il posto delle parole

il posto delle parole

Download on the App Store

il posto delle parole episodes

  • Beppe Rosso "Canto del popolo che manca"
    Beppe Rosso
    "Canto del popolo che manca"
    Sabato 27 luglio 2019, ore 21,30
    La Morra - Piazza Municipio

    ACTI Teatri Indipendenti presenta

    CANTO DEL POPOLO CHE MANCA
    dal libro di Nuto Revelli “Il Popolo che manca” - Einaudi editore
    reading-spettacolo con Marco Revelli e Beppe Rosso



    Domenica 21 luglio |
    ore 19Borgata Paraloup - Rittana
    Canto del popolo che manca


    Sabato 27 luglio
    ore 21 La Morra
    Canto del popolo che manca


    In occasione del Centenario della nascita di Nuto Revelli, sabato 27 luglio, alle ore 21, a La Morra, in Piazza Municipio, si terrà il reading/spettacolo “Canto del popolo che manca” dal libro di Nuto Revelli “Il Popolo che manca”, con Marco Revelli e Beppe Rosso, prodotto da ACTI – Teatri Indipendenti.
    Nuto Revelli intervistò centinaia di contadini, rincorrendo quegli ultimi testimoni di una civiltà che stava sparendo. Da quelle interviste viene fuori un quadro di vita incredibile e che, rielaborato nell’ultimo libro pubblicato da Einaudi nel 2014 “Il Popolo che manca”, si presenta come un grande canto corale.
    La serata richiama in vita lampi di questo canto epico con radici millenarie che fu spazzata via in poche decine di anni dal mito industriale. E’ un viaggio dentro un mondo che non c’è più; con la testimonianza diretta del figlio Marco Revelli, commenti, letture interpretate e spezzoni di film e audio originali con la voce di Nuto.
    Una “Veglia” come quelle riportate dalle testimonianze, accompagnata da un bicchiere di vino grazie alla Cantina Comunale di La Morra, per raccontare un mondo duro fatto di terra e pietra che conosceva però il fantastico: un’immaginazione scatenata fatta di masche, ciulest, spirit foulet, magia e superstizione, alimentata, appunto, dalle veglie nelle stalle, teatro di micro-comunità dove l’arte del narrare si esaltava.

    in collaborazione con
    Comune di La Morra, Eventi&Turismo, Cantina Comunale di La Morra, Libreria Paesi Tuoi
    Fondazione Nuto Revelli, Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Nuto Revelli

    Ingresso: 2 euro
    In caso di maltempo il reading – spettacolo si terrà nella Chiesa di San Sebastiano
    Per info: tel. 0173 500344 – [email protected]

    _________________________________________

    Tra i libri più amati dai nostri lettori della Libreria Paesi Tuoi a La Morra vi è certamente "Il mondo dei vinti" di Nuto Revelli, la voce dei contadini raccolta con amore e competenza da uno scrittore eccezionale. Una fotografia del passato, neppure troppo lontano, delle valli cuneesi e delle Langhe.
    Il figlio di Nuto, Marco Revelli, ha rivisto il testo nel 2014 che è uscito con il titolo "Il popolo che manca", e Beppe Rosso, uomo di teatro, ne ha tratto un magnifico spettacolo/reading in cui le parole si mescolano alle immagini degli anni '70 ed alle registrazioni sonore realizzate da Nuto. Sulla scena il dialogo tra Beppe Rosso e Marco Revelli sulle gigantesche trasformazioni avvenute in questi ultimi 50 anni in queste terre.


    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    19 min
  • Patrizia Debicke Van Der Noot "La gemma del cardinale De' Medici"
    Patrizia Debicke Van Der Noot
    "La gemma del cardinale De' Medici"
    Tea Libri
    www.tealibri.it



    Forte, diplomatico, astuto: don Giovanni de' Medici è l'unico che può salvare il Granducato di Toscana.
    Francesco I e la moglie muoiono in circostanze misteriose. I Medici temono di perdere il Granducato di Toscana. Solo un uomo può salvarli.

    Don Giovanni de' Medici, figlio naturale legittimato del granduca Cosimo I, fa ritorno a Firenze alla improvvisa e sospetta morte del fratello maggiore Francesco I e della moglie Bianca Capello. L'erede, il cardinale Ferdinando de' Medici, che ne apprezza le doti di condottiero e di diplomatico, lo vuole al suo fianco per governare il Granducato di Toscana, uno Stato ricco, da generazioni in mano a una dinastia di banchieri, i Medici. Ma i nemici dentro e fuori della famiglia incalzano. Firenze e la Toscana fanno gola a molti e diventa vitale ottenere l'appoggio dell'Impero, della Santa Sede e della Serenissima Repubblica di Venezia. Don Giovanni partirà dunque subito ambasciatore del nuovo granduca, ,a dovrà battersi contro una fanatica setta religiosa sostenuta dalla Spagna.

    Patrizia Debicke van der Noot, nata a Firenze, bilingue, grazie a una nonna alsaziana e agli studi compiuti all'università di Grenoble, ha sempre viaggiato molto e vive tra l'Italia e il Lussemburgo. Autrice di romanzi storici e di thriller, ha pubblicato numerosi libri.

    www.patriziadebicke.com



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    19 min
  • Tiziana Plebani "Le scritture delle donne in Europa"
    Tiziana Plebani
    "Le scritture delle donne in Europa"
    Pratiche quotidiane e ambizioni letterarie (secoli XIII-XX)
    Carocci Editore
    www.carocci.it




    Fu la possibilità di scrivere nella propria lingua madre ad aprire la strada alle scritture femminili. Da quel momento, le donne iniziarono ad appuntare note, inviare lettere, consegnare volontà ai testamenti e più vivo si fece in alcune il desiderio di sperimentare registri letterari ed esprimere le proprie propensioni spirituali e politiche. Quante più donne accedevano all'istruzione, per lo più ostacolata ma sempre da loro rivendicata e ricercata anche attraverso percorsi di autoapprendimento, tanto più numerose diventavano quelle che ambivano a utilizzare la scrittura anche al di fuori delle pratiche quotidiane. Una scarsa padronanza della penna e della grammatica non fu di eccessivo ingombro e la confidenza maturò nel tempo un’originale relazione con la propria intimità. Ma le donne scrissero di tutto, dai pamphlet ai romanzi, dalle petizioni ai trattati, dalle poesie ai libri di cucina; scegliendo il mezzo di comunicazione più efficace e più in voga, intervenendo in ogni momento di rinnovamento sociale e partecipando al confronto tra i sessi attorno all'eterna interrogazione sulla differenza dei generi: una delle grandi narrazioni dell’umanità.


    Tiziana Plebani
    Storica e saggista, ha insegnato Conservazione dei materiali librari e documentari all'Università Ca’ Foscari di Venezia ed è stata responsabile del Dipartimento Storia e Didattica della Biblioteca Nazionale Marciana. Si occupa di storia del libro, della lettura e della scrittura, di sociabilità e storia dei sentimenti. Tra le sue pubblicazioni: L’Almanacco delle donne (Venezia 1991); Il «genere» dei libri. Storie e rappresentazioni della lettura al femminile e al maschile tra Medioevo ed età moderna (Milano 2001); Venezia 1469. La legge e la stampa (Venezia 2004); Storia di Venezia città delle donne. Guida ai tempi, luoghi e presenze femminili (Venezia 2008); Un secolo di sentimenti. Amori e conflitti generazionali nella Venezia del Settecento (Venezia 2012).



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    31 min
  • Benedetta Marietti "Festival della Mente"
    Benedetta Marietti
    "Festival della Mente"
    Festival della Mente
    XVI edizione | Sarzana, 30 agosto - 1 settembre 2019
    www.festivaldellamente.it



    Il Festival della Mente è il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee promosso dalla Fondazione Carispezia e dal Comune di Sarzana con la direzione di Benedetta Marietti. La XVI edizione si terrà dal 30 agosto al 1 settembre, a Sarzana (www.festivaldellamente.it).

    40 gli incontri in programma ai quali si aggiungono 20 eventi ideati appositamente per bambini e ragazzi e 6 workshop didattici nella sezione curata da Francesca Gianfranchi, un vero festival nel festival.
    Un centinaio di ospiti italiani e internazionali in tre giornate indagheranno i cambiamenti, il fermento creativo e le speranze della società attraverso incontri, letture, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento culturale, rivolgendosi, con un linguaggio chiaro e comprensibile, al pubblico ampio e intergenerazionale che è da sempre la vera anima del festival.

    Tema del 2019: il futuro.
    «Il concetto di “futuro” è sempre stato importante e necessario per la mente umana – spiega Benedetta Marietti – ma acquista particolare significato in un’epoca come la nostra, densa di cambiamenti sociali, di trasformazioni tecnologiche e di incognite che gravano sul presente. Con il consueto approccio multidisciplinare, il festival si interroga sugli scenari possibili che ci attendono in campo scientifico e umanistico, senza però dimenticare che per guardare al domani bisogna conoscere il passato. E con la ferma convinzione che per immaginare il futuro che vogliamo è necessario creare e inventare una realtà nuova a partire dall’oggi. Spero che il festival, attraverso le voci competenti e appassionate dei relatori, riesca a trasmettere la convinzione che tutti noi possiamo e dobbiamo diventare “inventori del futuro”».

    500 i volontari, di cui la maggior parte studenti che con passione e generosità contribuiscono a creare quel clima unico di festa che si respira nel centro storico di Sarzana durante il festival. Testimonianza del forte legame che la manifestazione ha creato con il territorio e della voglia di molti giovani di mettersi in gioco.




    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    19 min
  • Stefano Ferrio "L'ultimo messaggio di Leonardo"
    Stefano Ferrio, Maria Pirulli
    "L'ultimo messaggio di Leonardo"
    Skira Editore
    www.skira.net



    Dalla straordinaria scoperta di una studiosa italiana sulla trama occulta e i personaggi della Vergine delle rocce, il romanzo che fa luce sul Leonardo da Vinci più intimo e sconvolgente di cui si abbia mai avuto esperienza.



    Quando la barca ebbe attraccato al pontile che si affacciava sul naviglio di Milano, Leonardo sentì come quella stessa parola illuminasse in modo indubitabile la frase con cui il Maestro si era congedato da lui.

    “Noi siamo qui a chiedere un’opera della tua arte.”



    Mentre nel mondo si celebra il quinto centenario della morte di Leonardo, nella Milano del XXI secolo si giunge a una sconvolgente rivelazione: la psicoterapeuta e fotografa Adele Cattaneo, giovane e bellissima studiosa, decifra per prima la firma nascosta dell’artista, cui alludono le mani dei personaggi di una delle sue opere più famose ed enigmatiche, la Vergine delle rocce: una pala resa ancora più ambigua e sensuale dalle pericolose relazioni che il suo autore intratteneva con i modelli scelti per rappresentare la Madonna e l’Angelo inviato ad annunciare nuove, imponderabili “maternità”.

    A guidare Adele verso una così rivoluzionaria scoperta è la misteriosa relazione che, attraverso il tempo e lo spazio, lega la sua esistenza a quella del genio più ammirato del Rinascimento italiano.

    Un intreccio straordinariamente calzante e serrato fra scienza e letteratura dà così vita a un romanzo dove il lettore viene catapultato nei continui colpi di scena suscitati da un vertiginoso gioco di specchi. È come se le “estreme” esperienze sperimentate da Leonardo alla corte di Ludovico il Moro, fra macabre camere oscure e labirinti abitati da invisibili potenze, evocassero le peripezie affrontate da Adele nell’Italia dei nostri giorni, dove è a sua volta chiamata a sfidare le tenebre in compagnia del piccolo Edmondo, bambino sordo di cui deve prendersi cura.



    Maria Pirulli, nata a Massafra nel 1977, si trasferisce a Milano nel 1994. Dopo la maturità classica si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera e si diploma in Arte Sacra nel 2004. In quegli anni cominciano i suoi studi sulla sordità e sulla lingua dei segni. Frequenta l’ENS (Ente Nazionale Sordi) di Milano e si diploma in LIS (lingua italiana dei segni). Si è specializzata con un master universitario sulle disabilità sensoriali, ha ottenuto il diploma di Musicoterapia orchestrale e conseguito nel 2017 una seconda laurea magistrale in Arti Visive all’Università di Bologna. Nell’autunno del 2018 Mimesis ha pubblicato il suo saggio La lingua dei segni nella Vergine delle rocce. Un’ipotesi sulla firma di Leonardo, lo studio scientifico da cui ha tratto spunto la creazione di questo romanzo. Nel 2019 Maria Pirulli è ideatrice e curatrice della mostra “Leonardo. Genio e Bellezza” (Bologna, Cosmoprof; Venezia, Museo del Profumo di Palazzo Mocenigo; Milano), in occasione del cinquecentenario della scomparsa di Leonardo da Vinci, per dare risalto all’operato del maestro nell’arte profumiera e della cosmesi.

    Stefano Ferrio, nato a Vicenza in piena Guerra Fredda, più volte “visitato” durante l’infanzia da spiriti e angeliche presenze, nel 1999 ha debuttato come coautore di Calcio a due (Galla) assieme ad Antonio Stefani. Dopodiché ha dato alle stampe i romanzi Il profumo del diavolo (Marsilio), Impressioni di settembre (Aereostella), La partita (Feltrinelli), Lo spareggio (Nutrimenti). Giornalista, attualmente dirige il periodico online “Smart Building” e collabora al “Corriere del Veneto” e a “Lettera 43”, dopo avere scritto per “Il Giornale di Vicenza”, “l’Unità”, “Diario”, “Il Venerdì di Repubblica”. Voce narrante della Paltan Blues Band, fa parte del gruppo musicale Contrada Ceresa, oltre a collaborare con i...
    24 min
  • Valentina Fortichiari "Mi facevi sentire Dostoevskij"
    Valentina Fortichiari
    "Mi facevi sentire Dostoevskij"
    Manuale-Memoir di un Ufficio Stampa
    Prefazione di Ildefonso Falcones
    Tea Libri
    www.tealibri.it




    Un libro che racconta che cos'è e come funziona un ufficio stampa editoriale.
    Un vivo racconto di ricordi, incontri, momenti eccezionali di un mestiere unico.
    Un volume imperdibile per chiunque voglia avvicinarsi al mondo dell’editoria.

    Oltre vent’anni alla guida dell’ufficio stampa di un grande gruppo editoriale sono un’avventura unica. Valentina Fortichiari l’ha vissuta fino in fondo e ha scelto di raccogliere in questo libro ricordi, incontri memorabili, aneddoti, ma anche riflessioni approfondite, esempi concreti e indicazioni pratiche su come funziona, o dovrebbe funzionare, un ufficio stampa e come si crea e si mantiene nel tempo un rapporto di fiducia e collaborazione con gli autori, da un lato, e con i giornalisti e tutti gli altri operatori della cultura, dall’altro. Nonostante le incessanti novità tecnologiche, in un lavoro simile, la chiave decisiva è ancora il tratto umano della persona, che trova la sua espressione ultima in tre momenti fondamentali: l’educazione, il carattere, lo stile. Ed ecco perché accanto ai capitoli «teorici» si affianca una galleria di grandi personaggi: editori, autori, uomini di cultura, da Mario Spagnol a Vikram Seth, da Jostein Gaarder a Dirk Bogarde (cui è dedicato un commosso ritratto) a Ildefonso Falcones (che firma anche un’affettuosa prefazione).
    Forte della sua esperienza, Valentina Fortichiari descrive e illumina ogni angolo di questo avamposto della comunicazione che, al centro della rete culturale di un Paese, ne segue l’evoluzione del costume, le mode, i dibattiti, si mantiene costantemente aggiornato sulle nuove idee e sui nuovi protagonisti, e tutto traduce con determinazione e pazienza in azione quotidiana.

    Con la prefazione di Ildefonso Falcones

    A conti fatti, ripensando alla mia esperienza, posso dire che la carta vincente è stata l’umanità. La capacità di non dimenticare mai che in tutti i rapporti interpersonali, che sono molti e articolati – agendo nell’universo dell’editoria, della cultura –, la chiave è stabilire un modo corretto, onesto, aperto di collaborazione. Si dovrebbe davvero riuscire a conoscere e “sentire” le varie personalità, per meglio interagire, non solo per ogni aspetto professionale, ma anche con gesti, attenzioni, accortezze che fanno la differenza. Si deve essere capaci di atti umani con tutti, sempre.
    Il galateo del perfetto ufficio stampa.
    Robinson - la Repubblica
    Valentina Fortichiari è autrice di un libro tra la riflessione sull’editoria e l’autobiografia, in cui condensa la sua straordinaria esperienza personale e offre perle inaspettate.
    Dino Messina, Il Corriere della Sera
    Nel suo manuale – memoir Mi facevi sentire Dostoevskij, Valentina Fortichiari ci consegna, a volte tra le righe, non solo una mappa anche teorica su il mestiere «più bello del mondo», ma proprio la temperie esistenziale, il clima che si respira.
    Mario Baudino, La Stampa



    Nata a Milano, Valentina Fortichiari ha sempre lavorato nel settore editoriale. Esperta di archivi e di biografie, ha curato e cura l’opera di Cesare Zavattini e di Guido Morselli, ai quali ha dedicato saggi critici. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Lezione di nuoto. Colette e Bertrand, estate 1920 (Guanda 2009), che ha vinto i premi Rapallo per la sezione Ortese, Grazia Deledda e Rhegium Julii, cui hanno fatto seguito Non ha mai quiete, romanzo sulla figura di Leonardo da Vinci (Sedizioni 2015) e La cerimonia del nuoto, raccolta di racconti ispirati dalla sua passione acquatica e dal suo passato agonistico (Bompiani 2018). Nelle edizioni TEA ha pubblicato il manuale Nuotare tutti, subito e bene, diventato nel tempo un vero long seller. Ha...
    33 min
  • Lorella Giudici "Remo Bianco. Le impronte della memoria"
    Lorella Giudici
    curatrice della mostra:
    REMO BIANCO. LE IMPRONTE DELLA MEMORIA
    Milano, Museo del Novecento 5 luglio — 6 ottobre 2019


    Promossa da Comune di Milano|Cultura e realizzata dal Museo del Novecento in collaborazione della Fondazione Remo Bianco, la mostra “Remo Bianco. Le impronte della memoria”, aperta al pubblico dal 5 luglio al 6 ottobre 2019, è curata da Lorella Giudici ed è allestita nel percorso museale del Museo, coinvolgendo anche gli Archivi. Ingresso compreso nel biglietto del Museo.


    Il Museo del Novecento continua l’attività di ricerca sulla Seconda metà del Novecento attraverso la presentazione di alcuni dei suoi protagonisti, con un’attenzione a coloro che hanno lavorato, con felici esiti sperimentali, nel territorio milanese. Remo Bianco. Le impronte della memoria, a cura di Lorella Giudici con la collaborazione della Fondazione Remo Bianco, presenta oltre 70 opere dell’artista, ripercorrendo le fasi della sua ricerca e rappresentandone i percorsi di vita e di lavoro, intrecciati in un flusso di straordinaria energia creativa.
    Nella Milano del boom economico, in un’atmosfera culturalmente ed economicamente produttiva, il giovane Remo Bianco conosce e frequenta il grande pittore Filippo de Pisis e il suo entourage. La sua sarà una vita da “ricercatore solitario”, come si era autodefinito, sempre pronto a sperimentare idee nuove, frutto della sua fervida fantasia.
    Questa capacità di inventare e seguire percorsi nuovi l’hanno reso un artista molto peculiare per quei tempi, propositore di prospettive nuove, con un approccio divertito e sempre attento ai materiali e alle intuizioni espressive.
    Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta si collocano le prime Impronte, calchi in gesso, cartone pressato o gomma ricavate dai segni lasciati, ad esempio, da un’automobile sull’asfalto, o da tracce di oggetti comuni, giocattoli o attrezzi. L’intento dell’artista è quello di recuperare “le cose più umili che di solito vanno perdute”, come esprime nel Manifesto dell’Arte Improntale del 1956. Risalgono all’inizio degli anni Cinquanta anche i Sacchettini - Testimonianze, realizzati assemblando oggetti di poco valore - monete, conchiglie, piccoli giocattoli, frammenti - in sacchetti di plastica fissati su legno in una disposizione regolare e appesi come un quadro tradizionale.
    Dello stesso periodo sono anche le prime opere tridimensionali - i 3D - in materiale plastico trasparente o vetro e, successivamente, su legno, lamiera e plexiglas colorato, dove l’immagine è la combinazione di figure poste in successione su piani differenti, che ne esaltano la profondità.
    La serie dei Collages, sviluppata invece nella seconda metà degli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta in seguito a un viaggio di Bianco negli Stati Uniti, si basa su un effetto combinatorio di immagini, realizzate con la tecnica del dripping su un unico piano, di tela, carta o stoffa.
    Al 1957 risalgono i primi Tableaux Dorés, che costituiscono uno dei cicli più noti dell’artista, oltre che il più duraturo. Lo sfondo bicolore, trattato a olio o a smalto, su cui sono disposte le foglie d’oro, presenta una parte bianca accostata a colori primari. Altri hanno lo sfondo monocromo o sono realizzati con paglia o stoffa.
    A partire dal 1965 l’artista dà vita ad alcune opere racchiuse sotto la definizione di “Arte sovrastrutturale” che, mediante un atto di “appropriazione artistica” di oggetti, cose e persone, esprimono l’esigenza di fissare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà. Ascrivibili a questa definizione sono le Sculture neve, teatrini poetici i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura o della vita quotidiana ricoperti di neve artificiale e disposti in teche trasparenti: immobile sotto il manto bianco che la riveste, la composizione trasporta lo spettatore in una dimensione incantata e senza...
    19 min
  • Michela Nacci "Il volto della folla"
    Michela Nacci
    "Il volto della folla"
    Soggetti collettivi, democrazia, individuo
    Il Mulino Editore
    www.mulino.it


    Unanime, istintiva, emotiva, sempre irrazionale e spesso violenta: che si tratti di assembramenti politici, religiosi o ludici, nella folla l’individuo si fonde con gli altri, forma un corpo unico e gigantesco. «Gli uomini nella folla si sentono una cosa sola» scrive Elias Canetti. Proprio per questo fa paura: perché fagocita l’individuo e il suo giudizio, distrugge la sua volontà e il suo autocontrollo. Il libro analizza il momento – l’ultimo quarto dell’Ottocento – in cui la folla viene costruita dalla psicologia collettiva e rappresentata nella grande letteratura europea, per poi porsi domande che ci riguardano da vicino: parlare di folla significa automaticamente criticare la democrazia? È possibile pensare la folla non solo in modo negativo? In che modo la folla trasforma la politica e noi stessi?

    Michela Nacci insegna Storia delle dottrine politiche all’Università di Firenze. Tra i suoi libri «Pensare la tecnica. Un secolo di incomprensioni» (Laterza, 2000), «Storia culturale della Repubblica» (Bruno Mondadori, 2009), «Strade per la felicità. Il pensiero politico di Bertrand Russell» (Edizioni Nuova Cultura, 2012).



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    29 min
  • Marilù Oliva "Musica sull'abisso"
    Marilù Oliva
    "Musica sull'abisso"
    HarperCollins
    www.harpercollins.it


    Dopo il successo delle Spose sepolte, primo caso dell’ispettore Micol Medici, Marilù Oliva ci presenta thriller inquietante e attuale, una storia di sopraffazione e ferocia, che racconta quanto ciò che siamo oggi è il frutto di quello che abbiamo - o non abbiamo - ricevuto. L’ultima volta che Gwendolina Nanni, giovane imprenditrice bolognese, è stata vista viva era mattina molto presto e come al solito stava correndo lungo gli argini del Bacchiglione prima di andare in ufficio. Il suo corpo è stato ritrovato molti giorni dopo in un’ansa del fiume, ormai irriconoscibile. Il suo caso viene chiuso come suicidio dalla polizia di Padova. I suoi familiari non ci stanno e si rivolgono alla Sezione Omicidi di Bologna, dove è stata da poco trasferita l’ispettore Micol Medici. Le ricerche vertono attorno agli ex-studenti di un liceo storico di Bologna, il Cicerone, dove si diploma la migliore gioventù della città. Ma c'è una classe del passato che ha avuto un destino infausto: uno dopo l'altro, anno dopo anno, stanno morendo gli adulti che quindici anni prima sono stati compagni di classe. Tutti in circostanze sospette e tutti lo stesso giorno, il 21 febbraio. Cosa lega questi delitti? E com’è possibile che una canzone, scritta in latino e cantata da alcuni di loro, abbia preveduto con anni di anticipo in che modo sarebbero morti alcuni di loro? Micol, con la sua abilità speciale, cerca di scoprire la verità, muovendosi sullo sfondo di una città dove ogni torre e ogni portico sembrano nascondere qualcosa.


    Marilù Oliva, nata a Bologna, insegna Lettere alle Superiori. Autrice di due trilogie noir, ha vinto il Premio dei Lettori Scerbanenco con Questo libro non esiste (2016). Si occupa da sempre di questioni di genere. Ha curato le antologie Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio e Il mestiere più antico del mondo? entrambe patrocinate da Telefono Rosa. È caporedattrice di Libroguerriero.it e cura un blog su Huffington Post.



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    27 min
  • Simone Arcagni "FacceEmozioni"
    Simone Arcagni
    #FacceEmozioni 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji
    a cura di Donata Pesenti Campagnoni e Simone Arcagni
    dal 17 luglio 2019 al 7 gennaio 2020
    Torino, Mole Antonelliana



    Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita dal 17 luglio 2019 al 6 gennaio 2020 la mostra #FacceEmozioni. 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji, una grande esposizione, curata da Donata Pesenti Campagnoni e Simone Arcagni, che, partendo dalla prestigiosa e importante collezione sulla fisiognomica del Museo Nazionale del Cinema, ne racconta gli ultimi 5 secoli di storia. Un percorso emozionale tra maschere e sistemi di riconoscimento facciale che conferma ancora una volta come il volto sia il più importante luogo di espressione dell’anima dell’essere umano.
    La mostra, unica nel suo genere, apre al pubblico il 17 luglio, in contemporanea con la giornata mondiale degli emoji e prova a tessere le fila di un discorso antico - le cui origini arrivano addirittura ad Aristotele - per arrivare ai nostri giorni e cerca nei tratti del volto, ma anche nella sintesi grafica degli emoji, i riscontri dei caratteri e delle emozioni delle persone.
    In mostra un “catalogo delle facce e delle emozioni” capace di catturare gli occhi e di sedurre la mente dei visitatori, chiamati a specchiarsi e a riconoscere il loro volto in una folla di visi tratteggiati, caricaturizzati, deformati, sublimati a partire da Leonardo da Vinci fino a un futuro che è già cominciato.
    Il percorso scelto si concentra sulle arti performative e si interseca con arte, scienza, tecnologia e comunicazione. Il visitatore viene coinvolto in quel lungo affascinante racconto che collega i cataloghi di Giovan Battista Della Porta e Johann Caspar Lavater allo studio dei volti del primo pittore del Re Sole, Charles Le Brun, ai vetri per lanterna magica e agli emoji, ai manuali per l’attore - di teatro prima e di cinema poi -, alla tecnica del morphing, ai più avanzati software di face recognition o alle opere di artisti contemporanei che esplorano il volto e le emozioni.
    Faccine o Emoji che comunicano l’emozione del momento, software in grado di riconoscere un volto, di ricostruirne o manipolarne i tratti somatici: sono esperienze che caratterizzano la società tecnologica contemporanea ma che hanno radici profonde nel passato. Da sempre infatti il volto è lo “specchio dell’anima” e viene esplorato come il luogo privilegiato su cui si disegnano i caratteri e le emozioni dell’uomo. Ed è quello che ha fatto la fisiognomica, una “pseudoscienza” che sin dall’antichità ha intrecciato i suoi percorsi con ambiti molto differenti tra loro.
    A completamento della mostra sono previsti una serie di appuntamenti al Cinema Massimo, eventi per il pubblico e per le scuole, iniziativa alla Mole Antonelliana e la pubblicazione di un volume edito da Silvana editoriale.
    Nell'ambito della mostra, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta nella propria sede, dal 17 luglio al 29 settembre 2019, la mostra personale di Paolo Cirio. Exposed (Torino, 1979. Vive a New York), a cura di Irene Calderoni.
    Il lavoro artistico di Cirio indaga le strutture di potere che caratterizzano la nostra epoca, in cui le dinamiche dei flussi informativi influenzano politica ed economia così come le vite degli individui. Il campo di ricerca di Cirio sono i media, la rete, i social network; il suo metodo è la manipolazione informativa, l'hackeraggio dei dati, finalizzato a rivelare i meccanismi più o meno nascosti, ma spesso ignorati, tramite cui ognuno di noi è perennemente controllato, studiato, catalogato. La mostra personale include tre importanti cicli di lavori dedicati al tema del volto, spazio simbolico in cui si gioca la dinamica conflittuale tra privato e pubblico, individuale e generale, libertà e sorveglianza.

    Non poteva mancare un riferimento a Cesare Lombroso e al suo pensiero. Dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio...
    19 min

About il posto delle parole

From the publisher's feed

Conversazioni intorno ai libri, insieme con gli autori
Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

www.ilpostodelleparole.it

Diventa un supporter di questo podcast:

More shows like il posto delle parole

Giorno per giorno by Corriere della Sera – Francesco Giambertone

Giorno per giorno

46 Listeners

Le voci del Mulino by Società editrice il Mulino

Le voci del Mulino

0 Listeners

Il Mondo by Internazionale

Il Mondo

36 Listeners

Ma perché? by OnePodcast

Ma perché?

14 Listeners