il posto delle parole

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  • Angela Nanetti "Azzurrina"
    Angela Nanetti
    "Azzurrina"
    disegni di Octavia Monaco
    www.galluccieditore.com



    Il principe Funesto, nero e cupo come la notte, dopo anni di guerre torna al castello con una ferita all’occhio che gli dà un terribile dolore. Quando vede la figlia Azzurrina, chiara come l’alba, luminosa e sorridente, crede che quella bambina sia l’origine del suo tormento e la fa rinchiudere nella torre. Ma un giorno ode il suo canto...

    La canzone marzolina arrivava fin giù nel cortile del castello, dove il principe impettito dava ordini a tutti. Non ci crederete, ma all’udirla si sentì improvvisamente meglio; come se il dolore si fosse un po’ stancato o stesse anche lui ascoltando la canzone.



    sfoglia il libro "Azzurrina" di Angela Nanetti
    https://www.galluccieditore.com/scheda/sfoglia/?id=1412




    Angela Nanetti è nata a Budrio nel 1942. Ha pubblicato più di venti titoli per bambini e ragazzi e due romanzi per adulti. I suoi libri hanno ottenuto riconoscimenti in Italia e in Europa, tra cui il premio nazionale Andersen, e sono tradotti in 25 Paesi.


    Octavia Monaco insegna all’Accademia di Belle arti di Bologna e nel 2004 ha vinto il premio Andersen come migliore illustratrice. Affascinata dal fiabesco, nel suo percorso di ricerca si è confrontata con le diverse esperienze dell’arte contemporanea maturando un personale linguaggio artistico.




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    11 min
  • Angelo Longoni "Modigliani il principe"
    Angelo Longoni
    "Modigliani il principe"
    Giunti Editore
    www.giunti.it



    La fugacità della vita, la rarità di un animo sensibile, la maledizione dell’essere incompreso. Sono gli aspetti che tutti conosciamo del pittore “delle donne dai colli lunghi”, Amedeo Modigliani. Quello che ci è sfuggito finora è quanto questo artista fosse fragile, ma anche pieno di vitalità. È qui che Angelo Longoni riesce a entusiasmarci e rapirci: ci cattura con la sua scrittura scenografica, i suoi dialoghi pieni di naturalezza e le vivide ambientazioni. Siamo noi stessi a rivivere la vita dell’artista e a sentire le sue intime passioni: scappiamo da Livorno, ci incantiamo davanti a Firenze, riviviamo i primi giovani e potentissimi amori. Il legame esclusivo con la madre, poi le incomprensioni, la malattia che ritorna e lo slancio vitale che non lo abbandona mai. Con lui corriamo a Parigi, richiamati dal fermento bohémien: incontriamo Picasso e Soutine, ci addentriamo nei vicoli, nei cabaret e nelle alcove, ci innamoriamo follemente di ogni sua donna, di ogni sua musa: Anna Achmatova, Beatrice Hastings e poi la Diva Kiki de Montparnasse, fino alla dolce Jeanne. Il mondo straordinario di un uomo costantemente in lotta con i suoi demoni, sensibile, schivo, impenetrabile, ma sempre capace di ritrovare il coraggio di stare al mondo essendo a un passo dalla morte. Un vortice di emozioni ci trascina nella vita eccezionale di uno degli artisti più enigmatici di tutti i tempi. Un ritratto avvincente come il più appassionato dei romanzi, ma sempre centrato su una documentazione attendibile e su una rigorosa fedeltà alla verità della storia.


    Angelo Longoni nato a Milano, è drammaturgo, regista e narratore. S’impone all’attenzione nazionale nel 1989 con il dramma Naja, la cui versione cinematografica esce nel 1997. Tra le sue opere teatrali più note: Uomini senza donne, che porta anche al cinema, Xanax, Vita, Testimoni, Col piede giusto, Boomerang, Modigliani. Tra le serie televisive: Le madri, Caravaggio, Tiberio Mitri. Per il cinema ricordiamo Facciamo fiesta, Non aver paura, Maldamore. Ha pubblicato per Mondadori Naja, Caccia alle mosche, Siamo solo noi e per Iacobelli Vita.



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    28 min
  • Raul Montanari "La seconda porta"
    Raul Montanari
    "La seconda porta"
    Baldini + Castoldi
    www.baldinicastoldi.it



    Milo Molteni è il più grande pubblicitario italiano specializzato in campagne sociali. Molti lo considerano non solo un genio ma un benefattore, anche se chi lo conosce davvero, come la sua ex moglie, la pensa diversamente. Quando muoiono i suoi odiosi vicini di casa Milo acquista il loro appartamento, in cui scopre una porta misteriosa che sembra il passaggio segreto di un vecchio castello. Proprio da qui, una notte, entrerà un giovanissimo migrante in fuga… ma da cosa? Nell’avventura che nasce, Milo scoprirà quanto è difficile mettere in pratica i princìpi umanitari che finora ha solo propagandato. Affiancato da un bizzarro e imprevedibile detective privato che torna per la quinta volta nei romanzi di Montanari, si troverà avviluppato in una ragnatela di enigmi, minacce, vendette, un gioco di scatole cinesi con un finale a sorpresa. E sullo sfondo le trame di
    Han, un’implacabile organizzazione segreta di giustizieri. Perché puoi chiudere tutte le porte della tua casa, o della tua vita, ma ne rimane sempre una aperta.



    Raul Montanari
    Ha pubblicato una ventina fra romanzi, saggi e libri di racconti. Fra i più noti, i romanzi La perfezione (1994), Chiudi gli occhi (2004), L’esistenza di dio (2006), La prima notte (2008), Strane cose, domani (2009, Premio Bari, Premio Siderno e Premio Strega Giovani), tutti pubblicati da Baldini & Castoldi, oltre che Il regno degli amici (2015, premio Vigevano, finalista premio Scerbanenco), e il saggio Il Cristo zen (2012). Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto Nelle galassie oggi come oggi (2001), insolito bestseller nel campo della poesia. Ha firmato opere teatrali, sceneggiature e importanti traduzioni dalle lingue classiche e moderne, da Sofocle a Shakespeare, da Poe a Cormac McCarthy.



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    41 min
  • Teresa Bartolomei "Dove abita la luce?"
    Teresa Bartolomei
    "Dove abita la luce?"
    Figure in cammino sulla strada della parola
    Vita e Pensiero
    www.vitaepensiero.it



    Una fedele lettrice della Bibbia ne incontra due figure tra le più note, Noè e Giuda: il risultato è un libro che ci conduce a risco­prire quanto abbiano da dirci ancora i due popolarissimi personaggi della Scrittura. La storia di Noè, di grande potenza imma­ginifica con quell’arca carica di animali sballottata dalla furia del diluvio, rivela tutta la sua realistica urgenza in questo nostro tempo in cui la grande potenza tecnologica mette l’uomo in condizione, come mai prima, di distruggere la terra. E il tradimento di Giuda, da parte sua, ci in­terroga sulla perdizione massima – tradire un amico, tradire Dio – e sulla sua terribile soluzione. Pur nella diversità di contesto narrativo, queste storie ci sembrano par­lare entrambe di un destino di colpa e di tragica maledizione, di un collasso della speranza. E invece Teresa Bartolomei fa dei due protagonisti delle ‘figure in cammino’ verso la luce della Parola, capovolgendo la loro sorte e convertendo il nostro sguardo. La teologia della maledizione del diluvio viene confutata – Dio non punisce – e rovesciata nella teologia dell’ecocidio, vera e propria teologia della seconda creazione. L’uomo ha distrutto il suo ambiente, la casa che gli era stata donata, ma Dio gli pro­pone una nuova forma di convivenza, che passa dal coinvolgimento attivo dell’uomo. Davanti alla minaccia di un ecocidio fatto di alterazioni climatiche, consumo dissen­nato delle risorse naturali, riduzione della diversità biologica, Dio propone a Noè e a tutti noi di salvare la vita del pianeta co­struendo nuovi habitat, nuove arche, nuovi modelli di vita individuale e collettiva.
    Allo stesso modo, Giuda ci viene restituito come ‘figura’ – cioè come luogo teologico di rivelazione – di ogni uomo che conse­gna Dio scambiandolo per una manciata d’argento, di godimento, di vanità, di do­minio. Figura della condizione umana pri­ma di essere redenta da quell’unico uomo che non tradisce, che non consegnerà mai Dio al male, ma che si lascia anzi conse­gnare al suo posto: Gesù Cristo.
    Una lettura vertiginosa del testo biblico, che ce lo svela come una straordinaria scuola di umanità, un viaggio nel cuore dell’essere umano nel suo dialogo con Dio.






    Teresa Bartolomei (1959), docente e ricer­catrice presso la Facoltà di Teologia dell’U­niversità Cattolica di Lisbona, ha studiato Filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma con Tullio De Mauro e alla Goethe-Universität di Francoforte con Karl-Otto Apel. Ha pubblicato saggi di etica, religio­ne e letteratura, così come narrativa breve, in riviste italiane, francesi e portoghesi, e in Germania per Campus Verlag.


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    48 min
  • Vincenzo Gueglio "I viaggi di Grulliver"
    Vincenzo Gueglio
    "I viaggi di Grulliver"
    di Jonathan Swift
    illustrazioni di Thoms Morten
    Gammarò Edizioni
    www.gammaro.eu

    Grulliver parte per i suoi viaggi da bravo cittadino britannico, serenamente incastonato nella tranquilla persuasione della propria naturale superiorità: egli è un gigante in un mondo di nani; può risolvere con irrisoria e sprezzante facilità problemi che per gli altri sono insormontabili: un incendio, lo spegne pisciandoci sopra. Ma poi gli è inflitta l'esperienza che lo relativizza e, concretissimamente, lo ridimensiona. Subisce quindi l'immersione nella mostruosa realtà della nuova scienza: un paradossale battesimo i cui tratti carnevaleschi non hanno niente di allegro, ma sono la cupa testimonianza della follia tecnologica dilagante. Infine, la rivelazione: scopre di essere uno yahù, una bestia il cui barlume di ragione è volto al male.
    La verità alla quale Grulliver approda è tragica; ma grottesca; e il ridicolo toglie ogni dignità alla tragedia.
    Esso solo resta, e dilaga.

    «… since 1960 twenty new versions have been printed, of which nine are for an adult readership. The versions by Renato Ferrari (1964), Laura Corbi (1969), Luca Trevisani (1988), Gianni Celati (1997), and Vincenzo Gueglio (1999) are distinguished by their good overall results, and the last two stand out as among the best ever, Celati’s for reasons that will be explained below, Gueglio for its unusual and witty title, Viaggi di Grulliver (a pun on ‘grullo’, ‘gullible’, similar to what Swift implied of his hero), its fluent prose, as well as the extensive and detailed explanatory notes appended to the text.»

    («... dal 1960 sono state stampate venti nuove versioni, di cui nove per un pubblico adulto. Le versioni di Renato Ferrari (1964), Laura Corbi (1969b), Luca Trevisani (1988), Gianni Celati (1997) e Vincenzo Gueglio (1999) si distinguono per i loro buoni risultati complessivi, e gli ultimi due spiccano tra i meglio di sempre, Celati per i motivi che verranno spiegati di seguito, Gueglio per il suo titolo insolito e spiritoso, Viaggi di Grulliver (un gioco di parole su "grullo", "credulone", simile a quello che Swift intendeva per il suo eroe), la sua prosa fluente, così come le note esplicative estese e dettagliate a pie' di pagina.»)
    (Flavio Gregori, The Italian Reception of Swift. The Reception of Jonathan Swift in Europe,
    ed. Hermann J. Real (2005), pp. 17-54)


    Jonathan Swift è considerato tra i massimi esponenti della letteratura inglese, ed uno dei più grandi scrittori satirici mai esistiti.
    Figlio di genitori inglesi stabilitisi in Irlanda, Jonathan Swift, nasce il 30 novembre 1667 a Dublino, ma perde il padre a pochi mesi dalla nascita.
    La madre fa ritorno in Inghilterra nel 1673, mentre Jonathan, affidato agli zii, rimane a Dublino. Cresce in un ambiente estremamente povero, spesso oggetto di insulti e denigrazioni a causa della sua condizione sociale - aspetto che avrà profonda influenza sulle sue future idee sociali.
    Durante l'infanzia studia a Kilkenny, poi a Dublino, presso il Trinity College. Nel 1689, su consiglio della madre, si trasferisce in Inghilterra, dove trova un impiego come segretario del diplomatico e scrittore William Temple, lontano parente; tuttavia i pessimi rapporti con Temple e la necessità di raggiungere l'indipendenza economica, lo inducono a tornare in Irlanda, dove viene ordinato prete anglicano nel 1694.
    Nel 1697 pubblica la Battaglia dei libri, poema eroico, satirico e anticonformista, il cui successo permette a Swift di procurarsi qualche soldo. Si reca spesso a Londra, dove s'innamora, ricambiato, di Esther Johnson (Stella), figlia un diplomatico amico della madre.
    Nel 1704 scrive la Favola della botte , una satira corrosiva sulla Chiesa di cui critica la presunzione e la pedanteria, opera che di fatto gli preclude ogni...
    28 min
  • Gabriella Airaldi "Il ponte di Istanbul"
    Gabriella Airaldi
    "Il ponte di Istanbul"
    Un progetto incompiuto di Leonardo da Vinci
    Marietti 1820
    www.mariettieditore.it



    "Parole in viaggio"
    Lezioni per il bicentenario Marietti 1820
    Genova, giovedì 27 febbraio 2020, ore 17:45
    Palazzo Ducale
    "Avventura": la parola della seconda tappa degli incontri Marietti 1820 in giro per l'Italia.
    ospite dell'incontro: Gabriella Airaldi "Il ponte di Istanbul"



    Cinque secoli fa una lettera di Leonardo da Vinci parte da Genova per Costantinopoli, l’odierna Istanbul. È forse la risposta alla richiesta di progettare un ponte. In quell’epoca, le due città sono al vertice delle relazioni tra Oriente e Occidente, come spesso è accaduto nella storia, e sulle onde del Mediterraneo scorre il confronto tra Turchi e Genovesi, una realtà di lunga durata in cui si possono cogliere le molte, sottili sfumature di un costante e caleidoscopico panorama di incontri. In questa prospettiva, il geniale ponte progettato (e mai realizzato) da Leonardo da Vinci per il sultano Bayezid II e il centro di Galata – prima genovese e poi turca – diventano il simbolo di un rapporto mai interrotto tra due mondi.

    Gabriella Airaldi, specialista di Storia mediterranea e di Storia delle relazioni internazionali, ha insegnato Storia medievale all’Università di Genova. Con Marietti 1820 ha pubblicato Storia della Liguria (2008-2012), Il duca della finanza. I Galliera di Genova: mecenatismo e solidarietà (con Franco Manzitti, 2013) e Gli orizzonti aperti del medioevo. Jacopo da Varagine tra santi e mercanti (2017).





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    22 min
  • Rossana Dedola "Pinocchio e Collodi"
    Rossana Dedola
    "Pinocchio e Collodi"
    Sul palcoscenico del mondo
    Bertoni Editore
    www.bertonieditore.com


    Con "Pinocchio e Collodi. Sul palcoscenico del mondo", Rossana Dedola allarga la riflessione che aveva compiuto con "Pinocchio e Collodi" (Bruno Mondadori, 2002), un libro accolto a suo tempo con molto favore dal pubblico dei lettori e dalla critica.

    Con un approfondito lavoro di ricerca, nella prima parte del libro l’autrice ripercorre la biografia di Carlo Collodi ridando vita a una figura tutt’altro che marginale nel panorama letterario del Risorgimento, fedele agli ideali democratici che lo portarono a partecipare a due Guerre d’indipendenza. Nel saggio vengono messe in evidenza le contraddizioni di fondo che sembrano contrassegnare la vita dell’autore, nato in un ambiente molto povero, ma a contatto diretto con una famiglia della grande aristocrazia fiorentina, e che lo spinsero a critica e combattere le ristrette regole di una società basata su una fortissima discriminazione sociale a suon di risate. Analizzando la collaborazione di Collodi con il “Lampione”, il giornale umoristico fondato dopo il ritorno dalla prima Guerra di indipendenza, per la prima volta vengono attribuiti all’autore molti articoli usciti anonimi nei quali non solo il suo genio umoristico si manifesta pienamente, ma sembra anticipare i risultati raggiunti con Pinocchio.

    La seconda parte del libro, dedicata alle "Avventure di Pinocchio", mette in luce il significato simbolico dei suoi personaggi e ne spiega l’inarrestabile successo. Grazie alle sue mirabolanti avventure il burattino è riuscito persino ad eclissare la fama del suo autore.

    Nella terza parte del libro, Dedola si sofferma sul successo planetario del burattino attraverso le illustrazioni dei più grandi illustratori del mondo (Innocenti, Mattotti, Mussino, Luzzati, Negrin etc) che hanno dato un volto a Pinocchio e agli altri personaggi e che negli ultimi anni paiono soffermarsi sul lato più crudo e oscuro del romanzo; e le opere di grandi scultori (Paladino, Ron Mueck, Alex Pinna) e artisti che hanno dato vita a sculture a volte dalle dimensioni gigantesche costringendo il pubblico a interrogarsi sul proprio infantilismo e sulla fragilità della dimensione infantile.

    Il libro analizza anche i risultati raggiunti in campo cinematografico e teatrale: dal primo film muto con un piroettante Pinocchio-Polidor, al film d’animazione di Walt Disney che si è allontanato profondamente dalla versione originale cancellandone miseria e violenza, alle serie televisive giapponesi, al bambino-robot di Steven Spielberg; numerose le messe in scena in campo teatrale, dalla trentennale ricerca di Carmelo Bene al Pinocchio nero di Marco Baliani con i ragazzi di strada di Nairobi sino al delicato Pinocchio giapponese attualmente in cartellone a Tokio, da cui è stata ricavata la foto che compare sulla copertina del libro.


    Rossana Dedola, già ricercatrice e docente della Scuola Normale di Pisa, analista didatta e supervisore dell’Istituto C. G. Jung e dell’International School of Analythical Psychology di Zurigo, ha pubblicato tra gli altri “La via dei simboli. Psicologia analitica e letteratura italiana” (Franco Angeli, Milano), “La musica dell’uomo solo. Saggi su Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Primo Levi e Giovanni Orelli” (Polistampa, Firenze), “Pinocchio e Collodi” (Bruno Mondadori, Milano), “La valigia delle Indie e altri bagagli” (Bruno Mondadori), Introduzione a V. Lamarque, “Poesie” (A. Mondadori, Milano), “Giuseppe Pontiggia. La letteratura e le cose essenziali che ci riguardano”, II ed. con Introduzione di Gianfranco Ravasi (Avagliano, Roma), “Roberto Innocenti. La mia vita in una fiaba” (Della Porta, Pisa), tr. francese Gallimard (Parigi), tr. spagnola, Kalandraka (Barcellona), “Grazia Deledda. I luoghi gli amori le opere” (Avagliano,...
    28 min
  • Marcello Simoni "Tarocchi magici e cavallereschi"
    Marcello Simoni
    "Tarocchi magici e cavallereschi"
    La vera storia di Rolando
    add editore
    www.addeditore.it

    Marcello Simoni, perso in una biblioteca-labirinto, si aggira alla ricerca di un codice raro o un cimelio appartenente agli albori del Medioevo.
    Uno strano cigolio lo invita ad avanzare tra polvere e cose antiche. Incuriosito, Simoni si imbatte in uno stravagante personaggio, seduto su un cavallo a dondolo. Si tratta di Turpino, o meglio il suo ectoplasma, autore della Historia Karoli Magni et Rotholandi.

    In un’atmosfera di stupore e sogno, prende avvio per Marcello Simoni un dialogo surreale. Il tentativo è quello di ricostruire la ‘verità’ sulla figura di Rolando (Orlando), tra storia, mito e letteratura. Altre ombre si paleseranno, tra cui Calvino, lo storico carolingio Eginardo, Turoldo (l’autore della Chanson de Roland), e ognuna dirà la propria tra scherzi ed erudizione.

    Dodici capitoli che si aprono con le dodici figure presenti sullo scudo di Turpino. Come Carlo Magno, la città di Pamplona, il cavallo Vegliantino, Rolando, il gigante Ferraù, Angelica e altri.

    Personaggi chiave della storia di Rolando, protagonisti di vicende che nei secoli, attraverso una tradizione filtrata da Turpino a Tasso, attraverso Ariosto, Boiardo e Pulci, si sono cristallizzati in figure simili agli arcani di un mazzo di tarocchi: il re, il cavaliere, il mago, la dama, il moro, il gigante, il traditore.
    E da semplici carte da gioco, Marcello Simoni le trasforma in uno zodiaco immaginifico, alimentando la fantasia dei suoi lettori.

    Simoni, per molti versi uno scrittore poco italiano, assimilabile per la sua attenzione minuziosa nel ricostruire i fondali storici agli autori angloamericani o ai grandi registi d’oltremanica che ci meravigliano per le loro accurate rappresentazioni di scenari del passato – Sergio Lorusso, La Gazzetta del Mezzogiorno



    Marcello Simoni è uno dei più noti e amati scrittori italiani.
    Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi romanzi e saggi storici di grandissimo successo; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella.


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    11 min
  • Elena Mearini "Tra uomini e dei"
    Elena Mearini
    curatrice dell'antologia di racconti:
    "Tra uomini e dei"
    Storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport
    Morellini Editore
    www.morellinieditore.it



    Lo sport è sfida, lotta e riconciliazione con se stessi, una grande metafora del percorso che ogni vita è chiamata a intraprendere. In questa antologia, venti autori raccontano storie di uomini e donne che nello sport hanno trovato una seconda occasione di respiro e dignità, un modo nuovo di essere e stare al mondo, ripulito dall'assenza di senso. Ogni storia è legata a una disciplina sportiva diversa, a partire da quelle più comuni e note quali il calcio o il tennis per arrivare al pugilato, l'alpinismo, l'apnea e le arti marziali. Si tratta di storie liberamente ispirate alle vite di questi campioni e professionisti dello sport o interventi lucidi e fedeli che ne ripercorrono il percorso agonistico. Prefazione di Bruno Pizzul.

    Silvia Andreoli, Matteo Belli, Andrea Bocconi, Alessandro Bonan, Mauro Colombo, Stefano D'Andrea, Anna di Cagno, Patrick Fogli, Marcello Fois, Massimo Laganà, Carlo Lucarelli, Massimo Maugeri, Elena Mearini, Giorgio Nisini, Furio Ravera, Vito Ribaudo, Michele Sancisi, Emiliano Scandi, Massimo Torre, Nicoletta Vallorani.

    Gregory Efthimios Louganis, Massimo Piloni, Fabio Dal Zotto, Aldo Montano, Gian Piero Gasperini, Walter Bonatti, Emil Zatopek, Jack Johnson, Pietro Paolo Mennea, Luigi Malabrocca, Enzo Maiorca, Tonya Maxine Harding, Pierfrancesco Pavoni, Leonardo Follis, Vera Caslavska, Howard James, Maradona, Jesse Owens, Luz Long, Peter Norman


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    24 min
  • Roberta Botto "The ballad of forgotten places"
    Roberta Botto
    Botto&Bruno
    "The ballad of forgotten places"


    Botto&Bruno. The ballad of forgotten places, è un progetto promosso dalla Fondazione Merz vincitore della III edizione del bando Italian Council (2018), concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.



    La Fondazione non è nuova al sostegno dell’arte italiana in ambito internazionale e da sempre lavora alla costruzione di dialoghi e relazioni tra popoli e culture. Tra questi uno dei più rilevanti dal punto di vista culturale e sociale riguarda i paesi dell’area mediterranea che da qualche tempo sono protagonisti di un vasto dibattito culturale e artistico. Le stesse differenze, a volte vere e proprie divisioni, tra Paesi dell’Unione, sono interessante ambito di riflessione che alcuni noti artisti stanno analizzando e portando nel proprio lavoro. La cura dei luoghi e delle comunità deve partire anche dalle periferie dell’Europa. Non possiamo infatti immaginare un’Europa ospitale, capace e ambientalista prescindendo dall’analisi delle diseguaglianze che la stanno frammentando sempre più.

    In questo senso la Fondazione ha individuato negli artisti Botto&Bruno gli interlocutori ideali per la scrittura di un nuovo progetto.

    The ballad of forgotten places è una grande installazione che evoca una rovina contemporanea e che diventa memoria dei luoghi fragili e perduti. È concepita come un grande ambiente praticabile coperto, sia sulle pareti sia sul pavimento, da un paesaggio suburbano a 360 gradi, denso di ossidazioni, tracce, macchie e reperti, come se il tempo vi avesse lavorato quasi trasformandolo in una sorta di dagherrotipo.

    All’interno della “stanza” si trova un basamento sopra il quale è posto un libro d’artista, che diventa una narrazione di immagini, prodotte o raccolte in anni di foto dagli artisti, di un gran numero di luoghi ormai scomparsi, trasformati, dimenticati: siano essi terrain vagues, zone industriali oppure orti urbani situati ai margini delle città.

    “L’idea di una casa che seppur fragile, diroccata, scelga di proteggere la memoria di questi luoghi perduti ci sembra l’unica via per poter costruire le basi per un nuovo e più costruttivo approccio per affrontare le problematiche sull’ambiente. Le istituzioni che ospiteranno il lavoro dovranno proteggere, come una sorta di abbraccio, questa rovina che a sua volta si propone di conservare e trasmettere la memoria di questi luoghi fragili, insieme scatola cinese e macchina della memoria”. Botto&Bruno

    Il progetto suggerisce una profonda riflessione sulla contemporaneità e sul ruolo dell’arte quale fattore non solo di lettura o narrazione della società ma anche quale indispensabile elemento di trasformazione estetica del presente.




    The ballad of forgotten places, il progetto realizzato dagli artisti Botto&Bruno, vincitore della terza edizione del concorso Italian Council (2018), ideato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, entra a far parte delle collezioni dei Musei Reali di Torino.

    L’opera è allestita al primo piano della Galleria Sabauda, nella Sala degli Stucchi, in un ambiente caratterizzato da un’esuberanza decorativa neobarocca.

    Si tratta di un’installazione dalla natura migrante, che riunisce le tracce e i segni del tempo e delle culture che l’hanno modellata e costruita. Nella visione di Botto&Bruno «i luoghi marginali hanno bisogno di essere protetti e curati e soprattutto hanno bisogno che le persone si attivino a conservarne la memoria».

    Ispirandosi alle parole di Marc Augé per il quale «il nostro tempo non produce più rovine perché non ne ha il tempo», gli artisti hanno concepito una struttura...
    14 min

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