il posto delle parole

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  • Manuela Costantini
    Manuela Costantini
    “Teseo e il Minotauro”
    Lisciani Libri
    liscianigroup.it


    Una ricerca scolastica si trasforma in una fantastica avventura: quattro ragazzi restano imprigionati in una grotta con il loro maestro. E, mentre gli alunni scoprono misteriosi codici segreti incisi sulle rocce della grotta, il maestro racconta loro il mito di Teseo e il Minotauro. Riusciranno a trovare una via d’uscita?

    Manuela Costantini è nata a Giulianova, sul mare d’Abruzzo, dove vive con la figlia Rebecca. Lavora come impiegata in una società di servizi. Ha da sempre la passione per la lettura e la scrittura. Ha pubblicato racconti su quotidiani e siti letterari. Ha partecipato a numerose antologie edite da Delos Books. I racconti Le brave persone, Le domande sbagliate, Fine dei giochi e Le inutili attese sono stati pubblicati nelle nostre collane. Ad aprile 2014 ha pubblicato per Delos Digital il romanzo breve Quasi sempre a ottobre, biografia romanzata della serial killer Milena Quaglini, e il racconto storico Il ritorno del francese. Nello stesso anno ha vinto il premio Tedeschi con il romanzo Le immagini rubate, con protagonista l’avvocato Filippo Dolci


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    20 min
  • Marzio Barbagli "Comprare piacere"
    Marzio Barbagli
    "Comprare piacere"
    Sessualità e amore venale dal Medioevo a oggi
    Il Mulino Editori
    https://www.mulino.it/

    Quello di vendere il proprio corpo è stato definito il mestiere più antico del mondo, intendendo che sia una pratica originata da primari appetiti fisiologici del maschio e dunque immutabile. In realtà il commercio del sesso ha una storia che evolve nel tempo seguendo le variazioni della domanda e dell’offerta e sotto l’influenza di molteplici fattori: cresce nel Medioevo con lo sviluppo delle città e dell’economia, si contrae nei paesi protestanti, fiorisce con lo svilupparsi degli eserciti, si espande nell’età industriale toccando il suo apice a fine Ottocento, declina nell’ultimo secolo. Attraverso il mercato del sesso, di cui è parte importante anche la prostituzione maschile, questo libro racconta l’evoluzione dei costumi sessuali studiandola nei comportamenti, nelle leggi, nel dibattito morale e religioso, nella più generale evoluzione della società.



    Marzio Barbagli professore emerito dell’Università di Bologna, dove ha insegnato Sociologia. Fra i suoi numerosi libri, tutti pubblicati dal Mulino: «Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo» (1984), «Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente» (2009), «La sessualità degli italiani» (con G. Dalla Zuanna e F. Garelli, 2010), «Alla fine della vita. Morire in Italia e in altri paesi occidentali» (2018).



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    30 min
  • Davide Munaro "Ma a cosa serve questo tuo soffrire?"
    Davide Munaro
    "Ma a cosa serve questo tuo soffrire?
    Come accettare il dolore e liberare la felicità
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/

    Vivere è un’esperienza bellissima, ma anche molto faticosa. È un po’ come scalare una montagna, è necessario stancarsi per raggiungere la cima, pensare anche di non riuscire ad arrivarci. In poche parole, vivere vuol dire soffrire. Gli esseri umani hanno da sempre cercato il modo per scappare dalla loro sofferenza o quantomeno hanno provato a trovare una ragione per giustificarla e accettarla. Tuttavia, forse, l’unica risposta sensata da darsi è ammettere che una risposta al nostro soffrire, di fatto, non c’è.

    Davide Munaro in questo libro ci insegna proprio a comprendere che l’unica sicurezza che possediamo è che la sofferenza esiste. E visto che ignorarla o evitarla è impossibile, l’unica possibilità che rimane è accettarla, entrarci dentro senza paura, alla ricerca di un sentiero, di una strada che ci permetta di attraversarla consentendoci di uscirne più forti di prima: “siamo come ruscelli che scendono dalla montagna e di fronte alle avversità della vita sono costretti a trovare percorsi nuovi. E proprio come i ruscelli, con ostinazione, senza arrenderci mai, possiamo arrivare a incontrare anche noi il mare. Siamo portati a pensare che la vita sia bella solo se vissuta senza sofferenze, ma non è esattamente così”.

    Ma a cosa serve questo tuo soffrire?, infatti, in ogni sua pagina, in ogni sua storia, in tutta la sua delicata saggezza, ci ricorda che ogni stagione ha la sua bellezza, che tutto muore d’inverno per poi rifiorire in primavera, e ciò vale anche per ogni essere vivente, per ogni persona, per ogni singolo istante della nostra vita.


    Davide Munaro è uno psicologo specializzato in psicoterapia ipnotica e cognitivo-comportamentale che applica nella sua pratica terapeutica per trattare, fra gli altri, attacchi di panico, ansia generalizzata e fobia social.



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    30 min
  • Lorenzo Alunni "Nel nome del diavolo"
    Lorenzo Alunni
    "Nel nome del diavolo"
    Fuochi, testi e riti
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/


    Un uomo seduto al tavolino di un bar riceve delle condoglianze inaspettate: uno zio che non sapeva di avere è morto. È l’inizio di un viaggio folle, un susseguirsi di coincidenze inspiegabili. L’uomo assiste a un rituale in cui uno sciamano incendia le pagine del libro da cui lo zio era ossessionato, Moby Dick, e a perturbanti cerimonie che culminano nella venerazione dei teschi che popolano il cimitero delle Fontanelle di Napoli. In ognuna di queste occasioni riappaiono le pagine di Melville, disegnando una mappa di riti stregoneschi che lui, spinto da una forza oscura, è costretto a inseguire.

    Nel nome del diavolo è un romanzo che si muove tra realtà e allucinazione, incubo e mito, fantasmi e visioni. Con lingua febbrile, Lorenzo Alunni scava nelle nostre ossessioni più profonde ed evoca il caos dell’irrazionale che dai nostri primordi tentiamo di dominare.

    Lorenzo Alunni (1983) è ricercatore in antropologia presso l'École des hautes études en sciences sociales di Parigi. I suoi articoli sono usciti per Internazionale, il Tascabile, Doppiozero, minima&moralia, La Balena Bianca e il lavoro culturale. Ha pubblicato il saggio La cura e lo sgombero (Argo, 2017). Nel nome del diavolo è il suo esordio letterario.



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    31 min
  • Sabino Cassese "Una volta il futuro era migliore"
    Sabino Cassese
    "Una volta il futuro era migliore"
    Lezioni per invertire la rotta
    Solferino Libri
    http://www.solferinolibri.it/






    Il futuro di una volta era migliore, oppure si guardava a esso con più ottimismo? Quali erano le condizioni di vita quando il futuro era più roseo? Se oggi il futuro appare peggiore, dobbiamo disperare, o consolarci pensando che viviamo molto meglio di ieri? Dobbiamo rallegrarci di vivere in un Paese pacifico e libero, dove lo Stato si dà carico del benessere dei cittadini e li assicura nei confronti di molti rischi, dove tutti possono fruire dei benefici del progresso tecnologico, che fa parte della ristretta schiera delle nazioni sviluppate? O dobbiamo preoccuparci per il divario crescente nei confronti di altre nazioni europee, per lo stato di molte città, per le difficoltà di trovare un’occupazione, per il carico di debiti che si mette sulle spalle delle generazioni future, per l’incapacità di affrontare una pandemia prevista e preannunciata?

    In queste pagine Sabino Cassese racconta i grandi cambiamenti di un Paese (e il mondo intorno a esso) nel corso di più di un secolo, partendo da storie esemplari e casi attuali che illustrano le ombre della situazione odierna, ma che ricordano anche come l’Italia nel passato sia stata capace di rinnovarsi e rinascere più volte. È ancora in grado di farlo? Sarà capace di un’inversione di rotta che passi da una profonda riforma dell’istruzione, dalla partecipazione attiva alla vita civile, ma anche dal modo di affrontare gli ostacoli, coniugando utopia e progetti concreti, realismo e slancio creativo?

    Un pamphlet lucido e appassionato tra storia, politica, istituzioni ed economia: una lezione sul declino nazionale e sul futuro possibile.







    Sabino Cassese è professore alla School of Government della Luiss e alla Católica Global School of Law di Lisbona. È stato professore nelle università di Urbino, Napoli, Roma e alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha inoltre insegnato alla Law School della New York University e al Master of Public Affairs dell’Institut d’études politiques di Parigi. È stato ministro della Funzione pubblica nel governo Ciampi e giudice della Corte costituzionale.

    Ha pubblicato, di recente, Governare gli italiani. Storia dello Stato (2014), Dentro la Corte. Diario di un giudice costituzionale (2015), Territori e potere. Un nuovo ruolo per gli Stati? (2016), La democrazia e i suoi limiti (2017), La svolta. Dialoghi sulla politica che cambia (2019), Il buon governo. L’età dei doveri (2020).



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    27 min
  • Gian Mario Ricciardi "Rosa la bella del Re"
    Gian Mario Ricciardi
    "Rosa la bella del Re"
    L'ultima fiaba d'Italia
    Priuli e Verlucca
    https://www.priulieverlucca.it/


    Lei una ragazza, lui sposato con una nidiata di figli; lei 14 anni, un passato dignitoso ma modesto, un futuro con pochi amici, ma un re nel cuore. Comincia così in un autunno tiepido e verde, nel castello di Racconigi, la più grande e recente fiaba reale d’Italia. Lui è Vittorio Emanuele, futuro re d’Italia; lei, figlia di un Tamburo maggiore.
    Buona, affabile, generosa: questi gli aggettivi che più ricorrono negli scritti che parlano di lei. Per il re dev’essere stata soprattutto dolcissima. Carina, non bellissima, ha saputo tenerlo con sé tutta la vita strappandolo spesso alle luci del trono, mettendogli le pantofole, proteggendolo, chiedendogli mai nulla, offrendogli tranquillità.

    Gian Mario Ricciardi è giornalista professionista dal 1977, ha iniziato la sua attività al quotidiano cattolico Avvenire per passare poi alla Gazzetta del Popolo a Stampa Sera e a La Stampa. Attualmente è capocronista della Rai in Piemonte dove segue gli avvenimenti di cronaca e costume per il Tg regionale e per Tg1, Tg2, Tg3; si occupa di informazione religiosa con una rubrica settimanale dal titolo «Percorsi di fede» e di servizi per «A sua immagine» di Raiuno. Fra i libri che ha pubblicato si ricordano: Il Paese della Bela Rosin; Novecento nel Roero; Ernesto Olivero, testimonianza e profezia; Santi sociali in Piemonte e Santi e laici. I «Giusti» del Piemonte.




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    26 min
  • Giuseppe Di Piazza "L'arte di non amare"
    Giuseppe Di Piazza
    "L'arte di non amare"
    Guida sentimentale alla coppia contemporanea
    Harper Collins



    Amare o non amare è infatti la questione che sta sotto mille altre: dalla risposta che ognuno di noi sa o vuol dare dipende molto del nostro presente. E dalle azioni che ne conseguono, quasi tutto il nostro futuro.” Scrittori e poeti dall’alba dei tempi lo invocano nelle loro composizioni, poi drammaturghi e registi di ogni epoca lo hanno messo in scena, ma tutti gli esseri umani hanno dedicato gran parte dei loro pensieri, belli e brutti, al sentimento più forte e universale: l’amore. Così Giuseppe Di Piazza, grande giornalista e scrittore, prova a riflettere sull’amore oggi, tra tecniche di corteggiamento antichissime, social network e siti di appuntamenti. Il punto di partenza è il primo incontro immaginato tra una giovane donna e un giovane uomo: Lucas e Margherita. Da quel primo fatale momento, Di Piazza, con lo sguardo del reporter e l’animo del filosofo, segue i suoi due personaggi lungo tutto il corso della loro storia d’amore – il colpo di fulmine, la seduzione, il primo contatto, la paura, il nervosismo, i silenzi e le parole – alternando il racconto delle tappe del rapporto di Lucas e Margherita con riflessioni illuminanti e citazioni amorose di tempi vicini e lontani, dai versi di Ovidio sino a quelli dei cantautori contemporanei. “L’arte di non amare” è al tempo stesso manuale, vademecum e trattato, breve e irresistibile, su quello che “muove il sole e l’altre stelle”.


    Giuseppe Di Piazza, palermitano, è giornalista, scrittore, fotografo. Ha diretto periodici nazionali e attualmente lavora al Corriere della Sera. Con Harper Collins ha pubblicato i romanzi "Malanottata" (Premio Cortina), "Il movente della vittima" e "I cinque canti di Palermo".



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    27 min
  • Francesco Costa "Una storia americana"
    Francesco Costa
    "Una storia americana"
    Joe Biden, Kamala Harris e una nazione da ricostruire
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/



    Un paese incattivito e rabbioso, nel quale la politica ha trovato anche una dimensione violenta e una rumorosa minoranza della popolazione è stata convinta dal presidente uscente che non esista più la democrazia, dopo mesi di accuse infondate di brogli e irregolarità sulle elezioni del 2020. Come cercheranno di uscirne, Biden e Harris? “Una storia americana” prova a trovare qualche risposta.
    Francesco Costa



    Nel sottotitolo di Una storia americana, il nuovo libro di Francesco Costa, ci sono già tutti gli elementi di una complessa equazione storico-politica sintetizzati per esprimere le enormi sfide che si presentano all'America del neopresidente Biden e della vicepresidente Harris e, con loro, al mondo intero.

    Di sfide Francesco Costa parla molto spesso.
    Giornalista e vicedirettore del seguito giornale online il Post, racconta tramite i canali della testata e i propri account la politica e la società statunitensi delle quali conosce la storia e le contraddizioni e delle quali indaga le prospettive di sviluppo.

    Una nutrita community lo segue da anni, interessata a scoprire l'America per quella che è davvero, al di là dei facili stereotipi e dei miti che inevitabilmente si generano quando si guarda a una nazione così complessa che sta dall'altra parte dell'oceano.

    E negli ultimi concitati mesi, tra le proteste Black Lives Matter, il tour de force delle elezioni presidenziali (combattute fino all'ultimo voto e terreno di scontri controversi) e l'irruzione al Congresso da parte di gruppi estremisti, gli argomenti di cui discutere non sono mancati.



    https://www.youtube.com/watch?v=cr051qEmZ4c



    Francesco Costa (1984) è nato a Catania, vive a Milano ed è giornalista e vicedirettore del giornale online «il Post». Esperto di politica statunitense e più volte inviato sul campo, dal 2015 cura il progetto Da Costa a Costa, una newsletter e un podcast sugli Stati Uniti per i quali ha vinto nel 2016 il Premio internazionale Spotorno nuovo giornalismo, nel 2018 il premio per il miglior podcast italiano alla Festa della Rete e nel 2020 il premio Amerigo. Ha collaborato alla realizzazione dei documentari La Casa Bianca per Rai 3 e conduce periodicamente la rassegna stampa di Rai Radio 3, «Prima Pagina». Ha insegnato giornalismo allo IULM di Milano e alla Scuola Holden di Torino. Nel 2020, con Mondadori, ha pubblicato Questa è l’America.

    https://www.francescocosta.net/

    https://www.dacostaacosta.net/

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    19 min
  • Laura Fusco "Nadir"
    Laura Fusco
    "Nadir"
    édition unicité
    http://www.editions-unicite.fr/



    Nadir
    Nel giugno 2018 a Pesaro viene presentato uno studio di Nadir della poetessa Laura Fusco. Il testo ha per soggetto i migranti, l’esilio esteriore e soprattutto interiore di chi parte per un viaggio che, come in un Limbo –il titolo della precedente raccolta pubblicata per Editions Unicité -, non si sa dove e a cosa porterà. Progetti e desideri sospesi, famiglie spezzate, un mondo tra passato e futuro in cui tutto cambia - paesaggi, compagni e lingua - e il tempo diventa non tempo, attesa che rende tutti i luoghi uguali.
    Nadir è un termine mutuato dall’arabo e dall’ebraico Nazir, raro ma anche uguale all’opposto. In astronomia uno dei poli dell’orizzonte, il punto della sfera celeste più in basso. Anche se: ogni punto di osservazione ha un “suo nadir”, che si calcola in base al luogo dove si trova l’osservatore. La filosofia lo legge come: fondo del cielo, la parte più profonda dell’essere, nascosta ma attiva. Una serie di concetti e simboli che la poetessa ha preso a prestito e traslato da altre culture e mondi per la sua nuova raccolta.
    In Limbo erano le donne migranti le protagoniste, madri, mogli, figlie. In Nadir il testimone passa ai bambini. La Fusco dà loro voce e li restituisce come li ha “incontrati”: a Milano, nel mezzanino della stazione Centrale, in Francia, in campi di rifugiati e, come era successo per Limbo, si mescolano i testi scaturiti e ispirati agli incontri diretti e a quelli invece mediati da foto e reportage di amici e conoscenti.
    Un viaggio dell’anima e una lunga lista di visi e di storie di un’infanzia che fino all’ultimo sogna, gioca, aspetta una casa e una vita, violentata nei suoi più elementari diritti, spesso negata, sfinita, affamata, piena di paure ma indomita. Accanto ai piccoli madri spesso anche loro bambine. Riempiono le pagine, rivendicano con spontaneità un futuro che a volte si interromperà dopo poche ore. Ma anche questo è paradigma della vita, del suo essere viva e piena di tempo e possibilità infinite fino all’ultimo.
    E poi c’è il nuovo che preme. Delle seconde generazioni. Il mondo si può reinventare. Si ricomincia. Dalla poesia. Dalla geografia e dai colori e dagli odori. Dallo sguardo che crea solo guardando, dalle parole con cui i piccoli imparano a chiamare le cose in una lingua nuova e chiamandole permettono loro di esistere e di entrare nel loro immaginario e in quello dei genitori e dei compagni, di tutti.
    Tema caro alla Fusco, quello delle parole e dello sguardo che crea la realtà, lei poetessa convinta del potere delle parole, che da poetessa con le parole e i suoi reading ha sostenuto importanti battaglie per la difesa dei diritti e contro la violenza sulle donne con e per Amnesty International e Libera.
    Come ha scritto Deandrea sull’Indice dei Libri a proposito di Limbo di cui Nadir in un certo senso è il prosieguo la raccolta restituisce ai migranti tutta la loro sfaccettata umanità e non ne appiattisce mai il ritratto in una serie di cliché.

    Mentre la prefazione di Claudel:

    La poesia di Laura Fusco non è amabile.
    Non è qui per questo.
    Non è carina.
    Non è dolce.
    Non accarezza.
    Non è gentile.
    Non conosce le buone maniere.
    Non deve essere tutto questo.
    La poesia di Laura Fusco si dice con sassi in bocca, sale, schegge di vetro. Scortica.

    La poesia di Laura Fusco racconta il mondo che nessuno racconta
    Parla delle nostre rotture, dei nostri occhi chiusi, dei nostri cuori chiusi, delle nostre leggi inette, dei nostri silenzi, dei nostri giuramenti traditi.


    La poesia di Laura Fusco è politica, quando la parola politico non significa più nulla in bocca a chi la professa ogni giorno
    La poesia di Laura Fusco è profondamente, visceralmente, tragicamente umana.
    La...
    22 min
  • Marco Goldin "Van Gogh. I colori della vita"
    Marco Goldin
    "Van Gogh. I colori della vita"
    Padova, Centro San Gaetano
    https://www.lineadombra.it/ita/index.php


    “Van Gogh. I colori della vita” (Padova, Centro San Gaetano, dal 10 ottobre 2020 all’11 aprile 2021) non ha nulla di generico e non è solo una sfilata di quadri e disegni, che pur in molti casi sono capolavori notissimi.

    È invece un sorprendente percorso volto a far conoscere, passo dopo passo, alcune trame della vita e dell’opera di Van Gogh non così affrontate finora. Questo per la volontà del curatore di ricostruire l’intero percorso, includendo anche quanto di solito non viene compreso o è stato poco o per nulla studiato. Sarà lo stesso Van Gogh a raccontarsi in mostra, attraverso le sue lettere. Esse sono il filo conduttore di un poderoso volume di 850 pagine che Marco Goldin, ideatore e curatore della mostra, ha scritto per La nave di Teseo. Libro in uscita in parallelo all’apertura dell’esposizione e intitolato “Van Gogh. L’autobiografia mai scritta”.

    “Van Gogh. I colori della vita”, intende – anticipa Goldin – ripercorrere l’intero cammino della sua attività, concentrandosi sui principali punti di snodo di quel cammino. I luoghi che lo hanno visto diventare il pittore che tutti conosciamo, grazie proprio a quei luoghi medesimi, al fascino che hanno esercitato su di lui, alla loro storia che si è incisa nella sua storia. Verrà precisamente analizzato il rapporto tra l’esterno della natura, e talvolta delle città, e l’interno dell’uomo e del pittore. Per comprendere il motivo per cui sia stata così rapida l’evoluzione dell’artista e perché sia stata necessitata e indotta dall’aver vissuto in determinati posti, prima in Belgio e Olanda e poi in Francia”.

    Gli 82 quadri e disegni di Van Gogh eccezionalmente riuniti al San Gaetano rappresenteranno proprio questo percorso, in una sorta di itinerario che terrà insieme l’esigenza del vedere fisico e quella dello sprofondamento interiore.
    Grazie soprattutto, ma non solo, alla collaborazione fondamentale del Kröller-Müller Museum e del Van Gogh Museum, la mostra potrà proporre capolavori di ognuno tra i periodi della vita di Van Gogh, da quello olandese fino al tempo francese vissuto tra Parigi, la Provenza e Auvers-sur-Oise. Dipinti famosissimi come l’”Autoritratto con il cappello di feltro”, “Il seminatore”, i vari campi di grano, “Il postino Roulin”, “Il signor Ginoux”, “L’Arlesiana”, i vari paesaggi attorno al manicomio di Saint-Rémy e tantissimi altri.

    Ma la grande esposizione padovana non si limita al pur incredibile corpus di ben 82 opere di Van Gogh. A esse sarà infatti affiancata una selezione di una ulteriore quindicina di capolavori di artisti, a partire ovviamente da Millet, passando tra gli altri per Gauguin, Seurat, Signac, Hiroshige, a lui precisamente collegati. O come nel caso delle tre grandi, splendide tele di Francis Bacon a inizio percorso, a indicare come la figura dello stesso Van Gogh abbia agito anche sui grandissimi del XX secolo.

    La mostra “Van Gogh. I colori della vita” è promossa da Linea d’ombra (www.lineadombra.it) e dal Comune di Padova, con la decisiva collaborazione del Kröller-Müller Museum, ed è prodotta da Linea d’ombra, con il Gruppo Baccini in qualità di main sponsor.

    Lo sforzo produttivo e organizzativo che Linea d’ombra ha messo in campo per poter realizzare questa grandiosa esposizione è davvero enorme. Basti pensare che per effetto delle normative legate alla diffusione del coronavirus, potrà entrare in mostra appena un terzo del pubblico che avrebbe potuto accedervi in epoca pre-Covid. Aspetto che, per altro, assicurerà ai visitatori l’opportunità di non incorrere in alcun affollamento, potendo anzi ammirare i capolavori riuniti nel Centro San Gaetano di Padova con tutto l’agio possibile.
    23 min

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