il posto delle parole

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  • Roberto Campagna "Meglio povero che poveraccio"
    Roberto Campagna
    "Meglio povero che poveraccio"
    185 aforismi 185
    prefazione di Rino Caputo
    Fusibilia Libri
    www.fusibilia.it



    Mancava un aforismario in casa Fusibilia. Ha ovviato Roberto Campagna, giornalista, sociologo, scrittore, con la sua arguta penna che traccia nelle 185 massime del libro un ritratto nudo, ma non troppo, delle debolezze umane, suggerendo di affrontare le peripezie della vita con l’antidoto del buon senso e, soprattutto, dell’ironia.

    dalla prefazione di Rino Caputo:
    Perché 185 sono gli aforismi di Roberto Campagna? Si potrebbe discettare a lungo sulle motivazioni esterne, di superficie, e interne, scomodando l’inconscio. In realtà l’Autore si è trovato di fronte al duplice rischio dell’Opera Interminabile e dell’Incompiuta. Mettere un fermo, apparentemente casuale, aiuta a cominciare. E a finire… Proprio l’aforisma contiene, nella sua forma concisa, ma gravida, asciutta, ma succosa, la ragione della scelta. Come avevano compreso gli Antichi, e come ha riportato Freud nel nostro tempo moderno, il proverbio, la sentenza, il motto di spirito, l’aforisma, appunto, rinunciano alla perfezione del periodo ampio, spesso ridondante, per esprimere, attraverso la via breve, il significato lungo e largo, nel tempo e nello spazio, delle cose del mondo. L’operazione verbale che congegna il discorso corto si trasforma nell’azione vitale che congegna la sequenza della Vita. […] Roberto Campagna aggiunge, tuttavia, il particolare tono umoristico dell’uomo contemporaneo, ormai edotto di ogni illusione e pur sempre fiducioso nel potere della parola, anche di ‘una’ parola, che comprende il mondo.
    ________

    Quello del traditore non è mai un bacio, è sempre un morso.
    Le idee non sono mai parole a vanvera e, anche se non vincenti, rappresentano il presupposto dell’azione.
    I coraggiosi conoscono più degli altri la paura. Perciò sanno come.
    Le idee, una volta espresse, aspettano di essere giudicate per continuare a vivere
    Ognuno di noi ha tutte le porte aperte, il problema è entrarci e uscirci all’occorrenza.
    Vivere un giorno in più è tanto: si vede nascere e tramontare il sole.
    ____________

    Roberto Campagna, sociologo e giornalista, di mestiere fa il comunicatore. Direttore della rivista ‘Noi/Altri’, collabora con il quotidiano ‘Latina Oggi’. Tra i suoi libri: Il Palato della Memoria, Alle Fontane. Storie di panni di paese, E così fu, A Via Fontana dell’Oro, 101 filastrocche in fila per 1, Il Sapore della Palude e A Tavola nella Terra del Mito. Suoi racconti compaiono nelle antologie Buon Anno e Felice Anno Nuovo, Sorridi Siamo a Roma e Del Sacro e Del Profano.



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    20 min
  • Alberto De Bernardi "Fascismo e Antifascismo"
    Alberto De Bernardi
    "Fascismo e Antifascismo"
    Storia, memoria e culture politiche
    Donzelli Editore
    www.donzelli.it



    «Vi è oggi un uso semplificato e banalizzato, ma fortemente evocativo della storia, come chiave per capire i processi politici in corso, facendo perno sulla categoria di fascismo/antifascismo, dotata di una sua prepotente ricorsività e di una forza simbolica ineguagliabile; anzi di una costante attualità, perché in quella coppia di opposti si riassume tutta la lotta politica dell’Italia novecentesca fino ad oggi. Dietro questa forza però si nascondono molte debolezze: se ogni avversario di oggi non è altro che la reincarnazione di quello del passato, quale strategia si mette in campo per sconfiggerlo?».

    La vittoria elettorale della destra populista il 4 marzo 2018 ha sortito, tra gli altri, l’effetto di reintrodurre prepotentemente nel dibattito pubblico la parola «fascismo», attribuendole una nuova attualità come esito possibile della crisi politica italiana e facendo riemergere, soprattutto nella sinistra, la chiamata alle armi sotto la bandiera dell’antifascismo. La contrapposizione fascismo/antifascismo, come non accadeva dagli anni di Tangentopoli, ha riassunto i caratteri di una chiave di lettura per il tempo presente, capace di proiettarsi anche in una dimensione europea. La forza di questo paradigma si traduce in una sovraesposizione dell’uso pubblico della storia, con costanti riferimenti alla Resistenza, alla crisi del 1920-1922, al duce, al razzismo, al neofascismo. La storia torna a essere – come in altre fasi critiche della vicenda repubblicana – uno strumento di lotta politica, con tutto il carico che questo comporta in termini di semplificazioni, strumentalizzazioni, rimozioni e a volte mistificazioni, che rischiano di inficiare la comprensione della realtà. Scopo di questo libro è fare chiarezza cercando di diradare la nebulosa di incrostazioni ideologiche e di false concettualizzazioni che innervano l’uso della storia nel dibattito pubblico e nella lotta politica. Torna no essenziali, a questo fine, i risultati più maturi della ricerca storica, che in questi ultimi anni ha elaborato nuove conoscenze e griglie interpretative del fascismo e dell’antifascismo, in grado di contrastare i forti rischi insiti in quel paradigma. Alberto De Bernardi ricostruisce l’itinerario storico nel quale questa coppia di opposti ha dominato la vita politica e civile dell’Italia, assumendo di volta in volta connotazioni e significati assai diversi. Si parte dalle origini, tra il 1920 e il 1924, in cui le due parole entrano nel lessico della politica italiana ed europea; si prosegue con gli anni trenta, l’epoca dell’egemonia del fascismo in Europa e della sconfitta dell’antifascismo; si passa poi agli anni tra il 1943 e il 1948 con il collasso del fascismo e la nascita della Repubblica fondata sulla Resistenza e sulla Costituzione antifascista; si ricostruisce lo scontro tra fascismo e antifascismo negli anni del terrorismo e dell’«attacco al cuore dello Stato»; per arrivare infine alla crisi della prima Repubblica, da cui prende le mosse una lunga fase dominata dal «post», tra cui anche il post-fascismo e il post-antifascismo, alla ricerca irrisolta di una nuova identità repubblicana. Alla fine del percorso, il lettore avrà acquisito una preziosa «cassetta degli attrezzi», utilissima per leggere il presente fuori dagli stereotipi, dai riflessi condizionati, dalle retoriche.


    Alberto De Bernardi è professore di Storia contemporanea all’Università di Bologna. È presidente di Refat, Rete internazionale per lo studio dei fascismi, autoritarismi, totalitarismi e transizioni democratiche. Tra le sue pubblicazioni recenti: Da mondiale a globale. Storia del XX secolo (B. Mondadori, 2008); Storia dell’Italia unita (con L. Ganapini, Garzanti, 2010); Un paese in bilico. L’Italia degli ultimi trent’anni...
    30 min
  • Giuliano Pesce "L'inferno è vuoto"
    Giuliano Pesce
    "L'inferno è vuoto"
    marcos y marcos editore
    www.marcosymarcos.com



    Il papa si tuffa nel vuoto e a Roma scoppia l’apocalisse: crimini, passioni, personaggi bestiali e una Rossa da sognare.
    Un romanzo on the rocks che scorre a perdifiato.

    “‘Cosa ti aspettavi?’ chiede Beccamorto.
    ‘Il lieto fine? Quello esiste solo nelle favole. La vita è una merda; e poi si muore’”.

    È domenica e tutto va storto.
    Il papa si butta dal balcone e Roma affonda nel caos.
    A Milano, Fabio Acerbi, agli ordini di un editore molto grande, corre a prendere il treno. Sogna di scrivere un best seller, ha già appuntamento con un cardinale.
    Ma chi è questa rossa, sul sedile di fronte, con le iridi così verdi da mettere a disagio?

    Poi c’è Alberto Gasman, che si sveglia in una saletta dell’Hype Club: alle prese con visioni fluorescenti, il cadavere di un presentatore stroncato dalla coca e una minorenne in cerca di guai.
    Il Cobra non lo paga certo per questo, ed è la volta che lo punirà. Se impalandolo, bruciandolo vivo o affidandogli una missione suicida, Alberto Gasman lo scoprirà presto, perché il Cobra lo aspetta alle tre.
    Ma chi è questa bella che sale le scale? Capelli rossi, collo leggero e fragile, un neo sulla guancia da baciare. Cosa ci fa nel bordello da cui il Cobra manovra la città?

    È martedì e tutto gira a mulinello.
    La nipote del prefetto è scomparsa, e spuntano cadaveri in ogni angolo.
    Il commissario De Santis balza da un verbale all’altro, spiritato: i misteri danno senso all’esistenza, e a lui è scoccata la scintilla.
    Qualcosa lega Fabio Acerbi, il Cobra e Alberto Gasman.
    Ma chi era quella donna di rara bellezza, al Grand Hotel Semiramide? Gli occhi verdi, ferini: i capelli che cadono sulla schiena come lava incandescente.



    Giuliano Pesce è nato a Monza il 25 febbraio 1990. Cresce a Desio (MB), dove frequenta il liceo classico. La laurea in lettere moderne e il master in editoria sono le inevitabili conseguenze della sua passione per i libri. La potenza racchiusa nei racconti lo investe fin da bambino, spingendolo a rielaborare le prime storie con cui viene a contatto: cosa succederebbe se Batman incontrasse Spiderman? Cosa fa Super Mario quando non è impegnato a salvare la Principessa Peach? Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo, La parziale indifferenza (Edizioni Il Foglio Letterario).

    Marcos y Marcos ha pubblicato Io e Henry e L’inferno è vuoto.

    Giuliano Pesce si è aggiudicato il XXV Premio Fiesole Under 40 (2016) con Io e Henry.



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    18 min
  • Stefano Graziosi "Apocalypse Trump"
    Stefano Graziosi
    "Apocalypse Trump"
    Un presidente americano tra Mao & Andreotti
    Prefazione di Ferruccio De Bortoli
    Edizioni Ares
    https://ares.mi.it/




    Durante la campagna elettorale del 2016, la candidata democratica Hillary Clinton disse che, se avesse vinto Trump, in America si sarebbe scatenata l’Apocalisse. Aveva ragione. Ma non nel senso che intendeva lei. Il messaggio politico di Trump è sempre stato consapevolmente e volutamente “apocalittico”: abbattimento del sistema, movimentismo, disintermediazione con l’elettorato, difesa della maggioranza silenziosa. Questa linea si è dimostrata vincente. E il presidente ha continuato ad applicarla nel suo governo: rompendo gli schemi legati alla Guerra Fredda, quelli nei rapporti con il Congresso e quelli nelle relazioni con il mondo mediatico.

    Stefano Graziosi (Roma, 1990). Laureato in filosofia politica all'Università Cattolica di Milano, scrive di esteri collaborando con varie testate tra cui: Affari internazionali, Tgcom24, Studi cattolici, La Verità, Lettera43, Gli Stati Generali. Ha seguito a New York le primarie americane del 2016 presso la redazione di America24 - Il Sole 24 Ore.




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    23 min
  • Luca Pisoni "Il bagaglio intimo"
    Luca Pisoni
    "Il bagaglio intimo"
    Gli oggetti dei migranti in viaggio verso l'Europa
    Prefazione di Massimo Vidale
    Postfazione di Christian Arnoldi
    Meltemi Editore
    www.meltemieditore.it


    Che cosa portare con sé in un viaggio della speranza verso l’Europa? Se lo chiede l’antropologo Luca Pisoni, quando decide di vivere un anno con i migranti di passaggio al Brennero e quelli residenti in un centro di accoglienza di Trento. Il risultato è questo libro, che descrive lo svolgersi quotidiano di incontri e interviste, caratterizzate da emozioni altalenanti e corredate da piccoli aneddoti. Un viaggio tra bibbie, corani, amuleti vudù, mazze da cricket e magliette da calcio. Su tutto, però, domina la figura dello smartphone, dentro al quale sono custoditi i più intimi e privati ricordi e fotografie. Come in una sorta di archeologia del presente, Il bagaglio intimo, corredato da un’ampia documentazione fotografica, restituisce l’essenza degli oggetti, che sono in grado di consolare la nostalgia di casa e fanno reagire alle dure circostanze del viaggio.

    Luca Pisoni ha una laurea e un dottorato in Archeologia e un post-doc in Etnoarcheologia. Nell’ambito dei material culture studies ha realizzato numerose ricerche che hanno avuto come oggetto, tra l’altro, le vicende di un bandito trentino di metà Novecento e la rivolta dei lavoratori africani di Rosarno del 2010. Vive in Trentino, dove insegna lettere nelle scuole secondarie di primo grado.




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    21 min
  • Manuela Vico "La vedova Van Gogh" Camilo Sánchez
    Manuela Vico
    "La vedova Van Gogh"
    Camilo Sánchez
    marcos y marcos editore


    Lunedì 28 gennaio, ore 18.00
    Manuela Vico dell'Alliance Française presenta il libro
    "La vedova Van Gogh" di Camilo Sánchez
    a Saluzzo, all'antico palazzo comunale
    www.alliancecuneo.eu


    Cieli, occhi, corvi, girasoli: dovunque giri lo sguardo, Johanna vede dipinti di Van Gogh. Splendono nel buio, la svegliano all’alba; prima del canto degli uccelli, prima dei rumori di Parigi che riparte.
    La gente non li capisce, non li ama. Li usa come fondi d’armadio, per tappare i buchi del pollaio. Van Gogh si spara al petto e con lui se ne va il fratello Theo, inseparabile anche nella morte.
    Johanna resta sola con un piccolino nella culla: si chiama Vincent come suo zio.
    Lui e i dipinti illuminano il nero che l’ha avvolta.
    Vedova giovane, torna in Olanda e si prepara a lottare; le hanno insegnato che bisogna dominare il mare per meritarsi la terra.
    Apre una locanda in campagna, fa arrivare da Parigi i quadri di Van Gogh. Dal soffitto al pavimento, li appende in ogni stanza: è il suo omaggio all’artista che sognava una repubblica del colore, il primo museo segreto.
    Di giorno Johanna accoglie gli ospiti, cresce suo figlio.
    Di notte apre la valigetta che per Theo era sacra e si immerge nelle lettere di Van Gogh. Annota parole, isola passaggi di pura poesia. Le affidano una missione, le indicano la strada. Oltre le porte chiuse, il disprezzo, la selva dei no. Il primo sì è il disegno venduto a un cliente argentino.
    La prima mostra la ospita all’Aia una donna senza pregiudizi.
    Poi il vento gira, vengono i buoni incontri, gli incroci fortunati; il tempo corre, vola, le mostre si moltiplicano e Vincent van Gogh entra nella Storia.
    Johanna, finalmente, può camminare guardando il cielo dopo la pioggia, respirare leggera, aprire altre porte. Tornare a smarrirsi in un sorriso, nel gioco meraviglioso dei corpi.
    Una storia vera, bellissima, mai raccontata. La storia della donna che ha consegnato al mondo l’arte di Van Gogh.




    Camilo Sánchez è nato a Mar del Plata e vive a Buenos Aires. Giornalista e poeta, ha collaborato con le più prestigiose testate argentine – da «Página 12» a «Clarín» a «Ñ» – sia in qualità di redattore che scrivendo reportage da tutto il mondo. Attualmente dirige «Dang Dai», rivista di scambio culturale tra Argentina e Cina.

    Guardando un documentario della BBC, è rimasto colpito da un’immagine di Johanna van Gogh-Bonger, citata fuggevolmente come depositaria dei quadri e delle lettere; durante una lunga permanenza a New York, esplorando musei e biblioteche, ha scoperto il suo ruolo fondamentale, mai raccontato, nel difendere dall’oblio l’opera di Van Gogh. Era la storia che Sánchez aspettava per il suo primo romanzo, La vedova Van Gogh: un omaggio al pittore straordinario morto solo, suicida, e alla donna che ha lottato per renderlo, come artista, immortale.



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    14 min
  • Enrico Arosio "Tutto è jazz" Lili Grun
    Enrico Arosio, traduttore
    "Tutto è jazz" di Lili Grün
    Keller Editore
    www.kellereditore.it


    Un gioiello.
    La riscoperta di un libro pieno di vita e gioia.
    Caduto nell'oblio, assieme alla sua autrice per ottant'anni.

    Elli è una ragazza viennese, dimostra quattordici anni ma certi giorni le pare di averne cento. Ama il teatro e il cinema, i nuovi amori, gli amici più cari, ed è determinata a realizzare i propri sogni anche quando le costano fatica, povertà e biasimo. Ad accoglierla c’è la Berlino degli anni Trenta, una città vivace e in fermento, in piena crisi economica ma colma di aspettative. Sono gli anni di Fritz Lang, di Max Reinhardt, di René Clair, gli anni in cui la grande occasione sembra a portata di mano, eppure coglierla non è così semplice, almeno non per Elli e i suoi amici. All’ennesima porta chiusa, questo gruppo di artisti sognatori crea un Kabarett. Lo chiamano Jazz, perché, dice Hullo: «Al giorno d’oggi tutto è Jazz, ciò che si sente e ciò che si vede. A questo ritmo si fanno manifestazioni, a questo ritmo si dipinge…» E così i ragazzi si mettono al lavoro, compongono le musiche, creano le scenografie, i testi, i canti, i balli, in attesa del grande debutto.
    Tutto è Jazz è un romanzo prezioso e pieno di ritmo, ci racconta una storia che riempie il cuore, restituisce la freschezza degli anni giovanili e ci riporta a un tempo in cui ogni cosa sembrava possibile. Fu pubblicato con successo nel 1933. Anche Lili Grün, viennese come Elli, si trasferì a Berlino in cerca di fortuna. Purtroppo la sua sorte fu ben diversa: nel 1942 fu deportata e uccisa. Con lei scomparvero anche i suoi libri fino a un fortunato e recentissimo ritrovamento, cui è seguita questa traduzione in lingua italiana.

    La storia di Elli... è meravigliosa: meravigliosa allora e meravigliosa oggi, meravigliosamente allegra, meravigliosamente triste e malinconica. Erhard Schütz, The Magazine

    Un bellissimo romanzo […] Questa donna, la cui vita è stata segnata dall'entusiasmo, ma anche dalla povertà e dalla malattia, e che è stata uccisa da questa illusione, non meritava di essere dimenticata.
    aus.gelesen

    … il libro è semplicemente fantastico, ironico, laconico, preciso, descrive la vita di tutti i giorni nel cabaret e le giovani donne che hanno cercato di resistere a tutti gli ostacoli, all'amore, alla professione, alla musica…
    Gabriele Haefs, folkmagazin.de

    Lili Grün nasce a Vienna nel 1904 in una famiglia ebrea e perde precocemente sia la madre sia il padre. Dopo aver effettuato l’apprendistato come impiegata segue la propria vocazione per il teatro fino a spostarsi a Berlino sul finire degli anni Venti.
    Vi rimane fino al 1933, anno in cui per problemi economici e di salute ritorna a Vienna, ma nel quale pubblica anche il suo sorprendente libro d’esordio Tutto è Jazz.
    L’annessione al Reich nel 1938 e la conseguente adesione al nazionalsocialismo dell’Austria segnano il suo drammatico destino: nel 1942 viene rastrellata e uccisa.



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    26 min
  • Giovanni Tesio "Nell'abisso del lager"
    Giovanni Tesio
    "Nell'abisso del lager"
    Voci poetiche sulla Shoah
    Interlinea Edizioni
    www.interlinea.com


    «Dopo Auschwitz scrivere ancora poesie è barbaro» è la frase del filosofo Adorno che ha suscitato tante polemiche ma anche stimolato a riscoprire le voci poetiche più intense della Shoah, per la prima volta qui riunite in un’antologia internazionale. Emerge soprattutto il loro valore di testimonianza, di presa diretta e di riflessione, che non attenua l’importanza anche estetica dei testi di Paul Celan o Nelly Sachs, di Dietrich Bonhoeffer o Mario Luzi, fino ad Antonella Anedda ed Erri de Luca. Un libro che scuote le coscienze con la forza della poesia: per non dimenticare che, come ha scritto Primo Levi nella Tregua, «guerra è sempre».


    noi che suonammo senza uno spartito / fummo chiusi / dietro le righe a pentagramma del filo spinato



    Giovanni Tesio (1946), già ordinario di letteratura italiana presso l’Università del Piemonte Orientale A. Avogadro, ha pubblicato alcuni volumi di saggi (l’ultimo, La poesia ai margini, per Interlinea, nel 2014), una biografia di Augusto Monti, una monografia su Piero Chiara, molte antologie. Ha curato per Einaudi la scelta dall’epistolario editoriale di Italo Calvino, I libri degli altri (1991); più recentemente la conversazione con Primo Levi, Io che vi parlo (2016), e più recentemente ancora, presso Interlinea, un altro volume di considerazioni su vita e opera di Levi, Primo Levi. Ancora qualcosa da dire (2018). Sempre presso Interlinea un pamphlet in difesa della lettura, della letteratura e della poesia, I più amati. Perché leggerli? Come leggerli? (2012), e un “sillabario” intitolato Parole essenziali (2014). La sua attività poetica, dopo esordi lontani, è sfociata nella pubblicazione di un canzoniere in piemontese di 369 sonetti, intitolato Vita dacant e da canté (Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Torino 2017). È stato per trentacinque anni collaboratore della “Stampa”, al cui inserto, “Torinosette”, collabora tuttora. Di quest’anno, uscito presso Lindau, il suo primo libro narrativo, Gli zoccoli nell’erba pesante. È tra i fondatori e direttori della collana di poesia “Lyra”.



    Scritto a matita in un vagone piombato: Dan Pagis

    «Qui in questo convoglio
    Io sono Eva
    Con Abele mio figlio
    Se vedete il mio figlio maggiore
    Caino figlio d’Adamo
    Ditegli che io».







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    18 min
  • Guia Risari "La stella che non brilla"
    Guia Risari
    "La stella che non brilla"
    La Shoah raccontata ai bambini
    Illustrazioni di Gioia Marchegiani
    Gribaudo Editore
    www.gribaudo.it

    Una storia delicata e al tempo stesso potente per raccontare ai bambini la tragedia della Shoah attraverso parole di speranza. «Ricordare. Devi solo ricordare perché niente del genere possa mai ripetersi.» Con un’appendice di approfondimento storico e artistico.




    Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale, lavorando come educatrice e giornalista per "L’Unità". Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University con ricerche su Saadia, Maimonide, Mendelsohn, Rosenzweig, Lévinas, Jabès, Rawicz, Bauman, Rose e una tesi di M.A. sull’antisemitismo italiano. In seguito, si è trasferita in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in sociocritica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni. Ha pubblicato due saggi, vincendo cinque premi letterari. Scrive anche racconti e testi per l’infanzia. Lavora con case editrici, riviste, compagnie teatrali, radio e quotidiani.



    Gioia Marchegiani è nata a Roma nel 1972. Diplomata in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma, illustra e scrive libri per l’infanzia. Insegna disegno e pittura ai bambini della scuola primaria. È cofondatrice dell’associazione “Semidicarta”, per la quale progetta e svolge laboratori didattico-creativi e di promozione alla lettura. Ha pubblicato vari albi illustrati per l’infanzia, tra cui Iole, la balena mangiaparole con Gribaudo, vincendo diversi premi.




    Guia Risari
    "La porta di Anne"
    Mondadori Editore

    Prime luci dell'alba di un giorno di agosto del 1944. Tra le vie di Amsterdam c'è un nascondiglio in cui otto persone, lì rintanate da oltre due anni per sfuggire alle persecuzioni contro gli ebrei, sognano la libertà e che l'incubo del nazismo venga spazzato via. Ma in questa storia c'è anche il sogno di un sottufficiale delle SS. E quel mattino, purtroppo, il suo sogno diventa realtà.




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    23 min
  • Giovanni Quaglia "La forza della società"
    Giovanni Quaglia, Michele Rosboch
    "La forza della società"
    Comunità intermedie e organizzazione politica
    prefazione di Giuseppe Guzzetti
    postfazione di Massimo Lapucci
    Aragno Editore
    www.aragnoeditore.it




    Si dice: «c’è la crisi dei corpi intermedi». Ed è vero, ma non per questo dobbiamo dire che non servono. Le Fondazioni di origine bancaria hanno dimostrato, e continuano a farlo, di poter essere nuovi attori del tessuto sociale e di rispondere a quella missione che è certamente filantropica, ma è anche – e soprattutto – porsi come corpi intermedi tra la politica e le organizzazioni non profit. Comuni, associazioni, scuole, fondazioni, cooperative, aziende stanno costruendo un nuovo sistema di welfare che coinvolge le persone attorno al concetto di Comunità. La comunità sai che esiste, sai dove si trova, è quella che ti rappresenta e che ti fa sentire parte di un contesto, di sentirti valorizzato. La crisi dei corpi intermedi si contrasta con la ricerca di nuovi modelli, di un nuovo schema da applicare, non con la soppressione; ed è compito della politica favorire questo passaggio, accompagnandolo, sostenendolo, valorizzandolo.



    Giovanni Quaglia docente di Economia e Direzione delle Imprese presso il Dipartimento di Management dell’Università di Torino, giornalista pubblicista e revisore contabile, è Presidente di Fondazione CRT, dell’Associazione delle Fondazioni di origine bancaria piemontesi, di REAM Sgr S.p.A., Componente del Consiglio di Amministrazione e del Comitato esecutivo dell’ACRI. È stato Sindaco di Genola (CN), Consigliere regionale del Piemonte, Presidente della Provincia di Cuneo dal 1988 al 2004, Presidente, amministratore e Sindaco di Società, quotate e non, e di Associazioni culturali e di promozione territoriale. È autore di numerose pubblicazioni.

    Michele Rosboch professore associato di Storia del diritto italiano ed europeo presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, è componente del Cda dell’Ateneo torinese, Presidente del Centro Culturale P.G. Frassati e dello Study Center Vasilij Grossman; è stato Presidente del COREP dal 2013 al 2017 e Vicepresidente dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (2010-2015); è Direttore della rivista scientifica on-line «Politica.eu» ed autore di numerosi saggi e monografie scientifiche in ambito storico-giuridico.


    Sabato 2 febbraio, alle ore 9,30 presso lo Spazio Incontri della Fondazione CRC, in via Roma 15 a Cuneo, il Presidente della Fondazione CRC Giandomenico Genta introdurrà la presentazione del volume La forza della società. Comunità intermedie e organizzazione politica, scritto dal Presidente della Fondazione CRT e dell’Associazione delle Fondazioni bancarie del Piemonte, Professor Giovanni Quaglia, con il Professor Michele Rosboch.





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