il posto delle parole

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  • Giancarlo Visitilli con Kader Diabate "La pelle in cui abito"
    Giancarlo Visintilli
    con Kader Diabate
    "La pelle in cui abito"
    Laterza Editori
    www.laterza.it



    «Sono nato in una casa senza porte. La sua forma è sempre stata quella di una U, che è una lettera simile alla O ma non è chiusa, permette di uscire ed entrare, abbraccia e tiene. Proprio come la mia casa, che accoglieva tutti quelli che vi entravano e uscivano a piacimento, come è nella tradizione africana.»

    Un ragazzo di quindici anni si mette in viaggio dalla Costa d’Avorio per raggiungere l’Europa. Il suo nome è Kader Diabate. In questo libro ci racconta la fuga da casa e l’attraversamento del deserto, l’incarcerazione in Libia e il viaggio nel Mediterraneo, fino all’arrivo in Italia. Ma soprattutto ci racconta la sua voglia di libertà e la sua ribellione contro l’arroganza e l’ingiustizia degli uomini. Perché la sofferenza vissuta è diventata il carburante per alimentare la sua lotta pacifica, nutrita dalla passione per i libri e la cultura. Oggi Kader ha poco più di vent’anni. È un attivista per i diritti umani che rivendica la propria appartenenza a un popolo che non è solo quello d’origine ma anche quello di cui fanno parte tutti gli uomini e le donne privati dei propri diritti. Ha deciso di affidare la sua storia alla penna di un insegnante scrittore, Giancarlo Visitilli.



    Kader Diabate è nato a Man, in Costa d’Avorio. Ha compiuto il suo viaggio dall’Africa in Italia attraversando il deserto, il mare e tanta terra ancora. Oggi vive in Italia, in Puglia, dove frequenta il terzo anno di un istituto tecnico di scuola superiore. È fondatore dell’associazione “Génération Consciente”, che si occupa dello sviluppo socio-culturale comunitario.


    Giancarlo Visitilli, scrittore, giornalista e critico cinematografico, insegna Lettere in un liceo di Bari ed è fondatore della Cooperativa Sociale "I bambini di Truffaut", che si occupa di bambine, bambini e adolescenti con disagio e con cui realizza anche il Festival Cinema&Letteratura Del Racconto, il Film. Cura il blog "Mastica&Sputa" per la redazione pugliese de "la Repubblica". Ha pubblicato "E la felicità, prof?" Einaudi Stile Libero, vincitore di numerosi premi.



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    19 min
  • Paola Maria Minucci "Tutte le poesie" Konstandinos Kavafis
    Paola Maria Minucci
    "Tutte le poesie"
    Konstandinos Kavafis
    Donzelli Editore
    www.donzelli.it



    Perché così silenzioso? Interroga il tuo cuore: quando ci allontanavamo dalla Grecia non gioivi anche tu? Perché ingannarsi? – questo non sarebbe degno di un greco. Accettiamo la verità una volta per tutte: siamo Greci anche noi – cos’altro siamo? – ma con amori ed emozioni d’Asia.

    La fama di Konstandinos Kavafis (1863-1933), uno dei maggiori poeti del Novecento, è stata fino ad oggi affidata quasi esclusivamente a 154 poesie, tra le quali troviamo ad esempio i versi di Itaca o quelli di Aspettando i barbari. Sono le poesie che Kavafis aveva destinato alla pubblicazione, sottraendole al continuo lavoro di riscrittura che caratterizzava il suo processo creativo. Tuttavia, queste poesie “riconosciute” rappresentano solo una parte della ben più vasta opera poetica di Kavafis, che oggi viene presentata per la prima volta nella sua completezza, e in una veste speciale nella collana Poesia della Donzelli. Finalmente, grazie al lavoro di Paola Maria Minucci, il lettore italiano avrà modo di inoltrarsi tra i versi nascosti e segreti del poeta, scoprendo un intero universo di poesie fino ad oggi mai pubblicate in italiano. Alle 154 poesie riconosciute si aggiungono 74 poesie nascoste, per la maggior parte inedite, che Kavafis riteneva di dover conservare “segretamente”, “testi da non pubblicare ma da conservare”, come lui stesso annotava, e 27 poesie tra le prove poetiche più antiche, che aveva poi rifiutato negli anni successivi. È lo stesso Kavafis a riconoscere a questi testi una grande importanza, quando arriva ad affermare che è solo da ciò che ha rifiutato che sarà possibile conoscerlo davvero. Del resto, è proprio a queste poesie sepolte che il poeta affida la parte più vera e profonda di sé, come scrive già in una poesia del 1892: “Molte le poesie scritte/ nel mio cuore; e quei canti/ sepolti sono a me molto cari”. La pubblicazione in italiano di tutte le poesie di Kavafis ci restituisce dunque l’immagine completa della sua opera, importante per capire la storia e l’evoluzione della sua poesia e per rintracciare in essa l’origine di modi e tematiche delle poesie maggiori. I testi più antichi e meno conosciuti dai suoi lettori costituiscono infatti la riserva di ispirazione cui lui tornerà negli anni maturi. La lettura di tutta la sua opera poetica, vero work in progress, ci permette di entrare nel suo laboratorio poetico, mettendo in luce il lavoro ossessivo su ogni testo, rielaborato per anni, se non per decenni, ma soprattutto dando un quadro ricchissimo della sua poesia e delle tematiche che l’attraversano. Queste poesie sono dunque un tramite, un mezzo per capire meglio ciò che si cela dietro le sue parole, per andare oltre i vari mascheramenti, storici, mitologici e persino autobiografici. Sotto questa luce la sua poesia diventa una grande metafora, e la sua opera completa una chiave per leggerla.


    Konstandinos Kavafis nasce nel 1863 ad Alessandria d’Egitto, dove rimane tutta la vita, tranne gli anni dal 1872 al 1879, trascorsi a Londra con la madre e i fratelli, e quelli dal 1882 al 1885, passati a Costantinopoli nella casa del nonno materno. Tornato ad Alessandria, rinuncia alla cittadinanza inglese per prendere quella greca. Nel 1892 è assunto al ministero dell’Irrigazione, alle dipendenze inglesi, dove lavorerà fino al 1922. Visita la Grecia e Atene solo tre volte: nel 1901, nel 1903 e infine, ormai malato, nel 1932, per essere sottoposto a un intervento chirurgico. Muore ad Alessandria, il 29 aprile del 1933, nel giorno in cui era nato, a settant’anni precisi. Se escludiamo poche poesie pubblicate su una rivista ateniese, e i versi fatti da lui circolare su foglietti volanti, la sua opera è rimasta inedita fino al 1935, quando ha visto la luce nell’edizione postuma curata dall’amico Sengopulos.
    43 min
  • Leopoldo Sandonà "Dialogo dunque sono"
    Leopoldo Sandonà, Ugo Morelli, Piero Coda, Leonardo Becchetti
    "Dialogo dunque sono"
    Come prendersi insieme cura del mondo
    Città Nuova Editrice
    www.cittanuova.it




    Di fronte a un clima sociale spesso intollerante e aggressivo nei confronti della diversità culturale, religiosa, ideologica e politica, il testo offre un percorso tra psicologia, teologia ed economia di ripensamento e valorizzazione della natura eminentemente dialogica della vita umana. In questa prospettiva gli autori evidenziano la forza creativa e innovativa del dialogo, mostrano le sue straordinarie potenzialità, la sua attualità e capacità di rispondere alle domande del presente, la strada che esso apre affinché emergano obiettivi comuni, nelle rispettive tradizioni e differenze, tesi non alla divisione ma all’unità.


    Piero Coda è preside dell’Istituto Universitario Sophia (Incisa in Val d’Arno, Firenze) dove insegna teologia sistematica. Laureato in filosofia e teologia, è stato professore ordinario presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. È membro dell’Associazione Teologica Italiana e della Pontificia Accademia di Teologia, Consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani e del Pontificio Consiglio dei Laici. Autore di numerose pubblicazioni in lingua italiana e straniera.


    Ugo Morelli insegna Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all’Università degli Studi di Bergamo; è presidente di Polemos, Scuola di ricerca e formazione sui conflitti (www.polemos.it); è presidente del comitato scientifico del World Natural Heritage Management Master di Unesco, insegnando Psicologia delle creatività e dell’innovazione. È responsabile scientifico e docente nell’area della formazione direzionale di Formazione Lavoro, società per la formazione della Cooperazione Trentina. Le sue ultime pubblicazioni sono: Conflitto. Identità, interessi, culture, Meltemi, Roma 2006; Incertezza e organizzazione. Scienze cognitive e crisi della retorica manageriale, Raffaello Cortina Editore, Milano 2009; Mente e bellezza. Arte, creatività e innovazione, Umberto Allemandi & C, Torino 2010; Mente e paesaggio. Una teoria della vivibilità, Bollati Boringhieri, Torino 2011; Il codice materno del potere (con Luca Mori), ETS, Pisa 2013; Contro l’indifferenza. Possibilità creative, conformismo, saturazione, Raffaello Cortina Editore, Milano 2013; La mano. Arto, arte, artefatti, Codice edizioni, Torino 2013; Paesaggio lingua madre (con Gianluca Cepollaro, Chiara Brambilla, Luca Mori), Erikson, Trento 2014; Erba cedra e segreti amori, Zandonai, Rovereto 2014. (www.ugomorelli.eu)


    Leopoldo Sandonà è docente di filosofia presso l’ISSR di Vicenza, la Facoltà teologica del triveneto, è responsabile del programma del Festival biblico e presidente del Comitato etico per la pratica clinica dell’Ulss7-Regione Veneto. I suoi interessi di ricerca si concentrano in ambito etico-antropologico nell’intreccio tra filosofia e teologia. Ha pubblicato "Fidarsi dell’esperienza. L’opera di Franz Rosenzweig come evento della rivelazione" (Marcianum 2010); "Quale bioetica? Le domande sulla vita e la civiltà della tecnica" (Marcianum 2010); "Integrarsi. Uno sguardo antropologico sul tempo presente" (Meudon 2012); "Sergio Quinzio" (Lateran university press 2014) e curato "La struttura dei legami" (La Scuola 2010).


    Leonardo Becchetti è un economista italiano. Dal 2006 è professore ordinario di Economia politica presso l'Università di Roma Tor Vergata.


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    30 min
  • Alessandro Vanoli "Primavera"
    Alessandro Vanoli
    "Primavera"
    La stagione inquieta
    Il Mulino Editore
    www.mulino.it


    In bilico tra il gelo dell’inverno e il caldo dell’estate, periodo di profumi, di piogge e di vento, di sconforto e di speranza, la primavera è per sua natura inquieta. Raccontarla significa narrare di feste dedicate alla vita che rinasce e di luce che ritorna: dai greci agli ebrei, sino alla Pasqua dei cristiani. Ma anche di eserciti e di mercanti – che per secoli hanno atteso che i mari si facessero calmi per ripartire –, di rivoluzioni, di diritti e conquiste. La primavera è però prima di tutto ciclo terrestre, equinozio, risvegliarsi di sensi e di corpi, di fiori, erbe, insetti, uccelli, in un’ansia di desiderio dove tutto sembra rimandare in realtà a qualcosa di più antico e profondo: forse alle origini del mondo, a quella natura primordiale alla quale ci lega la nostra stessa biologia. La primavera racconta una sorta di struggente nostalgia, di quando, alle origini, noi e il mondo eravamo una cosa sola, legati dallo stesso ritmo e dallo stesso ordine delle cose.

    Così comincia "Primavera"
    In principio.
    I cieli e la terra scossi dai gemiti di un’alba di tempesta. Un’aria calda, bagliori grigi all’orizzonte, un’eco di tuono. Cominciò forse con un rumore di pioggia: lenta e irregolare, poi il suono si fece fragore e il fragoreboato. E in un istante, tutto fu acqua: scorreva, gocciava, respirava, scrosciava
    tra le rocce di torrenti appena nati. Una pioggia fitta come una risata. E con la pioggia venne la vita. E la vita si protese verso il cielo con ogni stelo, ramo o foglia. E scavò nel fango, immergendo radici affamate nel buio della terra. Poi il fragore poco alla volta si spense, lasciando un nuovo silenzio carico di voci, mentre vapori di nebbia salivano densi dalla terra e una luce dorata si schiudeva tra squarci di nuvole nere. Quel giorno la primavera ebbe i tuoi occhi. Flora, Demetra, Proserpina, qualunque sia il tuo nome. Si aprirono stupiti e sorridenti dal profondo inestricabile di un bosco appena sorto. Quel giorno la primavera ebbe il tuo corpo. Lunghi capelli castani intrecciati di foglie; seni bianchi umidi ancora dell’ultima pioggia; braccia e gambe dischiuse nei colori di larghi fiori profumati.



    Alessandro Vanoli è esperto di storia mediterranea. Tra i suoi libri per il Mulino: «Andare per l’Italia araba» (2014), «Quando guidavano le stelle» (2015), «La Sicilia musulmana» (2016), «L’ignoto davanti a noi (2017)», «La via della seta» (con F. Cardini, 2017) e in questa stessa serie «Inverno» (2018).



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    29 min
  • Giovanni Casella Piazza "Certamen 1246"
    Giovanni Casella Piazza
    "Certamen 1246"
    Besa Editrice
    www.besaeditrice.it



    Como, A.D. 1268. Il notaio Aielli fa visita all’abate Ariberto, portando con sé un plico misterioso e uno studente di legge, Zirìolo, protetto del patriarca di Aquileia. Il giovane, su ordine di questi, sarà ospite del monastero e potrà conoscere i fatti avvenuti lì molti anni prima, durante l’aspra contesa tra il soglio pontificio romano e Federico II di Svevia e sui quali era stato imposto il vincolo del silenzio.
    La sparizione di due giovani monaci prima, e di Zirìolo poi, aprirà le ricerche del notaio Aielli: grazie al ritrovamento dei diari di viaggio del giovane studente, il notaio scoprirà nell’abate un personaggio complesso e fuori dal comune, costretto presto a fare i conti con un passato insospettabile e tormentato.
    L’affascinante personaggio del monaco Ariberto torna protagonista anche nel thriller Oltre la nebbia – Il mistero di Rainer Merz (2018) di Giuseppe Varlotta, di cui Giovanni Casella Piazza è coproduttore e cosceneggiatore.


    Così comincia "Certamen 1246":
    "Luglio 1269
    Piove da molto e la campagna è fradicia. Un odore di melma stagna sotto il cielo plumbeo. Come nove mesi prima, anche questa volta Giuliano Aielli non ha fortuna. Allora, d'ottobre, la nebbia opprimente a malapena lasciava distinguere la carreggiata e adesso che ritorna la fitta pioggia crea un'altra cortina davanti ai suoi occhi. Torrenti impetuosi scendono a valle causando profondi solchi nella strada Regina e il suo cavallo avanza a fatica, saggiando il terreno prima di posarvi gli zoccoli."


    Giovanni Casella Piazza è nato a Lugano nel 1949.
    Economista di formazione, dopo un periodo iniziale come consulente aziendale, ha spostato i suoi interessi verso il campo dei media e del giornalismo, divenendo negli anni direttore di un quotidiano della Svizzera italiana, editore televisivo, produttore cinematografico, operatore culturale. È appassionato di storia e Medioevo.




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    31 min
  • Paola Caretti "Due volte Gala"
    Paola Caretti
    "Due volte Gala"
    Neos Edizioni
    www.neosedizioni.it



    La mente di Gala, inchiodata in un letto d’ospedale per mano di un compagno violento, risale la corrente del tempo e si ferma nel bel mezzo dell’Ottocento; in questa esistenza parallela, Gala, passando da vittima a paladina di altre donne, forgia una nuova coscienza di sé. Due storie di riscatto unite da una protagonista memorabile.


    Dove finiscono i pensieri durante uno stato di coma? La mente di Gala, vaga tra due epoche diverse, due esistenze parallele che inizieranno a intrecciarsi tra di loro: mentre la protagonista di oggi sta vivendo ore drammatiche, la Gala dell’Ottocento è una benestante parigina che un avventuroso viaggio in carrozza conduce nelle Alpi italiane. Lì incontrerà altre donne impegnate nella lotta quotidiana contro le vessazioni, figure femminili forti, del tutto diverse dall’archetipo femminile romantico. Il confronto con loro e il coinvolgimento nella morte sospetta di una serva, le faranno trovare il coraggio per reagire a un mondo maschile prepotente e prevaricatore: sovvertire l’ordine delle cose potrebbe cambiare la sua seconda vita? Le catene che la tengono ancorata al letto d’ospedale si spezzeranno?

    In questo romanzo passato e futuro si confondono, mescolando sogno e vita reale. Attraverso una scrittura acuta e ironica, l’autrice si avvale di un originale punto di vista contemporaneo per narrare con competenza e partecipazione un mondo appartenuto al passato delle nostre valli.

    … All’improvviso la danza notturna delle lucciole invase il parco di piccole lanterne. Minuscole ballerine danzavano sulla musica del silenzio. Presi un vaso di vetro, ne catturai una ventina, lo tappai, me ne andai in camera da letto e le liberai nell’oscurità. Sdraiata con le braccia dietro la nuca le vedevo illuminare a tratti la stanza. La loro inconsapevole vita regalava uno spettacolo magico, una scena che arrivava direttamente dal mondo delle fate o delle streghe. Le donne che avevo conosciuto erano come quelle lucciole: fragili, invisibili al mondo ma capaci di qualsiasi incantesimo, sia in vita che in morte. D’un tratto ebbi un moto di pietà per le lanterne, che a poco a poco si spegnevano e giravano in tondo alla ricerca di una via di fuga; imprigionate com’erano tra le quattro mura, cercavano la libertà. Una musica di violino spezzò il silenzio, le note salirono sino alla stanza e si sparsero tutt’intorno armonizzandosi con la danza nuziale delle lucciole…




    Paola Caretti è nata nel 1963 a Domodossola, e ha un figlio. Laureata in lingue e letterature straniere, è giornalista pubblicista dal 1997. Ha collaborato con testate locali e nazionali ed è esperta di tradizioni della Val d’Ossola. Ha pubblicato come coautrice il romanzo Mi faccio viva io, MobyDick, 1999 e diversi racconti in varie antologie, tra cui G – La Rivista del Giallo, Le montagne incantate, Tutto il nero del Piemonte. Ha inoltre pubblicato per Grossi Editore E Clorinda valicò il Sempione nel 2005, Antiche ricette ossolane nel 2010 e Racconti in diligenza nel 2015. Nel 2004 ha vinto il premio di giornalismo Omodei Zorini di Arona (NO).


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    19 min
  • Franco Forte "La bambina e il nazista"
    Franco Forte
    Scilla Bonfiglioli
    "La bambina e il nazista"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    Un romanzo sulla memoria e sugli orrori dell’olocausto, in una storia triste ma coraggiosa, in cui il desiderio della vita prevale sulla mostruosità dello sterminio.

    Germania, 1943. Hans Heigel, ufficiale di complemento delle SS nella piccola cittadina di Osnabrück, non comprende né condivide l’aggressività con cui il suo Paese si è rialzato dalla Prima guerra mondiale; eppure, il timore di ritorsioni sulla propria famiglia e la vita nel piccolo centro, lontana dagli orrori del fronte e dei campi di concentramento, l’hanno convinto a tenere per sé i suoi pensieri, sospingendolo verso una silenziosa convivenza anche con le politiche più aberranti del Reich. Più importante è occuparsi della moglie Ingrid e, soprattutto, dell’amatissima figlia Hanne.
    Fino a che punto un essere umano può, però, mettere da parte i propri valori per un grigio quieto vivere?
    Hans lo scopre quando la più terribile delle tragedie che possono capitare a un padre si abbatte su di lui, e contemporaneamente scopre di essere stato destinato al campo di sterminio di Sobibór.
    Chiudere gli occhi di fronte ai peccati terribili di cui la Germania si sta macchiando diventa d’un tratto impossibile… soprattutto quando tra i prigionieri destinati alle camere a gas incontra Leah, una bambina ebrea che somiglia come una goccia d’acqua a sua figlia Hanne.
    Fino a che punto un essere umano può spingersi pur di proteggere chi gli sta a cuore? Giorno dopo giorno, Hans si ritrova a escogitare sempre nuovi stratagemmi pur di strappare una prigioniera a un destino già segnato, ingannando i suoi commilitoni, prendendo decisioni terribili, destinate a perseguitarlo per sempre, rischiando la sua stessa vita… Tutto, pur di non perdere un’altra volta ciò che di più caro ha al mondo.

    Ispirandosi a fatti drammatici quanto reali, Franco Forte e Scilla Bonfiglioli ci trasportano nelle tenebre profondissime di una pagina di Storia che non si può e non si deve dimenticare – soprattutto oggi – mostrando però che persino nella notte più nera possono accendersi luci di speranza, a patto di vincere le nostre ipocrisie e lasciarci guidare dall’unica che ci accomuna tutti: la nostra umanità.



    Franco Forte è nato a Milano nel 1962. Scrittore, sceneggiatore e giornalista, per Mondadori ha pubblicato, tra gli altri, Roma in fiamme, Cesare l'Immortale e il fortunato Romolo.


    Scilla Bonfiglioli è nata a Bologna nel 1983. Attrice e regista teatrale, oltre che scrittrice, ha pubblicato racconti in diverse antologie e nel Giallo Mondadori.



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    26 min
  • Sergio Fanucci "Abisso" Dean Koontz
    Sergio Fanucci, editore
    "Abisso" di Dean Koontz
    Fanucci Editore
    www.fanucci.it

    E se l’incidente che le ha portato via suo figlio non fosse mai avvenuto?

    È trascorso un anno da quel giorno fatale in cui Tina Evans ha perso suo figlio Danny e anche se la sua vita è cambiata per sempre, ora sta finalmente iniziando ad accettarlo. Il successo nel lavoro, un incontro di passione e sentimento… tutto sembra rimettersi al posto giusto. Ma le basta confondere il viso di un bambino per quello di suo figlio nell’auto di uno sconosciuto per scatenare in lei un vortice di dubbi ed emozioni incontrollate. E poco dopo, nella camera del suo bambino, sulla lavagna cominciano ad apparire due parole: NON MORTO.

    Tina ha motivo di credere che quell’incidente con gli scout non si sia mai verificato, e che forse suo figlio viene tenuto lontano da lei, prigioniero di un uomo in nero, e disperatamente bisognoso del suo aiuto. E così, verso un lento e inesorabile destino, il dolore e il dubbio genereranno in lei un’ossessione da cui le sarà impossibile sottrarsi: il bisogno di rivedere suo figlio a costo di sprofondare nell’abisso.

    Organizzazioni militari segrete e misteriose sperimentazioni sono al centro del romanzo di Dean Koontz, che grazie alla sua straordinaria capacità di descrivere l’animo umano già nel 1981 riuscì a profetizzare una minaccia del nostro tempo in un thriller angosciante e sensazionale.

    Dall’autore best seller in tutto il mondo, con oltre 450 milioni di copie vendute, un romanzo definito dalla critica e dai lettori con queste parole: “costruito sapientemente, originale e decisamente inquietante.

    Una lettura imperdibile, suspense ai massimi livelli e un finale assolutamente inatteso.”

    Finora inedito in Italia, questo romanzo ha già venduto 4 milioni di copie.



    Dean Koontz
    GrigliaLista
    Abisso – Coronavirus: il romanzo della profezia di Dean Koontz
    Il silenzio uccide (Jane Hawk #1) di Dean Koontz
    L'inganno uccide (Jane Hawk #3) di Dean Koontz
    La notte uccide (Jane Hawk #2) di Dean Koontz



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    24 min
  • Enrico Fovanna "L'arte sconosciuta del volo"
    Enrico Fovanna
    "L'arte sconosciuta del volo"
    Giunti Editore
    www.giunti.it

    Premosello, Piemonte settentrionale, 1969. È il primo novembre, vigilia del giorno dei morti, e una scoperta agghiacciante sta per risvegliare l’orrore in paese, sconvolgendo l’infanzia di Tobia. Su una strada di campagna, vicino al ruscello, è stato rinvenuto il corpo di un suo compagno di scuola. A pochi mesi di distanza dal ritrovamento del cadavere di un’altra ragazzina. In paese si diffonde il terrore: ormai è evidente che per le campagne si aggira un mostro, un mostro che uccide i bambini. Tobia è afflitto dal senso di colpa e dalla vergogna, perché con quel ragazzo aveva fatto a botte proprio il giorno della sua scomparsa, desiderando davvero di liberarsi di lui. Adesso è difficile tornare alla vita di prima, all’amore innocente ed esaltante per Carolina, ai giochi spensierati con padre Camillo e con Lupo, il matto del paese. Soprattutto quando i sospetti dei paesani si concentrano su una persona molto vicina a Tobia, sulla cui innocenza lui non ha alcun dubbio. Quarant’anni dopo, Tobia vive a Milano e fa il medico legale. Demotivato dal lavoro e lasciato dalla moglie per l’impossibilità di avere un figlio, sta vivendo uno dei momenti più bui della sua vita. Sarà una telefonata di Ettore, il suo vecchio compagno di scuola, a convincerlo a tornare dopo tanti anni nei luoghi dell’infanzia, per il funerale di Lupo. E questo inatteso ritorno cambierà la rilettura del suo passato… Un romanzo intenso e toccante, in cui grazie all’amore un adulto sconfigge i fantasmi dell’infanzia.


    Enrico Fovanna, è nato a Premosello (Vb) nel 1961. Vive a Milano, dove si occupa di temi sociali, immigrazione, diritti umani. Il 9 novembre 1989, giorno della caduta del Muro di Berlino, è stato assunto dal quotidiano «Il Giorno» dove ancora oggi lavora. Con Il pesce elettrico, suo romanzo d’esordio poi ristampato nel 2002, ha vinto il Premio Stresa 1996 e il premio Festival del Primo romanzo, al Salone del libro di Torino 1997. Ha pubblicato anche per E/L e Utet e realizzato reportage da Paesi in guerra all’estero, tra cui Iraq e Afghanistan.




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    23 min
  • Lorenza Stroppa "Da qualche parte starò fermo ad aspettare"
    "Da qualche parte starò fermo ad aspettare"
    Lorenza Stroppa
    Mondadori Editore
    http://www.librimondadori.it




    Diego non è un tipo da traguardi convenzionali, non cerca certezze, tantomeno relazioni stabili. Vicino ai quarant’anni, vive insieme alla gatta Mercedes in una mansarda vista laguna a Venezia e colleziona avventure senza troppi pensieri. La sua grande passione da sempre sono i libri e le parole, e ne ha anche fatto una professione: lavora come editor in una casa editrice. Per questo quando un giorno, mentre sta facendo la spesa al supermercato, trova per terra un’agenda, non può che rimanere colpito da ciò che vi è scritto. L’agenda appartiene a una certa Giulia Moro, che vi ha appuntato una singolare to do list, una lista di cose da fare che a un certo punto si interrompe misteriosamente. Incuriosito, Diego si mette sulle tracce di Giulia, pittrice di talento ma tormentata da un dolore che le impedisce di utilizzare il rosso – il colore del sangue, del fuoco, del cuore – nei suoi quadri. Diego si fa trovare, apparentemente per caso, nei luoghi indicati nell’agenda di Giulia: quando i due si parlano per la prima volta, tra loro scatta un’immediata attrazione. Ma Diego pensa di essere troppo inaffidabile per riuscire ad amare, e per Giulia l’amore non rientra affatto nella sua to do list…

    Con una scrittura delicata e sapiente, Lorenza Stroppa, qui al suo esordio con Mondadori, attraverso le voci alternate dei due personaggi ci conduce nei vicoli e nelle strade fatte d’acqua di una Venezia intrigante e luminosa, lontanissima dai cliché turistici, e delinea una mappa non solo geografica ma sentimentale: riusciranno parole e colori a trovare il linguaggio dell’amore?



    Lorenza Stroppa è di Pordenone, dove vive insieme al marito, i due figli e un cane un po' storto. Le piace litigare con il vento, accarezzare le parole, indagare le ombre e immergersi nei colori. Lavora come editor in una casa editrice veneta, tiene corsi di editoria e di scrittura e occasionalmente traduce libri. Ha pubblicato con Sperling&Kupfer la trilogia Dark Heaven, scritta a quattro mani con Flavia Pecorari, e nel 2017 il romanzo La città portata dalle acque per Bottega Errante.



    Walt Whitman da "Il canto di me stesso"
    Il falco maculato mi si precipita accanto e mi accusa, si lamenta delle mie chiacchiere e del mio ozio.
    Neanche io sono domato, io pure sono intraducibile,
    Emetto il mio grido barbarico sopra i tetti del mondo.
    L’ultima folata del giorno si trattiene per me,
    Lancia dietro le altre la mia effigie precisa quanto ogni altra per il deserto pieno di ombre,
    E lusingando mi trascina verso il buio e il vapore.
    Come l’aria svanisco, scuoto i miei bianchi capelli al sole che fugge,
    Spargo la mia carne in vortici e la trascino in frange merlettate.
    Lascio me stesso alla terra per nascere dall’erba che amo,
    Se ancora mi vuoi cercami sotto le suole delle scarpe.
    Difficilmente saprai chi io sia o che cosa significhi,
    E tuttavia sarò per te salutare,
    E filtrerò e darò forza al tuo sangue.
    Se non mi trovi subito non scoraggiarti,
    Se non mi trovi in un posto cerca in un altro,
    Da qualche parte starò fermo ad aspettare te.







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Ma perché?

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