il posto delle parole

il posto delle parole

Download on the App Store

il posto delle parole episodes

  • Giulio Leoni "I delitti dei nove cieli"
    Giulio Leoni
    "I delitti dei nove cieli"
    Edizioni Nord
    www.editricenord.it

    Un omicidio alla Sorbona. Una cospirazione ordita all'ombra del processo ai Templari. Un mistero che solo può svelare: Dante Alighieri.

    Autunno 1307. È un momento particolarmente difficile per Dante Alighieri. Frustrato per il mancato riconoscimento delle sue qualità intellettuali, il poeta si mette in viaggio verso Parigi, dove conta di conseguire il baccellierato alla facoltà delle Arti, nella speranza di aprirsi così la strada verso una cattedra universitaria. Ma già lungo il cammino è testimone di eventi inquietanti e, una volta giunto in città, si rende subito conto che le strade di Parigi non sono meno pericolose di quelle della sua Firenze, soprattutto per le tensioni legate agli arresti dei membri dell’Ordine del Tempio decretati da re Filippo. E anche la Sorbona è percorsa da un’aspra e sotterranea contesa tra i sostenitori del sistema geocentrico e gli ambigui novatores, che si rifanno invece alla controversa teoria eliocentrica. Una disputa non soltanto dottrinale, come dimostra la morte di uno stimato astronomo di origine italiana, il cui cadavere viene rinvenuto proprio in un’aula dell’università. Il giorno successivo, Dante viene avvicinato da due giovani della corporazione degli studenti italiani, che gli chiedono d’indagare su quello che, a loro giudizio, solo in apparenza è stato un suicidio. Se l’istinto gli suggerisce di non fidarsi e di rinunciare, il poeta non può resistere alla sfida di sciogliere un enigma e portare la luce della verità lì dove imperano le tenebre. Tuttavia Parigi è un intrico di vicoli irto di insidie, tra delinquenza, lotte di potere e templari in incognito, e Dante dovrà muoversi con estrema cautela verso il cuore di un labirinto d’indizi che cela sia il colpevole sia il movente del delitto. Perché dietro i calcoli celesti forse si nasconde un calcolo ben più terreno e sanguinoso. E un’entità occulta sembra seguire passo dopo passo le indagini di Dante…

    «Nella singolare miscela di Leoni, si sovrappongono desiderio di conoscenza e ricomposizione dell'ordine caro al giallo classico.»
    La Repubblica

    «Quando si tratta di trovare un protagonista indimenticabile, è davvero difficile battere l’italiano Giulio Leoni e il suo Dante Alighieri.»
    The Times



    Giulio Leoni, romano, è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla serie di romanzi dedicati alle avventure di Dante Alighieri, tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. Ma oltre a riguardare il remoto passato, i suoi interessi vanno anche verso la storia del secolo appena trascorso, soprattutto nei suoi aspetti meno conosciuti e controversi. Elementi che trasporta spesso nei suoi romanzi, dove anche le trame più sorprendenti si sviluppano su uno sfondo storico ricostruito con precisione, e in cui personaggi reali e finzione narrativa s’intrecciano, dando vita a un teatro delle ombre enigmatico e affascinante.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    22 min
  • Sabino Maria Frassà "Out of words" Gaggenhau & Cramum
    Sabino Maria Frassà
    "Out of words"
    Cosa accadrà all'uomo quando avrà perso la parola?
    Mostra personale di Lorenzo Marini
    Gaggenau DesignElementi Hub
    Mostra aperta fino al 3 aprile 2020
    promosso da Gaggenau & Cramum

    Gaggenau e CRAMUM hanno presentato da Gaggenau DesignElementi Hub di Milano (corso Magenta 2) la mostra ad “Out of Words” (Senza Parole), personale di Lorenzo Marini, curata da Sabino Maria Frassà. La mostra rimarrà aperta fino a venerdì 3 aprile 2020 ed è la prima del nuovo ciclo 2020 espositivo "On-Air - Il Presente è il futuro del passato", ideato e curato da Frassà per Gaggenau.

    "Out of Words" raccoglie 15 opere - per lo più inedite - di Lorenzo Marini che riflettono sulla crisi della scrittura e la trasformazione del linguaggio. L’artista, che è uno tra i più riconosciuti art director e pubblicitari a livello internazionale, si interroga oggi su cosa potrà accadere all’essere umano quando l’evoluzione socio-tecnologica l’avrà privato della scrittura e quando sarà perciò rimasto senza parole.

    Come spiega il curatore Frassà: "Lorenzo Marini racconta l’escalation dell’immagine nel linguaggio, rappresentando lettere come puri simulacri di forma: l’artista diventa un archeologo del linguaggio. La crisi della scrittura che stiamo vivendo farà sì che le parole saranno sempre più contratte e sempre più sostituite dall’immagine e dalle emoticon, che a pensarci bene sono un ritorno alla pittografia ovvero a una nuova forma di protoscrittura e di ideogrammi. Un emoticon è un simbolo che sintetizza e trasmette in modo immediato uno stato d’animo. Il loro obiettivo primario non è comunicare, ma catturare l’attenzione di un interlocutore sempre più distratto. Il risultato, che Lorenzo Marini rappresenta nelle sue opere, è una comunicazione tanto immediata e visiva, quanto priva di sintassi e di sfumature".

    Le lettere diventano gli elementi centrali di tutte le opere di “Out of Words” a partire da alcuni lavori estratti dal ciclo “AlphaType”, che ha reso celebre l’artista. Queste opere rappresentano alfabeti in cui le singole lettere sono dei loghi. Per realizzarle Lorenzo Marini ha rinunciato alla vendita di 150 loghi da lui progettati per un valore complessivo (non realizzato) di oltre tre milioni di euro. Al fianco di tali opere sarà possibile vedere per la prima volta il nuovo ciclo di opere “Typemoticon” in cui in cui l’alfabeto è composto da lettere trasformate in emoticon. A scandire questa trasformazione è infine il video “Typemotion” in cui alle immagini delle lettere-logo corrisponde il suono delle lettere, pronunciate da una voce campionata e robotica.


    Lorenzo Marini vive e lavora fra Milano, Los Angeles e New York. Dopo aver lavorato per una ventina d’anni nella riservatezza, difendendo le sue opere dal clamore della pubblicità, settore che conosce benissimo, dopo il 2010 è uscito allo scoperto e ha presentato le sue opere al pubblico con mostre personali in prestigiosi spazi pubblici. Sviluppa la sua poetica sotto il grande maestro Emilio Vedova, dopo aver studiato Architettura all’Università di Venezia. Il concetto di spazio e la ricerca del visual ideale diventano il paradigma della sua pittura. Una pittura che parte dalla volontà di desemantizzare l’oggetto consumistico e il suo messaggio pubblicitario, scarnificando un concetto a una mera griglia dove l’atto di mercificazione viene annullato dalla bellezza degli elementi. Comincia a esporre a New York e Miami dove partecipa anche ad Art Basel Miami. Nel 2016 ha tenuto a battesimo, presso il Palazzo della Permanente di Milano, la “Type Art”, movimento di cui è caposcuola e che lo porta nel 2017 a esporre alla 57° Biennale d'arte di Venezia (Padiglione dell'Armenia).

    Dal 2019 collabora con Cramum e con Sabino Maria Frassà: l'installazione AlphaCUBE presentata per la DesignWeek 2019 (da Ventura Projects ) finisce a Venezia (in occasione della 58° Biennale...
    19 min
  • Gianluca De Candia "Il rovescio del Vangelo"
    Gianluca De Candia
    "Il rovescio del Vangelo"
    EDB Edizioni Dehoniane Bologna
    www.dehoniane.it


    Lo charme del Rabbì di Nazaret filtra da ogni pagina dei Vangeli, restando inafferrabile. Come accostarsi allora alla patina di luce che ovunque lo accompagna? Questa domanda dà l’avvio all’avventura di queste pagine: osare leggere il Vangelo «al rovescio», a partire cioè dalla prospettiva di coloro che lo hanno incontrato. Come sarà stato guardato Gesù da Giuseppe, Maria, il Battista, la peccatrice di Magdala, Giuda, Pietro, Caifa, Anna, Pilato ed Erode? Un racconto fra le righe dei Vangeli e sulla loro soglia, come un invito a entrare.


    "C’è qualcosa d’impalpabile e leggero che a volte ci incanta; qualcosa d’invisibile, di duttile e mobile che pure sa attrarci a sé con forza; qualcosa di sottile che si può solo presagire o indovinare; qualcosa che, quando manca, ci lascia in uno stato di curiosa inquietudine; qualcosa di decisivo e che tuttavia pare non si possa dire. Non è afferrabile come un oggetto, ma fa parte del lato atmosferico, imprendibile della realtà. Proprio a questo guardava Vladimir Jankélévitch quando parlava di un non-so-che o un quasi niente, di una qualità altra, superiore, che pure irrompe nell’attimo come un’occasione, ma la cui essenza resta imperscrutabile. Questo “altrove”, che pure irrompe come immediato, è lo charme.

    Esso irradia, seguendo le leggi dell’attrazione estetica e non della gnosi, dell’intuizione sensibile e non della riflessione. Qualcosa di esterno prende l’iniziativa, ci viene incontro e attira, desta in noi un sentimento di riverenza, provoca l’urgenza di un riconoscimento. Être sous le charm dice la lingua francese. Subire il fascino è dunque in un primo momento esperienza di passività. Avvertiamo subito di ritrovarci di fronte a una donna o a un uomo charmant, anche se questi resta a lungo posato. Può tacere per ore e riempire di sé uno spazio immenso. Egli non ha nulla dell’affettazione dello charmeur, di chi pretende sedurre a dispetto dell’altrui indipendenza. Al contrario, l’impulso che deriva da un’allure affascinante sembra promettere una maggiore libertà. In lui pare ci venga incontro il modo di diventare migliori."


    Gianluca De Candia insegna attualmente Teologia sistematica all’Università di Siegen ed è libero docente al Dipartimento di questioni filosofiche fondamentali della teologia della Westfälische Wilhelms-Universität di Münster.


    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    29 min
  • Luca Manini "Leonard Cohen. La fiamma"
    Luca Manini
    traduttore di:
    "Leonard Cohen - La fiamma"
    Poesie e pagine scelte dai quaderni
    A cura di Robert Faggen e Alexandra Pleshoyano
    Bompiani Editore
    www.bompiani.it




    “Un’anima in fiamme”. Questo era ed è Leonard Cohen: un uomo che ha sempre avuto la necessità di scrivere. Poco tempo prima di morire il cantautore canadese ha iniziato a raccogliere, selezionare e organizzare i suoi scritti degli ultimi anni: illustrazioni, testi di canzoni, brani di prosa e poesie appuntati su quaderni o brandelli di carta. Questa memoria scritta ci viene restituita in La fiamma, un intimo autoritratto in frammenti di un artista unico, che con il suo sguardo sul mondo e la sua capacità di creare immagini potenti e cogliere le atmosfere più lievi riesce a condurci al cuore dell’essere umani.

    “Se conoscete quest’uomo solo per Hallelujah e Susanne, prendete La fiamma e scaldatevi dentro le sue pagine.” The Washington Post



    Leonard Cohen è nato a Montreal nel 1934, e subito dopo la laurea ha pubblicato il suo primo libro di poesie. Era il 1956. Ne ha pubblicati un’altra decina, più due romanzi. Celebre in tutto il mondo come cantante e cantautore, ha pubblicato quattordici album tra il 1967 e il 2016. Inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2008 e nella Songwriters Hall of Fame nel 2010, ai Grammy del 2010 è stato premiato alla carriera. Nel 2011 ha vinto il Premio Principe delle Asturie e il Glenn Gould Prize. È morto a Los Angeles nel 2016.




    – Citi tre cose che non smettono mai di darle piacere.

    – Il bel tempo, il corpo di una donna e la luna.

    Intervista di Kristine McKenna a Leonard Cohen, 1988




    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    38 min
  • Costanza Rizzacasa D'Orsogna "Non superare le dosi consigliate"
    Costanza Rizzacasa D'Orsogna
    "Non superare le dosi consigliate"
    Guanda Editore
    www.guanda.it


    Sono stata una bambina grassa, un’adolescente grassa, sono una donna grassa. Ho mangiato per noia, per ansia, per dolore. Perché cos’è la fame se non un’emozione?


    «Non c’è un problema che un farmaco non curi, mamma lo dice sempre. A casa nostra non si parla, si prendono medicine. Così lei mi dà il Dulcolax ogni sera perché sono una bambina grassa. Due compresse, quattro, otto. E io non so che legame ci sia tra il Dulcolax e una bambina grassa, visto che non dimagrisco…» C’è un peso che non si può perdere, anche quando l’hai perso tutto. Matilde lo sa: la mamma, bulimica, passa le giornate a vomitare; lei ha cominciato a ingrassare quando aveva sei anni ed è affamata da una vita. A scuola elemosina biscotti, a casa ruba il pane, e intanto sogna che le taglino la mano. Ottanta chili a sedici anni, a diciotto quarantotto; Matilde va in America a studiare, splende, ma la fame e la paura le vengono dietro. Finché, dopo la morte della madre, il tracollo finanziario del padre e una relazione violenta, supera i centotrenta chili. E quando esce, c’è sempre qualcuno che la guarda con disprezzo. ­Allora Matilde si chiude in casa per tre ­anni, e sui social si finge normale. Ma che vuol dire normale? Un romanzo crudo e potente tra due lingue e due culture, tra gli anni Settanta e oggi. Un libro vorticoso tra perfezionismo, autolesionismo, menzogna e dipendenze.


    Costanza Rizzacasa d’Orsogna è laureata in scrittura creativa alla Columbia University di New York. Scrive sul Corriere della Sera e sul supplemento culturale la Lettura, e tiene sul settimanale 7 la rubrica anybody – Ogni corpo vale. Nel 2018 ha pubblicato la favola di successo Storia di Milo, il gatto che non sapeva saltare (Guanda), in corso di traduzione in vari Paesi. Non superare le dosi consigliate è il suo primo romanzo.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    35 min
  • Anna Granata "Teen Immigration"
    Anna Granata
    Elena Granata
    "Teen Immigration"
    La grande migrazione dei ragazzini
    Vita e Pensiero
    www.vitaepensiero.it


    Sono più di 45.000 i minorenni sbarcati in Italia negli ultimi tre anni. Ragazzi, poco più che bambini, che si sono messi in viaggio da soli dall’Africa dell’Est, dal Maghreb e dal Corno d’Africa. In tutta la storia d’Europa non si era mai verificata una migrazione di ragazzini di queste dimensioni. Per capire cosa stia accadendo servono intelli­genze nuove e occhi (e cuori) capaci di leggere in filigrana la varietà delle storie individuali. Par­tono bambini, poi tutto cambia: paura, prigio­nie, lavori forzati, torture, abbandoni, solitudini grandissime ritornano nei racconti dei ragazzi che sono riusciti a raggiungere l’Italia.
    Il viaggio li trasforma, li rende grandi molto in fretta, li se­para forzatamente dai propri affetti ma, al tem­po stesso, amplia la loro capacità di adattarsi, di apprendere nuove lingue e nuovi stili di vita. Il libro racconta le storie di molti di questi ragazzi. Narra i loro percorsi di integrazione e le loro attese, i progetti e le speranze, la loro nostal­gia di casa e la voglia di futuro. Ma il libro rac­conta anche la storia delle Autrici, del giorno in cui non è bastato più studiare, capire, scrivere e hanno deciso di aprire le loro case. E tutto è cambiato per sempre.

    Per approfondire la ricerca e il progetto racconta­to in questo libro: https://www.teenimmigration.it/


    Anna Granata è ricercatrice in Pedagogia in­terculturale presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’educazione dell’Università degli Studi di Torino. Si occupa di scuola, pratiche inter­culturali e mobilità giovanile. Tra i suoi libri più recenti: La ricerca dell’altro. Prospettive di peda­gogia interculturale (Carocci 2018); Pedagogia delle diversità. Come sopravvivere un anno in una classe interculturale (Carocci 2016); Je suis ici depuis toujours. Jeunes issus de l’immigration en Italie (L’Harmattan 2015).

    Elena Granata è professore associato di Urbani­stica presso il Dipartimento di Architettura e Studi urbani del Politecnico di Milano e docente presso la Scuola di Economia Civile. Si occupa di città e ambiente e di cambiamenti sociali. Tra i suoi libri più recenti: Biodivercity. Città aperte, creative e sostenibili che cambiano il mondo (Giunti 2019), Chi semina e chi raccoglie. Per una nuova cultura del paesaggio (Ecra 2014), La mente che cammina. Esperienze e luoghi (Maggioli 2012).

    Anna e Elena Granata hanno già pubblicato insie­me: L’interculturel à la maison (L’Harmattan 2019); Sapere è un verbo all’infinito (Il Margine 2013); La città avrà i miei occhi. Spazi di crescita delle seconde generazioni a Torino (Maggioli 2009).



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    31 min
  • Romina Casagrande "I bambini di Svevia"
    Romina Casagrande
    "I bambini di Svevia"
    Garzanti Editore
    www.garzanti.it


    Un romanzo che dà voce a una pagina dimenticata della nostra storia. Una protagonista alla ricerca dell’unica verità che può salvarla.Farò di tutto per mantenere la nostra promessa. Perché non è bastata una vita per dimenticare.

    Protetta dalle mura di una casa nascosta dal rampicante, Edna aspetta un segno. Da sempre sogna il giorno in cui potrà mantenere la parola data. L’unico a farle compagnia è Emil, un pappagallo dalle grandi ali blu. Non le è mai servito altro. Fino a quando una notizia la costringe a uscire dall’ombra e a mettersi in viaggio. È arrivato il momento di tener fede a una promessa a lungo disattesa. Una promessa che lega il suo destino a quello dell’amico Jacob, che non vede da quando erano bambini. Da quando, come migliaia di coetanei, furono costretti ad affrontare un terribile viaggio a piedi attraverso le montagne per raggiungere le fattorie dell’Alta Svevia ed essere venduti nei mercati del bestiame. Scappati dalla povertà, credevano di trovare prati verdi e tavole imbandite, e invece non ebbero che duro lavoro e un tozzo di pane. Li chiamavano «bambini di Svevia». In quel presente così infausto, Edna scoprì una luce: Jacob. La loro amicizia è viva nel suo cuore, così come i fantasmi di cui non ha mai parlato. Ma ora che ha ritrovato Jacob, è tempo di saldare il suo debito e di raccontare all’amico d’infanzia l’unica verità in grado di salvarli. Per riuscirci, Edna deve tornare dove tutto ha avuto inizio per capire se è possibile perdonarsi e ricominciare. Lungo antiche strade romane e sentieri dei pellegrini, ogni passo condurrà Edna a riscoprire la sorpresa della vita, ma al contempo la avvicinerà a un passato minaccioso. Perché anche la fiaba più bella nasconde una cupa, insidiosa verità.
    I bambini di Svevia è un romanzo indimenticabile. Per la capacità di leggere l’animo umano con profondità ed empatia. Per il coraggio di far luce su un capitolo poco conosciuto della storia italiana, quello dei bambini che, per tre secoli e fino alla seconda guerra mondiale, venivano venduti dalle famiglie per lavorare nelle fattorie dell’Alta Svevia. Per la protagonista, Edna, un personaggio vivido e coinvolgente. Una storia che è un tuffo in un mondo in cui la natura dice più delle parole e in un passato dimenticato che chiedeva di essere raccontato.

    Romina Casagrande vive e insegna a Merano, in provincia di Bolzano. Laureata in lettere classiche e appassionata di storia, ha collaborato con alcuni musei, realizzando percorsi didattici interdisciplinari. Ama la natura, la montagna e condivide la sua casa con tre pappagalli, due cani e un marito.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    16 min
  • Ilaria Palomba "Brama"
    Ilaria Palomba
    "Brama"
    Giulio Perrone Editore
    www.giulioperroneditore.com


    Dico brama preferibilmente a desiderio, perché brama è più forte di desiderio, perché in brama c’è il grido dell’elefante, perché in brama c’è Brahma, supremo desiderio del mondo.
    Alberto Savinio, La nostra anima

    Se invece divorerai altri e altre cose rispetto a te, la tua brama rimarrà perennemente insoddisfatta, anche essa vuole di più, vuole ciò che vi è di più prelibato, vuole te.
    C.G. Jung, Il libro rosso


    Possedere l’altro, primeggiare, schivare le attenzioni di una madre morbosa, meritare il riconoscimento di un padre inarrivabile sono i desideri che animano Bianca, fragile trentenne, ricoverata più volte in psichiatria per i suoi vani tentativi di suicidio. L’incontro con il filosofo Carlo Brama, ambivalente oggetto di desiderio, rende maggiormente precario il suo stare al mondo e apre un viaggio a ritroso nell’infanzia e nell’adolescenza pugliese, frugando tra i segreti di una famiglia borghese piena di scheletri nell’armadio. L’amore non è una fiaba a lieto fine ma una radiografia della psiche, un legame tanto carnale quanto spirituale che, come in un rito, nel suo compiersi conduce al trascendimento della ragione. Tra Carlo e Bianca c’è un gioco crudele che diventa una condanna, una tessitura di destini, sacra e terribile, cui cercano entrambi di sfuggire.


    Così comincia "Brama"
    "Sono una debole, questo mi dice Carlo. Che sono debole e priva di volontà, che mi lascio schiacciare da chiunque, quando invece vorrebbe essere lui, solo lui, a muovere i fili. Per essere un burattino non sono niente male. Magari devo perdere qualche chilo, il burattino perfetto non può superare i cinquanta chili, e vestirmi di bianco, come piace a lui. Devo. No, basta. Ora smetto di controllare l’iPhone. Ho già un padre ma ogni volta ne cerco di nuovi. È stato bello conoscerlo al seminario su Heidegger a villa Mirafiori, parlare dieci secondi e nell’arco di poche ore essere
    già a Monti a bere Cabernet e a confidargli: Un mese fa mi ricoverano perché il mio ex s’innamora di un’altra e mi viene il dubbio di non essere reale e per accertarmene ingollo cinquanta pasticche di Topamax, tre boccette di Diazepam e tre di Xanax."




    Ilaria Palomba, classe ’87, è laureata in Filosofia, ha tenuto laboratori di scrittura creativa nei centri diurni di psichiatria e presso alcune scuole; tra le sue pubblicazioni: Fatti male, tradotto in tedesco per Aufbau-verlag, Homo homini virus (Premio Carver, 2015), Io sono un’opera d’arte, viaggio nel mondo della performance art, Disturbi di luminosità, Deserto. È ideatrice e redattrice del blog dissipatu.blogspot.com in cui svolge una ricerca sul disagio psichico.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    25 min
  • Loris Campetti "L'arsenale di Svolte di Fiungo"
    Loris Campetti
    "L'arsenale di Svolte di Fiungo"
    Manni Editori
    www.mannieditori.it



    Una storia di militanza e fuga, terrorismo rosso e nero, servizi segreti e imbrogli di Stato negli anni Settanta




    Ma ciò che manda in brodo di giuggiole i carabinieri è una carta dell’Istituto geografico militare che riproduce in modo molto dettagliato la zona tra Camerino e Fiungo.
    Maledette coincidenze. Sarò un ingenuo capitato in una storia più grande di me, ma cretino no, mi viene il sospetto che quella carta potrebbe essere manomessa per confermare una tesi precostruita e così faccio mettere a verbale ai perquisitori che non ci sono segni di sorta sopra la carta, né cerchietti col pennarello rosso, né sottolineature magari proprio all’altezza di Svolte di Fiungo. Rispondo alla domanda di rito, spiego che quella carta l’ho regolarmente acquistata a Firenze proprio nel punto vendita posto al piano terra dell’Istituto geografico militare. Chiunque può comprare una qualsiasi delle loro carte geografiche, non lo sapevate? E perché l’ho comprata? La uso, come le altre che vedete nella libreria, per andare a funghi.




    Ci son voluti quasi cinquant'anni perché Loris Campetti si decidesse a raccontare questa storia, la sua storia. E ha scelto di farlo come fosse un romanzo, perché in qualche modo lo è.
    Nel 1972 ha 24 anni, è appena laureato, viene indagato per associazione sovversiva dopo che, vicino casa sua, a Macerata, hanno ritrovato un arsenale di armi attribuito al terrorismo rosso. Per una cartina geografica che Loris usa per andare a funghi, considerata prova inconfutabile del suo coinvolgimento, c'è il rischio di rimanere vittima di una macchinazione: sono gli anni di Pinelli, di Piazza Fontana, di Junio Valerio Borghese – e in effetti quell'arsenale si rivelerà costruito dai fascisti su mandato del Sid.
    Così Loris decide di diventare latitante.
    Per cinque anni, fino all'assoluzione perché “il fatto non sussiste”, Loris convive con l'angoscia, la rabbia, l'impotenza. Dapprima nascondendosi, documenti falsi e un lavoro di collaudatore di Fiat Centoventiquattro, poi tornando allo scoperto, riprendendo la militanza politica, iniziando a collaborare con “il manifesto”.
    È una storia così piena di coincidenze e strane beffe del destino da sembrare un romanzo. E Campetti la racconta inserendola nel quadro di quello che va succedendo in Italia in quei caldi anni Settanta.

    Loris Campetti
    È nato nel 1948 a Macerata, vive a Roma.
    Laureato in Chimica, ha lavorato al “manifesto” dalla seconda metà degli anni Settanta fino al 2012, occupandosi in particolare di lavoro, sindacato e economia. Collabora con giornali stranieri e riviste.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    20 min
  • Anna Rottensteiner "Le vite lontane"
    Anna Rottensteiner
    "Le vite lontane"
    traduzione dal tedesco di Carla Festi
    Edizioni Alphabeta Verlag
    www.edizionealphabeta.it





    Il romanzo di Anna Rottensteiner, scritto in una lingua ricca di immagini plastiche e sensuali, è una raffinata, trascinante riflessione sulla condizione del “migrare”: da una sponda all’altra, da un paese all’altro, ci si allontana da se stessi per ritrovarsi nell’altro. Una straordinaria prova d’autore.


    «Non puoi spostare le persone come se fossero piante. Non puoi lasciarle in giro, sugli scogli, sui binari, nei parchi, nei sottopassi, abbandonarle così, senza guardarle in faccia. Nemmeno quando si ha paura della propria paura. Io lo sto imparando adesso. E tu?»

    Storie di distacchi, di fughe e migrazioni: le “vite lontane” di due protagoniste si intrecciano in diversi piani narrativi e temporali, mescolando passato e presente, infanzia e vita adulta, oscure paure e desideri inconfessabili, fantasie e realtà. L’io narrante rievoca luoghi abbandonati e remote vicende di guerra e conflitti familiari, di confini da valicare, di abbandono e miseria, di affetti travolti dalla Storia. È lo stesso destino di Meta, profuga etiope sfruttata nei campi della Calabria: l’addio alla propria terra, il lungo e faticoso viaggio alla volta dell’Europa, le indicibili privazioni e sofferenze. L’incontro finale tra le due svela sorprendenti affinità e legami, e una comune necessità di riscatto.





    Anna Rottensteiner (1962), nata a Bolzano, ha studiato Germanistica e Slavistica all’Università di Innsbruck. Dopo aver svolto le professioni di libraia ed editor, dal 2003 è direttrice della Literaturhaus am Inn di Innsbruck. Ha collaborato in qualità di traduttrice e curatrice a diversi progetti editoriali e interculturali, e ha al suo attivo tre romanzi e alcune raccolte di racconti. I lettori italiani hanno avuto modo di apprezzare il romanzo Sassi vivi (Keller, 2016). Nur ein Wimpernschlag [Le vite lontane] ha riscosso in Austria un notevole successo di pubblico e di critica.


    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    20 min

About il posto delle parole

From the publisher's feed

Conversazioni intorno ai libri, insieme con gli autori
Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

www.ilpostodelleparole.it

Diventa un supporter di questo podcast:

More shows like il posto delle parole

Giorno per giorno by Corriere della Sera – Francesco Giambertone

Giorno per giorno

46 Listeners

Le voci del Mulino by Società editrice il Mulino

Le voci del Mulino

0 Listeners

Il Mondo by Internazionale

Il Mondo

36 Listeners

Ma perché? by OnePodcast

Ma perché?

14 Listeners