il posto delle parole

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  • Yves Bonnefoy "Nell'inganno della soglia" Fabio Scotto
    Yves Bonnefoy
    "Nell'inganno della soglia"
    A cura di Fabio Scotto
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/


    «Pace, sull’onda che va. Il tempo scintilla.
    Si direbbe che la barca si sia fermata.
    Si sente solo il lanciarsi, il frangersi,
    Contro il fianco deserto, dell’acqua infinita.»

    Ogni poesia scalfisce una resistenza, eleva il linguaggio, ripudia la banalità, si misura con la vita. È questo l’insegnamento di Nell’inganno della soglia, raccolta che ha segnato la poesia del Novecento e un capitolo straordinario della vicenda artistica di Yves Bonnefoy, il quale qui più che mai piega il linguaggio e si getta nella materia che lo nutre: l’esperienza sempre tesa del vivere. Nell’inganno della soglia è una riflessione sulla natura, sulla memoria e sullo scorrere del tempo: la parola di Bonnefoy non può esistere senza un accordo con il paesaggio, con gli umani e gli oggetti che lo abitano, e fa i conti con la condanna della nostra mortalità. Pubblicato per la prima volta nel 1975 e qui presentato in nuova traduzione, Nell’inganno della soglia raccoglie il frutto di decenni di sperimentazione poetica e conserva ancora tutta la sua potenza, mostrando, come scrive Fabio Scotto nell’introduzione, che «scrivere è varcare una soglia, quella dell’indicibile, scontrarsi a una porta coriacea, ingannevole, chiusa».

    «Tutti i testi di Yves Bonnefoy si compongono di una serie di attimi, para- gonabili a quelli di una traversata, in cui permane un desiderio condiviso tra il ricordo e la speranza, tra il freddo della notte e il calore di un nuovo fuoco, tra la denuncia di un “inganno” e la tensione verso la meta.» Jean Starobinski

    «Yves Bonnefoy è uno dei rari poeti dell’intera storia della letteratura ad aver mantenuto lo stesso livello di eccellenza artistica per il corso di tutta la sua vita.» Paul Auster

    Yves Bonnefoy (Tours, 1923 - Parigi, 2016) è stato uno dei massimi poeti del Novecento, autore, oltre che di raccolte liriche – come Quel che fu senza luce. Inizio e fine della neve (Einaudi, 2001), Le assi curve (Mondadori, 2007) e L’ora presente (Mondadori, 2013) –, di numerosi scritti sull’arte e sulla letteratura – tra cui Osservazioni sullo sguardo (Donzelli, 2003), Il digamma (ES, 2015) e Poesia e fotografia (O Barra O, 2015). Nel 2010 è apparso, a cura di Fabio Scotto, il Meridiano L’opera poetica (Mondadori).




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    35 min
  • Serafino Ripamonti "Perché lassù"
    Serafino Ripamonti
    "Perché lassù"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/

    Curato da Serafino Ripamonti per Mondadori, il libro contiene i pensieri di Agostino Da Polenza, Denis Urubko, Marco Confortola, Cala Cimenti, Walter Bonatti, Federica Mingolla, Silvio Mondinelli, Simone Origone, Simone Pedeferri, Angelika Rainer, Nico Valsesia, Serafino Ripamonti, Pierluigi Bini, François Cazzanelli, Silke Unterkircher


    Le ragioni possono essere diverse e cambiare anche nel corso dell’esistenza, ma ciò che accomuna tutti gli appassionati di alpinismo è la spinta ad andare lassù, fino in cima, a qualunque costo, sfidando la fatica, l’ipossia, il freddo, il vento che ti prende a pugni in faccia e il sole che ti perfora la vista.

    C’è chi lo fa per spostare più in là i limiti dell’uomo. C’è chi lo fa invece per il godimento puro e semplice della natura incontaminata. Chi cerca di aprire nuove vie, come un Marco Polo che sale verso il cielo. E chi, semplicemente, non può farne a meno.

    L’opinione pubblica oscilla sempre fra ammirazione e disapprovazione. Soprattutto nei casi in cui le scalate si trasformano in emergenze o in tragedie, aumenta immediatamente il numero delle persone che si chiede a gran voce cosa mai sono andati a cercare o chi glielo ha fatto fare. Ma gli alpinisti, pur chiamati in causa, non rispondono mai e scrutano da lontano la prossima cima.

    Perché lassù raccoglie i pensieri e le emozioni di diversi alpinisti che hanno speso gran parte della loro vita a scavalcare costoni impervi, conquistare sommità altissime, schivare valanghe, interpretare gli umori di seracchi grandi come grattacieli, tirare corde e piantare ramponi nella schiena della montagna, mangiando cibo liofilizzato e bevendo neve riscaldata: tutto per poter urlare a loro stessi di avercela fatta.

    Perché lassù è nato come domanda per poi trasformarsi in affermazione quasi metafisica. Perché non c’è una vera ragione nel sacrificio, spesso mortale, di questi esploratori del cielo, se non quella totalmente irrazionale dell’ineluttabilità del farlo. Chi non vive la montagna non lo saprà mai, ma la montagna chiama.





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    ,
    17 min
  • Carmen Pellegrino "La felicità degli altri"
    Carmen Pellegrino
    "La felicità degli altri"
    La nave di Teseo
    http://www.lanavediteseo.eu/


    “Sono nata in una casa infestata dai fantasmi. Allampanati, tignosi fantasmi da cui non si poteva fuggire. A quel tempo vivevamo nella parte ovest di un villaggio che aveva case tutte uguali, tutte al pianoterra, prima che si elevassero. Mio fratello e io speravamo che le case degli altri fossero infestate quanto la nostra. A dieci anni fui allontanata dal villaggio per pura crudeltà, ma i fantasmi non rimasero a casa.”

    Cloe è una donna che ha imparato a parlare con le ombre. Un’anima in ascolto, alla ricerca di una voce che la riporti al luogo accidentato della sua origine, al trauma antico di quando, bambina, cercava di farsi amare da chi l’aveva messa al mondo. Nel suo cammino costellato di fragorosi insuccessi e improvvisi passi avanti, Cloe attraversa città, cambia case, assume nuove identità, accompagnata da voci, ricordi, personaggi sfuggenti: Emanuel, il fratello amatissimo; il professor T., docente di Estetica dell’ombra; Madame e il Generale, guardiani della Casa dei timidi, dove la donna era stata accolta a dieci anni. Cloe è uno sguardo che cerca attenzione e verità, il suo viaggio coraggioso è il racconto di un amore e di una speranza che non si spengono, anche quando dentro e fuori di noi non c’è che rovina.


    Carmen Pellegrino, scrittrice e storica, ha indagato alcuni dei nodi salienti della modernità, concentrando i suoi studi sui movimenti collettivi di dissidenza (come in ’68 napoletano. Lotte studentesche e conflitti sociali tra conservatorismo e utopie, 2008), e focalizzando successivamente le sue ricerche sul razzismo, l’esclusione sociale e le condizioni di sfruttamento. Coautrice di varie opere collettanee (tra le quali Qui si chiama fatica, 2010; Non è un paese per donne, 2011; Novantadue, 2012), con il primo romanzo Cade la terra (2015) ha vinto il premio Rapallo Carige opera prima e il premio Selezione Campiello. Con il secondo romanzo Se mi tornassi questa sera accanto (2017) ha vinto il premio Dessì. Tra i suoi temi di indagine più recenti, centrale è quello dei borghi disabitati e delle rovine di antichi insediamenti, attraverso cui ha gettato le basi per una scienza dell’abbandono come forma di recupero alla coscienza del vissuto storico dei luoghi.




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    25 min
  • Lucio Dalla "E ricomincia il canto" Jacopo Tomatis
    Jacopo Tomatis
    "E ricomincia il canto"
    interviste
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/

    Lucio, chi sei tu? Un clarinettista jazz, un beatnik, un solista ventenne a Sanremo, un cantautore, uno dei più rivoluzionari musicisti della canzone italiana, una popstar globale adorata da quattro generazioni diverse? Lucio, dove vai? Nella tua Bologna in cui non si perde neanche un bambino, a Roma dove la sera fa miracoli, tra il caos di Corso Buenos Aires, nella Napoli il cui mare luccica? Lucio, cosa salvi dei momenti colorati che tu chiami vita? I dischi con il poeta Roberto Roversi, i concerti con De Gregori e Ron, le automobili delle Mille Miglia, «Caruso» cantata assieme a Luciano Pavarotti davanti a milioni di telespettatori? Ti contraddici, Lucio? Certo che ti contraddici: contieni moltitudini. E per fortuna le hai condivise con il mondo.

    E ricomincia il canto è un viaggio nell’irripetibile, proteiforme, spettacolare esistenza di Lucio Dalla, narrato dalle sue stesse parole. Il ritratto di un artista che non si è mai negato ai microfoni, concedendosi generosamente a intervistatori di tutti i tipi – da Giorgio Bocca a Gianni Morandi, da Monica Vitti a Vincenzo Mollica – ed esponendosi no a mettere a nudo la sua più profonda intimità: la morte del padre a sette anni, l’intenso rapporto con la madre, i palchi calcati da adolescente autodidatta al fianco di Charles Mingus, Bud Powell ed Eric Dolphy, i lm con i fratelli Taviani e Mimmo Paladino, la passione per il basket, la devozione per Padre Pio, l’amore e il sesso, la creatività, la censura, le opinioni su venerati maestri e giovani esordienti – da Chet Baker ad Alanis Morissette, da Prince ai Nirvana –, le malinconie e le paure.

    Curata dal musicologo Jacopo Tomatis, questa raccolta di interviste rappresenta un documento unico che attraversa i quarantacinque anni di carriera di una delle più grandi icone pop del nostro paese. Un’opera che ci ricorda che una canzone può terminare in qualunque momento, ma la sua musica continuare a risuonare: «Ma sì, è la vita che finisce / ma lui non ci pensò poi tanto. / Anzi si sentiva già felice / e ricominciò il suo canto».

    Lucio Dalla (Bologna, 1943 - Montreux, 2012) è stato un cantautore, musicista e attore italiano.



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    27 min
  • Adele Marini "Italia da morire"
    Adele Marini
    "Italia da morire"
    Chiarelettere
    http://chiarelettere.it/


    Anita Garibaldi, Ippolito Nievo, Camillo Benso Conte di Cavour, Generale Alberto Pollio, Giacomo Matteotti, Antonio Gramsci, Italo Balbo. Sette protagonisti la cui morte è ancora oggi avvolta nel mistero. Cent'anni di storia rivisitati in forma di noir con il supporto dei documenti ufficiali.

    La nostra storia è costellata di strane morti, decessi improvvisi, improbabili malori, incidenti fatali. È andata davvero così? Questo è ciò che racconta la verità ufficiale sui sette protagonisti di Italia da morire. Ma è una verità parziale, spesso costruita per occultare trame, interessi e giochi di potere. Serve allora ripercorrere queste storie mettendo finalmente insieme tutti i tasselli del puzzle. Scopriremo così che Anita Garibaldi, la compagna dell'Eroe dei due mondi, è stata probabilmente strangolata o sepolta viva e che Antonio Gramsci sarebbe stato scaraventato giù dalla finestra della clinica in cui era ricoverato. Ben più che semplici sospetti. In questa riscrittura noir ma rigorosamente autentica e documentata, ogni vittima è trattata come il protagonista di un romanzo poliziesco, ogni vicenda è raccontata come un'inchiesta sul campo. Dietro a ciascun episodio c'è la volontà di arrivare a una soluzione del caso, proprio come nelle indagini di polizia, attraverso la ricerca delle prove o l'analisi degli indizi effettuate il più possibile sulle fonti primarie: i documenti ufficiali, le testimonianze dei contemporanei e le sentenze dell'epoca, senza trascurare gli articoli apparsi sui quotidiani e le ricostruzioni degli autori che hanno trattato gli eventi nei loro saggi. Non è un caso se talvolta, con le investigazioni sulle fonti, accade di arrivare a verità diverse e insospettabili, perché chi aveva interesse a occultare, a nascondere, a mentire, non sempre è riuscito a cancellare tutti gli indizi. Verità che permettono di restituire alle vittime la dignità di un'esistenza interrotta non dal destino, ma dalla volontà degli uomini.


    Adele Marini, giornalista professionista, specializzata in cronaca nera e giudiziaria, vive e lavora a Milano. Il suo primo romanzo, Il Consulente (Mario Modica editore 1994), che ha per argomento l’infiltrazione di Cosa nostra nell’imprenditoria del Nord e il riciclaggio, ha aperto la strada a quel genere letterario in bilico fra saggio d’indagine e romanzo che gli anglosassoni chiamano nonfiction novel, percorso proseguito con la trilogia “mafiosa”: Milano solo andata (2005), con cui ha vinto il premio Azzeccagarbugli 2006, Naviglio blues (2008), pubblicati in Italia da Fratelli Frilli editori e nei paesi di lingua tedesca da Random House-Goldmann, e A Milano si muore così (2013), sempre per Frilli, con cui ha rivinto l’Azzeccagarbugli (2014) e il premio Mei per l’impegno contro le mafie.
    Tra i suoi libri ricordiamo anche Io non ci sto (Feltrinelli 2014) e L’altra faccia di Milano (Frilli 2016), firmato con l’agente del Sismi dal nome in codice “Gheppio”. A queste pubblicazioni si aggiungono diversi racconti usciti in antologie e i due saggi I fondamentali della scrittura d’indagine (2010) e Arriva la scientifica (2011), pubblicati in formato digitale dall’editrice MilanoNera.



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    31 min
  • Alessandra Carati "E poi saremo salvi"
    Alessandra Carati
    "E poi saremo salvi"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/

    "Per sei anni non ho amato niente come questi personaggi. Arrivano sparati al lettore attraverso l’energia della Storia e la forza delle loro vicende private. Sulla pagina diventano persone e poi una scheggia di memoria. Per ricordarci quanto avremmo nascosto, mancato di noi."

    Quella che Alessandra Carati racconta è una piccola storia nella Grande storia. È la vicenda di Aida, una bambina bosniaca costretta a fuggire dal suo Paese nel 1992. In meno di dieci anni una guerra terribile polverizzerà la ex-Jugoslavia, rendendo impossibile per gli esuli il ritorno a luoghi e esistenze cancellati per sempre.

    Per Aida e sua mamma, raggiungere il confine con l’Italia è una notte infinita di buio, di ignoto e di terrore, ma è lì che la aspetta il padre per portarla in salvo. Grazie a una combinazione di scaltrezza, insperati aiuti e fortuna, Aida arriva a Milano, che per le centinaia di esuli sa essere tante cose diverse: un mondo indecifrabile, un rifugio temporaneo, un esilio obbligato e indigesto. O nessuna di queste tre cose, come accadrà a lei.

    Perché Aida deve crescere all’improvviso, in un Paese straniero, nel dolore e nella confusione di un trasloco coatto, che rovescia le vite dei suoi genitori e di tutta la sua famiglia, di qui in Italia e di là in Bosnia.

    Tutti hanno dei vuoti da colmare, ma solo Aida sembra capire che la sottile nostalgia di cui soffrono i suoi genitori è una malattia inguaribile, la ricerca di un altrove irraggiungibile. Tenacemente, sola, Aida troverà una strada per diventare adulta – a un prezzo altissimo.

    Con E poi saremo salvi Alessandra Carati dà vita a un mondo di esuli così vero e toccante da essere destinato a rimanere a lungo impresso nella mente de lettore.
    Pagine dense, che si insinuano sotto pelle e accendono in noi schegge di memoria.

    Per farci riflettere sugli orrori di una guerra devastante, consumata alle porte di casa nostra e troppo presto dimenticata e sulla continua ricerca dell'identità con cui ogni esule è costretto a fare i conti per sopravvivere alla propria vita.


    Alessandra Carati vive a Milano. Questo è il suo primo romanzo.



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    24 min
  • Arnaldo Soldani "Dante oggi"
    Arnaldo Soldani
    direttore del dipartimento di Culture e civiltà dell’Università di Verona
    Dante a Verona 1321-2021
    Dante oggi
    Presenza e divulgazione nella cultura popolare contemporanea

    Ne parlano lunedì 17 maggio, alle 17, Giuseppe Antonelli, Giuliana Nuvoli e Luca Raffaelli
    in live-streaming sul canale YouTube dell’Università di Verona


    Quest’anno l’Italia intera celebra Dante e il suo ruolo centrale nella storia della nostra lingua, nella letteratura e nella cultura del Paese. Ma quanto la figura del Poeta è oggi radicata nella cultura popolare contemporanea? Ne parleranno lunedì 17 maggio, alle 17, il linguista Giuseppe Antonelli, l’italianista Giuliana Nuvoli e lo sceneggiatore Luca Raffaelli nell’incontro in live-streaming Dante oggi. Presenza e divulgazione nella cultura popolare contemporanea, promosso dal dipartimento di Culture e civiltà dell’Università di Verona, con il Comune di Verona, nell’ambito del programma Dante a Verona 1321-2021 (canale YouTube dell’ateneo).

    Dante è stato uomo del suo tempo, ma la sua fama non si è esaurita con i suoi contemporanei: ancora oggi, infatti, continua a essere un’eterna fonte di ispirazione per gli artisti. La sua popolarità è nata subito dopo la prima divulgazione della Commedia e già nel Trecento la si coglie nella grande diffusione dei manoscritti e delle miniature, esempio di come, da subito, il mondo delle Cantiche sia uscito dai confini della letteratura, per essere rappresentato in altre forme. Altra spia di una fama senza confini fu il fiorire quasi immediato di leggende su Dante come uomo, la sua trasformazione in personaggio e, all’inverso, la metamorfosi di personaggi emblematici della Commedia – Ulisse, Paolo e Francesca, il conte Ugolino, San Francesco, Pia de’ Tolomei – in figure reali, indipendentemente dalla conoscenza del testo dantesco.
    A fare un punto su questa presenza senza eguali del Poeta nell’immaginario collettivo saranno: Giuseppe Antonelli, linguista, scrittore e docente di Storia della lingua italiana all’università di Pavia, con la lezione Dante pop; quindi Giuliana Nuvoli, docente di Letteratura italiana all’università di Milano, che parlerà della relazione tra Dante e il cinema. Infine, una riflessione su come l'opera del Sommo Poeta non sia nuova all'incontro con il mondo dei fumetti, ci sarà proposta da Luca Raffaelli, giornalista, saggista e sceneggiatore, uno dei uno dei massimi esperti italiani nel campo dei fumetti e dell'animazione.

    «Dante Alighieri appartiene al numero, molto ristretto, degli autori che hanno saputo coniugare una grandezza assoluta nell’espressione stilistica, nell’evidenza figurativa, nella profondità dei contenuti, con una straordinaria ricezione a livello “popolare”, a ogni stadio della stratificazione sociale e culturale» dichiara Arnaldo Soldani, direttore del dipartimento di Culture e civiltà dell’Università di Verona «Ciò è stato possibile perché la Divina Commedia sprigiona una tale potenza di rappresentazione dell’umano, sollecita a tal punto l’immaginario collettivo, che ognuno ha potuto cogliervi qualcosa di sé e del mondo che lo circonda e, insieme, ha potuto proiettare se stesso all’interno del destino universale raffigurato dal viaggio nell’oltretomba. Riflettere su “Dante oggi” significa, dunque, mappare la diffusione e la presenza di Dante nel mondo contemporaneo, nella cultura popolare che continua nutrirsi di quei personaggi e di quelle rappresentazioni, che sanno sempre adattarsi alle forme espressive più moderne: cinema, fumetto, cartoons, videogiochi, musica di tutti i generi, pubblicità, innumerevoli oggetti di consumo, rispondendo a tutte le esigenze e a tutti i gusti, senza preclusioni e senza paura di cadere nella stravaganza e nel kitsch, quasi che si trattasse di un fondo inesauribile di suggestioni».








    «Il mito del Sommo Poeta non si è mai fermato, ma si è...
    22 min
  • Franca Rizzi Martini "Il fiume senza luna"
    Franca Rizzi Martini
    "Il fiume senza luna"
    Un nuovo caso per il commissario Carlo Rossi
    Neos Edizioni
    http://www.neosedizioni.it/

    Sulle acque del Po che scorre fra Torino e la collina non sempre si riflette la luna. E la notte è più nera quando la sfortuna e le passioni – avidità, violenza, desiderio di potere – sembrano togliere le speranze. Oggi come nel Seicento. Così, la nuova indagine di Carlo Rossi si dipana fra un presente e un passato dove ugualmente ci si batte per trovare la felicità.


    Dopo Recitando Shakesperare, Franca Rizzi Martini regala ai suoi lettori un altro bel giallo, dove all’indagine attuale si avvicenda una misteriosa storia del Seicento.

    Torna il commissario Rossi, stavolta alle prese con lo strano suicidio/omicidio di un lontano zio e torna Patrizia, gentile curiosissima signora torinese, votata a sostenere con le sue osservazioni il lavoro di indagine; a far da sfondo la società multietnica e frammentata di oggi, carica di solitudini e di ingenze, di desiderio di emergere e di cinismo.

    Dall’altra parte ritroviamo Jeremy Ross, il giovane attore inglese depredato dell’amata Adelaide Grondana dalla mano assassina di un alchimista impazzito; intorno a lui la vivacità di una Moncalieri barocca e fluviale e gli intrighi della corte sabauda.

    Due storie accattivanti che si intrecciano fra di loro. Ad accomunarle il lento scorrere del fiume fra le gioie e i dolori degli uomini e la loro ricerca strenua e commovente della felicità.

    … Per le strade della città rimbombavano i passi di Giacomo che correva come il suo solito, ma questa volta era spinto da un motivo ben preciso, cercare l’amico che non era tornato a dormire.

    Erano le prime ore della mattina e il giovane aveva dormito tutta la notte come un bambino; al suo risveglio il letto di Geremia era intatto. Lo aveva cercato ormai ovunque senza risultato e ora stava correndo giù al fiume, dove spesso si era seduto anche lui e dove spesso aveva visto l’amico, pensieroso, guardare l’acqua scorrere.

    La mattina era ancora fresca, anche se un cielo terso privo di nuvole preannunciava una calda giornata di pieno sole; in lontananza la catena delle Alpi era appena offuscata da una leggera foschia che appannava la linea frastagliata delle montagne.

    Giacomo era preoccupato; per la prima volta Geremia aveva trascorso tutta la notte in giro; va bene che era sempre stato un po’ strano, un poeta, un attore, un artista che viveva nel suo mondo fatto di poesia, ma sparire così, senza dirgli niente, non era da lui! …

    Franca Rizzi Martini è nata a Milano e vive e lavora a Moncalieri (TO). Laureata in Lettere, ha insegnato lettere, tenuto corsi di educazione all’immagine e lavorato in qualità di copywriter per varie agenzie pubblicitarie.

    Ha pubblicato Il suonatore di balalaica (Tullio Pironti editore, 2010) e Il mantello della zebra (Tullio Pironti editore, 2011).

    Con il primo libro ha vinto il Fiorino d’Argento alla XVIII edizione del “Premio Firenze” (2010), la menzione al Premio Letterario Internazionale “Ida Baruzzi Bertozzi” di Chiavari (2011) e il secondo posto al Premio “Mario Pannunzio” di Torino (2011).

    Il mantello della zebra è stato finalista alla XXVII^ edizione del Premio Chianti (2014).

    Se volete informazioni più dettagliate su di lei potrete visualizzare il suo sito alla pagina:

    http://www.francarizzimartini.it





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    19 min
  • Elisabetta Rasy "Le indiscrete"
    Elisabetta Rasy
    "Le indiscrete"
    Storie di cinque donne che hanno cambiato l'immagine del mondo
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/





    Tina Modotti, Dorothea Lange, Lee Miller, Diane Arbus, Francesca Woodman: sono cinque grandi fotografe che, con il loro sguardo, hanno reso indelebili alcuni momenti della storia del Novecento.

    I loro scatti sono talmente impressi nella nostra memoria, da risultarci familiari al primo sguardo, come la Donna con la bandiera di Tina Modotti, la Migrant Mother di Dorothea Langhe, le foto dei servizi di moda di Lee Miller. Non sempre, però, conosciamo il nome che si cela dietro all'obiettivo, cosa abbia generato il fermo immagine di quel preciso momento, quale alternanza di forza e fragilità, vulnerabilità e determinazione abbia mosso l'autrice della foto.

    Quello che intuiamo, è che dietro a ogni scatto si nasconde quella che nel suo nuovo libro, Le indiscrete, Elisabetta Rasy definisce l'arte dell'indiscrezione:
    un'arte dell'indiscrezione che è l'esatto contrario dell'indifferenza, il desiderio di far vedere ciò che per comodità o per interesse è stato tenuto lontano dalla vista, che si tratti di amore, dolore, politica, sesso, povertà, migrazioni, guerra o del corpo umano, soprattutto femminile.

    Riprendendo il percorso iniziato ne Le disobbedienti in cui, attraverso sei ritratti di pittrici, ha raccontato l’immagine e il posto della donna nel mondo dell’arte, con Le indiscrete Elisabetta Rasy ci conduce dietro all'obiettivo di cinque grandi donne, per cogliere il loro personalissimo sguardo femminile e il loro inarrestabile desiderio di libertà.

    Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi libri di narrativa e saggistica tra cui Posillipo (Premio Selezione Campiello 1997), Tra noi due, L'estranea, Memorie di una lettrice notturna, Figure della malinconia e Le regole del fuoco (Premio Selezione Campiello 2016). Da Mondadori ha pubblicato La prima estasi (1985) e Le disobbedienti (2019). Le sue opere sono tradotte in molti paesi europei e suoi racconti sono apparsi in numerose antologie italiane e straniere. Collabora al supplemento domenicale del «Sole - 24 Ore».




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    24 min
  • Franco Perrelli "Solo" August Strindberg
    Franco Perrelli
    "Solo"
    August Strindberg
    Carbonio Editore
    https://carbonioeditore.it/

    "Solo" Traduzione e introduzione di Franco Perrelli

    Un uomo di mezza età ritorna nella sua città natale, Stoccolma, dopo anni di lontananza. E qui, stanco dell’incomprensione e dell’ipocrisia che logorano i rapporti umani, trova rifugio nella solitudine, che abbraccia come fosse una vecchia amica.
    Promeneur solitario, segue la metamorfosi del paesaggio attraverso le stagioni, allenandosi al silenzio e riscoprendo il piacere di ascoltarlo. Un pianoforte suona in lontananza, i libri gli fanno compagnia, e mentre l’oscurità lo avvolge rendendolo invisibile, vissuto e immaginazione si intrecciano, fino a comporre l’ordito di una poesia.
    Intimo, perturbante, Solo è una meditazione sul ritiro dal mondo: una condizione che è sì un destino maledetto, ma al contempo genera ispirazione e, come tale, viene rivendicata quale segno distintivo dell’artista, linfa vitale per il proprio rinnovato impegno. Il diario di una vita solitaria diventa così una riflessione sul processo creativo e un’acuta disamina delle contraddizioni della modernità.

    August Strindberg (Stoccolma 1849-1912) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo svedese. La vastità e l’importanza della sua produzione letteraria, raccolta in oltre settanta volumi, lo consacrano come uno dei più grandi autori scandinavi di tutti i tempi, al pari di Henrik Ibsen. Tra le sue opere ricordiamo La stanza rossa (1879), Il figlio della serva (1886), La signorina Giulia (1888) e Il sogno (1901).

    Franco Perrelli, professore ordinario, insegna Discipline dello Spettacolo ed Estetica presso l’Università di Bari. Premio Pirandello 2009 per la saggistica teatrale e Strindbergspris della Società Strindberg di Stoccolma nel 2014, fra le sue recenti pubblicazioni si segnalano: Le origini del teatro moderno (2016), Poetiche e teorie del teatro (2018), On Ibsen and Strindberg. The Reversed Telescope (2019), Kaj Munk e i suoi doppi (2020).




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Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

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