il posto delle parole

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  • Ivana Mulatero "Bellezza & Dirupi"
    Ivana Mulatero
    "Bellezza & Dirupi"
    Museo Civico Luigi Mallé, Dronero
    mostra aperta fino al 13 ottobre 2019


    Il mio orecchio si è esercitato ad ascoltare le pietre. Le ho scavate dal campo, le ho tagliate con lo scalpello forzando la fessura come se fossero noci. Erri De Luca, Aceto, Arcobaleno (1992)

    La mostra Bellezza & Dirupi. Il Giano bifronte della scultura. Opere di Emanuele Greco, Raffaele Mondazzi e Andrea Rinaudo, in programma fino al 13 ottobre al Museo Luigi Mallé, pone al centro dell’attenzione il rapporto multiforme e fecondo che gli scultori intrattengono con la materia, nel tempo antico come in quello attuale, e si propone di esplorare per la prima volta da questa prospettiva due versanti del processo creativo.

    Il progetto promosso e prodotto da Espaci Occitan e ideato da Ivana Mulatero, curatrice del Museo Luigi Mallé, nasce nell’ambito del programma pluriennale di studio e valorizzazione dei Fratelli Zabreri, maestri scalpellini del XV secolo, condotto dal Comune di San Damiano Macra, dalla Pro Loco di San Damiano Macra e curato dall’architetto Dino Oggero.L’esposizione aggiunge un nuovo tassello al programma di approfondimento intrapreso negli anni.

    Il titolo stesso trae ispirazione da una specifica morfologia della Valle Maira. Nel Vallone di Pagliero, da dove provenivano i fratelli Zabreri, c’è un monte con due colli contrapposti persino nel nome. Belgard e Birrone sono le due facce di un Giano montano mitologico, con un versante dove il ben guardare (Belgard, il belvedere) si apre sui declivi erbosi e adatti al pascolo, e poi c’è un’altra costa detta Birrone (burrone) un dirupo certamente inospitale.

    Suggestioni che aprono a un mondo di riferimenti più vasti che, scendendo a valle come i massi erratici, si radunano per l’occasione nelle sale del Museo Mallé per una puntuale riflessione sulla scultura e sulle materie da cui trae origine.

    L’esposizione, da una parte intende ribadire il forte senso identitario del Museo con la Valle Maira, luogo di origine di esperte maestranze capaci di lavorare la pietra ai più alti livelli, ma anche rimandare a una duplice visione della scultura contemporanea, da sempre intimamente connessa ai problemi della materia nel tentativo di volta in volta di trovare sensibilità e memorie capaci di rinnovare i linguaggi espressivi.

    Un larvato figurativo di stampo quasi archeologico (Emanuele Greco), una inesausta narrazione del mito (Raffaele Mondazzi), e una scoperta di infinita astrazione nella organicità della materia (Andrea Rinaudo) in contrappunto storico con una sezione dedicata alle opere degli Zabreri. Una mostra unica per la qualità delle opere esposte e per le personalità coinvolte, ognuna riproposta in museo con una piccola stanza monografica, nella quale è stato possibile mettere a fuoco ciascuna ricerca artistica nella sua unicità.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
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    19 min
  • Roan Johnson "La Naneide"
    Roan Johnson
    "La Naneide"
    La nostra Odissea per riportarti a casa
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it



    Quando, dopo tre e ore e mezzo di travaglio (e tante, tante ore di contrazioni) il piccolo Jacopo viene finalmente alla luce, il papà si sente commosso, felice e anche un po' confuso. Un'ordinaria scena di amore: una nuova vita che, nascendo, ne arricchisce delle altre.
    Lo afferra e lo tiene stretto prima che lo portino via, per sussurrargli (e in fondo sussurrarsi) che da lì in poi andrà tutto bene. Il papà è Roan Johnson, scrittore e regista. Autore, fra le altre cose, della serie Il commissario De Luca, tratta dai romanzi di Carlo Lucarelli, e de I delitti del BarLume, tratta dai romanzi di Marco Malvaldi.
    La Naneide, appena arrivato in libreria, è il racconto intimo di una sua particolare odissea personale, quella da neo genitore.

    Il viaggio è, come da tradizione che si rispetti, quello verso casa. Ma questa volta ha l'obiettivo di riportare a casa il piccolo Jacopo, al quale poco dopo la nascita viene diagnosticato un problema alle piastrine. Una comunicazione che getterebbe nel panico qualsiasi papà. Per fortuna, Roan e la sua Made ce la fanno e questa storia ha un lieto fine. Non solo perché oggi Jacopo sta bene, ma perché è un percorso sincero e toccante dentro i pensieri di un padre.

    Roan Johnson scrive infatti ad alta voce quello che si prova prima, durante e dopo essere diventato genitore (sentimenti scomodi inclusi). Mixa i toni brillanti da commedia - tipici dei suoi lavori da regista - con quella ferma delicatezza di chi ha dovuto fare appello a tutta la propria forza d'animo per sostenere suo figlio, piccolo straniero in un mondo tutto nuovo.
    La Naneide è un libro sincero che vi farà ridere e commuovere. Un racconto in cui riconoscersi, o conoscersi un po' più in profondità, per non avere paura di dire che essere genitori è l'esperienza più paradossale e antitetica del mondo.




    Un tempo fare figli era la cosa più naturale al mondo, adesso è diventata la scelta più complessa della vita. Nel giro di cinquant’anni il mestiere più difficile del mondo è diventato tutto un altro sport, con regole e sfide completamente diverse.

    La coppia di questo libro infatti fa un figlio tardi perché ha paura che il Nano in arrivo sconvolgerebbe le loro vite, poi ci pensa e ci ripensa e alla fine si trova di fronte alle mille novità e possibilità di questo tempo, a partire dalla prima: in quale ospedale partorire? Quello più fricchettone dove ti lasciano dormire con il neonato o quello dotato di reparto di Neonatologia e anestesisti che agiscono nel nome di “Santa Epidurale”? I protagonisti di questa storia scelgono il secondo. E per fortuna.

    Perché quando il piccolo Jacopo nasce, paonazzo e urlante (“tre chilozzi e due di Gollum urlante”), si troverà ad aver bisogno di cure specifiche, e nell’istante in cui viene ricoverato il padre realizza che diventare genitori significa anzitutto che la persona più importante della tua vita non sei più tu stesso, ma una creatura indifesa e fragile.

    Senza mai perdere i toni della commedia che ne hanno decretato il successo come regista, Johnson racconta la paura più grande che si possa provare, il senso di impotenza, il desiderio struggente di riportare tuo figlio a casa.

    E al contempo scopre quanto sia importante trovare in se stessi la forza per andare avanti, riconoscere nella competenza dei medici, nell’affetto dei parenti e nella solidarietà degli altri genitori un sostegno indispensabile. Con sguardo affilato e battuta fulminante, l’autore dà vita a un racconto toccante, che in poche righe ci fa passare dalla commozione al riso.


    Roan Johnson, scrittore e regista, è nato a Londra da padre inglese e madre italiana, ed è cresciuto a Pisa. A Roma si è diplomato...
    13 min
  • Paola Farinetti "Attraverso Festival"
    Paola Farinetti
    "Attraverso Festival"
    Uomini e Storie delle Terre di Mezzo
    Langhe, Roero, Monferrato, Appennino Piemontese
    www.attraversofestival.it



    Arti, paesaggio, cultura materiale e resiliente nei territori patrimonio dell’Umanità Unesco e del Basso Piemonte

    I biglietti per gli spettacoli a pagamento si possono comprare presso le prevendite dei circuiti www.ticketone.it
    www.mailticket.it
    Per informazioni +39 335 5437346


    Sotto le stelle dell’UNESCO, il racconto delle terre e degli uomini tra le colline del Piemonte del sud e il mare, tra le nebbie e il marin: un racconto di radici che si incrociano e danno vita a esperienze nuove, di vie e di rotte che guardano lontano, dove lo sguardo può solo immaginare.

    Questo è ATTRAVERSO: un festival intenso, emozionale, originale, di quelli che hanno l’ambizione di legarsi strettamente al luogo nel quale nascono. Riunisce ventisei Comuni, le Associazioni del territorio, le cantine, e abbatte in un sol colpo le frontiere immaginarie e reali tra le province nel nome della bellezza del paesaggio umano, agricolo e architettonico. Langhe, Monferrato, Appennino Piemontese e Roero diventano così, tra spettacoli, concerti, incontri, un unico scenario diverso per caratteristiche, ma uguale per potenzialità e armonia.

    Queste sono le linee guida di Attraverso Festival, che nasce dal territorio e non sul territorio, dal basso e non calato dall’alto, con un programma artistico originale, pensato ad hoc, che cerca di unire sempre la qualità della proposta al giusto tasso di popolarità e si declina perfettamente sui luoghi che lo ospitano.

    Visto il successo delle tre precedenti edizioni, ad Attraverso 2019 si uniranno nuovi comuni del Monferrato Astigiano e di quello Alessandrino: Mombaruzzo (AT), Cartosio (AL), Morbello (AL), Cassano Spinola/Gavazzana (AL), San Cristoforo (AL), Voltaggio (Al) e l’importante città di Acqui Terme (AL).

    Tra le novità di questa quarta edizione una delle più rilevanti sarà quella di raddoppiare gli appuntamenti in alcuni dei luoghi diventati simbolo del nostro festival: l’anfiteatro Horszowski di Monforte d’Alba (CN) e il cortile dell’Agenzia di Pollenzo, luogo Unesco, ex residenza reale e ora sede dell’Università di Scienze Gastronomiche, aperto per la prima volta con noi agli spettacoli. Inoltre, anche nel suggestivo cortile del Castello di San Cristoforo, splendido maniero medievale, per la prima volta Attraverso propone due appuntamenti.

    A Pollenzo presenteremo il critico d’arte Vittorio Sgarbi accompagnato da un’orchestra con una produzione originale sui “Tesori d’Italia” e il concerto di Simone Cristicchi, uno dei nomi più interessanti della musica italiana di oggi. A Monforte ci saranno invece Federico Buffa, il giornalista che più di tutti sa raccontare lo sport intrecciandolo col momento storico e la storia umana e Michele Serra, (giornalista di Repubblica con presenza quotidiana con la sua “Amaca” e autore di libri fortunati) presenterà in anteprima il suo nuovo spettacolo. Federico Buffa e Vittorio Sgarbi saranno i protagonisti anche dei due spettacoli a San Cristoforo.

    A partire da questo nucleo forte, tanti saranno poi gli appuntamenti a cavallo di tre province, tutti incentrati sulla commistione tra spettacolo e cultura materiale, tra arte e vino, quasi un saluto all’estate, prima dell’inizio delle scuole, degli affanni dell’autunno e del ricominciare. Li citiamo in ordine sparso, senza classifiche di grandezza, perché ci interessa l’insieme, ci interessa l’esperienza, l’abbraccio di natura, architettura e arte e non il dettaglio.

    Lo storico Alessandro Barbero racconterà, immerso nel Castello di Grinzane Cavour, il Medioevo in...
    15 min
  • Nicla Vassallo "Filosofia e Scuola: qual è il rapporto, oggi, in Italia?"
    Nicla Vassallo
    "Filosofia e scuola: qual è il rapporto, oggi, in Italia?"
    www.niclavassallo.net


    Dal sito: www.niclavassallo.net
    Riccardo Pozzo, annovera Nicla Vassallo tra le filosofe della modernità che hanno contribuito e contribuiscono allo sviluppo della filosofia italiana nel suo articolo “Da Peano a oggi. E le donne?”, uscito su “Domenica” de il Sole 24 ore, il 19 giugno 2016, mentre Massimo Cacciari la decreta espressamente, in una lunga intervista rilasciata a “il Venerdì” dello scorso 21 giugno, tra le rarissime filosofe di punta. In qual senso, visto che la pensatrice non si è mai occupata di filosofi italiani? Molto probabilmente in quanto, come recita la voce dell’enciclopedia online Treccani.it, a lei dedicata, non ci troviamo solo al cospetto di una filosofa di fama, bensì di una filosofa che, grazie al suo pensiero e alle sue ricerche, ha “innovato settori dell’epistemologia, della filosofia della conoscenza, della metafisica, dei gender studies”, e, al momento della consultazione della voce stessa, l’enciclopedia rimanda, dopo quella di Vassallo, alle voci di “Ludwidg Wittgenstein”, “Amartya Sen”, “epistemologia”, “David Hume”.

    Filosofa di fama sì, ma schiva rispetto alla notorietà a ogni costo, che cede a ogni compromesso: poche infatti le sue apparizioni televisive, che garantiscono importanti auto-promozioni; più numerose, invece, le interviste rilasciate alla radio, specie a radio Rai. E nessuna svolta “compromettente” né nel suo pensiero, né nelle sue ricerche, nonostante si potrebbe immaginare diversamente, nessuna svolta, a dispetto del fatto che le svolte piacciano al cosiddetto grande pubblico e rendano il filosofo “personaggio”.

    La sua fama era prevedibile da subito: a Genova, oltre a laurearsi col massimo dei voti, la sua tesi viene giudicata degna di pubblicazione, cosa davvero rara ai tempi. La tesi, basata su un raffronto tra la filosofia booleana e quella fregeana, viene debitamente e lungamente rielaborata dalla pensatrice, per trasformarsi in un volume vero e proprio, di oltre trecento pagine, intitolato La depsicologizzazione della logica: un confronto tra Boole e Frege, George Boole e Gottlob Frege, che, accanto a Cartesio, ancor oggi lei annovera tra i suoi indimenticabili maestri. Il confronto in questione conduce Nicla Vassallo ad analizzare il tema dello psicologismo, nonché il tentativo ottocentesco di depsicologizzare la logica, smontando molte argomentazioni di Michael Dummett su Frege e sul suo presunto assoluto antipsicologismo, che avrebbe dato origine alla filosofia analitica. Alcuni articoli della filosofa in inglese vanno nella medesima direzione, quali “On Dummett’s Early Frege and Analytical Philosophy”, Dialectica, 51, 3, pp. 171-187, Bern, 1997; “Analysis versus Laws: Boole’s Explanatory Psychologism versus His Explanatory Anti-Psychologism”, History and Philosophy of Logic, 18, pp. 151-163, London, 1997; “Psychologism in Logic: Some Similarities between Boole and Frege”, in Gasser J. (ed.), A Boole Anthology. Recent and Classical Studies in the Logic of George Boole, Kluwer Academic Publishers, Dordrecht, pp. 311-325, 2000.

    Da qui, palese il passaggio a interessarsi, come testimoniano parecchi suoi volumi e saggi, di naturalismo filosofico contemporaneo (radicale alla Quine e soprattutto moderato, alla Alvin I. Goldman, filosofo quest’ultimo, con cui instaura una proficua affinità intellettuale). Un’attenzione acuta per il naturalismo presuppone un’indagine approfondita e uno sviluppo organico della teoria della conoscenza e dell’epistemologia, il che impone un significativo impegno, e di cui Alvin Plantinga scrive: “Epistemology is extremely difficult, in many ways more difficult than, say, the metaphysics of modality”. Dalla teoria della conoscenza e dall’epistemologia a occuparsi delle...
    39 min
  • Roberto Rossi Precerutti "Un impavido sonno"
    Roberto Rossi Precerutti
    "Un impavido sonno"
    Nino Aragno Editore
    www.ninoaragnoeditore.it


    Impavido è, secondo Tommaso Landolfi, il sonno dei morti, nel senso che esso si dispone quale dimensione compiuta e immodificabile, non suscettibile di assimilazione alle fragili leggi dell’umano. Ora, il libro di Roberto Rossi Precerutti si offre al lettore nelle modalità di atto vivente delle lacrime, cioè consapevole e insieme dolorosa assunzione di un destino consumato essenzialmente come preparazione alla fine, dai turbamenti e dagli spasimi di infanzia e adolescenza, rievocati nei poemetti in prosa e precocemente risonanti del sentimento del vuoto, allo strazio degli anni che volgono alla vecchiaia, segnati dalla perdita e dall’impermanenza, ma anche dalla luce consolatoria dell’ininterrotto colloquio con gli auctores. Sontuosamente funebre secondo la lezione di Góngora e Mallarmé di cui Rossi Precerutti è stato raffinato traduttore, questa poesia è dunque un modo di corteggiare l’abisso, nell’attesa vana di un Risorto che dispieghi, sulla plaga di squallore e pena che chiamiamo mondo, il suo vessillo vittorioso.




    Roberto Rossi Precerutti poeta, scrittore, critico letterario e saggista, è nato a Torino da una famiglia piemontese di antica origine. Il suo esordio poetico è costituito dalla raccolta Entrebescar (1982), alla quale hanno fatto seguito Falso paesaggio (1984), Anagrammi (1988), Musiche da cantar solo (1994), Stella del perdono (2002). Negli anni Novanta collabora con la rivista «Poesia», dove compaiono suoi contributi poetici e critici e numerose traduzioni dal francese, dal provenzale, dal catalano e dallo spagnolo. In quegli anni escono anche le sue raccolte poetiche maggiormente significative: Una meccanica celeste (2000, Premio Lorenzo Montano 2001), Elogi di un disperso mattino (2003), Rovine del cielo (2005, Premio Mondello 2006; Premio Val di Comino 2009), La legge delle nubi (2012), Rimarrà El Greco (2015, finalista al Premio Viareggio 2015) e le antologie Le più belle poesie di Stéphane Mallarmé (1994), Le più belle poesie di Arthur Rimbaud (1995), Torino art nouveau e crepuscolare (2006). Ha inoltre pubblicato la suite Lezioni di tenebre su «Nuovi Argomenti» (1999), la silloge poetica Spose celesti (2006) e l’antologia Poeti per Torino (2008). Vinse molta bellezza (2015) e Domenica delle fiamme (2016) sono i suoi libri di versi più recenti.




    IL POSTO DELLE PAROLE
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    40 min
  • Dino Ticli "Terra. Pianeta inquieto" Festival della Mente
    Dino Ticli
    "Terra, pianeta inquieto"
    "Festival della Mente"
    www.festivaldellamente.it


    Sabato 31 agosto, ore 09.30 / 15.30
    laboratorio 8-11 anni 60 minuti
    Quanti strani incontri si possono fare scendendo verso il centro della Terra? Il nostro pianeta è inquieto e ci sfida con fulmini, alluvioni, eruzioni vulcaniche, terremoti e altri fenomeni. Sappiamo come comportarci? Ci metteremo alla prova in un coinvolgente gioco a squadre.
    con Dino Ticli



    "Terra, pianeta inquieto"
    Dino Ticli
    Coccole Books
    www.coccolebooks.com

    Il Professor Ulisse è uno scienziato e un viaggiatore che guiderà i giovani lettori dando consigli di comportamento e informazioni utili in caso di emergenza.
    Ogni capitolo affronterà fenomeni naturali diversi dalle eruzioni vulcaniche ai terremoti, dagli Incendi alle alluvioni. Un breve racconto mitologico ricorderà come i nostri antenati cercassero di spiegare le i forze della natura. Poi la descrizione di ogni fenomeno e le regole di comportamento.



    Dino Ticli, geologo, naturalista e insegnante di scienze in un liceo, è autore di numerosi libri per ragazzi, tra romanzi, testi di divulgazione scientifica e racconti. La sua passione per le scienze lo ha portato a comporre romanzi avventurosi in cui argomenti scientifici vengono trasmessi con leggerezza e ironia. Fra i suoi libri Piante e animali terribili (Lapis, 2017) e Terra pianeta inquieto (Coccole Book, 2017).




    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    21 min
  • Roberto Mancini "Utopia"
    Roberto Mancini
    "Utopia"
    Dall'etica del cambiamento all'esperienza della liberazione
    Gabrielli Editori
    www.gabriellieditori.it


    Molti oggi sentono di non avere spiragli verso il futuro, il tempo e la vita risultano chiusi, la precarietà è il sentimento di fondo che s’insinua in ogni esperienza.

    Il nuovo libro di Roberto Mancini presenta una meditazione sull’utopia e sulla sua attualità
    L’utopia va intesa ormai non come la rappresentazione di ciò che è desiderabile ma impossibile, bensì come coscienza di tutto quello che possiamo esprimere all’altezza della nostra autentica umanità e come scelta per il coraggio della dignità che si manifesta quando rifiutiamo ciò che è degradante e falso.
    In un contesto epocale come quello attuale è indispensabile ritrovare lo “spirito dell’utopia” (Ernst Bloch), il che comporta di tornare ad ascoltare (o di scoprire) il desiderio più profondo che abbiamo nel cuore. Con questo risveglio di autocoscienza umana l’utopia ha a che fare con il cristianesimo, a sua volta rimosso dalla visuale della società contemporanea. Riconoscere il senso dell’universale invito evangelico alla “nuova nascita” significa assumere l’utopia del vivere con amore gratuito e giusto come la via della liberazione dell’esistenza personale e della convivenza nella società.

    Ritrovare il senso concreto dell’utopia
    «Questo libro propone una riflessione sulla pertinenza dell’utopia rispetto all’esistenza umana e alla vita della società in una stagione storica chiaramente antiutopica, depressa, pervasa dal risentimento e dalla tendenza alla disgregazione. Inizierò la mia riflessione affrontando dapprima il tema nel suo significato antropologico e sociale, poi lo approfondirò soprattutto per come si delinea nella prospettiva della fede cristiana. Questa particolare angolatura del mio approccio non scaturisce da un’intenzione apologetica, ma dall’impegno a chiarire che cosa per me è essenziale
    nella lettura della condizione umana.»

    «Avere il respiro dell’utopia è avere il senso della meta, saper aspirare alla riuscita della nostra speranza migliore, che è sempre la speranza per tutti, la speranza per la terra, la speranza di salvezza non piegata all’egoismo del mero “salvarsi l’anima”. In un contesto epocale come quello attuale è indispensabile ritrovare lo spirito dell’utopia, il che comporta di tornare ad ascoltare (o di scoprire) il desiderio più profondo che abbiamo nel cuore. Potremo sentire che è un desiderio di liberazione dal male e di comunione, un desiderio di vita sensata e salvata, proteso verso una
    felicità che è qualcosa di diverso dal privilegio, dalla fortuna o da un momento di gioia fugace. La possibilità di risalire a questo desiderio è concreta perché esso è radicato nella persona che siamo, nella nostra stessa dignità. La dignità umana infatti non è un valore formale, statico, inerte; come ogni vero valore è una forza in cerca del suo compimento, è come una promessa che tende al suo adempimento. In quanto singoli e come comunità siamo invitati a interpretare tale valore, a svolgerlo, a dotarlo di un mondo corrispondente.
    Chi lo dimentica o lo tradisce si mette in una condizione di dolorosa contraddizione con sé, in un equilibrio solo presunto, che in effetti sarà sempre instabile e falso.»
    (Roberto Mancini, Utopia, pp. 11-16)



    Roberto Mancini
    Professore ordinario di Filosofia Teoretica all’Università di Macerata. Collabora con le riviste “Altreconomia”, “Ermeneutica Letteraria”, “Servitium” e “Mosaico di pace”. È coordinatore della Scuola di Altra Economia dell’Università per la Pace delle Marche. Nel 2009 ha ricevuto il premio “Zamenhof – Voci della pace”. Le sue pubblicazioni più recenti sono: Esperimenti con la libertà. Coscienza di sé e trasformazione dell’esistenza, Franco Angeli 2017; La fragilità dello Spirito....
    26 min
  • Paolo Colombo "Ernest Henry Shackleton. L'eroe che sconfisse l'Antartide"
    Paolo Colombo
    "Ernest Henry Shackleton. L'eroe che sconfisse l'Antardide"
    Festival della Mente
    www.festivaldellamente.it




    Sabato 31 agosto 2019, ore 21.00
    Festival della Mente
    "Ernest Henry Shackleton. L’eroe che sconfisse l’Antartide"
    con Paolo Colombo e Michele Tranquillini
    prenota il tuo posto: www.festivaldellamente.it


    Il 1 agosto 1914 Sir Ernest Shackleton salpa da Londra accompagnato da ventisette uomini per lanciarsi nell’impresa di attraversare a piedi l’Antartide. Durante quell’odissea che durerà due lunghissimi anni, l’esploratore britannico e i suoi compagni vivranno avventure ai limiti dell’incredibile: il naufragio della nave Endurance, il bivacco tra i ghiacci, le peregrinazioni verso la terraferma, l’attraversamento di montagne e ghiacciai inesplorati. Una storia avvincente ‒ fatta di determinazione, fiducia reciproca, ottimismo e capacità di adattamento ‒ che viene raccontata a parole da Paolo Colombo e disegnata dal vivo da Michele Tranquillini tramite i suoi suggestivi acquerelli. E che risponde a una domanda: cosa vuol dire essere eroi? E quale idea di eroismo vogliamo per il tempo in cui viviamo?



    Paolo Colombo è professore ordinario di Storia delle istituzioni politiche presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica di Milano, dove insegna anche Storia contemporanea. Da diversi anni organizza a Milano il ciclo di incontri Storia&narrazione. Collabora con Rai Storia e Rai3. È autore di saggi e monografie. Ha pubblicato numerosi romanzi per ragazzi usciti per Piemme.


    Michele Tranquillini, trentino di origine ma milanese d’adozione, dopo una decennale esperienza come art director nell’agenzia pubblicitaria McCann-Erickson apre il proprio studio come illustratore. Collabora con il Corriere della Sera, con quotidiani e riviste in Italia e nel mondo, studi di architettura e design, realizzando mappe e reportage di viaggio illustrati, schizzi architettonici e video.


    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    27 min
  • Patrizia Zappa Mulas "Il talento della vittima"
    Patrizia Zappa Mulas
    "Il talento della vittima"
    Sem Libri
    www.semlibri.com



    La notte di Capodanno del capitano Agostino e del carabiniere Pizzetti è stravolta dal ritrovamento del cadavere di una ragazza bellissima e sconosciuta. Nessuno sa chi sia. Chi è questa donna? Perché ha deciso di togliersi la vita?

    È su questo scenario che si dipana il giallo de “Il talento della vittima” di Patrizia Zappa Mulas. Ambientato a Gubbio, cuore segreto dell’Italia antica, il romanzo narra della corsa contro il tempo degli agenti Agostino e Pizzetti, che avranno solo ventiquattro ore per risolvere il mistero.

    Nell’appartamento della vittima viene ritrovata una lunga lettera indirizzata al Direttore, personalità politica di spicco a Gubbio. Il documento è contemporaneamente il racconto dettagliato di un’intensa storia d’amore e un omaggio alle Tavole Eugubine, tesoro archeologico di Gubbio e unica testimonianza della civiltà che ha abitato l’Italia centrale prima dei romani. Secondo la vittima, il Direttore e le Tavole sono la faccia diversa della stessa medaglia.

    “Il talento della vittima” unisce elementi storici e misteriosi alla suspense del giallo. La penna di Patrizia Zappa Mulas, attrice e scrittrice con già due romanzi all’attivo, vi terrà col fiato sospeso fino alla risoluzione del mistero.





    Patrizia Zappa Mulas, attrice e scrittrice, ha esordito nel teatro di prosa con Massimo Castri e in seguito ha lavorato nei più importanti teatri italiani con registi del calibro di Luigi Squarzina, Carlo Cecchi, Mario Missiroli e Maurizio Scaparro, in un repertorio che va da Shakespeare a Genet. Laureata in estetica, ha scritto e pubblicato due romanzi, L’orgogliosa, e Rosafuria, diventato poi un tv movie per Rai 2 con la sceneggiatura di Lidia Ravera. Con le edizioni Nottetempo è uscito il racconto Tigre adorata e con Et. Al. La raccolta di racconti Purchè una luca sia accesa nella notte. L’autrice ha scritto anche per il teatro, ottenendo la menzione speciale al Premio Riccione per Chiudi gli occhi. Vive a Roma.



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    32 min
  • Franco Faggiani "Il guardiano della collina dei ciliegi"
    Franco Faggiani
    "Il guardiano della collina dei ciliegi"
    Fazi Editore

    Dall’autore de La manutenzione dei sensi, un romanzo profondo e commovente su un uomo che, dopo aver perso tutto, ritrovò se stesso nel silenzio della natura.

    Il guardiano della collina dei ciliegi, ispirato a una storia vera, ripercorre le vicende di Shizo Kanakuri, il maratoneta olimpico che, dopo una serie di vicissitudini e incredibili avventure, ottenne il tempo eccezionale di gara di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi.
    Nato a Tamana, nel Sud del Giappone, Shizo venne notato giovanissimo per l’estrema abilità nella corsa. Grazie al sostegno dell’Università di Tokyo e agli allenamenti con Jigoro Kano, futuro fondatore del judo, Shizo ebbe modo di partecipare alle Olimpiadi svedesi del 1912 dove l’imperatore alla guida del paese, desideroso di rinforzare i rapporti diplomatici con l’Occidente, inviò per la prima volta una delegazione di atleti. Dopo un movimentato e quasi interminabile viaggio per raggiungere Stoccolma, Shizo, già dato come favorito e in buona posizione nella maratona, a meno di sette chilometri dal traguardo, mancò il suo obiettivo e, per ragioni misteriose anche a se stesso, sparì nel nulla dandosi alla fuga. Da qui ha inizio la storia travagliata di espiazione e conoscenza che porterà il protagonista di questo libro dapprima a nascondersi per la vergogna e il disonore dopo aver deluso le aspettative dell’imperatore, poi a trovare la pace come guardiano di una collina di ciliegi. Intrecciando realtà e fantasia, il romanzo di Franco Faggiani descrive la parabola esistenziale di un uomo che, forte di una rinnovata identità, sarà pronto a ricongiungersi con il proprio destino saldando i conti con il passato.







    Franco Faggiani, vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo; ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Con il romanzo La manutenzione dei sensi (Fazi Editore, 2018), già tradotto in Olanda, vincitore del Premio Parco Majella, del Premio Città delle Fiaccole e finalista al Premio Cortina e al Premio Wondy, ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico.




    IL POSTO DELLE PAROLE
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    22 min

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Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

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