il posto delle parole

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  • Vincenzo Lionetti "Ristoceutica"
    Vincenzo Lionetti
    "Ristoceutica"
    La scienza rivoluzionaria per imparare ad associare e cucinare gli alimenti in modo più salutare
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    Che alcuni dei cibi che portiamo in tavola abbiano proprietà benefiche per il nostro organismo è ormai un dato acclarato. Ma come valorizzare al meglio i loro effetti sulla nostra salute?

    La ristoceutica, una linea di ricerca innovativa inaugurata nel 2016 dal professor Vincenzo Lionetti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, vuole rispondere a questa domanda, spiegandoci come associare i singoli alimenti per creare un pasto funzionale in grado di apportare benefici alla nostra salute, in particolare nella prevenzione di malattie cardio e cerebrovascolari. Un incontro tra metodo scientifico e gusto.

    Ogni volta che consumiamo un pasto – ci spiega il professor Lionetti – abbiamo la possibilità di pilotare a distanza l’espressione dei geni di una cellula. È quindi di fondamentale importanza ricercare le associazioni “vincenti” tra i diversi alimenti, e anche i metodi di cottura e di conservazione ottimali, affinché le proprietà epigenetiche positive di ciascuno vengano valorizzate per preservare il nostro stato di salute.In un appassionante viaggio tra storia, mito e scienza, Vincenzo Lionetti ci parla delle ragioni della ristoceutica, guidandoci alla scoperta delle diverse categorie alimentari e delle loro proprietà nascoste, suggerendoci per ciascuna gli accostamenti per valorizzare il “potere” di ogni singolo alimento funzionale. Scopriremo quale tipo di pasta mangiare per proteggere il cuore, le mille proprietà epigenetiche delle erbe mangerecce, come sprigionare il potere antiossidante dei polifenoli con un semplice soffritto di olio extravergine d’oliva, qual è la cottura migliore del pesce per esaltare i benefici dei grassi omega-3, o perché può essere salutare associare la bistecca a un primo di pasta fredda.

    Una guida autorevole, con alcuni deliziosi esperimenti gastronomici da provare e tanti consigli pratici, per avvicinarci all’alimentazione con una nuova consapevolezza e realizzare piatti salutari, senza rinunciare al gusto.




    Vincenzo Lionetti è medico chirurgo e professore associato di Anestesia e Rianimazione presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, dove ha fondato l'Unità di Medicina Critica Traslazionale (TrancriL@b) dell'Istituto di Scienze della Vita dedicata allo sviluppo di strategie innovative per la protezione d'organo del paziente critico. Esperto dell'Agenzia esecutiva per la ricerca della Commissione Europea dal 2013, studia la cardioprotezione perioperatoria data dalla regolazione epigenetica di geni salva-vita. Convinto sostenitore dell'importanza delle contaminazioni transdisciplinari, ha identificato negli alimenti una risorsa naturale di composti epigeneticamente attivi commestibili capaci di far indossare un'ideale armatura al cuore, ma anche al cervello. I risultati gli hanno consentito di sviluppare una nuova linea di ricerca cui ha dato il nome "ristoceutica". Dal 2017 è divulgatore scientifico su Blog Italia di Agenzia Italia (AGI).






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    36 min
  • Domitilla Calamai "La gatta della regina"
    Domitilla Calamai
    Marco Calamai De Mesa
    "La gatta della regina"
    La Lepre Edizioni
    www.lalepreedizioni.it


    All’inizio del Cinquecento si ampliano i confini di un mondo in rapida trasformazione.Tra Tenerife, Europa e Americhe tre fratelli si confrontano con una realtà in continuo divenire, alla ricerca di se stessi. Àlvaro s’immerge negli affari tra l’Andalusia, le Canarie e Genova, dove l’ammiraglio Andrea Doria gli propone una missione diplomatica presso l’imperatore Carlo V; ad accompagnarlo sarà un’affascinante nobildonna, Camilla Parodi. Inés diviene dama di compagnia dalla regina Giovanna La Pazza, madre dell’imperatore, e a Toledo s’innamora di Maria Pacheco, la donna che guida la rivolta dei Comuneros; la scoperta della sua vera identità sessuale sarà per lei anche il movente di scelte estreme. Juan s’imbarca per le Indias per studiare la flora del Nuovo Mondo e in Amazzonia toccherà con mano la violenza della conquista. Attraverso le audaci vicende dei tre protagonisti, raccontate con attento rigore storico, il romanzo ci porta nel cuore di un’epoca di sconvolgente mutamento.


    Domitilla Calamai, diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica con Andrea Camilleri e Luca Ronconi. Si è occupata di comunicazione per cinema, televisione e cultura. Imprenditrice agricola, produce olio biologico. Ha scritto e pubblicato saggi, racconti e romanzi, tra cui Vado via (Baldini Castoldi Dalai ), Tutta colpa di Fidel (La Tartaruga/Baldini Castoldi Dalai, pubblicato anche in francese da Actes Sud ) da cui è stato tratto il film La Faute a Fidel di Julie Gavras con Stefano Accorsi e Julie Depardieu.



    Marco Calamai De Mesa, ingegnere, dirigente sindacale, giornalista presso diverse testate, italiane e spagnole, funzionario Onu in America latina e Medio Oriente. Consigliere speciale della Coalition Provisional Authority in Iraq (Nassiriya), si è dimesso in aperta polemica con l’occupazione americana. Ha pubblicato saggi e libri su Spagna, America latina, Kosovo, Iraq. In particolare: Diario da Nassiriya da cui è stata tratta la miniserie televisiva Nassiriya (regia di Michele Soavi con Raul Bova) e l’autobiografia Contromano. È stato decorato per meriti civili dal Re di Spagna.




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    16 min
  • Patrizia Raveggi "Il tocco del pianista"
    Patrizia Raveggi
    traduttrice de:
    "Il tocco del pianista"
    di Mirt Komel
    Carbonio Editore
    www.carbonioeditore.it


    «La scrittura di Komel solleva interrogativi urgenti e inaspettati, catapultando il lettore in una stupefacente dimensione atemporale.»
    LUD Literatura


    «Il rigore filosofico tesse la solida trama di questo romanzo, che però è anche ironico, malinconico, etereo come la materia di cui parla: sfuggente, inafferrabile.»
    BOOKLA




    Gabriel Goldman è un pianista eccezionale, una personalità geniale ed eccentrica. Ricorda il celebre pianista canadese Glenn Gould, e come lui, ipocondriaco, è tormentato dal desiderio e dall’incapacità di toccare, dall’impossibilità di infrangere il limite della propria solitudine. Incontriamo Gabriel in un letto di ospedale di New York, dopo un incidente, improvvisamente vittima di una terribile fobia: non può più toccare niente e nessuno, soltanto i tasti del pianoforte.
    Il vuoto del presente si intreccia ai ricordi, in particolare quelli della sua infanzia di bambino prodigio, fino a ripercorrere la storia del mancato amore della sua vita, in un fluire quasi tattile di suggestioni e percezioni. Un romanzo intenso e fluttuante, che incanta con le sue acrobazie filosofiche, il linguaggio poetico, le metafore, e naturalmente la musica, che riecheggia tra le parole e dentro di esse.

    “Il tempo per lui non aveva più alcun peso, ma anche lo spazio che lo circondava si era dissolto nel nulla. Ogni contatto con la realtà esterna era venuto meno — ogni contatto tranne uno: il tocco della tastiera.”


    Mirt Komel
    Filosofo e scrittore, Mirt Komel è nato nel 1980 a Nova Gorica. Attualmente insegna filosofia e letteratura all’Università di Lubiana, presso il Dipartimento di Studi Culturali della Facoltà di Scienze Sociali.
    Co-fondatore e membro della International Hegelian Association Aufhebung, ha pubblicato numerosi testi scientifici di teoria politica, antropologia sociale e psicoanalisi teoretica. Nel 2015 ha esordito nella narrativa con Il tocco del pianista (in cui prosegue, in forma letteraria, i suoi studi filosofici sul tatto), che ha riscosso grande successo in patria, ispirando persino alcune opere musicali e figurative di artisti suoi connazionali, ed è stato selezionato per il Kresnik, tra i maggiori premi letterari sloveni. Nel 2018 ha pubblicato il suo secondo romanzo, Medsočje.





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    26 min
  • Federico Nati "L'esperienza del cielo"
    Federico Nati
    "L'esperienza del cielo"
    Diario di un astrofisico
    La Nave di Teseo
    www.lanavediteseo.eu


    Nel novembre 2018 l’astrofisico Federico Nati parte per una missione in Antartide con un team internazionale. La missione è rischiosa e ambiziosa: spedire nella stratosfera un telescopio di tre tonnellate per studiare la nascita delle stelle e le origini del cosmo. Gli scienziati combattono contro le difficoltà del lavoro sperimentale, amplificate dalla ostilità dell’ambiente polare, per portare a compimento l’esperimento su cui hanno scommesso anni di lavoro e carriera. Federico Nati racconta una storia umana e professionale che inizia sulle vette dei vulcani nel deserto di Atacama, in Cile, passa per i più avanzati laboratori degli Stati Uniti, fino ai mesi nel grande bianco antartico. Un libro intenso e appassionante come un romanzo d’avventura.

    “Nella lontananza, nella solitudine, qualcosa dentro di me iniziava a cedere e qualcos’altro prendeva a rinascere. Sentivo che mi trovavo per la prima volta dopo molto tempo sulla strada giusta.”



    Federico Nati è nato a Roma nel 1975. Astrofisico sperimentale, dal 1999 progetta, costruisce e mette in funzione i più avanzati telescopi per misure di cosmologia. I dati che raccoglie consentono di studiare le origini dell’universo, l’evoluzione del cosmo e la nascita delle stelle. Nel 2014 l’Università di Princeton gli affida la gestione dell’Atacama Cosmology Telescope, posto a 5200 metri sulle vette andine del Cile. Dal 2015 si trasferisce alla UPenn, la University of Pennsylvania di Philadelphia, dove lavora alla costruzione di Blast, un telescopio che osserva il cielo volando nella stratosfera attorno al polo Sud, appeso a un pallone. Si è recato in missione in Antartide nel 2018 e nel 2019. Attualmente svolge ricerca e insegna presso l’Università di Milano – Bicocca, dove è anche responsabile delle attività per il Simons Observatory.




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    22 min
  • Stefano Zamagni "Responsabilità"
    Stefano Zamagni
    "Responsabilità"
    Come civilizzare il mercato
    Il Mulino Editore
    www.mulino.it



    L’uomo libero è un uomo che il mondo interroga e che al mondo risponde. È l’uomo responsabile»
    Emmanuel Mounier

    Che cosa significa oggi «essere responsabili»? Se è relativamente facile rispondere quando è questione di comportamenti dei singoli, le difficoltà sorgono quando entrano in gioco azioni che riguardano la collettività. Chi è, ad esempio, responsabile delle disuguaglianze crescenti, della disoccupazione, della povertà, dei disastri climatici? E che cosa accadrà nella società dei big data e dei social network, dove le smart machine potranno «pensare» e decidere? Nel mondo iperconnesso e globalizzato ogni azione si carica di conseguenze non volute, e spesso neppure immaginate. Essere responsabili allora non è solo non fare il male - è questa la responsabilità come imputabilità - ma è agire per il bene e, nel mercato, adottare comportamenti che affermino la responsabilità come prendersi cura.

    Stefano Zamagni Insegna Economia politica nell’Università di Bologna e nella Johns Hopkins University. Tra i suoi ultimi libri per il Mulino «L’economia civile» (con L. Bruni, 2015) e «Prudenza» (2015).




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    19 min
  • Carlo Olmo "Progetto e racconto"
    Carlo Olmo
    "Progetto e racconto"
    L'architettura e le sue storie
    Donzelli Editore
    www.donzelli.it



    Perché le storie dell’architettura moderna passano in pochi anni da grandi affreschi a indagini per specialisti? Perché lo storico dell’architettura viveva il suo lavoro come impegno intellettuale che si esercitava non solo negli archivi, ma anche alla radio, nei circoli sindacali e politici, in definitiva in comunità più allargate, e oggi si accontenta di una riconoscibilità quasi tra adepti? Perché il nodo che arrovellava gli storici era la funzione di quella scrittura mentre oggi è la difesa di una professione, delle sue regole interne, del riconoscimento che altri storici possono tributare al lavoro di ricerca storiografica? L’architettura pone a chi la voglia indagare questioni complesse, a partire dall’incipit: quali sono le fonti di questa storia. I disegni, i cantieri, le opere costruite, gli usi? È una storia che si scontra con i problemi più delicati per chi esercita il mestiere dello storico: le grandi architetture, così come quelle quotidiane, sono esempi straordinari di anacronismo che le catastrofi rendono espliciti, come nel caso dell’incendio della cattedrale di Notre-Dame. Ma la storia dell’architettura è anche una storia dei limiti, delle scansioni temporali, dei protagonisti delle vicende giuridiche e politiche. Esistono valori, credenze, modelli che siano europei o universali, locali o nazionali? È la storia dell’architettura a contribuire a definire patrimoni, icone, valori che si vorrebbe appartenessero a un’umanità oggi davvero ardua da definire. Quello dello storico dell’architettura è un mestiere che entra nella vita quotidiana dei cittadini, e, insieme, è un mestiere chiamato a definire gli scenari, gli immaginari, le stesse retoriche del mondo in cui viviamo. L’architettura e le sue storie sono parte del nostro modo di abitare la città, di viaggiare e conoscere la diversità, di pensare il futuro. Il libro vuole offrire non solo l’occasione di una riflessione sulle storie, ma anche di una possibile verifica sul modo in cui poi la storia si scrive, scegliendo quattro esempi, che toccano temi tra i più delicati di questa straordinaria materia.



    Carlo Olmo è stato preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino dal 2000 al 2007. Ha insegnato all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, al Mit di Boston e in numerose università straniere. Ha iniziato a scrivere su Le Corbusier dal 1975 (con R. Gabetti, Le Corbusier e «L’Esprit Nouveau», Einaudi) e vi è tornato di recente, con Susanna Caccia, nel volume La Villa Savoye. Icona, rovina, restauro (Donzelli, 2016). È autore, tra gli altri, di Alle radici dell'architettura contemporanea (Einaudi, 1989; con R. Gabetti) e, per i tipi della Donzelli, ha pubblicato: Architettura e Novecento (2010), Architettura e storia (2013) e Città e democrazia (2018).



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    38 min
  • Mauro Berruto "Capolavori"
    Mauro Berruto
    "Capolavori"
    Allenare, allenarsi, guardare altrove
    add editore
    www.addeditore.it



    Quando si pensa alla parola capolavori, il primo pensiero va al mondo dell’arte: pittura, scultura, architettura, ma anche cinema, teatro, musica, scrittura. Difficilmente si pensa allo sport.
    Non è così per Mauro Berruto, una vita dedicata ad allenare, per lui non c’è differenza tra un capolavoro di Michelangelo e uno di Maradona.
    In queste pagine Mohammad Alì e Kostantinos Kavafis recitano insieme poesie, Diego Armando Maradona palleggia con Michelangelo, Jury Chechi sfida William Turner: calciatori, artisti e poeti fanno parte della stessa squadra ossia di uno spazio in cui ogni individuo può esprimere il proprio talento e compiere il proprio personale capolavoro.

    A metà fra racconto e biografia, Capolavori è una mappa per trasformare il potenziale in eccellenza, in cui anche il gesto dell’allenare, si tratti di una squadra o di qualsiasi gruppo di lavoro, è un’arte che rende le persone capaci di realizzare il proprio talento.

    Ma c’è un segreto che Berruto vuole condividere in questo racconto: per creare il proprio capolavoro come allenatore e come persona bisogna saper guardare e cercare altrove i propri strumenti.

    Un libro per chi sogna di vincere una medaglia olimpica, di disegnare un’opera d’arte, di ottenere un risultato accademico, di raggiungere un budget, di conquistare una quota di mercato oppure, semplicemente, di poter dare in ogni occasione il meglio di sé.




    Mauro Berruto, nato nel 1969 a Torino, dove si è laureato in Filosofia, è stato Commissario Tecnico della Nazionale Maschile Italiana di pallavolo dal 2010 al 2015, vincendo sette medaglie in varie competizioni internazionali, fra le quali quella di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012.
    Dopo tanti anni di carriera come Head Coach di club di serie A1 e, per sei anni, della Squadra Nazionale Maschile Finlandese è diventato speaker su temi di formazione delle risorse umane e le sue lectures hanno ispirato centinaia di gruppi imprenditoriali in Italia e all’estero.
    Autore di due romanzi e di uno spettacolo teatrale, opinionista televisivo per La Domenica Sportiva e Dribbling su Rai2, editorialista per il quotidiano «Avvenire» e «Il Foglio», è stato anche l’Amministratore delegato della Scuola Holden di Torino, fondata da Alessandro Baricco.
    Dal 2018 ha assunto l’incarico di Direttore Tecnico delle Squadre Nazionali olimpiche di Tiro con l’Arco.



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    16 min
  • Antonello Mangano "Lo sfruttamento nel piatto"
    Antonello Mangano
    "Lo sfruttamento nel piatto"
    Quello che tutti dovremmo sapere per un consumo consapevole
    Laterza Editori
    www.laterza.it
    «Il viaggio raccontato da Mangano lungo la complessa filiera agroalimentare permette di conoscere ciò che si nasconde nel piatto in cui mangiamo. La conoscenza come strumento per essere liberi e scegliere consapevolmente. Il cibo come elemento con una potenza straordinaria capace al contempo di indebolire o favorire giustizia sociale: nostra la scelta, nostra la responsabilità.»
    Carlo Petrini, Slow Food

    Al supermercato siamo contenti di trovare passate di pomodoro e arance ‘sottocosto’. Spesso le compriamo, soddisfatti del risparmio. Poi capita di indignarci leggendo certe notizie spaventose sui lavoratori delle campagne.C’è un filo comune che lega quelle notizie ai nostri comportamenti d’acquisto. Questo libro indaga la filiera di alcuni prodotti agricoli ad alto rischio, dalle arance ai pomodori, all’uva. Andando a ritroso dal supermarket ai centri di distribuzione, fino alle serre e ai campi, scopriamo che la brutalità del caporalato e la ‘modernità’ della globalizzazione convivono senza scontrarsi. E che l’economia globale porta i contadini di Rosarno a competere con quelli brasiliani; i pugliesi con i cinesi; i piemontesi con gli spagnoli. I ghetti sono la parte visibile del problema. Le cause vanno cercate in una filiera dominata dagli intermediari e sovrastata da oligopoli capaci di imporre i prezzi, a ogni costo.Antonello Mangano ci accompagna in un lungo viaggio dagli agrumeti di Rosarno alle industrie di succo d’arancia tra Messina e Catania, dai supermercati del milanese ai campi di pomodori di Foggia e Ragusa, fino alle centrali logistiche padane. Infine, scopriremo i frutteti di Saluzzo e i vigneti del Chianti, perché lo sfruttamento si annida persino nelle aree più ricche.Il libro si chiude con una domanda cruciale: se non voglio essere ‘complice’ di un sistema ingiusto, come devo comportarmi? Le alternative, per fortuna, sono numerose.

    Antonello Mangano, giornalista, si occupa di migrazioni. Fondatore di terrelibere.org, è autore, tra l’altro, di Gli africani salveranno l’Italia (Rizzoli 2010).



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    25 min
  • Giulio Ravizza "L'influenza del blu"
    Giulio Ravizza
    "L'influenza del blu"
    book a book
    www.bookabook.it



    Rosso, arancione, giallo, verde.
    Nel futuro non c’è spazio per odio e guerre, ma neppure per viaggi in aereo e istruzione.
    E tantomeno per il blu, eliminato e sostituito da altri colori.
    In una Costantinopoli universalmente felice dominata dall’edonismo, l’improvviso e misterioso suicidio di Leone Ippoliti, “quello del blu”, è destinato a cambiare il corso degli eventi. Mehmet, incaricato di formulare il discorso di commiato, partirà alla ricerca della sconvolgente verità sul blu e verso una scelta che potrebbe cambiare il futuro dell’umanità.
    Che cosa si cela dietro il muro che rende il Bosforo inaccessibile?



    Anteprima:
    Konstantinopolis Üniversitesi. Dopo un altro giorno.

    Eccolo, deve essere lui il ragazzo che Leone mi ha ordinato di portare al suo palazzo, pensò don Marcello, che seguiva il segnale di localizzazione del suo intellegit.
    Avvicinatosi al corpo nudo di Mehmet, ne squadrò ogni dettaglio. Magro magro, capelli lunghi leggermente mossi, qualche pelo disordinato sul petto e sulle gambe, il mazzo di chiavi al collo. Assomiglia a tutti gli altri, direi.
    «Figliolo, sveglia» disse il bosforino al cerimoniere con gentilezza. «Forza, dobbiamo andare a casa di Leone» ripeté a quel corpo immobile come una statua di gesso. «Tirati su che dobbiamo andare a vedere il blu del Bosforo.»
    Nel momento in cui l’udito di Mehmet percepì i vocaboli “blu” e “Bosforo”, la sua mente si annebbiò completamente, allontanandosi come mai prima dalla realtà.
    Quelle semplici parole fecero regredire il suo stato di coscienza a un livello tanto profondo di stordimento che sembrava trapassato. Don Marcello avvicinò l’orecchio al suo naso per controllare che respirasse. Un fioco alito di vita uscì dalle narici del cerimoniere sotto forma di un piccolo sospiro.
    Come posso fare a svegliarlo? s’interrogò il sacerdote. Volto lo sguardo al mezzo di trasporto che, non senza difficoltà, l’aveva portato fin lì, decise di accenderlo e dare gas.



    Giulio Ravizza è il Responsabile Marketing di Facebook, Instagram e WhatsApp. In passato ha ricoperto lo stesso ruolo per Twitter, eBay e Amazon, e ha lanciato Kindle in Italia. Appassionato di linguaggi dei nuovi media, gli studi lo hanno portato ad Harvard, all’Università di Pechino e alla Koç Üniversitesi di Istanbul.
    Il trasferimento in Turchia e la contemplazione del Bosforo sono state le scintille che hanno dato vita a L’influenza del blu, suo romanzo d’esordio.

    L’autore devolverà il ricavato della vendita di questo romanzo a Emergency.




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    30 min
  • Enrico Campo "La testa altrove"
    Enrico Campo
    "La testa altrove"
    L'attenzione e la sua crisi nella società digitale
    Donzelli Editore
    www.donzelli.it


    Negli ultimi anni si è discusso molto degli effetti che le nuove tecnologie hanno prodotto e stanno producendo sulle nostre facoltà mentali. Tale cambiamento è stato spesso interpretato nei termini di un progressivo deterioramento dell’attenzione: sovraccarico cognitivo, incapacità di concentrarsi, disturbo da deficit dell’attenzione sarebbero tutti fenomeni causati dalla diffusione massiccia dei dispositivi digitali. La tesi di questo libro è che l’interpretazione di tali processi nei termini di una «degradazione» o «crisi» dell’attenzione non basti a spiegare il fenomeno ed è pertanto necessario proporre una visione alternativa. La grande maggioranza degli studi sull’attenzione assume, infatti, un’impostazione individualistica e universalistica: tratta l’oggetto di ricerca come un fenomeno esclusivamente individuale e limita il proprio interesse alle funzioni mentali condivise da tutti gli esseri umani. Molte delle ricerche dedicate agli effetti della tecnologia digitale sulla configurazione biologica dei processi mentali corrono quindi il rischio di riprodurre una visione onnipotente della tecnologia, capace, da sé, di plasmare il contesto sociale in cui ciascuno vive. L’obiettivo qui è, invece, di porre al centro la variabilità culturale e sociale dei processi cognitivi e, allo stesso tempo, di analizzare la molteplicità di forze e di ambienti tecnici e sociali che incoraggiano, stimolano e inibiscono alcuni meccanismi cognitivi piuttosto che altri, anche in chiave diacronica. Il libro mette dunque in primo piano proprio le convenzioni culturali, le norme sociali e gli ambienti ecologici che strutturano l’attenzione individuale e collettiva, senza ridurla alla sola focalizzazione; emerge così la pluralità delle forze in gioco, che non sono limitate solo all’ambito della tecnologia e della biologia.



    Enrico Campo, attualmente, è dottore di ricerca in Scienze politiche all’Università di Pisa ed è stato chercheur post-doc del Cnrs all’Università della Corsica. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi sulla sociologia cognitiva e sulla teoria sociologica.



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    28 min

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Un quotidiano culturale
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