il posto delle parole

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  • Giulio Busi "Marco Polo"
    Giulio Busi
    "Marco Polo"
    Viaggio ai confini del Medioevo
    Mondadori Editore
    www.librimondadori.it


    Rustichello si è già fatto parecchi anni di galera. Marco c’è capitato da poco, in prigione, ostaggio dei genovesi. Che debba proprio finire così, in gattabuia, dopo tutti quegli anni spesi tra giade, ori, principesse e cavalieri? Se uscire non si può, non rimane che cavarsene fuori, dalla miseria della detenzione, a forza di storie e di ricordi. Marco racconta, Rustichello, che è scrittore di professione, scrive parola per parola. Qua e là taglia, aggiusta, cuce frasi, ci mette un po’ di suo. La specialità di Rustichello, pisano, sono i romanzi cavallereschi. Marco ha un’altra specialità. Sa vedere.

    Il Milione, nato quasi per caso nelle carceri genovesi, nel 1298, non è solo il più famoso libro di viaggi della storia occidentale. Quello che lo rende unico è lo sguardo di Marco. Uno sguardo acuminato, preciso come un registro mercantile, capace di tener conto anche dei dettagli più minuti: di come venga montata una tenda nella steppa, di quanto costino le perle, del galateo dei banchetti mongoli. Ma anche uno sguardo morbido. Marco sa essere pietoso, simpatico, aperto. Ha lasciato Venezia da ragazzo, assieme al padre e allo zio. Allora non poteva saperlo, ma avrebbe rivisto i marmi di San Marco solo 24 anni più tardi.

    Si è avviato verso terre lontanissime per raccogliere onore, conoscenza e, perché no, profitto. L’entusiasmo per le infinite novità e le continue scoperte cancella ogni nostalgia di casa. Scoprire, capire, raccontare, questa è la sua missione. Strada facendo, Marco ha incontrato una folla di uomini e donne di cui non si sapeva nulla, né a Venezia né in tutta Europa, molto diversi per consuetudini alimentari, economiche, sociali, famigliari e sessuali, spesso in stridente contrasto con quelle dell’Occidente cristiano. Li ha visti com’erano, senza volerli per forza trasformare in qualcosa d’altro, più facile da capire e da accettare.

    Giulio Busi accompagna Marco Polo lungo le carovaniere d’Oriente, alla corte del Gran Qan, in città remote dai tetti lucenti. Lo segue con l’abituale scrupolo per le fonti, annotando meticolosamente e con consumata maestria narrativa ogni tappa, ogni evento. Tanto viaggiare ha uno scopo ben preciso: catturare lo sguardo di Marco. Per rivedere quello che lui ha visto, con i suoi occhi. E per imparare a osservare il nuovo, il diverso, l’altro senza timori e con la stessa limpida meraviglia.


    Giulio Busi è professore ordinario alla Freie Universität di Berlino e presidente della Fondazione Palazzo Bondoni Pastorio. Ha scritto di mistica ebraica, di storia rinascimentale, della filosofia di Giovanni Pico della Mirandola. Collaboratore di lungo corso delle pagine culturali del «Sole - 24 Ore», ha uno stile letterario inconfondibile, incalzante e, al tempo stesso, documentatissimo. Per Mondadori ha pubblicato le magistrali biografie di Lorenzo de' Medici (2016) e Michelangelo Buonarroti (2017).


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    27 min
  • Massimo Arcangeli "Sciacquati la bocca"
    Massimo Arcangeli
    "Sciacquati la bocca"
    Parole, gesti e segni dalla pancia degli italiani
    Il Saggiatore
    www.ilsaggiatore.com




    Contesa da tutti, compresa da nessuno, la fantomatica «pancia del paese» è il punto ombelicale del discorso pubblico contemporaneo. Ma cosa succede se ad auscultare i borborigmi che giungono dal suo interno è uno studioso della lingua italiana? Cosa succede se, anziché evocare a sproposito un luogo divenuto ormai mitologico, si tenta di registrare e interpretare i cavernosi suoni che da quel (basso) ventre provengono? Cosa succede, insomma, se si cerca di ripercorrere il tragitto che dalla pancia conduce alla bocca e per suo mezzo alla fonazione?

    Inoltrandosi in questo lubrico terreno, Massimo Arcangeli fotografa un popolo di santi, poeti e ferventi imprecatori, di folli gesticolatori nel loro smodato dimenarsi, dall’ombrello di Alberto Sordi all’impudico dito medio che si solleva a sferzare l’avversario di turno. Indaga le fonti letterarie, scovando la volgare eloquenza di una lingua d’inferno e paradiso, un organismo complesso in cui palpita un cor gentil ma vibra anche un cul fattosi trombetta. Segnala lo scorrere al fondo del nostro idioma di una vena misogina, razzista, maschilista, forse anche priapista, a giudicare dal proliferare dei sinonimi fallici qui analizzati: fava, salame, sanguinaccio e sarciccia, carota, carruba, maritozzo e bacchetta, bastone, bordone, maglio e martello.

    Sciacquati la bocca è il racconto della lingua italiana vista dal basso. Lontano dalla volontà normatrice di chi la vorrebbe imprigionare nello spazio chiuso delle grammatiche, lontano dai propugnatori degli usi anarchici incondizionati, arcinemico del politically correct, Arcangeli mostra una lingua che è spazio discontinuo di un caos ordinato, creativo: perché chi dice volgarità ha un serbatoio linguistico più libero e ricco, come sapevano Dante Alighieri, Leonardo da Vinci e Carlo Emilio Gadda. Ne scaturisce una diversa immagine dell’Italia, delle molte Italie di oggi e di ieri, e un invito a risciacquare i panni non nelle chiare, fresche e dolci acque ma, per una volta, negli acquitrini più limacciosi, opachi e brulicanti di vita.

    Massimo Arcangeli è un linguista e critico letterario, ordinario di Linguistica italiana presso l’Università di Cagliari e garante per l’Italianistica nella Repubblica Slovacca. È consulente scientifico per la Società Dante Alighieri e direttore di festival culturali. Collabora con l’Istituto Enciclopedia Italiana Treccani e con numerose testate giornalistiche e radiotelevisive.





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    26 min
  • Tommaso Braccini "Lupus in fabula"
    Tommaso Braccini
    "Lupus in fabula"
    Fiabe, leggende e barzellette in Grecia e a Roma
    Carocci Editore
    www.carocci.it

    Che cosa raccontava la nutrice al piccolo Cicerone prima di metterlo a letto? Quali barzellette circolavano nelle botteghe dei barbieri di Atene? Nell’antichità, esattamente come oggi, nella vita di tutti erano presenti fiabe, facezie, fake news. Soltanto in pochissimi casi, tuttavia, questa “letteratura orale”, considerata triviale e poco seria, è riuscita ad approdare alla pagina scritta, e spesso solo sotto forma di allusioni. Non tutto è perduto, però: combinando filologia e folklore si può tentare di ricostruire questo capitolo dimenticato della vita degli antichi. Ad aiutarci saranno le storie che, dal Medioevo fino a oggi, rispecchiano i racconti popolari di Greci e Romani, con differenze altrettanto significative delle somiglianze. Seguendo così le tracce narrative del dio Pan e di un gatto diabolico, del poeta Archiloco e del bluesman Robert Johnson, di imperatori, lupi cattivi e molti altri ancora, il libro getta nuovi squarci di luce sull’“enciclopedia culturale” degli antichi e, contemporaneamente, ci permette di comprendere meglio la nostra.



    Tommaso Braccini insegna Filologia classica e Letteratura neogreca all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: Prima di Dracula. Archeologia del vampiro (Il Mulino, 2011); Indagine sull'orco. Miti e storie del divoratore di bambini (Il Mulino, 2013); Flegonte di Tralle, Il libro delle meraviglie e tutti i frammenti (con M. Scorsone, a cura di, Einaudi, 2013); Una passeggiata nell’Aldilà in compagnia degli antichi (con S. Romani, Einaudi, 2017).



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    30 min
  • Hans Tuzzi "Libro antico, libro moderno"
    Hans Tuzzi
    "Libro antico, libro moderno"
    Carocci Editore
    www.carocci.it



    Con stile discorsivo ma senza rinunciare alla precisione scientifica, l’autore narra la storia delle componenti fisiche e concettuali del libro spiegando come sono cambiate dal torchio a mano di Gutenberg a oggi: l’invenzione del titolo, del numero di pagina, della punteggiatura, tecnica e uso delle illustrazioni... Un testo che descrive nelle sue componenti il libro tipografico, quello cioè realizzato tramite la tipografia manuale, ma non solo: che accompagna il lettore alla conoscenza del libro in quanto oggetto, sottolineando gli elementi di continuità fra libro antico e libro moderno, pur nel mutare delle tecnologie.


    In sei agili capitoli illustrati, con stile discorsivo, Hans Tuzzi fa conoscere al lettore le parti fisiche e concettuali costitutive del libro così come nacque dai torchi quattrocenteschi, narrandone la storia e ponendola in relazione con il libro moderno. Senza rinunciare alla precisione scientifica, l'autore offre spunti di riflessione e curiosi punti di vista: che cosa c'era prima del titolo? e come si numeravano le pagine? quando è nato il primo best seller? e la prima pagina con testo a giustezza variabile? e come è cambiato il mondo editoriale da Gutenberg a Bertelsmann? Il libro riunisce le lezioni tenute da Tuzzi (pseudonimo di Adriano Bon) nel 2004 al Master in editoria cartacea e multimediale dell'Università di Bologna diretto da Umberto Eco.





    Hans Tuzzi, già consulente editoriale e docente, è un apprezzato romanziere (Vanagloria, Bollati Boringhieri, 2012; Morte di un magnate americano, Skira, 2013), ma è anche autore di importanti saggi di storia del libro, editi presso le Edizioni Sylvestre Bonnard fra il 2000 e il 2009: Collezionare libri antichi, rari, di pregio (prefazione di Alessandro Olschki, 2000), Gli strumenti del bibliofilo. Variazioni su come leggere cataloghi e bibliografie (2003) e Bestiario bibliofilo (2009), apprezzati da studiosi come Carlo Carena, Umberto Eco e Alfredo Serrai. Nel 2014 ha pubblicato con Skira Il mondo visto dai libri.




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    26 min
  • Ermanno Detti "L'assalto al cielo"
    Ermanno Detti
    "L'assalto al cielo"
    Una ragazza, gli ideali e il '68
    Gallucci Editore
    www.galluccieditore.com



    È l’estate del 1968 e la contestazione studentesca dilaga. A San Francisco, a Parigi, a Berlino e ovunque in Italia gli studenti scendono in piazza per chiedere a gran voce un mondo più giusto. Tra di loro c’è anche Francesca, solo che adesso non lo ricorda. Colpita durante gli scontri, è rimasta in coma per tre mesi e al risveglio la sua vita è un puzzle da ricostruire: la famiglia tradizionalista, l’ex fidanzato Gianni per il quale forse prova ancora qualcosa, l’amicizia speciale con Oscar, conosciuto proprio durante una manifestazione… Ma più di ogni altra cosa, Francesca sente piano piano riaffiorare alla memoria quella voglia di rovesciare le regole e di “chiedere l’impossibile” destinata a cambiare per sempre la sua vita e quella di tanti giovani come lei in tutto il mondo.

    Un romanzo che suscita nei ragazzi di oggi la curiosità per lo spirito e le vicende di quell’epoca piena di passione.


    Ermanno Detti (Manciano,1939) ha lavorato per tutta la vita nella scuola e nei giornali per insegnanti. È anche autore di decine di libri per l’infanzia e animatore della rivista “Il pepe verde” dedicata alle letterature per ragazzi. Con Gallucci ha già pubblicato Favole di campagna, I viaggi curiosi di Nico e Mina, Storia di Leda e Giovannino senza paura.


    Ascolta qui le conversazioni con Ermanno Detti:
    https://ilpostodelleparole.it/ermanno-detti/ermanno-detti-giovannino-senza-paura/
    https://ilpostodelleparole.it/ermanno-detti/ermanno-detti-la-storia-leda/
    https://ilpostodelleparole.it/ermanno-detti/ermanno-detti-viaggi-curiosi-nico-mina/


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    19 min
  • Gennaro Matino "L'Allegria"
    Gennaro Matino
    "L'Allegria"
    EDB Edizioni Dehoniane Bologna
    www.dehoniane.it

    Siamo fatti di parole e se le parole restano impantanate nella tristezza la vita si oscura e il tempo diventa nemico. Le parole sono ponti tra diversi per comunicare vita, per scambiarsi doni, esperienze, storie, per consegnare all’Alto gli uomini e al basso il futuro di un cielo.
    Questa riflessione di Gennaro Matino ricolloca l’allegria al centro dell’annuncio cristiano e contrasta il tempo in cui agli uomini, costretti dal verbo della paura, era vietato essere felici, gioire delle semplici gioie quotidiane, ridere per il solo gusto di condividere gioia.


    Gennaro Matino, parroco napoletano e scrittore, insegna Teologia pastorale alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e Storia del cristianesimo all’Università Suor Orsola Benincasa. È editorialista di Avvenire, Il Mattino e la Repubblica. Con Erri De Luca ha pubblicato: Mestieri all’aria aperta: pastori e pescatori nell'Antico e nel Nuovo Testamento (Feltrinelli 2004), Almeno 5 (Feltrinelli 2008) e Sottosopra: alture dell’Antico e del Nuovo Testamento (Mondadori 2008). Per EDB: La parrocchia: una fontana senza più acqua? (2004), Nostalgia di cielo (2003), La tenerezza di un Dio diverso (nuova edizione 2015) e Il frutto e il seme (2017).




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    17 min
  • Silvana De Mari "Io mi chiamo Joseph"
    Silvana De Mari
    "Io mi chiamo Joseph"
    Edizioni Ares
    www.ares.mi.it


    Joseph è per metà senegalese e per metà nigeriano, tecnicamente un minore non accompagnato, un quattordicenne che sopravvive di piccoli furti. È arrivato in Italia nel 2011, passando dalla ex Iugoslavia, via preferenziale in quel periodo. Un veterinario di buon cuore, un gruppo di carabinieri e un’assistente sociale pieni di buona volontà si chinano con tenerezza su di lui, giovane virgulto di piccola criminalità che si può ancora fermare. In realtà Joseph è l’unico sopravvissuto al massacro di Dogo Nahava, ha visto la sua famiglia sterminata, vive col cuore straziato dalla nostalgia e dal senso di colpa di essere sopravvissuto, rinchiuso nella solitudine dei suoi ricordi e dei suoi incubi. La presenza di coetanei, il calcio, sembrano fare il miracolo di riportare Joseph verso la vita, lontano dai suoi fantasmi. Attraverso i film di Clint Eastwood il veterinario ricostruisce linee etiche infrante, e Joseph si schiera per la giustizia: denuncia e fa arrestare la banda di sfruttatori di bambini mendicanti che lo ha portato in Italia. Un cavillo burocratico però porta alla scarcerazione dei due più pericolosi. C’è quindi un’ultima scena drammatica. Joseph è disposto a sacrificare la sua vita per il loro arresto, come il protagonista del film Gran Torino. Ma il suo destino è un altro...


    Silvana De Mari, medico, con oltre seicentomila copie vendute, si sta imponendo come l’autrice fantasy più apprezzata in Italia. Tra i suoi molti romanzi di successo ricordiamo: L’ultimo elfo (Salani), L’ultimo orco (Salani), L’ultima profezia del mondo degli uomini (Fanucci), Gli ultimi incantesimi (Salani), Io mi chiamo Yorsh (Fanucci), Hania. Il Regno delle Tigri bianche (Giunti), Hania. I cavalieri della luce (Giunti), Hania. La strega Muta (Giunti)


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    28 min
  • Gabriella Saba "Un continente da favola"
    Gabriella Saba, Alfredo Somoza
    "Un continente da favola"
    Trenta leggendarie storie latinoamericane
    Prefazione di Bruno Arpaia
    Rosenberg & Sellier
    www.rosenbergesellier.it



    L’America Latina è una miniera inesauribile di storie impossibili, romanzesche, drammatiche, incredibili, epiche. Storie di persone comuni che la vita, la geografia, la cultura di quel mondo, sconvolto dalla Conquista e arricchito dai tanti meticciati, ha trasformato in vite spesso leggendarie, contribuendo a creare e alimentare un mito che ancora oggi resiste vivissimo nell’immaginario.
    Il volume presenta trenta ritratti di personaggi noti o sconosciuti, dal mondo della musica, della cucina e delle telenovelas, ai rivoluzionari ed eroi di ieri e di oggi, fino alle figure più folli o inquietanti.
    Con la prefazione di Bruno Arpaia, scrittore e giornalista, esperto italiano per eccellenza del mondo latinoamericano.



    Gabriella Saba
    Giornalista free lance, collabora con D di Repubblica, Linkiesta, La Nuova Sardegna e altre testate, con articoli in gran parte sull’America Latina. Ha collaborato a lungo con Diario e con Il Domenicale del Sole 24 Ore, Amica, Grazia, Flair, Il Foglio dei Ritratti, Qui Touring, Gulliver, Gente Viaggi e molte altre. Ha scritto quattro libri di viaggio per Mondadori e ha diretto Vps, rivista della Cooperazione Internazionale e la webzine Diotima, specializzata in videointerviste in collaborazione con la Johns Hopkins University. Sarda residente a Milano, ha vissuto anche a Londra, Cuba e Santiago del Cile. Viaggiatrice per indole e per professione, oltre che in America Latina (ha viaggiato e scritto di tutti i Paesi di Centroamerica e Sudamerica), ha realizzato reportage in Estremo Oriente, Medio Oriente, Oceania e Africa.


    Alfredo Somoza, storico, giornalista e scrittore italo-argentino, è presidente dell’Istituto Cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano, direttore della rivista online Dialoghi.info e della web radio Young Radio. È stato presidente e fondatore dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile. Collabora con Radio Popolare, Radio Vaticana, Radio Capodistria, Radio inBlu. Cura un blog sull’Huffington Post ed è collaboratore di East West. Rivista di Geopolitica. È docente di corsi universitari e master. I suoi ultimi libri sono Il viaggio e l’incontro. Che cos’è il turismo responsabile (Altreconomia, 2016) e Sinistra desaparecida. Sud America: la crisi delle forze progressiste (Castelvecchi, 2017).



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    26 min
  • Gabriele Roberto "La Compagnia del Cigno"
    Gabriele Roberto
    "La Compagnia del cigno"
    Rai Uno


    nuova serie televisiva di Rai Fiction
    in onda su Rai1 da lunedì 7 gennaio 2019

    Il compositore cuneese Gabriele Roberto ha curato le musiche e gli arrangiamenti originali.


    La Compagnia del cigno è la nuova serie musicale di Rai Fiction, prodotta da Indigo Film, che debutterà su Rai 1 in prima serata a partire dal 7 gennaio 2019.

    La serie, diretta da Ivan Cotroneo, è composta di 12 episodi e racconta la storia di sette ragazzi tra i 15 e i 18 anni, diversi per temperamento, estrazione sociale, provenienza, punti di forza e fragilità, che frequentano insieme il conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

    Ognuno di loro è un musicista di talento, ma allo stesso tempo è costretto a misurarsi con la vita, la famiglia, le regole della disciplina e con un durissimo direttore d'orchestra, Luca Marioni, che pretende da loro il massimo, in una città com’è oggi Milano, che può dischiudere i sogni sul palcoscenico del mondo. Tra coming of age e dramedy contemporanea, La Compagnia del Cigno è una serie colorata, attraversata dalle contraddizioni del mondo in cui viviamo e sospinta dall’entusiasmo della nuova generazione che, a dispetto dei luoghi comuni, ha molte carte da giocare. Si tratta di un progetto italiano che ambisce all’internazionalità per la formula originale e l’ampiezza dello sguardo, e che è anche spiccatamente musicale: perché i ragazzi protagonisti sono dei veri musicisti e perché intorno alla musica ruota tutta la storia.

    La serie ha un’anima spiccatamente musicale e prevede, oltre alla ‘classica’ colonna sonora, anche alcuni pezzi classici di Brahms, Bach, Chopin, Beethoven e diversi brani pop riarrangiati per l’occasione. Le musiche originali e gli arrangiamenti sono stati curati dal giovane compositore albese Gabriele Roberto.

    Gabriele Roberto (Cuneo, 2 dicembre 1972) è cresciuto ad Alba, ma risiede a Tokyo, dove compone musiche per film, animazioni e pubblicità televisive. È il primo compositore italiano a essersi aggiudicato il Japan Academy Award, il maggior riconoscimento giapponese in ambito cinematografico. Compone musiche per film, animazioni e pubblicità televisive in Europa e Asia, attivo anche come orchestratore e arrangiatore per gruppi musicali giapponesi pubblicati da Sony, Universal, EMI e Columbia. Da alcuni anni ha iniziato a collaborare anche in Italia con diversi registi italiani come compositore per cinema e per la pubblicità, in particolare la campagna di Barilla, diretta da Gabriele Salvatores.

    Nel cast, oltre ai sette musicisti: Alessio Boni, nei panni del direttore d'orchestra Luca Marioni, e altri attori d’eccezione come Anna Valle, Alessandro Roia, Carlotta Natoli, Francesca Cavallin, Stefano Dionisi, Angela Baraldi, Barbara Chichiarelli, con la partecipazione di Rocco Tanica, Giorgio Pasotti e Marco Bocci e lo straordinario ritorno di Giovanna Mezzogiorno in una serie tv. Tra le guest star musicali anche Saturnino nei panni del Maestro Ripa; Michele Bravi che è Giacomo, un ex studente del conservatorio e Mika che interpreta sé stesso.



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    13 min
  • Francesca Ghedini "Il poeta del mito"
    Francesca Ghedini
    "Il poeta del mito"
    Ovidio e il suo tempo
    Carocci Editore
    www.carocci.it


    Ovidio fu uno dei più prolifici poeti dell’antichità, la cui influenza è giunta fino a noi grazie all'interesse suscitato dalla sua opera dal Medioevo a oggi. Il volume intende ripercorrerne la vita, dalla natia Sulmona alla gaudente Roma della prima età imperiale, sino alla grigia Tomi, che lo vide esule e disperato attendere invano il perdono di Augusto. Ma la vera protagonista è la sua Musa, una Musa versatile che egli seppe piegare alle diverse esigenze di una poesia in continua evoluzione: maestro d’amore nella giovinezza, poeta epico e civile nella maturità, dolente cantore dell’esilio nella vecchiaia. In ogni stagione della sua vita poetica Ovidio seppe essere non solo interprete del suo tempo ma anche grande innovatore. Le sue radici culturali affondavano in una tradizione profondamente permeata di quella a cui doveva gran parte della materia del suo canto. Nelle Metamorfosi, il più grande compendio della mitologia classica che l’antichità ci ha tramandato, rifluiscono e si intrecciano racconti antichi e recenti delle imprese di dèi, eroi, vittime e carnefici, in un caleidoscopio di immagini che si fissa per sempre nella mente del lettore.




    Ovidio. Amori, miti e altre storie
    Scuderie del Quirinale, Roma
    fino al 20 gennaio 2019

    Tra gli autori della latinità, Publio Ovidio Nasone è sicuramente uno dei più amati; i suoi versi, che parlino d’amore, di miti o delle storie degli dèi restituiscono sempre a ognuno l’immagine di un mondo vivo e culturalmente dinamico. Ma cosa hanno in comune la scrittura e l’immagine? Come sottolineare l’importanza delle parole attraverso le opere? Come raccontare l’importanza nella storia occidentale di un poeta come Ovidio attraverso altre arti, altri artisti, altre forme?

    Queste le domande alle quali la mostra delle Scuderie del Quirinale intende rispondere in maniera semplice e rigorosa, coinvolgente e sorprendente lungo un percorso tematico che affronta la vita di Ovidio e l’influenza della sua opera letteraria sia sulla sua epoca che sull’Occidente arrivando fino ai giorni nostri.

    Oltre 200 opere tra affreschi e sculture antiche, preziosissimi manoscritti medievali e dipinti di età moderna accompagneranno il racconto della vita del poeta e dei temi al centro dei suoi scritti: l’amore, la seduzione, il rapporto con il potere e il mito.

    La mostra, curata da Francesca Ghedini, sarà l’occasione, nell’alveo del bimillenario ovidiano, per presentare le caratteristiche della società romana della prima età imperiale, ricostruite attraverso il filtro della poesia di Ovidio che nel tempo ha contribuito a delineare i contorni della cultura occidentale.

    All’interno delle sale espositive delle Scuderie si snoderanno diversi percorsi di visita tra opere, parole ed esperienze di laboratorio; in città un ricco programma di incontri, letture e approfondimenti permetterà di scoprire e riscoprire la complessità dell’universo ovidiano.





    Francesca Ghedini, professore emerito di Archeologia presso l’Università di Padova, è autrice di circa trecento pubblicazioni. La sua attività di ricerca ha toccato numerosi temi (la casa romana, il termalismo nel mondo antico, il mosaico, la valorizzazione in archeologia), ma il campo privilegiato è lo studio delle immagini, che l’ha portata ad approfondire le modalità di formazione e trasmissione del repertorio figurativo, anche attraverso un’attenta lettura delle fonti letterarie classiche. Tale interesse si è di recente concretizzato in approfonditi studi sull'opera ovidiana, con particolare riguardo al ruolo svolto dal poeta nella conoscenza del patrimonio figurativo antico e nella formazione della cultura occidentale.



    IL POSTO DELLE...
    37 min

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