali da portarla a rifugiarsi sempre più spesso in Amalia, l'amica estroversa e affascinante.
    Le vite delle due giovani donne scorrono parallele fino a quando Amalia scompare, costringendo Anna, incinta, a mettersi sulle sue tracce e a ripercorrere quel passato da cui aveva tentato di fuggire.

    Così comincia:
    "Quel dolore maledetto arrivava a ondate. Era infido, il bastardo, gli assaliva le tempie e da lì si irradiava come succede quando si lancia un sasso in un lago. O come le crepe che si dipanavano di colpo dallo squarcio di uno specchio frantumato. Il punto di origine era sempre uno, uno, solo e minuscolo, ma le crepe arrivavano ovunque."

    Ilaria Boria nasce in provincia di Ancona nel 1987, si laurea in giurisprudenza, consegue l’abilitazione alla professione di avvocato ed il dottorato di ricerca in Law, Economy and Society. Attualmente è funzionario dello Stato, vive a Como.
    Nel 2013 ha pubblicato il saggio “Il social housing tra tutela del diritto universale all’abitazione e discriminazioni fondate sulla residenza” e, nel 2017, il saggio “Remunerazione delle prestazioni sanitarie e verifica dei LEA”.
    La sua spiccata capacità di analisi viene fuori nelle pagine di “Le formiche cantano sotto la neve”, nelle quali Ilaria riesce a entrare nelle più nascoste e sotterranee dinamiche relazionali umane.



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    18 min
  • Guia Risari "La Terra respira"
    Guia Risari
    "La Terra respira"
    Illustrazioni di Alessandro Sanna
    Edizioni Lapis
    https://www.edizionilapis.it/


    Un giorno, due fratellini sentono i battiti di un cuore: “La terra respira. Ce ne siamo accorti ieri, appoggiando un orecchio al suolo. Abbiamo sentito chiaramente il battito del suo cuore – tum, tum, tum ”. Superando il timore inziale di fronte a una scoperta così grande, i due fratellini cominciano a guardarsi intorno con occhi diversi, immaginando che la terra, proprio come loro, abbia un corpo vivo e pulsante. Decidono così di mettersi in cammino per conoscerla meglio. Il lago che vedono dalla finestra ha la forma di un orecchio: sarà l’orecchio della Terra? E il bosco? Sarà un ciuffo di capelli. Salgono sulle colline, che sono le guance della terra, e sulle montagne aguzze, che sono i gomiti della terra. Dormono all’ombra degli alberi e si dissetano nei torrenti: le vene della terra. Arrivano infine al mare, esplorandone le profondità brulicanti di vita e lì, ancora una volta, sentono quel battito da cui tutto è cominciato. Centinaia di battiti, lontani e potenti. Ma ora non hanno più paura: il cuore della Terra non è in un posto preciso; è dappertutto. Basta seguirlo.

    Risari Guia
    Nata nel 1971 a Milano, si è laureata in Filosofia Morale all'Università Statale con una tesi su Jean Améry, lavorando come educatrice e giornalista per L'Unità. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University con ricerche su Saadia, Maimonide, Mendelsohn, Rosenzweig, Lévinas, Jabès, Rawicz, Bauman, Rose e una tesi di M.A. sull'antisemitismo italiano. In seguito, si è trasferita in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in socio-critica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni.
    Scrive e pubblica in quattro lingue. Lavora con case editrici, riviste, compagnie teatrali, radio e quotidiani. Interviene con laboratori e corsi di scrittura e lettura. Tiene conferenze e formazioni in scuole, università, biblioteche, librerie, festival.
    https://www.guiarisari.com/



    Sanna Alessandro
    Ama definirsi un "autore per immagini" ed è tra i più grandi nomi dell'illustrazione contemporanea. Di origini venete, Alessandro vive e lavora a Mantova e dal 2013 insegna Illustrazione per l’editoria all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Numerose le collaborazioni che ha avuto negli anni con scrittori ed editori, non solo in Italia. I suoi libri illustrati sono stati tradotti e pubblicati in Germania, Spagna, Giappone, Stati Uniti, Francia e in molti altri paesi. Ha vinto tre volte il Premio Andersen: nel 2006 con Hai mai visto Mondrian?, nel 2009 come miglior illustratore e infine nel 2014 con Fiume lento. Sue sono le illustrazioni ad acquerello del volume L'anima degli animali pubblicato da Einaudi nella collana "I Millenni", con scritti di Plutarco, Aristotele e Porfirio.
    Ha lavorato per numerose testate (Il Sole 24 Ore, The New York Times Book Review, The New Yorker) e svolge laboratori di disegno e pittura presso scuole, biblioteche e in occasione di eventi culturali in Italia e all'estero.



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    21 min
  • Marco Focchi "La clinica psicoanalitica di Jacques Lacan"
    Marco Focchi
    "La clinica psicoanalitica di Jacques Lacan"
    Orthotes Editrice
    https://www.orthotes.com/



    Lacan è stato considerato un pensatore complesso, di difficile lettura, e in effetti decodificarlo non è certo semplice. Il lavoro fatto però in questi anni nell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, che riunisce le Scuole lacaniane presenti in diversi Paesi, ha contribuito a offrire chiavi di lettura indispensabili a far emergere dai suoi testi un profilo clinico forte e nitido. Grande critico di tutti gli standard nati negli anni Cinquanta per stabilizzare, ma al tempo stesso burocratizzare, la pratica psicoanalitica, Lacan ha saputo dare solidi principi per la conduzione della cura e costruire bussole concettuali in grado di orientarla in modo senz’altro più significativo che non le regole empiriche di cui spesso sono composti i manuali.

    Il presente libro fa parte di questo sforzo collettivo realizzato nell’ambito Associazione Mondiale di Psicoanalisi per delineare una clinica di orientamento lacaniano, per farne emergere i principi attraverso diversi momenti: dall’analisi delle psicosi, alla modalità di scansione delle sedute, dagli studi letterari usati come paradigmi clinici, alla funzione del desiderio dell’analista nella cura. Un punto essenziale è infatti che la clinica di Lacan non mette l’analista in una posizione esterna, osservativa, neutrale, ma lo implica come una sorta di oggetto duttile, qualcosa che l’analizzante usa, in un certo senso, per svolgere la propria analisi.



    Marco Focchi, psicoanalista, esercita a Milano. È membro della “Scuola Lacaniana di Psicoanalisi”, di cui è stato presidente dal 2008 al 2011, e dell’“Associazione Mondiale di Psicoanalisi”, del cui Consiglio ha fatto parte. Dirige la sede milanese dell’Istituto freudiano per la clinica, la terapia, la scienza. Tra i suoi ultimi libri: Il glamour della psicoanalisi (Torino 2012), Sintomi senza inconscio di un’epoca senza desiderio (Torino 2014), L’inconscio in classe (Napoli-Salerno 2015), Le parvenze e il corpo (Torino 2016).



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    43 min
  • Claudia Endrigo "Sergio Endrigo, mio padre"
    Claudia Endrigo
    "Sergio Endrigo, mio padre"
    L'artista gentiluomo
    Prefazione di Francesco De Gregori
    Baldini + Castoldi
    https://www.baldinicastoldi.it/



    Sergio Endrigo, il volto antico e il mezzo sigaro sempre tra le dita, parlava di sé come di un cantautore per caso. Gli altri, molti, parlavano di lui come di una maschera di malinconia. La figlia Claudia, tra queste pagine, ne parla come di un padre, citando le sue parole, che face- va un mestiere come un altro.

    In un diario lucido e puntuale, ma anche nostalgico e devoto, l’autrice abbraccia il Novecento ricordando la vita di un cantore del suo tempo: le strimpellate da bambino in un’osteria istriana e l’esilio precipitoso sul piroscafo Toscana; i primi concorsi canori e le performance scalcagnate; le pensioncine divise con Luigi Tenco e i siparietti con Enzo Jannacci; infine, il debutto con Nanni Ricordi e l’eterno sodalizio con Sergio Bardotti. E poi i successi, le delusioni, le fragilità, la fine. Sullo sfondo, l’Italia del boom, del Pci di Berlinguer, delle feste dell’unità e delle edizioni sanremesi, ma anche grandi amori, sbornie a L’Avana e fans adoranti in Brasile.

    Tra aneddoti famigliari, materiale d’archivio, stralci di lettere private e recensioni d’annata, Sergio Endrigo, mio padre torna in libreria in una nuova edizione, restituendo la grandezza discreta, su e giù dal palco, di un uomo che, per citare Bruno Lauzi, «aveva l’aria di volersi così poco bene che c’era tutto lo spazio per amarlo».

    Nuova edizione rivista e ampliata con i testi delle canzoni di cui Sergio Endrigo è autore.



    Claudia Endrigo, figlia del grande artista e della moglie Lula, è nata nel 1965. Dopo la morte del padre, la vita di Claudia è da sempre stata votata a conservarne la memoria artistica.
    http://www.sergioendrigo.it/


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    19 min

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Un quotidiano culturale
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