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  • Rossano Ercolini "Rifiuti Zero"
    Rossano Ercolini
    "Rifiuti Zero"
    Baldini + Castoldi
    www.baldinicastoldi.it



    Tutti noi abbiamo un’idea sbagliata dei rifiuti in Italia. Se pensiamo alle immagini dei cassonetti incendiati, degli scioperi dei netturbini che lasciano le strade sommerse di sacchi, se pensiamo alla tragedia della Terra dei fuochi e delle discariche fuori legge sparse in tutto il Paese dovremmo disperarci. Ma in realtà noi italiani siamo migliori di quello che crediamo… e ci raccontiamo.
    Lo dimostra la realtà di Rifiuti Zero, movimento civico e filosofia di vita che nasce da una realtà internazionale ma di cui Rossano Ercolini è il principale artefice in Italia. Grazie a uno sforzo «dal basso» di molte associazioni, il nostro Paese ha raggiunto un livello di raccolta differenziata superiore a quella di Inghilterra, Francia, e persino Danimarca e Olanda. E ci sono già 276 comuni virtuosi che hanno abbracciato questo stile di vita. Quindi si può vivere senza mandare tonnellate di rifiuti in inceneritori o in discarica, azzerando l’inquinamento che da essi deriva e non immettendo microplastiche nei mari?
    La risposta è sì, e questo libro ci indica un modello in dieci passi: dalla corretta raccolta differenziata porta a porta, al compostaggio che trasforma in concime il nostro umido, dal riciclo dei materiali al dare una seconda vita a molti nostri oggetti ed elettrodomestici, da una bolletta che premi con incentivi i cittadini virtuosi a una accorta politica degli imballaggi che li riduca all’origine o li renda compostabili. E questo significa arrivare a un nuovo concetto di discarica, non più come tomba del rifiuto ma come luogo di «stoccaggio provvisorio» in vista di una nuova vita.
    Questa rivoluzione silenziosa è già in atto. Va verso un nuovo mondo pulito, e dipende da una nuova collaborazione responsabile e lungimirante fra cittadini, istituzioni e produttori. Perché mai come nel caso dei rifiuti, si può dire che il futuro del mondo è nelle nostre mani.

    «Questo libro nasce da un viaggio quinquennale in realtà ecologiche diverse e promettenti, e ha l’ambizione di spiegare a tutti, dai 6 ai 90 anni, in modo semplice, in cosa consistono i dieci passi verso una società a rifiuti zero.»



    Rossano Ercolini, toscano, maestro elementare, è ideatore e responsabile del progetto «Passi concreti verso Rifiuti Zero». Si occupa attivamente di gestione dei rifiuti da 34 anni, in particolare il suo impegno è andato alla divulgazione dei rischi ambientali derivanti dagli inceneritori e a promuovere lo stile di vita a spreco zero. Per queste sue battaglie ha ricevuto nel 2013 il prestigioso Goldman Environmental Price, il Nobel alternativo per l’ambiente, è stato ospite del presidente Obama e ha conquistato fama mondiale. Attualmente è presidente del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e dell’associazione Zero Waste Europe. Presiede anche l’associazione Diritto al Futuro, ed è tra i principali fondatori della Rete Nazionale Rifiuti Zero. Oltre a numerosi articoli sull’argomento, ha pubblicato nel 2014 per Garzanti Non bruciamo il futuro.




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    26 min
  • Caterina Falconi "E invece sì"
    Caterina Falconi, Gianluca Morozzi, Carmine Di Giandomenico
    "E invece sì"
    35 racconti di coraggio, di idee, di passione
    Lisciani Edizioni
    www.liscianigroup.com


    Per paura dei "no" ci perdiamo un sacco di "sì"
    (anonimo)


    La voce immaginaria di donne e uomini che si raccontano e ci raccontano i loro “Sì” alle sfide della vita. Storie di coraggio, di idee, di passione, storie che si sono trasformate in destini esemplari e hanno cambiato il corso della storia.

    Le storie di:
    Vincent Van Gogh, Marie Curie, Tim Burton, John Forbes Nash, Ludwig Van Beethoven, Maria Montessori, Neil Armstrong, Franca Viola, Stan Lee, Emmy Noether, Bob Dylan, Rosa Parks, Bruce Springsteen, Beatrice Vio, Garrincha, Artemisia Gentileschi, Bram Stoker, Christopher Reeve, Tom Iommi, Pamela Lyndon Travers, Rick Allen, San Francesco d'Assisi, Stephen King, Frida Kahlo, Anton Cechov, Madre Teresa di Calcutta, Alex Zanardi, Ray Charles, Franz Kafka, Philip Mosley, Stephen Hawking, Colonel Sanders, Joanne Kathleen Rowling, Alan Turing, Bill Gates, Amelia Earhart, Peppino Impastato, Rita Levi Montalcini, George Weah, Giovanna d'Arco, Michael Jordan, Lady Diana, Ray Kroc, Soichiro Honda, Walt Disney, Albert Einstein, Steve Jobs, Paolo Borsellino, Gandhi, Maria Callas, Giacomo Leopardi, Franco Basaglia, Giovanni Falcone, Henry Ford, Galileo Galilei.


    Caterina Falconi
    Nata nel 1963, abruzzese, ha scritto numerosi racconti, romanzi, filastrocche e storielle per bambii. E' vicecaporedattore del blog letterario Libroguerriero, per cui cura la rubrica di recensioni Rubricate.

    Gianluca Morozzi
    Nato nel 1971 a Bologna, dove vive. Ha pubblicato 28 romanzi, tra cui Blackout, L'era del porco e Gli annientatori.

    Carmine Di Giandomenico
    Fumettista internazionale, collabora con Marvel Comics, DC Comics e Sergio Bonelli Editore.




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    23 min
  • Franca D'Agostini "Menzogna"
    Franca D'Agostini
    "Menzogna"
    Bollati Boringhieri
    www.bollatiboringhieri.it



    Si dice: la verità trionfa sempre; ma sappiamo bene che non è vero. È vero però che la verità ha un solo modo di essere tale, mentre, al contrario, la menzogna è suscettibile di un'infinità di combinazioni. Essa non è mai uguale a se stessa, straripa, trabocca, si moltiplica in centinaia di figure diverse, s'insinua, come appare sempre più evidente, in tutti i meccanismi della società. Disponibile nelle sue molteplici forme, anche le più insolite, la menzogna trova conferme continue della sua vastissima diffusione. Immaginando che nel mondo domini la menzogna, le insidie che assediano quotidianamente la verità - nel discorso pubblico, nella politica, nella capacità stessa di ragionare in modo onesto - emanano da essa con una forza che tende a scardinare le basi della convivenza civile. Franca D'Agostini orchestra un'analisi dei suoi meccanismi con lo strumento affilato e affidabile della logica, spiegando come si origina, in quali forme si presenta e come può essere riconosciuta




    Franca D’Agostini insegna Filosofia della scienza al Politecnico di Torino e Logica ed epistemologia delle scienze sociali all’Università Statale di Milano. Collabora alla «Stampa», al «manifesto» e al «Fatto Quotidiano». Tra i suoi saggi: Analitici e continentali. Guida alla filosofia degli ultimi trent’anni (1997), Logica del nichilismo. Dialettica, differenza, ricorsività (2000), Disavventure della verità (2002), Le ali al pensiero. Corso di logica elementare (2003), The Last Fumes. Nihilism and the Nature of Philosophical Concepts (2008) e Paradossi (2009). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico (2010) e Introduzione alla verità (2011).



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    23 min
  • Gabrio Grindatto "L'albero della morte"
    Gabrio Grindatto
    "L'albero della morte"
    A caccia dell'assassino di uno Sciamano in Terra Valdese
    Fusta Editore
    www.fustaeditore.


    Subito non riesce ad interpretare quello che sta vedendo: la posa sofferta del corpo
    che le sta di fronte, addossato al grande tasso; la sua totale immobilità; il sangue...
    Non sarà mai in grado di ricordare se ha notato o meno la freccia piantata nel torace del maestro di cerimonia, se ha capito che era morto o se ha pensato fosse solo ferito.

    In un piccolo agriturismo di una Valle Valdese, il carismatico Sciamano di un gruppo di cerimonie Lakota, viene scoperto cadavere, inchiodato al tron­­co di un grosso tasso da una lunga freccia affilata.
    Giosuè Gay, titolare della struttura, è il sospettato numero uno e il tecnico faunistico Veronica Gaydou, sua amica d’infanzia, non può, per questo e per altri motivi, starsene con le mani in mano. Conoscenze vecchie e nuove si stringono intorno a lei in una caccia all’assassino dove nulla è quello che sembra.
    Dalla scrittura, l’autore fa emergere distintamente il forte legame e la profonda conoscenza dei luoghi dove si srotola la trama del romanzo. Tra queste righe c’è la sua terra, il suo passato e ciò che ora è. Boschi e montagne, bestie e persone, protagoniste di un quadro dalle pennellate, a volte tenui e veloci, altre volte forti e pesanti, che disegnano un percorso pieno di sorprese. Un percorso durante il quale non è facile restare vivi.

    Gabrio Grindatto, classe 1971, è laureato in Scienze Forestali e Ambientali. Cresciuto professionalmente e umanamente nel piccolo centro agrituristico “Bacomela” di Luserna San Gio vanni (To), azienda pioniera come Fattoria Didattica, fondata dai suoi genitori. Da novembre 2016 è referente del Centro di Accoglienza Straordinaria, gestito dalla Diaconia Valdese: MAD (Micro Accoglienza Diffusa). Da sempre appassionato lettore, da qualche anno si dedica alla scrittura e nel 2015 esce il suo primo romanzo giallo Il Foresto per le Edizioni Biblioteca dell’Immagine.



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    17 min
  • Caterina Bottari Lattes
    Caterina Bottari Lattes
    "Mario Lattes. Non dimenticare"
    Fondazione Bottari Lattes
    www.fondazionebottarilattes.it




    In occasione del Giorno della Memoria (ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno), la Fondazione Bottari Lattes ricorda le vittime dell’Olocausto con un doppio appuntamento giovedì 24 gennaio allo Spazio Don Chisciotte di Torino (via della Rocca 37b): l’inaugurazione della mostra “Mario Lattes. Non dimenticare” (ore 17.30) che propone diverse opere inedite di Lattes sul tema della Shoah e della cultura ebraica, appartenenti alla Fondazione Bottari Lattes e agli eredi (aperta fino a sabato 23 febbraio); la presentazione al pubblico della ricerca “Non dimenticare” degli studenti del Liceo Gioberti sulle conseguenze che le leggi razziali del 1938 ebbero su alunni e professori della scuola, con un approfondimento sulla storia personale di Mario Lattes (ore 18). All’appuntamento interverrà Fabio Bianco, tesista con il professor Valter Boggione dell’Università di Torino, sugli aspetti autobiografici nell’opera letteraria di Lattes.
    Info: 011.1977.1755; [email protected].



    Mostra “Mario Lattes. Non dimenticare” (dal 24 gennaio al 23 febbraio)
    La mostra “Mario Lattes. Non dimenticare” allo Spazio Don Chisciotte di Torino propone i più significativi lavori di Mario Lattes (editore, pittore, incisore e scrittore, ma anche ideatore di iniziative culturali, scomparso nel 2001) dedicati alla cultura ebraica e alla tragedia della Shoah, con immagini spesso potenti e drammatiche. È visitabile fino a sabato 23 febbraio (Orari: martedì-sabato ore 10.30-12.30 / 15-19 – Ingresso libero).

    La Fondazione Bottari Lattes, nata nel 2009 proprio per ricordare Mario Lattes e promuovere cultura e arte sulla scia della sua multiforme attività (conserva la biblioteca privata del pittore e il suo archivio storico), dispone di una vasta collezione dell’artista, arricchita da nuove acquisizioni. Tra i quadri esposti (una quindicina): Il giro dei Sefarim (1958, olio su tela), Kaddish (1959, olio su tela), Deportati (1959, china), Fanciullo (1964, tecnica mista su carta), Figura ebraica (1984, tempera su carta), Interno di sinagoga (1987, olio su tela).

    Artista raffinato, capace di dare vita a immagini oniriche, Mario Lattes ha sperimentato tecniche e linguaggi eterogenei, con i quali ha espresso il dolore dell'esistenza e la propria rivendicazione di libertà da ogni pregiudizio. La sua opera racchiude momenti d'ispirazione ora astratta ora espressionista, ora visionaria, per approdare a suggestioni visive, senza mai essere imprigionata in categorie o movimenti.
    La sua opera pittorica dopo un iniziale periodo informale, è sempre stata figurativa, con valenze visionarie e fantastiche, tale da evocare illustri discendenze, da Gustave Moreau a Odilon Redon a James Ensor. La pittura, le incisioni e i romanzi sono legati da un forte filo conduttore, talvolta anche nella scelta di soggetti identici, trasfigurati dalla diversità dei mezzi espressivi.
    Vittorio Sgarbi nel 1988 così osservava: «Il pennello di Lattes segue gli impulsi, le emozioni, gli abbandoni di una irrimediabile inquietudine». E il critico d’arte Marco Vallora commentava nel 2008: «Lattes è sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente».

    Mostra “Mario Lattes. Non dimenticare”
    Spazio Don Chisciotte, via Della Rocca 37B – Torino
    Inaugurazione: giovedì 24 gennaio 2019, ore 18
    Mostra da giovedì 24 gennaio a sabato 23 febbraio 2019 - – ingresso libero
    Orari: martedì-sabato ore 10.30-12.30 / 15-19
    Info: 011.1977.1755; [email protected]
    WEB fondazionebottarilattes.it



    IL POSTO DELLE...
    18 min
  • Carlo Centanni "In bicicletta a Santiago"
    Carlo Centanni
    "In bicicletta a Santiago"
    rincorrendo la freccia gialla
    Fusta Editore
    www.fustaeditore.it


    Carlo Centanni dà voce a quella che per lui stesso è diventata più che un’esperienza, una vera e propria scelta di vita: percorrere e ripercorrere il Cammino di Santiago.



    In sella alla sua bicicletta, completa il Cammino più volte negli anni seguendo diverse rotte: lungo il Cammino classico – quello Francese – ma anche quello del Norte e il Portoghese, ogni volta raccontando la propria esperienza. Sono tappe di un cammino personale e universale insieme, sempre colme di aneddoti e curiosità, spunti divertenti e numerosi consigli pratici.

    Si viaggia... e si viaggia lentamente, pedalata dopo pedalata. Non mancano, ovviamente, le attenzioni alle numerose bellezze locali... ma sempre filtrate da uno sguardo rivolto a ciò che è meno manifesto.

    In bicicletta a Santiago è un libro volutamente semplice, vertente sul senso ultimo e profondo di come si possa cercare un significato alla propria esistenza, e lo si possa trovare solo in sella a una due ruote... ma senza motore!


    Carlo Centanni è nato a Roma nel 1953. In provincia di Cuneo, dove si è trasferito per amore, ha scoperto una sconfinata passione per la montagna. Ma un grave incidente, mentre stava scalando il Monviso, nel 1993, gli ha segnato la vita. La sua esemplare capacità di reazione, fisica e psicologica, è diventata un libro, Come rinasce un vaggiatore. Un inno alla caparbietà e alla speranza, che prende forma attraverso lo spirito del viaggiatore proprio di ognuno, a piedi e in bicicletta. Così come nella scultura, l’ultima grande passione dell'autore.



    Carlo Centanni
    "Come rinasce un viaggiatore"
    Fusta Editore
    Una gamba tranciata, decine di fratture, due anni di ricovero in ospedale, diciassette interventi chirurgici, sessantaquattro ore di anestesia generale. Questo libro è la storia di un viaggio che comincia dalla fine. Dalla rovinosa caduta di un alpinista travolto da una scarica di massi...


    Carlo Centanni
    "Kenya. Gli occhi sull'Africa"
    Fusta Editore
    Un viaggio alla scoperta di uno stile di vita apparentemente inconciliabile con quello a cui siamo abituati, e di paesaggi di una bellezza straordinaria, che affascinano e stupiscono per la varietà e la ferocia delle forme.


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    22 min
  • Stella Stollo "Le impressioni di Berthe"
    Stella Stollo
    "Le impressioni di Berthe"
    Graphofeel Edizioni
    www.graphofeel.it


    Nel marzo del 1896, ad un anno esatto dalla morte di Berthe Morisot, il gallerista Durand-Ruel organizza la prima retrospettiva a lei dedicata, con 394 opere tra dipinti e disegni.
    Per tre giorni gli amici più cari di Berthe, Renoir, Degas, Monet e Mallarmé, affiancati da Julie e da Edma, rispettivamente la figlia e la sorella della pittrice, lavorano senza sosta per allestire l’esposizione. Mentre gli artisti discutono animatamente, in disaccordo sulla sistemazione ideale delle opere nelle sale della galleria, l’attenzione di Julie viene attratta da alcuni quadri di sua madre; rivive cosi la storia professionale e personale di Berthe, a cominciare dal suo primo incontro col grande artista Edouard Manet e dalla loro reciproca passione, fino al matrimonio della donna con Eugène, fratello del pittore.

    Stella Stollo, nata a Orvieto nel 1963, vive e insegna a Firenze. È laureata in Lingue e Letterature Orientali presso l’Università degli Studi di Venezia. Ha pubblicato Algoritmi di Capodanno (2011) e con Graphofeel Io e i miei piedi (2011), I delitti della Primavera (2014), Rosso Botticelli (2017), Le impressioni di Berthe (2018).



    Berthe Morisot
    Pittrice (Bourges 1841 - Parigi 1895), dopo studî rigorosi di disegno, si avvicinò a H. Fantin-Latour e a J.-B.-C. Corot, con il quale cominciò a dipingere a diretto contatto con la natura. Cognata e ammiratrice di É. Manet, che la ritrasse più volte (Il balcone, 1869, Parigi, Musée d'art moderne), dal 1870 si orientò verso una pittura più ariosa e dipinse paesaggi, vedute e ritratti femminili utilizzando pennellate fluide, nervose e sfumate (Il Ballo, 1879, Parigi, Louvre; Julie Manet, 1893, Parigi, Musée Marmottan; L'Ortensia, 1894, Parigi, Louvre; ecc.). In stretto contatto con gli impressionisti, dal 1874 partecipò alle mostre del gruppo ottenendo un discreto successo.
    fonte: www.treccani.it



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    31 min
  • Luigi Forte "Berlino città d'altri"
    Luigi Forte
    "Berlino città d'altri"
    Il turismo intellettuale nella Repubblica di Weimar
    Neri Pozza
    www.neripozza.it



    Chiunque si aggiri oggi per le strade di Berlino scorge una città cosmopolita che a ogni passo si svela come uno strabiliante laboratorio di futuro. Certo, essa è anche un sito archeologico della modernità e delle sue tragedie. I fantasmi di un tempo riemergono con i loro nomi altisonanti, dal Reichstag al Brandenburger Tor, o con le memorie inestinguibili del quartiere ebraico, lo Scheunenviertel. Tuttavia Berlino continua a essere, come diceva il critico d’arte Karl Scheffler all’inizio del Novecento, una città destinata a diventare, mai a essere.
    Le pagine di questo libro muovono dall’inizio di questo destino, dai primi decenni del Novecento in cui scrittori, artisti, intellettuali stranieri accorrono a Berlino e la trasformano nella metropoli weimariana che ospita e stimola grandi esperienze creative, il luogo d’incontro di sensibilità molto diverse, la scena su cui si proiettano esperienze contrastanti, un milieu di fantasie e utopie raccolte per le strade d’Europa.
    Attraverso una narrazione che rivisita ogni genere letterario, dai romanzi agli epistolari, dalle poesie ai racconti, dalle riflessioni teoriche e filosofiche ai reportage, dal bozzetto all’elzeviro, Luigi Forte mostra l’affascinante mescolanza di impressioni, testimonianze, immagini, sensazioni sedimentate che fanno della Berlino di quegli anni una città d’altri.
    Da Kafka a Robert Walser, da Roth a von Rezzori, da Crevel e Giraudoux a Auden e Isherwood, da Wolfe agli emigré russi Belyj, Šklovskij, Nabokov e Pasternak, fino a Marinetti e Pirandello, Berlino emerge in questa ricostruzione non solo come il simbolo problematico e affascinante di una modernità senza confini, ma anche e soprattuttocome lo spazio di una nuova cultura a cui inconsapevolmente contribuirono le voci così eterogenee dei molti scrittori europei.
    Dall’immagine cangiante della metropoli tedesca traspare così il volto di quell’Europa che tentò invano di contrapporre all’apocalisse incombente la voce ormai fievole della ragione e della parola rigeneratrice.



    Luigi Forte (Torino 1942), germanista, ha insegnato nelle università di Tübingen, Firenze, Bari e Torino. Studioso di letteratura moderna e contemporanea è altresì autore di una commedia sul poeta austriaco Nikolaus Lenau e di un radiodramma per Rai 3 su Thomas Bernhard. È membro dell’Accademia tedesca per la lingua e la poesia di Darmstadt. Collabora al quotidiano La Stampa e al settimanale svizzero Azione.
    Tra le sue opere: Romanzo e utopia. Hermann Broch e la trilogia dei “Sonnambuli”, 1970; La poesia dadaista tedesca, 1976; Le forme del dissenso, 1987. Per la Biblioteca einaudiana della Pléiade ha curato l’edizione in due volumi delle poesie di Bertolt Brecht (1999 e 2005). Ha tradotto inoltre alcuni poeti, fra cui Günter Kunert (Annuncio del tempo, 1970), Wolf Biermann (Per i miei compagni, 1976), Michael Krüger (Di notte tra gli alberi, 2002).



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    38 min
  • Sara Gamberini "Maestoso è l'abbandono"
    Sara Gamberini
    "Maestoso è l'abbandono"
    Hacca Edizioni


    Maestoso è l’abbandono è un romanzo di de-formazione: la storia di una ragazzina ipersensibile che diventa adulta non attraverso le tappe prosaiche della trama visibile della vita ma attraverso i percorsi segreti del sogno, quelli che scorrono sotto le cose caricandole di simboli e possibilità, trasformandole e salvandole dalla banalità del tempo. In fondo, come sostenevano i cinesi, non esistono passato e futuro, e dunque nemmeno separazione tra ciò che siamo stati da bambini e ciò che siamo e saremo: è solo questione di sguardo.
    Viola Di Grado


    «Ci sono gli amori che hanno a che fare con i percorsi, quelli che hanno a che fare con la solitudine e poi ci sono quelli che non servono a niente, gli amori altissimi.». Prendere le distanze dal mondo, e sentirsene sempre più parte. Questa è la storia di una donna, e del suo pensiero magico, che giorno dopo giorno le si attacca addosso. È la storia di quello che si nasconde tra le pieghe del reale ed è invisibile. La incontriamo, dopo troppi campari, davanti a una porta chiusa, alle prese con un addio maldestro e poetico: la decisione di abbandonare, dopo anni – secoli? – di sensi di colpa e compassione, di fallimenti e rimpianti, un uomo al quale non crede più. «Mi capita di aspettarlo ancora, azzero per un momento la vastità dei fenomeni incomprensibili ed entro di nuovo lì, dove si poteva credere a tutto e io venivo fermata, risarcita, protetta.» Alla psicoanalisi si sostituisce l’incanto, e poi alcuni incantesimi, piccoli riti magici, scintille astrali, tutto ciò che non ha ancora un nome, fa un po’ di luce, non è divino, ed è per questo indicibile. E infine, al pari di un’iniziazione, l’amore incondizionato per un uomo assurdo, poetico, scostante, la cui ritrosia somiglia a una cura.





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    19 min
  • Girolamo De Miranda "Non dimenticare"
    Girolamo De Miranda
    "Non dimenticare"
    Liceo Gioberti Torino


    Il Giorno della Memoria alla Fondazione Bottari Lattes a Torino
    Giovedì 24 gennaio 2019

    La nuova mostra “Mario Lattes. Non dimenticare” sulla Shoah e cultura ebraica
    Il progetto degli studenti del Liceo Gioberti sulle conseguenze delle leggi razziali

    www.fondazionebottarilattes.it


    In occasione del Giorno della Memoria (ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno), la Fondazione Bottari Lattes ricorda le vittime dell’Olocausto con un doppio appuntamento giovedì 24 gennaio allo Spazio Don Chisciotte di Torino (via della Rocca 37b): l’inaugurazione della mostra “Mario Lattes. Non dimenticare” (ore 17.30) che propone diverse opere inedite di Lattes sul tema della Shoah e della cultura ebraica, appartenenti alla Fondazione Bottari Lattes e agli eredi (aperta fino a sabato 23 febbraio); la presentazione al pubblico della ricerca “Non dimenticare” degli studenti del Liceo Gioberti sulle conseguenze che le leggi razziali del 1938 ebbero su alunni e professori della scuola, con un approfondimento sulla storia personale di Mario Lattes (ore 18). Info: 011.1977.1755; [email protected].


    Progetto “Non dimenticare. Le conseguenze delle leggi razziali del 1938 al Liceo Gioberti”

    La ricerca raccolta nel volume “Non dimenticare. Le conseguenze delle leggi razziali del 1938 al Liceo Gioberti” è un progetto di Alternanza Scuola-Lavoro che nel 2016/17 e 2017/18 ha coinvolto trentadue studenti di classi diverse del Liceo Gioberti, guidati da quattro insegnanti. Viene presentata al pubblico da alcuni studenti, proprio in occasione delle celebrazioni dedicate al Giorno della Memoria.
    Dopo un percorso di incontri con esperti, storici, testimoni e professionisti, gli alunni si sono concentrati sui documenti conservati nell'Archivio storico del liceo, nell'Archivio Terracini della Comunità ebraica e nell'Archivio di Stato, alla ricerca dei professori e degli studenti che a causa delle leggi razziali furono allontanati dal liceo o subirono conseguenze anche gravi, con un approfondimento sulla storia personale di Mario Lattes.
    Tante le storie che affiorano alla luce da fotografie, registri di classe e di ammissione agli esami, pagelle, lettere, telegrammi, verbali. Vengono così riportate alla nostra attenzione le figure dei due professori sospesi mentre sono in servizio al Liceo Gioberti: Marco Levi, che ricopre vari incarichi di responsabilità all'interno della scuola, e Giuseppe Morpurgo, punto di riferimento culturale fuori e dentro l'Istituto.
    La ricerca studia anche la vita e le famiglie degli studenti definiti di “razza ebraica” a cui è stato impedito di continuare il liceo. Oltre a Mario Lattes, ci sono: Alda Beer, Germana Colombo, Vera Debenedetti, Giuliana Diena, Gastone Guastalla, Lucia e Gabriella Morpurgo, figlie del professore, Giorgio Ovazza, Guido e Sergio Treves.
    Tra gli altri studenti colpiti in modo più o meno drammatico dalle leggi razziali ci sono: Franco Foà, che pur continuando a frequentare il liceo in quegli anni ha preferito assumere il cognome della madre, Bernardi, per non destare sospetti, e Bruno Finzi il cui nome sul registro accompagnato dalla scritta in rosso "di razza ebraica".
    La ricerca è riuscita anche a individuare le ripercussioni drammatiche delle leggi su alcuni studenti che avevano frequentato il Gioberti molti anni prima, come Enrico Anau, studente di I Classico nel 1901-02 a cui nel 1938 viene impedito l'esercizio della professione di medico, o Ugo Segre, studente di I Classico nel 1909-10, morto con il figlio Tullio ad Auschwitz.
    Ci sono poi le tre docenti sospese mentre prestano servizio in altre scuole, colpite dalle leggi razziali, con differenti...
    16 min

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Un quotidiano culturale
"ascoltare fa pensare"

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