il posto delle parole

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  • Roberto Piumini "Gli sguardi"
    Roberto Piumini
    "Gli sguardi"
    Sette racconti sulla pittura
    Marietti 1820 Editore
    www.mariettieditore.it

    Con una scrittura sapiente e delicata, Piumini si avventura in atmosfere del passato, tra Prato e Loreto, Costantinopoli e un indefinito ducato di Francia, la Parigi bohémien e la Vienna di fine Ottocento. E, tra ritratti che diventano specchi e volti dipinti di nascosto con la complicità della notte, osserva l’inquieto e vitale Filippo Lippi, entra nel laboratorio di Piero della Francesca, accompagna nel suo sorprendente viaggio in Oriente il veneziano Gentile Bellini. In queste storie è la pittura a tessere silenziosamente una trama di sguardi in cui non si riesce più a distinguere tra l’amore per l’arte e l’arte dell’amore. Perché tutto si traduce in un delicato dialogo degli occhi che ha il solo obiettivo di avvicinare il mistero della natura umana e tentare di comprendere, oltre le apparenze, le imprevedibili capriole del cuore. L’amorosa figura • Il ritratto segreto • L’affresco di François • Gli sguardi • Il pianto di Piero • Il quadro non finito • Il valzer muto




    Roberto Piumini è tra i maggiori scrittori italiani. È stato insegnante, attore, burattinaio e ha pubblicato libri per ragazzi, testi poetici, romanzi; ha tradotto i Sonetti e il Macbeth di Shakespeare, il Paradiso Perduto di Milton e l’Aulularia di Plauto. Con autori e musicisti propone spettacoli di narrazione e poesia per piccoli e adulti.


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    28 min
  • Anna Vera Sullam Calimani "I nomi dello sterminio"
    Anna Vera Sullam Calimani
    "I nomi dello sterminio"
    Definizioni di una tragedia
    Marietti 1820
    www.mariettieditore.it


    Deportazione, sterminio, genocidio, shoah, soluzione finale o olocausto: sono solo alcuni dei nomi con i quali si è cercato - a partire dalla fine della seconda guerra mondiale - di definire l’immane tragedia del XX secolo.
    L’autrice di questo saggio spiega perché sono nate le singole definizioni e come la ricerca di un nome abbia accompagnato l’approfondirsi della conoscenza storica dell’evento. Si comprende così che la scelta del nome ha certamente motivazioni linguistiche, ma anche psicologiche, politiche, storiche e religiose. I nomi, infatti, cercano di definire e delimitare la realtà ma possono essere usati anche per banalizzare, deformare o addirittura a negare la realtà stessa.



    Anna-Vera Sullam Calimani ha insegnato Lingua e Storia della lingua italiana all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si è occupata del lessico italiano e del rapporto tra la lingua inglese e quella italiana. Tra i suoi lavori ricordiamo: Il primo dei Mohicani. L’elemento americano nelle traduzioni dei romanzi di J.F.Cooper (Iepi, 1995) e la curatela di Italiano e inglese a confronto (Cesati, 2003).



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    30 min
  • Lidia Del Gaudio "Il delitto di Via Crispi n. 21"
    Lidia Del Gaudio
    "Il delitto di Via Crispi n. 21"
    Fanucci Editore
    www.fanucci.it

    1938. A pochi giorni dall’attesa visita del Führer, il commissario Alberto Sorrentino viene richiamato con urgenza a Napoli per indagare sulla morte di tre ragazze vittime di un tagliagole, che ha lasciato sui loro corpi incisioni incomprensibili e sulla scena del crimine un messaggio altrettanto misterioso. Sei anni prima, Sorrentino aveva risolto dei casi simili e il questore Massari spera che possa dare una svolta anche a questa indagine che sta mettendo a dura prova la questura. Le pressioni degli apparati di regime sono forti: una delle vittime era tedesca e lavorava in una rivista legata alla gioventù hitleriana. Dopo qualche giorno, alla serie di delitti se ne aggiunge un quarto con le stesse modalità, ai danni di un giovane universitario. La situazione peggiora e, mentre la polizia politica cerca di inserirsi nell’indagine e un agente dell’OVRA di nascondere l’identità di una delle vittime, Sorrentino si troverà a fare i conti anche con il proprio passato...


    Lidia Del Gaudio

    Napoletana, laureata in lettere e filosofia. Ha lavorato nell’ambito della direzione Risorse Umane per una grande azienda di servizi. Ama musica e libri, in particolare il genere noir e il mistery/horror, la cinematografia di Hitchcock, i romanzi di King. Ha frequentato il Centro per le Arti e i Mestieri del Cinema, partecipando al “Old Movies Project”, a cura di Valerio Caprara e Giuseppe Cozzolino.

    Pubblica una raccolta di racconti e due romanzi, uno dei quali finalista alla manifestazione “Un libro per il cinema di Roma nel 2017”, al “Premio al Garfagnana in giallo” per il miglior racconto 2015 e vincitrice nel 2017 del “Gran Giallo di Cattolica”; nel 2018 si classifica seconda al Premio Scerbanenco. Il delitto di via Crispi n. 21 è il suo romanzo d'esordio nella collana Nero Italiano.




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    25 min
  • Luca Poldelmengo "Valerio e la scomparsa del professor Boatigre"
    Luca Poldelmengo
    "Valerio e la scomparsa del professor Boatigre"
    disegni di Manola Caprini
    Gallucci Editore
    www.galluccieditore.com



    Una mattina non si trovano più cani, gatti, furetti, cavie, tartarughe… La maestra dice di stare tranquilli, che un’onda gravitazionale ha investito la Terra ma gli animali domestici torneranno. I ragazzi della quinta B sono invece convinti che siano stati rapiti. Come se non bastasse, pure il professor Boatigre è sparito. Bisogna subito fare qualcosa. Valerio si butta nelle indagini con l’aiuto di Carlotta e di un cannocchiale dai poteri straordinari. Insieme scopriranno la chiave del mistero. Ma i grandi saranno in grado di reggere la verità?

    «Il professor Boatigre è introvabile. Prima che lo rapissero stava studiando una razza molto particolare di pitone. E indovina? È sparito anche lui!»






    Luca Poldelmengo è autore di vari romanzi gialli e noir. Ha inoltre firmato soggetti e sceneggiature per il cinema, a partire dal noir Cemento armato (2007). Padre di due bambini, con il libro Valerio e la scomparsa del professor Boatigre ha esordito nella narrativa per ragazzi.



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    16 min
  • Silvia Meconcelli "Pazze di libertà"
    Silvia Meconcelli
    "Pazze di libertà"
    Alter Ego Edizioni
    www.alteregoedizioni.it


    Se sei una donna forte
    proteggiti dalle bestie che vorranno nutrirsi del tuo cuore.
    Usano tutti i travestimenti del carnevale della terra:
    si vestono da sensi di colpa, da opportunità,
    da prezzi che si devono pagare.
    Non per illuminarsi con il tuo fuoco
    ma per spegnere la passione
    l’erudizione delle tue fantasie
    Non perdere l’empatia, ma temi ciò che ti porta a negarti la parola,
    a nascondere chi sei,
    ciò che ti obbliga a essere remissiva
    e ti promette un regno terrestre in cambio
    di un sorriso compiacente.
    Se sei una donna forte
    preparati alla battaglia:
    imparare a stare sola
    a dormire nella più assoluta oscurità senza paura
    che nessuno ti tiri una fune quando ruggisce la tormenta
    a nuotare contro corrente.
    Educati all’occupazione della riflessione e dell’intelletto.
    Leggi, fai l’amore con te stessa, costruisci il tuo castello, circondalo di fossi profondi però fagli ampie porte e finestre.
    E’ necessario che coltivi grandi amicizie
    che coloro che ti circondano e ti amano sappiano chi sei,
    che tu faccia un circolo di roghi e accenda al centro della tua stanza
    una stufa sempre accesa dove si mantenga l’ardore dei tuoi sogni.
    Se sei una donna forte proteggiti con parole e alberi
    e invoca la memoria di donne antiche.
    Fai sapere che sei un campo magnetico.
    Proteggiti, però proteggiti per prima.
    Costruisciti. Prenditi cura di te.
    Apprezza il tuo potere.
    Difendilo.
    Fallo per te:
    Te lo chiedo in nome di tutte noi.

    Gioconda Belli



    Il sole è alto nel cielo quando Maria si risveglia in un luogo che non conosce, ma le bastano pochi attimi per capire che non sarà una giornata come le altre. La luce esterna proietta sul pavimento l’ombra delle sbarre che bloccano la finestra, la porta è serrata e il letto in cui si ritrova non è il suo. Le lenzuola sono rigide, i muri segnati dai graffi. Un manicomio.
    Ma lei non è pazza, non può permettersi di restare lì, fra le urla delle altre internate e gli orrori dell’ospedale psichiatrico. Fuori c’è Lucio che l’aspetta.

    Sullo sfondo di una Grosseto segnata dalle bombe, dalle razzie e dalla lotta partigiana della seconda guerra mondiale, si muovono le vite delle donne che provano a farsi spazio in un mondo governato dagli uomini. E Maria funge da portavoce e da esempio per ognuna di loro.


    Silvia Meconcelli è nata a Grosseto nel 1975. Laureata all’Università di Firenze, dopo alcune esperienze all’estero ha deciso di tornare in Maremma, dove attualmente vive con la sua famiglia. Ha pubblicato il romanzo Quel che non sai di me (Scatole Parlanti, 2017), primo classificato al III Premio Letterario “Città di Siena” 2017.
    Pazze di libertà ha vinto il Premio Letterario di Narrativa e Poesia “La Città sul Ponte” 2019 (sezione inediti) del Gruppo Scrittori Firenze.



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    26 min
  • Alberto Diaspro "Quello che gli occhi non vedono"
    Alberto Diaspro
    "Quello che gli occhi non vedono"
    Il microscopio: storia di un pezzo di vetro e dell'arcobaleno
    Hoepli Editore
    www.hoepli.it



    Cos'hanno in comune un aforisma di Yogi Berra, giocatore di baseball americano, e la leggendaria lettura tenuta al Caltech nel 1959 da Richard Feynman? "Basterebbe osservare!", esortano entrambi.
    "Basterebbe osservare" per capire il vivente, come si fa con un microscopio.
    L'occhio permette un dettaglio del decimo di millimetro ma la vita si svolge sulla scala del miliardesimo di metro tra DNA e proteine, cellule, tessuti e organi. Con un pezzo di vetro curvo e i colori dell'arcobaleno si può penetrare nel vivente svelando i segreti della vita.
    Alberto Diaspro conduce in un viaggio dal microscopio di Galilei ai super microscopi che consentono di muoversi nelle quattro dimensioni dello spazio e del tempo e di vedere oltre l'immaginabile. Ed ecco che gli occhi avranno super poteri. In fondo non è Magia ma Microscopia.



    Alberto Diaspro è direttore di Nanofisica all'IIT, professore ordinario dell'Università di Genova e Accademico dell'Accademia Ligure di Scienze e Lettere. Il suo gruppo di ricerca è leader mondiale in nanoscopia ottica. Ha pubblicato oltre 350 lavori scientifici collocandosi nella lista TIS dei Top Italian Scientists in fisica. Nel 2014 è stato insignito dell'Emily Gray Award dalla società internazionale di Biofisica per i significativi contributi all'educazione in biofisica. Nel 2019 ha ricevuto il Premio per la Comunicazione Scientifica della Società Italiana di Fisica per le sue attività di divulgazione scientifica. Dal 2016 presiede il Consiglio Scientifico del Festival della Scienza.



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    32 min
  • Marco Videtta "L'uomo che scrisse la Bibbia"
    Marco Videtta
    "L'uomo che scrisse la Bibbia"
    Neri Pozza Editore
    www.neripozza.it


    Questo romanzo narra la storia di William Tyndale il Traduttore, l’uomo che scrisse il libro più letto nella storia dell’Occidente: la Bibbia in inglese. È una storia popolata da sicari, vescovi oltranzisti, avidi mercanti, subdoli traditori, alchimisti e re, e ambientata in una delle epoche più turbolente, complesse e avvincenti che l’Europa abbia conosciuto: la prima metà del Cinquecento, il secolo che si apre con la scoperta dell’America, la Riforma luterana e la definitiva spaccatura fra Oriente e Occidente.
    Narra di un genio che osò scrivere la Bibbia come se fosse la prima volta, nella lingua del popolo e non dei potenti, e che, così facendo, inventò l’inglese moderno, la lingua di Shakespeare. Dalla sua penna sono scaturiti neologismi come «il sale della terra», «i segni dei tempi», «capro espiatorio» e frasi piene di ritmo che Tyndale afferra «a orecchio» dalla gente comune, dal modo di esprimersi di quei commercianti, tessitori, marinai, tosatori, sarti e venditori di stoffe che ha conosciuto da ragazzo, nel Gloucestershire, la terra di confine affacciata sul mare dove è nato e cresciuto.
    È, infine, il racconto di un viaggio, avventuroso e insidioso come quello dei primi esploratori, che porta da una lingua misteriosa, l’ebraico del Vecchio Testamento, a una lingua non ancora nata. Un viaggio in cui, per un libero pensatore alle prese con i demoni della propria creatività, per un rivoluzionario braccato da potenti nemici, il prezzo da pagare è sempre molto alto.



    Marco Videtta ha pubblicato saggi e articoli su cinema e letteratura. È autore e produttore creativo di molte fiction televisive di successo. Per e/o ha pubblicato il romanzo Un bell’avvenire, finalista al premio Azzeccagarbugli. Con Massimo Carlotto ha scritto Nordest, premio Selezione Bancarella e i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici, editi da Einaudi Stile Libero. Per Rai Eri ha pubblicato Il jazzista imperfetto, biografia del pianista Danilo Rea. I suoi libri sono tradotti in inglese, francese, tedesco e spagnolo.



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    21 min
  • Pietro Del Re "Dalla parte giusta"
    Pietro Del Re
    "Dalla parte giusta"
    Donne e uomini che salvano il mondo
    Baldini + Castoldi
    www.baldinicastoldi.it


    Nel corso della sua lunga carriera da inviato, Pietro Del Re ha raccontato guerre, rivoluzioni, crisi umanitarie e ambientali. E ogni volta è stato testimone di tragedie e di follia, ma anche di storie di generosità e coraggio. Storie che hanno per protagoniste, persone che – nonostante tutto – hanno deciso di fare la cosa giusta, spendendosi per salvare vite, per difendere la libertà delle persone o per la salvaguardia della natura e spesso rischiando la propria incolumità. Grazie ai suoi viaggi ai quattro angoli del pianeta, Del Re ha avuto modo di conoscere e dare voce ad ambientalisti che difendono gli ultimi santuari naturali battendosi contro i cambiamenti climatici e i danni che provocano. Donne che lottano per l’emancipazione femminile o il diritto a una morte dignitosa. Operatori umanitari che dedicano la propria esistenza ad aiutare le vittime di carestie o conflitti ormai dimenticati. Volontari che assistono i migranti sbarcati in Europa per fuggire alla miseria o alle violenze dei loro Paesi di origine. Studiosi che descrivono con lungimiranza i mutamenti politico-sociali in atto a livello globale, leader in grado di riaccendere la speranza di una nazione. Attivisti per i diritti umani e comuni cittadini che si oppongono a feroci regimi nel totale disinteresse della comunità internazionale. Giovani e politici che credono in una società più giusta e tollerante. Reporter che si sono immolati per documentare la strage di interi popoli.

    L’inevitabile intrecciarsi delle loro vicende personali e dei loro destini con i drammi spesso ignorati della storia recente dà vita al ritratto collettivo di un’umanità in pericolo ma che crede ancora nella speranza di poter salvare il mondo.


    Pietro Del Re è nato a Roma nel 1960. Come inviato per gli esteri di «Repubblica» negli ultimi venticinque anni ha seguito i maggiori eventi internazionali, portando sempre con sé la sua Leica. Le sue foto sono state esposte nel 2014 all’Istituto di Cultura italiana di Amsterdam, nel 2015 al Centro San Fedele di Milano, nel 2016 all’Institut français di Roma, nel 2017 al Castello di Postignano e nel 2018 alla chiesa di Sant’Anna dei Lombardi a Napoli. Nel 2001 ha pubblicato Fratello orso, sorella aquila, nel 2013 Giallo umbro (premio Portus e premio Isola del Libro Trasimeno) e nel 2016 Cose viste (premio Parco Majella). Nel 2016 ha vinto il premio Luchetta per il miglior articolo della stampa italiana.



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    21 min
  • Leonardo Caffo "Il cane e il filosofo"
    Leonardo Caffo
    "Il cane e il filosofo"
    Lezioni di vita dal mondo animale
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it

    «Gli manca solo la parola.» È questo che dicono di Pepe, il cane di Edo, quando lo osservano. Con un pizzico di presunzione antropocentrica pensano di capirlo e credono che lui possa provare invidia per la condizione umana, così eretta e loquace. Ma come si può entrare nella mente dell’altro e raccontarne i pensieri, le paure e i desideri, senza necessariamente inquinarli con la propria prospettiva? Edo lo sa, lo sa benissimo, che non potrà mai fare proprio il punto di vista dell’adorato Pepe. Eppure ci prova, lo legge, lo studia, lo interpreta, e attraverso quello sguardo, così limpido e lucido, vede se stesso.

    Lui e Pepe sono inseparabili, sono la mente e la forza l’uno dell’altro. La loro giovinezza trascorre nel calore selvaggio di Catania, tra scuola, compiti e corse nel parco. In quelle pigre giornate siciliane felicità e spontaneità sono la stessa cosa, facili da afferrare come una pallina lanciata sul prato. Fino a che la vita non si mette in mezzo, sotto forma di università prima e di lavoro poi, e porta Edo lontano, nella fredda Milano, poi ancora più lontano, a Torino. È allora che Pepe smette di essere solo un cane e diventa la giovinezza, la Sicilia, la felicità, tutto ciò che Edo si è lasciato alle spalle. Gli imperativi umani sovrastano e schiacciano i suoi desideri più essenziali, alla leggerezza del gioco subentrano l’ambizione, il senso del dovere, la carriera, la vita diventa un affare complesso e stratificato. Per fortuna c’è la filosofia, a far ordine in questo caos. Un sostegno necessario, ma è sufficiente? Chissà cosa direbbe Pepe se potesse parlare.

    Intanto parla Edo, interroga i filosofi, si appropria dei loro pensieri rielaborandoli, rincorre a braccia tese il senso della vita e del tempo. Eppure l’unica voce che continua a toccare le corde giuste, quelle più fragili e autentiche, è quella di Pepe. È così che il cane diventa «un varco verso tutte le altre creature» e il filosofo «la cassa armonica della loro storia», il primo un filosofo, il secondo un «animale qualsiasi». I ruoli si scambiano, le prospettive si confondono e nel farlo si potenziano.

    Ognuno di noi ha un Pepe, rannicchiato accanto, dentro, o tutto intorno, a sussurrarci la via, spesso con il linguaggio più semplice, quello che non ha bisogno di lessico e sintassi per esprimersi. Riconoscerlo, ascoltarlo, seguirlo, non è facile, Edo ci prova da tutta una vita, perché «imparare a guardare gli animali significa imparare a muoversi insieme a loro, darsi pace con loro». E forse, solo quando dirà addio al Pepe in carne e ossa, col cuore pieno di dolore, riuscirà a farlo davvero.



    Leonardo Caffo (Catania, 1988) è filosofo e curatore d'arte contemporanea. Insegna Filosofia teoretica al Politecnico di Torino e Fenomenologia della arti visive contemporanee alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Conduttore e autore di Rai Radio 3, collaboratore del «Corriere della Sera», scrive regolarmente su «Domus» e «Flash Art». Ha scritto circa venti libri tra cui A come animale (2015) e Costruire futuri (2018) per Bompiani, La vita di ogni giorno (2016), Fragile umanità (2017) eVegan (2018) per Einaudi



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    20 min
  • Luciano Canfora "Fermare l'odio"
    Luciano Canfora
    "Fermare l'odio"
    Editori Laterza
    www.laterza.it

    È giunto il momento di capovolgere la prospettiva. È tempo di considerare l’ondata migratoria come avamposto di un mondo in accordo col quale la (ancora) ricca Europa potrebbe dar vita a una struttura federale euro-africana gravitante sul Mediterraneo, effettivamente paritaria e, in prospettiva, sempre più integrata. Se l’intera ‘Unione’ si facesse protagonista di una svolta del genere potrebbe nascere una feconda interazione tra quel grande capitale umano e il capitale di conoscenze e risorse del vecchio continente.
    Questo libro è stato scritto mentre imperversava la disumana ‘chiusura dei porti’ imposta dal governo italiano allora in carica a danno di profughi in fuga dall’inferno libico. Quella pagina vergognosa della nostra storia recente, che ha macchiato l’onore del nostro Paese, è stata anche rivelatrice di un male antico e sempre latente: il lauto consenso che premia la demagogia xenofoba. Drammatica conferma di quello che Umberto Eco definì efficacemente il «fascismo eterno».
    La xenofobia sovranista ha fatto credere che la soluzione alle ondate migratorie sia «alzare il ponte levatoio». Ma la storia ci insegna che la vicenda degli spostamenti di masse umane coincide con la storia stessa del genere umano. È puerile volervi porre un freno ‘a mano armata’. Gli stessi Stati europei che ora indossano l’elmetto per chiudere le porte e i porti traggono origine da migrazioni di popoli che investirono – in un processo storico durato secoli – la struttura statale all’epoca considerata la più forte: quella dell’impero romano.
    Il Mediterraneo – oggi cimitero a cielo aperto –, che l’imperialismo europeo per lungo tempo ha diviso in colonizzati e colonizzatori, era stato molto prima, e per un tempo non breve, un’area politico-culturale unitaria. Può tornare a esserlo se sapremo ripensare radicalmente la troppo augusta, arroccata e qua e là incrinata, ‘unione’ europea.


    Luciano Canfora è professore emerito dell’Università di Bari. Dirige i “Quaderni di storia” e collabora con il “Corriere della Sera”. Tra le sue pubblicazioni per i nostri tipi, più volte ristampate e molte delle quali tradotte nelle principali lingue: Storia della letteratura greca; Libro e libertà; Giulio Cesare. Il dittatore democratico; Prima lezione di storia greca; La democrazia. Storia di un’ideologia; L’occhio di Zeus; La prima marcia su Roma; La natura del potere; Il mondo di Atene; “È l’Europa che ce lo chiede!”. Falso!; Intervista sul potere (a cura di A. Carioti); La crisi dell’utopia. Aristofane contro Platone; Augusto figlio di Dio; Tucidide. La menzogna, la colpa, l’esilio; La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia; Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano; Fermare l'odio.



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