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  • Ugo Cardinale "Festival del Classico"
    Ugo Cardinale
    curatore del
    "Festival del Classico"
    https://circololettori.it/
    https://festivaldelclassico.it/


    Festival del Classico Reloaded

    L’edizione digitale della rassegna porta i classici nella rete con lezioni, dialoghi e letture e speciali incontri riservati alle scuole. È Classico Reloaded, dedicato al tema Homo sive Natu-ra: guerra, pace, malattia nella spirale della storia.
    Tra gli ospiti: il filologo e storico Luciano Canfora, lo scrittore Abraham Yehoshua, le filosofe Simona Forti, Michela Marzano e Giorgia Serughetti, il filosofo Massimo Cacciari, il grecista Federico Condello. Collegate dagli Stati Uniti: Mary Norris, già copy editor del New Yorker, e la politologa, docente della Princeton University Melissa Lane (programma completo dal 16 novembre su festivaldelclassico.it)
    Aspettando il Festival del Classico, 5 sono i percorsi: Le parole dei classici con Matteo Nucci; il gruppo di lettura via Zoom De Rerum Natura; Che cos’è un classico?, indagine sulla defini-zione di “classico” che coinvolge scrittori, intellettuali, critici letterari e il pubblico; Piccoli classici, video-incontri per i bambini; e Classici contemporanei, ciclo su quegli autori del no-stro tempo talmente potenti da diventare subito classici.

    I classici alla conquista della rete: per una settimana intera sul sito, sui canali social e su canale YouTube della Fondazione Circolo dei lettori si susseguiranno lezioni, dialoghi e reading per illuminare con i pensieri di ieri la riflessione di oggi. È il Festival del Classico che si presenta nel 2020 in una veste completamente rinnovata. La 3. edizione, dal 29 novembre al 4 dicembre, vivrà una seconda vita, tutta digitale: è Festival del Classico RELOADED, rassegna che si ricarica di nuova energia per arrivare ancor più lontano, coinvolgendo una community di appassionati e curiosi davvero senza confini.
    Il Festival del Classico, presieduto da Luciano Canfora e curato da Ugo Cardinale, è un progetto della Fondazione Circolo dei lettori ideato nel 2017 per rintracciare un paradigma interpretativo del presente, ben ancorato alla memoria del passato ma capace di orientare il futuro. Quest’anno è dedicato al tema Homo sive Natura. Guerra, pace, malattia nella spirale della storia. Un’indagine sulla storia, quindi, ricettacolo di guerre, epidemie, conflitti, ma sempre percorsa da un anelito alla pace. Perché guerra, pace e malattia sono una triade inestricabile quando si analizza l’ambivalenza della natura umana. A esplorare il tema filosofi, filologi, storici, scienziati, letterati italiani e internazionali, perché la migrazione online offre l’opportunità di raggiungere e ascoltare grandi protagonisti della cultura internazionale, lontani ma vicini, e di espandere il raggio d'azione della Fondazione ben oltre ai suoi confini territoriali.

    I primi ospiti di Classico Reloaded
    Autori dal mondo: Abraham Yehoshua, scrittore e drammaturgo israeliano, tra le voci più importanti della contemporaneità, con la lectio dal War and peace in the jewish culture, venerdì 27 novembre, ore 18.30, aspettando il Festival del Classico. Dagli Stati Uniti, invece, precisamente dalla Princeton University nel New Jersey, si collegherà Melissa Lane, Professor of Politics e direttrice dell’University Center for Human Values. Autrice di numerose opere di divulgazione, si concentra in particolare su come le idee degli antichi, da Socrate a Platone, possano influenzare positivamente il presente, specialmente riguardo al tema della sostenibilità. Il suo intervento È possibile una repubblica ecologica oggi? è fissato domenica 29 novembre, ore 11.30. Mary Norris, collegata da New York, è invece scrittrice e copy editor del periodico di culto The New Yorker, famosa per i suoi articoli sulla scrittura e punteggiatura che le...
    22 min
  • Massimo Bisotti "A un millimetro di cuore"
    Massimo Bisotti
    "A un millimetro di cuore"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/

    Si può aver paura della solitudine e al tempo stesso aver paura di essere amati? Se lo sta chiedendo Meg, sola in una casa ormai vuota. Demian, lo scrittore e l’uomo con cui ha vissuto gli ultimi due anni se n’è andato senza darle nessuna spiegazione: solo i suoi scritti a parlare per lui. Da tempo la loro storia aveva iniziato a logorarsi, fra abitudine, noia e disillusione, eppure Meg non era preparata a un distacco. Per una vita era stata lei ad andarsene, incapace di cedere del tutto ai sentimenti e convinta che ognuno dovesse farcela da solo, e ora si trovava a fare i conti con l’abbandono.

    Meg aveva conosciuto Demian mentre lui era in coma, in seguito a un drammatico incidente.

    Al risveglio, lui era riuscito a liberarla da un sentimento che era diventato un chiodo fisso, quello per George Cabot, un uomo immaginario che aveva conosciuto solo in sogno. Si era fissata con l’idea di poterlo incontrare nella sua realtà, innamorata dell’amore perfetto e utopistico, ma si era poi disillusa. George Cabot altro non era che il personaggio di un libro di Demian.

    Con pazienza e cura, Demian l’aveva strappata a quell’illusione e le aveva regalato una storia vera, concreta, tacendole tuttavia molti dettagli del suo passato.

    Ora che è sparito Meg è frastornata e non sa cosa fare. È il momento di pensare a se stessa o di alimentare la speranza che Demian ritorni? E se per una serie di strane coincidenze si accorgesse della reale esistenza di George Cabot? Cosa cambierebbe nel suo instabile cuore?

    Con A un millimetro di cuore Massimo Bisotti ci fa un grande regalo. Tornano infatti i protagonisti de La luna blu – il romanzo che lo ha fatto conoscere e amare al pubblico – con una storia d’amore che sussurra al cuore di ognuno di noi.


    Massimo Bisotti è nato e vive a Roma, ha studiato Lettere, suona il pianoforte ed è appassionato di psicologia. Dice di sé di avere iniziato a scrivere perché le sue parole rimarginassero le ferite e si chiudessero in cicatrici. Nel 2012 ha pubblicato il suo romanzo di esordio La luna blu (prima edizione Psiconline, seconda edizione 2013 Ultranovel), che è stato uno dei casi editoriali dell'anno. Il successo è stato confermato e accresciuto dal romanzo seguente, Il quadro mai dipinto (Mondadori). Nel 2015, ancora per Mondadori, ha ripubblicato i Foto/grammi dell'anima, una raccolta illustrata di favole, scritte a poco più di vent'anni, quindi Un anno per un giorno (2016). Nel 2019 ha pubblicato Karma City



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    19 min
  • Filippo Monge "Spie & Romanzi"
    Filippo Monge
    "Spie & Romanzi"
    https://unito.webex.com/meet/filippo.monge

    Sabato 21 novembre 2020, dalle ore 10:00 on line

    “L’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo”. Con queste premesse e partendo proprio da alcuni passaggi della recente lettera di Riccardo Muti al Corriere della Sera torna a Savigliano, Cuneo, ma si potrebbe dire da Savigliano (collegamento diretto al link https://unito.webex.com/meet/filippo.monge), sabato 21 novembre 2020 ore 10, la terza edizione di “Spie & Romanzi”, rassegna letteraria nazionale sul romanzo di spionaggio.

    Nato da una idea di Paolo Bertinetti, già Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Torino e professore emerito di Letteratura Inglese, il festival intende creare occasioni di contaminazione culturale, aprendo il dibattito su temi di assoluta attualità.

    L’evento, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università degli Studi di Torino e con la Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano avrà inizio, dopo i saluti di indirizzo di Matteo Milani (Direttore Dipartimento di Lingue) e Sergio Soave, alle ore 10 di sabato con un convegno dal titolo “Spie, romanzi e film: tra finzione e realtà”. Al “salotto virtuale” introdotto e moderato da Filippo Monge e Paolo Bertinetti (Università di Torino) parteciperanno, come relatori, Geraldina Neri channel manager di Top Crime TV (gruppo Mediaset), Paolo Gerbaldo, storico e saggista, Piermaria Monasterolo, informatico, esperto di cybersecurity, oltre allo storico dei fumetti (di spionaggio) Giuseppe Pollicelli.

    “Negli ultimi anni della mia attività didattica a Torino ho registrato particolare interesse su questo nuovo filone letterario.” riferisce lo stesso Bertinetti “Ho così deciso di proporre, proprio qui a Savigliano, sede decentrata dell’Università degli Studi di Torino, questo progetto, quest’anno in modalità a distanza, per coltivare aggregazione su queste tematiche narrative. Ringrazio tutti i sostenitori della manifestazione e in particolare il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, Sergio Soave per la sensibilità dimostrata su un nuovo prodotto culturale che potrà esser ulteriormente sviluppato nei prossimi anni. Ringrazio, infine, Filippo Monge, direttore della rassegna, per l’impegno dimostrato nelle varie fasi organizzative di questo importante evento per il territorio”

    Accesso libero collegandosi direttamente a
    https://unito.webex.com/meet/filippo.monge



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    21 min
  • Letizia Battaglia "Mi prendo il mondo ovunque sia"
    Letizia Battaglia
    Sabrina Pisu
    "Mi prendo il mondo ovunque sia"
    Una vita da fotografa tra impegno civile e bellezza
    Einaudi Editore
    https://www.einaudi.it/


    Letizia Battaglia, la fotogiornalista italiana piú famosa e premiata al mondo, racconta qui per la prima volta e in prima persona senza censure, la sua vita di fotografa, politica e donna.


    Letizia Battaglia, la fotogiornalista italiana piú famosa e premiata al mondo, racconta per la prima volta e in prima persona senza censure la sua vita. È la biografia di una donna che ha trovato il coraggio di combattere per conquistare se stessa. La fotografia è la scintilla che fa brillare la stella nel suo cielo, dentro la camera scorre la pellicola di libertà con cui rivoluzionerà il significato delle immagini nel racconto di cronaca e, soprattutto, la sua vita. Un libro profondo, sincero e appassionante, in cui la sua storia, di donna e fotoreporter, s’interseca con la Storia di Palermo, insanguinata dalla guerra di mafia. Sabrina Pisu, coautrice del volume, ricostruisce e analizza gli scenari socio politici e gli esiti giudiziari di quella stagione in cui Letizia Battaglia ha avuto un ruolo di primo piano, come grande e coraggiosa testimone, impegnata per costruire una società piú giusta.


    Letizia Battaglia, fotografa palermitana di fama mondiale, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. Ha partecipato a importanti mostre e manifestazioni in Italia e all'estero. Nel 2017 è tra le 11 donne piú influenti al mondo scelte dal «New York Times». Su di lei è stato realizzato il documentario Shooting the Mafia (2019), diretto dalla regista britannica Kim Longinotto. È stata anche ispiratrice e protagonista del film di Franco Maresco La mafia non è piú quella di una volta (2019), premiato a Venezia. Dal 1991 dirige la rivista di sole donne «Mezzocielo» e dal 2017 il Centro Internazionale di Fotografia di Palermo.


    Sabrina Pisu, giornalista e inviata, ha seguito alcuni dei piú importanti avvenimenti nazionali e internazionali per il canale televisivo multilingue Euronews. Ha realizzato reportage su fatti di mafia e corruzione, con interviste in esclusiva, e ha collaborato con Radio24 - Il sole 24ore, Sky e Rai3. Con A. Zardetto ha scritto L'Aquila 2010. Il miracolo che non c'è (Castelvecchi 2010) e, con V. Calia, Il caso Mattei. Le prove dell'omicidio del presidente dell'Eni (chiarelettere 2017), che ha vinto diversi premi letterari.



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    32 min
  • Alessio Torino "Al centro del mondo"
    Alessio Torino
    "Al centro del mondo"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/


    Damiano Bacciardi vive con Nonna Adele, il nonno chiuso in un antico silenzio e Zio Vince, detto il Gorilla, a Villa la Croce, che nel borgo poco distante è stata ribattezzata “Villa dei Matti”, lungo uno stradone che si muove nel cuore delle colline marchigiane. Il miele dei Bacciardi, “la manna”, è celebre perché fa ingravidare le donne, così come è leggenda la quercia a cui si è impiccato il padre di Damiano e che è tornata a far foglie dopo dieci anni. Damiano è un ragazzo scosso da accessi violenti di malessere e segnato da una vitale ansietà: sente la natura, sente il volo delle rondini, il brusio delle api, il rotolio delle stagioni, e sa riconoscere la presenza del Demonio e il male degli uomini. Zio Vince trama per vendere la proprietà a gente che viene da lontano e Damiano se li immagina tutti con la faccia demonica di Trump che ha visto in televisione.

    Damiano sa di dover difendere Villa la Croce, di dover difendere la memoria della sua sgangherata famiglia e la bellezza talora limpida, talora mostruosa e selvatica, della natura in cui è cresciuto accompagnato da incubi, deliri e ventate di struggente dolcezza. Nonna Adele muore e la prospettiva di vendere si fa sempre più concreta: a quel punto Damiano obbedisce a un impulso sempre più convinto e quando, ultimi, arrivano “gli olandesi” e provano a farla da padroni, un disegno di riscatto si incide come la ramaglia di un albero, potente e severo, nella sua coscienza.

    Alfiere del bene, vedetta del male, ultimo di una grande dinastia di “idioti” e fuor di squadra, ignaro fratello di Greta Thunberg, Damiano Bacciardi ha le sue radici in un orizzonte letterario che va da Paolo Volponi e Federigo Tozzi all’America di Faulkner e McCarthy. Lo vediamo combattere una battaglia che dilata uno spicchio di provincia in un’allegoria del mondo, così minacciato, così offeso e purtuttavia così determinato a resistere.

    Alessio Torino è nato a Cagli nel 1975 e vive a Urbino dove insegna letteratura latina all'Università degli Studi Carlo Bo.

    Ha esordito con Undici decimi (Italic, 2010), con cui ha vinto il premio Bagutta Opera Prima.

    In seguito ha pubblicato Tetano (2011), Urbino, Nebraska (2013) e Tina (2016), tutti editi da minimum fax. Ha vinto fra gli altri il premio Lo Straniero, il premio Frontino Montefeltro e il premio Subiaco Città del Libro.



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    22 min
  • Mariangela Maraviglia "Semplicemente una che vive"
    Mariangela Maraviglia
    “Semplicemente una che vive”
    Vita e opere di Adriana Zarri
    Il Mulino Editore
    https://www.mulino.it/

    In ricordo di Adriana Zarri, scomparsa il 18 novembre 2010

    Adriana Zarri (1919-2010), scrittrice, teologa ed eremita, ha saputo conciliare una profonda tensione spirituale e contemplativa con la partecipazione appassionata al rinnovamento cattolico e alle grandi battaglie sociali della seconda metà del Novecento. Dotata di una forza di intervento radicale e di una rara qualità interiore, come ricordano il filosofo Mario Tronti e il teologo Giannino Piana, univa la verve polemica, inflessibile strumento di affermazione di quella che per lei era la verità, a una folgorante esperienza di Dio che espresse nella creazione di eremi vissuti e condivisi come oasi di armonia naturale e di respiro cosmico. Questo libro, attraverso fonti edite e inedite, ne ricostruisce per la prima volta la biografia, dall’infanzia a San Lazzaro di Savena (Bologna), alla giovinezza nella Compagnia di San Paolo, alla maturazione di una scelta eremitica in luoghi appartati della campagna piemontese. Ne ripropone la ricerca religiosa ispiratrice di una originale teologia mistica e trinitaria, la partecipazione con voce propria e distinta alle vivaci stagioni riformatrici prima e dopo il Concilio Vaticano II, la pratica di un monachesimo estraneo a forme di istituzionalizzazione e autonomo dalle strutture ecclesiastiche. Lettere, saggi, romanzi, articoli pubblicati su svariati periodici cattolici e laici – tra cui «L’Osservatore della Domenica», «Settegiorni», «Il Manifesto», «Rocca», «Anna» – attestano la libertà di critica e di proposta e la trama di amicizie eccellenti – da Benedetto Calati a Rossana Rossanda, da Luigi Bettazzi a Sergio Zavoli, da Marie-Dominique Chenu a Pietro Ingrao – che accompagnarono la sua vita e la sua riflessione.



    Epigrafe d’erba

    Non mi vestite di bianco:
    è superbo e retorico.
    Vestitemi
    a fiori gialli e rossi
    e con ali di uccelli.
    E tu, Signore, guarda le mie mani.
    Forse c’è una corona.
    Forse
    ci hanno messo una croce.
    Hanno sbagliato.
    In mano ho foglie verdi
    e sulla croce,
    la tua resurrezione.
    E, sulla tomba,
    non mi mettete marmo freddo
    con sopra le solite bugie
    che consolano i vivi.
    Lasciate solo la terra
    che scriva, a primavera,
    un’epigrafe d’erba.
    E dirà
    che ho vissuto,
    che attendo.
    E scriverà il mio nome e il tuo,
    uniti come due bocche di papaveri.

    Mariangela Maraviglia, dottore di ricerca in Scienze religiose, si è occupata di personalità del cristianesimo contemporaneo impegnate in ambito sociale e nel dialogo ecumenico. È autrice, tra l’altro, di «David Maria Turoldo. La vita, la testimonianza (1916-1992)» (Brescia, Morcelliana, 2016); «Don Primo Mazzolari. Con Dio e con il mondo» (Magnano, Qiqajon, 2010); e curatrice di Sorella Maria di Campello, Primo Mazzolari, «L’ineffabile fraternità. Carteggio (1925-1959)» (Magnano, Qiqajon, 2007).


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    27 min
  • Nicla Vassallo "Tra la giornata della filosofia e la giornata contro la violenza sulle donne"
    Nicla Vassallo
    "Tra la giornata della filosofia e la giornata contro la violenza sulle donne"


    19 novembre - Giornata mondiale della Filosofia
    https://www.un.org/en/events/philosophyday/

    25 novembre - Giornata contro la violenza sulle donne
    Video YouTube con un dialogo tra Nicla Vassallo e Carla Signoris
    https://www.youtube.com/watch?v=sBIi_-3IfJk



    Giovedì 19 novembre si celebra il World Philosophy Day (la Giornata mondiale della filosofia), istituita dall’Unesco nel 2002.

    Sul sito dell’Unesco si legge che l’edizione di quest’anno “invita il mondo intero a riflettere sul significato dell’attuale crisi pandemica, sottolineando la necessita, ora più che mai, di ricorrere alla riflessione filosofica per far fronte alle varie crisi che stiamo attraversando. La crisi sanitaria mette in discussione molteplici aspetti delle nostre società. In questo contesto, la filosofia ci aiuta a prendere la necessaria distanza per andare avanti, incentivando la riflessione critica su problemi che sono di già presenti ma che la pandemia ha spintonato al loro parossismo”.

    E la crisi economica, ma soprattutto la crisi culturale? Alla cultura sono stati chiusi i battenti. I cinema: d’accordo i film si possiamo vedere in tv. Anche la musica la possiamo ascoltare a casa. Benché non sia affatto lo stesso. Ma il teatro? Già, una tragedia – mettiamo – di Shakespeare in tv?

    Quando si parla della chiusura della cultura si dimentica del tutto la chiusura dell’Università. Ciò è avvenuto in Italia, ma non in parecchi paesi europei. E in Italia non è avvenuto in tutte le università. Comunque quali atenei si stanno organizzando (sotto il profilo sanitario e non solo) per tornare alla didattica in presenza (dagli innumerevoli meriti) e abbandonare quella a distanza (dagli innumerevoli demeriti)?

    I vari rettori dovrebbero decretare subito l’avvio di tutte le “operazioni” sufficienti e necessarie al fine di assicurare, al più presto, agli studenti una didattica (la vera didattica, quella in presenza) capace di garantire agli studenti il loro indispensabile sviluppo culturale, umana, sociale. Solo in tal modo non si rubano crescita e futuro ai giovani e infine all’economia, ovvero al nostro paese.

    La filosofia? Dovrebbe insegnare ai giovani ad argomentare bene, a ragionare. Questo lo ho appreso davvero non certo in Italia, bensì in Inghilterra: rimango ancorata al King’s College London e a miei colleghi londinesi.

    Ancor oggi riscontro di fatto quanto la filosofia consista nella domanda metafisica “che cosa c’è?” e in quella gnoseologica “che conoscenza ne abbiamo?” e, di conseguenza “che cosa è la conoscenza?”. Mi sono specializzata in metafisica e in epistemologia (filosofia della conoscenza!), al King’s. Queste due discipline costituiscono, da Platone in avanti, i presupposti di ogni altra disciplina filosofica, dall’etica alla filosofia della scienza. E di ogni riflessione filosofica, per esempio della riflessione sul “gender” di cui mi sto occupando al momento.

    Metafisica e epistemologia insegnate a distanza? Non scherziamo. Si provi solo a immaginare che ne direbbe Socrate.

    Già la filosofia è lo studio di noi essere cognitivi in relazione alla realtà e alla conoscenza. Stando al greco antico filosofia significa “amore per la sapienza”.

    Sapienza che si ora trasmette tramite i tiranni Google Meet, Microsoft Teams, Zoom?

    Magari non aspiriamo più alla sapienza, ma non possiamo non aspirare alla conoscenza, altrimenti non saremo esseri umani (Aristotele), saremo dei bruti (Dante).

    Chi tra noi aspira alla conoscenza? Da chi ci governa in”giù”?

    Ancora sul sito Unesco di legge che il World Philosophy Day si propone i...
    35 min
  • Mauro Ceruti "Sulla stessa barca"
    Mauro Ceruti
    "Sulla stessa barca"
    Edizioni Qiqajon
    Comunità di Bose
    https://www.monasterodibose.it/


    “È tempo di remare insieme, perché su questa barca ci siamo tutti”
    Papa Francesco


    L’ecologia riguarda le nostre vite in profondità, la nostra civiltà, le nostre riflessioni.
    dalla “Prefazione” di Edgar Morin


    Il filosofo della complessità e il papa dell’ecologia: sotto questa espressione potremmo riassumere il nuovo libro di Mauro Ceruti, poiché in esso la più innovativa enciclica degli ultimi 100 anni
    viene riletta nell’orizzonte di un umanesimo planetario, volto a delineare una nuova rotta per l’avvenire dell’umanità.
    La Laudato si’, infatti, è stata una bussola insperata e necessaria agli esordi del xxi secolo, nato
    sotto il segno dell’incertezza: lì papa Francesco invita a un cambiamento, a una nuova civiltà, e indica a tutti il cammino della costruzione della “casa comune”. Dopo la libertà e l’uguaglianza, protagoniste dell’Ottocento e del Novecento, la fraternità può diventare protagonista del xxi secolo: questo sentimento di fratellanza converge, in certo senso, con ciò che la scienza è giunta a raccontarci. Qui si inserisce la rilettura di Mauro Ceruti, che Edgar Morin definisce come “uno dei rari pensatori di questo tempo ad aver compreso e raccolto la sfida che ci pone la complessità dei nostri esseri e del nostro mondo“: con uno stile accessibile e incalzante, ci spiega perché è necessario un pensiero nuovo capace di considerare la complessità, per non restare incoscienti di fronte alle catastrofi che ci investono (e l’esperienza della pandemia del covid ne è un esempio). Solo una cultura dell’incontro e una fraternità senza frontiere ci permettono di pensare un progetto comune in vista di una nuova responsabilità verso la Terra e verso il futuro.
    La cura per la natura, quindi, implica una rigenerazione dei rapporti umani e dello stile di vita:
    ecco perché “non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia” (Laudato si’ 118). Ceruti lega il “vangelo degli uomini perduti” (Edgar Morin) nella loro avventura ignota su un minuscolo pianeta dell’universo, al vangelo della creazione di papa Francesco. E li lega in uno spirito umano ampio, rinnovato e fraterno, da cui può scaturire l’impresa di una nuova civilizzazione della Terra, ormai necessaria per la stessa sopravvivenza dell’umanità.



    Mauro Ceruti (Cremona 1953), filosofo, insegna filosofia della scienza all’Università IULM di Milano. Allievo di Edgar Morin, è uno dei protagonisti dell’elaborazione del pensiero della complessità.



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    37 min
  • Alberto Rollo "L'ultimo turno di guardia"
    Alberto Rollo
    "L'ultimo turno di guardia"
    Manni Editori
    https://www.mannieditori.it/



    La scena è l’interno di una torre, forse cella di isolamento, forse appendice di un nosocomio, forse rifugio metropolitano: comunque un luogo di segregazione e contemplazione.
    Chi parla è un malato di tempo, una figura a metà strada fra l’avo vaticinante, il lungodegente, il condannato. Il suo interlocutore è una sorta di liquido testimone, di infermiere-carceriere. Una spia neghittosa.
    L’allettato parla, immagina, comanda, si commuove, mette in disordine i ricordi, e l'altro ascolta, più distratto che ammaliato, più sordo che sedotto. Entrambi confitti nello spettacolo di un transito senza fine.
    Alberto Rollo torna alla scrittura con un poemetto teso, nervoso, allucinato.
    Un lavoro che l’ha accompagnato per almeno un quarto di secolo.


    Che meriggio lungo,
    immobile, feroce ci corteggia
    dal cerchio di finestre. Che catena
    di tetti, spigoli, acutezze
    è inchiodata alla calce
    umida del cielo.
    Non passa, pensi, mio pretino. Passa,
    invece, e d’unghie
    metalliche segna, di stridori,
    il mio durare, il mio guardare.




    Alberto Rollo è nato a Milano nel 1951.
    Direttore letterario in Feltrinelli, direttore editoriale di Baldini+Castoldi, è ora consulente per la narrativa italiana in Mondadori.
    Collabora con le pagine culturali di riviste e quotidiani nazionali.
    Ha tradotto romanzi di autori inglesi e americani tra cui La famiglia Winshaw di Jonathan Coe (Feltrinelli 1995) e A sangue freddo di Truman Capote (Garzanti 2019). Ha scritto per il teatro (Tempi morti nel 1992) e per la televisione. Ha curato l'antologia Che cosa ho in testa (Baldini+Castoldi 2017).



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    28 min
  • Anna Giurickovic Dato "Il grande me"
    Anna Giurickovic Dato
    "Il grande me"
    Fazi Editore
    https://fazieditore.it/


    Simone, davanti alla consapevolezza di una morte certa, viene raggiunto a Milano dai suoi tre figli, dopo molti anni di lontananza. È l’inizio di un periodo doloroso, ma per Carla si tratta anche dell’ultima occasione per recuperare del tempo con suo padre. Simone, angosciato dal pensiero di aver fallito e di non poter più cambiare il suo passato, ripercorre le tappe della propria eccentrica esistenza, vissuta con grande passione e voracità. Mentre la sua lucidità mentale vacilla sempre più, vuole usare il poco tempo che gli resta anche per rimediare a vecchi errori e confessa ai figli un segreto. In Carla e i suoi fratelli riaffiorano ricordi di anni lontani, i momenti dell’infanzia in cui la famiglia era ancora unita e quelli legati alla separazione dei genitori, nel tentativo di ricostruire una verità dai contorni sempre più incerti. I ragazzi non possono far altro che assecondare il padre, tra realtà e delirio, mentre la malattia si dilata richiedendo sempre più attenzioni e occupando la totalità delle loro giornate. Inizia così una ricerca – anche interiore – dai risvolti inaspettati, che porterà Carla e la sua famiglia a scontrarsi con un’ulteriore dura realtà, oltre a quella della vita e della morte. Sarà un confronto necessario, che Carla ha cercato e allo stesso tempo sfuggito per anni, ma che ora dovrà affrontare con tutta la forza di cui è capace.
    Dopo il sorprendente esordio con La figlia femmina, Anna Giurickovic Dato torna con un romanzo crudo, sincero e a tratti destabilizzante, una riflessione profonda sulla figura del padre, capace di emozionare e far riflettere. Il grande me è un libro forte, che parla all’animo del lettore senza paure e senza reticenze, raccontando la storia di una famiglia rivoluzionata dalla notizia di una fine imminente e dalla scoperta di un segreto mai svelato, ma soprattutto la storia di una figlia costretta a fare i conti, ancora molto giovane, con il dolore di una grande perdita.

    Anna Giurickovic Dato è nata a Catania nel 1989, ma vive tra Roma e Parigi. È avvocato, ha un dottorato in Diritto pubblico ed è sceneggiatrice. Il suo romanzo d’esordio, La figlia femmina (Fazi Editore, 2017), è arrivato finalista al Premio Brancati 2018 ed è stato tradotto all’estero in cinque paesi tra cui Francia, Germania e Spagna, ottenendo un largo successo di critica e pubblico. Il grande me è il suo secondo romanzo.


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Un quotidiano culturale
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