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"Il gatto del giardiniere" di Thomas Schlesser e "Dimmi che rimani" di Roberta Di Lorenzo
Due romanzi in cui la poesia diventa un mezzo di comunicazione fra persone apparentemente lontane.
Il primo è "Il gatto del giardiniere" (Longanesi - traduz. Alba Bariffi) nuovo romanzo dello scrittore francese Thomas Schlesser che avevamo già conosciuto con "Gli occhi di Monna Lisa". Se in quel caso si parlava di arte pittorica con un nonno che accompagnava la nipotina ogni settimana ad ammirare un quadro in uno dei musei di Parigi, in questo caso la protagonista è la poesia. Louis è un giardiniere solitario che vive in campagna, è sconvolto perché sa che il suo gattino è malato e gli resta poco tempo da vivere. Vicino a casa sua si stabilisce una coppia piuttosto eccentrica: Thalie, professoressa in pensione, e Nicola, architetto piuttosto fantasioso. Un giorno una tempesta devasta il loro giardino e Thalie propone a Louis di rimetterlo in sesto. Lui è affascinato da Thalie che vive per la poesia. Lei è pronta a citare il verso più adatto in ogni occasione, convinta che recitare poesie sia alle piante che alle persone possa essere una cura per tutti.
Il secondo romanzo è "Dimmi che rimani", opera prima di Roberta Di Lorenzo (Garzanti), un titolo che può essere un'invocazione, quasi una preghiera, certamente una richiesta d'aiuto. La protagonista è Cecilia, una trentenne insegnante di lettere, ironica, appassionata di Cesare Cremonini, che non si sente mai all'altezza della situazione. Di fronte a una studentessa che le chiede schiettamente se è felice, Cecilia quasi non sa che cosa rispondere e inizia ad interrogarsi. Attraverso una serie di flashback si scopre che Cecilia si porta dentro un grande dolore, ma soprattutto il senso di colpa di non essere riuscita a salvare una persona. La svolta arriva quando aderisce al progetto "Scuola in ospedale" ed è proprio in un ospedale che incontra una sedicenne, Matilde, affetta da una forma grave di anoressia. Fra le due nasce un rapporto intenso costruito attraverso i libri di poesia. Un rapporto, dunque, fatto di parole, ma anche fondamentalmente di presenza.
"Opere - I Meridiani" di David Grossman e "Una splendida rovina" di Vincenzo Latronico
David Grossman è uno degli scrittori israeliani più noti e apprezzati a livello internazionale. La sua comparsa nella scena letteraria risale ai primi anni '80 e, seppur più giovane, è sempre stato citato insieme ad Abraham Yehoshua e Amos Oz come i tre scrittori israeliani più rappresentativi di un determinato periodo. Ha scritto romanzi, saggi, libri per bambini. Alcune delle sue opere sono contenute nel Meridiano Mondadori in due volumi a lui dedicato, progettato da Vlodek Goldkorn e con un saggio introduttivo di Gabriel Zoran. Fra i suoi romanzi più noti: "Vedi alla voce: amore", "Che tu sia per me il coltello", "A un cerbiatto somiglia il mio amore", "Caduto fuori dal tempo" e i più recenti "Applausi a scena vuota" e "La vita gioca con me". Quarant'anni di produzione letteraria di successo a livello internazionale.
Nella seconda parte parliamo di "Una splendida rovina" (Einaudi), nuovo romanzo di Vincenzo Latronico, autore anche di "Le perfezioni", molto apprezzato in Italia e all'estero, tanto che nel 2025 è stato nella shortlist dell'International Booker Prize, prestigioso premio letterario inglese che ha anche una sezione internazionale. In "Una splendida rovina" l'io narrante è un trentenne, scrittore in crisi che vive in giro per il mondo in modo precario. Per un periodo si stabilisce in un monastero del Settecento in Francia dove è stata creata una sorta di comune, incontra Elsa, una ragazza tedesca che organizza eventi musicali, e inizia fra loro una storia d'amore fatta di allegria, leggerezza e complicità. Complicità soprattutto nel fare progetti per il futuro: comprano un vecchio maniero nell'ex Germania dell'Est per ristrutturarlo e creare una sorta di casa collettiva dove vivere con altre persone. Insieme non fanno altro che fare progetti che alla fine diventano quasi un alibi per non vivere il presente.
"I tramezzini di Rocco Schiavone" di Antonio Manzini e "Quanto splende questo nero" di Marco Amerighi
Anatomia di Rocco Schiavone, personaggio dei noir di Antonio Manzini molto amato dal pubblico, comparso per la prima volta nel 2013 nel romanzo "Pista nera". Carattere ruvido, incline al pessimismo, ironico e sarcastico, burbero, talvolta anche manesco. Personaggio dolente e scontroso, capace di momenti di grande malinconia. Tutte le sfumature di Rocco Schiavone, l'anatomia appunto in senso figurato, vengono narrate nella raccolta di racconti "I tramezzini di Rocco Schiavone" (Sellerio). Racconti che spaziano dall'infanzia alla giovinezza di Rocco, con gli amici inseparabili Brizio, Furio e Sebastiano, alla sua attività di vicequestore trasferito da Roma ad Aosta. Un modo per conoscere il personaggio a 360 gradi. Ma Antonio Manzini non è solo Rocco Schiavone. A volte si concede qualche pausa dal suo personaggio come nel caso di "Quando Pinocchio non c'era" (Sellario) una raccolta di racconti di scrittrici e scrittori, curata da Manzini: Valeria Parrella narra il Grillo Parlante, Fabio Stassi racconta Geppetto, Maurizio Maggiani ha scelto Lucignolo, mentre Manzini ha tenuto per sè il Gatto e la Volpe. Tutti hanno narrato cosa facevano questi personaggi di Collodi prima di incontrare Pinocchio.
Nella seconda parte parliamo di "Quanto splende questo nero" di Marco Amerighi (Bollati Boringhieri). Un romanzo sulle passioni e le ossessioni: quelle di Lorenzo Viani per la pittura e quelle di Enrico Dei proprio per l'arte di Viani. Lorenzo Viani è vissuto a Viareggio a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento: famiglia povera, fin da piccolo scarabocchiava con la punta di un legno fuligginoso, impara il mestiere del barbiere, ma l'ossessione per il disegno e la pittura è sempre dentro di lui. Va a vivere fra i senzatetto e i vagabondi, poi va a Parigi. I critici lo definiscono eversivo, irregolare, caotico. Eppure è stato il primo pittore espressionista italiano, sicuramente incompreso. La sua storia si intreccia a distanza di anni con quella di Enrico Dei, oggi ottantenne, che sviluppa per l'opera di Viani una vera e propria ossessione: raccoglie le sue opere, le cataloga, si definisce il suo ultimo testimone. Questa è la storia di due uomini che si incontrano virtualmente a distanza di anni (Viani è morto nel 1936 prima della nascita di Enrico Dei), eppure fra i c'è un'identità forte di pensiero e di emozioni.
"I convitati di pietra" di Michele Mari e "Cemento e sangue" di Carlo Calabrò
E' il romanzo che ha vinto il Premio Strega 2026: "I convitati di pietra" di Michele Mari (Einaudi). Siamo a metà degli anni '70, una classe di un liceo milanese che ha appena fatto la maturità decide di darsi appuntamento il 22 luglio di ogni anno per una cena. Qualcuno, non si saprà mai chi, lancia l'idea di una strana riffa: ogni volta ciascuno di loro verserà una quota in denaro, il capitale sarà investito e gli ultimi tre che resteranno in vita (poi diventerà uno solo) si aggiudicheranno il monte premi. Nasce come gioco, ma poco a poco emergono le meschinità: si scommette su chi morirà prima in base allo stato di salute, si fanno macumbe fino ad arrivare agli omicidi. Il meccanismo della "riffa della morte" cambia lo sguardo che ognuno di loro ha sugli altri.
Nella seconda parte parliamo di "Cemento e sangue" (Marsilio), il nuovo romanzo di Carlo Calabrò che avevamo conosciuto con il noir "Meccanica di un addio", con protagonista un ingegnere svizzero, Florian Kaufmann, proprietario di una segheria in Amazzonia, che aveva l'obiettivo di fare utili salvaguardando l'ambiente. Kaufmann torna in questo nuovo romanzo, ma non è in primo piano. Il protagonista è Everton Barros, giornalista ecologista che si muove in bicicletta in una San Paolo del Brasile dominata da inquinamento e malaffare. Si troverà a seguire il caso della morte di Flavio Bloch, un ex compagno di università, attivista per l'ambiente, annegato in un fiume. Tutto questo mentre osserva i movimenti di un politico populista di destra, Donato Abreu, con ambizioni di carriera. Abreu è un po' la punta dell'iceberg di un sistema fatto di corruzione e di intreccio fra potere politico e malaffare. All'inizio del romanzo Everton Barros non pare avere il sacro fuoco del giornalista d'inchiesta e lo vediamo adeguarsi a un certo sistema, poi le cose cambieranno.
Puntata speciale del Cacciatore di libri Estate dedicata alle saghe familiari e ai romanzi che parlano di dinamiche all'interno delle famiglie. Interviste a:
Per quanto riguarda i personaggi classici della letteratura, Bianca Pitzorno ci parla di Nastagio degli Onesti, protagonista di una delle cento novelle del Decameron (l'intervista è estratta dal podcast "Volti di carta" realizzato da DeaScuola in collaborazione con Radio 24). Infine le segnalazioni dei festival letterari delle prossime settimane.
Un romanzo spiazzante sulla disgregazione di una coppia, ma soprattutto su una figlia contesa in una causa di separazione. In "Atto di famiglia" (Neri Pozza), Alessandra Carati (autrice di "E poi saremo salvi" e "Rosy") decide di raccontare la storia da tre punti di vista: il padre, la madre e la figlia con le conseguenze che lei si porta dentro con il passare del tempo. Il lettore o la lettrice empatizzano ora con uno, ora con l'altra, finendo per avvertire appunto questa sensazione di spaesamento, la sensazione che probabilmente hanno tutti ragione o hanno tutti torto. Un padre che si prende cura della figlia piccola perché la moglie lavora all'estero, la madre che si sente esclusa da questo rapporto intenso fra padre e figlia e che alla parola "separazione" minaccia di non fargli vedere più la bambina. Un uomo che sembra schiacciato dalle circostanze e una donna che si sente tradita dal marito e ha sete di risarcimento. Fra loro, però, c'è una bambina contesa che assiste anche a scene di violenza. Ma la memoria di tutti in questo romanzo è fallace: cosa è successo realmente in quella famiglia? Quanto lui o lei hanno manipolato la situazione? Quanto sono falsi ricordi dei personaggi adulti, ma anche della bambina poi cresciuta?
La storia di una ragazzina controcorrente, determinata e coraggiosa. Una ragazzina che vuole portare a termine una missione, combattendo anche contro i pregiudizi che la circondano. La ragazzina si chiama Giovanna, passata la storia come Giovanna d'Arco, la pulzella d'Orleans che, ispirata dalle voci dei santi e delle sante che dialogano con lei, sa di avere una missione precisa: mettersi a capo di un esercito per riconquistare i territori che gli inglesi avevano sottratto alla Francia durante la Guerra dei Cento Anni e rimettere sul trono Re Carlo. La sua storia viene raccontata da Valeria Parrella nel romanzo "La Ragazzina" (Feltrinelli) con un linguaggio attuale anche perché tutta la storia dell'eroina di Francia trova echi nella contemporaneità. Certo, oggi non si viene scomunicate per aver indossato degli abiti maschili, come nel Quattrocento, ma ora, come allora, le ragazze subiscono soprusi e pregiudizi. Un piccolo romanzo (circa 140 pagine) che diventa romanzo civile, che narra il passato per parlare all'oggi.
Maria Bellonci viene ricordata soprattutto per aver creato insieme al marito Goffredo e a Guido Alberti, proprietario dell'azienda che produceva il liquore Strega, il Premio Strega. Ma accanto al ruolo di animatrice culturale (il Premio Strega nacque a casa Bellonci nel dopoguerra come naturale conseguenza delle riunioni che si facevano in quella casa fra scrittori e intellettuali) Maria Bellonci rivestiva anche il ruolo di scrittrice, un'attività spesso sacrificata, ma determinante nella sua vita. Attraverso il libro "Romanzo privato" (Mondadori), Stefano Petrocchi, sulla base dei diari e delle lettere, ci porta alla scoperta di Maria Bellonci scrittrice, della sua capacità di narrare personaggi storici, mettendone in risalto elementi umani e personali, cosa che fece con "Lucrezia Borgia" e poi anche con "Rinascimento privato" nel quale narrava di Isabella d'Este, marchesa di Mantova, a cavallo fra il '400 e il '500. Ritratti di donne del passato, dunque, al di là degli stereotipi, donne di cui Maria Bellonci coglie aspetti insoliti e dettagli, perché la sua opera narrativa gira intorno al concetto del segreto.
Raccontare apertamente di sé, dei propri disturbi psichici, di come vengano attraversati, di come determinino la propria vita quotidiana, è quello che fa Alcide Pierantozzi nel romanzo "Lo sbilico" (Einaudi) che lui stesso in una postfazione definisce "diario di bordo della mia malattia". I primi disturbi si manifestano fra l'infanzia e l'adolescenza, disagio esistenziale, poi una diagnosi di depressione, anoressia, e con il passare del tempo una diagnosi di disturbo bipolare e di disturbi dello spettro autistico. Terapie con psicofarmaci, mixati a volte ad alcol e droghe, una madre sempre presente, pilastro della famiglia, un padre definito "negazionista" perché nega l'omosessualità del figlio e la malattia. Un viaggio nella testa di chi soffre di una malattia mentale che è anche malattia del corpo, come viene sottolineato, cercare disperatamente il modo di fermare il flusso dei pensieri, le allucinazioni, allenarsi in palestra per tre ore al giorno sei volte alla settimana come tentativo di arginare le crisi quotidiane; cercare le parole, come si legge nel romanzo, che mettano guinzaglio ai pensieri. "Lo sbilico" è la malattia mentale che si fa a letteratura, la testimonianza di un singolo che assume un valore universale.
Puntata speciale del Cacciatore di libri Estate dedicata alla Storia che fa capolino alle storie narrate nei romanzi. Interviste a:
- Ken Follet che in "Il cerchio dei giorni" (Mondadori - traduz. Anna Maria Raffo) crea una storia intorno al mistero della costruzione del sito archeologico di Stonehenge
- Ilaria Tuti che oltre ai gialli con Teresa Battaglia scrive romanzi recuperando fatti storici poco noti come fa in "Ed è un poco la notte e un poco l'alba" (Longanesi) con l'invasione dei Cosacchi in Carnia durate la seconda guerra mondiale
- Gaja Cenciarelli che nel romanzo "Il rivoluzionario e la maestra" (Marsilio) ricorda la vita, ma soprattutto la prigionia di due militanti del Movimento di Liberazione dei Tupamaros nell'Uruguay degli anni '70, dominato dalla dittatura
- Elena Varvello che in "La vita sempre" (Guanda) ha ricostruito la storia del nonno durante il ventennio fascista, un uomo schiacciato dalla Storia
Nella parte dedicata ai personaggi della storia della letteratura, Alessandro Barbaglia ci parla di Orlando di Ariosto, mentre Laura Pezzino ci racconta Agilulfo protagonista de "Il cavaliere inesistente" di Italo Calvino. Le interviste sono tratte dal podcast "Volti di carta" realizzato da DeaScuola in collaborazione con Radio24.
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Un’inviata virtuale in libreria per scoprire le ultime novità del mercato editoriale. In ogni puntata due interviste dal vivo a scrittrici e scrittori, italiani e stranieri, per parlare dei…
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