il posto delle parole

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il posto delle parole episodes

  • Fabio Genovesi "Cadrò, sognando di volare"
    Fabio Genovesi
    "Cadrò, sognando di volare"
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    Circolo dei Lettori, Torino
    Martedì 4 febbraio 2020, ore 18:00
    "Cadrò, sognando di volare"
    Monologo improvvisato con Fabio Genovesi
    www.circololettori.it

    Circolo dei Lettori, Novara
    Mercoledì 5 febbraio 2020, ore 21:0
    Presentazione di "Cadrò, sognando di volare"
    con Fabio Genovesi e Alessandro Barbaglia
    www.circololettori.it



    Hai presente quando la radio passa la canzone che ascoltavi sempre alle superiori, e ti immaginavi nel futuro, libero e felice di fare quel che volevi… be’, se a sentirla il cuore ti si stringe e alla fine devi cambiare stazione, vuol dire che in quel futuro qualcosa non è andato come sognavi.

    Così è per Fabio, che ha ventiquattro anni e studia giurisprudenza. La materia non lo entusiasma per niente, ma una serie di circostanze lo ha condotto lì, e lui non ha avuto la forza di opporsi. Perciò procede stancamente, fin quando – siamo nel 1998 – per evitare il servizio militare obbligatorio viene spedito in un ospizio per preti in cima ai monti. Qua il direttore è un ex missionario ottantenne ruvido e lunatico, che non esce dalla sua stanza perché non gli interessa più nulla, e tratta male tutti tranne Gina, una ragazza che si crede una gallina.

    Diversi come sono, qualcosa in comune Fabio e Don Basagni ce l’hanno: la passione per il ciclismo. Così iniziano a guardare insieme il Giro d’Italia, e trovano in Marco Pantani l’incarnazione di un sogno. Un uomo coraggioso, tormentato e solo, che si confronta con campioni colossali che hanno il loro punto di forza nella prudenza e nel controllo della corsa. Pantani invece non fa tanti calcoli, lui dà retta all’istinto e compie sforzi immani che gli permettono di spostare il confine, “il terribile confine tra il possibile e l’impossibile, tra quel che vorremmo fare e quel che si può”. Grazie a questa meravigliosa follia, Fabio e Don Basagni troveranno in sé un’audacia sepolta, e metteranno in discussione l’esistenza solida e affidabile che ormai erano abituati a sopportare.

    Più ispirato che mai, Fabio Genovesi torna a farci sognare con la sua scrittura unica, che ci travolge e ci emoziona come un’onda impetuosa, ci fa commuovere, sorridere e poi ridere fino alle lacrime. E ci racconta cosa vuol dire credere in qualcosa. Qualsiasi cosa. Che sia però magica, e ci accenda, spingendoci avanti o da qualsiasi parte, senza progetti o direzioni già tracciate. Si rischia di cadere, sì, ma quando alla radio passeranno la canzone della nostra adolescenza allora, cantandola a squarciagola coi finestrini abbassati, di sicuro voleremo.


    Fabio Genovesi (Forte dei Marmi, 1974) ha pubblicato per Mondadori i romanzi Il mare dove non si tocca (2017), Chi manda le onde (2015, premio Strega Giovani), Versilia Rock City (2012) ed Esche vive (2011) e, per Laterza, il saggio cult Morte dei Marmi. Collabora con il "Corriere della Sera" e il suo settimanale "La Lettura".



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    22 min
  • Vanni Codeluppi "Ligaland"
    Vanni Codeluppi
    "Ligaland"
    Il mondo di Luciano Ligabue
    Mimesis Edizioni
    www.mimesisedizioni.it


    Come ogni cantautore, Luciano Ligabue ha creato un orizzonte immaginario con le sue canzoni, ma anche producendo testi di altro genere. Nel suo caso, infatti, siamo di fronte a un personaggio che ha sentito l’esigenza di esprimersi attraverso numerosi linguaggi: film, videoclip, racconti, romanzi, poesie, saggi e fumetti. Da questa vasta produzione è nato Ligaland, un mondo che può essere associato a Graceland, la lussuosa villa neoclassica di Memphis nella quale Elvis Presley ha trascorso gli ultimi vent’anni di vita e che oggi simboleggia il suo universo. In questo libro il mondo di Ligabue viene analizzato allo scopo di capire cosa ci sia dietro il successo duraturo di un personaggio dello spettacolo. Si cerca pertanto di individuare le influenze che il cantautore ha ricevuto: dalla musica rock alla tradizione della canzone italiana, dalla cultura americana a quella emiliana, passando per Elvis Presley, Bruce Springsteen e Vasco Rossi.

    Vanni Codeluppi è sociologo e insegna Sociologia dei media presso l’Università IULM di Milano. Ha insegnato anche in altre università italiane e si è occupato soprattutto di consumi, pubblicità e moda. Negli ultimi anni ha concentrato le sue ricerche sui fenomeni più rilevanti della cultura mediatica, dedicando particolare attenzione all’analisi del divismo, sul quale ha pubblicato i libri Tutti divi. Vivere in vetrina (2009) e Il divismo. Cinema, televisione, web (2017). Per Mimesis sono usciti Metropoli e luoghi del consumo (2014) e Mi metto in vetrina. Selfie, Facebook, Apple, Hello Kitty, Renzi e altre “vetrinizzazioni” (2015).




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    26 min
  • Marco Martinelli "Teatro delle Albe"
    Marco Martinelli
    Teatro delle Albe



    Marco Martinelli di Teatro delle Albe ospite di Progetto Cantoregi
    con il film sulla Divina Commedia nelle baraccopoli di Nairobi
    e con “Farsi luogo” trattato poetico dedicato al teatro


    Lunedì 3 febbraio, ore 21
    SOMS, Via Carlo Costa 23 - Racconigi (Cn)
    www.progettocantoregi.it


    Marco Martinelli, fondatore, regista e drammaturgo del Teatro delle Albe (Ravenna), è l’ospite d’onore di Progetto Cantoregi nella serata di lunedì 3 febbraio alla Soms di Racconigi. Martinelli presenterà due suoi progetti: il suo film “The Sky over Kibera” (“Il cielo sopra Kibera”, 2019), che racconta il laboratorio ispirato alla "Divina Commedia” tenuto nel 2018 con più di 150 studenti Kenyoti a Kibera (Nairobi), una delle più grandi baraccopoli africane; il suo testo “Farsi luogo. Varco al teatro in 101 movimenti”, una dichiarazione d’amore al teatro e ai suoi protagonisti fatta di pensieri, aneddoti, riflessioni e critiche carichi di sentimento e passione (edito da Cue Press nel 2015).
    “The Sky over Kibera” è un film prodotto da Ravenna Teatro/Teatro delle Albe, ideato da Marco Martinelli e promosso dalla Fondazione AVSI in collaborazione con Kamera Film, Antropotopia e il periodico Vita. Racconta la messa in scena della Divina Commedia nell’immenso slum di Nairobi, Kibera, dove Martinelli ha lavorato con 150 bambini e adolescenti, reinventando il capolavoro dantesco in lingua inglese e swahili. Lo ha fatto con la sua cifra poetica e visionaria, intrecciando alle riprese dello spettacolo altre immagini e sequenze girate nello slum, mescolando altre visioni, dettagli di luoghi, colori. Tre adolescenti di Nairobi offrono volto e voce a Dante, Virgilio e Beatrice: sono le guide che conducono lo spettatore nel labirinto di Kibera, dove la “selva oscura” di povertà, conflitto, violenza in cui si perde il poeta è più che una semplice metafora: in swahili, Kibera significa “selva”. Attorno a loro un coro di corpi recita il dramma dell’essere insieme belve e dannati, ladri e assassini, diavoli e politici corrotti e poeti che indicano le vie della salvezza:
    tra canti e recitazione, corse frenetiche e danze scatenate, i 150 protagonisti danno vita a un affresco ricco di commovente poesia.
    “Farsi luogo. Varco al teatro in 101 movimenti” raccoglie 101 riflessioni per entrare, e perdersi, nel teatro labirintico di uno dei più originali artisti italiani, un teatro capace di cogliere le contraddizioni del reale e il loro mescolarsi, per farsi luogo, vita e arte, un teatro che mai abbandona l’impegno impegno etico e sociale e che si è sempre evoluto in più di trent’anni di attività. In contrapposizione alle barbarie dei “non-luoghi” della nostra società, l’impegno a “farsi luogo” deriva dal lavoro di un teatro che trovi il proprio senso nella creazione di una comunità. Martinelli esplora la condizione degli spazi teatrali, senza risparmiare critiche al
    mercato attuale, ed esprime dichiarazioni di affetto a coloro che abitano questi “luoghi”: attori, pubblico, critici, tecnici, costumisti, maschere, attrezzisti e organizzatori.

    La serata è realizzata da Progetto Cantoregi, con il sostegno di Fondazione CRT e in collaborazione con la
    Città di Racconigi e il Centro culturale "Le Clarisse" di Racconigi e anticipa il calendario di CuneiForme.



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    13 min
  • Marina Mander "Writers. Gli scrittori si raccontano"
    Marina Mander
    "Writers. Gli scrittori si raccontano"
    www.writersfestival.it



    Writers Festival
    Domenica 2 febbraio 2020 - ore 16:30
    "Quale felicità. Storie di ragazzi tra chiaro e scuro"
    con Valeria Benatti e Marina Mander


    Domenica 2 febbraio 2020 - ore 18:00
    "Devo stare dentro ai tuoi occhi per vedermi"
    con Marina Mander, Alessandro Mezzena Lona, Giorgio Ghiotti


    Writers#8
    E in questo chiaroscuro nascono i mostri

    Si ha sempre più l’impressione di trovarsi immersi in una nebbia, dove passato presente e futuro sono confusi e domini un chiaroscuro che, come suggeriva Antonio Gramsci in una celebre frase, genera mostri.
    I mostri, vecchi e nuovi, a volte sembra di vederli benissimo, ma più spesso si intravedono soltanto delle strane sembianze. A volte, addirittura, i mostri hanno l’aspetto della normalità. Sarebbe troppo facile se, come sosteneva Goya, il sonno della Ragione generasse orribili e riconoscibili mostri. I mostri che ci circondano sono invece spesso molto normali. Al momento opportuno però gettano la maschera e urlano, incitano all’odio, disprezzano la cultura e la vita civile. Sono molto imprevedibili. E le porte del passato, che all’improvviso si spalancano e mostrano il baratro del dimenticato e sepolto, sembrano rigidamente sigillate e per sempre sorpassate.
    In questo corridoio nebbioso e poco illuminato, dove si agitano ombre e fantasmi non ben definiti, viviamo oggi.
    L’ottava edizione del festival Writers, che anche quest’anno ha scelto di essere dedicato solo ad un tema, si propone di raccontare e rappresentare non l’orrido ma il normale che cela l’orrido. Per questo intendiamo chiedere a scrittori, poeti e artisti, di sforzarsi di guardare dietro il chiaroscuro della normalità quotidiana, dialogando con coloro che tutti i giorni sperimentano la nebbia e ne sono, come tutti noi, disorientati.
    Raccontare, cantare, recitare non significa chiarire ma è il solo modo che conosciamo per dare luce ai dubbi, attraverso il piacere di ascoltare storie che ormai, anche i giornali, le televisioni e social media, sempre meno intendono e riescono a comunicare.




    Marina Mander, scrittrice triestina, vive a Milano. Tra le sue opere: Ipocondria fantastica(Transeuropa 2000, et al. 2012), Catalogo degli addii(Editions du Rouergue, 2008, et al. 2010) La prima vera bugia(et al. 2011) pubblicato in diversi paesi europei e negli Stati Uniti e adattato per il teatro con il titolo “A corto di bugie“, Nessundorma(Mondadori 2013) finalista Premio Rapallo-Carige, Il potere del miao(Mondadori 2015), un romanzo-saggio dedicato a chi ama i libri e i gatti, uscito in Germania nel 2016 con l’editore Bertelsmann.

    Ha scritto per Il Piccolo, Vanity Fair e il New York Times.



    Marina Mander
    "L'età straniera"
    Marsilio Editori
    www.marsilio.it

    "L'età straniera" racconta un mondo vocale: è nelle voci che questa storia e tutte le storie si sviluppano - le parole di Florin che mancano, quelle in cui Leo si rifugia.
    Leo non studia molto, ma è bravo a scuola. Non fuma tanto, ma un po' d'erba sì. Ha una madre, Margherita, che lavora come assistente sociale e un padre che è stato matematico, è stato intelligente, è stato vivo l'ultima volta nel mare e poi è scomparso tra le onde con il pigiama e le ciabatte. Leo odia i pigiami, le ciabatte e non si fida più del mare, forse di nessuno. Odia tutte le cose fino a quando nella sua vita non arriva Florin, un ragazzino rumeno che non studia, non ha una casa, non ha madre né padre - o magari sì ma non ci sono - e si prostituisce. Florin si prostituisce e la madre di Leo decide di ospitarlo, sistemandolo nella camera del figlio, perché l'appartamento è piccolo e perché «forse potete farvi...
    19 min
  • Benedetta Tobagi "Piazza Fontana. Il processo impossibile"
    Benedetta Tobagi
    "Piazza Fontana"
    Il processo impossibile
    Einaudi Editore
    www.einaudi.it



    Benedetta Tobagi
    Piazzetta Baralis, Savigliano, ore 14,30
    "Gli anni di piombo in Italia. Da Piazza Fontana all'omicidio Tobagi".
    Conversazione con Benedetta Tobagi, autrice di Piazza Fontana. Il processo impossibile.
    Aula Santa Chiara (Piazzetta Baralis, 3). L'evento è promosso dall'IIS Arimondi Eula, con il patrocinio del Comune di Savigliano.


    Il racconto rigoroso e appassionante del grande processo sulla strage di piazza Fontana: una riflessione esemplare sui rapporti tra giustizia e politica.

    In un racconto serrato e documentatissimo, Benedetta Tobagi indaga la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) a partire dal primo processo sull'attentato, un processo-labirinto celebrato tra Milano, Roma e infine Catanzaro nell'arco di quasi vent'anni. Prima di essere affossato da assoluzioni generalizzate, esso porta alla luce una sconcertante trama di depistaggi e accerta le pesanti responsabilità dei terroristi neri e di alcuni ufficiali dei servizi segreti fino a trasformarsi in un processo simbolico allo Stato: una ricostruzione che si arricchisce e trova sostanziali conferme nei decenni successivi. Piazza Fontana sottopone il sistema della giustizia a una torsione estrema; è un incubo, ma insieme un risveglio. Se da un lato la tragedia dell'impunità alimenta un profondo sentimento di sfiducia, dall'altro comporta una dolorosa presa di consapevolezza che contribuisce alla maturazione di una coscienza critica in ampi settori del mondo giudiziario e tra i cittadini.



    La milanese Cristina Tobagi è nata nel 1977, è laureata in filosofia, PhD student in storia, collaboratrice di “Repubblica” e conduttrice radiofonica per la Rai.
    Nel 2009 pubblica il suo primo libro, Come mi batte forte il tuo cuore (Einaudi), dedicato alla memoria del padre Walter, ucciso da un gruppo terroristico di estrema sinistra, che vince numerosi premi letterari.
    Nel 2011 per la sua attività giornalistica riceve il “Premiolino”.
    Nel 2013 esce Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita, sempre edito da Einaudi, nel 2016 La scuola salvata dai bambini (Rizzoli). Nel 2019 con Einaudi escono Piazza Fontana, il processo impossibile e la riedizione di Una stella incoronata di buio.





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    www.ilpostodelleparole.it
    18 min
  • Laura Bosio "Writers. Gli scrittori si raccontano"
    Laura Bosio
    "Writers. Gli scrittori si raccontano"
    www.writersfestival.it


    Writers Festival
    Sabato 1° febbraio 2020, ore 16:00
    Italiani anche noi. Penny Wirton, una scuola senza muri
    Incontro con Laura Bosio e Fabio Santopietro



    Writers#8
    E in questo chiaroscuro nascono i mostri

    Si ha sempre più l’impressione di trovarsi immersi in una nebbia, dove passato presente e futuro sono confusi e domini un chiaroscuro che, come suggeriva Antonio Gramsci in una celebre frase, genera mostri.
    I mostri, vecchi e nuovi, a volte sembra di vederli benissimo, ma più spesso si intravedono soltanto delle strane sembianze. A volte, addirittura, i mostri hanno l’aspetto della normalità. Sarebbe troppo facile se, come sosteneva Goya, il sonno della Ragione generasse orribili e riconoscibili mostri. I mostri che ci circondano sono invece spesso molto normali. Al momento opportuno però gettano la maschera e urlano, incitano all’odio, disprezzano la cultura e la vita civile. Sono molto imprevedibili. E le porte del passato, che all’improvviso si spalancano e mostrano il baratro del dimenticato e sepolto, sembrano rigidamente sigillate e per sempre sorpassate.
    In questo corridoio nebbioso e poco illuminato, dove si agitano ombre e fantasmi non ben definiti, viviamo oggi.
    L’ottava edizione del festival Writers, che anche quest’anno ha scelto di essere dedicato solo ad un tema, si propone di raccontare e rappresentare non l’orrido ma il normale che cela l’orrido. Per questo intendiamo chiedere a scrittori, poeti e artisti, di sforzarsi di guardare dietro il chiaroscuro della normalità quotidiana, dialogando con coloro che tutti i giorni sperimentano la nebbia e ne sono, come tutti noi, disorientati.
    Raccontare, cantare, recitare non significa chiarire ma è il solo modo che conosciamo per dare luce ai dubbi, attraverso il piacere di ascoltare storie che ormai, anche i giornali, le televisioni e social media, sempre meno intendono e riescono a comunicare.



    Laura Bosio è scrittrice, editor e consulente editoriale.
    Con il romanzo d’esordio, I dimenticati (Feltrinelli 1993) ha vinto il Premio Bagutta Opera prima. Sono seguiti, tra gli altri libri: Annunciazione (Mondadori 1997, Premio Europeo Moravia; nuova ed. Longanesi); Le stagioni dell’acqua (Longanesi 2007, Finalista Premio Strega); D’amore e di ragione. Donne e spiritualità (Laterza 2012); Da un’altra Italia. 63 lettere, diari, testimonianze sul “carattere” degli italiani (con Bruno Nacci, Utet 2104); Per seguire la mia stella (con Bruno Nacci, Guanda 2017); Una scuola senza muri (Enrico Damiani Editore, 2019). Di prossima uscita il romanzo La casa degli uccelli (con Bruno Nacci, Guanda 2020).
    È stata docente di “Tecniche della scrittura” al Master in giornalismo dell’Università Cattolica di Milano.
    Dal 2015 dirige la scuola di italiano per migranti Penny Wirton Milano.



    Laura Bosio
    "Una scuola senza muri"
    ED Enrico Damiani Editore
    Vengono da lontano. Si chiamano Makan, Idowu, Teresa, Bomani, Trésor, Mariela, Amadou. I loro fragili passaporti li condannerebbero a restare dove sono, nel deserto della miseria e della guerra, ma non hanno altra scelta. Come Giacobbe che combatte tutta la notte al buio in un estenuante corpo a corpo con uno sconosciuto, attraversano il mare in una lacerante e disumana ricerca di salvezza, di identità. Identità che non hanno neppure le parole per esprimere. Laura Bosio, che insieme a tanti volontari li accoglie nelle aule della sua scuola senza muri, dove "italiano" significa ascolto, dialogo, incontro inaspettato, dà voce alle loro storie, incrocia i loro sguardi, accoglie le loro reazioni quando, costretti a rispondere "bene" alla domanda "come stai?" del manuale, "ridono, rovesciandosi all'indietro sullo schienale della sedia e allargando...
    17 min
  • Raphael Bianco "Lo schiaccianoci"
    Raphael Bianco
    "Lo schiaccianoci"

    PUNTIDANZA 2019/2020 – XVII edizione
    Fondazione Egri per la Danza
    p r e s e n t a
    LO SCHIACCIANOCI

    Compagnia EgriBiancoDanza
    diretta da SUSANNA EGRI e RAPHAEL BIANCO

    Domenica 2 febbraio 2020 ore 17.00

    Lunedì 3 febbraio 2020 ore 10.30
    (dedicato alle scuole)
    
CUNEO – Teatro Toselli
    Via Teatro Giovanni Toselli, 9

    Domenica 2 febbraio alle ore 17.00 e lunedì 3 febbraio alle ore 10.30 al Teatro Toselli di Cuneo, appuntamento con la stagione IPUNTIDANZA per la Compagnia EgriBiancoDanza impegnata nel nuovo spettacolo “Schiaccianoci”, famosissima favola per bambini scritta da Ernest T.A. Hoffmann.
    Da questo capolavoro letterario fu creato nel lontano 1861 l’omonimo balletto che, insieme con le altre due pièce frutto dell’estro del grande compositore Cajkovskij, rappresenta uno dei traguardi più alti del balletto classico.

    Lo Schiaccianoci, diversamente dalle altre due pièce, rappresenta la società borghese di fine Ottocento. Partendo da questo tema il coreografo Raphael Bianco fornisce una rivisitazione contemporanea proponendo un’esplorazione di diversi mondi onirici nei quali prendono forma e sostanza sogni evanescenti, giochi estrosi e fantasie oniriche, frutto di giovani menti.
    Lo Schiaccianoci è un giocattolo, un valoroso soldatino che ci conduce verso un mondo di zucchero filato, di colorati bon bon e profumate caramelle, pervaso da percezioni provenienti dalla realtà dove però aleggiano e si nascondono paure e tormenti inconsci.

    Così Raphael Bianco su questa nuova produzione: "Lo Schiaccianoci" apparentemente è il balletto meno drammatico della trilogia di Ciajkovskij, in realtà è un percorso di crescita, di scelte e di distacco dal mondo dell’infanzia. Le inquietudini della giovane Clara sono le inquietudini di bambini che si affacciano alla vita adulta, distaccandosi dal loro mondo fantastico, dalla protezione dei propri feticci. In questa mia versione, liberamente ispirata all’omonimo balletto, La Fata Confetto sarà il personaggio guida che conduce Clara e gli spettatori fra dolci e doni misteriosi, in una progressiva maturazione attraverso la scelta di sorprese non sempre felici ma utili, e dove i topi rappresentano l’anima nera, i fantasmi e le inquietudini di una giovane fanciulla ignara ancora di sé. Sulle note della straordinaria partitura di Ciajkovskij, ho immaginato un nuovo percorso per Clara, saldamente legato, a livello coreografico, alle radici classico - accademiche pur essendo un balletto dall’impianto contemporaneo, sfrondando la narrazione da tutti o quasi gli episodi del primo atto. Lascio al centro dell’azione la notte di Natale, la magia, i sogni e il senso di smarrimento di Clara in un labirinto speculare fra mondo onirico e realtà, in un caleidoscopico ed elettrizzante gioco di scelte per trovare la strada giusta e riscoprirsi adulta. Un balletto dedicato ai bambini dei quali non sempre cogliamo l’enigmatico groviglio di emozioni, incertezze e sentimenti.

    Durante la serata sarà offerta una dolce degustazione in collaborazione con Venchi.

    Coreografia: Raphael Bianco
    Assistente alla coreografia: Elena Rolla
    Maitre de Ballet: Vincenzo Galano
    Light Design: Enzo Galia
    Elementi scenici: Mario Bianco e Anna Borgna
    Costumi: Agostino Porchietto
    Musica: P.I Ciaikovskij
    Danzatori: Compagnia Egribiancodanza
    Produzione: Fondazione Egri per la Danza Con il sostegno di Mibac - Dipartimento Spettacolo Dal Vivo, Fondazione Crt, Regione Piemonte, Città di Torino

    La Fondazione Egri per la Danza gode del sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo nell'ambito dell'edizione 2019 del bando Performing Arts, Fondazione CRT nell’ambito del bando Note&Sipari, Studio Rolla. Media-partner di Radio Energy e PAC...
    11 min
  • Stefania Portinari "Ritratto di donna"
    Stefania Portinari
    curatrice della mostra
    "Ritratto di donna"
    Il sogno degli Anni Venti di Ubaldo Oppi
    Basilica Palladiana, Vicenza
    fino al 13 aprile 2020


    Nell’Europa da poco uscita dalla Prima guerra mondiale le donne cominciano a conquistare un proprio ruolo: sempre più autonome, seduttive e moderne. I capelli si accorciano come la lunghezza delle gonne, mentre la loro influenza nella società e nella cultura si fa sempre più intensa. Coco Chanel cambia la moda, Amelia Earhart attraversa in volo l’Atlantico, i balli di Josephine Baker incantano Parigi.

    Anche in Italia soffia un vento nuovo e di questa donna differente, così diversa dal modello anteguerra, offre un ritratto magnetico il pittore Ubaldo Oppi, cresciuto a Vicenza ma formatosi fra Vienna, Parigi e Venezia, poi divenuto milanese dopo essere stato ‘scoperto’ da Margherita Sarfatti e Ugo Ojetti che stanno cercando uno «stile italiano» nell’arte. Ma Oppi non è il solo, perché la nuova donna appare nella pittura di Felice Casorati come di Mario Cavalieri, di Mario Sironi come di Piero Marussig. Assolutamente padrone del loro tempo, quelle figure escono anche dalla cronaca per rievocare un mito, quello di donne fatali e potenti come le amazzoni o di muse ritratte in una magica sospensione, eternate nei valori di un seducente classicismo.


    La mostra è parte di un progetto di rilancio della Basilica palladiana di Vicenza, destinata a ospitare continuativamente esposizioni di rilevanza internazionale.
    È curata da Stefania Portinari, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, affiancata da un comitato scientifico composto fra gli altri da Luca Massimo Barbero (Fondazione Giorgio Cini di Venezia), Alessandro Del Puppo (Università degli Studi di Udine), Nico Stringa (Università Ca’ Foscari di Venezia), Valerio Terraroli (Università degli Studi di Verona), Gabriella Belli (Fondazione Musei Civici di Venezia), Elena Pontiggia (Accademia di Belle Arti di Brera, Milano), Elisabetta Barisoni (Fondazione Musei Civici di Venezia), Giuseppina Dal Canton (Università degli Studi di Padova), Sergio Marinelli (Università Ca’ Foscari di Venezia), Sileno Salvagnini (Accademia di Belle Arti di Venezia).



    Stefania Portinari
    "Anni Settanta. La Biennale di Venezia"
    Marsilio Editori
    www.marsilio.it
    La Biennale di Venezia attraversa gli anni settanta con una traiettoria che ne trasforma l'orientamento curatoriale. Dal conflitto ideologico innescato alla «Biennale poliziotta» del 1968 all'evocazione del rapporto tra arte e natura nel 1978, la rassegna compie una metamorfosi da cui emergono l'impostazione tematica e il ruolo dei critici militanti. Scompaiono i premi, l'ufficio vendite e le arti decorative, si mostrano videotape e performance; voci dissonanti vorrebbero abbatterne i padiglioni o renderla un organismo pervasivo, mentre l'espansione al di fuori dei Giardini si affianca all'ampliarsi delle sezioni di architettura. La sua storyline si compie tra l'innesto di condizionamenti politici e il cambiamento di gerarchie nell'ente, valicando le edizioni senza numero o il dissenso alla metà del decennio. La storia delle mostre di questa esposizione internazionale consente di creare cartografie di sguardi su protagonisti e momenti fondanti, ma anche di istituire raffronti attraverso lo specchio prismatico dell'arte contemporanea



    Stefania Portinari è storico dell’arte e curatore. Ha conseguito un PhD e una specializzazione triennale in Storia dell’arte contemporanea; è ricercatore a tempo indeterminato all’Università Ca’ Foscari Venezia, dove insegna Storia dell’arte contemporanea, Storia dell’architettura contemporanea e Storia del design; in precedenza ha lavorato alla Soprintendenza per il patrimonio storico artistico di Venezia. Si occupa di curatela di mostre, in...
    29 min
  • Gianni Canova "Writers. Gli scrittori si raccontano"
    Gianni Canova
    "Writers. Gli scrittori si raccontano"
    www.writersfestival.it


    Writers Festival
    Frigoriferi Milanesi, Via Piranesi 10, Milano
    Sabato 1° febbraio ore 18:30
    "Ignorantocrazia"
    con Gianni Canova e Stefano Bartezzaghi



    Writers#8
    E in questo chiaroscuro nascono i mostri


    Si ha sempre più l’impressione di trovarsi immersi in una nebbia, dove passato presente e futuro sono confusi e domini un chiaroscuro che, come suggeriva Antonio Gramsci in una celebre frase, genera mostri.
    I mostri, vecchi e nuovi, a volte sembra di vederli benissimo, ma più spesso si intravedono soltanto delle strane sembianze. A volte, addirittura, i mostri hanno l’aspetto della normalità. Sarebbe troppo facile se, come sosteneva Goya, il sonno della Ragione generasse orribili e riconoscibili mostri. I mostri che ci circondano sono invece spesso molto normali. Al momento opportuno però gettano la maschera e urlano, incitano all’odio, disprezzano la cultura e la vita civile. Sono molto imprevedibili. E le porte del passato, che all’improvviso si spalancano e mostrano il baratro del dimenticato e sepolto, sembrano rigidamente sigillate e per sempre sorpassate.
    In questo corridoio nebbioso e poco illuminato, dove si agitano ombre e fantasmi non ben definiti, viviamo oggi.
    L’ottava edizione del festival Writers, che anche quest’anno ha scelto di essere dedicato solo ad un tema, si propone di raccontare e rappresentare non l’orrido ma il normale che cela l’orrido. Per questo intendiamo chiedere a scrittori, poeti e artisti, di sforzarsi di guardare dietro il chiaroscuro della normalità quotidiana, dialogando con coloro che tutti i giorni sperimentano la nebbia e ne sono, come tutti noi, disorientati.
    Raccontare, cantare, recitare non significa chiarire ma è il solo modo che conosciamo per dare luce ai dubbi, attraverso il piacere di ascoltare storie che ormai, anche i giornali, le televisoni e social media, sempre meno intendono e riescono a comunicare.






    Gianni Canova
    "Ignorantocrazia"
    Perché in Italia non esiste la democrazia culturale
    Bompiani Editore
    www.bompiani.eu

    Gianni Canova tocca uno dei nervi scoperti del dibattito culturale in Italia, un paese che sembra condannato a diventare nazione di analfabeti e populisti. Secondo Canova l’Italia del XXI secolo è diventata culturalmente anoressica: dopo il neorealismo dell’immediato dopoguerra sono mancati riferimenti riconosciuti a livello internazionale e un consumo di prodotti culturali degno di un paese sviluppato. Mentre l’intellettuale progressista o elitista si crogiola tra i propri idoli, l’unica vera rivoluzione culturale pare essere rimasta quella del cinema. È possibile rianimare o costruire una nuova democrazia culturale per il Belpaese?






    Gianni Canova (1954) è saggista e accademico, dal 2018 Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove è anche docente di Storia e Critica del Cinema e Filmologia. Dal 2004 è autore e conduttore del programma Il cinemaniaco su Sky Cinema. Fondatore e direttore del mensile di cinema e spettacolo Duel, ha scritto per La Repubblica, Sette, La Voce, Rolling Stone, Elle e Vogue. Per Bompiani ha pubblicato L’alieno e il pipistrello. La crisi della forma nel cinema contemporaneo e l’ultimo libro “L’ignorantocrazia”.




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  • Giorgio Vacchiano "La resilienza del bosco"
    Giorgio Vacchiano
    "La resilienza del bosco"
    Storie di foreste che cambiano il pianeta
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it

    Siamo abituati a pensare che le foreste siano statiche, che stiano lì, immobili, da sempre. Ma non è così.

    Semplicemente vivono, e cambiano, a un ritmo più lento del nostro. C’è, tuttavia, un momento in cui abbiamo la possibilità di apprezzarne il cambiamento, e, ironia della sorte, è proprio quando vi si abbatte una calamità o, come si dice in ecologia, un «disturbo». Che sia un incendio, un’alluvione, un’eruzione, ciò che segue non è l’estinzione totale. Al contrario. Disturbi di questo tipo sconvolgono un ecosistema, ma al tempo stesso aprono la strada a nuove specie animali e vegetali. Come le orchidee, ad esempio, che muoiono all’ombra fitta degli alberi, ma proliferano nei terreni aperti e assolati. O come le aquile, che battono le foreste disastrate perché, senza gli alberi, godono di maggiore visibilità sulle prede a terra.

    Ed è proprio questa capacità di adattamento, questa naturale resilienza, ad accumunare i boschi e le foreste che Vacchiano ha incontrato durante la sua attività di ricerca e i suoi viaggi, e che racconta in queste pagine. Una resilienza acquisita grazie a milioni di anni di lenta evoluzione, che però potrebbe non bastare di fronte alle pressioni e ai cambiamenti estremamente repentini a cui stiamo sottoponendo la nostra casa comune da un secolo a questa parte. E quindi? Vacchiano indica una strada. Dal parco nazionale di Yellowstone negli Stati Uniti alla foresta pluviale delle isole Haida Gwaii nell’Oceano Pacifico, fino alla piemontese Val Sessera, ogni bosco rivela storie di connessioni: tra alberi e alberi, tra alberi e animali, tra alberi e acqua, o aria, o fuoco. Tra alberi e uomini. E anche, tra uomini e uomini. Dimostrando quanto siamo immersi negli ecosistemi che ci danno la vita. Siamo in relazione con ogni loro elemento. Che ne siamo consapevoli o meno, noi siamo una loro causa e un loro effetto.

    Le storie che Vacchiano racconta parlano di piante, boschi, foreste, ma soprattutto di noi, di come sapremo immaginare il nostro futuro in relazione all’ambiente che ci circonda.


    Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in Gestione e pianificazione forestale presso l'Università Statale di Milano, studia modelli di simulazione in supporto alla gestione forestale sostenibile, la mitigazione e l'adattamento al cambiamento climatico e ai disturbi naturali nelle foreste temperate europee. Ha all'attivo numerose pubblicazioni scientifiche; è membro della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF) e dell'Ecological Society of America (ESA), e consigliere dell'Associazione Pro Silva Italia. Si occupa anche di comunicazione e divulgazione scientifica e nel 2018 è stato nominato dalla rivista «Nature» tra gli 11 migliori scienziati emergenti nel mondo che «stanno lasciando il segno nella scienza».



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