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  • "Come il latino ci salva la vita"
    Silvia Stucchi
    "Come il latino ci salva la vita"
    Edizioni Ares
    https://www.edizioniares.it/


    È la materia che più di tutte toglie il sonno, è sinonimo di difficoltà, fatica e notti in bianco, è causa di disperazione in figli e genitori... Ma è soprattutto una bellissima avventura.

    Come il latino ci salva la vita spiega perché dobbiamo essere grati alla lingua di Virgilio e Cicerone, e perché essa non è uno scoglio, ma un’ancora di salvezza che insegna a vivere meglio; con un percorso tematico sui grandi della latinità, da Orazio a Seneca, da Catullo a Petronio, da Lucrezio a Quintiliano, troveremo la risposta che gli uomini di duemila anni fa davano ai loro problemi, dall’innamoramento infelice all’insofferenza verso le feste comandate; dal rifiuto degli status symbol ai dispiaceri scolastici; risposte che possono lenire anche le nostre ansie quotidiane, o farci guardare al presente con un occhio diverso.


    Silvia Stucchi, nata a Treviglio (Bg), è dottore di ricerca in Filologia e Letteratura latina e insegna Lingua latina e Letteratura latina presso l’Università Cattolica di Milano e nei licei. Membro scientifico della Société Internationale des Amis des Cicéron e della Société Internationale d’Études Néroniennes, svolge attività di giornalista pubblicista su varie testate; oltre che di numerosi articoli, è autrice dei volumi: Antiche consolazioni, Milano 2007; Osservazioni sulla ricezione di Petronio nella Francia del XVII secolo: il caso Nodot, Roma 2010; Apologia. Apulei Platonici pro se de magia, Milano 2016; Seneca. Lettera sul suicidio, Bologna 2018; Plauto. La gomena, Bologna 2020.




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    29 min
  • Claudio Pasceri "Est Ovest Festival"
    Claudio Pasceri
    "Est Ovest Festival"


    Isole d’Istanti
    da un’idea di Claudio Pasceri, un progetto EstOvest Festival in collaborazione con Area Sismica
    Da lunedì 15 giugno sui social di EstOvest Festival e Area Sismica,
    un episodio per ogni giorno della settimana.

    “Ho sentito, nelle settimane passate, l’esigenza di realizzare un progetto che racchiudesse sensazioni legate al periodo di clausura che tutti stavamo trascorrendo e che, poco a poco, va ora allentandosi, esaurendosi. Doveva essere un processo artistico completo, condiviso, che contemplasse una piccola comunità di musicisti. Bisognava che la parabola musicale si realizzasse interamente in questo periodo sospeso ed interlocutorio, che evocasse nei suoni la straordinarietà e l’unicità di un tempo più interiore che conclamato.”
    Claudio Pasceri, violoncellista e direttore artistico di EstOvest Festival, racconta con queste parole il senso di un progetto nato nei giorni del lockdown per racchiudere, in musica, i sentimenti e le sensazioni nati durante le lunghe settimane costretti in casa.
    Da lunedì 15 giugno, ogni giorno alle 19 sulle pagine social di EstOvest Festival (Facebook https://www.facebook.com/EstovestFestival/, Instagram https://www.instagram.com/estovestfestival/) e su quelle dell’Associazione Culturale Area Sismica di Forlì (Facebook https://www.facebook.com/areasismica/, Instagram https://www.instagram.com/areasismica/) in prima visione una tappa di un viaggio in sette tappe per testimoniare con composizione e esecuzioni originali uno dei momenti più straordinari vissuti da ognuno e dall’umanità nella sua interezza. Alle ore 12, nelle stesse giornate, un video di introduzione al brano di ciascun compositore.
    Sono stati coinvolti sette giovani compositori di grande talento perché scrivessero ciascuno un breve brano per violoncello, uno per ogni giorno della settimana, dal lunedì alla domenica. Si è costruito così, attraverso le sette nuove partiture scritte in clausura e eseguite dallo stesso Pasceri e dagli altri musicisti nella stessa situazione di isolamento e lontananza, un percorso, una passeggiata virtuale che diventa un appuntamento quotidiano virtuale e reale nello stesso tempo. Isole d’Istanti, il titolo scelto, per fermare in un solo istante, il proprio isolamento e nello stesso tempo trasformare questi momenti in un arcipelago di senso collettivo.
    Cos’ha significato questo isolamento per noi? Questa la prima domanda che Claudio Pasceri ha posto. Ognuno ha dato una risposta secondo la propria sensibilità, avendo percezioni molto diverse di questo periodo. Per molti il tempo a disposizione è stata una manna dal cielo, per altri un momento critico sul rapporto con la scrittura. Per tutti è stata un’occasione di riflessione sull’assenza, di ogni tipo: di stimoli, di relazioni, di suggestioni. La creatività di ognuno ha riempito diversamente questo vuoto. Nell’arco di alcune conversazioni on line è nata un’idea unitaria alle tante proposte personali, arrivando a definire alcune linee guida per la composizione.

    Sono nate così sette passeggiate virtuali in cui il richiamo al famoso lied Der Wanderer (Il Viandante) di Schubert diventa un espediente per le riflessioni in musica di ciascuno. Il violoncello è il viandante, che attraverso la raccolta diventa personificazione di un io immaginario e ogni giorno entra in relazione ad altro o altri da sé: un pensiero inaspettato, un luogo, un’altra persona, un suono. Dunque un altro violoncello, un clarinetto di bassetto, una marimba, un violino, un contrabbasso, una voce: sono i personaggi che mano a mano mutano l’individualità del violoncello in un percorso...
    17 min
  • Nicoletta Bidoia "Scena muta"
    Nicoletta Bidoia
    "Scena muta"
    introduzione di Alberto Cellotto
    Ronzani Editore
    https://www.ronzanieditore.it/





    Sulla soglia del frontespizio c'è un titolo che precipita nell'afasia e nel silenzio: in queste zone, del resto, un componimento poetico prende avvio e in queste è continuamente ricacciato. Il titolo del quinto libro di poesia di Nicoletta Bidoia smaschera la contraddizione e l'esitazione che tutto plasma: la partenza, in poesia come in una musica o a teatro, è sempre silenzio e mutismo. Pensiamo, esemplificando, alla fatica sovraumana che fa l'attacco dell'Incompiuta di Schubert per fuoriuscire dal silenzio. Pensiamo soprattutto a quanto dicono i versi di Massimo Ferretti, richiamati a un certo punto quale constatazione e dilemma e a conferma di un'aporia originaria: ricorrere alla parola scritta quando si vorrebbe unicamente ballare.
    (dall'introduzione di Alberto Cellotto)



    Quando finirà
    questo secolo lungo di ghiacci
    e novene, l'irrigidirsi dei propositi
    che cristallizzano col fiato?

    Ci chiediamo se sia del bianco
    l'invenzione dell'eterno.





    La sera ci stacchiamo dalle frasi,
    dai lampioni e mentre andiamo,
    risalendo piano la corrente,
    confrontiamo i sassi coi pensieri,
    torniamo ai baci corsari, inventiamo
    a uno a uno ogni presente che si avvera.
    Poi di giorno si tirano le tende
    per calmare ogni cautela, mentre le vene
    si svuotano dalla pressione del sangue.
    Sostiamo in qualche verso che la radio
    accende e confidiamo che arrivi l'istante
    indovinato la sera. Il cane dei vicini
    è contento e lo fa sapere, così come
    qui sotto i ragazzini. Hanno ragione,
    niente, non facciamo niente.



    Nicoletta Bidoia (Treviso, 1968) ha pubblicato i libri di poesia Alla fontana che dà albe (2002), Verso il tuo nome (2005, con prefazione di Alda Merini), L'obbedienza (2008, con prefazione di Isabella Panfido) editi da Lietocolle e Come i coralli (2014) con La Vita Felice. Nel 2013 è uscito il libro di narrativa Vivi. Ultime notizie di Luciano D. per le edizioni La Gru. Ha ideato e realizzato gli spettacoli Un piccolo miracolo, insieme alla cantautrice Laura Mars Rebuttini, e Sotto terra sopra un prato, col cantautore Gerardo Pozzi. Compone collage e teatrini di carta.




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    30 min
  • "Vivere da cristiani in un mondo non cristiano"
    "Vivere da cristiani in un mondo non cristiano"
    L'esempio dei primi secoli
    Leonardo Lugaresi
    Lindau Edizioni
    https://www.lindau.it/



    Nell’Occidente secolarizzato i cristiani sono una minoranza. Il loro ruolo è poi sempre meno rilevante in una società in cui i riferimenti antropologici e culturali al cristianesimo stanno ormai scomparendo. La radicalità e la rapidità di questo cambiamento provocano nei credenti reazioni disparate: c’è chi ne minimizza la portata, chi lo subisce con rassegnazione e chi ne ricava l’indicazione che il cristianesimo deve assimilarsi alla cultura dominante, nel segno dell’uscita e dell’apertura al mondo; altri, al contrario, coltivano forme di difesa nostalgica del passato e di chiusura alla realtà contemporanea, o puntano a costruire in ambiti ristretti esperienze di vita cristiana integrale che si pongano come microsocietà alternative al mondo circostante. Ciò che accomuna i sostenitori di queste opzioni così diverse è però la tentazione di concepirsi come gli ultimi cristiani: eredi di un passato, poco importa se da conservare oppure da abbandonare.

    In questo libro si sostiene un’altra tesi: il cristianesimo è per sua natura sempre iniziale e in questo senso l’esempio delle prime generazioni cristiane è paradigmatico per tutte quelle successive, compresa la nostra che deve reimparare a vedersi come una generazione di «primi cristiani». Quella di essere una minoranza creativa immersa in un ambiente ostile è stata infatti la condizione normale dei cristiani almeno per tutti i primi tre secoli della loro storia. Lungi dal farsi assimilare dalla cultura dominante o al contrario dal chiudersi ad ogni rapporto con essa per salvaguardare la propria purezza identitaria, essi seppero esprimere una straordinaria capacità di relazione con la cultura del mondo greco-romano, basata sulla pratica del giudizio (krisis) e del «retto uso» (chrêsis) dei suoi contenuti. La loro presenza nella società, in questo modo, divenne sempre più significativa, pur restando numericamente assai ridotta e priva di garanzie giuridiche e politiche. Dalla conoscenza di quel processo storico possono dunque venire preziosi spunti di riflessione. Il libro ne presenta alcuni, soffermandosi in particolare su quattro aspetti del rapporto dei cristiani con la società romana: la giustizia, la scuola, l’economia e il sistema degli spettacoli.


    Leonardo Lugaresi, studioso di storia del cristianesimo antico e di letteratura patristica, ha conseguito il Dottorato in scienze religiose all’Università di Bologna e all’École Pratique des Hautes Études di Parigi. Ha tenuto corsi di Letteratura cristiana antica all’Università di Bologna e di Storia del Cristianesimo all’Università di Chieti. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui l’edizione commentata delle Orazioni IV e V di Gregorio Nazianzeno contro l’imperatore Giuliano (Firenze 1993 e 1997) e un’ampia monografia sul problema del giudizio cristiano sugli spettacoli: Il teatro di Dio. Il problema degli spettacoli nel cristianesimo antico (II-IV secolo) (Brescia 2008).



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    37 min
  • Alessandra Viola "Flower Power"
    Alessandra Viola
    "Flower Power"
    Einaudi Editore
    https://www.einaudi.it/



    Flower Power: perché riconoscere i diritti delle piante è ormai indispensabile, anche per la nostra sopravvivenza.



    Le piante hanno diritti? E se ne hanno quali sono e cosa comporterà il fatto di riconoscerli? Attribuire diritti a soggetti che ne sono privi appare da sempre un’idea stravagante; eppure non bisogna dimenticare che neri, donne e bambini un tempo non ne avevano alcuno e oggi anche questo ci sembra impensabile. Nei secoli l’uomo ha allargato la cerchia dei diritti in seguito a guerre o rivoluzioni, come forma di riparazione per le ingiustizie e i danni subiti. Ci riferiamo sempre a guerre umane, ma combattiamo anche contro un popolo silenzioso e pacifico, dal quale dipende la nostra stessa sopravvivenza e che malgrado questo abbiamo decimato, spingendo migliaia di specie sull’orlo dell’estinzione: il popolo delle piante. Firmare una pace con l’ambiente è ormai indispensabile per risolvere problemi globali come fame, migrazioni di massa, desertificazione, inquinamento e cambiamenti climatici. È giunto il momento di una «Dichiarazione universale dei diritti delle piante», che riconosca i diritti delle nostre sorelle verdi e garantisca anche i nostri.


    Alessandra Viola è già nota ai lettori per il precedente Verde brillante, bestseller tradotto in più lingue e scritto insieme a Stefano Mancuso. Sul libro Michael Pollan ha scritto:

    Perciò, mettete da parte il vostro abituale antropocentrismo per un paio d'ore ed entrate in quest'altro più ricco e sbalorditivo mondo. Non ve ne pentierete e quando ne uscirete non sarete più quelli di prima
    Con Flower Power l’autrice rivendica i diritti del mondo vegetale che oggi sembrano essere snobbati o, peggio, del tutto ignorati. La nostra stessa sopravvivenza dipende da migliaia di specie sull’orlo dell’estinzione: il popolo delle piante. Firmare una pace con l’ambiente è ormai indispensabile per risolvere problemi globali come fame, migrazioni di massa, desertificazione, inquinamento e cambiamenti climatici.

    La grande indifferenza nei riguardi delle piante necessita «uno sguardo compensatorio, capace di intenderle non più come “risorse”, magari brevettabili, ma come esseri viventi e senzienti, soggetti di vita e di diritto. Indagando le rivendicazioni in atto di un auspicabile Flower Power, Alessandra Viola arriva a immaginare, sul modello di analoghi testi strutturati, una Dichiarazione dei diritti delle piante. A cavallo tra i molti interrogativi che questa prospettiva solleva e ricostruendo la vicenda che dalle normative ispirate alle prime teorie ambientali si orienta poi, con la Giurisprudenza della Terra, al riconoscimento di diritti primari, pertinenti a ogni essere vivente per il semplice fatto di esistere» (Andrea Di Salvo, «il manifesto»).


    Per una consapevolezza maggiore sul mondo vegetale per Viola bisogna smettere di considerare questi esseri viventi come delle materie prime, ma si deve iniziare a riconoscerne la meraviglia, la vita e l’intelligenza…

    «Alcuni uomini e donne hanno sempre sentito, se non proprio saputo, che gli alberi e le piante sono esseri viventi e hanno un valore in sé, oltre che un valore strumentale per noi, che dunque hanno il diritto di proseguire la loro vita indisturbati (a maggior ragione quando questa e già lunga centinaia di anni) e che questo diritto va difeso. A qualunque costo» (Flower Power, pag. 10).



    Alessandra Viola è scrittrice e giornalista, regista di documentari, produttrice televisiva e autrice di trasmissioni Rai. Ha un dottorato di ricerca in Comunicazione della scienza (Università Sapienza, Roma 2011) e uno in Scienze agrarie e ambientali (Università di Firenze, 2014). Collabora, tra l'altro, con «la Repubblica», «L'Espresso », «Il Sole 24 ore»; ha...
    26 min
  • Graziano Graziani "Taccuino delle piccole occupazioni"
    Graziano Graziani
    "Taccuino delle piccole occupazioni"
    Tunué
    https://www.tunue.com/

    La vicenda di un moderno Palomar di Italo Calvino.


    Questo è un romanzo sulle occasioni mancate. Girolamo, il protagonista, è uno stralunato osservatore del mondo, che confabula con sé stesso e non smette mai di ragionare su quello che vede attorno, sulla città in perenne mutamento, sulle esistenze multiformi che la abitano. In questa biografia cogitabonda, Girolamo come tutti vive molte vite, alla ricerca di un centro di gravità che continua a sfuggirgli. La sua unica stella polare è Viola, un amore vissuto e perduto più volte, che incarna ai suoi occhi la possibilità di una condizione diversa. Ma Viola è un approdo impossibile, un’isola fantasma che scompare all’orizzonte. E anche Girolamo, che è nato il 29 febbraio, un giorno che neanche esiste tutti gli anni, ha in fondo l’impressione di esistere soltanto a intermittenza.


    ""Girolamo è nato il 29 febbraio, in un giorno che non esiste. O meglio, non è che non esiste, esiste ogni quattro anni, un giorno nato per convenzione per farsi tornare i conti di un calcolo sbagliato. Questo e altri indizi fanno sembrare a Girolamo la sua esperienza umana come qualcosa di particolarmente infondato."




    Graziano Graziani (Roma, 1978) è una delle voci di Radio 3. Ha scritto per Quodlibet due inventari letterari "Atlante delle micronazioni" e "Catalogo delle religioni nuovissime".
    "Taccuino delle piccole occupazioni" è il suo primo romanzo.


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    17 min
  • Aldo Schiavone "Progresso"
    Aldo Schiavone
    "Progresso"
    Il Mulino Editore
    https://www.mulino.it/


    “Ha ancora senso parlare oggi di progresso? La tecnica e la scienza sono la nostra ragione al lavoro: il prodotto decisivo della nostra storia. Ma adesso sono sottoposte alla più implacabile delle verifiche.”


    Una parola che sembra quasi da evitare, un ricordo di tempi lontani e di perdute ingenuità intellettuali. Eppure, l’idea di progresso esprime qualcosa di profondo e di essenziale: una rappresentazione della storia senza la quale la nostra identità e la nostra capacità di progettare il futuro sono a rischio. Scritte appena prima che iniziasse la crisi del Coronavirus, queste pagine, cui tocca oggi la più implacabile delle verifiche, si interrogano sulla funzione progressiva della tecnica e della scienza, che non sono una potenza estranea: sono nostre figlie, siamo noi.

    "Le idee sostenute in questo libro hanno avuto la possibilità di essere immediatamente sottoposte alla prova dei fatti. Una prova che getta su di esse una luce di verità cui non possono sfuggire, con inaspettata crudezza. In che modo un saggio che cerca di riformulare il concetto di progresso riesce a superare l’incontro con un episodio dai tratti catastrofici, un’epidemia globale che ha sconvolto il pianeta? Considero l’epidemia un segnale della storia. Forte, allarmante, violento. Se sapremo leggerlo per il meglio, se riusciremo a coglierne tutto il significato ‘profetico’, esso non sarà arrivato invano. Altrimenti, potrebbe essere solo l’annuncio di rovine ancora più gravi, forse irrimediabili.

    [...] La prima evidenza che emerge dai mesi passati, è la conferma del peso preponderante che la tecnica e la scienza che la sorregge hanno ormai assunto nel determinare il corso della nostra vita. Le epidemie hanno segnato da sempre la storia dell’umano: dalla pestilenza ateniese descritta da Tucidide alla “febbre spagnola” i processi che ogni volta le innescano fanno parte del contesto biologico nel quale si inserisce la nostra specie. Ma la forma sociale che le epidemie ogni volta assumono – come si diffondono, con che velocità, come vengono trattate, in che modo vengono elaborate dalla nostra cultura – varia caso per caso, e dipende solo dalla storia. In questo senso, quella del Covid-19 è stata la prima epidemia al mondo fin dall’inizio (o quasi) sottoposta a una medicalizzazione totale, planetaria, che si è accompagnata a un’onda di informazioni (sia pure con alcune vistose falle), che non ha smesso mai di avvolgerla. Nulla di simile era prima accaduto. Un abisso la separa da questo punto di vista rispetto all’influenza cosiddetta “spagnola” di un secolo fa, consumatasi quasi in silenzio, nonostante il numero spaventoso di vittime [...]

    Nella congiuntura, la scienza e la tecnica sono apparse nitidamente per quello che effettivamente sono: le custodi dell’umano, le garanti della sua esistenza. I loro protocolli, le loro procedure, le loro prescrizioni sono diventate per la prima volta la misura di una globalità universalmente accettata. Non più ridotta, come finora, alla sola dimensione del mercato e delle merci, ma in grado di incidere sulla stessa nuda vita, e di metterla in gioco.

    Chi ancora avesse dubitato sulla funzione progressiva di quei saperi e di quelle pratiche, della loro capacità di proiettarsi persino oltre il guscio capitalistico che pur sempre le contiene – è rimasto clamorosamente smentito. La tecnica e la scienza non sono una potenza estranea a noi, che ci determina da fuori. Sono nostre figlie. Sono la nostra ragione al lavoro: il prodotto decisivo della nostra storia. Questa riappropriazione di massa della scienza da parte del suo popolo – una specie di riconciliazione e di riconoscimento mai prima vissuto in modo così intenso – è stato un fenomeno di inconsueta potenza, che apre alla speranza.

    [...] Secondo...
    28 min
  • Mattia Mossali "Storie di perdono"
    Mattia Mossali
    "Storie di perdono"
    Percorsi tra letteratura e psicoanalisi
    Mimesis Edizioni
    http://mimesisedizioni.it/


    Qual è il senso, se un senso esiste, della melanconia? Si tratta forse di un dolore interminabile, devastante, senza alcuna possibilità di significazione? In questo libro, che procede in bilico tra rigorosa riflessione teorica e piacere della sorpresa narrativa, l’autore compie un viaggio attraverso la psicoanalisi, l’estetica letteraria e la filosofia con l’obiettivo di comprendere che cosa dica il sentimento melanconico dell’esistenza umana, quale posto occupino il dolore e la sofferenza nella costante costruzione della soggettività e come possa tale dolore essere attraversato, se non anche trasformato. Una via d’uscita possibile, a lungo trascurata anche dalla psicoanalisi, viene rintracciata nel perdono, qui discusso nei termini di un processo alternativo a quello del lutto e da cui può emergere il lato inedito e combattivo dell’afflizione melanconica.
    Dopo un’attenta lettura del saggio Lutto e melanconia di Freud, per evidenziarne i pregi ma anche le possibilità di espansione, l’itinerario procede con l’analisi di storie letterarie in cui il perdono viene evocato nelle sue molteplici sfumature, che l’autore analizza a partire dalle nuove modalità di narrazione del discorso amoroso inscenate nella letteratura americana contemporanea (da Jeffrey Eugenides a Siri Hustvedt), passando dai romanzi intimisti di Anaïs Nin e Simone de Beauvoir fino ai versi che Ted Hughes ha dedicato a Sylvia Plath. Una sorta di autentico corpo a corpo con ciò che la letteratura dice del perdono, alla ricerca di una piega inaspettata. Una riflessione sul dolore e sulla perdita, ma anche su un’idea di perdono come scommessa di rinascita, come ricostruzione di una soggettività ridotta in frantumi.

    Mattia Mossali, Dottore di ricerca in Letterature comparate, studia e insegna al Graduate Center e al City College della City University di New York. I suoi interessi di ricerca sono rivolti allo studio dei rapporti tra letteratura e psicoanalisi, alle teorie dell’identità, con particolare attenzione alla prospettiva di genere, e alla scrittura femminile. Ha pubblicato Sylvia Plath. La singolarità del femminile (2015) e diversi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali.




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    41 min
  • Gabriella Fenocchio "Gli 80 anni di Francesco Guccini"
    Gabriella Fenocchio
    "Gli 80 anni di Francesco Guccini"


    "Canzoni"
    Francesco Guccini
    Bompiani Editore
    https://www.bompiani.it/



    Da ''Radici'' all'''Ultima Thule'', passando per ''Piccola città'', ''Eskimo'', ''Auschwitz'', ''Culodritto'', ''Signora Bovary'', ''Farewell'': questo volume raccoglie alcune tra le canzoni più amate di Francesco Guccini. A rileggerle insieme a noi è Gabriella Fenocchio, una filologa e studiosa di letteratura italiana del Novecento, che facendo ricorso ai suoi ''ferri del mestiere'' ci mostra i segreti stilistici, ritmici, retorici nascosti tra i versi e - grazie alla conoscenza profonda del cantautore e della sua esperienza artistica - illumina ogni riferimento presente nei testi.
    Canzone, dice il vocabolario, è - dal verbo latino ''canere'' - ''un componimento lirico formato da un numero indeterminato di stanze o strofe'': con le note verso per verso e i ricchissimi commenti, questo è un libro di poesia, che ci svela come la sapiente tessitura compiuta da Guccini contribuisca in modo fondamentale alla nostra emozione di ascoltatori.


    Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Cantautore poeta e scrittore, è un mito per generazioni di italiani. Cronista per due anni alla “Gazzetta dell’Emilia” di Modena e cantante chitarrista in orchestre da balera, è stato sporadicamente anche attore, autore di colonne sonore e di fumetti. Per vent’anni, fino alla metà degli anni ottanta, ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna, scuola off-campus dell’Università della Pennsylvania. Ha esordito nella narrativa nel 1989 con Cròniche Epafániche per poi pubblicare molti racconti e romanzi, da solo e in coppia con Loriano Macchiavelli. Ha concluso la sua carriera musicale con il disco L’ultima Thule (2012).




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    28 min
  • Elena Loewenthal "Circolo dei Lettori"
    Elena Loewenthal
    "Circolo dei Lettori"
    Riprendiamo il filo
    https://circololettori.it/


    Una bella notizia
    Il 15 giugno la Fondazione Circolo dei lettori riapre le sedi di Torino e Novara.
    Siamo stati lontani per un po’, ma in realtà non ci siamo mai lasciati.
    Non ci siamo visti, è vero, però ci siamo sentiti, scritti, abbiamo commentato insieme le tante dirette su Facebook e su Instagram – che continueremo a fare – e poi vi abbiamo mandato newsletter con audio, video, articoli, perché ci abbiamo provato tutti i giorni a non farvi sentire soli.

    La Fondazione Circolo dei lettori è arrivata un po’ dappertutto mentre le sue sedi erano chiuse, per le ragioni che conosciamo. Lontani ma vicini, come ci siamo detti spesso in questi mesi di lockdown, lontani ma annodati stretti, perché un filo ci unisce, un filo che non si spezza, un filo che ora diventa orizzonte da guardare insieme.
    Quel filo è un discorso da riprendere, in modo diverso, in modo nuovo. È un filo dove non mancano i nodi da sbrogliare, è un filo che è diventato un garbuglio di tanti pensieri da snodare, uno a uno.

    Riprendiamo il filo.
    E facciamolo insieme.

    Il Circolo dei lettori di Torino. Stesso Circolo, nuove regole
    La sede storica della Fondazione Circolo dei lettori, in via Bogino 9, riapre (lunedì, martedì, mercoledì e venerdì ore 9.30-18, giovedì 9.30-21.30), come spazio da vivere per ritrovarsi, in piccoli gruppi, a orari diversi dal consueto. Un Circolo a misura delle persone per favorire incontri e amicizie, colmare solitudini e allenarsi a un nuovo modo di vivere, anche gli eventi culturali. Per garantire la sicurezza, pulizia e sanificazione sono state messe al primo posto.

    Si torna a leggere insieme: le notizie del giorno, con la rassegna stampa mattutina guidata da Petunia Ollister; in inglese, con Rosemary Perry Wine e il suo Book Club; l’attualità con Marta Ciccolari Micaldi (La McMusa) e ospiti in collegamento, in un focus dedicato all’America oggi. Per i bambini ci sono le favole di Gianni Rodari lette da Dario Benedetto, per gli adulti i versi poetici dell’associazione culturale Il menu della poesia. Non mancano le presentazioni editoriali, sia in presenza per piccoli gruppi, che online, che al telefono con gli scrittori collegati in sala via Skype. Leggi tutto il programma.

    Riaprono anche Barney’s, per colazione, pranzo e merenda, dal lunedì al venerdì (prenotazioni al numero +39 011 8904417 | info@circololettori | thefork.it), e il Ristorante del Circolo dei lettori, con il menu firmato dallo chef Stefano Fanti, per pranzo e cena, da lunedì a sabato (prenotazione gradita, 375 5211445 | 348 2416367 | [email protected]).



    Il Circolo dei lettori di Novara. Tanti eventi in città
    Riprende la programmazione con l’Estate novarese, un calendario di oltre 60 spettacoli tra teatro, musica, opera e jazz, nello spazio all’aperto del Castello Sforzesco di Novara. Il progetto è ideato e organizzato dal Comune di Novara e vede la partecipazione di altre realtà culturali cittadine, come la Fondazione Teatro Faraggiana, la Fondazione Teatro Coccia, la Fondazione del Castello, Cabiria Teatro, il festival Novara Jazz, l’associazione La Ribalta e l’Atl di Novara. L’obiettivo è dare un’offerta culturale ricca e variegata per le serate estive nel rispetto di tutte le norme di sicurezza previste dai nuovi protocolli anti-Covid: prime fra tutte il mantenimento delle distanze e la prenotazione dei posti tramite una apposita App.

    Da luglio ai primi di settembre saranno ospiti del Circolo scrittori e artisti come Cristiano Godano, cantante e anima dei Marlene Kuntz, protagonista di un reading musicale a partire dal libro Nuotando nell’aria (La nave di Teseo), Alessandro Barbaglia con una lettura...
    13 min

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Conversazioni intorno ai libri, insieme con gli autori
Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

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