il posto delle parole

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  • Silvia Meroni "Carlo Maria Martini e gli anni di piombo"
    Silvia Meroni
    "Carlo Maria Martini e gli anni di piombo"
    Le fatiche di un vescovo e le voci dei testimoni
    Ancora Libri
    https://www.ancoralibri.it/


    La vicenda del terrorismo e degli Anni di piombo ha segnato in profondità la storia personale e l’episcopato di Carlo Maria Martini, giunto come vescovo a Milano nel febbraio 1980, all’inizio di un anno che fece registrare un numero record di omicidi e attentati. Martini cercò di rimanere sempre accanto alle vittime, ma anche di aprire un dialogo con coloro che avevano scelto di seminare terrore, per convincerli a rinnegare la strada della violenza. In questo libro la puntuale ricostruzione di quanto fatto e detto da Martini in quegli anni si intreccia con le testimonianze inedite di molti familiari di vittime del terrorismo – toccanti e capaci di aprire squarci di riflessione originale – e di alcuni suoi stretti collaboratori. Emergono così non solo le fatiche e i tormenti di Martini di fronte a eventi che lo coinvolgevano profondamente, ma anche particolari inediti di vicende che fecero scalpore in quegli anni.

    «Grazie a una cospicua documentazione tratta da omelie, interviste, lettere, integrata da numerose testimonianze inedite, Silvia Meroni riesce a rappresentare in modo efficace il travaglio personale di Martini, naturalmente dalla parte delle vittime e dei familiari, ma proteso anche a cercare di incidere sulle scelte degli assassini. Dagli uni ha rischiato critiche e incomprensioni. Dagli altri il pericolo era la strumentalizzazione. Il prezzo della complessità, della coscienza e della coerenza passa anche di lì. Ma le insidie non hanno dissuaso il Cardinale dall’avventurarsi su questa strada». (dalla prefazione di Marco Garzonio)

    «Il più evidente filo rosso che attraversa queste pagine è costituito dal dialogo che il vescovo di Milano ha intessuto con i familiari delle vittime del terrorismo, che l’autrice ha ricostruito principalmente attraverso la documentazione disponibile e gli incontri personali con i figli e le vedove delle vittime. La testimonianza di questo dialogo, che si è svolto quasi sempre lontano dai riflettori e che in alcuni casi non si è mai interrotto, risulta oggi particolarmente preziosa, anzitutto perché sul piano storico colma una lacuna e ci restituisce il volto di un vescovo che si è lasciato interpellare dalle vittime della violenza terroristica». (dalla postfazione di Alberto Conci e Francesco Scanziani)



    Silvia Meroni è docenti nei licei e cultore della materia teologica all'università. E' consacrata nelle Ausiliarie diocesane di Milano. Ha lavorato su Dietrich Bonhoeffer e ha avvicinato la storia del terrorismo e degli anni ottanta incontrando alcuni dei protagonisti della lotta armata e numerosi familiari delle vittime. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Religiose con una tesi su Carlo Maria Martini negli anni di piombo.


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    https://ilpostodelleparole.it/
    27 min
  • Pietroneno Capitani "Le ultime ore di Civitella"
    Pietroneno Capitani
    "Le ultime ore di Civitella"
    Con il brigante Piccioni alla ricerca dell'amore
    Primiceri Editore
    http://www.primicerieditore.it/



    L’ultima difesa contro un’Italia unita che non fu voluta da tutti. Una storia d’amore, di brigantaggio, di patriottismo sul confine fra il Regno dei Borboni e lo Stato Pontificio, nel periodo in cui si costruisce la nuova Italia.

    Pietroneno Capitani, nato a Montedinove (AP) nel 1956, vive e lavora a Rimini. Pubblicista, ha collaborato con “L’Unità” e “Paese Sera”. Ha già pubblicato “Bussavamo con i piedi” nel 2006, “U Schògghiu” nel 2010. Con Primiceri Editore ha pubblicato “Il Melograno” nel 2017.


    "Il melograno"
    di Pietroneno Capitani
    Primiceri Editore
    “Il Melograno” narra una difficile storia amore tra Filippo e Annamaria. Il primo giovane mezzadro in un terreno del padre di lei, e la protagonista, Annamaria, figlia del proprietario terriero. Impossibile? La storia si sviluppa nel periodo dell’immediato dopoguerra, ed è ambientata tra Rimini e i paesi delle colline e della costa ascolana. Da Montedinove – paese di Filippo – a San Benedetto del Tronto, Grottammare, Offida, Castignano. Ricorda – senza nostalgia di tradizioni e peculiarità di una civiltà che è ormai scomparsa e dimenticata, quella contadina. Si tratta di una storia corale, che va lentamente evolvendosi fino a trovare un nucleo narrativo fondamentale nella vicenda di due giovani legati da un amore delicato e profondo e tuttavia divisi dalla differenza di classe. Il romanzo vive di continui e sempre pertinenti squarci documentari, che permettono al lettore di comprendere con precisione le atmosfere e il generale contesto narrativo nel quale, con sensibile empatia dell’autore, si sviluppa e procede la storia.

    La prefazione è di Sergio Zavoli.




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    30 min
  • Alessandro Barbaglia "Nella balena"
    Alessandro Barbaglia
    "Nella balena"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/


    Questa è la storia di Herman, figlio della Donna Sirena e dell’Uomo Pesce; è la storia di un bimbo che si fa uomo imparando a lottare dall’Uomo Elefante e allenando all’equilibrio la grande Bird Millman, la poetessa dell’aria: la più straordinaria funambola di tutti i tempi, la prima donna a danzare su una corda sospesa nel vuoto tra due grattacieli. Herman è figlio del circo, il circo classico, quello fatto da “uomini che camminano con la loro bruttezza, fieri di generare meraviglia”.

    Ma è anche la storia di Cerro, che invece abita a Novara in una casa troppo grande e troppo vuota perché è rimasto presto senza madre. E anche un po’ senza padre, che insieme alla moglie ha smarrito nei ricordi la sua capacità di amare. Da bambino Cerro contava il tempo in mirtilli: era capace di mangiarne uno al secondo, e portava al guinzaglio CuccioloAlfredo, un cane che sapeva essere dolce solo con lui. Teneva a bada così la solitudine, nutrendosi di piccole gioie. Ma da adulto? Un mirtillo lo farà ancora felice?

    Herman e Cerro non s’incontreranno mai, ma avranno per sempre in comune qualcosa di immenso, la più grande attrazione del circo: una balena, Goliath, l’altra protagonista di questa storia. I genitori di Cerro si sono conosciuti proprio davanti a lei, il giorno in cui il circo era di passaggio sulle sponde del lago Maggiore ed Herman guidava il camion su cui viaggiava Goliath. L’amore tra loro è nato nel segno della balena. Ma che cos’è Goliath: un mostro o una meraviglia? E in fondo che cos’è l’amore stesso: un sogno sublime o un incubo spaventoso?

    Perché l’irrequieta Marilisa attrae così tanto Cerro? E cosa sono la dedizione e la fede con cui Herman si prende cura per quasi trent’anni della balena? Esiste un amore più giusto di un altro? O forse l’amore è sempre e comunque un esercizio di sottomissione ed elevazione insieme, un’ossessione che ti spacca e ti completa?

    Un romanzo potente, poetico e impastato di archetipi, lieve ma capace di scavare in profondità.

    Dalla voce unica di Alessandro Barbaglia, una grande storia di abissi ed equilibri sospesi tra le nuvole, di solitudine e incontri prodigiosi, di semi assopiti nella terra che germogliano, miracolosi.



    Alessandro Barbaglia, poeta e libraio, è nato nel 1980 e vive a Novara.
    Nel 2017 ha pubblicato con Mondadori La Locanda dell'Ultima Solitudine, finalista al premio Bancarella. Il suo secondo romanzo, L'Atlante dell'Invisibile, è uscito nel 2018.
    Ha curato l'antologia di poesia Che cos'è mai un bacio? I baci più belli nella poesia e nell'arte (Interlinea, 2019) e racconta storie vere al 97% per il canale podcast pocketstories.it.




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    21 min
  • Stefano Elmi "In Alaska fa caldo"
    Stefano Elmi
    "In Alaska fa caldo"
    Il Nord, la bicicletta e Jack London
    Ediciclo Editore
    https://www.ediciclo.it/



    Un viaggio in bicicletta nel grande Nord, un’avventura nel mondo selvaggio, tra orsi, caribù e paesaggi incantevoli, per riappropriarsi dei propri sogni. Stefano Elmi si licenzia, impacchetta la sua bici e parte con un biglietto di sola andata per Calgary con la vaga idea di andare verso nord suggestionato dalle letture di Jack London e altri avventurieri. Da lì muove verso le Montagne Rocciose, lo Yukon, il Klondike e poi procede verso il confine fra Canada e Alaska; percorre la Denali Highway, giungendo ai piedi della grande montagna, poi va verso sud, ad Anchorage e fino alla penisola di Kenai, dove la terra finisce. Durante il viaggio scopre che in Alaska può fare anche caldo; incontra pensionati americani coi loro immensi motorhome, nativi completamente sbronzi, pistoleri di confine, orsi e caribù; trangugia hamburger essimi e birre giganti, ma gli capita anche di soffrire la fame e la sete lungo i 5000 chilometri di una strada che sembra non finire mai.


    Stefano Elmi è nato nel 1982 a Barga e vive a Corsagna, entrambi in provincia di Lucca, nell’Appennino Tosco-Emiliano. È laureato in Scienze Politiche all’Università di Firenze e ha conseguito un diploma post-laurea presso la London School of Journalism. È giornalista pubblicista. Ha collaborato per Il Tirreno, Lo Schermo e alcune testate on-line. Attualmente è insegnante d’italiano a stranieri e guida di Mountain Bike. È appassionato di viaggi avventurosi, specialmente in bicicletta e di sci-alpinismo. Il suo blog è https://scrittimaiali.com/



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    17 min
  • Gabriele Ferraresi "Mad in Italy"
    Gabriele Ferraresi
    "Mad in Italy"
    Manuale del trash italiano 1980-2020
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/


    Il Gabibbo che sfiora la top 10 dei singoli musicali più venduti. Gianfranco Funari candidato sindaco a Milano. Renato Pozzetto che gareggia nella Parigi-Dakar. Le televendite di Wanna Marchi e degli improbabili piazzisti di Telemarket. Monsignor Milingo che passa dal cantare a Sanremo allo sposarsi allo Yankee Stadium di New York. L’Uomo Gatto a Sarabanda. C’è un lo unico che collega queste immagini: un insieme di idiozia e genialità, cattivo gusto e spontaneità, ingenue velleità e spettacolari fallimenti, comportamenti immorali e manifestazioni grottesche, premesse drammatiche e risoluzioni comiche. In una parola, il trash.

    Gabriele Ferraresi ripercorre questo filo lungo gli ultimi quarant’anni di vita del nostro paese: gli arroganti e spensierati anni ottanta, incarnati dai paninari e da Jerry Calà, da Luis Miguel e dalla guida alle discoteche d’Italia di Gianni De Michelis; i colorati anni novanta, con il karaoke in tv e Luke Perry che passa da Beverly Hills 90210 a Vacanze di Natale 95, ma anche con Nino D’Angelo che gira una parodia di Titanic in salsa neomelodica; i primi anni del nuovo millennio, che scorrono inquieti tra il ministro Calderoli che sfoggia una maglietta irriverente su Maometto provocando scontri armati in Libia e l’epica lite in diretta tra Antonio Zequila e Adriano Pappalardo; e in ne lo spaventato e confuso decennio seguito a crisi economica e diffusione dei social, con il furto della salma di Mike Bongiorno e la webserie The Lady, la svolta mistica di Pippo Franco e il mistero delle nozze tra Pamela Prati e Mark Caltagirone.

    Mad in Italy è un pellegrinaggio alla scoperta della parte più esposta e meno raccontata dell’anima italiana: il tentativo di ricostruire il puzzle dell’identità nazionale attraverso i suoi tasselli più assurdi e volgari, per cercare di capire che cosa di noi è rimasto immutato nel tempo e come invece siamo cambiati. Un bestiario del trash contemporaneo in cui, tra vip in declino e anonimi individui baciati per un momento dalla gloria, riconoscere il nostro volto più vero e imbarazzante.

    Gabriele Ferraresi (1982), giornalista e scrittore, è stato direttore responsabile di Sapiens e collabora con Esquire. Per il Saggiatore è uscito nel 2012 L’uomo che riuscì a fottere un’intera nazione, e nel 2020 Mad in Italy.



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    27 min
  • Riccardo Panattoni "kim Du-Duk"
    Riccardo Panattoni
    "Kim Ki-Duk"
    Orthotes
    https://www.orthotes.com/


    Sei immagini. Sei film del maestro coreano Kim Ki-duk. Sei fotogrammi sull’amore che è al fondo di ogni immagine. Il primo appartiene al film d’esordio del regista, Crocodile. Un uomo e una donna sono immersi nell’acqua, la donna ha gli occhi chiusi, la testa abbandonata sulla spalla nuda di lui. L’uomo sembra abbracciarla con un gesto dimenticato, racchiuso in un punto che non compie quel gesto, piuttosto lo sospende. In quel punto, in quell’immagine, non vediamo un uomo e una donna salvi nell’amore, ma un tempo nel tempo, un tempo in cui quell’uomo e quella donna sono per sempre l’uno accanto all’altra. Immagine di un amore, amore come immagine, amore che è struttura dell’immagine in quanto immagine.


    Sebbene si vada al cinema per incontrare una storia, per seguire una trama che scorra visivamente davanti ai nostri occhi in una determinata sequenza, ciò di cui partecipiamo durante quest’esperienza visiva è in realtà, come afferma Jean-Luis Schefer, una distruzione del film. Mentre guardiamo un film mettiamo infatti in atto un doppio movimento: da una parte la nostra attenzione rimane concentrata nel perseguire una sintesi di senso di ciò che stiamo vedendo. Trasferiamo così la sequenza delle immagini da un puro visivo all’interno di una forma linguistica, narrativa, aiutati anche dai dialoghi e dalla trama che compongono le stesse sequenze. Dall’altra parte però, in modo più o meno involontario, lasciamo che alcune immagini permangano più a lungo nel nostro sguardo ed entrino con differente intensità a far parte della nostra memoria visiva. Una memoria che non rientra affatto nella traslazione linguistica che stiamo cercando di mettere in atto, nel tentativo di ricordare l’insieme del film.


    Riccardo Panattoni insegna Etica e psicoanalisi presso l’Università di Verona. Ha fondato il Centro di ricerca “Tiresia” per la filosofia e la psicoanalisi, presso la stessa Università. Insieme a Elio Grazioli cura la serie Imm’ sulla cultura visuale. Il suo ultimo libro: Siamo cambiati dalle immagini. Esitazione, responsabilità, incanto (Bergamo 2014).
    Per Orthotes dirige la collana phi/psy (con Federico Leoni e Gianluca Solla) e la serie Le parole della psicoanalisi (con Federico Leoni).




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    https://ilpostodelleparole.it/
    34 min
  • Francesca Alfano Miglietti "Letizia Battaglia. Storie di strada"
    Francesca Alfano Miglietti
    curatrice della mostra:
    "Letizia Battaglia. Storie di strada"
    Ancona, Mole Vanvitelliana
    mostra aperta fino al 15 gennaio 2021
    https://www.lamoleancona.it/la-mole/


    Ad Ancona la mostra "Letizia Battaglia. Storie di strada", in programma alla Mole Vanvitelliana fino al 15/01/2021.

    “ Storie di strada”, una grande retrospettiva con oltre 300 fotografie che ricostruiscono per tappe e temi la straordinaria vita professionale di Letizia Battaglia. Promossa dal Comune di Ancona, Assessorato alla Cultura, l'esposizione, che ha già toccato con successo Milano, propone circa 300 fotografie, molte delle quali inedite.

    La mostra continua a completare un percorso espositivo che il Comune di Ancona e Civita hanno voluto dedicare ai grandi maestri della fotografia del Novecento e contemporanea.

    "Ancona ospita alla Mole una mostra che era in procinto di arrivare all'inizio del 2020 – spiega l'assessore alla Cultura e Turismo, Paolo Marasca - . L'Amministrazione ha deciso, con grande spirito di reazione e di consapevolezza, di programmarla comunque al momento della ripresa delle attività, perché è una mostra che parla di vita, di sfide, di relazioni, di tenacia e di un Paese complesso e difficile.

    Ma anche perché riprendere da una grande mostra, da un grandissimo evento di portata nazionale e di altissima valenza sociale, è un segnale per tutto il territorio. Non ci sarebbe stata artista più adatta, perché Letizia Battaglia parla ai sentimenti e al cuore, e lo fa con senso critico e grande passione. Devo personalmente ringraziare tutto lo staff del Comune e della Mole che ha contribuito ad un evento così importante, in così poco tempo, e con le difficoltà di questi mesi. Davvero delle persone appassionate e meravigliose."



    L'esposizione
    “ Storie di strada” attraversa l’intera vita professionale della fotografa siciliana, e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo costruito su diversi capitoli e tematiche. I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte e sull'amore, e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica. Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce.
    Come ha avuto modo di ricordare la stessa Battaglia, “La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora [...]. L'ho vissuta come salvezza e come verità”. “Io sono una persona - afferma ancora - non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa.”.
    “Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre - afferma Francesca Alfano Miglietti curatrice della mostra - del percorso di Letizia Battaglia, sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”.
    Accompagna la mostra un catalogo Marsilio Editori, con testi di Francesca Alfano Miglietti, Leoluca Orlando, Maria Chiara Di Trapani, Filippo La Mantia, Paolo Ventura.



    Ancona, Mole Vanvitelliana
    27 min
  • Anja Trevisan "Ada brucia"
    Anja Trevisan
    "Ada brucia"
    storia di un amore minuscolo
    effequ edizioni
    https://www.effequ.it/



    Ada prende dalla mensola vicino alla finestra la sua unica Barbie. Le ha già spiegato mille volte che non deve mai uscire, almeno non così, a piedi scalzi, e per fortuna l’ha ascoltata. Capita che a volta si muova e Ada, costretta a cercarla, la trovi in posti in cui non l’aveva lasciata, ma mai fuori casa. Perché anche Barbie sa qual è il limite e che è impossibile superarlo.
    È impossibile perché entrambe sanno che il prato fuori non si può toccare senza scarpe, altrimenti ti bruci i piedi così forte che perdi l’equilibrio, cadi, non sai più rialzarti e muori. Di sicuro: nessuno, nessuno è mai sopravvissuto senza scarpe. E, come si vede nei documentari, le cose più belle sono quelle che fanno più male. Ma Ada non si fa fregare, Rino non lo permette. La proteggerà sempre e non le farà mai toccare niente fuori senza averle prima portato le scarpe. E lei, in compenso, proteggerà Barbie, perché mica può fare tutto lui.


    Tra Lolita di Vladimir Nabokov e film come Kynodontas di Yorgos Lanthimos, questo romanzo è una favola oscura raccontata in piena luce: in un’atmosfera fiabesca e sospesa sopra ogni giudizio, le convenzioni si ribaltano e non si sa più cos’è l’amore.

    Rino rapisce la piccola Ada durante una festa patronale. Convinto di amarla, la costringe in casa: così Ada cresce con lui, senza mai uscire, convinta di non poter toccare l’erba e il pavimento fuori perché priva delle scarpe che le impedirebbero di bruciarsi. Il mondo che Rino plasma per Ada, sfumato tra sogni e menzogne, è un carcere perfetto, nel quale la giovane vive senza troppo chiedersi cosa c’è oltre, interrogandosi sulla parola amore e su quello che succede quando si cresce. Dopo 13 anni, però, quel mondo crolla: Ada viene salvata, Rino processato. Il resto delle loro vite è attesa.
    Anja Trevisan si cimenta con uno dei temi più controversi della storia della letteratura, mostrando con delicatezza quanto sia difficile distinguere tra amore e dipendenza.

    Anja Trevisan (1998), vive a Este, in provincia di Padova, dove è cresciuta. Appassionata di cinema, scrive analisi e recensioni di film in concorso a vari festival cinematografici, tra cui il Festival di Venezia. Con Ada brucia, suo primo romanzo, dà prova di un’altissima maturità letteraria.




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    23 min
  • Riccardo Pirrone "Taffo. Ironia della morte"
    Riccardo Pirrone
    "Taffo. Ironia della morte"
    Riderne è l'unico modo per uscirne vivi
    Baldini + Castoldi
    https://www.baldinicastoldi.it/


    “Nessuno vuole sentirsi ricordare che la propria morte o quella di un proprio caro può arrivare in qualsiasi momento, e infatti rassicuriamo tutti: Ci vediamo il più tardi possibile.”

    Diventata famosa per le sue campagne irriverenti, la Taffo Funeral Services è l’agenzia funebre che è riuscita a catturare grande attenzione sui social e persino a creare un’enorme community di fan, grazie a una strategia di comunicazione controcorrente basata sul black humor. Ma come si vende l’invendibile? Ridere della morte è davvero possibile? Riccardo Pirrone, social media strategist del brand, dimostra che non solo è possibile, ma che è anche necessario. In queste pagine racconta come è nato il successo di Taffo e come si combattono e sovvertono i tabù. Tramite copy persuasivi e scelte coraggiose, con un’ironia sempre pungente e a volte emozionale, Riccardo è riuscito a dissotterrare e portare alla fama nazionale una semplice agenzia funebre. Tra post inediti e altri più conosciuti, tra lezioni di real time marketing e il Gay Pride, tra la Hit dell’estate e i meme più divertenti: per la prima volta il brand più irriverente d’Italia viene raccontato nei minimi dettagli. Ma non è solo questo, è anche un libro per chiunque lavori o voglia avvicinarsi al mondo del digital marketing e risponde a chi si chiede: come si fanno dei post virali? Come si parla sui social? Rischiando come un trapezista in un circo, Riccardo Pirrone va fino in fondo e svela con coraggio i segreti della sua comunicazione. Perché in amore e in pubblicità non bisogna aver paura dei salti mortali.



    Riccardo Pirrone è CEO e digital strategist di KiRweb, agenzia creativa romana. Non è un marketer, non è un pubblicitario, non è un troll, non è un copywriter e non è un imprenditore digitale. Lavora nel web da sempre e da sempre il web non è etichettabile. Conosciuto ai più come il social media manager di Taffo, la più irriverente delle agenzie funebri italiane, oggi segue la comunicazione digital di molte aziende italiane e ONG internazionali; tiene spesso lezioni e speech in vari eventi di settore e nelle università italiane. Questo è il suo primo libro e se non lo comprate sarà anche l’ultimo.



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    18 min
  • Giorgio Enrico Bena "Sull'isola"
    Giorgio Enrico Bena
    "Pagine in viaggio. Sull'isola"
    Neos Edizioni
    http://www.neosedizioni.it/



    A cura di Giorgio Enrico Bena

    Racconti di: Germana Buffetti, Paolo Calvino, Paolo Camera, Ottavio Davini, Berenice D’Este, Fernanda De Giorgi, Giorgio Enrico Bena, Carlotta Graffigna, Giorgio Macor, Riccardo Marchina, Ferruccio Nano, Giampiero Pani, Manuela Ravecca, Laura Remondino, Franca Rizzi Martini, Caterina Schiavon, Roberto Taberna, Raffaele Tomasulo, Teodora Trevisan

    Racconti fotografici di:

    Ornella Corradi, Chiara Enrico Bena, Silvia Maria Ramasso

    In un’isola non si capita per caso.

    Esotica o mediterranea, culla di antica civiltà o paradiso naturale appena sfiorato dalla presenza umana, al tropico o fra i ghiacci, l’isola è il luogo dell’anima, la meta dove fuggire e ritrovarsi, fra limiti e libertà.


    Personaggi insoliti, scenari affascinanti e singolari vicende popolano le isole di questa antologia. L’iguana e l’incontro impossibile alle Galapagos, il misterioso pianista naufrago in un’isola irlandese, la principessa fuggiasca di Zanzibar, il macellaio veneziano improbabile discendente di Attila, l’ispido ritrovarsi di un padre con la figlia adolescente alle Comore, le annoiate crudeltà su un’isoletta greca, la Ventotene dei confinati, la stordente bellezza della natura di Makassar, l’isola cilena al fin del mundo e tanto altro ancora…

    Diciannove racconti e tre portfolio fotografici, in cui gli Autori – ognuno dei quali viaggia e scrive con il proprio personale stile: curioso, letterario, ironico o descrittivo – hanno saputo far vivere emozioni, atmosfere, storie, e riportarci con amore attento il fascino dei luoghi. Un viaggio attraverso le meraviglie isolane di ogni continente.

    Le isole di cui si racconta:

    Chalki in Grecia, Chiloé in Cile, Comore, Cuba, Fiji, Galapagos, Groenlandia, Hawaii, Ibiza, Martinica, Mozia, Mweenish in Irlanda, Porquerolles in Francia, Sardegna, Stromboli, Sulawesi in Indonesia, Torcello, Vasilevskij in Russia, Ventotene, Zanzibar, … e Bajkal.




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    25 min

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Un quotidiano culturale
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