Numeri in chiaroscuro sull'economia italiana
Secondo i dati Istat di questa settimana, il Pil italiano è atteso in crescita del +1,2% nel 2023 e del +1,1% nel 2024, seppur in rallentamento rispetto al 2022. L'Eurozona, invece, è entrata ufficialmente in recessione tecnica dopo che l'Eurostat ha rivisto al ribasso la crescita nel primo trimestre del 2023, quando il Pil è calato dello 0,1% per il secondo trimestre consecutivo. Un'economia italiana quindi in controtendenza non solo con i Paesi europei ma con le principali economia mondiali: dopo che la nostra economia aveva già accumulato un progresso del 10,9% nel biennio 2021-2022. In questo primo trimestre del 2023 l'Italia precede tutte le principali economie europee avanzate: Spagna +0,5% (sempre rispetto al quarto trimestre del 2022), Francia +0,2%, Gran Bretagna +0,1%, Germania -0,3%. Non solo. Fa meglio anche di Giappone +0,4% e Stati Uniti +0,3%. Se prendiamo come riferimento il quarto trimestre 2019, precedente lo scoppio del Covid-19, il Pil italiano è oggi del 2,5% sopra i livelli precrisi. Ciononostante, però, se la crescita acquisita per quest'anno è già allo 0,9%, significa che da qui a fine anno cresceremo solo dello 0,3% per raggiungere l'1,2% ipotizzato dall'Istat per il 2023. E tra ieri e oggi sono arrivati i primi dati che non lasciano ben sperare: oggi l'Istat ha registrato una contrazione tendenziale della produzione industriale del 7,2% ad aprile è la più ampia da quasi tre anni. Per trovare un calo superiore, nei dati corretti per il calendario, bisogna tornare a luglio 2020, nella fase 2 dell'emergenza pandemica, quando la flessione era stata dell'8,3%. E l'altro giorno, sempre l'istituto di ricerca, ha certificato il crollo dei consumi in volume: ad aprile 2023 si stima un aumento congiunturale per le vendite al dettaglio in valore (+0,2%) e un calo in volume (-0,2%). Su base annua si registra un aumento del 3,2% in valore e un calo del 4,8% in volume. Un chiaro effetto dell'inflazione che, secondo Fabi , sta intaccando anche i risparmi: l'aumento del costo del denaro e la corsa sfrenata dei prezzi minacciano i salvadanai di famiglie e imprese. Da dicembre 2021 a marzo 2023, il saldo dei conti correnti è calato di oltre 61 miliardi di euro, da 2.076 miliardi a 2.015 miliardi. Approfondiamo il tema con Stefano Manzocchi, Prorettore alla ricerca Università Luiss e Ordinario di Economia internazionale, editorialista del Sole 24 Ore.