il posto delle parole

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  • Claudio Marazzini "La parola di Dante fresca di giornata"
    Claudio Marazzini
    presidente dell'Accademia della Crusca
    "La parola di Dante fresca di giornata"
    Accademia della Crusca
    https://accademiadellacrusca.it/it/sezioni/la-parola-di-dante-fresca-di-giornata/40


    Per ciascuno dei 365 giorni dell’anno dantesco, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021, nel sito Internet dell’Accademia della Crusca apparirà una diversa parola o espressione di Dante arricchita da un breve commento, pensato per raggiungere il pubblico più ampio.

    La parola di Dante, “fresca di giornata” nonostante i 700 anni che ci separano dalla morte del sommo poeta, sarà rilanciata attraverso i canali social dell’Accademia (Facebook, Twitter, Instagram). Anche in questo modo si intende sottolineare la capacità creativa, l’attualità e la straordinaria leggibilità del grande poeta. L’iniziativa si tiene nell’ambito delle celebrazioni dei Settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. Per conoscere le numerose iniziative dell’Accademia e quelle delle altre istituzioni fiorentine, è possibile consultare il sito web dell’Accademia della Crusca accademiadellacrusca.it e quello del Comune di Firenze 700dantefirenze.it.

    Queste alcune delle prime parole ed espressioni dantesche che saranno pubblicate nel mese di gennaio. Si tratta di locuzioni, motti, latinismi, neologismi creati da Dante, che in gran parte fanno ancora parte del nostro patrimonio linguistico.

    Espressioni divenute proverbiali come lo bello stilo (Inferno, I, 87), lo stile poetico di cui Dante è fiero, e che ha imparato dai grandi modelli classici, Virgilio per primo. Color che son sospesi (Inferno, II, 52), passato nell’italiano come forma proverbiale per indicare uno stato di incertezza e di attesa. Il ben dell’intelletto (Inferno, III, 18), oggi l’espressione è usata per indicare la pienezza della razionalità umana. Bella persona (Inferno, V, 101), espressione che usa Francesca da Rimini per riferirsi al proprio corpo, oggi invece riferita a doti morali come generosità, lealtà, ecc.

    Latinismi che arricchiscono la lingua volgare come baiulo (Paradiso, VI, 73), per indicare il “portatore” del segno dell’Impero, cioè l’imperatore. Dante era convinto che l’istituzione universale dell’antico impero di Roma continuasse anche ai suoi tempi, con Arrigo VII. Colubro (Paradiso, VI, 77), “serpente” che indica specificamente l’aspide con cui Cleopatra si diede la morte. Rubro (Paradiso, VI, 79), “rosso” che Dante usa soltanto nell’espressione «lito rubro» (ricalcata sul litore rubro di Virgilio) per indicare il Mar Rosso.

    Molti sono anche i neologismi creati da Dante come immiarsi (Paradiso, IX, 81), creato da Dante per indicare la penetrazione della conoscenza di altri in me stesso, fino all’identificazione e alla comprensione totale. Trasumanar (Paradiso, I, 70), per indicare un’esperienza che va oltre l’umano. Incielare (Paradiso, III, 97), la vita perfetta di Beatrice la “inciela”, cioè la mette nel cielo. Imparadisare (Paradiso, XXVIII, 3), Beatrice “imparadisa” la mente di Dante, cioè colloca la sua mente nel cielo, rendendolo atto a contemplare le cose celesti. Come vediamo Dante non aveva paura di usare parole nuove, soprattutto per descrivere l’esperienza paradisiaca e la dimensione sovra-umana.

    Ma anche parole espressive e tuttora dense di significato come tetragono (Paradiso, XVII, 24), capace di resistere agli urti della sfortuna, botolo (Purgatorio, XIV, 46) cane piccolo e di poca forza, ma che si sfoga nel latrare e abbaiare. Broda (Inferno, VIII, 53), non il brodo dei cuochi stellati di oggi, ma l’acqua del fiume infernale, fangosa, paludosa e fumosa, acqua grassa. Bruti (Inferno, XXVI, 119), non uomini, ma quasi animali, o animali a tutti gli effetti, incapaci di desiderio di conoscenza, privi della nobile spinta che agisce nell’uomo, anche se...
    34 min
  • Simone Regazzoni "I segni del male"
    Simone Regazzoni
    "I segni del male"
    Le origini di Roma sono scritte col sangue.
    Un serial killer si aggira tra le rovine della città eterna.
    Rizzoli Editore
    https://www.rizzolilibri.it/


    Roma, 2020. Sulle strade della città la neve si mescola con il sangue. Davanti allo specchio del bagno, Giulia osserva i lividi dell’ultimo allenamento di MMA sul corpo scolpito. Poi indossa la divisa di ordinanza ed esce nella notte. Roma è ricoperta da una coltre di neve.Nel Foro romano – dove, secondo la leggenda, è sepolto Romolo – è stato ritrovato il cadavere di una donna sventrata. Un serial killer sta mettendo in ginocchio la capitale attraverso efferati delitti che rimandano alla fondazione della città eterna. Uccide con addosso una testa di lupo e un mantello di pelliccia e incide sulla pelle delle vittime un’oscura maledizione arcaica: sakros esed. Per il commissario Giulia Rakar è solo l’inizio di un’indagine pericolosissima.Nonostante a trentun anni sia una profiler impeccabile, Giulia nasconde una profonda ferita del passato e convive con il buio da quando era bambina. Perché le sfaccettature del Male sono infinite e anche quando sei convinto di essere tu a dargli la caccia lui può dare la caccia a te. E stavolta per risolvere il caso non le basterà entrare nella mente del killer: dovrà evitare che sia lui a entrare nella sua.Tra colpi di scena e ribaltamenti che fino all’ultima pagina non smetteranno di stupirci, in questo thriller adrenalinico Simone Regazzoni conduce un’indagine a tutto tondo sul Male, scavando con sapienza nella psiche di personaggi che rompono gli schemi e ridefiniscono gli archetipi.



    Simone Regazzoni è nato a Genova nel 1975. Filosofo, allievo di Jacques Derrida, si occupa di Filosofia politica e di Filosofia della cultura di massa ed è autore di saggi e romanzi.

    https://ilpostodelleparole.it/libri/simone-regazzoni-la-palestra-di-platone/



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    32 min
  • Lino Miramonti "Il calore della Terra e del Sole"
    Lino Miramonti, Lanfranco Belloni, Vito Antonelli, Guido Parravicini
    "Il calore della Terra e del Sole"
    Dalle dispute tra Kelvin e Darwin ai neutrini
    Aracne Editrice
    http://www.aracneeditrice.it/


    Il calore proveniente dalle viscere della Terra ed emanato dal Sole ha stimolato diversi interrogativi tra i dotti e i meno dotti, fin dall’antichità. Con la termodinamica dell’Ottocento, i fisici sono stati in grado di inquadrare matematicamente i problemi, scontrandosi con i dati empirici di naturalisti e biologi, in particolare sul problema dell’età della Terra, dando luogo a una disputa che ha fatto epoca nella storia della scienza. Lo sviluppo della fisica dell’infinitamente piccolo e il progresso della tecnologia dei rivelatori di particelle hanno permesso la cattura dei neutrini solari e terrestri, rendendo possibile la comprensione della straordinaria potenza del Sole e tracciando la strada per rivelare i misteri dell’interno della Terra.



    Lino Miramonti si è dottorato all’Université de Paris-Sud ed è attualmente professore associato presso l’Università degli studi di Milano dove insegna Fisica astroparticellare. È associato con incarico di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e si occupa di Fisica del neutrino e di Raggi cosmici. Ha pubblicato con Muzzio Editore il libro divulgativo Neutrino, la particella fantasma nel 2004.




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    24 min
  • Andrea Tenca "Dinosauri, demoni, operai"
    Andrea Tenca
    "Dinosauri, demoni, operai"
    Una storia culturale del sottosuolo tra scienza e letteratura
    Edizioni Unicopli
    http://edizioniunicopli.it/


    Nel corso dell'Ottocento le discipline del mondo sotterraneo, come la geologia e la paleontologia, conoscono radicali cambi di paradigma. Il sottosuolo, con il suo retaggio simbolico e culturale, diviene il punto d'incontro tra un pensiero scientifico in lotta per presentare un mondo razionale da un lato e, dall'altro, un insieme d'interpretazioni appartenenti a teorie già sconfitte o a paradigmi ancora discussi. In particolare la geologia, fondata sul confronto e la datazione degli strati, afferma che la Terra ha nel sottosuolo una storia misurabile la cui durata, nei decenni seguenti, si dilata sempre di più. Più si discende il vortice della stratigrafia, più ci si avvicina a mondi antidiluviani percorsi da spaventose creature come i dinosauri oppure segnati da civiltà perdute. Questa discesa espone l'essere umano a tre incontri: con l'alterità naturale del passato; con un sentimento del soprannaturale che, nel secolo del positivismo, non è affatto scomparso; con le strutture sociali e produttive che hanno trasformato il sottosuolo in un immenso serbatoio di risorse industriali. "Dinosauri, demoni, operai" esplora questa materia attraverso la lettura di quei racconti fantastici e fantascientifici che, esaltando o criticando le scienze, svolsero il compito senza precedenti di divulgarle e raccontarle.




    Andrea Tenca (1991) ha studiato Tradizione ed interpretazione dei testi letterari e Scienze storiche all'Università di Verona. I suoi ambiti di interesse sono la storia culturale e la storia della scienza nell'Ottocento e nel primo Novecento, indagate soprattutto attraverso lo studio di fonti letterarie e divulgative. Questa è la sua prima opera.



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    37 min
  • Francesco Bevilacqua "Turbare una stella"
    Francesco Bevilacqua
    "Turbare una stella"
    Spirito e materia. Storie e cammini.
    Rubbettino Editore
    https://www.store.rubbettinoeditore.it/



    “Le cose sono unite da legami invisibili: non si può cogliere un fiore senza turbare una stella”: è la frase completa, attribuita a Galileo Galilei, che dà origine al titolo di questo libro. Un libro che prova a raccontare l’amore contrastato fra spirito e materia non con la freddezza del saggio, ma con il calore della narrativa: un alternarsi di “storie” (le tappe dello svolgersi di quella relazione nei secoli) e di “cammini” (i reportage dei viaggi a piedi dell’autore alla ricerca della propria interiorità, prima ancora che della bellezza della natura-materia). Il tutto intriso di lieve erotismo. Come per testimoniare dell’incontro fra due amanti, a volte avvinti l’un l’altro, più spesso crudelmente separati. E nel racconto-viaggio compaiono altre domande: perché la Terra ha subìto tante profanazioni? Cosa spinge l’uomo a far del male ai suoi simili? Qual è la causa dell’eclissi del sacro? Perché le nostre sono divenute civiltà del panico, dell’apparenza, della competizione, della bulimia edonistica e consumistica? Davvero crediamo di poter sconfiggere la morte? Alla fine del viaggio l’autore, nel cercare la sostanza della materia ne riscopre lo statuto animico, nello scandagliare l’essenza dello spirito ritrova la sua dimensione materica.


    Francesco Bevilacqua si definisce cercatore di luoghi perduti. Quando qualcuno gli chiede cosa fa nella vita risponde: “curo una malattia epidemica in Calabria, l’amnesia dei luoghi, che produce nella gente uno stato di coma neurovegetativo topografico. Per guarire dal quale promuovo cliniche dei risvegli e prescrivo come cura l’omeopatia del brutto e l’oikofilia. Tutto con metodi naturali: cammini, libri, foto, filmati, narrazioni”. Descrive il suo modo di viaggiare come stanzialità errante, i cui mezzi sono le gambe e l’istinto, affinati dall’esperienza della natura e della montagna, dallo studio e dalla lettura. Sui temi dedicati alla riscoperta dei parchi, del viaggio, del paesaggio, delle bellezze naturali calabresi e sulla loro percezione in narratori e viaggiatori ha scritto quindici libri. Altri tre li ha dedicati al rapporto tra uomo e natura. Un altro è un compendio ragionato di commenti a 100 libri per comprendere la Calabria, tra letteratura, storia, geografia, scienze sociali.

    Sito web: www.francescobevilacqua.com



    https://ilpostodelleparole.it/francesco-bevilacqua/francesco-bevilacqua-le-fantasticherie-del-camminatore-errante/


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    42 min
  • Piergiorgio Odifreddi "Ritratti dell'infinito"
    Piergiorgio Odifreddi
    "Ritratti dell'infinito"
    Dodici primi piani e tre foto di gruppo
    Rizzoli Editore
    https://www.rizzolilibri.it/

    Che cos’è l’infinito? E – domanda ancor più astrusa – che cos’è l’Infinito con la maiuscola? La prima risposta del matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi è semplicissima: l’infinito/Infinito è, con l’essere/Essere, il concetto più abusato di sempre, da chiunque, in buona compagnia con poeti, artisti, teologi e filosofi. Il tema è tuttavia intrigante e le – se non infinite (!), almeno assai numerose – ipotesi finora formulate dall’umanità sono affascinanti. Per orientarsi in questo mare magnum, può essere utile, secondo Odifreddi, uno sguardo nella prospettiva della matematica che «permette di fare un massimo di chiarezza nel buio di una gran confusione». In Ritratti dell’infinito i tentativi di dare un volto a quello che l’uomo vedrebbe se si aprissero le porte della percezione, secondo William Blake, vengono divisi in 3 gruppi – quelli di letterati & artisti, filosofi & teologi e logici & matematici – per poi essere osservati, analizzati e appunto letti in chiave matematica (a fine capitolo, in modo che chi prediliga una lettura esclusivamente umanistica possa saltare queste parti “tecniche”).Scopriamo così che, per rappresentare l’infinito, si possono usare non una ma diverse, splendide immagini, dai baci che Catullo chiedeva a Lesbia (genericamente molto numerosi) a un labirinto che ci tiene costantemente in trappola, da quel che “sta al di là” (ad esempio, del colle, Leopardi docet) a filastrocche come Alla fiera dell’Est, dalle “poesie matematiche” indiane a un hotel immaginario con infinite stanze… In una cavalcata entusiasmante come questa che Odifreddi ci accompagna a fare, si potrebbe andare avanti all’infinito... anche se, avverte Bob Dylan, «Guarda nell’infinito, non vedrai altro che problemi»!.



    Piergiorgio Odifreddi, ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, e insegnato logica all’Università di Torino e alla Cornell University di Ithaca, nello Stato di New York. Nel 2011 ha vinto il Premio Galileo per la divulgazione scientifica.Collabora con «Domani» e «Le Scienze» ed è autore di una trilogia logica (C’era una volta un paradosso, Il diavolo in cattedra e Le menzogne di Ulisse), una trilogia geometrica (C’è spazio per tutti, Una via di fuga e Abbasso Euclide!) e una quadrilogia biografica (In principio era Darwin, Hai vinto, Galileo!, Sulle spalle di un gigante e Il Dio della logica).Per Rizzoli ha pubblicato Come stanno le cose (2013), Il museo dei numeri (2014), Il giro del mondo in 80 pensieri (2015), Dizionario della stupidità (2016), Dalla Terra alle Lune (2017), La democrazia non esiste (2018), Dialogo tra un cinico e un sognatore (con Oscar Farinetti; 2019) e Il genio delle donne (2019).

    http://www.piergiorgioodifreddi.it/


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    37 min
  • Daniele Menozzi "Crociata"
    Daniele Menozzi
    "Crociata"
    Storia di un'ideologia dalla Rivoluzione francese a Bergoglio
    Carocci Editore
    http://www.carocci.it/


    Il richiamo alla “crociata” è prepotentemente riemerso nel dibattito politico e culturale dell’Occidente in seguito al terrorismo islamista. Perché, da tempo finite le spedizioni militari per la liberazione della Terrasanta, ritorna questa categoria? Per alcuni la sacralizzazione della violenza è elemento costitutivo della nostra civiltà. Per altri ogni “crociata” ha caratteri determinati dalle specifiche e irripetibili contingenze in cui si produce. Il libro fornisce una risposta diversa. La suggerisce una puntuale ricostruzione delle tappe che dalla Rivoluzione francese a papa Francesco hanno posto il richiamo alla crociata al centro dei momenti nodali della storia contemporanea. Dipanando il vario intreccio della politicizzazione del religioso con la sacralizzazione del politico che caratterizza quelle vicende, si coglie infatti come i profondi mutamenti semantici nell’uso della categoria si inseriscono all’interno di una continuità di cui la cultura cattolica, almeno fino a Bergoglio, si è fatta garante.



    Daniele Menozzi, è professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Studioso dei rapporti tra Chiesa e società in età contemporanea, è autore di diverse monografie, tra cui Chiesa, pace e guerra nel Novecento (Il Mulino, 2008); Chiesa e diritti umani (Il Mulino, 2012); «Giudaica perfidia». Uno stereotipo antisemita fra liturgia e storia (Il Mulino, 2014); Da Cristo Re alla città degli uomini (EDB, 2019).



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    43 min
  • Angela Vecchione "La piazza"
    Angela Vecchione
    "La piazza"
    Robin Edizioni
    http://www.robinedizioni.it/

    “La piazza era fatta così, quando qualcuno aveva trovato il suo luogo di appartenenza se lo teneva stretto e, automaticamente, quel posto diventava suo. Nessuno poteva farci nulla. Una proprietà non garantita dalla legge scritta, ma altrettanto valida.”


    Antonio ha un peso che lo opprime, ricordi che solo l’eroina può rendere sopportabili. Giuliana tiene nascosto dentro di sé un passato traumatico, da cui vorrebbe fuggire. Domenico, invece, il passato non lo vuole dimenticare, perché nessun altro debba subire la sua stessa ingiustizia. Salvatore dell’illegalità ha fatto un mestiere, legandosi alla camorra.
    Storie diverse, ma tutte legate a Rosa, una donna plasmata da legami famigliari in cui crede ostinatamente, nonostante gli abusi subiti dagli uomini della sua vita. Tutti eccetto Domenico che, come i suoi figli, le ha dato solo amore. Proprio quando una verità tremenda riemerge, a Rosa tocca l’onere di difendere la sua famiglia dai criminali legati al marito e mettere in salvo il futuro dei suoi figli. A qualunque costo.

    “Con uno stile crudo e fortemente realistico, Angela Vecchione regala ai lettori “La piazza”, il suo primo romanzo edito da Robin Edizioni. Tante storie intrecciate, una polifonia del dolore e del riscatto, in cui la vera protagonista è una donna che si caricherà ogni cosa sulle spalle e lotterà per ottenere un futuro diverso.”
    Il Mattino, Marco Perillo

    “Ci sono i vent’anni dell’autrice, Napoli e le logiche inafferrabili di Piazza Garibaldi, le persone che hanno ispirato la creazione dei personaggi, gli inferi e la redenzione, la sozzura morale e la profonda umanità, nell’esordio letterario di Angela Vecchione.”
    Repubblica (Ed. Torino), Gabriella Crema



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    32 min
  • Laura Pasquini "Pigliare occhi, per aver la mente"
    Laura Pasquini
    "Pigliare occhi, per aver la mente"
    Dante, la Commedia e le arti figurative
    Carocci Editore
    http://www.carocci.it/



    Quali immagini ha visto Dante? Su quali di esse si è soffermato a pensare? Che ruolo hanno avuto nella scrittura della Commedia? In questo volume, Laura Pasquini ci guida come in un ideale viaggio (Firenze, Roma, Padova, Ravenna, Venezia) attraverso le opere che hanno agito sulla principale creazione dantesca. Mosaici, affreschi, sculture, di cui Dante non parla direttamente, ma che di certo hanno catturato la sua attenzione, finendo per concorrere in vario modo alla costruzione dell’immagine poetica. Talvolta presenza emersa dalla memoria, talvolta riconoscibile spunto figurativo consapevolmente amplificato. Ne risulta un libro fitto di richiami testuali e di prospettive inedite su quello che dovette essere l’immaginario dell’Alighieri; un libro ricco di suggestioni e di scoperte affascinanti (in particolare sul suo soggiorno romano in occasione del Giubileo del 1300) corredato di un denso e prezioso apparato iconografico.


    Laura Pasquini, è storica dell’arte presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Interessata agli esiti iconologici della produzione artistica di epoca tardoantica e medievale, ha affrontato in varie pubblicazioni studi attinenti all’archeologia cristiana, riservando particolare attenzione all’iconografia dantesca, alle immagini del diavolo e dell’aldilà nel Medioevo oltre che alla rappresentazione figurata della sua città. Tra i suoi volumi: Iconografie dantesche (Ravenna 2008); Bologna delle torri. Uomini, pietre, artisti dal Medioevo a Giorgio Morandi (Firenze 2013) e Diavoli e inferni nel Medioevo (Padova 2015).


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    37 min
  • Stefano Medas "Il gatto che viaggiava in vaporetto"
    Stefano Medas
    "Il gatto che viaggiava in vaporetto"
    Sperling & Kupfer
    https://www.sperling.it/



    UN LIBRO ILLUSTRATO CHE RACCONTA I GATTI DI VENEZIA E I MOTIVI CHE HANNO RESO LA CITTÀ IL POSTO PREFERITO DAI FELINI; L’AUTORE HA RACCOLTO STORIE VERE CHE RACCONTANO LA VENEZIA DI IERI E DI OGGI

    IL LIBRO È ARRICCHITO DALLE ILLUSTRAZIONI DI ALE GIORGINI (40.000 FOLLOWER SU INSTAGRAM), CHE SI È ISPIRATO ALLE FOTOGRAFIE SCATTATE DALL’AUTORE. DA ANNI STEFANO MEDAS VIVE E LAVORA A VENEZIA COME RICERCATORE E ARCHEOLOGO SUBACQUEO E NAVALE


    L’AUTORE
    Stefano Medas è archeologo subacqueo e navale e ha condotto numerose campagne di scavo su relitti e siti sommersi. È presidente dell’Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale e assegnista di ricerca all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Da oltre vent’anni tiene corsi di vela con le barche tradizionali dell’Adriatico. Oltre a essere autore di numerosi contributi scientifici, con Mondadori ha pubblicato i romanzi storici Rex Iuba e Il testimone.

    IL LIBRO
    A casa, Stefano ha sempre avuto ben più di un gatto: dai trovatelli che cercavano rifugio, a quelli che sua madre dipingeva sui sassi e sulle tele. Quando era bambino, lei gli raccontò che Venezia, quella città che conosceva solo dalle fotografie, dove al posto delle strade c’erano i canali e al posto delle automobili le barche, era un luogo magico per i gatti, perché lì potevano trovare tutto il pesce che volevano e vivere tranquilli, lontani dai pericoli di ogni altra città, accuditi con amore dagli abitanti. A quell’epoca ce n’erano ancora a migliaia, che giravano liberi per le calli e nei campi.
    Quando la vita lo ha portato a lavorare proprio lì, Venezia è diventata per Stefano una dimensione quotidiana, insieme ai gatti che la popolano. C’è quello che ogni giorno prende il vaporetto numero 1 per andare dall’Arsenale alla Salute; ci sono quelli accuditi dalle ultime mame dei gati, le gattare; quelli come Cuba e il Rosso, che si sentono i «dogi» del campo; oppure quelli come Damasco, che diventano amici di chi offre loro una fetta di prosciutto.
    Nonostante l’acqua alta e le orde di turisti, Venezia è rimasta per loro la casa più accogliente, il posto perfetto in cui vivere, la città ideale dei gatti.





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