il posto delle parole

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  • I "Mandala" di Alberto Di Fabio
    I "Mandala" di Alberto Di Fabio
    in quarantena sono i girasoli di Van Gogh ai tempi del Coronavirus




    Il progetto non-profit all’interno del progetto “Non siamo soli” oggi racconta le ultime opere di Alberto Di Fabio nate durante la quarantena che l’artista sta trascorrendo a Roma. Sabino Maria Frassà, curatore che collabora con l’artista da diversi anni, ha avuto la possibilità di essere tra i primi a fare una studio-visit a distanza nel nuovo “studio” dell’artista e di raccontare le sue ultime opere, intitolate “Mandala”:


    Alberto Di Fabio si è rifugiato nel suo mondo artistico per fuggire al coronavirus e alle paure: l’artista che ha stregato il mondo dell’arte con i suoi grandi capolavori, con pareti e stanze immense, si è rifugiato nel “piccolo”, costruendo un mondo lillupuziano, fatto di geniali “teatrini” animati dai lego dei figli, da chiodi e mascherine che altro non sono che progetti per futuri e possibili wall-painting.
    In questa atmosfera giocosa onirica e favoleggiante, quello che colpisce il visitatore virtuale sono senz’altro i nuovi Mandala. Come in parte visto nella recente mostra ospitata dalla Galleria Luca Tommasi si tratta dell’ultima evoluzione alla quale l’artista lavora da diversi mesi. Queste opere più fluide e meno materiche possono apparire completamente diverse dalle precedenti in mostra a New York (alla GR Gallery) e a Roma (da Gaggenau Design Elementi).

    Dobbiamo però conoscere la genesi di queste opere-Mandala per comprenderne l’estrema coerenza e il grande valore: l’arte di Alberto Di Fabio sembra spesso espressione eterea di pura gioia, ma è il risultato di una forte inquietudine e tensione alla perfezione che trova proprio nel gesto creativo catarsi e risoluzione. L’artista, da me intervistato poche settimane fa, descriveva le sue opere come preghiere universali per il Mondo che verrà, aggiungendo che ciò che vorrebbe lasciare ai posteri sarebbe un “grande libro” che spieghi il suo pensiero. Possiamo perciò interpretare questi Mandala come l’apice della profonda ricerca di elevazione e trascendenza che accompagna Alberto Di Fabio sin dai tempi – anni ’90 – delle iconiche montagne dipinte su carte cinesi stampate con mantra.

    In queste nuove opere l’artista riesce a sintetizzare e far coesistere in modo sincretico diversi elementi e riferimenti religiosi, spirituali e artistici a lui cari: se da un lato recupera la dimensione rituale dei geometrici mandala induisti, è innegabile il forte riferimento ai mandala buddisti in cui è rappresentato l’Universo nella sua complessità, sintesi di periferia e centro, di quegli elementi che solo apparentemente ci sembrano “opposti”. Inoltre la compulsione nel rappresentarli diventa essa stessa preghiera, distacco dalla realtà, un rituale non tanto performativo quanto salvifico volto a giungere, comprendere e raffigurare l’essenza della realtà. In fondo la parola stessa mandala può significare secondo alcune interpretazioni “raccogliere l’essenza”. Non stupisce perciò che tale passo in avanti nella ricerca artistica e personale dell’artista giunga in queste settimane così difficili per tutti noi: Alberto Di Fabio ha avuto modo e tempo tempo per riflettere e meditare su come ripartire e/o andare avanti.

    Alberto è riuscito quindi a trovare la sua dimensione e a convertire la stasi della quarantena in una fase propedeutica e necessaria al proprio futuro artistico. Chi lo conosce di persona sa che è una persona tanto dinamica quanto socievole: lontano dal suo Studio con la compagnia dei figli e del gatto Cocco è riuscito con resilienza a trasformare casa sua e il garage in studi d’artista, ai quali ha invitato i suoi amici a fargli visita con call, web e qualsiasi mezzo virus-free. La storia di queste opere e della loro genesi mi ha fatto venire in mente i noti girasoli dell’artista olandese: a ben pensarci i mandala di Alberto Di Fabio sono i girasoli di Van Gogh ai tempi...
    32 min
  • "La ragazza del lago"
    "La ragazza del lago"
    Romanzo di montagne, animali, piante e ragazzi strani
    Loriano e Sabina Macchiavelli
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    Appennino emiliano: dall’alto di uno sperone di roccia, Paese Nuovo sovrasta un lago. Sotto le sue acque si intravedono la chiesa e il campanile di un altro villaggio, Paese Annegato, che venne sommerso quando fu costruita la diga per imbrigliare le acque del fiume Cigolo.

    Nell’estate del 1930 il dottor Astorre si trasferisce qui come medico condotto. Lo accompagna la figlia Aladina, dieci anni, molto provata dalla perdita della madre, che è nata e cresciuta proprio a Paese Nuovo. Alcuni abitanti li accolgono con affetto: Cleonice, che si occupa della grande casa in cui vanno ad abitare; Tina, la rude ostessa; il Podestà, giovane socialista nominato nonostante il fascismo; il Professore, che conosce i segreti del paese e non svela a nessuno i suoi.

    Il primo impatto della bambina con la montagna è traumatico: si chiude in se stessa e la madre le manca sempre più. Dialoga con animali domestici; osserva il mondo impenetrabile della quercia secolare che svetta di fronte alla sua finestra; pare sia la sola in grado di aprire la porta della soffitta che custodisce gli oggetti della madre bambina. Fino a quando, di ritorno da una passeggiata, racconta di un concerto di campane sgorgato misteriosamente dalle acque del lago. Il padre, temendo per la sua salute, pensa di tornare in città. Lo dissuade il Professore: Aladina non è la prima a sostenere di aver sentito le campane e, come riporta una storia popolare, potrebbe essere una delle poche privilegiate a possedere “il seme della magia”.

    Tutto cambia quando Aladina incontra Gufo, un bambino solitario come lei che ama scorrazzare per i boschi. Guidata da Gufo e dal Professore, conoscerà la montagna e i suoi misteri, gli animali veri e leggendari che la abitano. Grazie al suo sguardo di bambina, scoprirà, e ci farà scoprire, alcuni dei segreti protetti dal lago o tenuti nascosti da secoli di superstizione.

    La bambina del lago è una piccola gemma letteraria che celebra l’immaginazione dei bambini e di tutti coloro che crescendo sono riusciti a conservare il superpotere di guardare oltre la superficie delle cose, di chi crede che al mondo ci sia posto anche per i fenomeni inspiegabili e di chi ogni tanto si concede il lusso di evadere dalle gabbie della razionalità e fare una passeggiata nei territori liberi della fantasia.



    Loriano Macchiavelli, dal suo primo romanzo Le piste dell'attentato (1974) a oggi, ha pubblicato oltre quaranta titoli, tradotti anche all'estero. Ha scritto per il teatro, la radio e la televisione. Il suo personaggio più conosciuto, Sarti Antonio, è il protagonista seriale più longevo della narrativa noir italiana. Dai suoi romanzi sono state tratte numerose fiction televisive e fumetti. Ha scritto una decina di libri con Francesco Guccini. I suoi romanzi più recenti sono Noi che gridammo al vento (Einaudi, 2016), Uno sterminio di stelle (Mondadori, 2017), Tempo da elfi (Giunti, 2017) scritto con Francesco Guccini, Delitti senza castigo (Einaudi, 2019). Mondadori sta ristampando molti dei suoi romanzi e racconti nella collana Oscar Gialli.


    Sabina Macchiavelli è nata a Bologna nel 1964 e abita sull'Appenino modenese. Si occupa di cultura come organizzatrice di eventi, ed è insegnante di scrittura creativa e di lingue straniere. È autrice di audiodocumentari e ha ottenuto un dottorato presso la University of South Wales di Cardiff incen-trato sulla docufiction radiofonica. Suoi racconti e saggi sono apparsi in riviste e antologie. Nel 2013 è uscita per Einaudi la raccolta E a chi resta, arrivederci, scritta con il padre Loriano, e nel 2019 ha pubblicato per Giraldi Editore il suo primo romanzo Più di così si muore.


    29 min
  • "Condannate al silenzio"
    "Condannate al silenzio"
    Le eretiche medievali
    Marina Benedetti
    Accademia del Silenzio
    Mimesis Editore
    www.mimesisedizioni.it


    Il volume intende indagare luci e ombre sulle eretiche medievali che, quanto più diventano protagoniste di un’avventura di libertà religiosa, tanto più risultano assenti, nonostante una ricca presenza qualitativa e quantitativa nella documentazione. Il percorso parte dal “silenzio” delle eretiche del XII secolo per giungere al rovesciamento del “silenzio” che caratterizza l’attenzione intorno alla creazione del fenomeno della stregoneria.


    Marina Benedetti insegna Storia del cristianesimo presso l’Università degli Studi di Milano. Studia le eresie, soprattutto al femminile, e l’inquisizione medievale. Si occupa anche di valdesi, di conservazione e trasmissione dei documenti medievali nel dibattito religioso di epoca moderna. Tra le sue pubblicazioni: Io non sono Dio. Guglielma di Milano e i Figli dello Spirito santo (20042); Donne valdesi nel Medioevo (2007); ha curato Storia del cristianesimo II: L’età medievale, secoli VIII-XV (20173).



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    www.ilpostodelleparole.it
    28 min
  • "Torino magica"
    "Torino magica"
    Vittorio Del Tufo
    Neri Pozza Editore
    www.neripozza.it


    «Torino nacque all’incrocio tra due fiumi, il Po e la Dora: dunque nel punto di confluenza tra due correnti energetiche. In base alla tradizione esoterica il Po rappresenta il Sole, e quindi la parte maschile, mentre la Dora è la Luna, quella femminile. Questo dualismo, o doppia polarità, appassiona da sempre i cultori della Torino magica, secondo i quali il “campo di forze” che avvolge la città sarebbe legato proprio a questa sintesi degli opposti: il bianco e il nero, la materia e lo spirito, gli archetipi del principio femminile e quello maschile».




    Misteriosa. Simmetrica. Inafferrabile. Ma anche compassata, superba, ostinata. Nata all’incrocio di due fiumi e molte leggende, rebus di luce e tenebre, Torino ha sempre avuto un rapporto strettissimo con la sua dimensione magica. Come la danzatrice delle Mille e una notte, l’antica capitale sabauda si svela poco alla volta: un velo, poi un altro, un altro ancora. Fino all’ultimo velo, dietro il quale c’è il cuore magico della città.
    Diceva García Márquez che ogni uomo ha una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Anche le città, come gli uomini, hanno una vita segreta, che è fatta di tracce, di voci, di storie, di memorie, di pietre e di ombre.
    Dal mistero del Graal alle suggestioni diaboliche, dai culti pagani ai personaggi del Risorgimento, dalle Grotte Alchemiche ai luoghi fantastici, dal mistero degli alchimisti ai simboli occulti scolpiti nei monumenti, dai miti letterari alle grandi correnti esoteriche: questo, e tanto altro ancora, è Torino magica.
    Una città che nasconde, occulta, molto più di quanto non mostri. Una città malinconica, austera, fascinosa, inquietante, tanto legata a un glorioso passato risorgimentale quanto all’immigrazione proveniente dal Sud, tanto nostalgica e rivolta al passato quanto protesa verso la modernità. Una città, diceva Italo Calvino, che invita alla logica, e attraverso la logica apre la strada alla follia.




    Vittorio Del Tufo, giornalista, vive e lavora a Napoli. Redattore capo de Il Mattino, è autore della pagina settimanale L'Uovo di Virgilio. I luoghi della memoria, la memoria dei luoghi, in tandem con il fotografo Sergio Siano. Già vincitore del Premio cronista della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, si è aggiudicato, nel 2009, il premio Cosimo Fanzago, assegnato ogni anno a chi si adopera in favore della città. Dal suo romanzo, Verrà cantando il sangue, edito da Rogiosi, è stato tratto un corto premiato al Festival del Cinema di Venezia nel 2013.



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    25 min
  • "Marie e il signor Mahler"
    "Marie e il signor Mahler"
    Paola Capriolo
    Bompiani Editore
    www.bompiani.it

    Il 12 settembre 1910, alla Neue Musik-Festhalle di Monaco, Gustav Mahler dirige la prima esecuzione della sua Ottava Sinfonia, interpretata da un organico di quasi mille elementi. In platea, un pubblico d’eccezione: da Henry Ford a Thomas Mann fino alla bellissima Alma, moglie del compositore. Meno di un anno dopo, in maggio, Mahler si spegne a Vienna. Ha solo cinquant’anni. Nelle stesse ore, mentre la primavera scioglie le nevi sui prati del Tirolo, una ragazza segue i suoi ultimi istanti attraverso la stampa, commossa eppure consapevole che per Gustav giunge finalmente la pace. Lei è Marie, nipote quindicenne dei proprietari del maso dove Mahler ha trascorso le ultime tre estati, incaricata di accudirlo quando il Maestro ha disdegnato le undici stanze della casa e scelto per sé la più bizzarra delle sistemazioni: una capanna in mezzo al bosco, lontano da tutto. Piano piano, nel silenzio, il candore della fanciulla e il tormento del musicista hanno dato vita a un dialogo capace di rivelarli a se stessi. “Io credo nel bene, non nel male; però non riesco più a credere nella sua vittoria, e soprattutto non riesco a credere nell’ordine. Forse per questo non ho mai voluto scrivere una vera sinfonia, ma il rimpianto di quella forma, che sentivo così prossima al tramonto” dice il Maestro. E Marie, che di musica non sa nulla, può mostrargli però tutti i colori della foresta al crepuscolo. Una figura immensa e piena di ombre, quella di Mahler, che Paola Capriolo delinea per noi con mano lieve e luminosa, lungo pagine rivelatrici che sono un apologo sull’amicizia tra generazioni, sulla possibilità di incontrarsi e rinascere se ci si ascolta davvero.



    Paola Capriolo è nata a Milano nel 1962. Ha esordito come narratrice nel 1988 con la raccolta di racconti "La grande Eulalia" (Premio Giuseppe Berto) alla quale sono seguiti, tra gli altri, "Il nocchiero" (Premio Rapallo Carige, Premio Selezione Campiello), "Il doppio regno" e "Vissi d’amore" sino ai più recenti "Una di loro", "Qualcosa nella notte", "Una luce nerissima", "Il pianista muto", "Caino", "Mi ricordo", "Avventure di un gatto viaggiatore" e "Marie e il signor Mahler" (Bompiani, 2019). Le sue opere hanno vinto importanti premi letterari e sono tradotte in molti paesi. È anche saggista e autrice di libri per ragazzi e da anni traduce classici della letteratura tedesca, da Goethe a Kafka, da Kleist a Thomas Mann.



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    22 min
  • "L'amentale"
    "L'amentale"
    Romano Gasparotti
    Arte, danza e ultrafilosofia
    Cronopio Edizioni
    www.cronopio.it

    La filosofia ha indicato la via e le condizioni di possibilità per la danza del pensare. Ma la filosofia è anche stata ciò che ha generato e perpetuato quello che un artista del ‘900 come Magritte ha chiamato “male filosofico”, condannando l’uomo moderno e post moderno ad una condizione di impotenza e di perenne frustrazione e il mondo a scenario della pura contingenza. Così la filosofia occidentale, nelle sue versioni mainstream, non è riuscita ad essere eticamente all’altezza del suo essere dono delle Muse, sino a cedere progressivamente il passo alle pratiche artistiche quali esperimenti o dimostrazioni di saggezza e di pensiero poietico all’opera oggi ben più esemplari e potenti della filosofia stessa. Perciò il pensare logico-concettuale attende ancora di essere pienamente attuato, secondo il modello della musica e della danza.

    Questo libro cerca di contribuire nell’opera di riscoprire e disostruire le vie ecologicamente praticabili del filosofare al fine di sintonizzarsi con l’inudibile tono musicale del pragma del pensare – inteso come cosmica potenza intelligentemente erotica – senza cadere nella metafisica superstizione delle parole, dei significati e dei concetti e, al tempo stesso, senza volerli superare, bensì semplicemente restituendoli alla loro toccante effettualità.




    Romano Gasparotti è docente di Fenomenologia dell’immagine presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera (Milano) e insegna anche presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele (Milano). Ha pubblicato: Le forme del fare (con M. Cacciari e M. Donà, 1987); Movimento e sostanza. Saggio sulla teologia platonico-aristotelica (1995); Sócrates y Plóton (1996); I miti della globalizzazione (2003). Ha inoltre tradotto e commentato: Aristotele: La natura. Lettura della «Fisica» (1995) e Mito sapienza filosofia. Nuova antologia del pensiero presocratico (1995), Filosofia dell'eros (2007) Bollati Boringhieri, Sulla danza (2017) Cronopio.




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    47 min
  • "Pansodia"
    "Pansodia"
    Marina Santi
    30 aprile 2020 - Giornata Internazionale del Jazz

    Oltre 100 artisti
    24 ore di streaming
    Un'unica grande kermesse creativa



    Pansodia è l'evento speciale organizzato dall’Università di Padova in occasione della Giornata Internazionale del Jazz indetta dall'Unesco, giovedì 30 aprile 2020 nell’ambito di Risvegli, il festival di primavera organizzato dall'Orto Botanico dell'Università di Padova. Un'opera inedita e innovativa, lunga 24 ore, creata montando assieme i contributi originali di oltre 100 musiciste, musicisti, intellettuali, artiste, artisti, studentesse e studenti da tutto il mondo: un collage di note, parole, immagini, improvvisazioni, ricordi e messaggi che accompagnerà il pubblico per l'intera giornata.

    L’unicità dell’opera è costituita dalla modalità randomica, fatta di piccole video-clip di 3-5 minuti autoprodotte nelle condizioni di chiusura in cui tutti ci troviamo, una sorta di grande performace di espressioni artistiche capace di creare una percezione corale lunga 24 ore.

    Ideata da Marina Santi (docente di Didattica e Pedagogia Speciale all'Università di Padova), con la direzione artistica di Alessandro Fedrigo, il montaggio di Diego Scano e Matteo Calore e la partecipazione, tra gli altri, dei jazzisti Paolo Fresu, Jimmy Weinstein, Lilly Santon, Claudio Fasoli, Ada Montellanico, Nicola Fazzini, Bjorn Alterhaug, Ajay Heble, Francoise Houle, Stian Westerhus e della Big Band Unipd diretta da Michele Polga.

    Pansodia sarà trasmessa dalla mezzanotte di giovedì 30 aprile sul canale YouTube dell'Università di Padova: https://www.youtube.com/user/UniPadova

    L'elenco completo degli oltre 100 partecipanti è disponibile sulla pagina evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/272530223786098/



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    16 min
  • "La fuga davanti a Dio"
    "La fuga davanti a Dio"
    Max Picard
    con un testo di Hermann Hesse
    prefazione di Jean-Luc Egger
    Vita e Pensiero
    www.vitaepensiero.it


    Pubblicato nel 1934, in piena epoca nazista, La fuga davanti a Dio riflette il clima storico segnato dal tumultuoso industrialismo, dal culto futuristico della velocità, dalla crisi economica, dal disfarsi dei legami sociali, dalle mattanze delle guerre mondiali e dei totalitarismi. Il pamphlet di Picard descrive con toni quasi apocalittici una modernità in perenne fuga dal divino, dal fondamento dell’essere, dal paradigma stesso dell’esistenza. La sua diagnosi è netta: «Nel mondo della fuga l’uomo non esiste come singolo essere delimitato, ma come coacervo di sensazioni, volontà e azioni continuamente mutevoli». La critica di Picard appare oggi visionaria e anticipatrice. La sua analisi della mobilità inesausta, dell’accelerazione della vita e del continuo cambiamento dei rapporti tra gli esseri umani individua problematiche sollevate da filosofi come Morin, Baudrillard, Virilio, Debord. La sua descrizione del dissolvimento dell’oggettività e dell’avvento di una realtà virtuale e fantasmagorica, costituita da grumi di materiali informativi fluttuanti in un continuum di immagini, ci ricorda la società liquida di Bauman e il dominio mondiale della rete. La lezione di Picard assume un significato particolare per questo nostro tempo: ricentrare l’essere umano intorno ad alcuni nuclei essenziali e imprescindibili, per riconoscere il mondo come donazione, ma anche per riaffermare le ragioni di un principio di umanità da opporre alle forze omologanti che oggi sembrano dominare su scala planetaria. Come scrive Hermann Hesse nel testo che accompagna il saggio di Picard: «Molte sono le ragioni che rendono importante questo libro. È un’opera spaventosa e confortante allo stesso tempo».





    Hermann Hesse, Nobel per la letteratura nel 1946, è stato uno scrittore, poeta, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero. La sua produzione, in versi e in prosa, è vastissima e conta quindici raccolte di poesie e trentadue tra romanzi e raccolte di racconti.



    Jean-Luc Egger (Torino 1961) laureato in filosofia, è giurilinguista e saggista.





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    33 min
  • "L'arca dei suoni originari"
    "L'arca dei suoni originari"
    Salvare il canto delle foreste dall'estinzione
    David Monacchi
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it


    “Sempre più insistentemente ho iniziato a pensare che avrei dovuto fare qualcosa di utile con la mia professione in uno scenario che cominciava a percepirsi serio e devastante e che contemplava deforestazione, cambiamenti climatici e riduzione drammatica degli habitat della biodiversità. Io amo le foreste, amo il suono naturale, amo questi alberi vecchi a tal punto che, appena ho un minuto, vado nei boschi ad alto fusto e ci passo le ore ad ascoltare; vado a stare lì, perché sento che c’è qualcosa che mi nutre, un respiro dell’anima che si riverbera nella mia creatività.

    Mi chiedevo: come mettere insieme l’impegno ambientalistico, la cura e l’amore per la foresta, con la mia attività di compositore e sound designer? Come unire le due cose? La risposta arrivò nel 1998, semplicemente: dovevo andare nelle foreste primarie tropicali e registrarle per sensibilizzare il mio pubblico sull’estinzione in atto.” Professore di musica elettroacustica al Conservatorio “Rossini” di Pesaro, David Monacchi è un’utopia vivente e vibrante. Da quasi vent’anni lavora a Fragments of Extinction, un progetto che registra con tecniche tridimensionali innovative – messe a punto da Monacchi stesso – i suoni delle foreste vergini di tutto il mondo. In questi luoghi in cui l’essere umano non ha ancora lasciato traccia, la Natura canta e respira come nella notte dei tempi, probabilmente per l’ultima volta. Queste registrazioni hanno il nome evocativo di “ritratti acustici” e restituiscono, fissandolo nel tempo, il linguaggio sonoro di un pianeta che rotola verso la sesta estinzione.

    Il meraviglioso progetto di Monacchi è quello di creare un’arca immateriale che custodisce i suoni del mondo naturale, e di costruire un teatro sferico per l’ascolto immersivo, un’arca reale, di speranza, dove accrescere la coscienza ecologica pubblica al fine di salvare quanti più ecosistemi possibili.

    In questo libro l’autore racconta la sua straordinaria intuizione e l’incredibile parabola di un progetto internazionale partito dall’Italia, che fonde musica, innovazione tecnologica, natura e battaglia ecologica planetaria. È la storia di un guerriero armato solo di microfoni e di una grande anima, di un cacciatore di suoni, di un musicista a mani nude e a orecchie aperte che sta raccogliendo la colonna sonora del mondo primordiale prima che sia zittita dall’incoscienza dell’umanità.




    David Monacchi (Urbino, 1970) si è formato in Italia, perfezionato in Canada e Stati Uniti, e insegna oggi al Conservatorio Statale di Pesaro. Artista interdisciplinare, compositore e ingegnere del suono, conduce una ricerca di lungo termine sul patrimonio dei suoni delle foreste primarie equatoriali più remote e ancora incontaminate del pianeta. Con il progetto Fragments of Extinction ha sviluppato un approccio di divulgazione scientifica e artistica basato su registrazioni 3D ad altissima definizione per creare consapevolezza sulla crisi globale della biodiversità. È titolare del brevetto internazionale Eco-acoustic Theatre per la fruizione immersiva degli ecosistemi sonori naturali. Dal 1992 realizza concerti e installazioni sonore e tiene conferenze in tutto il mondo. Tra le più recenti, il suo intervento alla sessione plenaria della Conferenza ONU sulla Biodiversità (COP-14, Egitto). È membro fondatore della International Society of Ecoacoustics e autore del film Dusk Chorus, premiato come "Best European Science Film 2018".


    Dusk Chorus
    Based on eco-acoustic project "Fragments of Extinction"
    Documentary film by Nika Saravania, Alessandro D'Emilia & Otis Buri
    https://vimeo.com/209585874




    IL...
    32 min
  • Andrea Frediani "Epidemie e guerre che hanno cambiato il corso della storia"
    "Epidemie e guerre che hanno cambiato il corso della storia"
    Andrea Frediani, Gastone Breccia
    Newton Compton Editore
    www.newtoncompton.com


    Dalla peste di Atene a quella dei Promessi Sposi, alla grande influenza spagnola. Un saggio degli storici Andrea Frediani e Gastone Breccia, che esce il 24 aprile in ebook, ci racconta come la diffusione delle pestilenze abbia determinato l’esito dei conflitti e i destini delle civiltà.

    Due grandi piaghe, epidemie e guerre, hanno afflitto l’umanità fin dall’alba dei tempi, provocandone spesso una terza, la carestia. Ancora più devastanti si sono rivelate quando si sono presentate in contemporanea, in alcuni momenti nodali della storia che hanno finito per determinare il destino di una civiltà. Un conflitto di ampie proporzioni, infatti, ha talvolta favorito la diffusione dell’epidemia, e quest’ultima, a sua volta, ha determinato lo sviluppo e l’esito della guerra, in un’interazione letale che ha moltiplicato esponenzialmente gli effetti dei due eventi. Il presente volume analizza, anche attraverso le testimonianze dirette di chi li ha vissuti, sei momenti chiave della storia nell’arco di un millennio e mezzo, dalla peste di Atene scoppiata alla fine della Guerra del Peloponneso all’epidemia di Spagnola diffusasi sul finire della prima guerra mondiale, evidenziando le dinamiche di causa ed effetto e le concatenazioni tra le due piaghe, che si sono alimentate reciprocamente, determinando l’evoluzione in termini sociali, economici, politici, militari e psicologici delle società che hanno vissuto l’immane trauma.


    «La furia del male aveva travolto ogni argine, e gli uomini, in balia di un destino ignoto, trascuravano con eguale indifferenza le leggi umane e le divine.»
    Tucidide, La guerra del Peloponneso

    La peste di Atene e la Guerra del Peloponneso
    Nel racconto di Tucidide, il contagio che fece svanire le ambizioni imperiali di Atene

    La peste antonina e le guerre di Marco Aurelio
    La pandemia che favorì le invasioni barbariche

    La peste e le guerre di Giustiniano
    L’epidemia che frenò il tentativo di ricostituzione dell’impero romano

    La peste nera e la Guerra dei cento anni
    La strage che rese interminabile il più grande conflitto medievale

    La peste del Seicento e la Guerra dei trent’anni
    La pestilenza dei Promessi sposi che esasperò la prima grande guerra europea

    La Spagnola e la prima guerra mondiale
    L’ultima grande epidemia della storia prima del Covid-19

    Andrea Frediani

    è nato a Roma nel 1963; consulente scientifico della rivista «Focus Wars», ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Compton ha pubblicato diversi saggi (tra cui Le grandi battaglie di Roma antica; I grandi generali di Roma antica; L’ultima battaglia dell’impero romano; Le grandi battaglie di Napoleone; La storia del mondo in 1001 battaglie; L’incredibile storia di Roma antica, Le grandi guerre di Roma. L'età repubblicana e, con Raffaele D'Amato, L’ultima vittoria dell’impero romano) e romanzi storici: Jerusalem; Un eroe per l’impero romano; la trilogia Dictator (L’ombra di Cesare, Il nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011); Marathon; La dinastia; 300 guerrieri; 300. Nascita di un impero; I 300 di Roma; Missione impossibile; L'enigma del gesuita. Ha firmato le serie Gli invincibili e Roma Caput Mundi; i thriller storici Il custode dei 99 manoscritti e La spia dei Borgia; Lo chiamavano Gladiatore, con Massimo Lugli; Il cospiratore, La guerra infinita e Il bibliotecario di Auschwitz. Le sue opere sono state tradotte in sette lingue. Il suo sito è www.andreafrediani.it

    Gastone Breccia
    nato a Livorno nel 1962, dal 2000 insegna Storia...
    32 min

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