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  • Sergej Roic "Solaris. Parte seconda"
    Sergej Roic
    "Solaris. parte seconda"
    Mimesis Edizioni
    www.mimesisedizioni.it



    Che cosa sappiamo di una storia che credevamo conclusa e che, invece, continua? Che cosa ne è stato del gigantesco cervello “a forma di oceano”, forse un dio, di Stanislaw Lem, che sul finire del romanzo del grande scrittore polacco faceva impazzire gli astronauti che lo avevano avvicinato? È pur vero che colui che era sopravvissuto alla storia di Lem, lo psicologo Kelvin, aveva deciso di rimanere sul pianeta Solaris… In Solaris – parte seconda Sergej Roic´ azzarda una nuova avventura umana e filosofica a contatto con l’oceano dalle sembianze divine. Uno scrittore del qui e oggi viene investito del compito di creare una seconda storia solariana. Per farlo dovrà spossessarsi di se stesso. Guidato dall’amico filosofo Gabriele, sfiderà la peggiore delle maledizioni umane: l’impossibilità di conoscere. La possibilità di conoscere arriderà, invece, al pilota solariano Petar Bogut. Accompagnato dal gatto Schrödinger e dalla misteriosa Maria (madre di dio?), il pilota interrogherà il tempo e la materia cadendo piuttosto che volando.

    Sergej Roić è uno scrittore svizzero di origini croate/jugoslave. È giornalista culturale presso il “Corriere del Ticino” di Lugano e insegnante. I suoi libri, le due raccolte di racconti Innumerevoli uomini e Il tempo grande e i romanzi Il gioco del mondo / Achille nella terra di nessuno e Omaggio a Paul Klee, sono stati pubblicati in Svizzera e in Italia. Ha inoltre curato tre libri-intervista con Aleksandr Zinov’ev, Predrag Matvejević e Piero Bassetti. È attivo nel PEN Club della Svizzera italiana ed è un grande appassionato di tennistavolo.

    Renzo Ferrari è nato a Cadro, in Svizzera. Ha compiuto gli studi a Milano presso il liceo artistico e l’Accademia di Brera dal 1954 al 1962 e ha lavorato nella metropoli lombarda fino al 2007. Ha presentato le sue opere soprattutto in Italia e in molte collettive anche all’estero. Una cinquantina sono state le mostre personali. Ha ottenuto i prestigiosi riconoscimenti Premio Feltrinelli per la pittura nel 1974 e Premio Morlotti alla carriera nel 2009. Si ricorda anche la mostra antologica a Villa dei Cedri (Bellinzona, opere dal 1970 al 1990), seguita dalla costituzione del Fondo Ferrari (cronologia 1958-1999). Nel 2014 il museo di Neuchâtel e quello di Lugano in sinergia gli hanno dedicato due importanti retrospettive. Vive e lavora a Cadro.





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    22 min
  • Valter Boggione "Premio Lattes Grinzane"
    Valter Boggione
    "Premio Lattes Grinzane"
    www.fondazionebottarilattes.it



    Giorgio Fontana, Daniel Kehlmann (Germania),
    Eshkol Nevo (Israele), Valeria Parrella, Elif Shafak (Turchia)
    sono i finalisti del Premio Lattes Grinzane 2020
    Da Trieste a Lampedusa, gli studenti delle Giurie Scolastiche
    leggeranno i cinque romanzi finalisti e a ottobre voteranno il vincitore 2020

    Premio Speciale Lattes Grinzane 2020 alla Protezione Civile
    La somma da sempre destinata a un’autrice o autore di fama internazionale
    quest’anno sarà devoluta all’ente impegnato nell’emergenza sanitaria Covid-19



    Giorgio Fontana con Prima di noi (Sellerio), Daniel Kehlmann (Germania) con Il re, il cuoco e il buffone (traduzione di Monica Pesetti; Feltrinelli), Eshkol Nevo (Israele) con L’ultima intervista (traduzione di Raffaella Scardi; Neri Pozza), Valeria Parrella con Almarina (Einaudi) ed Elif Shafak (Turchia) con I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo (traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani; Rizzoli) sono i finalisti del Premio Lattes Grinzane 2020, riconoscimento internazionale giunto alla decima edizione, che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri ed è dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno.

    Il Premio Speciale Lattes Grinzane, da sempre dedicato un’autrice o un autore internazionale che nel corso del tempo abbia riscosso condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico, in questo anno drammatico che vede il pianeta duramente colpito dalla diffusione del contagio da Covid-19, viene riconosciuto alla Protezione Civile italiana. La somma di 10.000 euro, di consueto destinata a una scrittrice o a uno scrittore internazionale (come Haruki Murakami nel 2019, Ian McEwan nel 2017, Amos Oz nel 2016, Javier Marías nel 2015), sarà devoluta all'ente impegnato nell'emergenza sanitaria Covid-19.

    I cinque romanzi finalisti sono stati scelti dalla Giuria Tecnica: il presidente Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista), Valter Boggione (docente), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell'Accademia della Crusca), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Loredana Lipperini (scrittrice, giornalista, conduttrice radiofonica), Bruno Luverà (giornalista), Alessandro Mari (scrittore ed editor), Romano Montroni (presidente del Centro per il libro e la lettura), Laura Pariani (scrittrice), Lara Ricci (giornalista culturale) e Bruno Ventavoli (giornalista, critico letterario).

    Le giornate dedicate agli scrittori e alla loro premiazione sono previste per venerdì 9 e sabato 10 ottobre 2020 nelle Langhe.

    Le dichiarazioni / Il Premio Speciale Lattes Grinzane

    «Insieme con la Giuria Tecnica – spiega Caterina Bottari Lattes, presidente della Fondazione Bottari Lattes – ho deciso di donare alla Protezione Civile la somma che ogni anno è destinata alla vincitrice o al vincitore del Premio Speciale Lattes Grinzane, per ringraziare dell’immenso lavoro che tutte le strutture dell’ente svolgono e stanno continuando a svolgere, nell’impegnativo compito di proteggere e aiutare i cittadini in questa drammatica emergenza sanitaria. La mia gratitudine e riconoscenza, e quelle di tutti i miei collaboratori, vanno a operatori, professionisti, volontari, medici e infermieri che si sacrificano per salvare le nostre vite. Il loro coraggio, la loro passone civile e il loro altruismo sono un esempio per tutti noi. E desidero ricordare con profonda commozione tutti coloro che hanno perso la vita per questo impegno straordinario.»

    «In questo momento di universale sofferenza e difficoltà – spiega la Giuria Tecnica nella motivazione al Premio Speciale Lattes Grinzane – abbiamo deciso, d’accordo con Caterina Bottari Lattes, di interrompere per un...
    22 min
  • Adolfo Ceretti "Il diavolo mi accarezza i capelli"
    Adolfo Ceretti
    "Il diavolo mi accarezza i capelli"
    Memorie di un criminologo
    con Niccolò Nisivoccia
    Il Saggiatore
    www.ilsaggiatore.com

    Il diavolo non esiste: il male è ovunque. Prende le forme di una ragazza di sedici anni che insieme al fidanzato massacra a coltellate la madre e il fratello undicenne; veste la divisa di un gruppo di poliziotti che commette rapine e omicidi a bordo di una macchina bianca nelle notti buie della via Emilia; possiede i baffi seducenti del più imprendibile e famoso bandito della Milano del dopoguerra. Quel male, quel diavolo sotto forma di mente criminale, Adolfo Ceretti lo ha studiato per tutta la vita. Ci è entrato dentro come in un tunnel senza fondo, ha toccato con mano le sue pareti oscure, ha fissato con occhi di esperto i suoi contorni inafferrabili.

    Il diavolo mi accarezza i capelli è un’immersione nelle memorie di un grande criminologo che lavora da anni a stretto contatto con i protagonisti di alcuni tra i più celebri casi di cronaca nera del nostro passato. Ceretti ci accompagna tra scene del delitto e carceri di massima sicurezza, mostra in modo intimo e diretto il suo lavoro sul campo, gli strumenti e le tecniche per entrare in rapporto con i sospettati superandone le difese e la diffidenza. Dall’omicidio Calabresi alle Brigate rosse, da Prima linea alla Uno bianca, il suo è un racconto personale, sempre intenso e libero da pregiudizi, che si intreccia con la storia d’Italia e affronta i grandi traumi della nostra coscienza collettiva.

    Quella che Adolfo Ceretti ripercorre è la ricerca di tutta una vita: il tentativo di muoversi lungo il confine che separa le vittime dai carnefici, per trovare i punti di contatto tra le due parti, per capire che cosa trasforma una persona in un criminale e com’è possibile riabilitarsi. Un viaggio attraverso lo specchio del diavolo per riuscire ad abbracciare il nostro riflesso più nero.

    Adolfo Ceretti (1955) è professore di Criminologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e segretario generale del Centro nazionale di Prevenzione e Difesa sociale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Cosmologie violente (Raffaello Cortina, 2009; con Lorenzo Natali) e Oltre la paura (Feltrinelli, 2018; con Roberto Cornelli). Per il Saggiatore nel 2015 ha curato, insieme a Guido Bertagna e Claudia Mazzucato, Il libro dell’incontro.
    Niccolò Nisivoccia (1973) è un avvocato e collabora con diversi giornali, tra cui Il Sole 24 Ore e il manifesto.



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  • Giulio Giorello "La danza della parola"
    Giulio Giorello
    "La danza della parola"
    L'ironia come arma civile per combattere schemi e dogmatismi
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    «Oggi dovremmo capire come servirci dell’ironia per difenderci dai pericolosi dogmatismi dell’epoca nostra. In particolare, dal dogmatismo dell’immediato che è appunto quello dei nostri politici, i quali, magari, non concepiscono che ci sia qualcosa come l’ironia.» Giulio Giorello, filosofo della scienza e matematico, si confronta con il tema dell’ironia, che definisce «un’arma di costruzione di massa»: di massa nel senso che può essere utilizzata da chiunque. L’ironia si dimostra capace non solo di smantellare intere fortezze, infiltrandosi con le sue domande impertinenti, ma di costruire lei stessa nuovi castelli, a patto che si sia consapevoli che questi sono dei veri e propri castelli in aria, così come sono di sabbia le fortezze che man mano gli esseri umani costruiscono nel tempo.

    Ottimi esempi di ironia si trovano in quella combinazione di serietà e umorismo che ci è stata regalata dai fumetti, da Topolino, ai Peanuts a Tex. Ma anche in tante opere letterarie: dalla critica di Jonathan Swift alle pretese dei dotti di formare una corporazione di privilegiati nei Viaggi di Gulliver alla suprema ironia di Robert Musil, che nell’Uomo senza qualità descrive il protagonista come colui che aspira a quella stessa condizione ideale che il suo critico era così pronto ad attribuirgli, o ancora l’irriverente ironia di James Joyce, che prende di mira persino il buon Dio, che «ha scritto il folio di questo mondo, e l’ha scritto sbagliato».

    Anche la scienza nei momenti creativi, quando cioè distrugge un paradigma costituito e comincia a costruire un’alternativa, usa l’ironia. Non solo, è capace di servirsene come strumento di alta retorica e di sottile comunicazione della novità. Non era ironico, forse, Giordano Bruno quando nella Cena de le Ceneri difendeva un universo «senza margine» contro il mondo chiuso di Aristotele?

    Ecco allora disvelata tutta la potenza dell’ironia, che «nel solco di quell’Illuminismo che ha rappresentato un modello coraggioso di ricerca e di rispetto della verità, segnatamente della verità scientifica», si dimostra un’arma civile per combattere schemi, categorie e istituzioni rigide, grazie alle sue doti a un tempo distruttive e creative.


    Giulio Giorello, titolare della cattedra di Filosofia della Scienza all'Università degli Studi di Milano, è nato in questa città il 14 maggio 1945. Si è laureato in filosofia nel 1968 e in matematica nel 1971. Ha insegnato in facoltà di Ingegneria (Pavia), Lettere e filosofia (Milano), Scienze (Catania), nonché al Politecnico di Milano e allo iuav di Venezia. Collabora con il «Corriere della Sera» e dirige presso l'editore Raffaello Cortina di Milano la collana Scienze e idee. Il punto centrale delle sue riflessioni è l'intreccio tra crescita della scienza e libertà intellettuale e civile; in questa prospettiva ha curato insieme con Marco Mondadori un'edizione italiana del saggio Sulla libertà di John Stuart Mill (il Saggiatore, 1981). Tra i suoi ultimi libri: Lussuria (il Mulino, 2010), Senza Dio. Del buon uso dell'ateismo (Longanesi, 2010), La filosofia di Topolino (con Ilaria Cozzaglio, Guanda, 2013), Noi che abbiamo l'animo libero. Quando Amleto incontra Cleopatra (con Edoardo Boncinelli, Longanesi, 2014) e, infine, Libertà (Bollati Boringhieri, 2015).



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    22 min
  • Berardino Palumbo "Piegare i santi"
    "Piegare i santi"
    Inchini rituali e pratiche mafiose
    Berardino Palumbo
    Marietti Editore
    www.mariettieditore.it


    Marietti 1820 2020
    La casa editrice Marietti, una delle più antiche d'Italia, per festeggiare i 200 anni, propone le "lezioni per il bicentenario": Parole in Viaggio.
    scopri sul sito www.mariettieditore.it il programma che, al momento, è fermo, in attesa di riprendere il viaggio attraverso le parole.

    La parola assegnata a Berardino Palumbo è "Rito".

    Rendere omaggio ai boss della mafia o ai loro familiari facendo inchinare le statue dei santi durante le processioni è un aspetto della più ampia religiosità diffusa in molte aree del Mezzogiorno, ma anche in alcune realtà del nord Italia. Liquidato come gesto pagano e premoderno, esso in realtà richiede una lettura in grado di comprendere la complessa e più generale macchina rituale della festa. Le famiglie mafiose talvolta provano a controllare i tempi e i ritmi delle processioni religiose e, occupando una precisa posizione sotto le vare, decidere il movimento delle statue; possono gestire i tempi, i luoghi e le modalità dello sparo dei fuochi d'artificio e così rappresentare pubblicamente il proprio status sociale e i rapporti di forza tra uomini. Questi esperti manipolatori dello spazio pubblico guidano auto di grossa cilindrata, maneggiano armi e droga e investono in complesse operazioni finanziarie; non sono dunque gli attori di una società arcaica, ma esponenti del cosiddetto casinò capitalism.


    Berardino Palumbo, professore ordinario di Antropologia sociale all'Università di Messina, è autore di saggi pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali di antropologia. Tra le sue pubblicazioni L'Unesco e il campanile (Meltemi 2003) e Politiche dell'inquietudine (Le lettere 2009).



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    39 min
  • "La Dragunera"
    "La Dragunera"
    Linda Barbarino
    Il Saggiatore
    www.ilsaggiatore.com

    «La Dragunera parla con voce sanguigna, è il canto di una terra assolata e pervasa di magia»

    Donatella Di Pietrantonio, autrice de L’Arminuta

    Rosa farebbe di tutto per tornare nella sua casa di bambina, quando volava tra le braccia di suo padre e cantava su un terrazzino profumato di basilico. Ma Rosa non può tornare, perché la casa è in rovina e lei per sopravvivere è diventata la puttana del paese. Ogni sabato Paolo le manda un fischio alla finestra per comperare qualche ora del suo amore. Ogni sabato la porta di Rosa si apre per farlo entrare. Paolo lavora le vigne di famiglia ed è ossessionato da un’altra donna che odia e desidera con uguale ferocia, una donna che dovrebbe tenere lontano, perché è la moglie di suo fratello e fin dal nome evoca tempesta e sciagura.

    La Dragunera, così la chiamano, è una fimmina sensuale e altera, i suoi capelli sono li di vento, i suoi occhi ramarri lo visitano in sogno; c’è chi dice che sia una strega. Cammina annaccata sui tacchi fra la basole delle viuzze, il seno che pare disegnato sotto la vestina stretta, il volto senza vergogna e senza paura.

    La Dragunera è il racconto di una Sicilia ruvida e incantata, in cui si muovono personaggi dolcissimi e brutali, che hanno labbra vermiglie e unghie sporche di terra. Narratrice visionaria e sanguigna, capace di unire l’inventiva dialettale di Camilleri all’intensità emotiva di Elena Ferrante, Linda Barbarino canta una storia d’amore e di magia: la saga di una famiglia a un passo dalla fine, travolta da voracità e invidia. Il romanzo avvolgente di una magara e di una prostituta che conosceva l’amore.

    Linda Barbarino è nata e vive a Enna, dove insegna italiano, latino e greco in un liceo classico. La Dragunera, suo romanzo d’esordio, è stato finalista al premio Calvino.




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    31 min
  • Alessandro Orlandi "I due volti del tempo"
    Alessandro Orlandi
    "I due volti del tempo"
    Su caso e sincronicità
    Stamperia del Valentino
    www.stamperiadelvalentino.com



    È uscito in questi giorni per la partenopea Stamperia del Valentino nella Collana di Studi Tradizionali I Polifemi l’ultimo saggio di Alessandro Orlandi “I due volti del Tempo: su caso e sincronicità”.

    Da sempre appassionato di storia delle religioni, simbolismo e tradizione ermetica, in questo suo ultimo lavoro Orlandi prende in esame l’idea di sincronicità dal punto di vista della psicanalisi, della fisica, della magia, delle arti divinatorie (I Ching, Tarocchi, Astrologia Tradizionale) e della storia delle religioni, soffermandosi in particolare sull’idea che del tempo hanno la scienza e la spiritualità.

    Alessandro Orlandi (Roma, 1953) _ Matematico, editore, museologo e musicista. Dopo la laurea in Matematica ha svolto ricerche per conto del CNR all’Università di Pisa. Dal 1986 al 2006 ha insegnato matematica e fisica presso il Liceo E.Q. Visconti di Roma, dove per vent’anni è stato curatore dell’ex-Museo Kircheriano. Nel 2007 ha fondato la casa editrice La Lepre Edizioni. Autore di numerosi articoli e conferenze sui temi del simbolismo e della cultura ermetica, nel 1998 con Alberto Camici per Appunti di Viaggio ha pubblicato La fonte e il cuore - Cristianesimo e iniziazione, con Irradiazioni nel 2003 Dioniso nei frammenti dello specchio, pubblicato anche in Francia, nel 2007 Le sette teste del drago, favola alchemica ispirata ai Misteri di Mitrhra. Nel 2010 per Mimesis L’oro di Saturno. Saggi sulla tradizione ermetica. Per Stamperia del Valentino ha pubblicato nel 2018 Le Costellazioni dello Zodiaco in Alchimia, nel 2019 Genius Familiaris, Genius Loci, Eggregori e forme pensiero”.

    Gli esseri umani tendono a vedere nelle vicende che segnano le loro vite (nascita, morte, l’incontro con la persona amata, la vincita a una lotteria…) l’azione di una forza superiore: la forza del Fato e del Destino, una “coincidenza significativa”.

    Ma cosa sono le cosiddette coincidenze? Jung e Pauli hanno cercato di rispondere a questa domanda introducendo il princìpio di Sincronicità accanto a quello di Causalità, formulando cioè l’idea che, accanto al tempo rassicurante che segna lo scorrere della vita quotidiana ne esista un altro, collegato agli Dei e allo Spirito, che fa irruzione nelle nostre vite in momenti straordinari. La correlazione di sincronicità tra due eventi si scorge alla luce di una loro “risonanza simbolica” e per la loro pregnanza dal punto di vista di chi li sperimenta. Si tratta di un’idea antica quanto l’uomo, che questo libro declina in tutte le sue possibili accezioni, terminando con il racconto di alcune coincidenze significative che hanno segnato la vita dell’Autore.



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    28 min
  • "Festival delle Colline Torinesi"
    "Festival delle Colline Torinesi"
    Sergio Ariotti, direttore artistico



    Gentili amici, artisti, spettatori, giornalisti, operatori, vi ringrazio per l’attenzione. Proprio in questi giorni nei quali viene diffuso questo intervento avrebbe dovuto svolgersi alla Fondazione Merz di Torino, tradizionale alleato, la presentazione della 25esima edizione del Festival delle Colline Torinesi. L’epidemia ce lo ha impedito ed è giusto che ciascuno di noi sia ancora in casa. Per superare la crisi e tra le altre cose, magari, tornare a teatro. Dalla mia di casa vi parlo per qualche cenno su un programma che non verrà organizzato nelle date previste, cioè dal 4 al 20 giugno, ma in altro periodo che non possiamo ancora precisare. Il Festival nel nuovo periodo difficilmente avrà proprio lo stesso programma, per ragioni evidenti: altri impegni delle compagnie e degli artisti, mutata disponibilità degli spazi. Sarà nostra cura operare perché le differenze siano minime. Il cartellone preparato per giugno, concedetemi la valutazione che spetterebbe ad altri, è infatti di particolare interesse. E non vorremmo perdere nulla. Intanto mi piace sottolineare che 25 - venticinquesima edizione - significa un quarto di secolo di programmazione. Un bel tragitto. Assolutamente da festeggiare insieme al pubblico quando e come sarà possibile. Ma da festeggiare anche con iniziative tipo mostre e incontri in web, su cui stiamo ragionando. Il successo del Festivalè nato in primo luogo da un patto con gli artisti e gli spettatori e chiama in causa la fiducia dei sostenitori pubblici e delle fondazioni private, la collaborazione del Teatro Stabile di Torino, del Circuito Piemonte dal Vivo, di altri partner anche internazionali e da un biennio la condivisione fondamentale della Fondazione Teatro Piemonte Europa diretta da Valter Malosti. Un successo che va assolutamente a onore di uno staff eccezionale che negli anni è anche cambiato. Molti dei collaboratori ora con altri incarichi professionali fuori dal Festival non mancano mai di far sentire il loro appoggio.
    Vogliamo accennare al lavoro fatto per la venticinquesima edizione. Solo pochi indizi. Il segmento internazionale del Festival sarebbe stato inaugurato cosi come il cartellone complessivo dalla Needcompany di Jan Lauwers, attore, autore, regista belga di formidabile talento e qualità. Lo spettacolo “All the Good” avrebbe portato a Torino, anche grazie al sostegno del Governo delle Fiandre, e crediamo porterà a Torino più avanti, una creazione di sicuro interesse con più linguaggi espressivi rappresentati, prosa, musica, danza, arte contemporanea.


    Il Festival 2020 si sarebbe concluso con una Trilogia di Licia Lanera: Cechov, Majakovskij, Bulgakov. Poi, in mezzo, vari spettacoli e artisti italiani e europei provenienti da Ungheria, Serbia, Francia, grandi interpreti, giovani autori, registi, attori italiani, spesso segnalatisi con la vittoria di premi, giovani a cui il Festival delle Colline Torinesi ha sempre riservato molta attenzione. Una parola d’ordine per noi è, da sempre, «accompagnare». In tutto: 22 spettacoli, 53 recite e 7 prime nazionali.
    Il Festival 2020 per quel che riguarda gli argomenti proposticompleta il triennio ministeriale dedicato al viaggio. Motivi di ispirazione non solo il viaggio dei migranti ma anche altri tipi di viaggio, nelle biografie, nella storia e nella memoria ad esempio. Per una volta però, proprio per la venticinquesima edizione,vorremmo considerare pure il viaggio alla riscoperta di taluni motivi ricorrenti del Festival, quali il far spettacolo fuori dai teatri, la contaminazione dei linguaggi, la ricerca di una nuova lingua drammaturgica. Ricordo che nel 1996 e nei tre-quattro anni successivi il Festival volle riflettere sulla cosiddetta «insoddisfazione della lingua» portando in scena autori come Testori, Gadda, Cappuccio, Guerra, Tarantino e poi Spiro Scimone, Emma Dante, Saverio La Ruina che proprio dalla...
    23 min
  • "Garibaldi. Corruzione e tradimento"
    "Garibaldi. Corruzione e tradimento"
    Così crollò il regno delle Due Sicilie
    Alfio Caruso
    Neri Pozza
    www.neripozza.it



    Nel maggio del 1860, il Regno delle Due Sicilie rappresentava ancora la più grande e longeva realtà statuale dell’antico regime, un regno – con la sua passata storia di Regno di Napoli e Regno di Sicilia – plurisecolare che appariva, sulla carta, come la principale potenza della Penisola. Con l’impresa dei Mille, in soli sei mesi si dissolse. Una caduta tanto rapida quanto stupefacente, le cui cause sono tuttora oggetto di indagine e interrogazione da parte degli storici.
    Narrando dell’impresa dei Mille come mai è stata raccontata, nel chiaro dei suoi eroismi e nello scuro di pettegolezzi, congiure di palazzo, voltafaccia improvvisi, diserzioni ben remunerate, Caruso mostra, in queste pagine, come corruzione e tradimento, insieme naturalmente alla risolutezza garibaldina, siano tra le principali cause della fine dei Borbone.
    Usando testi più celebrati, testimonianze quasi ignote e l’intrigante memoir di padre Giuseppe Buttà, cappellano del ix battaglione cacciatori di Francesco ii, cui rimarrà fedele sino alla fine, il racconto non trascura nessuno dei capitoli e dei personaggi in gioco in quella pagina fondamentale della nostra storia. Così si apprende che nella scaramuccia di Calatafimi le camicie rosse di Garibaldi furono sempre il doppio dell’esangue battaglione borbonico spedito dal pavido generale Landi, più preoccupato di avere libera la via per Palermo che di ributtare a mare il nemico. La leggendaria incapacità del luogotenente Lanza, intessuta di vigliaccheria e rassegnazione al punto tale da consegnare Palermo a un Garibaldi sul punto di abbandonarla, si unisce alle mille indecisioni di Francesco, sopraffatto dall’opportunismo di ministri e cortigiani, spessoa libro paga di Cavour. E nel libro campeggiano gli spericolati intrighi del Gran Conte, che ignorava l’Italia oltre Firenze e tuttavia non si lasciò sfuggire l’occasione di farla.


    Alfio Caruso (Catania, 1950), una laurea, una moglie, tre figli, una nuora, due nipotini, dopo quattro romanzi con Leonardo e Rizzoli si è dedicato con Longanesi alla storia italiana del Ventesimo secolo. Ne ha narrato l’escalation mafiosa (Da Cosa nasce Cosa, Perché non possiamo non dirci mafiosi, Io che da morto vi parlo, Milano ordina: uccidete Borsellino), l’abbondanza di misteri (Il lungo intrigo), i più importanti episodi della seconda guerra mondiale (Italiani dovete morire, Tutti i vivi all’assalto, Arrivano i nostri, In cerca di una Patria, Noi moriamo a Stalingrado, L’onore d’Italia). Con Einaudi ha pubblicato due romanzi, Willy Melodia e L’arte di una vita inutile, con Salani Breve storia d’Italia.


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    30 min
  • "Crack America"
    "Crack America"
    La verità sulla crisi degli Stati Uniti
    Massimo Gaggi
    Solferino Libri
    www.solferinolibri.it



    Disponibile in libreria a partire dal 14 maggio

    Cosa è successo al Paese che abbiamo sognato e amato, quell’approdo sicuro e terra di libertà che ci ha sedotto col cinema, la musica e la cultura? Dietro lo scontro con la Cina e gli effetti drammatici della pandemia del coronavirus, divampano i rischi di una bancarotta sociale ed economica che l’editorialista del «Corriere» Massimo Gaggi esamina e racconta in questo libro: un accorato «processo» agli Stati Uniti in una fase molto delicata sui fronti domestico e internazionale.

    Donald Trump, col suo contagio populista, è la conseguenza, più che la causa, dell’involuzione di un Paese incapace di riformare un capitalismo arrugginito. Le lacerazioni sociali sono devastanti: dalla salute, con decine di milioni di persone senza copertura medica e la durata media della vita in calo, all’alimentazione industriale che produce il record mondiale di obesi e un’epidemia di diabete.

    E, ancora, le infrastrutture – dai treni alla rete elettrica – ferme a quasi un secolo fa; le università celebri ma dai costi astronomici, col debito di studio dei neolaureati pesante come un mutuo-casa. E poi il lavoro: abbondante secondo le statistiche che, però, mascherano gravi problemi sociali, dalla precarietà all’esplosione delle disuguaglianze.

    Quali i rischi di tutto questo? E quali le conseguenze per il resto del mondo, che deve fare i conti con la devastazione della pandemia?



    Massimo Gaggi è editorialista del «Corriere della Sera» negli Stati Uniti, dove segue le vicende politiche ed economiche del Paese.

    Ha pubblicato Dio, patria, ricchezza (Rizzoli 2006), La fine del ceto medio e la nascita della società «low cost» (con E. Narduzzi, Einaudi 2006), Piena disoccupazione (con E. Narduzzi, Einaudi 2007), La Valanga. Dalla crisi americana alla recessione globale (Laterza 2009), L’ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro (con M. Bardazzi, Rizzoli 2010) e Homo Premium (Laterza 2018).



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