il posto delle parole

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  • Paolo Beccegato "Ci vuole un fiore"
    Paolo Beccegato, Renato Marinaro
    "Ci vuole un fiore"
    Dal degrado alla cura dell’ambiente.
    Introduzione di Francesco Soddu.
    Postfazione di Simone Morandini
    EDB
    https://www.dehoniane.it/

    Oggi 1° settembre: Giornata per la custodia del Creato



    L’inquinamento chimico, i danni alla salute, il pervasivo dissesto idrogeologico, le isole di plastica, la perdita di biodiversità... Il mondo attorno a noi si mostra con un volto minaccioso per le vite di chi lo abita. Il degrado ambientale è infatti sempre anche degrado di vite umane: è violazione di diritti, malattia, talvolta morte per le persone e per intere comunità. Esiste, infatti, un profondo, drammatico legame tra la crisi ecologica e l’inequità della realtà economica globale: non viviamo due crisi distinte, ma un’unica pervasiva crisi socio-ambientale. Di questo narrano molte delle storie raccolte nel volume: di un ambiente degradato, ma anche della risposta attraverso buone pratiche di cura.



    Paolo Beccegato, sposato con 3 figli, è vicedirettore e responsabile dell’Area Internazionale di Caritas Italiana. Dopo la laurea, un anno di servizio civile, due anni di volontariato nelle Filippine, un anno in Piemonte come coordinatore degli interventi Caritas post-alluvioni, quattro anni come responsabile del settore mondialità della Caritas di Milano. Dal 1999 in Caritas Italiana coordina progetti di solidarietà internazionale, di educazione alla mondialità e tutela dei diritti. Ha contribuito alla redazione di vari testi e articoli sui temi dello sviluppo e della pace. Ha curato i volumi: I conflitti dimenticati, (Feltrinelli 2003); Guerre alla finestra, (Il Mulino 2005); Nell’occhio del ciclone, (Il Mulino 2009); L’era della consapevolezza, (EMP 2010); Mercati di guerra, (Il Mulino 2012); L’onda opposta, (Haiku 2015); Cibo di guerra, (Il Mulino 2015); ha pubblicato inoltre Pace e custodia del creato in La pace necessaria. Il dovere di impegnarsi per il bene universale, (Ave, a cura di M. D’Avino e U. De Siervo 2017).

    Renato Marinaro, nato a Roma il 12 marzo 1958, è laureato in Scienze Statistiche e Demografiche. Lavora in Caritas Italiana dal 1984, dopo aver svolto servizio civile come obiettore di coscienza presso la Caritas diocesana di Roma. Attualmente è responsabile del Servizio Promozione Caritas e del Centro di Documentazione, dopo aver ricoperto numerosi incarichi tra cui un mandato di vicedirettore per gli aspetti organizzativi (dal 1994 al 1999), la conduzione dell’Ufficio Studi (dal 1987 al 2007) e la collaborazione per conto di Caritas Italiana alle attività del Dossier Statistico Immigrazione (dal 2009 al 2013). Inoltre, rappresenta Caritas Italiana nella CUIS (Commissione degli Utenti dell’Informazione Statistica) dell’Istat. È autore del volume L’osservatorio delle povertà (Piemme 1993) e ha curato diverse pubblicazioni, tra cui le varie edizioni del Rapporto sulla povertà di Caritas Italiana.

    Insieme, per EDB, hanno curato i volumi Ragazzi in panchina. Storie di giovani che non studiano e non lavorano (2017), Rifarsi una vita. Storie oltre il carcere (2018), Falsi miti. Storie di migranti oltre i luoghi comuni e le fake news (2018), Uno Zaino da riempire. Storie di povertà educativa dei giovani e degli adulti (2019) e Per piccina che tu sia. Quando la casa diventa un problema (2019).

    Francesco Soddu è direttore di Caritas Italiana.

    Simone Morandini è docente all’Istituto di Studi ecumenici San Bernardino di Venezia e alla Facoltà Teologica del Triveneto.



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    24 min
  • Caterina Mazzucato "Io sono il mare"
    Caterina Mazzucato
    "Io sono il mare"
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/


    Il mare è un abisso di tenebra: ad andare troppo in fondo non si torna più. Una ragazza di quindici anni scompare nella notte, vicino alla Scogliera degli Angeli. Non ci sono tracce, non si trova il corpo; solo le scarpe sono rimaste, una sulla pietra, l’altra in acqua, a suggerirne il destino. La notizia travolge il paese, lì vicino: arrivano i telegiornali, poi i sommozzatori. Eppure, nulla. Sparita. Sul caso cala impietoso un velo di indifferenza, a fagocitare ogni ipotesi e ogni pettegolezzo.

    C’è qualcuno però che non si arrende: un uomo, un appassionato di immersioni subacquee, decide di tornare in acqua per trovare la ragazza. A spingerlo è il desiderio di riscattarsi nei confronti della donna amata che lo ha lasciato e, insieme, di annegare nello sforzo la propria insostenibile sofferenza. Nella solitudine e nel silenzio delle profondità marine, tuttavia, circondato solamente dalla vastità e dalle creature dell’ombra, i ricordi lo travolgeranno e sarà costretto a rivivere tutto: il primo, romantico incontro; la passione, la felicità; l’ultimo dolore condiviso, l’addio straziante.

    Io sono il mare è un viaggio romanzesco in un universo rovesciato; un’immersione in un luogo senza tempo, in cui anemoni variopinti e coralli millenari dominano la superficie della Terra e animali estinti sopravvivono attraverso le forme di migliaia di specie differenti. Tra storie dimenticate e rimorsi mai confessati, nella sua ricerca disperata il protagonista dovrà esplorare ogni centimetro del fondale della sua anima fino a capire qual è la differenza tra ciò che sparisce per sempre e ciò che invece sa tornare a galla. Perché il mare è un involucro trasparente: più lo si indossa, più ci si rivela.



    Caterina Mazzucato è nata a Bologna nel 1980. Io sono il mare è il suo esordio letterario.



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    30 min
  • Pierandrea Amato "La rivolta"
    Pierandrea Amato
    "La rivolta"
    con un intervento di Georges Didi-Huberman
    Edizioni Cronopio
    http://www.cronopio.it/edizioni/



    “La destituzione ha un rapporto con l’esistenza – riprendo qui il tema delle primissime righe de La rivolta – solo se si temporalizza, se si prolunga in un futuro che non prende certamente le forme di un ‘programma’, ma di un desiderio. Se con un gesto della mano spazzo via tutti gli oggetti posati sul tavolo davanti a me, quel che destituisco mandandolo all’aria trova comunque una ‘risposta’, un prolungamento che è frutto del mio stesso gesto: la mia mano, una volta gettati gli oggetti per terra, continua da sola il suo movimento in una certa direzione, anche se mi è sconosciuta. Essa distrugge, ma si lancia contemporaneamente verso uno spazio altro, che essa designa al di là del mio progetto e che, dunque, in una certa maniera, desidera. […] Può darsi che il gesto di rivolta segni forse la ‘fine dell’età del progetto politico’, come scrivi all’inizio de La rivolta. Ma questo non implica la fine di ogni speranza politica” (dalla Lettera/postfazione di Georges Didi-Huberman, traduzione di Andrea Inzerillo).



    Pierandrea Amato (Napoli, 1973) è professore associato di Estetica all’Università di Messina. Ha concentrato i suoi studi prevalentemente sulla filosofia del Novecento, approfondendo però anche alcuni aspetti del pensiero antico. A partire dal pensiero di Nietzsche, si è occupato delle questioni legate al nichilismo e alla tecnica moderna. In questo senso, si è impegnato, nell’analisi dell’opera di alcuni pensatori post-metafisici del XX secolo, in particolare tedeschi (Heidegger, Jünger, Benjamin, Schmitt) e francesi (Deleuze, Foucault). Ha dedicato una parte consistente della propria ricerca al vaglio della relazione tra la vita e il potere nella filosofia contemporanea e, più nello specifico, alla nozione di bio-politica. Inoltre, è interessato alla nuova figura dell’umano (il post-umano). Ha prestato particolare attenzione al tema dello spazio e dell’abitare contemporaneo e, più recentemente, alle questioni estetiche che derivano dall’implicazione tra l’arte e la tecnica con una specifica attenzione al medium fotografico.



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    29 min
  • Mauro Garofalo "Ballata per le nostre anime"
    Mauro Garofalo
    "Ballata per le nostre anime"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/


    Questa è la storia di Simone Pianetti, uomo tranquillo, padre di otto figli, onesto lavoratore, che un giorno imbracciò il fucile e uccise cinque uomini e due donne.

    Di lui raccontano che nessun camoscio potesse sfuggire al suo grilletto, e che i suoi occhi grigi fossero scintille capaci d’ogni sortilegio. Raccontano che fosse un visionario, uno spirito dei tempi di là da venire; ma anche che fosse cocciuto, che per un niente si incendiasse. Spinti dall’invidia, raccontano che la sua famiglia avesse stretto un patto con il diavolo per garantirsi il successo negli affari; spinti dal romanticismo, che emigrò in America, e che a Pittsburgh lasciò una ragazza dai capelli rossi e con lei la possibilità di un altro futuro. Di Simone Pianetti raccontano molte cose, ma una è certa: la mattina del 13 luglio 1914, dopo aver dato un bacio alla figlia più piccola, prese il fucile da caccia e ammazzò a sangue freddo sette persone, tra cui il medico, il giudice e il parroco del paese, responsabili di una congiura che aveva portato al fallimento della sua locanda e di un mulino che aveva preso in gestione.

    Dopo gli omicidi, venne il tempo della leggenda: in trecento, tra soldati e carabinieri, cercarono Pianetti tra i monti; nessuno sa quanti lo aiutarono a nascondersi. Per la legge italiana, Simone Pianetti è ancora oggi un ricercato; nell’immaginario collettivo, è diventato una sorta di storia del terrore per i potenti. “Ci vorrebbe il Pianetti” dicono nel Bergamasco quando c’è un torto che non si ha la forza di riparare.

    Mescolando cronaca, dicerie e invenzione, la voce anarchica di Mauro Garofalo compone una biografia romanzata classica e sperimentale insieme, dove i capitoli sul Pianetti, raccontati con in mente il Pratolini delle Cronache di poveri amanti, si alternano a una Spoon River personalissima, in cui la pagina disgregandosi lascia la parola ai morti ammazzati con i loro interrogativi e rimpianti, al bosco diventato rifugio, alla città, a tutti i fantasmi che forse avrebbero potuto regalare a Simone Pianetti una vita diversa.


    Mauro Garofalo è nato a Roma nel 1974, vive a Milano. Scrittore, giornalista e fotoreporter, è autore di due romanzi, entrambi editi per Frassinelli. È titolare del corso di Scrittura del Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano, collabora con La Stampa Tuttogreen e tiene il corso di Storytelling alla Civica Scuola Cinema Luchino Visconti.


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    28 min
  • Mario Mantovani "Il lavoro ha un futuro anzi tre"
    Mario Mantovani
    "Il lavoro ha un futuro anzi tre"
    I nuovi orizzonti dell'economia
    Guerini Next
    https://guerini.it/



    Passaggi Festival, Fano
    http://www.passaggifestival.it/
    Futuropresente
    Incontri, dialoghi e visioni sulle nuove tecnologie
    Domenica 30 agosto 2020 - ore 17:00

    Conversazione con
    STEFANO DA EMPOLI (Presidente i-Com Istituto per la competitività)
    MARIO MANTOVANI (Presidente Cida e Vice presidente Manageritalia)
    CLAUDIO PETTINARI (Magnifico Rettore dell’Università di Camerino)
    PAOLO DELLO VICARIO (Ceo ByTek Marketing)
    Coordina: ROSA FIORAVANTE (Ricercatrice Università di Urbino)



    "Il lavoro ha un futuro, anzi tre"
    Mario Mantovani
    Non si possono prevedere i terremoti, ma lo studio delle forze in campo può consentire di restringere il perimetro dell’indagine e concentrarsi sulle aree di maggiore pericolo. La trasposizione del ragionamento in ambito sociale ed economico conduce a identificare nel lavoro l’epicentro potenziale di grandi trasformazioni. I cambiamenti sociali ed economici già in atto potrebbero chiudere un’era, quella in cui il concetto contemporaneo di lavoro si è strutturato e definito e ha assunto un ruolo centrale nel modello economico, che è corretto definire capital-lavoristico. La chiave di lettura di questi mutamenti è collocata sull’asse temporale. Attraverso un’originale rappresentazione concentrica del tempo, Mario Mantovani – manager che ha ricoperto importanti incarichi in società italiane internazionali, oggi ai vertici delle organizzazioni di rappresentanza della sua categoria – propone tre scenari di evoluzione del lavoro e dell’economia nel futuro immediato (entro cioè i prossimi 5 anni), in quello dei contemporanei (che copre i prossimi 50 anni) e oltre. Nel primo orizzonte pone le basi di una trasformazione normativa e organizzativa, centrata sul concetto di «lavoro organizzato», superando la distinzione tra lavoro dipendente e autonomo. Nel futuro «contemporaneo», in cui inizierà l’Era Robotica, analizza gli effetti della rivoluzione tecnologica, evidenziando i principali rischi di crisi del lavoro e delle ripercussioni sulla società, rappresentati nello scenario della Grande Segregazione tra organizzazioni umane e cibernetiche. Da un lato un mondo guidato dalle Intelligenze Artificiali, dall’altro un piano direzionale, al quale tuttavia non si accede più dal basso. Una crisi potenziale, generata principalmente da squilibri territoriali più accentuati, destinata ad aprire il terzo scenario del futuro, rappresentato dalla cosiddetta Era dell’Accesso, in cui nuovi modelli economici potrebbero prendere il posto di quelli attuali.

    Mario Mantovani è vicepresidente di Manageritalia, presidente di CIDA e amministratore delegato di un Istituto di Pagamento. Cresciuto in Accenture ed Ernst&Young, ha ricoperto numerosi incarichi di Direttore Generale e Amministratore Delegato, gestendo in particolare situazioni di crisi e crescite accelerate.





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    20 min
  • Matteo Saudino "La filosofia non è una barba"
    Matteo Saudino
    "La filosofia non è una barba"
    Dal prof più appassionante d'italia vita, morte e pensiero dei grandi filosofi da Talete a Nietzsche
    Vallardi Editore
    http://www.vallardi.it/



    La Grande Invasione
    Festival della Lettura, Ivrea
    http://www.lagrandeinvasione.it/
    Sabato 29 agosto 2020 - ore 12:00
    Democrito e la felicità edonistica
    con Matteo Saudino (Barbasophia)


    Scopri il canale YouTube di Matteo Saudino
    https://www.youtube.com/channel/UCczAmcE87UncfJLyrfA2wUA

    Perché Eraclito morì sepolto vivo sotto il letame?
    Cosa ci raccontano il dolce morire di Democrito in una vasca piena di miele e il tuffarsi nell’Etna di Empedocle?
    Perché Thomas More fu decapitato e Giordano Bruno arso vivo?
    Cosa nascondono la cicuta di Socrate, la polmonite di Descartes e la pleurite di Schopenhauer?

    Per Matteo Saudino, il Prof più seguito d'Italia, morire è l'atto più filosofico del nostro vivere. La morte è un caleidoscopio attraverso cui osservare frammenti di puzzle esistenziali e ricostruire trame del pensiero. Partendo dal racconto delle memorabili morti di quindici grandi filosofi, Saudino ci svela lo stretto legame che intreccia vita e pensiero: ecco quindi che nella loro fine ritroviamo l'essenza del loro sistema filosofico che, così raccontato, ci appare inaspettatamente chiaro, logico, lineare e, soprattutto, indimenticabile.
    Una prospettiva originale e intrigante per comprendere a fondo il pensiero dei grandi filosofi e arricchire la nostra conoscenza.

    Matteo Saudino
    Si è laureato all’Università degli studi di Torino, con cui collabora nella formazione degli insegnanti, ed è da vent’anni professore di filosofia e storia presso i licei torinesi.
    Ideatore e autore di BarbaSophia, il canale YouTube di lezioni di filosofia e storia più seguito d’Italia, ha scritto per Paravia numerosi manuali scolastici. Ha pubblicato la raccolta poetica Fragili mutanti (2012) e, a quattro mani con Chiara Foà, il libro Il Prof Fannullone (2017). Partecipa regolarmente in veste di relatore a numerosi festival e convegni di filosofia ed è formatore per enti pubblici e privati su temi quali i diritti umani e la cittadinanza attiva.



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    https://ilpostodelleparole.it/
    19 min
  • Valentina Maini "La mischia"
    Valentina Maini
    "La mischia"
    Bollati Boringhieri
    https://www.bollatiboringhieri.it/



    La Grande Invasione - Ivrea
    Festival della lettura
    http://www.lagrandeinvasione.it/
    Sabato 29 agosto 2020 - ore 15:00
    Valentina Maini - Sarah Savioli - Ilenia Zedda - Francesca Manfredi
    in collaborazione con la Scuola Holden



    «Ci sono scrittori che più che esordire irrompono sulla scena. Scrivono romanzi che, di colpo, sconvolgono le regole del gioco. Valentina Maini è una di questi». Andrea BajaniSiamo nel 2007 in una Bilbao psichedelica, sfinita dagli ultimi fendenti del terrorismo basco. Gorane e Jokin hanno venticinque anni, sono gemelli e figli di due militanti dell’ETA. Cresciuti senza regole, prendono direzioni opposte e complementari: del tutto accondiscendente e passivo, Jokin, batterista eroinomane, sembra ricalcare le orme dei genitori, mentre Gorane, ambigua e introversa, prova a scostarsi dal loro insegnamento rifugiandosi in un mondo astratto che prosegue dentro di sé. A unirli però c’è un sentimento viscerale, anarchico, incomprimibile. Quando Jokin – che non regge più alla pressione – fugge e i genitori vengono coinvolti in una tragica vicenda, Gorane è preda di strane allucinazioni che la costringono ad andare da uno psichiatra. A Parigi Jokin conosce Germana, una splendida ragazza italofrancese con bizzarre manie da piromane, e inizia a suonare in giro per locali con un gruppo drum’n’bass. Eppure, nonostante la distanza fisica, le vite dei gemelli sembrano destinate a non separarsi mai. Sarà infatti il romanzo di uno scrittore francese a ricongiungerli.
    La mischia è un’opera polifonica, un mondo che collega la realtà ai nostri sogni più reconditi, un mondo dove l’unica forza trainante sembra essere quella cieca della violenza.
    Può la libertà – fragile e illusoria conquista del nostro tempo – rivelarsi uno strumento di tortura che occulta gabbie che non avevamo previsto? Valentina Maini risponde con le pagine di questo esordio sorprendente – una rete di storie che coinvolgono famiglie borghesi, spacciatori, maniaci, scrittori, tagliatori di valigie, cartomanti e donne delle pulizie – e lo fa con la decisione di Roberto Bolaño e Mathias Énard: guardando il caos dritto negli occhi.


    Valentina Maini è nata nel 1987 a Bologna. Ha conseguito un dottorato in Letterature comparate tra Bologna e Parigi e ha pubblicato racconti su «retabloid», «TerraNullius», «Atti Impuri», «Horizonte» e altre riviste. Alcuni suoi articoli sono comparsi su «Poetiche», «La Deleuziana», i «Classiques Garnier». Con la raccolta di poesie Casa rotta, (2016) ha vinto il premio letterario Anna Osti. Traduce dal francese e dall’inglese




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    25 min
  • Gianluca Sposito "Quanto siamo retorici"
    Gianluca Sposito
    "Quanto siamo retorici. Libera l’oratore che è in te”
    Edizioni Intra
    https://edizioni.intra.pro/

    Passaggi Festival
    http://www.passaggifestival.it/
    Sabato 29 agosto 2020, alle ore 17:30
    Imparare la retorica.... senza essere retorici
    Gianluca Sposito ospite del Festival, con il giornalista Dante Leopardi




    Dopo il “Manuale di retorica forense”, destinato prevalentemente ai professionisti, ecco “Quanto siamo retorici. Libera l’oratore che è in te”, destinato a tutti i lettori.

    Entrambi i volumi riescono a squarciare il velo sulla strumentalizzazione che si è fatta della ‘retorica’, evidenziandone invece le potenti capacità se utilizzata secondo i canoni classici.

    Insomma, tutto il bello della retorica. Per comunicare (e persuadere), ma anche per riconoscere chi non sa comunicare (e vuole solo persuadere).


    Gianluca Sposito (1973) è avvocato e docente di “Argomentazione giuridica e retorica forense” nell’Università di Urbino. E’ direttore di Visiones – Centro di studi sull’oratoria forense antica e contemporanea, del blog Retorica-mente.it e della Scuola di Retorica.

    È uno dei maggiori esperti contemporanei di retorica.

    Dal 2018 all’attività forense e accademica affianca quella di autore teatrale dichiaratamente legato alle tradizioni artistiche e culturali partenopee, premiato al concorso nazionale di drammaturgia “Antonio Conti 2019” con “Voglio giustizia!” (edito da Edizioni Intra).




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    29 min
  • Ritanna Armeni "Mara. Una donna del Novecento" Passaggi Festival
    Ritanna Armeni
    "Mara. Una donna del Novecento"
    Ponte alle Grazie
    http://www.ponteallegrazie.it/



    Passaggi Festival
    http://passaggifestival.it/
    Venerdì 28 agosto 2020, ore 21.00
    "Mara. Una donna del Novecento"
    Ponte alle Grazie
    Ritanna Armeni, conversa con Flavia Fratello (La7) e Tiziana Ragni "Repubblica Live)



    Mara è nata nel 1920 e ha 13 anni quando comincia questa storia. Vive vicino a largo di Torre Argentina. Il papà è bottegaio, la mamma casalinga. Ha un’amica del cuore, Nadia, fascista convinta, che la porta a sentire il Duce a piazza Venezia. Le piace leggere e da grande vorrebbe fare la scrittrice o la giornalista. Tanti sogni e tante speranze la attraversano: studiare letteratura latina, diventare bella e indipendente come l’elegante zia Luisa, coi suoi cappellini e il passo deciso e veloce. Il futuro le sembra a portata di mano, sicuro sotto il ritratto del Duce che campeggia nel suo salotto tra le due poltrone. Questo è quello che pensa Mara, e come lei molti altri italiani che accorrono sotto il Suo balcone in piazza Venezia. Fino a che il dubbio comincia a lavorare, a disegnare piccole crepe, ad aprire ferite. Tra il pubblico e il privato la Storia compone tragedie che riscrivono i destini individuali e collettivi, senza eccezioni. Quello che resta è obbedire ai propri desideri: nelle tempeste tengono a galla, e nei cieli azzurri sanno disegnare le strade del domani.


    Ritanna Armeni è giornalista e scrittrice. Ha lavorato a il manifesto, Rinascita, Il Mondo, l’Unità, Liberazione. Portavoce di Fausto Bertinotti, è stata per tre anni conduttrice di Otto e mezzo insieme a Giuliano Ferrara. Ha pubblicato, tra gli altri: Di questo amore non si deve sapere (2015, vincitore del Premio Comisso) e Una donna può tutto (2018), entrambi usciti per Ponte alle Grazie.




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    17 min
  • Filippo Nicosia "Come un animale"
    Filippo Nicosia
    "Come un animale"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/




    Regola numero uno: bastano cinque minuti per conoscere qualcosa.
    Regola numero due: non bastano cinquant'anni per conoscoere qualcosa.


    Un uomo si trasferisce a vivere da solo in una villa fatiscente nella campagna laziale. Cerca la solitudine. Con sé ha pochi ricordi, uno zaino, qualche foto, romanzi da leggere e rileggere, nessun telefono. Trascorre il tempo bevendo e nutrendosi di cibi precotti.

    Nel suo passato c’è qualcosa, una colpa, una perdita: non lo sappiamo, perché all’inizio Andrea non ne parla neanche con se stesso.

    Un giorno, di ritorno dalla spesa settimanale, gli si rompe la macchina e la vicina, Silvy, lo trova ubriaco e addormentato dentro la vettura impantanata. Si interessa a lui e lo invita a cena, ma il marito di lei non gradisce queste attenzioni.

    Andrea compie attività minime, che assumono densità assoluta nelle sue giornate spoglie. Osserva i movimenti elastici di Silvy nel giardino e i cambiamenti della luce con lo stesso intorpidito rapimento. Cattura insetti – un ragno, uno scarafaggio, una falena – che sistema sotto un bicchiere capovolto in attesa che muoiano.

    Finché arriva a cercarlo un ragazzo appartenente a una famiglia malfamata, Yuri. Ha saputo che Andrea è un insegnante di Lettere e gli chiede di dargli ripetizioni in cambio della riparazione dell’auto. Superando poco a poco le reciproche ritrosie, i due iniziano a incontrarsi, Andrea fa leggere a voce alta al ragazzo le pagine di McCarthy, Silone, Pavese, gli fa scoprire il piacere dell’identificazione, il calore e la vita che la letteratura sa trasmettere. Mette così in discussione il destino di Yuri, che la famiglia vorrebbe allontanare dagli studi, e al tempo stesso si rende conto di avere ancora qualcosa da offrire agli altri.

    Giorno dopo giorno, a colpi di bellezza, empatia, sensualità, desiderio, il paesaggio ricomincia a germogliare nella terra desolata del protagonista, imponendogli la necessità di fare i conti con ciò che si è lasciato alle spalle.

    Romanzo di assenza e solitudine, ma anche di rinascita, Come un animale racconta un percorso interiore del tutto laico, benché denso di interrogativi e suggestioni. Lo fa con uno stile maturo, teso nella sua limpidezza, simile a una nube che trattiene il temporale in arrivo.


    Filippo Nicosia (Messina, 1983) è scrittore e autore televisivo. Nel 2013 ha fondato la libreria itinerante "Pianissimo" (premio Gutenberg 2014, premio Fiesole 2015) e nello stesso anno ha pubblicato il reportage Pianissimo libri sulla strada - a 20 km orari per amore della lettura con Terre di Mezzo Editore.
    Ha esordito nella narrativa nel 2017 con Un'invincibile estate (Giunti), selezionato al premio Città di Cuneo per il primo romanzo e finalista al premio Zocca Giovani.


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    26 min

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