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"U Maxi" di Pietro Grasso (Feltrinelli)
Il maxiprocesso a Cosa Nostra è stato il processo penale più grande che sia mai stato celebrato: oltre 400 imputati, 21 mesi di dibattimento (dal 10 febbraio dell'86 al novembre dell'87), 35 giorni di camera di consiglio, sempre nell'aula bunker di Palermo che era stata costruita appositamente. In quei 35 giorni il presidente della Corte d'Assise, Alfonso Giordano, il giudice a latere Pietro Grasso e sei giudici popolari decisero la sentenza: ci furono 19 ergastoli, 2.665 anni di reclusione, 114 assoluzioni. Un processo al quale si arrivò grazie al lavoro investigativo del pool antimafia che era stato creato da Antonino Caponnetto, sulla scia del lavoro fatto da Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nell'83. Facevano parte di quel pool Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello. Nel maxiprocesso furono sicuramente importanti le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia come Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, ma soprattutto fu fondamentale il lavoro investigativo precedente, il cosiddetto "metodo Falcone", cioè partire dai fatti, verificare i riscontri, trovare una rete di prove inattaccabile. Il maxiprocesso ha svelato la struttura di Cosa Nostra, ma è anche stato una svolta di civiltà perché ha dimostrato che lo Stato poteva colpire duramente la mafia. Tutto questo è raccontato nel libro "'U Maxi" (Feltrinelli) scritto da uno dei protagonisti, Pietro Grasso, che è stato anche presidente del Senato, ha ricoperto diverse funzioni nell'ambito della magistratura, ma che in quel caso era il giudice a latere, aveva cioè il compito di verificare tutti i riscontri delle indagini fatte dal pool antimafia. Un libro che racconta fasi salienti e retroscena del maxiprocesso.
By Radio 244.7
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"U Maxi" di Pietro Grasso (Feltrinelli)
Il maxiprocesso a Cosa Nostra è stato il processo penale più grande che sia mai stato celebrato: oltre 400 imputati, 21 mesi di dibattimento (dal 10 febbraio dell'86 al novembre dell'87), 35 giorni di camera di consiglio, sempre nell'aula bunker di Palermo che era stata costruita appositamente. In quei 35 giorni il presidente della Corte d'Assise, Alfonso Giordano, il giudice a latere Pietro Grasso e sei giudici popolari decisero la sentenza: ci furono 19 ergastoli, 2.665 anni di reclusione, 114 assoluzioni. Un processo al quale si arrivò grazie al lavoro investigativo del pool antimafia che era stato creato da Antonino Caponnetto, sulla scia del lavoro fatto da Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nell'83. Facevano parte di quel pool Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello. Nel maxiprocesso furono sicuramente importanti le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia come Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, ma soprattutto fu fondamentale il lavoro investigativo precedente, il cosiddetto "metodo Falcone", cioè partire dai fatti, verificare i riscontri, trovare una rete di prove inattaccabile. Il maxiprocesso ha svelato la struttura di Cosa Nostra, ma è anche stato una svolta di civiltà perché ha dimostrato che lo Stato poteva colpire duramente la mafia. Tutto questo è raccontato nel libro "'U Maxi" (Feltrinelli) scritto da uno dei protagonisti, Pietro Grasso, che è stato anche presidente del Senato, ha ricoperto diverse funzioni nell'ambito della magistratura, ma che in quel caso era il giudice a latere, aveva cioè il compito di verificare tutti i riscontri delle indagini fatte dal pool antimafia. Un libro che racconta fasi salienti e retroscena del maxiprocesso.

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