il posto delle parole

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  • Alberto Albertini "La classe avversa"
    Alberto Albertini
    "La classe avversa"
    Hacca Edizioni
    www.hacca.it


    “La classe avversa” è il racconto del disfacimento di un paradigma, quello che vedeva nel modello industriale a gestione familiare il segreto del miracolo italiano. Protagonista di questo romanzo di fabbrica contemporaneo è “il Poeta”, figlio e erede di uno dei proprietari dell’azienda, costretto a mostrarsi all’altezza del ruolo che gli spetta mentre studia e sogna di laurearsi in Lettere. Quando il Presidente, azionista di maggioranza, affida l’azienda a un Amministratore delegato che si rivela un tagliatore di teste, sadico e accentratore, vorrebbe fare come Franco, suo amico fin dai tempi del liceo, che si ribella e si licenzia. Ma ha tra le mani una commissione che potrebbe cambiare il futuro dell’azienda e illuminare finalmente il suo successo, anche agli occhi di Laura, giovane impiegata appena arrivata in ufficio. Il rischio è far saltare entrambe le famiglie, quella dove timbra il cartellino al mattino, e quella con cui condivide appena una colazione e un tragitto in auto fino alla scuola. Con questo romanzo disincantato e lucido, in un dialogo immaginario con lo scrittore Ottiero Ottieri, Albertini dà voce e nuova dignità a una corrosione personale e collettiva che il lavoro sembra non essere più in grado di nobilitare.

    Ci sono vetri opachi che diventano lucidi e sogni in bilico che sono pronti a cadere sulla terra. Esistono sguardi che non hanno direzione e sguardi che cercano la luce, come quello letterario di Silvia Greco. Se, malgrado tutto, vogliamo essere felici, questo è il libro per noi.
    Elisabetta Bucciarelli



    Alberto Albertini (1966), è nato e vive a Brescia. Laureato in Filologia Moderna, lavora da 34 anni nell’industria, attualmente come responsabile dell’innovazione e dello scouting tecnologico di un’azienda quotata, leader mondiale del settore Pharma. Copywriter, giornalista, consulente di marketing e comunicazione, docente a contratto presso la facoltà Sacro Cuore di Brescia, tra i fondatori della rivista ‘Stile Arte’, collabora con la scuola Holden e il ‘Giornale di Brescia’, ed è l’ideatore e il direttore artistico del festival ‘Rinascimento Culturale’. Con l’editore l’Obliquo ha pubblicato un saggio sulla scrittura di Giuseppe Pontiggia. Segnalato dal Comitato di Lettura del Premio Calvino, La Classe avversa è il suo primo romanzo.



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    34 min
  • Barbascura X "Il genio non esiste"
    Barbascura X
    "Il genio non esiste"
    (e a volte è un idiota)
    Tlon Edizioni
    www.tlon.it


    Quali sono le menti che hanno rivoluzionato la storia dell’essere umano? Erano davvero dei “geni”? Barbascura X non ha dubbi a riguardo: non solo non lo erano, ma a ben vedere erano degli idioti.
    Pochi sanno delle boiate dette da Democrito, delle folli pratiche alchemiche di Newton, di quante idee si sia fatto fregare quel sociopatico di Tesla o di quanti sbagli abbia commesso persino Einstein.
    Quelli che definiamo geni non sono altro che esseri umani appassionati, instancabili ricercatori di conoscenza, con alle spalle un quantitativo inimmaginabile di errori. Semplici esseri umani, a volte fortunati, a volte approfittatori, altre volte “proprio scemi”, tutti con sconvolgenti scheletri nell’armadio.
    Barbascura X non sale in cattedra, ma con comicità, sarcasmo ed irriverenza, vi porta in un viaggio derisorio attraverso le idee di sei grandi menti della storia.




    BARBASCURA X é chimico, divulgatore scientifico, performer teatrale, scrittore, autore, musicista e video-maker.
    Laureato in chimica organica e con un dottorato in chimica verde e produzione di materiali da fonti rinnovabili, ha lavorato in importanti laboratori di tutta Europa. È divenuto celebre sul web per la rubrica Scienza Brutta, una serie di pseudo-documentari parodistici e irriverenti in cui vengono raccontati gli aspetti meno noti e sconvolgenti delle scienze naturalistiche. Gira l’Italia con conferenze e spettacoli, a cavallo tra divulgazione scientifica e stand-up comedy, spaziando tra biologia, ecologia e storia della scienza. Per il suo modo inusuale e di trattare questi argomenti è stato definito il punk della divulgazione scientifica.




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    21 min
  • Massimiliano Parente "Tre incredibili racconti erotici per ragazzi"
    Massimiliano Parente
    "Tre incredibili racconti erotici per ragazzi"
    La nave di Teseo
    www.lanavediteseo.eu


    Un uomo si difende dall’accusa di essere lo stalker di una nota influencer producendosi in un elogio grottesco e sovversivo dell’amore e chiamando in causa persino King Kong, ultimo eroe romantico. Un banchiere scopre di essere uno slave e, trovata la sua dominatrice, accetta di esserne schiavo per sempre, di rinunciare a ogni pretesa di indipendenza: non è forse questo, in fondo, l’amore? Attraverso le parole di un toyboy, disincantato e naïf, infine si descrive la solitudine dell’età adulta, il bisogno perverso di restare ancora giovani, ancora vivi. Difficile non restare affascinati e divertiti da questo libro che parla con provocatorio candore e irresistibile ironia del lato estremo e al contempo più innocente del sesso, di desideri inconfessati ma non per questo peregrini, della vera natura del piacere e della vita e di come tutto, anche ciò che sembra inverosimile, possa parlare a noi tutti di quel che siamo.

    Massimiliano Parente torna con tre racconti caustici e dissacranti in cui invita il lettore a confondere le carte, a mescolare il noto e l’ignoto, la trasgressione e la violenza, l’eccesso e l’amore, a esorcizzarli e finalmente comprenderli.




    Massimiliano Parente è nato a Grosseto nel 1970 e vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi: Incantata o no che fosse (1998), Mamma (2000), Canto della caduta (2003). In seguito ha iniziato la scrittura di una monumentale trilogia, diventata per molti lettori un libro di culto, formata dai romanzi La macinatrice (2005), Contronatura (2008), L’inumano (2012), e raccolta e pubblicata da La nave di Teseo in un volume unico con il titolo Trilogia dell’inumano (2017). Ha scritto i romanzi Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler (2014), L’amore ai tempi di Batman (2016), il saggio sulla Recherche di Marcel Proust L’evidenza della cosa terribile (2010), i pamphlet La casta dei radical chic (2010) e, insieme a Vittorio Feltri, Il vero cafone (2017). Ad aprile del 2018 ha pubblicato il provocatorio saggio Scemocrazia – come difenderci dal pensiero comune. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo Parente di Vasco. Collabora in esclusiva con “Il Giornale”. Non è un giornalista.




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    13 min
  • Giulia Giacomini "Ballata di una fiamma che non muore"
    Giulia Giacomini
    "Ballata di una fiamma che non muore"
    La Lepre Edizioni
    www.lalepreedizioni.com


    Ribellarsi al Dogma?


    Guidata da un misterioso fruscio che avverte nei timpani, Eva, la suora addetta al fuoco di uno sperduto convento su un arido un altopiano della Nuova Spagna, in una fredda mattina del 1641, quasi guidata da una forza oscura, s’inerpica fino alla sommità di una rupe.
    A partire da questo momento, l’Autrice compone le tessere di un mosaico, tessendo un grande affresco su un momento storico funestato dai tribunali dell’Inquisizione e da intolleranza e persecuzioni, una notte dell’anima da cui i protagonisti vorrebbero sottrarsi, motivati dal desiderio di vivere la fede in Dio come fuoco e luce mistica, senza piegarsi alla violenza e alle forzature del Tribunale dell’Inquisizione.
    È così che uno sperduto convento diventa un baluardo estremo di libertà e di coraggio, dove è lecito affermare che il peccato non esiste e dove l’amore per il divino si manifesta anche attraverso l’amore umano.


    Giulia Giacomini (Roma 1972) ha studiato in Italia, in Spagna e in Messico e si è laureata a Roma in storia moderna con una tesi sul processo di beatificazione di Maria de Jesus, una mistica messicana del XVII secolo. Si è specializzata a Ginevra in storia della medicina e storia delle religioni. Nel 2008, concluso il suo dottorato in storia con una tesi su J.B.Van Helmont, è uscita dal mondo accademico e attualmente vive e lavora a Ginevra.


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    17 min
  • Giorgio Nisini "Il tempo umano"
    Giorgio Nisini
    "Il tempo umano"
    Harper & Collins
    www.harpercollins.it



    Tommaso insegna letteratura all’università, in una città di provincia dell’Italia centrale. Il suo corso è frequentato da Beatrice, timida e preparata, una studentessa modello, che però sembra nascondere emozioni profonde e solo apparentemente sopite. In giro tutti sanno chi è: la figlia di Alfredo Del Nord, una leggenda locale, l’imprenditore nato dal nulla che, a partire dalla sua ossessione per il tempo, ha fondato la Dea Nigra, una delle più importanti aziende internazionali di orologi di lusso. Dopo che Beatrice si è laureata, Tommaso inizia una relazione con lei, cominciando così a frequentare la grande Villa Del Nord, ai margini del paese, affascinato dal mondo ricco e silenzioso della ragazza, dai modi gentili di sua madre, dalla figura carismatica e misteriosa del padre. Ed è proprio alla villa che Tommaso conosce Maria, la sorella di Beatrice, che sembra il suo perfetto opposto. Quanto Beatrice, come promette il suo nome, è dolce e angelica, tanto Maria è sfrontata e irriverente. Tommaso e Maria vengono travolti da un amore violento, ambiguo e irrinunciabile. Nisini, con maestria, alterna il resoconto delle tappe della passione – desiderio, conquista, tradimento, trasgressione – con il racconto della nascita della Dea Nigra, a partire da un vecchio orologio acquistato a una bancarella dell’usato: un oggetto che nasconde un mistero e che forse riesce a dare un senso al microcosmo in cui i protagonisti di questo romanzo si trovano catapultati. Così, sullo sfondo di una provincia italiana dai tratti stranianti e metafisici, le vite di Alfredo e Tommaso si sfiorano quel tanto che basta per entrare in rotta di collisione. E da quel momento in poi nessuno di loro sarà più lo stesso. Il tempo umano è un gioiello letterario, una riflessione narrativa sul tempo e sull’amore, sul modello di grandi scrittori contemporanei quali Philip Roth e Ian McEwan. Il risultato è un libro universale e appassionante che sa unire un’altissima qualità letteraria a un intreccio coinvolgente e ricco di colpi di scena che tengono il lettore avvinto alla pagina.




    Giorgio Nisini è nato a Viterbo nel 1974. Per alcuni anni insegna sociologia della letteratura all'Università La Sapienza di Roma, dedicandosi prevalentemente all'attività critica e saggistica. La passione per il cinema lo porta nel frattempo a scrivere una monografia dedicata a Robert De Niro (2004) e a collaborare con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, per la quale cura un ciclo d’incontri-intervista con alcuni protagonisti del cinema italiano contemporaneo - tra cui Vincenzo Cerami, Vittorio Storaro e Andrea Occhipinti - poi raccolti nel volume Saggi e dialoghi sul cinema (2006). Dal 2016 al 2019 è stato docente e ricercatore all'Università di Bari Aldo Moro, dove ha insegnato letteratura italiana moderna e contemporanea. Dal 2019 insegna presso la Lumsa di Roma e coordina, per conto di Roma Lazio Film Commission e Fondazione Bellonci, il progetto L'immagine stregata.

    Nel 2008 pubblica il suo primo romanzo, La demolizione del Mammut, con cui vince il Premio Corrado Alvaro Opera Prima e arriva tra i cinque finalisti del premio Tondelli. Il suo secondo romanzo, La città di Adamo (2011), viene selezionato tra i dodici finalisti della LXV Edizione del premio Strega. Nel 2015 esce La lottatrice di sumo, che insieme ai volumi precedenti compone quella che l'autore ha definito Trilogia dell'incertezza. Il suo quarto romanzo, Il tempo umano, è uscito nel 2020 per HarperCollins.

    Nel 2011 fonda l’associazione Officina Mente, con cui realizza i progetti per le scuole Lo Smontalibri, insieme al giornalista Roberto Ippolito, Lavorare con i libri, lavorare con le storie e Poetica. Nel frattempo collabora con i festival culturali Pordenonelegge.it (2008), Piceno d’autore...
    34 min
  • Silvia Bottani "Il giorno mangia la notte"
    Silvia Bottani
    "Il giorno mangia la notte"
    SEM Libri
    www.semlibri.com


    Milano, estate. Le vite di tre sconosciuti si intrecciano in una città in pieno mutamento, capace di rari squarci romantici e quotidiana ferocia. Giorgio è un uomo di cinquantacinque anni che soffre di gambling patologico. Ex pubblicitario rampante, oggi è un uomo cinico, cocainomane, dipendente dall’alcool e separato dalla moglie Marina, di cui è ancora innamorato; Naima, una bella ragazza di venticinque anni, italiana di origine marocchina, pratica la kick boxe e lavora come insegnante di sostegno in una scuola elementare; Stefano, figlio di Giorgio, è un ventottenne pugnace, praticante avvocato e militante neofascista.

    A seguito di una rapina improvvisata e letale, messa in atto da Giorgio nei confronti della madre di Naima, le vite dei tre protagonisti si incrociano. Alla morte della donna seguiranno una catena di eventi e i tre si troveranno a fare i conti con gli aspetti più oscuri di sé e con le conseguenze di un gesto insensato, sullo sfondo di una città in cui il conflitto sociale cresce come una febbre. Vittime e colpevoli saranno risucchiati nello stesso gorgo, attraverso tentativi di riscatto sociale, pregiudizi e violenza, fino all’accettazione di un’umanità piena di contraddizioni e un’impossibile catarsi. Un esordio importante, ambientato in una Milano perfettamente descritta.



    Silvia Bottani è nata e vive a Milano. Giornalista, si occupa di arte contemporanea e collabora con diverse agenzie di comunicazione. Suoi interventi sono stati pubblicati da Doppiozero, Riga, Sapiens, Arte, Rivista Segno, CultFrame. Il giorno mangia la notte è il suo primo romanzo.



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    www.ilpostodelleparole.it
    33 min
  • Ilide Carmignani "Sepolcri di cow boy" Roberto Bolano
    Ilide Carmignani
    traduttrice di:
    "Sepolcri di cowboy"
    Roberto Bolano
    Adelphi Editore
    www.adelphi.it

    Come ben sanno i numerosi lettori di Bolaño, sin dalle prime righe la sua scrittura ipnotica ci soggioga, trascinandoci in mondi pieni di bagliori corruschi e di inquietante oscurità, di amore e di dolore, di sogni labirintici e di domande senza risposta – i mondi in cui ogni lettore aspira a perdersi quando apre un romanzo. Dopo la morte di Bolaño, a soli cinquant’anni, e mentre il suo nome diventava leggenda, sono stati trovati e pubblicati parecchi inediti, fra i quali i tre abbozzi di romanzi riuniti in questo volume. Ancora una volta, la malìa funziona, e le tre narrazioni – con il riecheggiare di temi ascoltati in altre storie, il riapparire di personaggi che abbiamo incontrato altrove – ci immettono di prepotenza in quel flusso ininterrotto che costituisce l’universo magmatico di Bolaño. Sulle prime due incombe un evento cruciale – il golpe militare con cui l’11 settembre del 1973 venne abbattuto il governo di Salvador Allende –, e ritroviamo dettagli della biografia dell’autore: l’adolescenza messicana, con la scoperta della letteratura e dei film pornografici; il ricordo di una ragazza dagli occhi azzurri che diventerà una desaparecida; i giorni trascorsi dopo l’arresto in una palestra sotto la sorveglianza della polizia. L’ultima, forse la più sorprendente, tutta incentrata su una delirante conversazione telefonica, ci farà scoprire nientemeno che il Gruppo Surrealista Clandestino, il quale sopravvivrebbe da tempo immemorabile nelle fogne di Parigi...



    2666
    Amuleto
    Chiamate telefoniche
    I detective selvaggi
    I dispiaceri del vero poliziotto
    Il gaucho insopportabile
    Il Ter zo R eich
    La letteratura nazista in America
    La pista di ghiaccio
    Lo spirito della fantascienza
    Notturno cileno
    Puttane assassine
    Stella distante
    Tra parentesi
    Un romanzetto lumpen


    Così comincia "Sepolcri di cowboy":

    "L'aeroporto"
    Mi chiamo Arturo e la prima volta che ho visto un aeroporto era il 1968. A novembre o a dicembre, o forse erano gli ultimi giorni di ottobre. Avevo quindici anni allora e non sapevo se ero cileno o messicano e nemmeno me ne importava poi molto. Stavamo andando in Messico da mio padre.
    Cercammo di lasciare il paese due volte, la prima fu impossibile ma la seconda ci riuscimmo. La prima, mentre mia madre e mia sorella parlavano con mia nonna e con altre due o tre persone di cui ho completamente dimenticato i visi, uno sconosciuto si avvicinò e mi regalò un libro. So che lo guardai in faccia, di sotto in su perché era molto alto e molto magro, e che lui mi sorrise e con un gesto (non disse una parola) mi invitò ad accettare il suo inatteso regalo. Ho dimenticato anche il suo volto."



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    34 min
  • Silvano Petrosino "Il desiderio"
    Silvano Petrosino
    "Il desiderio"
    Non siamo figli delle stelle
    Vita e Pensiero
    www.vitaepensiero.it


    Quello del desiderio è un tema caldo nel dibat­tito attuale, oggetto di analisi riguardo alle sue modalità e anche di interessata attenzione da parte della società dei consumi. In questa arena di discussione il filosofo Silvano Petrosino si inserisce con un approccio nuovo, cercando vie d’indagine che escano dal seminato della riduzione banale. In continuo dialogo con il pensiero di Heidegger, Sartre, Kojève, Lévinas e soprattutto Lacan, egli arriva a rintracciare nel desiderio quel particolare modo di essere dell’u­mano che lo distingue da tutti gli altri viventi, quella ‘stranezza’ già riconosciuta dai tragici greci che rimanda a una ‘mancanza’ incolma­bile, ben diversa dall’‘assenza’ del bisogno, che invece può essere colmata e soddisfatta. Il desiderio si manifesta dunque come tensio­ne a un qualcosa d’altro mai racchiudibile nel possesso, una tensione in cui troviamo la radice stessa dell’identità dell’umano, sempre aperta a un’eccedenza che spiazza ogni pretesa di dominio. E in questa sorprendente, libera e positiva ‘scena umana’ abitata dalla mancanza radicale si apre infine la possibilità di pensare a Dio, non come colui che spegne il desiderio umano, come riem­pimento di un vuoto a mo’ di tappabuchi, ma come colui che ne è la sorgente e non finirà mai di accrescerlo.

    Silvano Petrosino (Milano 1955), internazionalmente noto per i suoi studi sul pensiero di Lévinas e Derrida, è professore ordinario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Teorie della Comunicazione e Antropologia religiosa e media. Tra le sue nu­merose pubblicazioni ricordiamo: Visione e de­siderio. Sull’essenza dell’invidia (2010), Ripen­sare il quotidiano (Vita e Pensiero, 2012), Elogio dell’uomo economico (Vita e Pensiero, 2013), Il sacrificio sospeso. Per sempre (2015), Pane e Spirito (Vita e Pensiero, 2015), Il magnifico segno. Comunicazione, esperienza, narrazione (2015), L’idolo. Teoria di una tentazione (2015), La scena umana. Grazie a Derrida e Lévinas (2016), Contro la cultura. La letteratura, per fortuna (Vita e Pensiero, 2017), La donna nel giardino. Che cosa Eva avrebbe potuto rispon­dere al serpente (2019).



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    42 min
  • Luca Ricci "Gli estivi"
    Luca Ricci
    "Gli estivi"
    La nave di Teseo
    www.lanavediteseo.eu




    È la notte di San Lorenzo quando un uomo nota una ragazzina al tavolo di un ristorante vista mare. Lei gli appare a sorpresa, come “un desiderio che non avevo espresso, esaudito da una stella che non avevo visto cadere”. Eppure quell’incontro fortuito lascia il segno, e tra i due comincia una storia particolare, vissuta sotto l’insegna tarlata della crudeltà, consumata da un’estate all’altra, come un appuntamento fisso. Tutt’intorno, Roma, la Pontina, il Circeo sono luoghi avvolti dalla stessa luce spietata che abbaglia i personaggi, la luce insolente dell’estate che a volte non concede “il margine di un’ombra, una possibilità di fuga rispetto a ciò che si è realmente”.
    Dopo Gli autunnali, Luca Ricci ci consegna il secondo tassello della quadrilogia delle stagioni in un romanzo visionario ed esatto allo stesso tempo, capace d’indagare l’ossessione d’amore in tutte le sue forme.



    Luca Ricci è nato a Pisa nel 1974 e vive a Roma. Ha scritto L’amore e altre forme d’odio (2006, Premio Chiara, nuova edizione La nave di Teseo, 2020), La persecuzione del rigorista (2008), Come scrivere un best seller in 57 giorni (2009), Mabel dice sì (2012), Fantasmi dell’aldiquà (2014), I difetti fondamentali (2017). Per La nave di Teseo ha pubblicato Gli autunnali (2018, in corso di traduzione nei principali paesi europei), Trascurate Milano (2018) e Gli estivi (2020). Insegna scrittura per Scuola Holden, Belleville, Scuola del Libro e Scuola Fenysia.



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    27 min
  • Paolo Pecere "Risorgere"
    Paolo Pecere
    "Risorgere"
    Chiarelettere
    www.chiarelettere.it



    Marco e Gloria si perdono sui monti himalayani, in una valle senza uscita oltre il confine della Cina, tra ghiacci che si sciolgono e nessun segno di vita. Gloria scivola in un crepaccio e scompare. Erano arrivati fin qui in cerca di Chen, il padre cinese di lei, uno degli studenti di piazza Tienanmen, diventato poi ricco imprenditore in Africa, giocatore d'azzardo nei casinò di Macao, infine pellegrino nei monasteri buddhisti tibetani. Di lui Gloria ha avuto notizie solo dai racconti di sua madre. All'arrivo della ragazza, con le sue domande sul passato, Chen è sparito e sembra si sia incamminato verso le montagne. Ma interviene sulla scena un nuovo personaggio, Liang, vecchio amico e amante di Chen, che ripercorre nella memoria la propria vita di poeta attraverso la violenza del Novecento cinese, mentre Marco cerca Gloria, e ricorda i loro anni insieme tra Berlino e Roma. Due storie si sovrappongono negli eventi di pochi giorni, mentre i due narratori seguono le tracce della figlia e del padre. Un romanzo sul tempo, quello europeo che sembra non muoversi oltre il Novecento, e quello cinese che accelera sul futuro cercando di rimuoverlo, su mondi e lingue che si cercano e si respingono, tra Roma, Berlino, Hong Kong e il Tibet, sul passato tragico di una famiglia e di un secolo che come un sortilegio impedisce l'amore e torna a chiedere il conto.

    Proposto al Premio Strega 2020 da Fulvio Abbate: «Se la letteratura italiana sembra sempre più concentrata a fare i conti con la propria storia e la propria identità culturale, "Risorgere" di Paolo Pecere è una presenza eccezionale nel nostro panorama letterario. Ambientato in un tempo di mezzo tra il nostro presente accelerato e un futuro che sembra immutabile, è il racconto di una storia d'amore e di un'identità contesa tra Italia e Cina, che inizia nel Novecento ai tempi del massacro di piazza Tienanmen e lascia traccia nella vita dei giovani protagonisti nati alla fine del millennio. All'inizio della narrazione Marco e Gloria, lui italiano emigrato a Berlino per studiare, lei figlia di una italiana e di un cinese scappato a Berlino dopo Tienanmen, si trovano sui monti dell'Himalaya, perduti e affamati. Fuggono da un passato opprimente, cercano il padre di lei. Il racconto è un lungo flashback che attraversa territori letterariamente inesplorati come la Cina meridionale, Hong Kong, Macao, l'Etiopia. Ma è anche il racconto di luoghi famigliari restituiti sotto una luce nuova: una Berlino asettica, dove s'incontrano i giovani emigrati europei "confluiti qui come su un'arca a rinnovare il miracolo delle scopate interculturali, a confondere l'apocalisse con una festa inaugurale"; e una Roma tropicalizzata, neopagana, percorsa da turisti ignari della storia, in un'Europa al declino che è "un vecchio malato che si chiude in casa e sbarra porte e finestre". Il testo è scritto in un linguaggio accurato e ricercato, un ritmo spesso simile al verso, in cui s'incontrano lingue diverse – l'italiano, l'inglese, il tedesco, il mandarino. L'incontro con la Cina è anche un conflitto: la seconda voce narrante, Liang, un intellettuale cinese machiavellico e antidemocratico, avversario dei giovani italiani, racconta la stessa storia da un altro punto di vista, quello di una Cina in cui «lavare via le tracce è necessario per prevenire il contagio di idee malsane e promuovere un futuro radioso». Solo l'arte e la letteratura sembrano in grado di costituire un punto d'incontro, e proprio la letteratura, in questo romanzo, riesce a dar voce a una storia cancellata e mistificata del Novecento di cui oggi è difficile parlare, mostrando che la presa in carico del passato è la sola via di accesso al futuro. Per queste ragioni presento Risorgere come un romanzo capace di portare linfa vitale alla letteratura italiana.»


    31 min

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