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  • Leonardo Sangiorgi "Hospitale" Parma Capitale di Cultura
    Leonardo Sangiorgi
    "Hospitale"
    Il futuro della memoria



    Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21
    Hospitale
    Il futuro della memoria
    La storia dell’Ospedale Vecchio in un’installazione video per due attori e i loro corpi

    Crociera dell’Ospedale Vecchio, Oltretorrente, fino all'8 dicembre 2020

    Nell’ambito delle iniziative di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, inaugura sabato 5 settembre Hospitale – Il futuro della memoria, la più grande installazione di Parma 2020+21, aperta al pubblico fino all’8 dicembre e pensata appositamente per l’iconica Crociera dell’Ospedale Vecchio che, insieme all’intero Complesso Monumentale, dal 2016 è oggetto di un importante intervento di rigenerazione urbana che darà vita a un museo multimediale permanente dedicato alla memoria della città.
    Prodotta dal Comune di Parma, progettata e realizzata da Studio Azzurro, è una video-narrazione, articolata in più parti, che racconta la storia dell’Hospitale nato dalle acque – i suoi canali, i mulini, le alluvioni – attraverso la presenza virtuale degli attori Marco Baliani e Giovanna Bozzolo, che assumeranno di volta in volta il ruolo di “io narrante” o di testimoni degli eventi. Otto grandi superfici tessili, che occuperanno le pareti della navata centrale, diventeranno gli schermi sui quali si articolerà, da diversi punti di vista, il racconto della storia dell’Ospedale Vecchio.
    L'Ospedale Vecchio è uno dei complessi monumentali più importanti di Parma, nonché l'edificio simbolo della storia ospedaliera della città e dei servizi umanitari dispensati nei secoli. Posto nel quartiere dell’Oltretorrente, è stato l’ospedale cittadino dal XV secolo fino al 1926. Fu fondato nel 1201 da Rodolfo Tanzi; sulle rovine di questo edificio, nella seconda metà del XV secolo, si inizia a costruire il primo nucleo del complesso che vediamo oggi. L'intera nuova struttura è organizzata intorno alla grande Crociera a croce latina sormontata da una cupola centrale: 120 metri di lunghezza per 100 metri di larghezza, con volte a 12 metri e, al centro dei due bracci della croce, l’altare. L'Ospedale era distinto in due sezioni: l'Ospedale della Misericordia e l'Ospedale degli Esposti. Il primo era composto da quattro reparti per infermi, inferme, feriti e orfani e poteva ospitare circa 300 ammalati. L'Ospizio degli Esposti era destinato ai soli trovatelli: il termine “esposto”, infatti, indicava il bambino abbandonato in tenera età o non riconosciuto alla nascita.
    Il cuore pulsante dell’Oltretorrente ritrova centralità e riattualizza il proprio ruolo e le proprie funzioni grazie al progetto Il Futuro della Memoria, approvato nel 2015 dall’Amministrazione comunale ed ora in fase di realizzazione ad opera di Parma Infrastrutture S.p.A, e improntato alla promozione del dialogo tra identità e innovazione. Un recupero dell’intero complesso dell’Ospedale Vecchio che ha previsto il restauro strutturale della Grande Crociera; la Corte del Sapere con la riorganizzazione della Biblioteca Civica, lì ospitata; nel Chiostro della Memoria Sociale Civile e Popolare si trovano l’Archivio di Stato, l’Archivio Bertolucci, e verrà ospitato l’Istituto Storico della Resistenza e le associazioni partigiane; un nuovo spazio destinato a caffetteria e vari ambienti per esposizioni e incontri. Nella Corte troveranno spazio varie associazioni culturali cittadine.
    In occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, l’Ospedale Vecchio, ieri deputato alla cura sanitaria dell’individuo, diviene oggi opportunità per il benessere della comunità grazie alla cultura.
    «Hospitale ha rappresentato, nel dossier di Parma 2020, il progetto pilota pensato con Studio Azzurro da cui scaturiva il senso della gran parte dei progetti che ci hanno portati ad essere Capitale Italiana della Cultura» dichiara Michele Guerra, Assessore alla Cultura «Ripartire da qui, oggi, dopo il mutamento di paradigma...
    16 min
  • Alessandra Comazzi "Festival della Tv e dei nuovi media"
    Alessandra Comazzi
    "Festival della Tv e dei nuovi media"
    https://festivaldellatv.it/



    Figlia di un tipografo, comincia a collaborare con alcuni giornali (La voce del popolo, Stampa Sera) subito dopo la maturità classica. Contemporaneamente all’inizio dell’attività giornalistica prende il diploma da sommelier (Ais). A 21 anni viene assunta a La Stampa dove due anni dopo diventa giornalista professionista. Per qualche anno è la più giovane professionista d’Italia. A La Stampa inizia dalle Cronache del Novarese, che allora si realizzavano a Torino, ma avendo la passione dello spettacolo viene spostata dopo poco di sezione. Inventa e realizza TorinoSette, settimanale dedicato alle buone notizie e agli appuntamenti della città piemontese. Realizza inoltre il settimanale In tivù. A lungo responsabile del settore spettacoli de La Stampa, sceglie poi la libera professione, diventando free lance.

    È sempre il critico televisivo de La Stampa. Ha diretto Archiworld.tv, una tv via web sull’architettura. Ha scritto e condotto programmi radiofonici e televisivi come Gente di Broadwaye Televisionando. Recentemente ha deciso di occuparsi anche di mediazione sindacale, attualmente è il presidente dell’Associazione Stampa Subalpina. Ha insegnato Analisi e critica della televisione alla Facoltà di Lettere di Torino, è stata tutor al master in giornalismo di Torino. Studiosa dei mezzi di comunicazione, in oltre settemila articoli ha analizzato i programmi, il consolidarsi e il mutare delle tendenze, dei climi, delle mode della tv. Giurata per i TeleRatti (edizioni 2008, 2009, 2010, 2011).





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    15 min
  • Enzo Fortunato "Festival della TV e dei nuovi media"
    Enzo Fortunato
    "Festival della TV e dei nuovi media"
    https://festivaldellatv.it/


    Festival della TV
    6 settembre, ore 14:30 - Dogliani
    Media For Future - D3
    Dal manifesto di Assisi alle politiche messe in atto da aziende private ed istituzioni per prendersi cura del nostro pianeta a come i mezzi di informazione possono contribuire ad una maggiore consapevolezza sui temi ambientali.
    Antonio Cianciullo, Padre Enzo Fortunato, Maura Latini, Luca Mercalli, Giovanni Parapini, Ermete Realacci con Vanessa Ricciardi.




    Frate francescano, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, giornalista, scrittore, tra i promotori del Manifesto di Assisi.

    Enzo Fortunato è giornalista, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e del mensile San Francesco. Padre spirituale dei giovani postulanti dal 1995 al 2004, è oggi frate minore conventuale di Assisi.

    È stato professore presso la Pontificia Università Antonianum, l’Istituto Teologico di Assisi e la Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura. Ha ideato la collana Orientamenti formativi francescani edita dal Messaggero.

    Ha collaborato con L’Osservatore Romano e scrive per Avvenire, Corriere della Sera e Huffington Post.

    Nel marzo 2012 con il volume Siate amabili (Messaggero), prefazione del Cardinale Gianfranco Ravasi, riceve il premio internazionale di giornalismo “Biagio Agnes”. Ha pubblicato Vado da Francesco (Mondadori), Francesco il ribelle (Mondadori), Il Natale di Francesco (San Paolo) e, con Piero Damosso, Francesco e il Sultano. 800 anni da un incredibile incontro (San Paolo).

    Per la società civile ha animato insieme a Beppe Giulietti e all’Ordine dei Giornalisti il dibattito sul giornalismo contemporaneo. Ha curato e redatto il volume La carta di Assisi. Le parole non sono pietre (San Paolo), manifesto del giornalismo etico. Ideatore con Ermete Realacci, di Symbola, del Manifesto di Assisi. Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica.

    Tiene seminari e conferenze in Italia e all’estero su francescanesimo e comunicazione.

    Delicate e significative le sue missioni per progetti umanitari e di solidarietà nella ricerca della pace e del bene comune in: Brasile, Cina, Colombia, Cuba, Egitto, Giordania, India, Iraq, Kenya, Messico, Norvegia, ONU, Palestina, Perù, Russia, Stati Uniti America, Sri Lanka, Tibet e Giappone.

    Come promotore di Franciscus, primo font digitale della Chiesa creato ad hoc, si guadagna il plauso delle maggiori testate nazionali e internazionali.

    È volto di Rai1 con la rubrica Tg1 Dialogo e voce di Rai Radio1 con In viaggio con Francesco.


    "La carta di Assisi"
    Le parole non sono pietre
    San Paolo Edizioni

    «Abbattiamo i muri dell'ignoranza», è questo l'appello lanciato dai giornalisti che nel 2017 si sono incontrati ad Assisi per la due giorni d'incontri e dibattiti sulle barriere mediatiche, le periferie dimenticate e la lotta alle mafie, ancora oggi pronte a mettere un bavaglio ai giornalisti scomodi. Più di 200 tra scrittori, teologi, religiosi, associazioni, giornalisti e cittadini a confronto hanno sottoscritto la Carta di Assisi: un decalogo sulle buone pratiche della comunicazione per contrastare la violenza verbale e scritta, soprattutto sui social network. Un manifesto nato in collaborazione tra Articolo 21 e la rivista San Francesco.



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    14 min
  • Paolo Benanti "Festival Filosofia"
    Paolo Benanti
    "Festival Filosofia"
    http://festivalfilosofia.it/



    Domenica 20 settembre 2020 - ore 16:00 - Sassuolo
    Paolo Benanti
    "Algoretica"

    È possibile un’etica della computabilità, con l’implementazione di direttrici etiche o leggi nei sistemi di intelligenza artificiale?



    Paolo Benanti è Francescano del Terzo Ordine Regolare, teologo e docente presso la Pontificia Università Gregoriana, l’Istituto Teologico di Assisi e il Pontificio Collegio Leoniano ad Anagni. Si occupa di etica, bioetica ed etica delle tecnologie. In particolare i suoi studi si focalizzano sulla gestione dell’innovazione: internet e l’impatto del Digital Age, le biotecnologie per il miglioramento umano e la biosicurezza, le neuroscienze e le neurotecnologie. Ha fatto parte della Task Force Intelligenza Artificiale per coadiuvare l’Agenzia per l’Italia digitale. Tra le sue ultime pubblicazioni: The Cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del postumano (Assisi 2012); La condizione tecno-umana. Domande di senso nell’era della tecnologia (Bologna 2016); L’hamburger di Frankenstein. La rivoluzione della carne sintetica (Bologna 2017); Postumano, troppo postumano. Neurotecnologie e human enhancement (Roma 2017); Oracoli. Tra algoretica e algocrazia (Roma 2018); Le macchine sapienti (Bologna 2018); Realtà sintetica. Dall’aspirina alla vita: come ricreare il mondo? (Roma 2018); Se l’uomo non basta. Speranze e timori nell’uso della tecnologia contro il Covid-19 (Roma 2020); Digital Age. Teoria del cambio d’epoca. Persona, famiglia e società (Roma 2020).



    Paolo Benanti
    "Oracoli"
    Tra algoretica e algocrazia
    Luca Sossella Editore
    https://mediaevo.com/
    Forse la verità più straordinaria dell'età moderna è che certi tipi di tecnologia avanzano non in modo lineare, ma su curve esponenziali. Ogni anno una parte sempre più ampia del mondo della tecnica viene risucchiato in queste curve esponenziali. A grandi linee, ciò significa che ogni anno vede più innovazione rispetto a tutti gli anni prima messi insieme. Ciò implica che i prossimi vent'anni presenteranno cambiamenti tecnologici così profondi da rendere quasi irrilevante tutto ciò che è venuto prima. Questa velocità ci interroga e lo scenario diviene così complesso che sfida la nostra capacità di comprendere la tecnologia e i suoi prodigi. Questo testo prova a far risuonare alcune di queste domande.




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    22 min
  • Gianluca Dotti "Festival Comunicazione"
    Gianluca Dotti
    "Festival Comunicazione"
    Camogli, dal 10 al 13 settembre 2020
    http://www.festivalcomunicazione.it/


    Tratto autentico e distintivo dell’uomo, la socialità è tra i suoi mezzi più potenti, fondamento e misura di ogni sua conquista.

    La socialità è quella speciale inclinazione ad intessere legami, sulla base di affinità di sentimento e solidarietà tra pari oppure ispirata da bisogno, interesse o esigenze di difesa in situazioni di conflitto. È la materia viva e pulsante delle nostre società, ciò che rende possibile l’insieme dei rapporti interpersonali che le fonda e la coscienza di questi rapporti, coi doveri sociali che ne derivano, definiti da regole comunicative, senso etico, sistemi di valori, mode ed etichette, leggi, istituzioni e dinamiche di potere.

    L’innata disposizione a capire il prossimo, a coglierne le diversità e a cooperare ad di là dei legami familiari fu decisiva per l’uomo per imporre la supremazia della sua specie nella competizione evolutiva, vincendo la fragilità, la lentezza e la sua intrinseca debolezza come singolo. Di più: ha portato l’uomo a dare al mondo la forma che conosciamo e a definire il modo di interpretarlo.

    Accettata o temuta, rifiutata o combattuta, la socialità è alla base di ciò che siamo, è il nostro modo di vivere, di produrre senso, di maturare esperienza. La socialità è fonte primaria dell’intuizione creativa, del genio, dell’ispirazione. È quella forza prorompente attraverso cui l’umanità si perpetua in una continua ridefinizione di sé attraverso la comunicazione, l’informazione, l’insegnamento, sempre nella cifra di un confronto con l’altro. La socialità è all’origine del linguaggio e dei molteplici linguaggi attraverso cui l’uomo può esprimere il proprio sentire. L’arte, lo spettacolo, la comicità, la scrittura, la scienza sono riflesso di un pensiero che recupera il suo senso solo quando si fa condiviso, diventa partecipazione collettiva, appello dell’individuo all’interno di una comunità.

    Non siamo oggetti isolati smarriti nel tempo. La nostra Storia è intessuta di storie, migrazioni, conflitti. Dalle grandi esplorazioni all’apertura di antiche e presenti rotte commerciali, si schiudono in continuazione nuove occasioni di contatto, che sviluppano una circolazione di merci, prodotti lavorati, correnti di pensiero, religioni, invenzioni, azionando un circolo virtuoso che è motore del progresso.

    La conoscenza nasce dalla contaminazione di idee, che oltrepassano le barriere del tempo e dello spazio geografico; muove da una generazione all’altra, figlia di una intelligenza collettiva in continuo sviluppo che, attraverso le relazioni sociali, costruisce quello straordinario patrimonio conoscitivo di cui disponiamo.

    La socialità definisce una forma mentis, una postura mentale. Abita la nostra quotidianità più di quanto pensiamo. Si riflette nell’architettura, governa i processi produttivi, definisce le azioni politiche, le economie e i complessi rapporti internazionali, condiziona l’attività di team, start up, aziende, città, governi e nazioni. E la ritroviamo nella famiglia, nella scuola, nello sport e nel tempo libero.

    La socialità è alla base del cambiamento, della trasformazione continua e incalzante con cui costruiamo il nostro futuro. Stiamo vivendo una progressiva transizione da un sistema gerarchico di caste che controllano consumi collettivi, ad una società che è sempre più improntata alla socialità e alla condivisione: non solo chat, new media e social network, ma anche sharing economy, cohousing, carsharing, crowdfunding, cloud.

    In una contemporaneità che abita senza soluzione di continuità mondo reale e oltremondo virtuale elaborando identità multiple organizzate in microgruppi continuamente cangianti, la socialità è parte fondamentale del gioco. Porta ad attrazioni pericolose...
    13 min
  • Anna Oliverio Ferraris "Festival della Mente"
    Anna Oliverio Ferraris
    "Festival della Mente"
    https://www.festivaldellamente.it/



    Festival della Mente
    Domenica 6 settembre 2020
    Anna Oliverio Ferraris
    "Doppio Sogno"



    I ragazzi, pieni di energie e di voglia di vivere, sognano l’avventura che, se non riescono a realizzare nel mondo concreto, cercano di realizzare nel mondo virtuale attraverso storie rocambolesche, partecipazione a videogiochi, esplorazione di siti estranianti o violenti. In rete possono trovare imbonitori, come i trapper che, a suon di musica e con rime accattivanti, insegnano loro la trasgressione e l’uso delle droghe. Fuori dalla rete trovano lo spacciatore che procura il “viaggio” a volte senza ritorno. Questo tipo di sogno, che può trasformarsi in un incubo, allarma molto genitori ed educatori, il cui sogno è invece quello di trovare il modo per aiutare i ragazzi a mantenersi in rotta sia pure senza rinunciare all’avventura.



    Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, ha insegnato Psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. Ha diretto la rivista Psicologia contemporanea. È autrice di saggi divulgativi, articoli scientifici e testi scolatici in cui affronta i temi dello sviluppo normale e patologico, dell’educazione, della famiglia, della scuola, delle emozioni, della comunicazione e del rapporto con i media. È stata membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale per la Bioetica. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: Tutti per uno (Salani, 2019), Non solo amore: i bisogni psicologici dei bambini (Giunti, 2019), Sopravvivere con un adolescente in casa (Bur, 2019), Famiglia (Bollati Boringhieri, 2020).


    Anna Oliverio Ferraris
    "Famiglia"
    Bollati Boringhieri
    https://www.bollatiboringhieri.it/

    Anna Oliverio Ferraris ripercorre, nel tempo e nello spazio, l'evoluzione di questo strano costrutto sociale che è la famiglia, per mostrarcene la natura permeabile, flessibile e plastica.

    La famiglia è - caso più unico che raro - una struttura primaria che esiste in tutte le società. Qui si assolvono le funzioni della riproduzione, della crescita e della socializzazione dei bambini e al contempo quella della stabilizzazione della personalità degli adulti. Da sempre al suo interno si giocano dinamiche cruciali che tornano ciclicamente al centro del dibattito pubblico: il confronto e la relazione tra i sessi, la gerarchia e la costrizione dei ruoli, la costruzione dell'identità e il senso di appartenenza. Simbolo del calore umano, luogo di consuetudini complici e di un vocabolario intimo, la famiglia vive di un equilibrio costante tra ricerca di fusione e bisogno di autonomia. Capace di creare alleanze per la vita ma anche di alimentare rivalità distruttive, la famiglia può proteggere i suoi membri, aiutandoli a costruire identità serene e sicure, oppure controllarli e costringerli in ruoli estranei e dolorosi. Con il ricorso esemplare a film e romanzi che fanno parte del nostro comune immaginario, Anna Oliverio Ferraris - esperta delle dinamiche famigliari con alle spalle una lunga e solida esperienza accademica e psicoterapeutica - ripercorre, nel tempo e nello spazio, l'evoluzione di questo strano costrutto sociale che è la famiglia, per mostrarcene la natura permeabile, flessibile e plastica.



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    22 min
  • Giuseppe A. Samonà "La frontiera spaesata"
    Giuseppe A. Samonà
    "La frontiera spaesata"
    Un viaggio alle porte dei Balcani
    Exorma Editore
    http://www.exormaedizioni.com/


    Con il ritmo del giornale di bordo, Giuseppe A. Samonà ci accompagna su una frontiera che non è una linea ma uno spazio disteso, fluido, dai contorni sfumati, in cui coabitano e si mescolano genti, lingue e culture. Una frontiera spaesata appunto, nel senso di un paese che non è un paese ma molti paesi. Una frontiera insomma che non si lascia afferrare, che si sposta sempre.


    Si parla molto di letteratura, di Storia e storie che sono indispensabili alla comprensione dei luoghi. Un percorso esplorato insieme agli scrittori e ai poeti di queste terre e che l’autore annota e disegna su tovagliette di carta: una sorta di mappa potenziale in cui cercare pezzi di itinerari che ognuno potrebbe comporre a modo suo; preziosa per chi volesse mettersi in cammino da Trieste, verso est e verso sud-est, lungo la costa dell’Istria o penetrando l’interno della Slovenia e della Croazia, verso il cuore dei Balcani.


    Di tappa in tappa, varcando una porta dopo l’altra – a ogni porta ti dici: ora ci siamo… – prova a chiedere dove si trovino, questi inafferrabili Balcani, il più delle volte ti risponderanno semplicemente indicando in direzione del paese, della porta seguente…

    Sì, più vai avanti più la testa si gira all’indietro, dettagli trascurati acquistano una nuova importanza, e torni sull’inesauribile storia di queste terre – la Storia è sempre inesauribile, ma la prospettiva via via si fa salda – e ogni volta ti sembra di capirne un pezzettino di più.

    Dapprima ti è venuta incontro l’ossessione dell’autoctonia, l’idea che una terra appartenga agli uni o agli altri, esclusivamente, e che questo diritto debba esser sancito da un mitologico esser nato in loco, o comunque essere arrivati prima. Purezza: Trieste o Trst? Ora t’interroga l’ossessione del confine, l’idea che esistano, o si possano tracciare, linee che separino perfettamente. E l’una e l’altra ossessione qui si manifestano per inevitabilmente esplodere, svelandosi come illusioni, costruzioni ingannevoli – la purezza, il confine, la frontiera… Anzi, le frontiere. Perché al di là dei popoli Trieste e l’Istria interrogano, rimettono in questione, anche molte frontiere cosiddette naturali: per esempio quella fra matti e normali (Basaglia, ricordi? Da vicino nessuno è normale…); o persino quella fra i generi, frutto anch’essa di una natura in buona parte inventata dagli uomini, e quindi almeno in parte infinitamente reinventabile. E se anche in quanto uomini e donne fossimo, proprio come i luoghi in cui stai viaggiando, costantemente in bilico?

    Il bilico, la sospensione, è in ogni caso quel che si respira in Trieste and the Meaning of Nowhere (in italiano tradotto come: O del nessun luogo), della storica e scrittrice Jan Morris: conobbe la città ventenne da soldato, nel 1945, quando era ancora James, e ne rimase catturata; così continuò a conoscerla e riconoscerla attraverso tutta la sua vita, prima e dopo la sua transizione da James a Jan, all’inizio degli anni Settanta, per poi scriverci sopra all’inizio dei Duemila. Anywhere out of the world scriveva Baudelaire per raccontare il bisogno dell’uomo di sottrarsi al dolore raggiungendo un luogo che sia… fuori dal mondo: ecco, quel luogo lo ritrovi positivamente, come se veramente esistesse, in molte pagine di questo libro. Aggiungilo alla tua lista di letture: anche se l’autrice sembra meno sensibile al fascino dell’Istria, quell’atmosfera è trasportabile anche qui – e poche ma utilmente spaesanti righe parlano anche di Pola.

    Giuseppe A. Samonà è nato fra Palermo e Roma, dove ha conseguito un Dottorato in Storia delle religioni antiche all’Università «La Sapienza». Lasciata l’Italia nei primi anni Ottanta, ha vissuto e insegnato a Parigi, New York...
    38 min
  • Arianna Cecconi "Festival della Mente"
    Arianna Cecconi
    "Festival della Mente"
    Da dove vengono i sogni?
    Uno sguardo antropologico sulla notte
    https://www.festivaldellamente.it/



    Arianna Cecconi - Festival della Mente
    Sabato 5 settembre 2020 ore 18:00

    Da dove vengono i sogni? Uno sguardo antropologico sulla notte

    «I sogni vengono da fuori», dicono i comuneros quechua che vivono sulle Ande peruviane. Perché sogniamo? Da dove vengono i sogni? Sono messaggi delle divinità, visite delle anime dei morti, desideri repressi che approfittano del buio per parlare? Le risposte mutano con il variare delle epoche e delle società. A partire da una ricerca etnografica nata sulle Ande e poi continuata in Europa, si esploreranno i diversi modi di sognare, raccontare, interpretare. E si capirà come a volte perfino gli avvenimenti storici e le crisi sociali entrano nei nostri sogni, fino ad arrivare a creare una trama onirica collettiva.


    Arianna Cecconi è antropologa e vive e lavora a Marsiglia. Ricercatrice affiliata all’École des Hautes Études en Sciences Sociales, insegna antropologia all’École Nationale d’Architecture di Marsiglia. Svolge attività di formazione in contesti non accademici, collabora con radio, compagnie di teatro, scuole e centri socio-sanitari. Dal 2010 lavora con l’artista visuale Tuia Cherici nel progetto e con il Centro del sonno dell’ospedale La Timone di Marsiglia. L’Acqua della paura (Bruno Mondadori, 2003) e I sogni vengono da fuori (Ed.it, 2012) sono frutto delle sue ricerche antropologiche. Teresa degli oracoli è il suo primo romanzo pubblicato da Feltrinelli (2020).



    "I sogni vengono da fuori"
    Un'etnografia della notte
    EditPress
    Se sognare è un'attività universale, diverse sono le interpretazioni e il modo di vivere quella metà della vita che passiamo addormentati. Sognare in pianura è diverso che sognare in cima a una montagna, sognare durante una guerra è diverso che sognare in tempo di pace. Questo libro esplora l'intimo dialogo tra il giorno e la notte, tra la veglia e il sonno, e la continuità che lega i due mondi di cui l'essere umano è cittadino. I sogni che vengono fatti sulle Ande peruviane diventano una porta per visitare altri luoghi, un punto di vista per avvicinarsi alla vita delle persone, delle società e agli eventi storici che lasciano le loro indelebili tracce anche nella notte.




    "Teresa degli oracoli"
    Feltrinelli Editore
    Le cose invisibili e i segreti non perdonano mai la distrazione e la fretta.

    "Ci portiamo dietro il passato come le balene che nel grasso della pancia conservano le ossa di quando camminavano. Mentre nuotano, enormi balene, i pesci le guardano e non sospetterebbero mai che quei grandi animali al loro fianco prima respiravano aria e camminavano sulla terra. Forse neanche le balene lo ricordano, ma lo sanno dentro. Lo sa il loro corpo e quel segreto lo custodiscono nella pancia, sedimentato nel grasso di quella nuova vita. Anche Teresa si portava addosso i suoi segreti come le balene"

    Teresa custodisce da sempre un segreto di cui è ormai l'unica depositaria. È vecchia, ostinata, e quando intuisce che la sua mente e la sua memoria si sono fatte labili, decide di non mettere a repentaglio ciò che ha tenuto nascosto per una vita intera. Così una sera si sdraia nel letto e non si alza più: per dieci anni, "zitta e immobile, fissava quello che gli altri chiamavano vuoto e che lei aveva imparato a interpretare". La sua famiglia però, ostinata, porta il letto al centro del salotto e dell'esuberante vita della casa, che è tutta al femminile: oltre a Teresa, ci sono le figlie, Irene e Flora, la cugina Rusì, la badante peruviana Pilar e Nina, la nipote. È lei a raccontare la loro storia, che inizia nel momento in cui la nonna si sta spegnendo e le cinque donne le si stringono intorno...
    27 min
  • Margherita Nani "La confessione"
    Margherita Nani
    "La confessione"
    Francesco Brioschi Editore
    https://www.gruppoeditorialebrioschi.it/





    Dalila ha quattordici anni, l’età di un’innocenza violata da chi meno dovrebbe essere incline alla violenza. Lui un prete burbero e severo, catechista di una parrocchia romana; lei una ragazza fragile e sola, alla ricerca disperata di un punto di riferimento che né la madre né gli amici riescono a darle. È così che don Franco si intrufola nella quotidianità di Dalila e inizia a dare sfogo alle sue inclinazioni più turpi, è così che vittima e carnefice finiscono invischiati in un rapporto insieme morboso e profondo che assomiglia tanto a una parodia dell’amore.Poi Dalila cresce, matura, si trasforma in una donna, e intanto impara a riconoscere le diverse sfumature della vita. Perdita, morte, lealtà, amicizia. Eppure, un filo lungo e sottile la tiene costantemente legata alla spirale di perdizione in cui era precipitata quella lontana sera di marzo. Un segreto che ha conservato a lungo dentro di sé e che solo adesso, dopo anni di silenzio, è pronta a confessare.






    Margherita Nani nasce a Roma nel 2000. Attualmente si sta dedicando allo studio di Arti e Scienze dello spettacolo presso l'università degli studi di Roma "La Sapienza". Con L'Ospite ha vinto il Premio internazionale di letteratura città di Como 2018 per la sezione inediti. Sta completando il suo terzo romanzo.


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    https://ilpostodelleparole.it/
    27 min
  • Benedetta Marietti "Festival della Mente"
    Benedetta Marietti
    Festival della Mente
    Sarzana, dal 4 al 6 settembre
    https://www.festivaldellamente.it/


    «Ho in me tutti i sogni del mondo». È stato il verso di una magnifica poesia di Fernando Pessoa intitolata Tabaccheria a ispirare il filo conduttore della XVII edizione del Festival della Mente, il primo festival multidisciplinare dedicato alla creatività e alla nascita delle idee. “Sogno” è infatti una parola dai molteplici significati, letterali o metaforici, che può essere declinata e interpretata in modo diverso dai relatori in ambito umanistico, artistico o scientifico.

    L’arrivo a fine febbraio della pandemia, che ha colpito duramente l’Italia e il mondo, ha costretto a rivedere e reinventare questa edizione del festival, che si svolgerà con un format ridotto e ibrido, nel rispetto delle norme di contenimento del Covid-19: una ventina di incontri in presenza di pubblico, contemporaneamente trasmessi in live streaming per allargare la comunità del festival. In quattro di questi incontri è prevista la presenza a Sarzana di un relatore che dialoga a distanza con un autore in collegamento video. Il programma comprende anche una serie di interventi di ospiti internazionali, realizzati appositamente per il festival e visibili solo online.

    In questi ultimi mesi la parola “sogno” ha acquisito un nuovo significato e oggi, dopo quello che è successo, simboleggia il desiderio di costruire un mondo nuovo, diverso, più umano e sostenibile.

    Attraverso le voci sapienti e appassionate dei suoi relatori, il festival può contribuire a dare una risposta ai nostri bisogni più profondi e a trasmetterci speranza. E proprio perché mette al centro l’idea e la pratica della condivisione, rappresenta uno straordinario ponte che unisce fra loro le persone, rispondendo così a una responsabilità sociale di cui l’interlocutore è la società intera.
    Ringrazio i promotori, Fondazione Carispezia, con il presidente Andrea Corradino, e il Comune di Sarzana, con il sindaco Cristina Ponzanelli, perché continuano a credere con convinzione nel festival come motore di crescita e di un progresso non soltanto culturale, ma anche economico e sociale. E ringrazio tutti i collaboratori, lo staff organizzativo e i relatori per la competenza e la passione con cui contribuiscono al successo della nostra manifestazione.

    Benedetta Marietti
    Direttrice del Festival della Mente




    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    https://ilpostodelleparole.it/
    12 min

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Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

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