il posto delle parole

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  • Alberto Pirni "Etica per le istituzioni"
    Alberto Pirni, Francesco Merloni
    "Etica per le istituzioni"
    Un lessico
    Prefazione di Raffaele Cantone
    Donzelli Editore
    https://www.donzelli.it/


    Quando si parla di «responsabilità pubblica» o «dovere istituzionale», di «burocrazia» o «corruzione», ci si imbatte in una serie di parole certo largamente utilizzate, ma secondo un significato spesso troppo semplificato, non di rado mal compreso, in alcuni casi stravolto. In un’epoca di grandi mutamenti quale quella che stiamo affrontando, il rischio di una svalutazione della dimensione etica che deve guidare a ogni livello l’azione delle istituzioni e la condotta di ciascuno di noi è certo molto concreto.


    Nasce da qui l’esigenza di un ideale lessico per le istituzioni, che illustri agli specialisti, al mondo dei funzionari pubblici e a ogni cittadino quanto ampio e profondo sia il messaggio etico racchiuso in alcune parole «antiche», come queste ultime si siano arricchite di contenuti nuovi – grazie anche all’impulso offerto dall’Autorità nazionale anticorruzione – e come, per il loro tramite, possano inquadrarsi alcune sfide cruciali per il futuro del nostro vivere democratico.
    Partendo dalla nozione più ampia, quella di «etica pubblica», il volume propone dunque alcune parole fondamentali e le relative implicazioni, sotto il duplice profilo etico e giuridico: anticorruzione, integrità, imparzialità, semplificazione, funzionario pubblico, conflitti di interesse, dovere, trasparenza, burocrazia, responsabilità, buona amministrazione.
    Si tratta di parole che non dovrebbero mai essere escluse da ogni lessico delle istituzioni e che, con sempre maggiore consapevolezza, devono continuare a ispirare l’azione che da queste ultime ogni cittadino si attende.



    Alberto Pirni è professore associato di Filosofia morale presso la Scuola Superiore Sant’Anna, dove coordina l’Area di ricerca di Etica pubblica. È docente di Etica pubblica, Ethics of security e Teorie della giustizia.

    Francesco Merloni è stato professore ordinario di Diritto amministrativo all’Università di Perugia. È stato componente, poi presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione dal 2014 al 2020.





    IL POSTO DELLE PAROLE
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    https://ilpostodelleparole.it/
    16 min
  • Francesco Merloni "Etica per le istituzioni"
    Francesco Merloni, Alberto Pirni
    "Etica per le istituzioni"
    Un lessico
    Prefazione di Raffaele Cantone
    Donzelli Editore
    https://www.donzelli.it/


    Quando si parla di «responsabilità pubblica» o «dovere istituzionale», di «burocrazia» o «corruzione», ci si imbatte in una serie di parole certo largamente utilizzate, ma secondo un significato spesso troppo semplificato, non di rado mal compreso, in alcuni casi stravolto. In un’epoca di grandi mutamenti quale quella che stiamo affrontando, il rischio di una svalutazione della dimensione etica che deve guidare a ogni livello l’azione delle istituzioni e la condotta di ciascuno di noi è certo molto concreto.


    Nasce da qui l’esigenza di un ideale lessico per le istituzioni, che illustri agli specialisti, al mondo dei funzionari pubblici e a ogni cittadino quanto ampio e profondo sia il messaggio etico racchiuso in alcune parole «antiche», come queste ultime si siano arricchite di contenuti nuovi – grazie anche all’impulso offerto dall’Autorità nazionale anticorruzione – e come, per il loro tramite, possano inquadrarsi alcune sfide cruciali per il futuro del nostro vivere democratico.
    Partendo dalla nozione più ampia, quella di «etica pubblica», il volume propone dunque alcune parole fondamentali e le relative implicazioni, sotto il duplice profilo etico e giuridico: anticorruzione, integrità, imparzialità, semplificazione, funzionario pubblico, conflitti di interesse, dovere, trasparenza, burocrazia, responsabilità, buona amministrazione.
    Si tratta di parole che non dovrebbero mai essere escluse da ogni lessico delle istituzioni e che, con sempre maggiore consapevolezza, devono continuare a ispirare l’azione che da queste ultime ogni cittadino si attende.



    Francesco Merloni è stato professore ordinario di Diritto amministrativo all’Università di Perugia. È stato componente, poi presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione dal 2014 al 2020.

    Alberto Pirni è professore associato di Filosofia morale presso la Scuola Superiore Sant’Anna, dove coordina l’Area di ricerca di Etica pubblica. È docente di Etica pubblica, Ethics of security e Teorie della giustizia.



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    16 min
  • Giulio Dellavite "Ribellarsi"
    Giulio Dellavite
    "Ribellarsi"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/



    «La storia insegna che ogni ribellione è il desiderio ardito di detronizzare i tiranni che opprimono. Ri-bellarsi, per me, è avere voglia di “tornare al bello“.» Per essere di nuovo belli, «ri-belli» appunto, è necessario partire da qui. Con questo proposito Giulio Dellavite torna alla scrittura completando idealmente il percorso iniziato con il suo libro precedente, Se ne ride chi abita i cieli. E lo fa concentrando lo sguardo all’interno del nostro corpo, poiché si è reso conto di come ci sia bisogno di «un’ecologia umana integrale», di fatto una «ego-logia», per combattere l’inquinamento interiore che ci opprime, ci rende infelici o ci fa perdere la strada.

    Nasce così un viaggio dentro se stessi, per un’ecologia della propria testa, della pancia, delle mani, del passo che ogni scelta fa fare, da cui emerge il bisogno di ripensare la struttura societaria quotidiana fatta di famiglia e di team, di coppie e di single, di affetti e lavoro, di sogni e paure, di progetti e fallimenti, di opportunità e criticità, di amore e di odio. L’esperienza drammatica della pandemia ci ha fatto mancare il fiato, perciò serve la voglia e il coraggio di «tornare al bello». In questo libro ci prova una donna, distinta e brillante, che riflette e pone domande. Ci troviamo sulla carrozza di un treno dove, fermata dopo fermata, salgono a bordo le personificazioni delle nostre parti del corpo. Ecco allora la famiglia del Signor Testa, con la madre Bocca e i tre figli Vista, Udito, Naso; poi la PANCIA (Progetto Atletico New-Educational: Calcio Incontro & Agonismo) che con la sua complessità energetica si presenta come una squadra di calcio con i suoi undici giocatori: Cuore, che è il capitano, i due Polmoni, i due Reni, poi Stomaco, Milza, Fegato, Intestino, Ombelico e Pudenda. Salgono quindi le mani, Dexter e Sinny, una coppia felice grazie al loro tenersi e mantenersi, supportarsi e sopportarsi. Per ultimo, la nostra protagonista incontra un single, il piede, nei panni del signor Passo, perché si può fare solo un passo per volta. Da questa intensa catena di incontri, scambi e dialoghi nasce un libro spiritoso, nel duplice senso di divertente e spirituale. Non ci resta quindi che metterci comodi e seguire l’autore in questo viaggio alla scoperta del nostro corpo, perché «fidarsi è bene, ma ribellarsi è meglio».







    Giulio Dellavite, sacerdote dal 1996, dopo aver svolto alcuni anni di ministero parrocchiale e aver lavorato in Santa Sede come Officiale della Congregazione per i Vescovi, oggi è Segretario Generale della Curia di Bergamo. Ha conseguito il dottorato in Diritto Canonico a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana nel 2006. Collabora con alcune università, tiene corsi di formazione, è impegnato nel mondo della comunicazione e dei social. È autore di All'angelo della Chiesa scrivi. Autorità e autorevolezza nella Chiesa (2007) e Munus Pascendi. Autorità e autorevolezza, leadership e tutela dei diritti dei fedeli in un atto amministrativo (2011). Da Mondadori ha pubblicato Benvenuti al ballo della vita (2011) e Se ne ride chi abita i cieli. L'abate e il manager: lezioni di leadership tra le mura di un monastero (2019), Ribellarsi (2021).



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    18 min
  • Jacopo Masini "Polpette"
    Jacopo Masini
    "Polpette"
    e altre storie brevissime
    Illustrazioni di Rossana Capasso
    Del Vecchio Editore
    https://www.delvecchioeditore.it/


    Folgoranti e paradossali, le micro narrazioni di Jacopo Masini sono degli efficaci esperimenti linguistici e letterari. Quante parole servono per rendere una storia significativa e indimenticabile? La qualità di una storia è connessa al numero delle righe in cui è narrata? Le storie e le fiabe brevissime di Jacopo Masini riescono a costruire e decostruire immaginari, mondi letterari, orizzonti mitici. Passiamo di pagina in pagina come leggendo una guida in una galleria d’arte: ogni ritratto offre la possibilità di un’esperienza che va ben oltre lo stupore del primo sguardo. Ogni parola è scelta con la cura del miniaturista e con l’intelligenza del narratore consapevole. Il risultato è un ironico, a volte crudele, affresco delle piccinerie umane che offre come compenso la meraviglia nei confronti delle infinite possibilità della letteratura e un’arte che con la sua potenza sovverte le regole e inganna ogni prospettiva





    «Ed è proprio, semplicemente leggendo Polpette, che si scopre una scrittura permeata dall’impronta di uno sperimentalismo scrittorio un poco di scuola. Una scuola, però, in cui la letteratura potenziale passa all’atto, in cui il gioco non è mai fine a se stesso.»
    Critica Impura




    Jacopo Masini
    Nato a parma nel 1974, è redattore e responsabile della comunicazione di SaldaPress. Ha collaborato a lungo con la scuola Holden di Torino e da oltre dieci anni tiene corsi di scrittura creativa. È autore di romanzi, racconti, testi teatrali pubblicati in antologie da Transeuropa, Feltrinelli, Fandango, Epika Edizioni



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    21 min
  • Elisa Biagini "Poesia come ossigeno"
    Elisa Biagini - Antonella Anedda
    "Poesia come ossigeno"
    Per un'ecologia della parola
    A cura di Riccardo Donati
    Chiarelettere Editore
    http://chiarelettere.it/


    Il desiderio e il dovere di un confronto con noi stessi, con gli altri, col mondo circostante e col tempo in cui viviamo: la poesia è oggi più che mai un linguaggio capace di affrontare la complessità del reale senza lasciarsi abbagliare e fagocitare dai facili miti del momento.

    Questo volume nasce da un confronto tra due poetesse e un critico che dialogano tra loro sul senso di scrivere e leggere versi oggi. Raccoglie inoltre un’antologia commentata di alcune delle più significative voci poetiche di ogni tempo e latitudine: Alcmane, Ovidio, Osip Mandel’štam, Emily Dickinson, Elizabeth Bishop, Anne Sexton, Zbigniew Herbert, Bartolo Cattafi, Andrea Zanzotto, Eugenio Montale, Paul Celan, Franco Fortini, Anne Carson, Adrienne Rich, Lucille Clifton. Il libro si chiude con una riflessione delle due autrici sulla natura e la pratica della loro scrittura. Parole e non fatti, si dice correntemente, con un certo disprezzo. Ma – come sottolinea Riccardo Donati nelle prime pagine di questo libro – i fatti sono cose concluse, statiche, sono participi passati. Le parole, invece, sono faccende, sono le cose che avvengono, che circolano tra noi. Sono, insomma, il mezzo gerundio della realtà in divenire. E questa realtà, interiore o esteriore che sia, è complessa… Ciò che la poesia fa, quando è frutto di studio e rigore, passione e sincero coinvolgimento, è esattamente questo: dire in forma sintetica la complessità.” Poesia come ossigeno. Per un’ecologia della parola è un libro rivolto a chi già legge poesia e ancor più a chi non la legge ma intende fermarsi a riflettere sulle cose che succedono per raccogliere le idee e rifondare la propria capacità di dirsi, di dire. Un libro per lavorare sul vissuto e costruire una comunità pensante, incoraggiare la lettura e la riflessione, favorire la pratica della scrittura intesa come gesto individuale e azione collettiva, intervento sul mondo.




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    24 min
  • Francesco Annichiarico "Buio" Anna Kantoch
    Francesco Annichiarico
    traduttore di:
    "Buio"
    di Anna Kantoch
    Carbonio Editore
    https://carbonioeditore.it/

    Dimessa da un sanatorio sul Baltico nel 1935, una donna senza nome giunge a Varsavia, accompagnata dal fratello maggiore Franciszek, per dimenticare il passato. Eppure, nel turbinio di colori e suoni e nel chiacchiericcio dei caffè, i ricordi riaffiorano prepotenti, riportando la protagonista al 1914, a Buio, l’amata tenuta dell’infanzia, che è stata anche lo scenario della misteriosa morte dell’attrice Jadwiga Rathe. Chi l’ha uccisa? E chi era davvero quella donna affascinante venuta dalla città, che attirava gli sguardi di tutti? A poco a poco la vicenda si ricompone, i dettagli si sommano per convergere, tra dubbi, sospetti, rivelazioni, in un’unica, scioccante verità. Con una prosa ricercata e ammaliante, in un fluire di piani temporali che si incrociano e si sovrappongono, Anna Kańtoch costruisce una storia torbida e audace, che parla di infanzia e di disagio psichico, di famiglia ed emancipazione, trascinando il lettore in un seducente labirinto psicanalitico, un vertiginoso viaggio nei recessi nella memoria.







    Anna Kańtoch, classe 1976, si è laureata in lingua e letteratura araba presso l’Università di Cracovia. Membro del gruppo letterario Harda Horda, è considerata una delle voci più interessanti della letteratura polacca contemporanea e ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Ha pubblicato numerosi romanzi e racconti. Buio ha vinto il prestigioso premio Żuławski.



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    26 min
  • Giulia Caminito "L'acqua del lago non è mai dolce"
    Giulia Caminito
    "L'acqua del lago non è mai dolce"
    Bompiani Editore
    https://www.bompiani.it/

    Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subìto Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti. Giulia Caminito dà vita a un romanzo ancorato nella realtà e insieme percorso da un’inquietudine radicale, che fa di una scrittura essenziale e misurata, spigolosa e poetica l’ultimo baluardo contro i fantasmi che incombono. Il lago è uno specchio magico: sul fondo, insieme al presepe sommerso, vediamo la giovinezza, la sua ostinata sfida all’infelicità.





    Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Ha esordito con il romanzo La Grande A (Giunti 2016, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani), seguito nel 2019 da Un giorno verrà (Bompiani, Premio Fiesole Under 40).



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    22 min
  • Arno Camenisch "Ultima neve"
    Arno Camenisch
    “Ultima neve”
    traduzione di Roberta Gado
    Keller Editore
    kellereditore.it


    Ancora una volta la letteratura è riuscita a sospendere la scomparsa, accogliendola in un testo meraviglioso.
    Martin Ebel, Tages-Anzeiger

    Paul e Georg gestiscono in un paesino sperduto dei Grigioni uno skilift che, grazie alle loro cure, funziona ancora bene nonostante l’età. Certo però che un impianto sciistico senza neve non ha ragion d’essere e quindi loro aspettano, aspettano i fiocchi che non hanno nessuna intenzione di cadere.
    Nell’attesa filosofeggiano sull’amore, parlano dello spopolamento della valle, del ritiro dei ghiacciai, della lingua che cambia. Parlano come per ingannare il tempo senza rendersi conto – forse solo apparentemente – che è il tempo a ingannare loro perché storia dopo storia, ricordo dopo ricordo, in una quotidianità fatta di ritmi e consuetudini il mondo e il tempo scivolano via tra le dita. Così la neve che non cade più è forse molto altro…
    Ultima neve si muove con leggerezza, ironia e intelligenza tra i temi fondamentali della vita e le domande che toccano da sempre l’essere umano. Resta sospeso tra commedia e tragedia e ci regala una lingua piena di suoni e di ritmo. Forse riuscirà a fermare il tempo, come solo la letteratura riesce a fare, ma frattanto Paul e Georg continuano ad aspettare la neve…
    Un altro libro indimenticabile di uno dei più originali e amati scrittori svizzeri di oggi.



    Arno Camenisch (1978), nato e cresciuto a Tavanasa nei Grigioni, scrive in tedesco e in romancio sursilvano. Ha studiato all’Istituto svizzero di letteratura di Bienne, città in cui vive e lavora.
    I testi di Camenisch sono tradotti in una ventina di lingue. Ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti in Svizzera e all’estero, tra cui in Italia il Premio Salerno Libro d’Europa nel 2013 e il Premio Ostana per le lingue madri nel 2014.
    In Italia sono usciti Sez Ner (Ediz. Casagrande, 2010), Dietro la stazione (Keller, 2013), Ultima sera (Keller, 2013) e La cura (Keller, 2017), tutti nella traduzione di Roberta Gado.


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    21 min
  • Guido Sgardoli "Mago. Un destino da campione"
    Guido Sgardoli
    “Mago. Un destino da campione”
    Edizioni Lapis
    edizionilapis.it


    È notte, tra le curve buie di una strada di campagna, un van finisce tra i campi. All’interno c’è Eugène, un puledro di dieci mesi: è stato rapito perché è il figlio di un grande campione. Ferito e spaventato fugge nei boschi e arriva nei pressi di un casolare isolato. Qui abita Viola, che lo accoglie e lo battezza con il nome di Mago. Quando suo padre decide di venderlo, Viola disperata fugge con il puledro e si nasconde nei boschi. L’incontro tra il cavallo e la ragazza muterà un destino che sembrava già segnato per entrambi. Età di lettura: da 9 anni.


    dal sito guidosgardoli.it
    Nato a San Donà di Piave (VE) nel 1965, vivo e lavoro a Treviso. Laureato in Medicina Veterinaria, ho coltivato collateralmente agli studi la passione per il disegno, l’animazione e la scrittura. Dopo l’esordio con Salani nel 2004, numerosi titoli di narrativa dedicata al pubblico dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti con i più importanti editori italiani. Molte le traduzioni all’estero.
    Aderisco, insieme ad altri autori e illustratori, a Writers With Children, movimento a favore del riconoscimento del diritto di cittadinanza per le bambine e i bambini stranieri nati in Italia, e a ICWA, la prima Associazione Scrittori Italiani per l’Infanzia e l’Adolescenza.
    Tra i principali riconoscimenti:

    Selezionato nella lista White Ravens 2007 con il libro “Il grande libro degli Sgnuk” (Giunti);
    Premio Penne 2007 con il libro “Kaspar, il bravo soldato” (Giunti);
    Premio Gigante delle Langhe 2009 con il libro “Il disinfestatutto” (Nord-SudEdizioni);
    Premio Bancarellino 2009 per “Eligio S. I giorni della ruota” (Giunti);
    Premio Andersen 2009, come miglior scrittore con la seguente motivazione:
    Per essere, fra gli autori emersi negli ultimi anni, la voce senza dubbio più interessante e nuova. Per una produzione narrativa capace di affrontare temi, moduli narrativi e pubblici diversi, ma sempre con risultati alti e convincenti. Per averci regalato un romanzo di assoluto valore e sapiente costruzione come “Eligio S. – I giorni della Ruota”.
    Finalista Premio Andersen 2011 con il romanzo “The Frozen Boy” (Edizioni San Paolo); selezionato dalla International Board on Books for Young People Italia (IBBY) come miglior scrittore nella Honour List 2012, con il romanzo “The Frozen Boy” (Edizioni San Paolo); White Ravens 2012 con “The Frozen Boy” (Edizioni San Paolo);
    Premio LiBeR miglior libro del 2011 per “The Frozen Boy” (Edizioni San Paolo);
    Premio Cento, Premio Biblioteche di Roma 2012 per “Due per uno” (Nuove Edizioni Romane);
    Premio Internazionale Ceppo Ragazzi 2013 per la Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza
    Premio Andersen 2015 – Libri per l’Infanzia e l’Adolescenza sulla Grande Guerra a “Il giorno degli eroi” (Rizzoli)
    Premio Frignano Ragazzi 2015 – “Il giorno degli eroi” (Rizzoli)

    Premio Andersen 2018 – Miglior libro oltre i 15 anni a “L’isola del muto” (Edizioni San Paolo)


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    18 min
  • Francesca Diano "Cuore di Malabar" Anita Nair
    Francesca Diano
    traduttrice di:
    “Cuore di Malabar”
    Anita Nair
    Marco Saya Edizioni
    marcosayaedizioni.com

    “Chi legge la prosa di Anita Nair si accorge presto che non è solo una romanziera e prosatrice sapiente, ma può perce­pire, serpeggiante sotto la robusta struttura dei suoi testi, una vena lirica e poetica che emerge a tratti con grande forza e ruba la scena…

    Ci sono momenti in cui lo stile si fa improvvisamente più alto, cantante, ed ecco hai quasi di fronte dei petits poèmes en prose incastonati nel testo e mi è accaduto, in quei momenti, di sentirmi tra­scinata dalla lingua in una dimensione diversa, vibrante a un diverso registro. Nessuno quanto un traduttore infatti ha la possibilità, il privilegio direi, di penetrare nei mecca­nismi più profondi della scrittura di un autore e di osserva­re la formazione stessa del processo creativo; il suo co­struirsi, il suo dispiegarsi fino a raggiungere la sua forma compiuta. Dunque non deve meravigliare se Anita Nair è anche autrice di testi poetici, raccolti e pubblicati per la prima volta nel 2002 col titolo di Malabar Mind (Cuore di Malabar) e, nel 2010, in una nuova edizione per i tipi di Harper Collins India. Il significato del titolo lo spiega lei stessa all’interno della raccolta:

    “Un tempo il Malabar era un distretto britannico. Dopo l’Indipendenza, il Malabar non venne più ricono­sciuto come distretto e la regione fu divisa a formare la parte settentrionale dell’attuale Kerala. Anche se il Mala­bar non ha dei confini geografici, né compare sulle carte geografiche dell’India, esiste comunque tutt’ora come una condizione psichica[1].”



    Da queste parole deriva la mia scelta di tradur­re mind con ‘cuore’ e non con mente, poiché quella che celebra Anita è la dimensione non duale della men­te/cuore. Uno stato dell’essere, una condizione esistenziale e allo stesso tempo una visione del mondo. Del resto, in sanscrito, il termine per mente, manas, è usato indistinta­mente in entrambe le accezioni di mente e cuore.

    I quaranta testi della raccolta, scritti nell’arco di una decina d’anni esplorano, soprattutto nella prima parte, un mondo che per l’autrice è stato fin dagli inizi un dovizioso serba­toio di ispirazione, immaginazione, ricordo e amore, mi­scelati e cucinati sapientemente nella sua fucina/cucina, eppure sempre usando un linguaggio lineare, senza artifici, spesso colloquiale e quotidiano. Il mondo del Kerala delle sue origini, delle origini della sua famiglia, di cui l’antico Malabar era parte, e in cui convivono moltissime contrad­dizioni. Un Kerala che torna come sfondo in molti dei suoi romanzi. ….

    Quello che per Anita Nair significa la poesia, lei stessa l’ha dichiarato in un’intervista:

    Dunque, in un certo senso, mentre la sua narrativa è un meditato frutto della mente, la sua poesia ha natura epifa­nica, un luogo dove più apertamente si manifestano conte­nuti non mediati dell’inconscio. Ed è un aspetto interes­sante, perché rivela una forma di creatività che completa e in qualche modo alimenta l’altra. In effetti, chi conosce le opere di Anita Nair, ritroverà in questi testi poetici tutti i suoi temi e la sua visione del mondo, balenante per lampi, come lei stessa afferma; una luce sia pur intermittente che rende certo più nitida la percezione della sua narrativa e ne illumina i lati più in ombra. ”

    [1] In inglese, state of mind, stato mentale, condizione psichica, ma anche stato d’animo. (N. d. T.)

    fonte:
    https://emiliashop.wordpress.com/2018/12/07/anita-nair-cuore-di-malabar-a-cura-di-francesca-diano-marco-saya-edizioni/


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