il posto delle parole

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  • Giulio Ferroni "L'Italia di Dante"
    Giulio Ferroni
    "L'Italia di Dante"
    Viaggio nel paese della Commedia
    La nave di Teseo
    www.lanavediteseo.eu



    Seguendo la traccia della Divina Commedia, e quasi ripetendone il percorso, Giulio Ferroni compie un vero e proprio viaggio all’interno della letteratura e della storia italiane: una mappa del nostro paese illuminata dai luoghi che Dante racconta in poesia. L’incontro con tanta bellezza, palese o nascosta, nelle città come in provincia, e insieme con tanti segni della violenza del passato e dei guasti del presente, è un modo per rileggere la parola di Dante in dialogo con l’attualità, ma anche per ritrovare in questi luoghi una ricchezza, storica e letteraria, che spesso fatichiamo a riconoscere anche là dove ci troviamo a vivere. Da nord a sud, dalla cerchia alpina alla punta estrema della Sicilia, da Firenze al Monferrato, da Montaperti a Verona, da Siena a Roma, Ravenna, Brindisi, si seguono con Dante i diversi volti di questo paese “dove ’l sì suona”, “serva Italia”, “bel paese”, “giardin dell’impero”: un percorso attraverso la storia, l’arte, la cultura, con quanto di essa luminosamente resiste e con ciò che la consuma e la insidia; ma anche un viaggio che riesce a restituirci, pur tra le fuggevoli immagini di uno smarrito presente, la profondità sempre nuova della nostra memoria.


    Giulio Ferroni, professore emerito della Sapienza di Roma, è autore di studi sulle più diverse zone della letteratura italiana (da Dante a Tabucchi) e dell’ampio manuale Storia della letteratura italiana (1991 e 2012). Numerosi i suoi studi sulla letteratura del Cinquecento, tra cui Mutazione e riscontro nel teatro di Machiavelli (1972), Le voci dell’istrione. Pietro Aretino e la dissoluzione del teatro (1977), Il testo e la scena (1980), Machiavelli o dell’incertezza (2003), Ariosto (2008). Su questioni di teoria i volumi Il comico nelle teorie contemporanee (1974), Dopo la fine. Sulla condizione postuma della letteratura (1996 e 2010), I confini della critica (2005). Molti i suoi interventi, anche “militanti”, sulla letteratura contemporanea, in parte raccolti in Passioni del Novecento (1999). Tra le sue più recenti pubblicazioni: Gli ultimi poeti. Giovani Giudici e Andrea Zanzotto (2013), La fedeltà della ragione (2014), La scuola impossibile (2015), La solitudine del critico (2019). Ha diretto il volume sulla Letteratura della serie Treccani Il contributo italiano alla storia del pensiero (2018).



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    31 min
  • Francesco Costa "Questa è l'America"
    Francesco Costa
    "Questa è l'America"
    Storie per capire il presente degli Stati Uniti e il nostro futuro
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it


    Ci sono pochi posti nel mondo dove il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo è tanto ampio quanto nel caso degli Stati Uniti. L’influenza statunitense nei nostri consumi è così longeva che pensiamo di conoscere bene l’America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete.

    Convinti che gli statunitensi siano tutti armati fino ai denti, non sappiamo, per esempio, che la metà delle armi in circolazione in America è posseduta dal 3 per cento della popolazione. Coltiviamo il luogo comune per cui gli Stati Uniti usino la mano pesante contro l’evasione fiscale e i reati dei cosiddetti colletti bianchi, ma in carcere ci vanno ancora soprattutto ragazzi neri. Ragioniamo e discettiamo sulla cultura americana e sulla sua idea di Stato e libertà, paragonando il tutto a quello che succede qui da noi, senza sapere o tener conto che gli Stati Uniti sono un paese molto poco popolato: ci sono più persone nella sola New York di quante ce ne siano in 40 dei 50 Stati. Siamo abituati a leggere l’intera politica estera statunitense innanzitutto sulla base del petrolio, e della necessità di trovarlo, ma oggi gli Stati Uniti sono pressoché indipendenti dal punto di vista energetico. L’elenco potrebbe continuare.

    Allo stesso modo, abbiamo accolto il risultato elettorale più clamoroso in quasi tre secoli di storia statunitense, la vittoria del repubblicano Donald Trump alle presidenziali del 2016, a pochi anni di distanza dell’elezione di Barack Obama, primo presidente nero, come la logica e prevedibile conseguenza dei nostri luoghi comuni. Eppure ci sono fatti e cambiamenti profondi e non sempre visibili che spiegano eventi così straordinari.

    In quest’anno così cruciale per la politica statunitense, che porterà all’elezione di un nuovo presidente o alla rielezione di Trump, Francesco Costa riflette sulle trasformazioni e i problemi dell’America, quella vera, raccontandoci il doloroso ma inesorabile smarrimento di un paese speciale che diventa ogni giorno più normale.




    Francesco Costa (1984) è nato a Catania, vive a Milano ed è giornalista e vicedirettore del giornale online «il Post». Esperto di politica statunitense e più volte inviato sul campo, dal 2015 cura il progetto Da Costa a Costa, una newsletter e un podcast sugli Stati Uniti per i quali ha vinto nel 2016 il Premio internazionale Spotorno nuovo giornalismo e, nel 2018, il premio per il miglior podcast italiano alla Festa della Rete. Ha collaborato alla realizzazione dei documentari La Casa Bianca per Rai 3 e conduce periodicamente la rassegna stampa di Rai Radio 3, «Prima Pagina». Ha insegnato giornalismo allo iulm di Milano; dal 2018 è responsabile del corso biennale di giornalismo alla Scuola Holden di Torino.



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    35 min
  • Alessandro Masi "DanteDì"
    Alessandro Masi
    "DanteDì"
    mercoledì 25 maggio 2020
    Giornata Nazionale dedicata a Dante Alighieri


    Il 25 marzo, giorno che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell'aldilà della Commedia, è stato scelto per le celebrazioni: per l'occasione erano stati pensati molti momenti di incontro reale che avrebbero coinvolto le istituzioni, le università e le scuole, in Italia e non solo. Tuttavia, secondo le disposizioni governative emanate in relazione all'emergenza COVID-19, per quest'anno il 25 marzo è una giornata che pressoché tutta Italia trascorre all'interno della propria casa. Il progetto, malgrado tutto, non si è fermato.






    Alessandro Masi
    Nato a Marino (RM) il 12 luglio 1960. Storico dell’arte e giornalista, dal 1999 ricopre la carica di Segretario Generale della Società Dante Alighieri. E’ docente di “Storia dell’Arte Contemporanea” e di “Arte contemporanea, critica e modelli espositivi” presso l’Università Telematica Internazionale UniNettuno e tiene corsi di “Marketing e Management dei Beni Culturali” nei Master IULM e LUISS di Roma.




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    16 min
  • Ricordando Alberto Arbasino "Premio Bottari Lattes 2013"
    Ricordando Alberto Arbasino
    "Premio Bottari Lattes Grinzane 2013"
    "L'ingegnere in blu"
    Adelphi
    www.adelphi.it



    Alberto Arbasino
    Scrittore, giornalista e critico italiano (Voghera, Pavia, 1930 - ivi 2020). Di formazione giuridica, negli anni Sessanta aderì alla neoavanguardia (Gruppo 63), dando inizio a una feconda carriera letteraria come romanziere, saggista e poeta e improntando tutte le sue opere di un profondo e costante impegno civile. Assiduo collaboratore di importanti quotidiani e periodici, è stato anche valente critico teatrale e musicale.
    fonte: www.treccani.it



    Gadda, che com’è noto era un «celibatario solo come uno stecco», non ha mai proliferato né intrattenuto progenie alcuna, neppure in senso lato. Chi, d’altra parte, potrebbe immaginarlo organizzare un cenacolo in pizzeria o fondare una rivista di tendenza o piazzare rampanti discepoli nella redazione di un giornale o alla Rai? Eppure il destino letterario sembra averlo, per vie misteriose, risarcito. Negli anni Cinquanta, quando ancora non aveva pubblicato il Pasticciaccio e molti critici lo consideravano solo un «eccentrico» o un umorista «cincischiato», Gadda trova improvvisamente, in una piccola schiera di scrittori ‘irregolari’ e ‘sperimentali’ che hanno adorato "L’Adalgisa", dei giovani ammiratori disinteressati ed entusiasti. Fra quei ‘nipotini’ c’è soprattutto Alberto Arbasino, che, come provano "L’Anonimo lombardo" e poi "Fratelli d’Italia", dal grande macaronico sembra avere ereditato non solo la derisoria violenza della scrittura, ma anche la cultura cosmopolita ed eclettica, lo humour travolgente, l’insofferenza per il «tritume delle correnti obbligative». Finalmente, all’Ingegnere di cui è stato amico e sodale, Arbasino ha dedicato un irresistibile ritratto che forse è anche un autoritratto, dove ora gli lascia la parola e si sottrae come uno scrupoloso scrivano, ora si concede appassionati esercizi di lettura, ora mescola alla voce di Gadda la sua, regalando anche a noi, come in un ‘private show’, briosi calembours, brandelli di conversazioni che paiono dossiane ‘note azzurre’, pettegolezzi e reparties alla moda, ricordi personali e amene celie, ironiche filologie e fonologie – l’‘aura del tempo’ che i giovani fans di allora cercavano di trasmettere a quel signore in blu ritroso ma pieno di curiosità ‘extravaganti’ e illimitata cortesia.



    Con L’Ingegnere in blu, uscito nel 2008 e dedicato a Carlo Emilio Gadda, Alberto Arbasino è ivincitore della sezione "La Quercia" del Premio Bottari Lattes Grinzane 2013, dedicata a opere di autori affermati a livello internazionale che si siano dimostrate meritevoli di un condiviso apprezzamento critico e di pubblico nel corso del tempo.





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    11 min
  • Luigi Stancati "Il secolo breve di Abramo"
    Luigi Stancati
    "Il secolo breve di Abramo"
    Neos Edizioni
    www.neosedizioni.it

    Il secolo breve ricucito attraverso i ricordi della famiglia Stancati, il cui capostipite, biblicamente, fu Abramo.

    All’inizio fu Abramo, figlio di Luigi, insieme a Pasquale e Virgilio. L’Antico Testamento è profetico per navigare fra i ricordi di una famiglia come tante divisa fra il Sud e il Nord di un Paese, l’Italia. Il nucleo famigliare diventa la prospettiva con cui riflettere su una nazione, che, mentre sta cercando di costruire una sua identità, vive il tramonto delle speranze dopo il primo conflitto mondiale. Abramo e i suoi discendenti tratteggiano le loro esistenze durante gli anni del fascismo e del colonialismo. Saranno catapultati nella Seconda guerra mondiale senza avere una coscienza reale della portata storica degli eventi. Divisi fra la Germania, dove Abramo lavora negli anni crudeli del conflitto, Torino e la Calabria.

    Nei ricordi, ricostruiti a posteriori da Luigi Stancati, si respira il dissidio di Paesi prima alleati, poi in guerra, e che, dopo la Liberazione, si riverbererà anche nelle prese di posizioni dei famigliari che discutono a tavola sul referendum, indecisi se scegliere fra Repubblica o Monarchia. Una panoramica intensa catapulta chi legge negli anni ricchi di speranze del boom economico; nelle ferie d’agosto, nei viaggi della domenica, con le prime automobili di proprietà, fino a buttare un occhio Oltreoceano, dove parte della famiglia Stancati ha cercato fortuna.

    … Non ho mai capito come si possa dare il nome Abramo a un neonato. Mio padre si chiamava appunto Abramo. Non se n’è mai parlato in casa. Forse era di famiglia ebraica, sefarditi venuti in Calabria dalla Spagna ai tempi della diaspora, un passato remoto risalente a Isabella di Castiglia. Se i suoi antenati – che sono anche i miei – fossero ebrei non è certo, ma sicuramente il nome Abramo fu foriero di guai che avrebbero potuto essere tanto seri da impedire queste memorie.

    Allora perché questo nome? Impossibile che facesse riferimento ad Abramo Lincoln, quello seduto sulla poltrona di marmo davanti al Senato americano, perché così si chiamava anche il bisnonno di mio nonno: all’epoca il buon Lincoln forse non era neppure nato. Dunque il nome deriva proprio dall’Abramo biblico, quello da cui originano le tre religioni monoteistiche.

    Chiamare Abramo il proprio figlio è come farlo diventare vecchio al momento della nascita. Da bambino, ma devo dire anche adesso, me lo raffiguravo austero, con una grossa barba bianca, i capelli fluenti argentati…



    Luigi Stancati, nato a Caluso (To) il 30 marzo del 1945, abita a Torino da sempre ed è padre di tre figlie e nonno di quattro nipoti. Dopo il Liceo classico, frequentato al D’Azeglio e al Gioberti, si è laureato in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in cardiologia, ha fatto il cardiologo ospedaliero a Torino per trentacinque anni. Attualmente è libero professionista.


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    18 min
  • Sabina Baral "Credenti in bilico"
    Sabina Baral
    Alberto Corsani
    "Credenti in bilico"
    La fede di fronte alla fratture dell'esistenza
    Claudiana Editrice
    www.claudiana.it


    Sabina Baral e Alberto Corsani – in dialogo con Massimo Recalcati, Bruno Forte, Bruna Peyrot, Stefano Levi Della Torre, Eraldo Affinati, Vivian Lamarque, Michel Kocher, Elisabetta Ribet e Gianni Genre – raccontano di una fede che, oggi, mostra una certa esitazione a palesarsi, aggrappandosi a dettagli e piccole cose, per tentare egualmente il salto verso il «progetto più grande che Dio ha per noi».


    «Perché balbettiamo quando si tratta di spiegare al nostro vicino di casa in cosa consiste la nostra fede? Perché ci sentiamo orgogliosi della nostra chiesa e del suo agire sociale, ma al contempo siamo titubanti nel dire che a muoverci è l’Evangelo? Nella Bibbia leggiamo che la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono: ma come dire, oggi, che quanto non si vede ha per noi credenti un significato? La bellezza della fede è che non dà risposte immediate, fornisce però un senso alla nostra vita. Oggi la ritroviamo nei dettagli, negli interstizi, nelle lacune, negli spiragli. Con l’aiuto di alcuni interlocutori, in queste pagine abbiamo cercato lo slancio per ripartire da qui senza rassegnazione e guardare al di là di un presente ripiegato su se stesso».



    Sabina Baral, responsabile della segreteria del moderatore della Tavola valdese, è coautrice di La Parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi (Claudiana 2007) e, con Alberto Corsani, di Di’ al tuo prossimo che non è solo (Claudiana 2013).

    Alberto Corsani, direttore del settimanale “Riforma”, ha pubblicato Il libro che affiora. Suggestioni dal cinema di Ingmar Bergman (Seb27, 2008) e Il Vangelo secondo Robert Bresson. Il cinema come ricerca spirituale (Claudiana 2011).



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    20 min
  • Giada Messetti "Nella testa del Dragone"
    Giada Messetti
    "Nella testa del Dragone"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it


    La Cina è davvero «vicina» come recitava il titolo di un vecchio film d’autore? No, sostiene Giada Messetti nel suo Nella testa del Dragone. È, anzi, molto lontana. Soprattutto, è diversa. Perché – continua l’autrice, sinologa, che in Cina ha vissuto sei anni – esistono dieci, cento, mille Cine. Esplorarle è come fare un viaggio su una macchina del tempo, passando da villaggi remoti rimasti all’epoca preindustriale a smart city avveniristiche dove, fermo al semaforo in motorino, può capitare che un drone ti intimi di indossare il casco se vuoi evitare una multa salata.

    Grazie al suo lavoro, Giada Messetti ha potuto indagare da vicino le contraddizioni di questo paese e soprattutto vedere plasmarsi e maturare quella che è stata definita «l’era dell’ambizione». Percorso da un flusso irrefrenabile di energia, slancio e obiettivi di progresso, il Celeste Impero ha infatti saputo trasformarsi e sfruttare al meglio i vantaggi della globalizzazione, in una vertiginosa ascesa che ha sovvertito i paradigmi geopolitici come mai prima d’ora.

    Dal «Nuovo Mao» Xi Jinping alla sfida con gli Stati Uniti per la governance globale, dal Sogno cinese al progetto della Nuova via della seta, dalle incredibili innovazioni tecnologiche alle proteste di Hong Kong, fino allo scoppio dell’epidemia di coronavirus, l’autrice ci accompagna in un viaggio appassionante attraverso la Cina di oggi, facendo chiarezza tra stereotipi e realtà, aiutandoci a comprendere il presente e il futuro di un paese sempre più decisivo sullo scacchiere globale. Nel nuovo assetto mondiale, per la prima volta noi occidentali «dobbiamo confrontarci con una cultura differente senza che il nostro presupporre di essere migliori o superiori conti o serva a qualcosa. Uno scenario completamente inedito che richiede ascolto, studio, reciproca comprensione. È una grande sfida, la sfida del nostro tempo».




    Giada Messetti è nata a Udine nel 1981. Sinologa, ha vissuto a lungo in Cina, dove ha scritto per «Diario» e ha collaborato con gli uffici di corrispondenza della Rai, de «Il Corriere della Sera» e de «La Repubblica». Rientrata in Italia nel 2011, ha lavorato per diverse trasmissioni televisive e radiofoniche di Rai e La7. Attualmente è autrice del programma di approfondimento di Rai3 «#CartaBianca». Insieme a Simone Pieranni, ha ideato e condotto il podcast sulla Cina Risciò, disponibile sulle principali piattaforme di streaming.



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    32 min
  • Paolo Grossi "Una Costituzione da vivere"
    Paolo Grossi
    "Una Costituzione da vivere"
    Breviario di valori per italiani di ogni età
    Marietti 1820
    www.mariettieditore.it



    Marietti 1820 / 2020
    Tra le più antiche aziende del settore editoriale, Marietti è nata a Torino, dove è rimasta per oltre 120 anni. Distrutta da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale, si è trasferita prima a Casale Monferrato, poi a Genova, a Milano e, infine, nell’attuale sede di Bologna.


    Fare «respirare» la Costituzione, mantenerla viva perché «non è un decalogo imbalsamato, ma un breviario di valori» in cui si parla di scuola, educazione, economia, ambiente, lavoro e salute.
    Paolo Grossi, per nove anni giudice costituzionale della Repubblica e per due presidente dell’Alta Corte, propone – soprattutto ai più giovani – un viaggio tra i principali articoli della Costituzione richiamando l’attenzione sulla centralità della persona umana, sull’antifascismo, sull’uguaglianza, sullo Stato sociale e sui diritti dei migranti. Una riflessione che riguarda la vita quotidiana dei cittadini in carne e ossa.



    Paolo Grossi, giurista e storico, è presidente emerito della Corte costituzionale. Ha insegnato nelle Università di Siena, Macerata e Firenze, dove è stato anche preside della Facoltà di Giurisprudenza. Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei, ha creato il Centro di Studi per la storia del pensiero giuridico moderno. Tra i suoi libri recenti, pubblicati da Laterza: Ritorno al diritto (2015) e L’invenzione del diritto (2017). Per Marietti 1820 è autore di Le comunità intermedie tra moderno e post-moderno (2015).



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    39 min
  • Claudia Attimonelli, Vincenzo Susca "Un oscuro riflettere"
    Claudia Attimonelli, Vincenzo Susca
    "Un oscuro riflettere"
    Mimesis Edizioni
    www.mimesisedizioni.it



    Black Mirror è uno show, un museo, una prigione, un’opera d’arte e un videogioco privo di discontinuità tra l’esterno e l’interno, il sé e l’altro, l’organico e l’inorganico. È il mondo in cui abitiamo, dove tecnica, algoritmi e reti sociali prevalgono sugli individui annichilendo l’autonomia, la razionalità e l’antropocentrismo su cui si è fondata la cultura occidentale. La società del futuro descritta dal serial televisivo inglese con fosche e visionarie premonizioni esprime in modo parossistico quello che stiamo già vivendo: la distopia nel nostro quotidiano. Si tratta di una fantascienza più reale della realtà. Un suo esame approfondito consente non solo di scorgere il nostro tempo in quanto catastrofe, ma soprattutto di comprendere ciò che sta sorgendo dalle ceneri dell’umanesimo e della modernità: troll, sexting, cancel culture, predictive analytics e surrogati dell’umano. Siamo nel cuore della tragedia, ma qualcosa resiste, nasce e prolifera tra i frammenti del passato... Piaccia o meno, l’opera di Charlie Brooker svela i primi bagliori dell’aurora digitale.

    Claudia Attimonelli è ricercatrice all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove insegna Studi visuali e multimediali e Semiologia del cinema e degli audiovisivi. È responsabile del progetto MEM – Mediateca Emeroteca Musicale. Tra le sue pubblicazioni: To be continued (2011); Underground Zone (2011); Techno: ritmi afrofuturisti (2018).

    Vincenzo Susca dirige il Dipartimento di Sociologia dell’Università Paul-Valéry di Montpellier, dove insegna Mediologia e Sociologia dell’immaginario. È autore di vari libri, tradotti in diverse lingue, tra cui: À l’ombre de Berlusconi (2006); Ai confini dell’immaginario (2006); Ricreazioni (2009); Gioia tragica (2010); Les affinités connectives (2016).

    Per i tipi di Mimesis i due autori hanno scritto: Pornocultura (2016), pubblicato altresì in francese, portoghese e spagnolo.




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    46 min
  • Ernesto Franco "Donna cometa"
    Ernesto Franco
    "Donna cometa"
    Donzelli Editore
    www.donzelli.it


    È come se i tuoi passi avessero un pensiero, come se sorgessi scendendo da me. Semini tempo con il gesto ampio di chi semina grano.

    È un canzoniere d’amore Donna cometa di Ernesto Franco, uomo e poeta costretto a fare i conti con il congedo. Congedo da un preciso referente lirico – il «tu» di queste poesie, o la donna, che come la cometa passa, illumina e finisce – ma non per questo congedo dal tempo e dal viaggio di vita e poesia, se è vero che nei 47 frammenti del libro l’io lirico segue, quasi imita per mimesi, la forma breve o brevissima del nostro «immenso camminare». Un movimento ciclico, che inesorabile trascina e assorbe con sé la perdita inaspettata, ma per accumulo di cammini comuni all’io e al «tu» diviene nel tempo elogio di una lentezza necessaria alla semina. Memore nel suo insieme più della lezione di Leopardi che di quella di Baudelaire, nel sapiente controllo del verso – quasi sempre classico e italiano, mai declinato nella direzione narrativa dell’alessandrino francese –, Franco accorda il suo linguaggio poetico soprattutto sul ritmo, un intonare il verso che più che riconfigurare il dolore lo ascolta in armonico, nel suo trascorrere e ruotare, «da più lontano dell’oblio».


    Ernesto Franco è nato a Genova nel 1956. Direttore editoriale di Einaudi dal 1998, ha tradotto Octavio Paz, Álvaro Mutis e Julio Cortázar. Di Cortázar ha curato la Pléiade con tutti i racconti (1994). Presso Einaudi ha pubblicato Isolario (1994) e Vite senza fine (1999), con cui ha vinto il Premio Viareggio.

    Corriere della Sera
    www.corriere.it
    Franco Manzoni
    Canzoniere d'amore e d'assenza distillato in quarantasette schegge
    https://www.donzelli.it/download.php?id=VTJGc2RHVmtYMSt2c2YxZTZtTVlCUCtMZjhhMDQrQ1dxNlpLSHNsdncrOD0=


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    20 min

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