il posto delle parole

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  • Vera Gheno "Femminili Singolari"
    Vera Gheno
    "Femminili Singolari"
    effequ edizioni
    www.effequi.it



    Sindaca, architetta, avvocata: c’è chi ritiene intollerabile una declinazione al femminile di alcune professioni. E dietro a queste reazioni c’è un mondo di parole, un mondo fatto di storia e di usi che riflette quel che pensiamo, come ci costruiamo.
    Attraverso le innumerevoli esperienze avute sui social, personali e dell’Accademia della Crusca, l’autrice smonta, pezzo per pezzo, tutte le convinzioni linguistiche della comunità italiana, rintracciandone l’inclinazione irrimediabilmente maschilista.

    Questo libro mostra in che modo una rideterminazione del femminile si possa pensare a partire dalle sue parole e da un uso consapevole di esse, vero primo passo per una pratica femminista. Tutto con l’ironia che solo una social-linguista può avere.

    La verità è che i femminili sono comuni nelle professioni in cui le donne erano abituali, e meno comuni laddove le donne, fino a tempi recenti, erano una rarità. Ha senso quindi mantenere distinzioni tra mestieri al femminile e mestieri al maschile? E se fosse
    proprio questa una forma di discriminazione? “Se faccio un mestiere figo, allora mi definisco al maschile. Ma operaie, sarte, maestre, stagiste tranquillamente”.



    Vera Gheno è una sociolinguista specializzata in comunicazione mediata dal computer. Insegna all’Università di Firenze, è stata collaboratrice storica dell’Accademia della Crusca e lavora con Zanichelli. Di recente si occupa soprattutto di lingua dei social e dei comportamenti linguistici delle persone in rete e perciò si definisce ‘social-linguista’. Tra le sue ultime pubblicazioni Social-linguistica. Italiano e italiani dei social network (Cesati, 2017) e Tienilo acceso (Longanesi 2018).



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    33 min
  • Giorgio Ghiotti "Gli occhi vuoti dei santi"
    Giorgio Ghiotti
    "Gli occhi vuoti dei santi"
    Hacca Edizioni
    www.hacca.it


    “Sappiamo diventare famiglia sempre troppo tardi e solo prima del crollo”.




    “Ho pensato che su di noi è stato già scritto tutto, che non siamo per niente speciali, non abbiamo sventato rapine e non siamo mai stati a New York o a Londra o a Berlino”.

    Gli occhi vuoti dei santi è il libro che conferma il grande talento letterario del giovanissimo Giorgio Ghiotti.

    Dodici racconti potenti e corrosivi, che raccontano vite colpite, deluse, innamorate, perdonate. Sembra di guardare il palcoscenico di un teatro: a volte è una stanza lasciata vuota, un’altra un palazzo troppo alto, o solamente una sedia, a fare da sfondo. Poi irrompe la scrittura – altissima, colta, poetica – di Giorgio Ghiotti, e noi restiamo incantati dal suo accompagnarci dentro i corpi, dentro le colpe, le nostalgie, i rimpianti, i sogni.

    Dodici racconti, dodici cattività domestiche. Dodici incendi.


    Così comincia il racconto "Erbacce":
    "Secondo loro questa è la periferia, la periferia di tutto: della città, della civiltà e dell’uomo. Anche noi siamo creature periferiche. A me piace molto qui, anche se certe mattine il grigio delle case si mischia con il cielo e sembra un unico immenso scarabocchio di matita. Non è vero che qui c’è solo il grigio: c’è la piazzetta e lì il colore è il verde, il verde delle erbacce che i giardinieri sradicano ogni mese ma tanto ricrescono sempre, sono testarde e cercano il cielo. Anche Milena cercava il cielo, e la settimana scorsa ha bloccato l’ascensore senza suonare l’allarme, ha respirato tutto l’ossigeno rimasto, dopo l’ossigeno è finito, prima è svenuta poi ha trovato il cielo che andava tanto cercando. Quest’anno Natale ha abbracciato meno persone e non Milena di certo. Da noi i colori sono tutto, sono una famiglia cromatica che ti accoglie nelle sue braccia un po’ ruvide. A volte si distrae stringe troppo e a qualcuno manca l’aria, allora scappa come può. Per esempio, dopo Milena, se n’è andato anche Nicola. Nicola però se n’è andato con un tradimento, perché ora vive nel cuore della città e non ci passa a trovare mai, solo ogni tanto telefona a Lorenzo e dice di quanto gli manchiamo. Allora Lorenzo gli fa: «E torna Nico’ che manchi pure tu», lui risponde sempre: «Ma che sei matto?» e quando attacca, Lorenzo ci riferisce la telefonata e gli viene da piangere perché con Nicola erano migliori amici, poi si gira una canna e non ci pensa più."




    Giorgio Ghiotti è nato a Roma nel 1994. Vive a Milano, dove collabora con la casa editrice Bompiani e dove studia Italianistica contemporanea all'Università 'Statale'. Ha esordito nella narrativa con la raccolta di racconti "Dio giocava a pallone" (nottetempo) e nella poesia con "Estinzione dell'uomo bambino" (pref. V. Lamarque, Perrone). Ha inoltre pubblicato le interviste di "Mesdemoiselles. Le nuove signore della scrittura" (Perrone), il romanzo "Rondini per formiche" (nottetempo), il saggio narrativo "Via degli Angeli" (Bompiani, con Angela Bubba) e la raccolta poetica "La città che ti abita" (pref. B. Frabotta, Empirìa). Il suo ultimo lavoro è il saggio sulla poesia contemporanea "Costellazioni. La poesia è una bussola e va seguita" (Empirìa), uscito a marzo 2019.





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    22 min
  • Matteo Ferretti "Tutto brucia e annuncia"
    Matteo Ferretti
    "Tutto brucia e annuncia"
    Edizioni Casagrande
    www.edizionicasagrande.com


    «Tutto brucia e annuncia di Matteo Ferretti è un libro complesso e incandescente: tra i migliori che mi sia capitato di incrociare negli ultimi anni. (…)

    La visionarietà è una delle cifre maggiori di questo libro, e si manifesta nel ritmo serrato, a tratti vertiginoso, che conduce da un’immagine all’altra, da un’esperienza personale a una dimensione collettiva, a cavallo tra tempi e mondi distanti eppure riuniti, per un attimo, nella bruciante realtà della parola».
    — Fabio Pusterla

    Con una nota di Fabio Pusterla e le illustrazioni di Marino Neri


    L’apocalisse pure è una prospettiva,
    l’emergenza continua e definitiva,
    il meteorite a precipizio, il blackout totale,
    il bye-bye delle testate a lungo raggio
    che prima sciolgono la terra poi ne fanno polvere,
    le catastrofi naturali o l’invasione
    dei barbari, degli alieni,
    gli attacchi simultanei dei kamikaze,
    le strategie del terrore
    su vasta scala per toglierci tutti di mezzo
    o per chi ancora ci crede
    il grande diluvio purificatore.



    Poi chiedersi quanto presto si farà a morire
    perché non c’è dubbio che saremo tra i primi;
    se berremo il piscio nell’attesa,
    dell’acqua tossica e melmosa,
    ci taglieremo la lingua
    con l’orlo di una scatoletta abbandonata;
    che effetto farà contrattare per ore,
    per giorni con la morte;
    stare nel buio e nel rombo con i nostri incubi;
    se ci ricorderemo che avevamo letto,
    che avevamo amato;
    se ci ricorderemo dei figli
    e cercheremo di metterli in salvo;
    se ci farà ribrezzo l’ultimo bacio
    nell’alito della fine.
    Se anche allora saremo bastardi e invidiosi,
    se ce l’avremo ancora col vicino
    che camperà qualche ora di più
    o morirà in modo migliore.
    Non è poi così difficile immaginarci in quelle ombre
    più lunghe del normale, scavalcati dalla fine
    mentre tentiamo un’ultima fuga.
    Perché non avremmo più nulla alle spalle;
    ogni filo sarebbe reciso
    e vivremmo di schiena. Gli ordini, le schiere
    tornerebbero chiari e il senso di tutto starebbe
    in un giudizio di poche parole:
    tu sei ancora in piedi;
    tu hai fame, ma non troverai cibo;
    tu sei il più debole della carovana.
    Forse è proprio questa la ragione
    dell’odierna furia:
    un voler mettere ordine
    senza il costo dell’attesa,
    della parola che spiega,
    dell’eterna nostra contraddizione.
    E l’odio è troppo spesso un atto d’amore
    dato a un ideale
    che non ha bisogno dell’uomo.




    Non stringiamoci troppo alla fiamma,
    sembrerà che abbiamo paura
    o peggio che vogliamo pregare,
    ma noi solamente vogliamo
    vegliare e controllare il respiro dei bambini
    e guardarli crescere
    nel tempo di una candela.
    E poi lucidare in pace nella notte
    qualcosa di antico e nascosto.
    Quanti racconti avrebbe la fiamma,
    di ferite scrutate nel buio e di lettere
    presto distrutte, di grotte abitate dai lupi
    e scale di pietra che scendono sul fondo.
    Ma noi non vogliamo portare il fuoco
    in tanta oscurità;
    basta quel poco di luce per sapere
    di essere ancora umani
    e vedere, una per volta, le piccole ragioni
    di arrivare fino a domani.





    Noi siamo uno dei due
    che si salutano nel bosco:
    quello che ha ritrovato il sentiero.
    Quello che nel passaggio in cresta
    ha afferrato un appiglio e ha guardato
    l’altro nella neve
    sprofondare.
    Quello che non era al campo quando è stato saccheggiato,
    nella grotta quando è crollata; che ha fiutato la tigre
    prima dell’inevitabile.
    Quello che ha ammirato...
    45 min
  • Daniela Delle Foglie "L'amore va nell'umido?"
    Daniela Delle Foglie
    "L'amore va nell'umido?"
    Raccolta differenziata dei miei disastri sentimentali
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it




    “Se la merce è rimasta sullo scaffale, un motivo ci sarà…” Daniela, che passati i trent’anni osa essere ancora single, se l’è sentito dire più di una volta. È una frase che la fa arrabbiare, si rifiuta di essere paragonata a un barattolo esposto al supermercato, ma una parte di lei vuole sentirsi scelta, desiderata, ha bisogno che lo sguardo maschile certifichi che in fondo non è poi tanto male, anche se ogni volta che si guarda allo specchio vede solo un ammasso di imperfezioni da correggere, dentro e fuori. E così decide di farsi un profilo sulla app di incontri più gettonata del mondo, dove un sacco di sue amiche hanno trovato l’amore, o se non altro del sesso più o meno soddisfacente: Tinder.

    Questo libro è l’esilarante resoconto di un anno di incontri con uomini conosciuti on (e off) line, un fenomenale campionario di situazioni imbarazzanti e buchi nell’acqua, un bestiario straordinario di esemplari di maschio di ogni habitat e specie, dal bipolare stagionale allo Shrek di Roma Est, dal sosia di Padre Pio al turista americano in cerca della dolce vita.

    Ma è anche un manifesto in difesa dell’imperfezione e della confusione esistenziale, un vademecum per ragazze che non si piacciono abbastanza ed è, soprattutto, il prezioso racconto della stagione decisiva nella vita di una donna: quella in cui impara finalmente ad accettarsi, affrontando i fantasmi del passato e facendo pace con i propri reali desideri.



    Daniela Delle Foglie, nata a Bari nel 1983, è cresciuta tra Milano e Roma. È autrice e sceneggiatrice televisiva (ha scritto, tra le altre, la serie comedy Extravergine e le fiction Non dirlo al mio capo, Che Dio ci aiuti, Don Matteo). Nel 2015 ha esordito per Mondadori col romanzo La felicità delle suore. Nel 2016 è salita per la prima volta sul palco di un locale romano per un open mic. Da quel momento ha cominciato a esibirsi come stand-up comedian in giro per l'Italia e ha partecipato ad alcuni programmi televisivi (Stand-Up Comedy su Comedy Central e Stati Generali su Rai 3).



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    26 min
  • Marco Senaldi "Duchamp"
    Marco Senaldi
    "Duchamp"
    La scienza dell'arte
    Meltemi Editore
    www.meltemieditore.it




    In un mondo in cui l’occhio e tutti gli altri sensi umani sono sottoposti ogni giorno a una serie di prove psicologiche in forme e modalità accresciute, continue e per lo più inconsapevoli, l’arte di Duchamp rappresenta, ancora oggi, un esercizio per collaudare non solo la nostra capacità di vedere e percepire, ma anche di esistere. Se vivere significa emanciparsi dall’incatenamento a uno scopo determinato, allora l’arte, quando funge da “test”, può servire a misurare, di tanto in tanto, quanto siamo davvero consapevoli della nostra libertà. A partire da questo presupposto, Marco Senaldi ci conduce in un inedito e avvincente viaggio “a ritroso” nellʻopera di Marcel Duchamp.

    “In questa affascinante ricerca Marco Senaldi ci consegna un ritratto inedito di Marcel Duchamp, mostrando lo stretto legame tra la sua arte, l’estetica sperimentale e la ricerca psicofisiologica. Il principio ideo-motore diviene così un fil rouge per interpretare la produzione artistica di Duchamp, rivelandone aspetti fin qui trascurati. Un libro imperdibile.”
    Vittorio Gallese


    "Duchamp non usa le scoperte della psicologia della percezione per produrre “dipinti” con tecniche tratte dalla psicofisiologia, ma ancorati al valore della “rappresentazione” tradizionale; egli usa i dispositivi o le pratiche di “laboratorio” direttamente come un’opera d’arte e, di conseguenza, trasforma la nozione di “opera d’arte” da “oggetto contemplativo” immobile a test dinamico e “ideo-motorio”. Questo gesto radicale sovverte anche il senso generale dell’Arte, trasformandola da attività individualista dedita alla ricerca della bella forma, a un “esperimento psicologico” intersoggettivo il cui scopo è la liberazione da ogni stereotipo visuale, e anche esistenziale."



    Marco Senaldi è critico, teorico dʻarte contemporanea e ricercatore indipendente. Ha pubblicato, fra l’altro, Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea (2008), Rapporto confidenziale. Percorsi tra cinema e arti visive (2009; 20122). Con Meltemi: Enjoy! Il godimento estetico (2003; 20062), Van Gogh a Hollywood. La leggenda cinematografica dell’artista (2004). Collabora con ˮFlash Artˮ e ˮArtribuneˮ.



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    47 min
  • Luigino Bruni "Il capitalismo e il sacro"
    Luigino Bruni
    "Il capitalismo e il sacro"
    Vita e Pensiero
    www.vitaepensiero.it


    A dispetto delle apparenze, il capitali­smo non ha eliminato il sacro nel mon­do secolarizzato. È esso stesso diventato una religione, non solo in Occidente, ma ormai su scala globale. Alla sua forma ultima, quella neo-liberista, vie­ne reso un culto indiscusso nella prassi quotidiana di miliardi di persone, i suoi dogmi (consumo in primis, crescita illi­mitata, incentivi, meritocrazia, profitto) vengono pacificamente condivisi, i suoi sacerdoti (i manager) ossequiati, le sue pratiche sacrificali accettate come ine­luttabili, le sue comunità chiesastiche (le imprese) desiderate. La forza cultu­rale del capitalismo odierno si insedia nelle coscienze fino a configurarsi come un’esperienza assoluta e onnipervasiva.
    Luigino Bruni esplora i profondi intrec­ci tra economia e religione, mercato e spirito, mostrandone le radici arcai­che, le contaminazioni storico-teologiche fino agli esiti sofisticati della società postmoderna. Che cosa ha da dire e fare il cristianesimo di fronte a questa nuova forma del sacro, diven­tata una vera e propria idolatria? La fede biblica ben conosce queste derive dell’umano, tentazione a cui sempre è stata esposta. Ma conosce anche la inestirpabile carica anti-idolatrica che sempre la ha abitata e tenuta in vita. Misericordia, dono, gratuità sono la sua cifra più profonda, un vero antido­to alle tendenze distruttrici di un’eco­nomia diventata idolo.


    Luigino Bruni è professore ordinario di Economia politica presso l’Università Lumsa di Roma. Coordinatore del progetto Economia di Comunione del Movimento dei Focolari, scrive su diverse testate giornalistiche, tra cui «Avvenire». Presso Vita e Pensiero ha pubblicato Fondati sul lavoro (2014), La foresta e l’albero (2016), La pubblica felicità (2018) e, con Alessandra Smerilli, La leggerezza del ferro (2010).


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    31 min
  • Carlo Alberto Parmeggiani "L'importanza dell'azoto"
    Carlo Alberto Parmeggiani
    "L'importanza dell'azoto"
    Castelvecchi Editore
    www.castelvecchieditore.com

    Dopo anni di lavoro all’estero, un maturo chimico industriale decide di tornare a Bologna, trovandosi così a ricominciare da un impiego come proiezionista nella sala cinematografica di una sua ambiziosa cugina. Anche qui però si sente imprigionato in una visione artefatta e ripetuta della vita, da cui tenta di evadere trasferendosi a Siena. Nella città che speranzosamente elegge a fissa dimora, quasi convinto di aver messo fine alle proprie peregrinazioni, la sua esistenza prende a scorrere nella riproposizione di antichi e assopiti desideri, fra nuove conoscenze, nuovi amori, vecchi contrattempi, vanaglorie, cupidigie e seccature, nel subbuglio generato dalla crisi economica. Cresce così in lui sempre più la necessità di fare di nuovo una scelta, pronto a ripartire, quasi fosse un ecumenico viandante senza ombra dei tempi attuali.


    Carlo Alberto Parmeggiani
    È autore di numerosi romanzi, racconti e saggi. Gran giramondo, ha fatto i mestieri più diversi: da bookmaker per le corse di cavalli a professore di Matematica in Svizzera. Negli ultimi anni ha soprattutto scritto, e tra le sue recenti pubblicazioni ricordiamo: A tempo debito (2006), La malapiega (2007), La vera storia di Leon Pantà (2007), Nel cuore di Giuda e Giuda nel cuore (2008), La mezza estate (2009), Le parole e i numeri (2013), Cifre narrative (2015), Di un paradosso davanti al San Carlino (2016), Terre deserte (2018).




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    26 min
  • Dario Hubner "Mi chiamavano Tatanka"
    Dario Hubner
    con Tiziano Marino
    "Mi chiamavano Tatanka"
    Io, il re operaio dei bomber di provincia
    Prefazione di "Operazione Nostalgia"
    Baldini + Castoldi Editore
    www.baldincastoldi.it


    A quasi dieci anni dalla sua ultima partita ufficiale in un polveroso campo della provincia lombarda, Dario Hübner si racconta nella sua prima autobiografia. Cresciuto a Muggia, nel triestino, al confine con l’allora Jugoslavia, fino a 20 anni montava infissi e finestre giocando in Prima Categoria nella squadra del suo paese. Il passaggio al professionismo, gli anni di C, la Cadetteria e l’esordio in Serie A con la maglia del Brescia. Un fuoriclasse che non ha mai rinunciato ai piccoli piaceri della vita. Un personaggio romantico e nostalgico, che ha sempre messo gli affetti davanti a tutto e tutti, pur in un mondo avido e scintillante come quello del pallone. Il Re dei bomber di provincia, capocannoniere in Serie A, B e C1, che ha saputo conquistare il cuore di milioni di tifosi e che oggi racconta un calcio che non c’è più. Un simbolo per una generazione intera. Uno di noi, che ce l’ha fatta, tirando calci a un pallone ma soprattutto restando sempre fedele a se stesso.



    Dario Hübner (Trieste, 1967) è un ex calciatore, di ruolo attaccante, in attività tra il 1987 e il 2011. In carriera ha segnato più di 300 gol indossando 15 casacche diverse tra dilettanti e professionisti. Passato alla storia come il «Re dei bomber di provincia», è l’unico giocatore – insieme a Igor
    Protti – ad aver vinto la classifica cannonieri dei tre maggiori campionati italiani (Serie A, B e C1), rispettivamente con le maglie di Piacenza, Cesena
    e Fano. Soprannominato il Bisonte o Tatanka, oggi allena l’ASD Verso Onlus – Accademia Fabrizio Lori, squadra di Mantova composta da atleti con
    disabilità cognitivo-relazionali, iscritta al neonato campionato di Quinta Categoria.


    Tiziano Marino (1988) è un giornalista freelance. Dal 2014 al 2018 ha vissuto a Hollywood, Los Angeles, dove ha lavorato come corrispondente per
    l’agenzia Kika Press & Media scrivendo di cinema e tv per «Vanity Fair», «Best Movie», «D la Repubblica», Ansa, Yahoo, «GQ», «Sky Mag», «Il Secolo XIX», «il Giornale», «Il Mattino» e «Il Messaggero». Attualmente è il responsabile comunicazione e marketing dell’U.C. AlbinoLeffe.
    Collabora anche con «La Gazzetta dello Sport».




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    16 min
  • Serena Dibiase "La bambina lo sa"
    Serena Dibiase
    "La bambina lo sa"
    Edizioni La Gru
    www.edizionilagru.com




    Questa raccolta indaga la complessità del corpo dalla sua scoperta alla sua perdita. Partendo dal proprio corpo per arrivare a incontrare l’altro, nella sua attrazione e caducità, il libro attraversa le fasi di questa esplorazione. Non solo un racconto lirico e memoriale ma anche profondamente fisico e realistico nel descrivere il rapporto con la mancanza e con l’effimero. La bambina, presenza tormentata, onirica e carnale, è un richiamo, una voce, una costante ricerca di connessione con ciò che la crescita allontana.

    Serena Dibiase (Bologna) si dedica allo studio del teatro di ricerca e performativo. È poeta, performer, cantante e compositrice elettronica. Partecipa a festival di poesia e nuova drammaturgia come autrice, fino a sviluppare la sua personale interpretazione del testo poetico. Il suo progetto performativo e sonoro è S.ee. Qui lei indaga il linguaggio della poesia attraverso sia supporti più propriamente tecnici quali software e campionatori per la costruzione della drammaturgia sonora, sia con la più semplice e potente risorsa umana, la voce, che dal vivo diventa strumento d'interazione corale e al tempo stesso elemento anarcoide, onomatopeico, puro respiro e battito.

    Ha pubblicato Nelle vene (Manni, 2009) e Amnesia dei vivi (Pequod, 2015).
    La bambina lo sa è la sua terza raccolta.


    Serena Dibiase
    "Amnesia dei vivi"
    Italic
    www.italicpequod.it
    È un’alternanza di dialogo e asserzione, di desiderio d’incontro e rivendicazione personale, di teatro e di raccolta riflessione questa opera di Serena Dibiase che – dopo il precedente Nelle vene del 2010 – la vede transitare attraverso i territori della parola e della vita esposta

    Ascolta qui la conversazione
    https://ilpostodelleparole.it/serena-dibiase/serena-dibiase-amnesia-dei-vivi/



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    www.ilpostodelleparole.it
    27 min
  • Francesca D'Aloja "Corpi speciali"
    Francesca D'Aloja
    "Corpi speciali"
    La nave di Teseo
    www.lanavediteseo.eu



    In questo libro si raccontano le storie di uomini e donne di grande talento: alcuni molto famosi, altri ingiustamente dimenticati e talvolta incompresi, che trovano qui un meritato risarcimento. Tutti loro sono i “corpi speciali”.
    Quali sono le persone straordinarie che hai incontrato nella tua vita? E quali altre avresti dato tutto per conoscere? In una galleria di personaggi memorabili, Francesca d’Aloja alterna ritratti dal vivo e ricostruzioni narrative appassionate. Da una parte abbiamo i volti raccontati attingendo a incontri, ricordi e aneddoti privati: da Vittorio Gassman all’amato suocero Dino Risi, da Laura Antonelli a Ray Charles, dalla timida figlia di Albert Camus, Catherine, a Franca Valeri, da Edith Bruck a Luciana Castellina
    e Claudio Caligari, il regista di film “maledetti”. Ma il viaggio prosegue seguendo le piste di personaggi che sono tutti al limite della leggenda. Veniamo condotti in giro per il mondo, dalle montagne del Tibet, insieme al primo uomo occidentale diventato Lama, ai ghiacci dell’Antartide, dai palchi dove si esibisce la sfortunata e bellissima ballerina Lucia Joyce, figlia di James, alle arene dove volteggia il più grande torero vivente. Grandi verità inascoltate e bugie clamorose riprendono vita intorno alla testimonianza dei lager nazisti. Fino ad approdare alle palestre della Romania di Ceausescu, dove qualcuno nota una bambina che sta per diventare la prima stella della ginnastica mondiale: Nadia Comaneci.
    Con entusiasmo, pietà, divertimento e commozione, l’autrice, avendo per compagni d’avventura i propri miti, entra nelle esistenze di artisti, esploratori, donne di mondo e scrittori vagabondi segnati dalla stessa smania di vivere. Una galleria di vite “maiuscole” che stimolano la fantasia del lettore come personaggi di un grande romanzo.



    Francesca d’Aloja è nata e vive a Roma. Scrittrice, attrice e regista, ha lavorato tra gli altri con Vittorio Gassman, Carlo Verdone, Ferzan Özpetek, Ettore Scola, Ricky Tognazzi e Marco Risi. Ha debuttato nella narrativa nel 2007 con il romanzo Il sogno cattivo, seguito da Anima viva nel 2015 e da Cuore, sopporta nel 2018. Nel 2018 ha pubblicato, insieme a Edoardo Albinati, Otto giorni in Niger.



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