Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

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By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • MITI sulla CUCINA italiana: le ABITUDINI ALIMENTARI degli italiani
    La cucina italiana è una delle più famose e apprezzate al mondo. Vista la sua lunga e affermata tradizione, c’è anche un forte orgoglio da parte degli italiani a volerla tutelare, difendere e mantenere integra. Ecco la ragione di tutti i litigi e della disperazione degli italiani quando sentono o vedono cose come: l’ananas sulla pizza, la panna nella carbonara, il pollo nel sugo all’arrabbiata o nella parmigiana. E queste cose, effettivamente, in Italia sono sacre. Però ci sono molti miti che gli stranieri spesso hanno sugli italiani e la loro cucina che non sono completamente veri. Quindi, sfatiamoli insieme! 
    MITI da Smentire sulla CUCINA ITALIANA
    Gli italiani mettono il formaggio sul pesce?
    È risaputo tra gli stranieri che gli italiani non mettono mai il formaggio sui piatti a base di pesce. Ma qual è l’origine di questo divieto così ferreo e categorico? Si tratta soltanto di voler evitare l’accostamento tra il sapore tendenzialmente delicato del pesce e quello più forte del formaggio? 
    È bene precisare che si tratta di una tradizione tutta italiana e che non riguarda altri Paesi: basti pensare ai francesi, i quali abbinano senza problemi le cozze al formaggio fuso. 
    Julia della Croce, una delle esperte americane più autorevoli sulla cucina italiana, ha ipotizzato che una prima ragione per cui pesce e formaggi non sono felicemente abbinati in Italia sia di origine geografica ed è da attribuire al secondo dopoguerra, quando
    “Le persone sono diventate molto protettive riguardo le tradizioni locali, che si stavano sgretolando” (Julia della Croce)
    Si è assistito dunque ad una riscoperta dei sapori regionali e, di conseguenza, ad una “scissione” tra questi elementi: il pesce era mangiato nelle zone costiere, mentre il formaggio nelle regioni dell’entroterra. Questa abitudine si sarebbe consolidata nel tempo e sarebbe all’origine di quello che oggi sembra un vero e proprio tabù. 
    Tuttavia, è bene sapere che si tratta di un pregiudizio al quale molti chef italiani vogliono opporsi. È il caso di Luca Marchini, chef del ristorante stellato L'Erba del Re di Modena e presidente di JRE Italia (Jeunes Restaurateurs), che sostiene:
    “Se ci pensiamo bene, alcuni piatti tra i più classici della cucina italiana sposano pesce e formaggio. Per dire, i calamari ripieni possono avere una farcitura realizzata con prezzemolo, aglio, ricotta, Parmigiano Reggiano e, appunto, calamaro tritato” (Luca Marchini).
    Quindi, vorrei dire agli stranieri che no, non è vero che gli italiani non uniscono MAI il formaggio e il pesce. E vorrei dire ai miei connazionali di non essere troppo rigidi con gli stranieri su questa regola perché anche noi non la rispettiamo al 100%!
    Gli italiani mangiano fast food? Oppure mangiano sempre sano?
    Un altro interessante interrogativo riguarda le abitudini alimentari degli italiani. Vista la tradizione di piatti italiani realizzati con ingredienti di alta qualità, spesso gli stranieri si chiedono: gli italiani mangiano fast food oppure mangiano sempre sano? 
    Dall’Indagine Nielsen su Alimentazione e salute (Global Health and Ingredient Sentiment) è emerso che agli italiani piace mangiare in modo sano, evitando conservanti, coloranti e organismi geneticamente modificati. Il 67% della popolazione – due italiani su tre – si preoccupa degli additivi contenuti nei cibi, il 55% vorrebbe trovare in commercio prodotti totalmente naturali, il 37% è disposto a sacrificare il gusto per tutelare la salute. 
    Insomma, il cibo è visto come uno strumento per stare bene. Questo fenomeno è facilmente riconducibile “all’aumento del numero di consumatori informati, ma anche al progressivo invecchiamento della popolazione” (Giovanni Fantasia, delegato di Nielsen Italia), più attenta e sensibile alle patologie legate allo stile di vita. 
    Ma arriviamo al punto: gli italiani mangiano solo ed esclusivamente cibo sano? 
    Dunque, se da un lato sempre più persone si dicono attente alla loro salute...
    16 min
  • Espressioni con i VERBI PRONOMINALI – Impara a Parlare Italiano!
    Verbi come volerci, farcela, andarsene o cavarsela sono detti verbi pronominali, ovvero verbi formati da un verbo e uno più pronomi. I pronomi servono a modificare il significato di questi verbi e molto spesso finiscono per renderli vere e proprie espressioni idiomatiche. Oggi vi presentiamo le espressioni più comuni con i verbi pronominali.
    Le Espressioni più COMUNI con i Verbi Pronominali
    Non ce la faccio più!
    Il verbo pronominale presente in questa espressione è farcela, formato dal verbo fare e i pronomi ci (che diventa ce se seguito da un altro pronome) e la. 
    Farcela significa “riuscire in qualcosa”. L’espressione non ce la faccio più significa, invece, “essere completamente esausti, troppo stanchi per continuare a fare o per sopportare qualcosa” (come, ad esempio, una situazione o dei problemi). 
    Esempio: 
    Abbassa il volume della musica: non ce la faccio più! Sto cercando di lavorare!
    Te la sei cavata!
    Il verbo pronominale presente in questa espressione è cavarsela, formato dal verbo cavare e i pronomi si (che diventa se) e la. 
    Cavarsela significa “riuscire a venir fuori da situazioni particolarmente difficili o problematiche con un pizzico di fortuna oppure con le proprie abilità”. 
    L’espressione Te la sei cavata vuol dire “sei riuscito nel tuo intento grazie alla tua furbizia; hai raggiunto l’obiettivo, anche se senza eccellere”. 
    Esempio:
    Pur avendo preparato l’esame in pochi giorni, te la sei cavata piuttosto bene (cioè, hai studiato meno di quanto avresti dovuto, ma comunque hai saputo rispondere alle domande / hai preso un buon voto ecc.).
    La stai prendendo troppo alla larga / alla lontana
    Il verbo pronominale presente in questa espressione è prenderla, formato dal verbo prendere e il pronome la. 
    In questo caso, per ottenerne un’espressione idiomatica è necessario aggiungere al verbo “alla lontana” o “alla larga”, che danno all’espressione il significato di “dire molte cose inutili prima di arrivare ai contenuti principali”. 
    Esempio:
    La stai prendendo troppo alla larga. Non mi importano i dettagli: voglio solo sapere perché hai litigato con lui! 
    Ce l’ho messa tutta!
    Il verbo pronominale presente in questa espressione è mettercela, formato dal verbo mettere e dai pronomi ci (ce) e la. 
    L’espressione “mettercela tutta” significa “impegnarsi al massimo del proprio potenziale” e di solito si utilizza quando i risultati ottenuti non sono quelli sperati. 
    Esempio: 
    Ce l’ho messa tutta, ma sono arrivata al terzo posto nella gara di atletica.  
    Me la lego al dito!
    Il verbo pronominale presente in questa espressione è legarsela, formato dal verbo legare e dai pronomi si (se) e la. 
    L’espressione “legarsela al dito” è molto particolare e significa “non dimenticare facilmente un torto / non perdonarlo”. 
    L’origine è antica. Si riferisce, infatti, a una tradizione, secondo la quale venivano legate alla mano piccole strisce di pergamena, contenenti i precetti religiosi, per assicurarsi di non dimenticarli. 
    Esempio: 
    Questa volta hai esagerato: me la lego al dito! Non recupereremo mai il rapporto che avevamo prima.
    Te la stai spassando!
    Il verbo pronominale presente in questa espressione è spassarsela, formato dal verbo spassare (poco comune, con il significato di divertire) e dai pronomi si (se) e la. 
    “Spassarsela” significa “passare il proprio tempo allegramente” o anche “condurre una bella vita”, all’insegna del divertimento e senza responsabilità. 
    Esempio: 
    Da quando sono iniziate le vacanze estive te la stai spassando, ho visto che sei andato prima a New York e poi a Londra. 
    Ci sono rimasto male / Me la sono presa
    Il verbo pronominale presente in questa espressione è rimanerci, formato dal verbo rimanere e dal pronome ci. L’altro, invece, è “prendersela”.
    Il primo significa “essere tristi”, il secondo significa “offendersi” per qualcosa che ci è stato detto o fatto.
    Esempio:
    14 min
  • 10 Curiosità su Galileo Galilei: il più grande scienziato italiano!
    In questo articolo parleremo di uno degli scienziati italiani più famosi nella storia, conosciuto nel mondo come padre della scienza moderna: Galileo Galilei. Attenzione però, non vi parlerò della sua vita perché immagino la sappiate più o meno (oppure potete sempre cercarla su Google). Voglio invece parlarvi di qualche curiosità su di lui, qualcosa che forse ancora non sapete e che forse vi sorprenderà!
    Curiosità Storiche su Galileo Galilei
    1 - SCIENZIATO GENIALE... INSEGNANTE NON COSÌ TANTO GENIALE
    Nessuno ha dubbi: Galilei era uno scienziato geniale, soprattutto nel campo dell’astronomia. Ma, a quanto pare, non era altrettanto bravo a insegnare le scienze in cui eccelleva.L’Università di Pisa, infatti, gli assegnò una cattedra per insegnare matematica, ma dopo il primo anno non gliela riconfermò. Il motivo? A quanto pare non solo le sue lezioni erano troppo complicate da seguire per i suoi studenti, ma anche i colleghi trovavano estremamente difficile lavorare con lui!
    2 - NON MI FREGATE!
    Galilei era perfettamente consapevole del costante rischio di plagio dei suoi studi. Aveva perciò trovato un modo ingegnoso per proteggere le sue scoperte: le scriveva sotto forma di anagrammi, spesso in codice!
    Ad esempio, quando scoprì le fasi del pianeta Venere, nel documento inviato a Giuliano de’ Medici per certificare la paternità della scoperta scrisse: “HAEC IMMATURA A ME IAM FRUSTRA LEGUNTUR O.Y.”, la frase anagrammata si trasformava in “CINTHIAE FIGURAS AEMULATUR MATER AMORUM” ovvero “L’aspetto di Cinzia (Venere) imita la madre degli innamorati (la Luna)”.
    Un bel lavoraccio per Giuliano de’ Medici… che doveva decodificare tutto!
    3 - NON SOLO SCIENZA
    La scienza non era l’unico campo in cui Galileo aveva un particolare talento.
    Lo scienziato, infatti, era anche un ottimo liutista. Suo padre, Vincenzo, era un compositore e teorico della musica e fu proprio lui a insegnare a Galileo a suonare il liuto.
    4 - IO O LUI?
    Una delle scoperte astronomiche più famose di Galileo Galilei è quella dei quattro satelliti maggiori di Giove.
    Eppure, per molto tempo si pensò che il merito della scoperta fosse di qualcun altro: l’astronomo tedesco Simon Marius.
    I due scienziati avevano documentato la stessa scoperta a pochi giorni di distanza: Marius il 29 dicembre 1609, mentre Galileo il 7 gennaio del 1610. Perciò per gran parte del ‘900 si credette che fosse stato Marius a scoprire per primo i satelliti.
    Ma poi venne fuori che Galileo usava il calendario gregoriano, mentre Marius quello giuliano: secondo il calendario gregoriano, la scoperta di Marius era databile all’8 gennaio del 1610, esattamente un giorno dopo la scoperta di Galileo!
    5 - CHE INVENTORE!
    Oltre a strumenti scientifici, Galileo progettò anche diverse invenzioni particolari, come un raccoglitore di pomodori e una combinazione di candele e specchi che serviva a deviare la luce attraverso i corridoi.
    La sua invenzione più curiosa è forse, però, un pettine tascabile che all’occorrenza si trasformava in un utensile per mangiare! Che fosse una specie di primo coltellino svizzero?
    6 - LA PROLE
    Nonostante non sia mai stato sposato, Galilei ebbe tre figli: due figlie femmine, Virginia e Livia, e il figlio più piccolo, Vincenzino.
    Lui fu l’unico dei tre a essere legittimato, mentre le due figlie non lo furono mai: in questo modo Galileo non avrebbe dovuto pagare una dote per loro.
    Sia Virginia che Livia furono accolte in un convento di suore su richiesta dello stesso Galileo. Virginia sentì la vocazione e prese di buon cuore i voti come suora di clausura. La sorella Livia, invece, li prese malvolentieri, nello stesso convento.
    7 - GALILEO MARKETING
    Galileo negli anni è diventato un’icona della pop-culture: fin dall’Ottocento, la figura dello scienziato è stata utilizzata nell’iconografia.
    Durante tutto il Novecento, Galileo è comparso in pubblicità e campagne promozionali ...
    13 min
  • CI vs NE: le Particelle della Lingua Italiana!
    CI o NE? Questo è proprio un bel dilemma per gli stranieri che studiano italiano! A cosa servono queste due particelle? Cosa esprimono? Come si usano? Come faccio a sapere quando devo usare una o l’altra? State per scoprirlo in questo articolo! E cercherò di rendere la spiegazione chiara e breve. Andiamo!
    Quando usare CI o NE in 10 minuti
    Non sapete come usare le particelle pronominali CI e NE in italiano? Niente paura! Di seguito, attraverso degli esempi, vi spiego a cosa servono, come si usano e cosa esprimono in modo che impariate ad utilizzarle nel modo corretto.
    A cosa servono?
    La loro funzione principale è quella di sostituire parole o intere parti di una frase, evitando così ripetizioni inutili.
    Come si usano?
    Vengono solitamente collocate prima del verbo, tranne se questo è all’infinito, al gerundio o al participio (in questo caso, vanno messe dopo, formando una sola parola).
    Cosa esprimono?
    Queste due particelle pronominali possono esprimere diverse cose e possono assumere varie funzioni e significati!
    Vediamo prima NE e dopo passiamo a CI!
    NE con funzione partitiva: indica una parte di una quantità, oppure nessuna quantità. Sostituisce “di qualcosa”. In questo caso, è sempre seguito da un numero o una qualsiasi espressione che indichi quantità.
    Esempi:
    Prendo cinque cioccolatini. = Ne prendo cinque.
    Assaggia un po’ di torta! = Assaggiane un po’!
    Mancano molti documenti.  = Ne mancano molti.
    Non voglio del miele. = Non ne voglio.
    Luca ha 5 fratelli ma io non ne ho nessuno.
    ATTENZIONE!
    In questo caso, se si usa NE con un participio passato (quindi con i tempi composti), bisogna concordare il participio passato in genere e numero con il sostantivo sostituito da NE.
    Esempi:
    Quante valigie hai portato? Ne ho portata una sola. (valigia = femminile singolare)
    Quanti gelati hai mangiato? Ne ho mangiati tre. (gelati = femminile plurale)
    Ho molti amici ma oggi non ne ho invitato nessuno. [con “quantità zero” concorda solo in genere ma non in numero]
    NE sostituisce DI qualcuno / DI qualcosa
    Se hai mangiato i biscotti, dimmi che pensi dei biscotti. = Se hai mangiato i biscotti, dimmi che ne pensi.
    Ho guardato il film horror ma non ho avuto paura del film horror. = Ho guardato il film horror ma non ne ho avuto paura.
    Dopo aver licenziato Lucrezia, il suo capo si è reso conto di aver bisogno di Lucrezia. = Dopo aver licenziato Lucrezia, il suo capo si è reso conto di averne bisogno.
    NE sostituisce DA qualcuno / DA qualcosa
    So che è una situazione difficile, ma sono certa che riuscirai a uscire da questa situazione difficile. = So che è una situazione difficile, ma sono certa che riuscirai a uscirne.
    Appena ha conosciuto Stefania, è rimasto affascinato da Stefania. = Appena ha conosciuto Stefania, ne è rimasto affascinato.
    Invece…
    CI è un pronome riflessivo (per prima persona plurale: noi)
    Quando siamo in vacanza, ci svegliamo sempre molto tardi.
    Non ci vediamo da molto tempo, ma ci incontreremo di nuovo dopodomani.
    CI è un pronome personale diretto o indiretto (che sostituisce noi o a noi)
    Paolo ha accompagnato me e mia sorella [noi] all’aeroporto. = Paolo ci ha accompagnato all’aeroporto.
    Mia nonna ha sempre dato buoni consigli a me e ai miei cugini [a noi]. = Mia nonna ci ha sempre dato buoni consigli.
    CI si riferisce a un luogo (sostituisce “qui”, “lì”, “in questo luogo”, “in quel luogo”…)
    Vado a Torino domani. = Ci vado domani.
    Non stiamo mai in casa il sabato sera. = Non ci stiamo mai il sabato sera.
    Con chi sei andato alle Hawaii l’anno scorso? = Con chi ci sei andato?
    CI sostituisce A qualcosa
    Hai pensato a un piano? = Ci hai pensato?
    Non fare caso alle sue parole! = Non farci caso!
    Prova a cucinare il pollo. = Ci prova.
    CI sostituisce IN qualcuno / IN qualcosa
    Non crede in Dio? = Non ci crede.
    12 min
  • Test sui PARTICIPI PASSATI IRREGOLARI in Italiano!
    Ci sono molti participi passati in italiano che sono completamente strani e irregolari, creando confusione tanto agli stranieri quanto agli italiani. Aaah! Oggi il sole splende come non ha mai… Spleso? Splenduto? Splento? Che vi avevo detto? Restate là perché alla fine dell'articolo vi darò la risposta a questo dubbio che attanaglia anche gli italiani. Perché purtroppo si tratta di verbi molto comuni, che si ha bisogno di usare frequentemente. Ma ogni volta che bisogna coniugarli al participio passato, si tende sempre a fermarsi perché non si è mai sicuri. Ma prima… faremo insieme un bel test, proprio sui participi passati più strani e irregolari della lingua italiana! Iniziamo!
    Qui di seguito ci sono 10 participi passati più strani e irregolari della lingua italiana che ho scelto per voi. Come sempre, vi darò 3 alternative e voi dovrete scegliere quella che ritenete più corretta. Le soluzioni saranno alla fine dell'articolo!
    1. Concedere:
    Non pensare che tutto ti sia …… !
    A. Concesso
    B. Conceduto
    C. Concesito
    2. Scuotere:
    Quello che mi hai raccontato mi ha molto ……
    A. Scuotuto
    B. Scuossuto
    C. Scosso
    3. Convenire:
    Dovete rispettare ciò che è stato …… durante la riunione.
    A. Convesso
    B. Convenito
    C. Convenuto
    4. Nuocere:
    Tutto quell'alcol ha …… alla sua salute.
    A. Nuociuto
    B. Nociuto
    C. Nuocciuto
    5. Esigere:
    La somma che è stata …… ammonta a 2 milioni di dollari.
    A. Esigiuta
    B. Esigita
    C. Esatta
    6. Coinvolgere:
    Non è mai stato …… negli affari di famiglia perché era il figlio minore.
    A. Coinvoluto
    B. Coinvolto
    C. Coinvolso
    7. Espellere:
    Dopo vari rimproveri, la preside della scuola ha …… Luigi.
    A. Espulso
    B. Espellato
    C. Espelluto
    8. Premere:
    Spero di non aver …… il tasto sbagliato.
    A. Premesso
    B. Presso
    C. Premuto
    9. Rimuovere:
    Avevo completamente …… questa informazione dalla mia mente: grazie per avermene ricordato!
    A. Rimosso
    B. Rimuovuto
    C. Rimovuto
    10.  Rodere:
    Quel vecchio tavolo di legno è stato …… dalle tarme.
    A. Roduto
    B. Roso
    C. Rosuto
    SOLUZIONI
    1 - A
    2 - C
    3 - C
    4 - B [Nuociuto non è completamente sbagliato, ma è ormai molto raro.]
    5 - C
    6 - B
    7 - A
    8 - C
    9 - A
    10 - B
    Quante risposte corrette sei riuscito a dare? Faccelo sapere nei commenti! Non dimenticare di dare un'occhiata a tutti i nostri test di italiano: ce ne sono moltissimi! Se invece preferisci imparare l'italiano in maniera contestualizzata, non ti resta che iscriverti a Italiano in Contesto, il corso interamente basato sul Metodo Contestuale! Ottieni l'accesso illimitato al corso per soli 70 euro con il codice coupon PARTICIPIO.
    9 min
  • Alternative a “ESSERE PIGRO”: Impara a Parlare Italiano!
    Nella lingua italiana l'espressione "essere pigro" è la prima che viene in mente per indicare la pigrizia. Tuttavia, esistono molteplici alternative che vi mostrerò in questo articolo. Pronti a scoprirle insieme?
    10 modi DIVERSI per dire "Essere Pigro"
    Vediamo insieme in che modo sostituire al meglio l'espressione "ESSERE PIGRO":
    1 - ESSERE POCO ATTIVO
    È semplicemente un’alternativa (neutra) a “pigro”: indica, appunto, una persona che non ha molta voglia di fare qualcosa.
    Esempio:
    Questa sera non ho molta voglia di uscire perché mi sento poco attivo.
    2 - ESSERE UN PANTOFOLAIO
    Questa espressione è un’espressione idiomatica molto simpatica che indica una persona che ama vivere comodamente, in totale pigrizia.
    La parola “pantofolaio” deriva proprio dalle “pantofole”, cioè le tipiche calzature che si indossano in casa, proprio per sottolineare che quella persona è qualcuno che è abituato ad indossare le pantofole tutto il tempo.
    Esempio:
    Dopo aver lavorato tutta la settimana, durante il fine settimana divento un pantofolaio.
    3 - ESSERE UNO SCANSAFATICHE
    Anche questa espressione è molto simpatica e indica chi evita di fare qualsiasi cosa che richieda un minimo sforzo.
    La parola “scansafatiche” è infatti una parola composta, formata dal verbo “scansare” + fatiche. Scansare significa “evitare, schivare”. Dunque, se si scansano le fatiche significa che si evita di fare lavori e cose stancanti.
    Esempio:
    Mario è uno scansafatiche e non perde l’occasione per fuggire via quando bisogna lavorare!
    4 - NON ESSERE VOLENTEROSO / ESSERE POCO VOLENTEROSO
    Una persona pigra può anche essere definita come poco volenterosa. Questo aggettivo deriva dal verbo “volere”, che indica quindi una volontà di fare, di portare a termine, ad esempio, un lavoro o un compito.
    Al contrario, chi non è volenteroso non ha proprio questa voglia.
    Un altro modo per dire lo stesso potrebbe essere “essere svogliato”.
    Esempio:
    I lavoratori non volenterosi non verranno premiati.
    5 - ESSERE UN FANNULLONE
    Ancora un’espressione simpatica.
    “Fannullone” è infatti composta da “fare” e “nulla” significa che quella persona non fa nulla e non vuole far nulla.
    Esempio:
    Marco non aiuta mai nei lavori domestici, è proprio un grande fannullone!
    6 - NON ESSERE MOTIVATO/ESSERE DEMOTIVATO
    Si sa: quando si ha la giusta motivazione, si è in grado di fare qualsiasi cosa, anche i compiti più difficili.
    Ma che succede, invece, quando non si ha la motivazione? Eh… si diventa pigri, non si vuole più agire.
    È proprio da qui che deriva il significato di queste due forme: indicano una mancanza di motivazione, che spinge una persona a non avere obiettivi ben precisi e non svolgere le proprie attività al meglio.
    Esempio:
    Non mi sento abbastanza motivato per portare a termine questo progetto.
    7 - ESSERE OZIOSO
    Ozio è un sinonimo di inerzia, inattività, pigrizia. È da qui che deriva l’aggettivo “ozioso”, che appunto indica una persona che si astiene da ogni attività e vive in un continuo stato di riposo.
    Esempio:
    Francesco è un ragazzo ozioso, passerebbe le sue giornate sempre sul divano.
    8 - ESSERE APATICO
    Una persona apatica è una persona totalmente indifferente a ciò che la circonda: non interessata a stabilire rapporti sociali con altre persone, non motivata nella pratica di qualsiasi lavoro o attività e incapace di godere della vita.
    Il suo significato è quindi un po’ più ampio della semplice pigrizia, ma in qualche modo la include tra le altre cose.
    Insomma, se vedete qualcuno giocare ai videogiochi e urlare, potreste definirlo un fannullone, un pantofolaio, perché non lavora e non fa altro se non essere seduto a guardare uno schermo, ma comunque non potreste definirlo apatico, perché almeno si gode il videogioco e prova delle emozioni.
    Al contrario, qualcuno che è steso sul divano tutto il giorno senza parlare e senza fare altro,
    13 min
  • L’Italiano e i suoi limiti: 8 Cose che la Lingua Italiana NON può Fare
    Non puoi masticare la gomma! Non puoi scattare delle foto qui. Non puoi mangiare ora! Non puoi ballare. Ahhh! È veramente frustrante e irritante sapere di NON poter fare qualcosa, non è vero? Eppure, ci sono sempre limiti a quello che possiamo fare: sono le regole della società. Ma sapete che questo non vale solo per le persone ma anche per le lingue? Eh già… Anche l’italiano ha i suoi limiti… Perciò in questo articolo vedremo tutte quelle cose che LA LINGUA ITALIANA NON PUÒ FARE!
    Cose che la Lingua Italiana NON può Fare
    Lo so, è dura da accettare...ognuno ha i propri limiti, anche la lingua italiana! Di seguito vi lascio una lista di tutte quelle cose che la lingua italiana NON può fare.
    Fare una distinzione tra “ora” e un periodo di tempo più lungo attraverso i verbi
    Sto studiando l’italiano…
    Sì, ok, ma quando? In questo preciso momento o in questo periodo?
    Alcune lingue utilizzano forme verbali diverse per distinguere tra “ora, questo momento” e un periodo di tempo più lungo (una settimana, un mese, un anno..).
    L’Italiano, invece, non ha questa distinzione: diremo “sto studiando l’italiano” sia se vogliamo dire che è ciò che stiamo facendo proprio nel momento in cui parliamo, sia se vogliamo dire che è una cosa che facciamo “in questo periodo” (da qualche mese o settimana), ma che non lo facciamo proprio nel momento in cui parliamo.
    Perciò, per capire se si tratta di “ora” o di un periodo un po’ più lungo bisogna aiutarsi con degli avverbi o delle espressioni di tempo, quali ad esempio oggi, adesso, questo pomeriggio, questa mattina, da una settimana, nell’ultimo mese, in questo periodo, è da qualche giorno che…
    Esempi:
    È da qualche mese che sto studiando l’italiano: mi piace molto!
    In questo momento sto studiando l’italiano, perciò non posso uscire con voi.
    Fare una distinzione tra “processo” e “risultato”
    Alcune lingue utilizzano forme verbali diverse per esprimere al meglio ciò su cui ci si vuole focalizzare nella conversazione: cioè, è più importante il processo o l’aver completato un’azione?
    Se vi dicessi “Ieri ho letto un libro”, dalle mie parole non riuscireste affatto a capire quale sia la cosa più importante: il processo di leggere il libro o il fatto di completare la lettura?
    In altre parole, da quella semplice frase non si può capire se ieri abbia semplicemente passato del tempo a leggere qualche pagina o capitolo del libro, oppure se abbia ormai letto l’intero libro e abbia terminato la mia lettura.
    Anche in questo caso, per essere chiari bisogna aggiungere ulteriori dettagli.
    Salutarsi in modo diverso se ci si è appena incontrati o se si sta per andar via
    Se vi chiedessi quale sia il saluto più comune in lingua italiana, sicuramente rispondereste “Ciao!”.
    Per alcuni parlanti stranieri, tuttavia, è strano che in italiano non esistano modi diversi per salutarsi quando si arriva e quando si va via, come accade per esempio in lingua inglese con la distinzione tra Hi e Bye.
    Fare una distinzione tra chi ospita e chi viene ospitato
    Se vi dico “Marta è la mia ospite”, sto dicendo che io ospito lei a casa mia oppure che lei ospita me a casa sua?
    Bella domanda, fuori contesto, non si può proprio sapere! “Ospite”, infatti, in italiano indica sia la persona che viene ospitata sia la persona che ospita!
    In grammatica, il fenomeno si chiama enantiosemia, e ci sono molte altre parole che si comportano così! Non dovete imparare il nome grammaticale, ma certamente conoscere queste parole è importante!
    Terminare le parole in consonante
    Ogni parola italiana deve terminare con una vocale (a – e – i – o – u).
    Le uniche parole in italiano che terminano con una consonante, sono quelle prese in prestito dalle lingue straniere. 
    Eppure, molti stranieri concorderanno con me sul fatto che molti italiani, nella pronuncia di parole straniere, “aggiungono un suono vocalico”,
    18 min
  • TEST di ITALIANO: Conosci le PAROLE POLISEMICHE (con più significati)?
    Con questo articolo vorrei semplificare le vostre vite e aiutarvi a ridurre al minimo errori e incomprensioni. Infatti, l’argomento di questo articolo è spesso causa di dubbi e fraintendimenti, e mi riferisco alle PAROLE POLISEMICHE.
    Le Parole Polisemiche della Lingua Italiana!
    Prima di tutto, che cosa sono le parole polisemiche?
    Sono parole che hanno più significati, spesso anche molto diversi tra loro, in base ai contesti in cui sono utilizzati.
    Ecco a voi una lista con le parole polisemiche in italiano, seguite dal numero di significati che ognuna di loro ha.
    Caffè
    [2 significati]
    La parola caffè indica:
    la famosa e amata bevanda eccitante.
    Esempio: La prima cosa che faccio al mattino, appena sveglia, è bere una bella tazza di caffè.
    un certo tipo di luogo pubblico dove si servono caffè e altre bevande, fornito spesso anche di pasticceria, gelateria e simili.
    Esempio: Una delle cose più belle della città di Torino sono i deliziosi caffè eleganti in centro.
    Piano
    [6 significati]
    La parola piano indica:
    uno strumento musicale (il pianoforte).
    Esempio: Non ho mai imparato a suonare il piano ma mi sarebbe piaciuto.
    uno stratagemma per risolvere un problema o per raggiungere un obiettivo.
    Esempio: Ci serve un piano per battere la concorrenza!
    superficie piatta e uniforme in senso orizzontale.
    Esempio: La villa si trova su un terreno piano.
    lentamente.
    Esempio: Se loro non ti capiscono, prova a parlare più piano.
    ognuno dei livelli di una casa/un palazzo.
    Esempio: Abito al terzo piano.
    punto di vista.
    Esempio: Sul piano teorico, l’idea si può realizzare. Sul piano pratico, forse no.
    Pianta
    [4 significati]
    La pianta è:
    un organismo vivente vegetale.
    Esempio: Maria ha il pollice verde: il suo balcone è pieno di fiori e piante.
    in architettura, la rappresentazione grafica in scala ridotta del piano orizzontale di un edificio o di una parte di esso.
    Esempio: L’architetto ci ha fatto vedere la pianta della nostra futura casa e ci ha illustrato la disposizione delle stanze.
    il disegno che riproduce la disposizione di persone o di cose in un determinato luogo (di conseguenza, è un sinonimo di “mappa” per una città).
    Esempio: I genitori volevano vedere la pianta degli alunni della classe 4B per capire come mai i ragazzi avessero litigato.
    parte inferiore del piede.
    Esempio: Dopo una serata sui tacchi alti, provavo dolore alle piante dei piedi.
    Coda
    [5 significati]
    la coda è quella che hanno molti animali all’estremità del corpo.
    Esempio: I cani, quando sono contenti, scodinzolano, cioè agitano la coda.
     un particolare modo di acconciare i capelli, che vengono legati sulla parte alta della testa e lasciati pendere.
    Esempio: Non ti avevo mai vista con la coda, stai molto bene! Sono abituata a vederti sempre con i capelli sciolti.
    fila di persone che aspettano, più o meno ordinata.
    Esempio: Siamo bloccati nel traffico: c’è una coda chilometrica che non avanza di un centimetro.
    l’estremità posteriore, la parte finale di qualcosa.
    Esempio: La carrozza ristorante è in coda al treno.
    lo strascico dell’abito.
    Esempio: La sorella della sposa le teneva la coda dell’abito durante l’ingresso in chiesa.
    Viola
    [4 significati]
    viola è un colore.
    Esempio: Il viola è il colore che meno mi piace indossare.
    un fiore.
    Esempio: Luisa ha fatto una passeggiata in campagna e ha raccolto un mazzolino di viole da regalare a sua madre.
    uno strumento musicale ad arco e a quattro corde, tra violino e violoncello, che si suona appoggiandolo alla spalla, sotto il mento.
    Esempio: Suona la viola da molti anni in un’orchestra.
    aggettivo che indica qualcuno o qualcosa che è in qualche modo legato alla squadra di calcio della Fiorentina (di Firenze).
    Esempio: I tifosi viola non riuscivano a trattenere le lacrime per la vi...
    14 min
  • Verbi Italiani che Contengono il Verbo “CORRERE”!
    In italiano esistono alcuni verbi che hanno origine dal verbo “correre”, con l’aggiunta di qualche prefisso o suffisso, che ne cambia completamente il significato. In questo video, vi spiegherò cosa significano e le principali occasioni in cui possiamo usarli. Scopriamoli insieme!
    Verbi Italiani che hanno origine dal verbo "CORRERE"
    Ecco a voi una lista con 11 verbi italiani che contengono il verbo "correre", ognuno accompagnato dal proprio significato!
    Incorrere (in)
    Andare incontro, scontrarsi con, finire in qualcosa di nocivo, noioso, fastidioso, negativo, dannoso. Usato soprattutto per danni, pene, sanzioni o multe, spesso di tipo legale.
    Per esempio:
    Chi non rispetterà il divieto potrà incorrere in severe sanzioni.
    Rincorrere
    Correre dietro a una persona o una cosa che fugge, che si allontana.
    Per esempio:
    Fermati un attimo perché ho bisogno di parlarti e non mi va di rincorrerti per tutta casa.
    Ricorrere (a)
    Questo verbo ha più di un significato:
    Rivolgersi, in un momento di bisogno o in una circostanza difficile, a una persona che può fornire aiuto, spesso una figura autorevole (il medico, il giudice, il ministero, etc...).Esempio: Se continuerai a ignorare i miei avvertimenti, dovrò ricorrere a un avvocato.
    Servirsi di un mezzo (spesso negativo o violento) per raggiungere lo scopo desiderato. Esempio: Non costringermi a ricorrere alle maniere forti!
    Detto di festività o eventi, essere celebrato in un certo momento, in una certa data.Esempio: Il 25 aprile ricorre la Festa della Liberazione.
    Percorrere
    Compiere un tragitto, attraversare un luogo.
    Per esempio:
    Per arrivare al castello bisognava percorrere un sentiero tortuoso.
    La ferrovia percorreva tutto il Paese.
    Trascorrere
    Passare un periodo di tempo.
    Per esempio:
    Dove trascorrerai le vacanze di Natale?
    Da bambina, trascorrevo sempre l’estate a casa dei nonni.
    Decorrere (da)
    Entrare in vigore, diventare valido a partire da una certa data. Infatti, “a decorrere da” significa “a partire da”. Si utilizza in contesti formali.
    Per esempio: 
    Gli interessi dell’investimento decorrono dal primo del mese.
    Scorrere
    Fluire (detto di liquidi), procedere agevolmente.
    Per esempio:
    Il fiume scorreva lungo la valle.
    Il sangue scorre nelle vene.
    Il traffico scorre senza problemi oggi.
    Il tempo scorreva velocemente.
    Occorrere
    Essere necessario. Spesso la frase si costruisce con il soggetto posposto.
    Per esempio:
    Ci occorre più tempo per portare a termine il progetto.
    Intercorrere
    Essere tra una cosa e l’altra, stare in mezzo, esistere tra due o più elementi. Può indicare il tempo intercorso tra due eventi, la distanza tra due cose o la relazione tra due soggetti. 
    Per esempio:
    Tra l’Italia e la Spagna sono sempre intercorsi buoni rapporti.
    Tra noi intercorre un rapporto di grande fiducia.
    Tra le due case intercorreva una breve distanza.
    Soccorrere
    Dare aiuto, soprattutto in una situazione di emergenza.
    Per esempio:
    In caso di incidente è obbligatorio fermarsi a soccorrere i feriti.
    Accorrere
    Correre verso un luogo, in genere perché lì è successo o succede qualcosa di interessante (sia brutto sia bello) che non ci si può perdere.
    Per esempio:
    I giornalisti sono accorsi sul luogo dell’incidente.
    Il 25 giugno si terrà la sagra del fungo porcino! Accorrete numerosi!.
    Se volete imparare altri verbi, vi consiglio di dare un'occhiata alla lezione sui verbi che contengono il verbo "VENIRE". Sono davvero utili ed interessanti!
    E non dimenticate che su Italki è possibile fare lezioni individuali di italiano con professori madrelingua! Ci sono anche io, potrete trovarmi cercando il mio nome: Graziana Filomeno!
    11 min
  • Curiosità sui FERRERO: la Famiglia più ricca d’ITALIA!
    La persona più ricca d’Italia, un successo che resiste da tre generazioni, una marca nota in tutto il mondo. Chi non ha mai provato, almeno una volta nella vita, la loro crema spalmabile al cacao e nocciole? Eh già, sto parlando dell’azienda Ferrero e del suo amministratore delegato, Giovanni Ferrero! In questo articolo, vi racconterò alcune curiosità su di lui, sulla sua famiglia e sulla sua compagnia!
    Storia della Famiglia Ferrero
    Volete sapere di più sulla famiglia più ricca d'Italia? Ecco a voi alcune curiosità interessanti che riguardano una delle marche italiane più note al mondo!
    Michele Ferrero: il papà della Ferrero
    Giovanni Ferrero è oggi l’uomo più ricco d’Italia e amministratore delegato dell’azienda che porta il suo nome. Ma a portare la compagnia al successo è stato Michele Ferrero, papà di Giovanni, che partendo dal piccolo laboratorio di dolci di famiglia è riuscito a espandersi sempre di più, fino a superare i confini nazionali.
    La Valeria
    “La Valeria”, come Michele la chiamava, era la “consumatrice tipo”, a cui lui sempre pensava ogni volta che doveva creare un prodotto nuovo. Perché? Perché “La Valeria” era la mamma, la zia, la moglie che andava a fare la spesa al supermercato e quindi la persona che bisognava conquistare con i prodotti e le loro confezioni, affinché li comprasse per tutta la famiglia.
    La Nutella non è sempre stata così
    Tutti quanti conosciamo la Nutella e l’abbiamo mangiata almeno una volta nella vita. Ma sapete che non è sempre stata così come noi oggi la conosciamo?
    È nata nel periodo tra le due guerre mondiali, un periodo un po’ complicato, in cui il cacao era molto difficile da trovare. Ma Pietro, il papà di Michele, ha avuto la geniale idea di realizzare una pasta dolce al sapore di cacao (che quindi era necessario in una quantità minore), ma anche con zucchero e nocciole.
    In origine, aveva la forma di un panetto, era più “dura” e poteva essere tagliata a fette da spalmare sul pane. Si chiamava prima Giandujot, poi SuperCrema, e infine (negli anni Sessanta) Nutella, con il caratteristico vasetto che noi tutti oggi conosciamo.
    Ah, esiste anche un World Nutella Day: è il 5 febbraio!
    Pocket Coffee: tra arabo e camionisti
    Il Pocket Coffee è un cioccolatino che ha all’interno del caffè… liquido, vero!
    È stato pensato da Michele Ferrero per i camionisti, perché negli anni Sessanta ancora non c’erano i bar negli autogrill italiani. Di conseguenza, il suo obiettivo era aiutare i camionisti ad affrontare il loro lavoro con la giusta energia: per questo ha unito “l’energia del cioccolato e la carica del caffè”, proprio come lo slogan del prodotto dice.
    Era stato lo stesso Michele a trovare un procedimento che consentisse di mantenere un liquido (caffè o liquore) all’interno del cioccolato senza che questo lo assorbisse.
    Non era facile e lui andava fiero della sua idea, ma temeva che, se avesse brevettato il procedimento in Europa, qualche impiegato sleale avrebbe potuto passare la formula alla concorrenza.
    Che fare dunque? Si accorsero che l’Italia aveva un accordo commerciale particolare con l’Egitto, perciò la ricetta fu tradotta… in arabo!
    La paternità dei Tic Tac
    Per chi ancora non lo sapesse, anche i Tic Tac sono nati nel mondo Ferrero! Più precisamente, sono nati verso la fine degli anni Sessanta. In origine si chiamavano “refreshing mint”, ma poi i consumatori, giocando con l’astuccio apri e chiudi, sono arrivati al nome onomatopeico Tic (per l’apertura) e Tac (per la chiusura).
    Così l’azienda ha deciso di cambiare il nome del prodotto… ed è stato un grandissimo successo internazionale!
    Non a caso, spesso compaiono in film e serie tv stranieri.
    Un amore in azienda
    Michele Ferrero e sua moglie Maria Franca si sono conosciuti e innamorati in azienda, dove lei era stata precedentemente assunta come interprete.
    Pasqua tutto l’anno
    In Italia, a Pasqua,
    13 min

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