il posto delle parole

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  • Lorena Senestro "La Signorina Felicita ovvero la Felicità"
    Lorena Senestro
    "La Signorina Felicita ovvero la Felicità"
    una produzione Teatro Stabile – Teatro della Caduta
    con Lorena Senestro e Andrea Gattico (pianoforte)

    Teatro Gobetti
    11-16 maggio 2021

    Al Teatro Gobetti di Torino, per la stagione Diversamente Classico Primavera/Estate 2021 dall’11 al 16 maggio 2021 ritorna Lorena Senestro con la Signorina Felicita ovvero la felicità, una produzione Teatro Stabile – Teatro della Caduta , proposto con un nuovo allestimento, la regia di Massimo Betti Merlin e le musiche di Andrea Gattico.
    Lo spettacolo è andato in scena la prima volta nel 2016, programmato nella stagione del Teatro Stabile e in seguito più volte replicato sulla scena nazionale . Nelle vesti della signorina Felicita, Lorena Senestro propone una personalissima interpretazione del celebre “salottino in disuso” di Guido Gozzano, accompagnata al pianoforte da Andrea Gattico, che ricorda il pianista da tabarin torinese, con quell'ironia tipica e quel ”senso buffo d’ovo e di gallina” che pervade le poesie di Gozzano. Felicita è appartenuta davvero alla biografia del poeta, ma con un nome diverso. Nello spettacolo la ritroviamo nel salotto della sua “casa centenaria”, imprigionata dai ricordi e anch'essa “in disuso”, sempre nubile, in compagnia del cucù e del mobilio che assumono, come fantasmi, proporzioni smisurate. Immobilizzata nel tempo sospeso dell’attesa, spera nel ritorno di Guido.
    Ma Guido non tornerà più: stroncato a trentadue anni dalla tubercolosi, è vivo solo nei ricordi di giovinezza di Felicita. Una esistenza di provincia, spesa in compagnia del padre e ravvivata dall'emozione degli incontri con Guido, il “poeta vagabondo”, suo primo e forse unico innamorato.
    Gozzano si presenta allo stesso tempo come scrittore e come personaggio, a metà strada, come aveva avuto modo di sottolineare Eugenio Montale, tra antico e nuovo, tra cultura romantico-verista e decadente, con le sue rime irripetibili in cui ritmo, suono, immagini, senso, si fondono mirabilmente, lasciando dietro di sé lo spettro di passeggiate e giardini, fondali torinesi, atmosfere e malinconie dettate dalla contemplazione del passato. La breve e malinconica trama della biografia di Guido Gozzano ha sempre agito sopra i lettori della sua opera poetica con una irresistibile forza di suggestione: esteta, dandy, incapace di vivere pienamente la vita - «il triste che cerca l’amore per il mondo, vizioso fanciullo viziato, sulle orme del piacere vagabondo».
    Lorena Senestro lavora alla drammaturgia come Felicita con le camicie del padre: cuce pazientemente, con lavoro accurato, solo quegli estratti dei versi in grado di prendere vita sul palcoscenico, passati al vaglio della prova pratica dell’attore sulla scena. Un procedimento di scrittura scenica che accompagna il suo lavoro dagli esordi – prima con Leopardi e poi con Flaubert - una selezione di emergenze verbali utili non tanto a raccontare, quanto principalmente a mostrare e far rivivere direttamente allo spettatore l’esperienza del personaggio. Di Felicita in questo caso.


    Lorena Senestro
    “Tornare con questo spettacolo a Torino per me è straordinario perché è stato allestito e ha preso forma proprio sul quel palcoscenico, al Teatro Gobetti che ha ospitato il mio primo vero debutto ufficiale - con “Madama Bovary” nel 2011. Lo frequenta un pubblico speciale che si ritrova facilmente nei versi e nella sensibilità di Gozzano e coglie un livello di lettura ulteriore, tipicamente piemontese. Dopo le repliche in altre piazze per me è come tornare a casa, ma in un momento in cui la reclusione culturale di Felicità nella sua casa della campagna piemontese offre nuove interpretazioni: Felicita è rinchiusa in un universo di paese rassicurante che lei ama, ma il suo amore per Guido tradisce una sete di conoscenza, di allargamento degli orizzonti, di fuga che molti di noi stanno vivendo, rinchiusi ciascuno nel 'salotto' più o meno...
    15 min
  • Ersilia Rossini, Beatrice Zanelli
    Ersilia Rossini, Beatrice Zanelli
    Pinacoteca Giuseppe Augusto Levis
    Chiomonte
    https://www.associazionearteco.it/pinacoteca-giuseppe-augusto-levis-di-chiomonte-to/


    La Pinacoteca G.A. Levis si rinnova: un nuovo allestimento accoglie il pubblico nel 2021
    una residenza d’artista e tante novità


    Riapre al pubblico la Pinacoteca Giuseppe Augusto Levis con una veste totalmente rinnovata, ideata delle curatrici Ersilia Rossini e Beatrice Zanelli di ARTECO, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Luoghi della Cultura”. Ospitata nelle splendide sale del cinquecentesco palazzo già Paleologo di Chiomonte, la Pinacoteca G.A. Levis accoglie un prezioso nucleo di opere, realizzate dall’artista chiomontino durante i primi vent’anni del Novecento, accanto alla neonata Collezione Etnografica.
    Il Comune di Chiomonte, con la collaborazione delle associazioni ARTECO e L’Eigo y Cuento, intende dare una visibilità nuova a questo patrimonio di grande valore in memoria di Paolo Nesta, storico dell'arte impegnato in numerosi studi sul patrimonio della Valle di Susa e già conservatore della Pinacoteca Levis, mancato prematuramente nel 2019. Il nuovo allestimento, oltre a illustrare il percorso artistico di Levis, ne testimonia l’attenzione pittorica nei confronti della sua terra natia e ricostruisce il contesto nel quale soggiornava.

    Le opere della collezione permanente trovano spazio in tre ampie sale che si sviluppano su un asse cronologico e tematico: i paesaggi di montagna e la pittura en plein air del primo periodo (sala 1); le opere che testimoniano le impressioni raccolte nei viaggi all’estero che precedono la Prima Guerra Mondiale (sala 2); le testimonianze dal fronte della Grande Guerra e il ritorno al paesaggio alpino dell’ultimo periodo (sala 3). Un ulteriore ambiente accoglie oggi i grandi formati realizzati in stagioni pittoriche diverse ma accomunati da soggetti legati ai mestieri contadini o alle antiche tradizioni della comunità montana chiomontina. Quest’ultima sala costituisce un ideale trait d’union con lo spazio adiacente che ospita la neonata Collezione Etnografica del museo e la ricostruzione dell’aula dell’Asilo Infantile di Chiomonte. Con il riallestimento una sala è stata interamente dedicata alle mostre temporanee che prenderanno avvio dai prossimi mesi.

    In continuità con il desiderio di valorizzare il patrimonio culturale, inteso non come deposito passivo della memoria storica, ma come strumento vivo di cittadinanza e stimolo per la creatività e il lavoro culturale, nasce l’esigenza di curare una serie di residenze per coinvolgere fotografi e artisti contemporanei nella rilettura delle opere della collezione Levis e confrontarsi con il contesto della Val di Susa: la sua natura, le sue tradizioni e le sue comunità, al fine di incrementare le collezioni civiche con un nucleo di opere contemporanee. Per la prima residenza ARTECO, in collaborazione con JEST – spazio per la fotografia, ha selezionato la giovane fotografa Arianna Arcara, con il progetto Altra versione dello stesso paesaggio risultato vincitore dell’avviso pubblico “Strategia Fotografia 2020” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

    Alla sua riapertura, la Pinacoteca G.A. Levis accoglierà il suo pubblico con una nuova identità visiva progettata da Studio Grand Hotel (Paolo Berra e Christel Martinod), che ha disegnato il carattere tipografico “Chiomonte”. Si tratta di una libera interpretazione del carattere dipinto a mano (o per meglio dire "ripassato") presente sulle targhe toponomastiche del comune di Chiomonte. Elemento chiave dell'identità visiva del museo, costituisce così il collegamento al territorio e per sua natura si inserisce con semplicità ed eleganza nella...
    18 min
  • Fabio Fiori "Isolario italiano"
    Fabio Fiori
    "Isolario italiano"
    Storie, viaggi e fantasie
    ediciclo editore
    https://www.ediciclo.it/


    “Sono solo a bordo, mollo gli ormeggi, sciolgo le vele. Metto la prua sull’infinito; non cerco niente, provo a sedare notturne ansietà d’isole.

    Un isolario sentimentale, un viaggio tra isole reali e fantastiche, passate e presenti, emerse e sommerse. Capri, Elba, Ponza, Procida, Stromboli, San Francesco del Deserto, San Pietro e altre isole italiane, raggiunte a vela, a remi, o con quei piccoli affascinanti traghetti che fanno la spola con il continente. Esplorate a piedi o in bici, ma anche a nuoto. Asteria, Utopia, Ferdinandea, isole sognate, davanti a vecchie carte manoscritte o a nuove fotografie satellitari. Comunque le si raggiunga, le si esplori o le si sogni, le isole rimangono luoghi dell’anima, dove è più facile ascoltare se stessi e gli altri, la natura e la storia. La loro quotidianità ci affascina, la loro straordinarietà ci ammalia; siamo affetti da insulomania.

    Fabio Fiori (Rimini, 1967), marinaio, girovago e scrittore. L’ultimo libro è L’odore del mare. Piccole camminate lungo le rive mediterranee (Ediciclo, 2019). Altri libri pubblicati sono:
    Vela libre (Stampa Alternativa, 2012), Ánemos. I venti del Mediterraneo (Mursia, 2012), Thalassa. Le acque del Mediterraneo (Mursia, 2014), Erba buona (Stampa Alternativa, 2018). Ha scritto e narrato storie di mare e di viaggio per Rai Radio 3. Collabora con: Osservatorio Balcani Caucaso, L’Indice dei Libri del Mese, Bolina.




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    23 min
  • Gianni Bugno "Per non cadere"
    Gianni Bugno
    "Per non cadere"
    La mia vita in equilibrio
    con Tiziano Marino
    Prefazione di Romano Prodi
    Baldini + Castoldi
    https://www.baldinicastoldi.it/


    Milano-Sanremo, Giro d’Italia – indossando la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa – Coppa del Mondo, due Mondiali consecutivi, due Alpe d’Huez, due podi al Tour de France, un Giro delle Fiandre. Erano i primi anni Novanta e Gianni Bugno faceva sognare una Nazione intera.
    A trent’anni dai suoi più grandi successi, Bugno si racconta nella sua prima autobiografia. Lo fa con quello stile, umile e signorile, che lo ha sempre caratterizzato. Una persona di poche parole, divenuta suo malgrado mito. Lui che odiava le interviste, lui che odiava le luci della ribalta, capace nonostante il carattere schivo di far innamorare migliaia di appassionati in tutto il mondo. Un viaggio in quello che è stato l’ultimo ciclismo prima dell’era moderna, prima degli scandali doping, senza radioline, misuratori di potenza o allenamenti computerizzati. L’ultimo ciclismo ancora a sensazioni, battiti cardiaci ed emozioni, raccontato da chi quel ciclismo lo ha dominato. Gli scontri con altri giganti delle due ruote: da Kelly a LeMond, da Jalabert a Indurain fino alle guerre intestine con El Diablo Chiappucci.
    Un passato glorioso al quale Bugno guarda senza nostalgia. Appesa la bicicletta al chiodo, ha voltato pagina e si è messo a pilotare elicotteri. La bici però è rimasta nel suo cuore, per questo oggi è il presidente dell’Associazione mondiale dei corridori professionisti, capo-sindacalista di quella che è stata la sua (prima) vita. Di quello sport che – ahilui – lo ha reso leggenda.


    Gianni Bugno (1964) è un ex ciclista, oggi elicotterista e presidente del CPA. Professionista dal 1985 al 1998, fu Campione del mondo su strada nel 1991 e nel 1992. Si aggiudicò nove vittorie di tappa al Giro d’Italia, nonché la maglia rosa nel 1990, oltre a quattro frazioni al Tour de France e due alla Vuelta a España. Fece inoltre sue una Milano-Sanremo, un Giro delle Fiandre e due Campionati italiani su strada. In carriera ottenne 72 vittorie totali. Considerato uno degli ultimi corridori in grado di competere ai massimi livelli sia nelle classiche di un giorno sia nelle grandi corse a tappe, nel 1990 e nel 1991 fu inoltre il numero uno della classifica mondiale UCI.


    Tiziano Marino (1988) è un giornalista freelance. Dal 2014 al 2018 ha vissuto a Hollywood, Los Angeles, dove ha lavorato come corrispondente per l’agenzia Kika Press & Media scrivendo di cinema e tv per «Vanity Fair», «Best Movie», «D la Repubblica», Ansa, Yahoo, «GQ», «Sky Mag», «Il Secolo XIX», «il Giornale», «Il Mattino» e «Il Messaggero». Attualmente è il responsabile comunicazione dell’U.C. AlbinoLeffe. Collabora anche con «La Gazzetta dello Sport».
    Coautore dell’autobiografia di Damiano Cunego, Purosangue. Il Piccolo Principe, un campione a pane e acqua (2019), dell’autobiografia di Dario Hübner, Mi chiamavano Tatanka. Io, il re operaio dei bomber di provincia (2020) e dell’autobiografia di Gianni Bugno, Per non cadere. La mia vita in equilibrio (2021), tutti pubblicati con Baldini+Castoldi.



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    18 min
  • Fredo Valla "Bogre. La grande eresia europea"
    Fredo Valla
    "Bogre. La grande eresia europea"


    Presentazioni film:
    Torino, 8 maggio - Cinema Massimo - Sala Cabiria | ore 15
    Saluzzo 28 e 29 maggio - Cine Teatro Magda Olivero
    e altre a seguire, in Italia e all'estero.



    Bogre. La grande eresia europea racconta un lungo viaggio sulle tracce di Catari e Bogomìli, eretici del medioevo diffusi dai Balcani all’Occidente europeo. In lingua d’oc bogre (si legge bugre) significa bulgaro, ma da secoli la parola ha assunto il significato di inetto, babbeo, di colui che maschera la verità. Dal XII secolo bogre divenne un insulto diretto ai Catari d'Occitania, assimilati al movimento dei Bogomìli bulgari, da cui il catarismo occidentale derivava: questo rapporto è la testimonianza di un medioevo tutt’altro che buio e immobile, nel quale le idee viaggiavano da un capo all'altro dell'Europa. Girato attraverso Bulgaria, Italia, Occitania, Bosnia e in cinque lingue (bulgaro, francese, occitano, italiano e bosniaco), il film ricostruisce le relazioni tra i due movimenti. Storia di idee, di religioni, di incontri, di persone, di poteri, Bogre parte da una persecuzione dimenticata per fare luce sulle intolleranze del passato e del presente. «Le vicende di questi eretici – spiega il regista – trovano un parallelo in storie a noi più vicine, come la Shoah, il genocidio armeno, l’intolleranza verso chi e diverso da noi e viene a “invadere” l’Occidente civilizzato: i bogre di oggi. È una storia estirpata dai libri di storia, ma che, purtroppo, ritorna puntuale nel corso dei secoli».






    Bogre. La grande eresia europea di e con Fredo Valla, con la partecipazione di Giovanni Lindo Ferretti e Olivier de Robert e con Muriel Batbie-Castell, Gérard Zuchetto, Alain Vidal, Luca Occelli, Dario Anghilante; produzione Chambra d’Oc - IncandenzaFilm - Lontane Province Film con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Doc Film Fund, Stefan Nojkov Foundation e Fondazione Shapdiz di Sofia, CIRDOC Institut de cultura occitana, Istituto Lorenzo de Medici, Centro Ivan Dujcev, Espaci Occitan (Italia 2020, 200’)
    Un film documentario girato in cinque lingue (bulgaro, francese, occitano, italiano e bosniaco) e dedicato alla storia dei “Bogre”, ossia dei Bogomìli bulgari, cristiani dualisti, e della loro filiazione in Occidente, i Catari della Francia del Midì (l’Occitania dei Trovatori), dell’Italia settentrionale e centrale, delle Fiandre, della Germania e della Bosnia. Partendo da un ricordo legato all’utilizzo della parola occitana bogre da parte del padre, il regista e la sua troupe intraprendono un viaggio attraverso Bulgaria, Italia, Occitania, Bosnia alla ricerca delle relazioni culturali e religiose tra i due movimenti eretici medioevali e alla riscoperta di una storia rimossa di persecuzione che offre un’occasione per riflettere sulle intolleranze del passato e del presente.

    Fredo Valla (Sampeyre, 1948) è documentarista, sceneggiatore e regista. Si è formato con Mario Brenta e Toni Di Gregorio a Ipotesi Cinema, scuola diretta da Ermanno Olmi, dove ha realizzato i primi documentari sui temi poi ricorrenti in tutta la sua carriera (montagna, cultura occitana, guerra, religioni, questioni nazionali). Con Giorgio Diritti scrive Il vento fa il suo giro, finalista al David di Donatello del 2008 (e candidato nella categoria “migliore sceneggiatura”), e Un giorno devi andare, presentato al Sundance Film Festival nel 2012. Nel 2013 fonda “L'AURA, scuola di cinema di Ostana”. Negli stessi anni collabora con Pupi Avati alla realizzazione di diversi documentari televisivi. Gli ultimi lavori sono Più in alto delle nuvole, dedicato all'impresa del primo trasvolatore delle Alpi nel 1910, Géo Chavez, e Non ne parliamo di questa guerra, dedicato ai disertori e agli ammutinamenti dei militari italiani durante la Grande Guerra. Fra il 2014 e il 2018 partecipa alla scrittura e sceneggiatura di...
    33 min
  • Caterina Soffici "Quello che possiedi"
    Caterina Soffici
    "Quello che possiedi"
    Feltrinelli Editore
    https://www.feltrinellieditore.it/


    Clotilde Brunori Princi ha ottantadue anni, è elegante, impeccabile ed eccentrica come è sempre stata: il tempo e la malattia hanno sbiadito la sua bellezza, ma non la sua tempra. Sua figlia Olivia è in piena crisi di mezza età: vegetariana, ossessionata dalla forma fisica, corre per non pensare alla propria vita intrappolata fra un marito sempre più distante, i figli ormai cresciuti e quella madre così difficile.
    Una mattina d’autunno Clotilde sparisce da Villa del Grifo, la dimora di famiglia sulle colline di Firenze. Non è uno dei brevi viaggi – molto chiacchierati dagli avventori del bar tabacchi delle Tre Vie – di quando, prima ragazza e poi giovane sposa, partiva a bordo della sua Lancia Aurelia. Nessuno può saperlo, ma la nuova fuga ha a che fare con qualcosa di doloroso accaduto nel suo passato, qualcosa che è sempre stato occultato dietro la ricchezza e il privilegio. Ma quello che possiedi finisce per possederti: con l’approssimarsi della fine Clotilde è costretta ad affrontare i suoi demoni, e Olivia si ritrova suo malgrado coinvolta nella resa dei conti. A lei la scelta se continuare sulla strada
    della sottomissione e della negazione o prendere in mano il suo destino, per dimostrare prima di tutto a se stessa che ognuno può scrivere il proprio futuro.
    Caterina Soffici ci racconta le ferite e il coraggio di una madre e di una figlia, un’intensa storia di ribellione e riscatto che è anche l’affresco – lucidissimo e al tempo stesso struggente – di una città e di una di società che, quanto più vede crollare le proprie certezze, tanto più si abbarbica ai suoi vezzi e alle sue cerimonie.

    Troppa bellezza ammazza i luoghi e chi li abita.



    Caterina Soffici vive a Londra. Per Feltrinelli ha pubblicato Ma le donne no (2010), Italia yes Italia no (2014) e Nessuno può fermarmi (2017). Crede nel potere delle parole di cambiare la vita e per questo collabora con il Ministry of Stories, il laboratorio di East London dove si insegna a bambini e ragazzi l’importanza della creatività, del racconto e della memoria. Collabora con "La Stampa" e “Vanity Fair”.



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    37 min
  • Marianna Vianello "Kid Pass Days"
    Marianna Vianello
    Fondatrice e CEO "Kid Pass"
    https://kidpass.it/


    Kid Pass Days 2021
    100 eventi in 100 spazi culturali da tutta Italia. Appuntamenti online e in presenza, per festeggiare insieme la ripartenza della cultura

    In arrivo un nuovo weekend dedicato alle famiglie: il 15 e 16 maggio 2021 musei, palazzi e parchi d’Italia ospitano la più grande rassegna di eventi per bambini

    KID PASS DAYS 2021: 100 EVENTI IN 100 SPAZI CULTURALI DA TUTTA ITALIA. APPUNTAMENTI ONLINE E IN PRESENZA, PER FESTEGGIARE INSIEME LA RIPARTENZA DELLA CULTURA

    In arrivo la settima edizione della grande maratona nazionale di appuntamenti per scoprire l’arte, la storia, la cultura e la scienza, a misura di bambino.
    Iniziative a Milano, Roma, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo e in tante altre città italiane


    È in arrivo la settima edizione di Kid Pass Days, la più grande maratona di eventi dedicati alle famiglie che si terrà nel weekend del 15 e 16 maggio 2021.
    Dopo la speciale edizione tutta digitale dello scorso anno, l’edizione 2021 sarà sia in presenza, con laboratori e visite guidate, sia digitale, con speciali contenuti a portata di smartphone, tablet, pc e smart tv, appuntamenti in diretta streaming e sui social.
    Sono oltre 100 gli appuntamenti in 100 spazi culturali italiani, tra i più importanti musei, palazzi storici e parchi d’Italia, uniti in un programma che coniuga l’alto valore educativo e culturale ad un apprendimento all’insegna del gioco e del divertimento.
    Una nuova pioggia di adesioni per la più grande rassegna di eventi di edutainment in Italia che, in questo particolare anno, diventa un modo per ripartire tutti insieme attraverso la cultura, con un invito a provare nuove attività che avvicinano all'arte, alla scienza e alla tecnologia. Sono tre le aree tematiche da esplorare, per tutti i gusti e le età: Piccoli Artisti; I love History; A tutta Scienza.

    Gli eventi che animeranno le città andranno da Trento a Palermo, passando per Milano, Torino, Genova, Venezia, Firenze, Bologna, Roma, Napoli e tanti altri centri.
    In programma anche un appuntamento tutto digitale: lo Special Live Day che andrà in onda il 16 maggio, dalle ore 10.00 alle 18.00. La maratona streaming inaugurerà con la riapertura di Città della Scienza di Napoli e l’intervento del presidente prof. Riccardo Villari, per poi condurre i piccoli spettatori tra le sale del Museo del Novecento e del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. In diretta anche un laboratorio sul paesaggio campestre curato da Raccolta Lercaro di Bologna e una speciale lezione su come estrarre i colori della natura insieme ad Aboca Museum di Sansepolcro. Parte da Torino il viaggio nel tempo dal Medioevo al Settecento, con Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso e la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia i piccoli spettatori potranno conoscere un vero alchimista grazie all’autrice Stella Nosella. Infine, un viaggio virtuale oltremanica per conoscere il Museum of London insieme a Pingu’s English Italia e fino alla Genova del 1500 con l'Orto della Cultura con l'autrice de L'Orlando avventuroso - La congiura dei Fieschi, Federica Saini.

    Alcuni dei protagonisti e delle attività di Kid Pass Days: vivace la proposta di Milano, che vede per la prima volta la partecipazione del PAC – Padiglione Arte Contemporanea, insieme al Museo di Storia Naturale e del Parco Montanelli, dove i bambini scopriranno la paleontologia in gioco; al Museo Civico Archeologico avrà luogo una speciale maratona nella antica città di Milano, da concludere a colpi di quiz; tornano anche quest’anno le Gallerie d’Italia, il Museo Poldi Pezzoli e la Veneranda Fabbrica del Duomo.
    In diretta dalla Basilica di Superga di Torino il laboratorio per realizzare una...
    17 min
  • Mario Dal Bello "Morte al papato!"
    Mario Dal Bello
    "Morte al papato!"
    Il duello tra Napoleone e Pio VII
    Città Nuova Editrice
    https://www.cittanuova.it/


    La vicenda dei rapporti difficili tra il Generale e il Pontefice, fra il Condottiero conquistatore e l’ex monaco capo di una Chiesa cattolica frantumata dalla Rivoluzione francese. L’Imperatore dominante vuole ridurre il pontefice a suo “cappellano” e Pio VII che resiste, passando anni fuori da Roma in prigionia. Sullo sfondo grandi personaggi: gli ambigui Talleyrand e Fouché, il principe Metternich, Giuseppina Beauharnais, i cardinali Consalvi e Fesch, la madre di Napoleone nei primi quindici anni drammatici del secolo XIX fino all’esilio di Napoleone a Sant’Elena.

    "Un tale personaggio dallo spirito "universale" si è incontrato, scontrato con una forza dalla vocazione altrettanto universale: il papato, ridotto allo stremo in una cristianità divisa, agitata, confusa e sofferente dopo un doloroso martirio. C'è voluto un altro eroe, senza armi e potere se non quelli dell'audacia e della mitezza, per riportare la sua Chiesa all'unità e ricomporre i frammenti nella sua dimensione più propria, quella dello spirito...
    Non sarà infine che la grandezza dei due "eroi" risieda anche in qualcosa di più profondo del successo o del mito, cioè la capacità del papa di perdonare i Bonaparte e di accoglierli a casa sua, e quella di Napoleone di accettare infine l'umiliazione di Sant'Elena?"


    Mario Dal Bello è giornalista, scrittore, critico d’arte cinema e di musica. Dal 1990 al 2012 è stato responsabile della sezione Arte e spettacolo della rivista Città Nuova. Ha collaborato con Il Sole 24 Ore online. Dal 1997 fa parte della Commissione nazionale valutazione film della Cei e della giuria del David di Donatello. Alcuni suoi testi di cinema sono stati presentati ai festival di Venezia, Torino e Pesaro. Ha pubblicato una trentina di libri. Lavora per riviste ed eventi culturali. Già docente di Letteratura italiana in Italia e all’estero, insegna Storia dell’arte all’Università Lateranense a Roma, dove vive.



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    29 min
  • Giorgio Pestelli "Beethoven e Napoleone"
    Giorgio Pestelli
    "Il 5 maggio 2021: 200 anni dalla morte di Napoleone"
    Beethoven, Sinfonia n. 3 - L'Eroica

    Sinfonia n. 3 - L'Eroica
    La Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore Op. 55, fu composta da Ludwig van Beethoven fra il 1802 e 1804. Fu eseguita privatamente per la prima volta il 9 giugno 1804 (e in mesi successivi) e pubblicamente il 7 aprile 1805 diretta dal compositore.

    La sinfonia fu inizialmente scritta per Napoleone e rappresenta la sintesi di tutta l'aspirazione all'epos riscoperta negli anni della rivoluzione. In essa si avverte la volontà di tenere insieme la musica e la realtà che già era stata avvertita, se pur in forma primitiva, nella pièce à sauvetage, nella marcia, nell'inno e nel pezzo strumentale a programma.

    Beethoven, che come Hegel aveva visto nel generale corso "cavalcare lo spirito del mondo", gli indirizza una dedica, dedica che in seguito disconoscerà in un impeto di sdegno, strappando il frontespizio dell'opera, a seguito della sua incoronazione a imperatore. Proprio per questa delusione la sinfonia sarà quindi definitivamente intitolata (in italiano) "Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand'uomo".

    Il dedicatario definitivo sarà il principe Lobkowicz, un aristocratico boemo appassionato di musica e buon violinista dilettante, che ospitò nel proprio palazzo la prima esecuzione.





    «Si dice che la musica dovrebbe aiutarci a non essere soli con i nostri guai o il nostro disordine; a tenerci compagnia, ma senza annoiarci o prenderci per la giacca, o addirittura rapirci troppo in alto. Ma non tutti i capolavori ne sono capaci: un caso del genere è quello della Quinta sinfonia, che a sentirla bene è come mettersi un leone in casa, tanta è la violenza con cui ci sommerge, la tensione continua che ci impone nel suo corso travolgente».



    Giorgio Pestelli è professore emerito dell’Università di Torino dove ha insegnato Storia della musica. Critico musicale della «Stampa», è stato direttore artistico dell’Orchestra e Coro della Rai di Torino. Fra le sue pubblicazioni: L’età di Mozart e Beethoven (Edt, 1979); Canti del destino. Studi su Brahms (Einaudi, 2000); Gli immortali (Einaudi, 2004); per i tipi della Donzelli, Il genio di Beethoven. Viaggio attraverso le nove Sinfonie (2016; nuova ed. 2020, con un capitolo sulle Ouvertures), L’anello di Wagner (2018).


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    22 min
  • Monica Poggi "Lisette Model. Street Life"
    Monica Poggi
    "Lisette Model. Street Life"
    Camera Torino
    Mostra aperta fino al 4 luglio 2021
    http://camera.to/


    La mostra dedicata a Lisette Model, a cura di Monica Poggi, è la prima antologica realizzata in Italia. Con una selezione di oltre 130 fotografie, l’esposizione ripercorre la carriera dell’artista sottolineandone l’importanza avuta negli sviluppi della fotografia degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Il suo nome è spesso associato al periodo di insegnamento, durante il quale ha avuto come allievi diversi autori che sarebbero poi diventati a loro volta fotografi fra i più celebri del Novecento, come Diane Arbus e Larry Fink. La sua influenza, tuttavia, ha avuto un raggio d’azione ben più vasto, anche grazie a una spiccata capacità nel cogliere con ironia e sfrontatezza gli aspetti più grotteschi della società americana del dopoguerra. Nel periodo di maggiore crescita per gli Stati Uniti, dove tutto sembrava proteso verso il più roseo futuro, ha ‘osato vedere’, la realtà in tutte le sue forme, anche in quelle meno piacevoli. Le inquadrature ravvicinate, l’uso ricorrente del flash, i contrasti esasperati sono tutti espedienti volti ad accentuare le imperfezioni dei corpi, gli abiti appariscenti, la gestualità sguaiata. Non c’è interazione fra Model e i suoi soggetti, colti tendenzialmente all’improvviso, mentre mangiano, cantano o gesticolano goffamente, trasformati dai suoi scatti in personaggi da osservare e indagare. La strada, gli anfratti del Lower East Side e i bar sono per lei i palcoscenici perfetti sui quali agiscono ignari attori di un’irriverente commedia umana. Questa sua rivisitazione personale all’approccio documentario la rende, di fatto, precorritrice di un modo di utilizzare la fotografia che troverà poi piena realizzazione con gli autori dell’epocale mostra “New Documents” al MoMA nel 1967.

    Il percorso di mostra prende avvio in Francia, dove Model inizia a fotografare negli anni Trenta grazie agli insegnamenti della sorella Olga. In questo periodo realizza Promenade des Anglais, una delle sue serie più note, dedicata alla borghesia pigra e decadente che passa l’estate in villeggiatura a Nizza, e racconta la vita dei parigini che trascorrono le loro giornate fra le strade della città. Dopo il trasferimento negli Stati Uniti inizia sistematicamente a fotografare gli abitanti di New York con uno sguardo sprezzante e ironico, realizzando alcune delle sue immagini più iconiche. In mostra, tuttavia, saranno presenti anche progetti meno conosciuti, come il reportage dedicato alla Lighthouse di San Francisco, organizzazione che offre lavoro e assistenza a persone cieche o quello realizzato durante le gare equestri a Belmont Park. La città è presente anche nelle prime serie realizzate subito dopo il suo arrivo: Reflections e Running Legs, dove viene ritratta attraverso i riflessi creati dalle vetrine dei negozi e attraverso le gambe di frenetici passanti. Le merci e gli edifici si fondono e confondono con le persone che passeggiano, in un insieme che è al contempo surreale e documentario. Non mancano ovviamente anche i suggestivi scatti realizzati all’interno dei locali di musica Jazz, da lei stessa definiti come luoghi dove ricercare la vera essenza degli Stati Uniti. Fra i personaggi da lei ritratti in questo contesto troviamo alcuni dei grandi di questo genere, come Bunk Johnson, Count Basie, Dizzy Gillespie, Bud Powell, Percy Heath, Chico Hamilton, Ella Fitzgerald e Louis Armstrong.

    La mostra è realizzata grazie alla collaborazione con la mc2gallery di Milano, la Galerie Baudoin Lebon, di Parigi e la Keitelman Gallery di Bruxelles.

    La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.



    Lisette Model­ (Vienna, 1901 – New York, 1983)
    Cresciuta in una famiglia dell’alta borghesia viennese, Lisette Model si dedica allo studio della...
    17 min

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