il posto delle parole

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  • Luigi Castangia "Timore e Tremore"
    Luigi Castangia
    "Timore e Tremore"
    I significati del timore di Dio nel libro di Giobbe
    Edizioni Dehoniane Bologna
    www.dehoniane.it



    Il libro rilegge l’intera storia di Giobbe alla luce del timore di Dio. Il testo biblico, infatti, presenta un lessico della paura e del terrore particolarmente sviluppato e si avvale di quasi tutte le radici dei verba timendi dell’ebraico biblico.
    Timorato di Dio, Giobbe esprime rispetto reverenziale, amore e terrore. Il testo gioca sull’ambiguità semantica del verbo «temere» per creare un cortocircuito nell’idea tradizionale del timore del Signore, secondo cui chi lo teme vive felicemente, mentre gli empi sono afflitti da prove e dolori. Gli amici del protagonista rappresentano bene la sapienza tradizionale, ancorata in modo intransigente alla giustizia retributiva. L’opera non intende annullare tale giustizia – in tal senso l’epilogo è molto eloquente – ma certamente contrasta il bieco meccanicismo con cui gli amici la concepiscono.



    Luigi Castangia, assistente spirituale nel collegio universitario Villa Nazareth a Roma, ha conseguito un dottorato di ricerca in Filosofia a Dresda, il baccellierato in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana e la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico. Collabora alle riviste Theologica & Historica e Journal für Religionsphilosophie. Ha tradotto testi di Gerl-Falkovitz e curato per Morcelliana nel 2017 il volume di Romano Guardini Testimoniare la fede. Omelie giovanili (1915-1916).



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    23 min
  • Giorgio Pestelli "L'anello di Wagner"
    Giorgio Pestelli
    "L'anello di Wagner"
    Musica e racconto nella tetralogia dei nibelunghi
    Donzelli Editore
    www.donzelli.it


    «Wagner riscrive il mito in chiave moderna: pone al centro della vicenda la potenza del denaro e la lotta per il potere come antitesi alla libera volontà dell’uomo e alle leggi del cuore. Non celebra l’antica mitologia germanica, non restaura il mito, ma ne illustra la fine; non glorifica, smantella: fin dal principio c’è luce di crepuscolo, gli dei hanno fatto il loro tempo, L’anello del Nibelungo è la storia della loro fine».

    È l’opera della vita per Wagner. I quattro drammi che compongono L’anello del Nibelungo impegnano il compositore tedesco per quasi trent’anni (1848-1876). Una lunga gestazione, durante la quale la riscrittura del mito germanico e la messa in musica si trasformano in un diario spirituale. Wagner intraprende questa impresa in uno dei momenti più inquieti della storia europea: «Il suo temperamento – scrive Giorgio Pestelli – era di quelli che creano meglio sotto la pressione degli eventi, se non degli affanni. Ma che Wagner abbia avuto la costanza di completare il monumento dopo tanti anni, fra ostacoli di ogni sorta, malattie, dubbi, crisi, inimicizie, tracolli finanziari, è uno spettacolo di forza e determinazione che ancora lascia meravigliati». I fermenti rivoluzionari dell’epoca ispirano l’allontanamento dalla realtà al mito: così Wagner può osservare l’uomo in assoluto, affrancato dalla storia, penetrandone le passioni, prima fra tutte quella per l’«oro», il potere, che conduce solo a morte e rovina. È proprio dalla fine, dalla caduta degli dei che Wagner aveva iniziato il racconto. Presto però si rende conto che l’argomento che ha sottomano, la morte dell’eroe, per essere compreso appieno ha bisogno dell’antefatto. Da qui prende avvio una lievitazione della materia fino alle origini della vicenda: nasce così L’oro del Reno, e via via le altre opere dell’Anello. In questo andare a ritroso nella composizione Wagner inventa una dimensione del tempo narrativo che dal passato fluisce nel presente e viceversa, esercitando un influsso incalcolabile sulla narrativa di fine secolo. Ma in questo cammino a ritroso il grande impianto che aveva ideato, nemico al divino e celebrativo della libertà dell’uomo e delle leggi del cuore, entra in crisi: le inquietudini di Wotan, il padre degli dei, la sua lacerazione interiore, sono il segnale più evidente che qualcosa si è rotto nelle certezze dell’esistenza. È vero, L’anello esprime al massimo grado la concezione wagneriana di «dramma musicale», simbiosi assoluta tra testo e musica, in cui tutto si tiene, tutto è necessario; anche i dialoghi e i monologhi sono cruciali; e nel volume, in cui Pestelli segue passo passo narrazione e sviluppo musicale, anche quei dialoghi e monologhi vengono aperti e spiegati, svelando un meccanismo teatrale dalla logica serrata. Qua e là, tuttavia, nel grandioso edificio dell’Anello, si scorgono crepe, fratture, cose non rifinite, dovute soprattutto a quella creatività impaziente di perfezioni formali con cui Wagner getta un ponte fra tardo romanticismo e decadentismo.


    Giorgio Pestelli è professore emerito di Storia della musica all’Università di Torino e ha tenuto corsi della stessa materia nelle università di Genova, Bologna e in altri istituti. Critico musicale della «Stampa», fa parte del comitato editoriale di «The Works of Giuseppe Verdi» (Chicago University Press); dal 1982 al 1986 è stato direttore artistico dell’Orchestra e Coro della Rai di Torino. Fra le pubblicazioni: L’età di Mozart e Beethoven (Edt, 1979); Canti del destino. Studi su Brahms (Einaudi, 2000); Gli immortali. Come comporre una discoteca di musica classica (Einaudi, 2004). Per i tipi della Donzelli ha pubblicato nel 2016 Il genio di Beethoven. Viaggio attraverso le nove Sinfonie. Nel 2018 L’anello di Wagner. Musica e...
    18 min
  • Claudio Monge "Il martirio dell'ospitalità"
    Claudio Monge - Gilles Routhier
    "Il martirio dell'ospitalità"
    La testimonianza di Christian de Chergé e Pierre Claverie
    EDB
    www.dehoniane.it

    È negli anni terribili del «decennio nero», durante il quale in Algeria si contrappongono islamisti e forze armate, che si colloca la straordinaria testimonianza di due uomini. Sono Christian de Chergé, priore del monastero trappista dell’Atas, a Tibhirine, rapito e ucciso nel 1996 con altri sei confratelli, in circostanze non ancora completamente chiarite, e monsignor Pierre Claverie, vescovo domenicano di Orano, assassinato lo stesso anno, con il suo autista musulmano Mohamed, per aver condannato apertamente tutte le forme di violenza.
    Si tratta di due figure particolarmente luminose nel cuore della Chiesa d’Algeria, fortificata nella sua volontà di restare con i musulmani algerini, anche dopo l’indipendenza del Paese, dalla personalità del cardinale Duval e dall’impegno di sacerdoti, consacrati e laici.


    Claudio Monge, domenicano, ha trascorso due anni con frère Roger Schutz nella comunità monastica ecumenica francese di Taizé. Vive a Istanbul, dove è responsabile del Centro culturale dei domenicani. Dottore in Teologia delle Religioni e diplomato in Lingua e cultura turco-ottomane all’Università di Strasburgo, ha insegnato all’Università di Friburgo ed è visiting professor in Polonia, Francia, Svizzera, Italia, Canada e Brasile. Consultore del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, è autore di numerose pubblicazioni, tra cui Taizè. La speranza condivisa (EDB 2016).

    Gilles Routhier è professore ordinario di Ecclesiologia e decano della Facoltà di Teologia e Scienze religiose dell’Università di Laval, in Canada. Si occupa, in particolare, della storia, della recezione e dell’ermeneutica del concilio Vaticano II e della sua influenza sull’evoluzione del cattolicesimo post-conciliare. Per il secondo volume del Commentario ai documenti del Vaticano II, a cura di Serena Noceti e Roberto Repole (EDB 2015), ha esaminato la costituzione dogmatica Lumen gentium. Per EDB ha inoltre pubblicato L’autorità e il magistero (2016).



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    25 min
  • Laura De Luca "Piedi"
    Laura De Luca
    "Piedi"
    Pensieri per un feticista
    Fefè Editore
    www.fefeeditore.com

    Caro feticista, non pensare di essere il solo. E non pensare di essere solo. Anche io guardo sempre i piedi delle persone.

    Le forme, i modi, le variazioni, i vizi, le virtù, le stranezze del piede offrono stimolanti spunti di conversazione ai feticisti così come a chiunque (da Cenerentola a Caravaggio). Il segreto del piede, paradosso sospeso tra invisibilità e passione erotica, è scandagliato con tono ironico nei suoi vari aspetti, dai più omessi ai più citati in letteratura e medicina. Per giungere a capire che così tante cose dipendono dal piede, anche se ce ne dimentichiamo. Ne risulta una miscela di brevi, “lancinanti” frammenti, poesie e citazioni d’autore idealmente destinati a un feticista da parte di una feticista.


    Laura De Luca è radiogiornalista, autrice e regista radiofonica e teatrale, disegnatrice e producer di progetti discografici, ha recentemente curato diverse edizioni librarie, radiofoniche e teatrali di interviste impossibili. Tra le ultime pubblicazioni: Domande impossibili (Lev, 2018), La radio disegnata (Mimesis, 2017), L’armadio di una donna (L’Erudita, 2017). Tra gli ultimi allestimenti scenici: Corde tese. Una chitarra dimenticata, con le musiche di Luigi Picardi e Mauro Restivo (Villa Capo di Bove, Roma 2018) e Incontro con Artemisia Gentileschi (Museo di Roma, Palazzo Braschi, 2017). www.lauradeluca.net







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    31 min
  • Francesco Erbani "Non è triste Venezia"
    Francesco Erbani
    "Non è triste Venezia"
    Pietre, acque, persone
    Reportage narrativo da una città che deve ricominciare
    Manni Editori
    www.mannieditori.it




    A Venezia esistono le condizioni per prefigurare un organismo urbano del futuro: perché non cresce e non consuma suolo, perché non spreca risorse, perché riusa tutto (dall’acqua ai materiali edili) e si è sempre ricostruita su sé stessa, utilizzando moduli costantemente replicabili e mai monotoni, perché insegna la manutenzione, perché è ospitale, multiculturale e multietnica, perché si circola senza macchine, perché coltiva gli spazi pubblici, perché anche gli elementi più privati di un edificio hanno una dimensione pubblica, perché ha conservato per secoli (tranne che nell’ultimo) un’eccezionale relazione fra il costruito e il suo ambiente, cioè la Laguna.


    Francesco Erbani passeggia per calli e campielli e poi al Lido in sella a una bicicletta, osserva l’Hotel des Bains attraverso le grate del cancello, guarda le navi da crociera seduto su una panchina alle Zattere...
    E ricostruisce la trama intima di una delle città più celebrate al mondo: le architetture, l'assetto urbano, le facciate dei palazzi che si specchiano nei canali, i campi dove si realizza un ideale di spazio pubblico; e poi il Mose, colossale, costosissimo progetto che non si è certi se funzionerà e che è stato oggetto di un’inchiesta giudiziaria; la Laguna maltrattata e snaturata; la dimensione civica minacciata da un turismo incontrollato e pervasivo, dallo spopolamento, e che tuttavia resiste, rivendica la propria specificità, una storia di saperi e di manualità, e si sente inclusiva e accogliente, a misura dei soggetti più deboli.
    Venezia rischia di diventare il non luogo per antonomasia, quello ricostruito a Disney World, a Las Vegas o a Macao, ed è invece profondamente autentica, città più di altre città, un territorio unico e al tempo stesso esemplare che può costituire un modello di inclusione sociale e di progettazione urbana.
    Dietro i mille sistemi complessi e affascinanti che Venezia ha trovato per vivere con la sua inedita morfologia, Erbani mette sempre al centro l’uomo.
    Un libro per capire che cosa si perde se si perde Venezia.



    È nato a Napoli nel 1957, vive a Roma, trascorre molto tempo a Venezia.
    È giornalista di “Repubblica”, dove lavora nelle pagine culturali.
    Si occupa di inchieste sul degrado urbanistico e ambientale del territorio italiano.
    Nel 2003 ha vinto il premio di Giornalismo civile e nel 2006 il premio Antonio Cederna. È stato il curatore del Città territorio festival di Ferrara e di Leggere la città di Pistoia.
    Ha pubblicato L’Italia maltrattata (Laterza 2003), il libro-intervista con Tullio De Mauro La cultura degli italiani (Laterza 2004), Il disastro. L’Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe (Laterza 2010), il libro-intervista con Leonardo Benevolo La fine della città (Laterza 2011), Roma. Il tramonto della città pubblica (Laterza 2013), Pompei, Italia (Feltrinelli 2015), Roma disfatta (con Vezio De Lucia, Castelvecchi 2016).





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    29 min
  • Alessandro Zaccuri "Amos Oz"
    Alessandro Zaccuri
    In ricordo di Amos Oz

    Amos Oz (Gerusalemme, 1939), scrittore israeliano, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini. Attualmente vive nella città israeliana di Arad e insegna Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger) Altrove, forse (2015), Tocca l'acqua, tocca il vento (2017) e Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono tradotti in oltre quaranta lingue.



    Alessandro Zaccuri è nato a La Spezia nel 1963. Vive e lavora dal 1994 presso la redazione culturale del quotidiano "Avvenire". Ha collaborato alle riviste "Letture", "Millelibri" e "Lo Straniero" e per qualche anno ha insegnato Informazione culturale all'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Milano). Dal 2005 al 2011 ha ideato e condotto la trasmissione televisiva "Il Grande Talk", in onda su Sat2000/Tv2000. È autore di romanzi e saggi di critica letteraria e curatore di opere di scrittori quali Elio Fiore, Camillo Sbarbaro, Ray Bradbury, André Malraux.



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    20 min
  • Antonio Forcellino "Il secolo dei giganti: il cavallo di bronzo"
    Antonio Forcellino
    "Il secolo dei giganti: il cavallo di bronzo"
    Harper & Collins
    www.harpercollins.it


    Il secolo dei giganti 1
    Una grande trilogia: il Rinascimento come nessuno l’ha mai raccontato.

    15 aprile 1452. In un piccolo borgo fuori Firenze nasce il figlio illegittimo di Ser Piero da Vinci: Leonardo. Figlio dello stupro di una giovane contadina, non viene riconosciuto dal padre, ma cresce con i nonni e lo zio paterni. Leonardo è un bambino precoce, curioso e geniale. Appena adolescente diventa allievo di bottega di Giovanni Verrocchio, il più grande esperto di arte fusoria della splendente Repubblica fiorentina. Ed è qui che la sua vita e la sua arte si intrecciano e diventano parte della politica e delle lotte di potere tra Firenze e Roma, tra i Medici, i Della Rovere e i Borgia. E mentre nelle botteghe si creano i più grandi capolavori del Rinascimento e nel contempo si studiano armi innovative in grado di contrastare l’invasione turca, ai mecenati diventa sempre più chiaro il potere di propaganda nascosto nelle opere d’arte. Fra loro non ci sono solo uomini, ma anche donne straordinarie che, non più relegate nella spiritualità medievale, diventano protagoniste. Consapevoli del loro potere seduttivo, profondamente intelligenti e colte, Giulia Farnese, Isabella d’Este e Lucrezia Borgia travalicano i limiti del ruolo in cui erano state costrette per imporsi sulla scena politica e intellettuale del secolo.

    Fra delitti, ambizioni feroci, complotti efferati e passioni proibite, Il cavallo di bronzo, primo capitolo della trilogia Il secolo dei giganti, ci trasporta nelle botteghe degli artisti, nelle alcove dei potenti e svela i segreti delle più indimenticabili opere d’arte. Antonio Forcellino ci regala una grande saga sulla più stravolgente, appassionante, sublime epoca della Storia italiana: il Rinascimento.


    Tra i maggiori studiosi europei di arte rinascimentale, ha realizzato restauri di opere di grande valore, come il Mosè di Michelangelo e la facciata della Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena. Come storico, la sua attenzione si rivolge da sempre a tutta la ricchezza del fare arte, ai contesti storici, alle tecniche e ai materiali, alle radici psicologiche e biografiche dei grandi capolavori. È stato eletto membro del Comitato per le celebrazioni dei 500 anni della morte di Leonardo da Vinci, promosso dal Ministero dei Beni Culturali.


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    28 min
  • Ale Di Blasio "Una stanza tutta per loro"
    Ale Di Blasio
    "Una stanza tutta per loro"
    Cinquantuno donne della letteratura italiana
    a cura di Alessio Romano e Ale Di Blasio
    Avagliano Editore

    "Una stanza tutta per loro" (Avagliano Editore) a cura dello scrittore Alessio Romano e del fotografo Ale Di Blasio, è un racconto, tra parole e immagini, attraverso la vita e le memorie di cinquantuno scrittrici italiane, a partire dal luogo che prediligono per scrivere. È un viaggio intimo che diventa un’indagine sulla condizione delle donne che fanno letteratura.





    Oltre cinquanta scrittrici italiane fotografate nel luogo dove sono solite scrivere: in uno studio pieno di libri, al tavolo di una cucina, su una panchina di un parco, nel vagone di un treno, in una biblioteca pubblica o in un bar affollato. Immagini che si trasformano in una indagine sul loro rapporto con la scrittura realizzata da uno scrittore e da un fotografo che le hanno incontrate per parlare di luoghi di scrittura, di narrazione e del ruolo della donna all’interno del mondo culturale italiano. Ne escono fuori dei ritratti inediti e privati che compongono un viaggio alla scoperta delle voci più interessanti della scrittura femminile di oggi. Tra i nomi, Dacia Maraini, Lidia Ravera, Rosella Postorino, Teresa Ciabatti, Giusi Marchetta, Sandra Petrignani, Vivian Lamarque, Alessandra Sarchi, Donatella Di Pietrantonio, Loredana Lipperini, Nadia Terranova, Barbara Alberti, e molte altre.





    Ale Di Blasio (Atri, 1990) ha studiato Cinema e Spettacolo presso La Sapienza a Roma e si è laureato con una tesi sul fenomeno di Instagram e la fotografia istantanea digitale. Attualmente lavora a Milano come fotografo freelance.

    Alessio Romano (Pescara, 1978) ha esordito nel 2006 con Paradise for all (Fazi), un giallo ambientato alla Scuola Holden dove ha studiato Tecniche della Narrazione. È autore di Solo sigari quando è festa (Bompiani 2015) e curatore de Gli stonati. Manifesto letterario per la legalizzazione della cannabis (Neo Edizioni 2017). Il suo ultimo libro è D’amore e baccalà (EDT 2018) dedicato alla città di Lisbona.




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    14 min
  • Alessio Romano "Una stanza tutta per loro"
    Alessio Romano
    "Una stanza tutta per loro"
    Cinquantuno donne della letteratura italiana
    a cura di Alessio Romano e Ale Di Blasio
    Avagliano Editore

    "Una stanza tutta per loro" (Avagliano Editore) a cura dello scrittore Alessio Romano e del fotografo Ale Di Blasio, è un racconto, tra parole e immagini, attraverso la vita e le memorie di cinquantuno scrittrici italiane, a partire dal luogo che prediligono per scrivere. È un viaggio intimo che diventa un’indagine sulla condizione delle donne che fanno letteratura.





    Oltre cinquanta scrittrici italiane fotografate nel luogo dove sono solite scrivere: in uno studio pieno di libri, al tavolo di una cucina, su una panchina di un parco, nel vagone di un treno, in una biblioteca pubblica o in un bar affollato. Immagini che si trasformano in una indagine sul loro rapporto con la scrittura realizzata da uno scrittore e da un fotografo che le hanno incontrate per parlare di luoghi di scrittura, di narrazione e del ruolo della donna all’interno del mondo culturale italiano. Ne escono fuori dei ritratti inediti e privati che compongono un viaggio alla scoperta delle voci più interessanti della scrittura femminile di oggi. Tra i nomi, Dacia Maraini, Lidia Ravera, Rosella Postorino, Teresa Ciabatti, Giusi Marchetta, Sandra Petrignani, Vivian Lamarque, Alessandra Sarchi, Donatella Di Pietrantonio, Loredana Lipperini, Nadia Terranova, Barbara Alberti, e molte altre.


    Alessio Romano (Pescara, 1978) ha esordito nel 2006 con Paradise for all (Fazi), un giallo ambientato alla Scuola Holden dove ha studiato Tecniche della Narrazione. È autore di Solo sigari quando è festa (Bompiani 2015) e curatore de Gli stonati. Manifesto letterario per la legalizzazione della cannabis (Neo Edizioni 2017). Il suo ultimo libro è D’amore e baccalà (EDT 2018) dedicato alla città di Lisbona.



    Ale Di Blasio (Atri, 1990) ha studiato Cinema e Spettacolo presso La Sapienza a Roma e si è laureato con una tesi sul fenomeno di Instagram e la fotografia istantanea digitale. Attualmente lavora a Milano come fotografo freelance.


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    13 min
  • Edgardo Franzosini "Arthur Cravan - Grande trampoliere smarrito"
    Edgardo Franzosini
    "Arthur Cravan - Grande trampoliere smarrito"
    traduzione di Maurizia Balmelli, Nicola Muschitiello
    Adelphi Editore
    www.adelphi.it

    «Quante volte ho fatto scalpore» si compiace Arthur Cravan, un «colosso mistico» di quasi due metri per circa cento chili di peso, che sfidava sul ring pugili come Jack Johnson e Jim Smith, sosteneva (non del tutto abusivamente) di essere nipote di Oscar Wilde e dava conferenze (indossando, talvolta, solo un cache-sexe) in cui annunciava il proprio suicidio. Inoltre, sulle pagine della rivista di cui era editore e redattore unico (e che distribuiva andando in giro per Parigi con un carretto da fruttivendolo), osava pubblicare l'esilarante resoconto di una sua visita ad André Gide da cui, come affermò in seguito André Breton, il «venerato maestro» non si sarebbe mai più ripreso. Blaise Cendrars riconosce la sua influenza decisiva su Duchamp, Picabia e i membri del Cabaret Voltaire di Zurigo, dichiara che «raccontare la vita di Arthur Cravan a New York equivale a far la storia della fondazione del dadaismo» e rende omaggio all'«immenso talento del poeta», capace di «illuminazioni folgoranti, non meno profetiche e ribelli e disperate e amare di quelle di Rimbaud». Dopo aver letto i suoi scritti, seguiremo, con lo stupore di chi legge un romanzo di avventure, le vicende delle sua breve, tumultuosa esistenza, che Edgardo Franzosini ripercorre con il tono narrativo lieve e insinuante che lo contraddistingue.




    Di Arthur Cravan, nato a Losanna nel 1887 e avvistato per l'ultima volta a largo di Salina Cruz, Messico, nel 1918, Edgardo Franzosini - autore, per Adelphi, di numerosi libri, tra cui "Sotto il nome del Cardinale" (2013) e "Questa vita tuttora mi pesa molto" (2015) - cura qui una scelta di scritti, poesie e lettere, a cui aggiunge il racconto biografico "L'importanza di non chiamarsi Fabian Avenarius Lloyd".



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