Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • IL LESSICO della CASA: benvenuti a casa… IN ITALIA!
    Prima o poi, a tutti voi capiterà di dover parlare di case in italiano, sia che vogliate comprarne una in Italia, sia che un vostro amico italiano venga a farvi visita a casa vostra, sia che siate in affitto in Italia e abbiate un problema da spiegare a qualcuno… E così via. Non sempre, però, si conoscono tutte le parole e le espressioni necessarie per descrivere le componenti di una casa in italiano, dalle stanze ai mobili alle rifiniture. Perciò, è quello che faremo in questo video! Preparate carta e penna! Ne avrete bisogno…
    Il lessico italiano della casa
    Occorre una piccola premessa prima di iniziare, ovvero chiarire una volta per tutte un dubbio che tanti stranieri hanno. Quando in italiano si parla di casa, non si indica una tipologia specifica, ma si indica abitazione in senso generale, ossia il luogo in cui un nucleo famigliare vive. 
    Quante tipologie di case ci sono in Italia?
    Prima di scoprire le caratteristiche interne di una casa, ti propongo questo elenco delle principali tipologie di case italiane: vi sarà utile per conoscere i loro nomi in italiano e le loro particolarità.
    Appartamento: Abitazione che si trova all’interno di un edificio che ne ospita più di uno. Questo edificio più grande che comprende tutti gli appartamenti si chiama “condominio”. 
    Baita: Abitazione tipica di montagna.
    Casa a schiera: Parte di un complesso in cui le abitazioni sono uguali e sono disposte una accanto all’altra.
    Casa singola: Abitazione individuale, che non fa parte di un complesso.
    Casale: Grande abitazione di campagna rustica e isolata.
    Cascina: Abitazione di campagna tipica per i contadini, con ambienti per attrezzi ed animali. Nel Sud Italia, generalmente questo tipo di abitazione si chiama “masseria”.
    Palazzo: Grande edificio, usato come abitazione signorile ed elegante oppure come sede di uffici.
    Villa: Abitazione ampia ed elegante, circondata da un giardino piuttosto grande.
    Villino: Abitazione singola con un piccolo giardino. 
    Entriamo insieme in una casa!
    Chiarito questo, procediamo alla casa vera e propria. Come dicevamo, alcune possono avere un giardino davanti, con del verde e magari un vialetto. 
    Però quello che tutte le case hanno è una porta d’ingresso. Ormai è sempre più comune optare per una porta blindata, pensata per resistere a tentativi di intrusione. In generale è molto molto sicura e resistente, anche la maniglia e la serratura. Se si vuole vedere chi ha suonato il campanello, si può guardare dallo spioncino. 
    Una volta aperta la porta, c’è di solito un ingresso, cioè un piccolo spazio con un appendiabiti per lasciare il proprio cappotto, oppure dei ganci per le chiavi o ancora uno specchio per guardarsi prima di uscire, un mobile per lasciarvi gli oggetti che abbiamo nelle tasche e che non ci servono in casa. Io di solito ci lascio la borsa oppure gli occhiali da sole. Non è molto ordinato, ma è molto pratico. L’ingresso può anche essere in forma di corridoio, lungo e stretto, che conduce alle varie stanze. E ora vediamo le varie stanze!
    Le stanze di una casa
    Dopo aver varcato l'ingresso e aver percorso il corridoio, sarete pronti per esplorare tutte le stanze e sentirvi veramente a casa!
    IL SOGGIORNO
    È la stanza della casa più ampia e accogliente delle altre, dove si trascorre la maggior parte della giornata, ci si rilassa, si ricevono le visite degli ospiti. 
    Infatti qui ci sono sempre divani e poltrone, per sedersi comodamente a chiacchierare o a guardare la TV. La differenza principale tra divano e poltrona è che la poltrona ha un solo posto, mentre il divano ha più posti. 
    Spesso, in un soggiorno c’è un camino, perfetto per le serate invernali.
    In molte case, il soggiorno coincide anche con la sala da pranzo, cioè la stanza in cui consumano i pasti più importanti, pranzi, cene, feste con gli ospiti. Se la casa è più grande, la sala da pranzo sarà una stanza a se stante, con un ampio tavolo e molte sedie.
    22 min
  • Cosa Fare e Cosa Vedere a PADOVA (in Veneto)
    Padova è un comune italiano di 208.533 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia in Veneto. Ricca di luoghi suggestivi, rappresenta oggi una meta turistica interessante, a causa delle numerose attrazioni da visitare. E voi, ci siete mai stati? Vediamo insieme cosa fare e cosa visitare mentre si è in vacanza a Padova!
    Cose da fare e da vedere a Padova
    Di seguito vi proponiamo un elenco con le maggiori attrazioni, accompagnate da una breve descrizione, che la città di Padova offre ai turisti che desiderano visitarla: dalla piazza più bella alle basilica più visitata, dai palazzi più prestigiosi alle bevande più gettonate.
    Fare una passeggiata per “Prato della Valle”
    Conosciuta come una delle piazze più belle e più grandi d’Europa (è la quinta piazza più grande del continente), è caratterizzata da un’isola verde centrale e circondata da un canale, sul quale si affacciano 78 statue di personaggi illustri, tra cui Francesco Petrarca e Galileo Galilei.
    Visitare la Cappella degli Scrovegni
    La Cappella degli Scrovegni è senza dubbio uno dei più grandi capolavori dell’arte italiana, nominata di recente patrimonio dell’Unesco. Si tratta di un museo civico, presso il quale è possibile ammirare un noto ciclo di affreschi di Giotto risalente ai primi anni del XIV secolo, a cui appartiene il celeberrimo Giudizio Universale.
    Fare un salto alla Basilica di Sant’Antonio o più semplicemente alla “Basilica del Santo”
    Una delle basiliche più visitate al mondo, costituisce quasi una sorta di “tappa obbligatoria” per chi visita la città. Custodisce le reliquie del Santo e dispone persino di un sito web dove è possibile inviare preghiere “virtuali”.
    Visitare Palazzo Bo, sede dell’Università di Padova
    L’Università di Padova, una delle più antiche e prestigiose università italiane, ha visto tra i propri docenti persino Galileo Galilei per 18 lunghi anni. Nel 1678, presso l’Università di Padova, si è inoltre laureata la prima donna al mondo, Elena Cornaro Piscopia.  L’edificio è, poi, famoso per la presenza del primo “teatro anatomico”, creato appositamente per dissezionare i cadaveri e studiare il corpo umano.
    Partecipare ad una visita guidata nella Sala dei Giganti
    La Sala dei Giganti è una sala trecentesca tutta affrescata, ubicata presso Palazzo Liviano, il cui programma iconografico fu curato da Francesco Petrarca.
    Visitare la Torre dell’Orologio
    La Torre, alta 30 metri, fu elevata tra il 1426 e il 1430 sulle rovine della porta orientale della Reggia Carrarese, residenza e sede del governo dei signori della città. L’orologio astrario che vediamo oggi venne inaugurato nel 1437. È la ricostruzione fedele del precedente realizzato nel 1344. Il quadrante ha una forma circolare, con al centro il pianeta Terra e ad esso sono legate tutt’oggi diverse leggende.
    Visitare il “museo del pre-cinema”
    Si tratta di un museo molto particolare, ricco di illusioni ottiche e macchine da vedere. Ubicato all’ultimo piano del Palazzo Angeli, raccoglie tutti gli strumenti di proiezione precedenti a quelli del cinema come lo conosciamo oggi.
    Visitare il Palazzo della Regione, passando per “Padova sotterranea”
    Sotto al Palazzo della Regione, una delle maggiori attrazioni della città, si trova “Padova sotterranea”, una serie di rovine risalenti al 1200.
    Gustare un caffè presso il “Caffè Pedrocchi” anche detto il “Caffè senza porte”
    Il Caffè Pedrocchi, situato nel centro di Padova, è un caffè storico famosissimo in tutto il mondo. Il suo nome, alquanto singolare, deriva dal fatto che fosse aperto giorno e notte fino al 1916, poiché si trattava di un punto d’incontro molto prestigioso, frequentato da intellettuali, studenti e uomini politici.
    Bere uno spritz con gli amici
    Il termine “spritzen” in tedesco significa spruzzare, e questo è dovuto al fatto che la bevanda nasce nel Triveneto durante il dominio Austroungarico. Bevanda alcolica di origine veneta,
    20 min
  • 5 Errori che gli Stranieri commettono con il SI IMPERSONALE
    Innanzitutto: grazie mille! Perché dai commenti e dalle visualizzazioni mi sembra di capire che vi piaccia la serie dei video sui 5 errori più comuni commessi dagli stranieri riguardo a un argomento in particolare: il congiuntivo, la parola QUALCOSA, il verbo TRATTARSI DI… Questo video segue la stessa serie, quindi preparatevi per i 5 errori più comuni commessi dagli stranieri riguardo un argomento piuttosto temuto: il SI IMPERSONALE!
    Il "SI" impersonale in italiano: i 5 Errori più comuni
    “Ma il SI impersonale è facilissimo! Bisogna solo usare SI + il verbo alla terza persona singolare! Che sarà mai?”
    Non fatevi ingannare! Saper parlare bene richiede una conoscenza più approfondita!
    Ecco a voi i 5 errori più comuni che gli stranieri commettono con il "SI" impersonale in italiano.
    1. SI COMPRA LE COSE
    Molti stranieri seguono la “regola generale” del si impersonale (si + verbo alla 3 persona singolare) ciecamente. Purtroppo non è così facile, come vi anticipavo.
    Per esempio, la frase “Si compra le cose” è sbagliata! La forma corretta sarebbe “Si comprano le cose”.
    Perché?
    Facciamo chiarezza.
    In questo caso il SI ha funzione PASSIVANTE; inoltre, il verbo ha un oggetto diretto (le cose). In questo caso, l’oggetto diretto del verbo è il soggetto di una frase passiva, perciò il verbo concorda con questo.
    Ve lo mostro con un esempio. Se io dico
    Si comprano le bevande
    In questa frase, “le bevande” è l’oggetto diretto, ma sarebbe anche il soggetto della frase se la trasformassi in forma passiva (Le bevande sono comprate).
    Dunque, in parole povere, quando si usa il SI PASSIVANTE con un verbo transitivo che regge un oggetto diretto plurale, il verbo dovrà essere coniugato alla 3 persona plurale (si mangiano i panini, si vedranno le stelle, si troveranno i soldi…).
    Ricordate: se l’oggetto diretto è singolare, il verbo sarà coniugato alla 3 persona singolare.
    Esempio:
    Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante. Paolo Giordano
    2. SI LO FA
    Molti stranieri si confondono quando, con il SI impersonale, hanno bisogno di usare anche un altro pronome. Dove mettere l’uno e l’altro? Quale va prima? Quale va dopo?
    “Si lo fa?”
    “Se lo fa?”
    “Lo si fa?”
    “Lo se fa?”
    Sembra un elenco di note musicali…
    Ebbene, la forma corretta è “Lo si fa”.
    Infatti, di una cosa potete stare certi: il SI impersonale va sempre immediatamente prima del verbo. Ogni altro pronome, di conseguenza, va aggiunto prima del SI.
    E la forma “se lo fa”? Vi suona corretta, no? È vero! Esiste, ma significa un’altra cosa! In questa frase, infatti, abbiamo ancora due pronomi insieme, ma il SI non è impersonale, bensì è un SI riflessivo, riferito a una terza persona singolare (lui o lei).
    Per esempio:
    Mario si fa il bagno. —> Mario se lo fa.
    Notate la differenza? Questa frase ha come soggetto Mario, quindi non può essere impersonale.
    Esempio:
    Si dice che l’amore rende ciechi. Fa ben di più, rende sordi, paralizza. Quando viene il mal d’amore, si diventa come la mimosa che subito si chiude, nessun grimaldello riesce ad aprirla e più le si fa violenza, più si chiude. Søren Kierkegaard
    3. SI HA MANGIATO BENE
    I tempi composti, come sempre, creano più confusione rispetto al presente, e questo succede anche con il SI impersonale.
    Per esempio, un errore diffusissimo è quello di usare, al passato prossimo, l’ausiliare “avere” con i verbi che normalmente usano l’ausiliare “avere”.
    E quindi? Qual è l’errore qui?
    Ebbene, l'ausiliare per formare i tempi composti dopo il SI impersonale è sempre il verbo "essere". Il participio passato, poi, varia in base alla tipologia del verbo in questione.
    “Mangiare” è un verbo transitivo, quindi il participio passato rimane nella forma base (in -o): la forma corretta sarebbe “si è mangiato bene”.
    Esempio:
    Quando si è parlato molto, si è detto sempre qualcosa che sarebbe stato meglio tacere.
    16 min
  • 10 Espressioni con la Preposizione SU in italiano
    In italiano la preposizione semplice SU è utilizzata in parecchie espressioni verbali e in molti modi di dire utilizzati nella quotidianità dai madrelingua. In questa lezione potrai conoscerli tutti e imparare a parlare in modo più naturale e spontaneo in italiano.
    10 Espressioni italiane con la preposizione SU da ricordare
    Ti presento ora 10 espressioni con la preposizione semplice SU, molto gettonate dai madrelingua italiani nell'uso scritto e soprattutto orale. Gli esempi riportati vi faranno scoprire quanti utilizzi diversi può avere una piccola preposizione semplice. Pronti a scoprirli?
    Su misura
    È un’espressione che può essere utilizzata in contesti differenti: 
    -per riferirsi ad un capo di abbigliamento cucito e tagliato in base alle misure di una determinata persona, che dovrà indossarlo 
    Non posso prestarti questo vestito perché è fatto su misura e le nostre taglie sono diverse!);
    -per riferirsi a qualcosa che si adatta perfettamente alle caratteristiche di qualcuno 
    Sono sicura che non avrai problemi! Si tratta di un lavoro fatto su misura per te).
    Sul serio
    Possiamo utilizzare questa espressione al posto di “veramente/per davvero/senza scherzi”
    Sto pensando sul serio di comprare una villa in campagna e lasciare lo stress della città.
    o in domande retoriche per esprimere dubbio o meraviglia.
    Sul serio?! Hai organizzato tutto questo solo per lei?
    Spesso la troviamo accompagnata dal verbo “fare”, per dire “impegnarsi veramente/non scherzare”
    Smettila di mettermi dubbi, io faccio sul serio con questo nuovo lavoro!
    e dal verbo “prendere”, per intendere “affrontare con grande impegno e serietà qualcosa o qualcuno”.
    Prendevamo sul serio le nostre promesse, perciò non abbiamo mai deluso nessuno.
    Su due piedi
    Per riferirsi ad un’azione fatta o una decisione presa senza esitazione, all’improvviso, senza pensarci su.
    Quello che ci chiedi è complesso: non possiamo risponderti così su due piedi. Abbiamo bisogno di consultare i nostri avvocati.
    Su per giù (suppergiù)
    È un’espressione utilizzata al posto di “all’incirca/pressappoco/più o meno”.
    Viviamo in questa casa su per giù da 5 anni.
    Sul colpo
    Possiamo utilizzare “sul colpo” per riferirci ad un’azione che si svolge “immediatamente/subito”. Molto spesso la ritroviamo nella famosa espressione “morire sul colpo”. 
    Sembra che la vittima sia morta sul colpo: non ha sofferto molto.
    Nero su bianco
    È un’espressione utilizzata per stabilire in modo definitivo una situazione o mettere per iscritto qualcosa. Quindi, il “nero” rappresenta l’inchiostro della penna che scrive sulla carta, che è di colore “bianco”. Spesso ritroviamo questa espressione accompagnata dal verbo “mettere”.
    Potremo collaborare insieme solo quando deciderai di mettere le cose nero su bianco. Altrimenti, non mi fido.
    Sulla ventina/trentina/quarantina…
    È un’espressione che possiamo usare quando facciamo una supposizione sull’età di una persona. Significa “circa vent’anni/trent’anni/quarant’anni…”.
    Mentre venivo qui, un uomo sulla quarantina mi ha chiesto che ora fosse.
    Su richiesta
    È un’espressione utilizzata per esprimere un’azione non obbligatoria/facoltativa.
    Il pullman per Milano fa 5 fermate più altre 3 solo su richiesta.
    Possiamo anche trovare l’espressione “su richiesta di”, che significa “in seguito alla domanda di…” 
    Vi lascio i suoi documenti a richiesta dell’ispettore.
    Sulle spine
    È un’espressione utilizzata quando si è in uno stato di ansia, di preoccupazione. Spesso è preceduta dai verbi “stare” o “tenere”.
    Mi ha tenuto sulle spine per tutta la sera e poi finalmente mi ha rivelato il suo segreto.
    Sul filo del rasoio
    È un’espressione utilizzata in situazioni di pericolo o di rischio. La possiamo trovare con i verbi “stare” o “essere”.
    Dopo tutto quello che hai fatto, per quanto mi riguarda,
    12 min
  • STUDIARE in Modo EFFICIENTE? 3 CONSIGLI per risparmiare TEMPO e imparare MEGLIO!
    Se siete alla disperata ricerca di una guida su come studiare in modo più efficace e produttivo, questo articolo fa al caso vostro! In questo articolo parleremo di come risparmiare tempo, quindi… non perdiamo altro tempo e andiamo subito al sodo! Vi aspettano 3 validi consigli e suggerimenti per studiare in modo più efficiente in un tempo ridotto! Il segreto sta nel rivedere e correggere delle abitudini che già sono nostre!
    3 utili trucchetti per studiare meglio
    1 - Impara la pronuncia fin da subito
    Quando si comincia a studiare una lingua straniera, si tende ad imparare il maggior numero di informazioni possibili: tantissime parole nuove, espressioni, regole grammaticali!
    Finiamo sempre per riempire quaderni o pagine Word di tutte queste informazioni. Che va benissimo, ovviamente: è fondamentale! Ma molto spesso, annotiamo queste informazioni nel silenzio della nostra camera o della nostra classe a scuola. E poi basta! Finisce lì! Le rivediamo di tanto in tanto quando abbiamo del tempo libero o quando dobbiamo fare i compiti, ci sembra di ricordarle e passiamo oltre.
    Per quanto questa modalità possa essere utile, così facendo ci dimentichiamo di una cosa importante: la pronuncia! È fondamentale imparare da subito come pronunciare correttamente ogni parola in una lingua straniera. È un errore che feci anche io quando cominciai a imparare la prima lingua straniera, l’inglese, a scuola. Prendevo buoni voti nella parte scritta o nella comprensione, ma avevo difficoltà con la pronuncia. E ancora oggi, a volte, ho dei dubbi sulla pronuncia di alcune parole, di cui conosco perfino perfettamente lo spelling.
    Quindi, non pensate “Ok adesso imparo a scrivere e a formare le frasi e poi con calma imparo la pronuncia: c’è tempo”. No! Dovete farlo da subito, altrimenti vi sarà più difficile sistemarla una volta che l'avrete appresa in maniera errata.
    Ebbene, adesso vi svelerò la strategia che uso per rimediare al mio precedente errore...qualcosa che potreste fare anche voi.
    Prendo alcune scene di film o serie tv, in particolare quelle in cui c’è una conversazione tranquilla (senza emozioni troppo forti) tra due personaggi. Ne scelgo uno e ne imito il più possibile pronuncia, intonazione e velocità. Ripeto la stessa scena fino a quando non riesco a parlare alla stessa velocità del personaggio che ho scelto. In questo modo creo una sorta di conversazione (con l’altro personaggio) e miglioro la pronuncia.
    Provateci, ne vale la pena! Probabilmente le persone che vivono in casa con voi potrebbero pensare che siate impazziti, ma funziona.
    Se poi volete evitare tutto questo… allora…imparate la pronuncia da subito!
    2 - Ridurre al minimo tutti i passaggi che ci fanno perdere tempo durante lo studio
    Per introdurre questo secondo utilissimo suggerimento, vi presento un esempio tratto dalla mia esperienza di insegnante di italiano.
    Durante le mie lezioni di italiano, invio sempre dei file PDF ai miei studenti con degli esercizi di grammatica o di vocabolario o letture come compiti. La maggior parte di loro li stampa e li completa con una penna. Ma poi c’è il problema: come inviarmeli per la correzione? C’è chi li scannerizza, chi mi scatta delle foto, chi me li legge durante la lezione. Però qualche volta non funziona lo scanner oppure qualche volta qualcuno non riesce a capire quello che ha scritto. Ovviamente per me non ci sono problemi, ma capisco che tutto questo, con il passare del tempo, potrebbe portare a un po’ di frustrazione e quindi perdita di motivazione e di voglia di imparare.
    Ho trovato uno strumento che penso potrebbe aiutarvi a semplificare questo tipo di lavoro e a rendere lo studio, in particolare tramite file PDF, più efficiente e rapido! Sto parlando di Wondershare PDF Element, che ha gentilmente scelto di collaborare con noi, sponsorizzando il video YouTube correlato a questo articolo.
    Quando io studio, infatti, adoro sottolineare e evidenziare, cancellare,
    16 min
  • 10 Espressioni per Parlare Italiano come un Madrelingua
    Qual è il vostro desiderio più grande? Forse comprare una casa, diventare famosi, incontrare l’anima gemella, avere più amici… Ci sta… ovviamente! Ma se la risposta è “suonare come un madrelingua quando parlo italiano”, allora questo è il video che fa per voi! Infatti, vi presenterò delle espressioni molto comuni nel gergo quotidiano, soprattutto tra i più giovani! Si tratta perlopiù di intercalari e di esclamazioni che vengono utilizzate in contesti informali per dare voce alla propria sorpresa, indignazione, sconcerto, ecc.
    Espressioni comuni nel gergo quotidiano
    Ecco le espressioni colloquiali italiane più usate dai madrelingua:
    Ceh boh...Si utilizza per esprimere: incertezza, quando non siamo sicuri di qualcosa; incredulità, quando siamo senza parole e non riusciamo a credere a qualcosa; disprezzo, per qualcosa che non ci piace.
    Esempi:
    Vorrei trasferirmi all’estero, ma ho paura di non riuscire a trovare un lavoro… Ceh boh… Con il tipo di laurea che ho, chi mi assumerebbe fuori dall’Italia?  
    Ho aiutato Stefania a superare l’esame e non mi ha neanche detto un “grazie”… Ceh boh… Non le farò più un favore! Almeno un po’ di riconoscenza…
    Sei rimasto seduto al tuo posto sull’autobus nonostante quella vecchietta ti avesse chiesto di cederle il posto. Ceh boh… So che anche tu sei stanco, ma te lo ha persino chiesto…
    Ma che veramente? Esprime sorpresa, sia in senso positivo sia in senso negativo. Nel primo caso può esprimere meraviglia per qualcosa che non ci aspettiamo e a cui non riusciamo a credere; nel secondo caso, esprime sbigottimento e incredulità quando ci troviamo davanti ad una situazione che ci prende alla sprovvista ma che non ci piace o che non accettiamo.
    Esempi:
    Ma che veramente? Hai comprato i biglietti per il concerto? Ma che figata!
    Hai raccontato il mio segreto a Marco? Ma che veramente? Cioè non ci si può fidare proprio di te!
    No vabbè adoro! Esprime entusiasmo, sorpresa, contentezza, felicità per qualcosa. È accompagnato da toni entusiastici e allegri.
    Esempi:
    Vi sposate tra un anno? No vabbè adoro! E avete già scelto il posto in cui volete celebrare il matrimonio?
    Ad Amsterdam? No vabbè adoro! Ho sempre voluto visitare quella città!
    Che vuoi, una foto? Esprime fastidio quando qualcuno ci guarda con insistenza, ci fissa, facendoci sentire a disagio. Non è un modo educato e gentile di esprimersi, ovviamente, perché sottolinea tutto il fastidio e l’insofferenza che questa situazione provoca in noi.
    Esempi:
    Scusa, che vuoi, una foto? No perché mi fissi da un’ora e non mi sembra di conoscerti…
    Dai, poi vediamo… / Poi vediamo, dai… Espressione usata per mantenersi vaghi quando si vuole evitare di dare una risposta certa e precisa. La si usa come risposta a una domanda scomoda, alla quale preferiamo non rispondere per non offendere o rattristare l’interlocutore, e quindi preferiamo rimandare a un secondo momento la questione.
    Esempi:
    Ah state organizzando una vacanza? Ah grazie per avermi invitata! Eh… Poi vediamo dai… Devo valutare un po’ di cose e vi faccio sapere!
    Se puoi lavorare per noi? Non so ora… È possibile, devo parlare con qualcuno… Dai, poi vediamo…
    No vabbè… Indica che si è delusi, sconvolti, ma anche un po’ arrabbiati; non si sa cosa dire perché quello che si vede o si sente sembra assurdo, senza senso o poco realistico.
    Esempi:
    No vabbè… Vuoi andare al funerale con questo vestito rosso? Ma ti sembra normale?
    Ah quindi non avevi studiato nulla ma pretendevi di superare l’esame? No vabbè… Tu non sai cosa sia il sacrificio!
    Stammi bene! Si tratta di una formula di congedo molto molto usata dagli italiani al termine di una conversazione. Con questa espressione, facciamo capire all’altra persona che ci sta a cuore e che ci interessiamo alla sua salute.
    Esempi:
    Ciao Sara! Mi ha fatto molto piacere rivederti dopo così tanto tempo.
    15 min
  • Dialogo tra 2 Ragazze ITALIANE in un NEGOZIO di SCARPE: Parole ed Espressioni
    Avete bisogno di comprare un paio di scarpe in Italia ma non volete varcare la soglia del negozio impreparati? O magari siete semplicemente curiosi e felici di ampliare il vostro vocabolario italiano. In ogni caso, questo articolo fa per voi! Continuate a leggere per scoprire l'ampio lessico italiano delle scarpe. Ovvero tutte le parole ed espressioni da usare in un negozio di scarpe in Italia, ma anche in qualsiasi altro contesto. E allora...affrettatevi!
    LESSICO ITALIANO DELLE SCARPE
    Di seguito vi proponiamo un utilissimo dialogo ambientato in un negozio italiano durante una sessione di shopping di scarpe. Tra una battuta e l'altra troverete tutte le spiegazioni e definizioni necessarie per capire pienamente questa realistica conversazione informale in italiano. Inoltre, in fondo all'articolo vi aspettano le espressioni idiomatiche più comuni relazionate con le SCARPE e che gli italiani usano quotidianamente! Mi raccomando: leggete fino alla fine!
    G: Buongiorno.
    A: Salve! Mi dica pure: di cosa ha bisogno?
    G: Avrei bisogno di comprare delle scarpe da ginnastica.
    A: Ha delle preferenze? Marche, colore, prezzo…
    G: La marca non è importante per me, ma vorrei un paio bianco, se fosse possibile. Ho bisogno di abbinarle alla mia tuta nuova di zecca!
    A: Certamente! Ne abbiamo una vasta scelta.
    G: Ancora una cosa: non vorrei spendere una fortuna! Magari sugli 80 euro, se fosse possibile.
    A: D’accordo, ha fatto bene a dirmi il suo budget. Vado in magazzino e le porto delle opzioni!
    G: Perfetto!
    E ora, prima di proseguire con il dialogo, facciamo un po’ di chiarezza. Leggendo il dialogo, avrai notato che io, come cliente, avevo bisogno di comprare delle scarpe da ginnastica. Ma queste sono solo una delle tante tipologie di calzatura.
    Le tipologie sono tantissime: ecco le più comuni!
    Le scarpe da ginnastica
    Le scarpe col tacco
    Le ballerine
    I sandali
    Le infradito
    I mocassini
    Gli anfibi
    I sabot
    Le stringate/francesine
    Gli stivaletti (alla caviglia)
    Gli stivali
    Chiedendo alla commessa una di queste tipologie, lei potrebbe porci la seguente domanda: “Ha delle preferenze?”. In effetti, per ogni tipologia ci sono modelli diversi, con caratteristiche variabili.
    Le scarpe sono due, perciò si parla di “un paio” di scarpe. Due paia di scarpe, tre paia e così via...
    La tuta non è esattamente una calzatura, ma spesso gli stranieri non sanno cosa sia, quindi ho pensato che fosse opportuno parlarne brevemente: si tratta di un completo formato da un pezzo di sopra (generalmente una felpa) e un pezzo di sotto (pantaloni della tuta) abbinati tra loro. Esistono anche modelli di tuta uniti, usati sia per lavoro sia per piacere.
    Torniamo al dialogo...
    A: Dunque… Sugli 80 euro purtroppo non c’è molto… Sa, le scarpe da ginnastica buone sono costose. Ma c’è questo modello che verrebbe 78 euro grazie a uno sconto del 25%, perché è periodo di saldi.
    G: Mi piace molto!
    A: Che numero porta? Vediamo se c’è!
    G: Io porto il 39, ma spesso prendo il 40, per stare più comoda! Dipende dal modello.
    A: Dunque, ho solo il 40 infatti…
    G: Le provo! Per caso ha un calzascarpe? Sa, d’estate faccio sempre un po’ fatica a indossare le scarpe nuove.
    A: Certamente, lo trova sotto la poltrona.
    G: Sì! Calzano bene.
    A: Le sente comode?
    G: Camminando, sento che la suola è un po’ dura e mi fa un po’ male la pianta del piede.
    A: È normale perché sono nuove, ma non si deve preoccupare. Con il passare del tempo diventeranno più morbide.
    G: D’accordo. E senta, avreste dei lacci blu? Sa, così posso cambiarli quando ne ho voglia.
    A: Certo! Eccoli! Gradisce anche dei calzini?
    G: No, grazie. Quelli ce li ho.
    Come detto in precedenza, esistono molti tipi diversi di scarpe, ma ognuno di questi ha dei modelli differenti. Per esempio, se consideriamo la tipologia dei sandali, possiamo avere i modelli di sandalo basso,
    16 min
  • I Verbi Modali in Italiano: 5 ERRORI comuni
    In questa lezione parleremo di un argomento molto importante della grammatica italiana: i verbi modali. I verbi modali italiani (volere, dovere, potere e sapere), come in molte altre lingue, sono dei verbi un po’ speciali: possono essere usati autonomamente o seguiti dall’infinito di un altro verbo e ognuno di loro ha delle specifiche sfumature di significato. Inutile dire che sono molto comuni e sono utilizzati centinaia di volte al giorno. Però, proprio perché sono così comuni, è importante usarli correttamente. E non sempre è facile. In particolare, in questo video vedremo insieme 5 degli errori più comuni commessi con i verbi modali.
    I 5 errori più comuni con i verbi modali
    1. POSSO CANTARE o SO CANTARE?
    Uno degli errori più frequenti commessi con i verbi modali riguarda la confusione che gli stranieri fanno tra POTERE e SAPERE.
    In particolare, molti utilizzano il verbo “potere” al posto di “sapere” quando si parla di un’abilità.
    Esempi:
    Io posso cantare molto bene
    Mia madre può cucinare divinamente
    Voi potete ballare il tango argentino
    Ma perché questo è sbagliato? Vediamo nel dettaglio il significato dei due verbi:
    Potere è utilizzato quando la capacità di svolgere o meno un’attività dipende dalla volontà di altre persone o da circostanze, restrizioni, obblighi esterni (ES: Giovanni non può nuotare perché la piscina è chiusa —> la chiusura della piscina diventa una circostanza esterna che non gli consente di svolgere un’attività)
    Sapere è usato per descrivere una capacità o un’abilità che qualcuno possiede perché l’ha acquisita nel tempo. In altre parole, quando parliamo di qualcuno che ha imparato a fare qualcosa (ES: Giovanni sa nuotare molto bene perché frequenta la scuola di nuoto da quando aveva 5 anni)
    Facciamo un esempio finale per capire bene la differenza:
    Giovanni sa nuotare, (abilità acquisita nel tempo)
    ma dato che la piscina è chiusa, (circostanze esterne)
    oggi non può nuotare.
    2. SAI LUCA?
    Un altro errore ricorrente è usare il verbo sapere al posto del verbo conoscere, in particolare quando si parla di persone.
    Però, in realtà i due verbi si usano in casi molto specifici, quindi non vanno mai scambiati.
    In particolare, quando si tratta di persone, non bisogna avere dubbi su quale verbo è più corretto utilizzare in italiano: si usa solo e sempre “CONOSCERE”.
    Esempi:
    Conosco Lucia da molti anni.
    Finalmente i genitori di Stefania hanno conosciuto il suo fidanzato.
    Inoltre, si usa CONOSCERE per indicare che si ha una buona conoscenza di luoghi, cose, concetti perché sono stati visti, studiati, esplorati.
    Esempi:
    Conosce tutte le poesie di Pascoli a memoria.
    Conosco bene la città di Firenze perché ci ho vissuto per molti mesi.
    Conosci un buon ristorante da queste parti?
    Come si può vedere, CONOSCERE è sempre e solo seguito da un SOSTANTIVO, un nome. Mai da un verbo.
    SAPERE, invece, indica che si è a conoscenza di qualcosa (fatti, informazioni, notizie), per caso o per determinate circostanze.
    A differenza di CONOSCERE, SAPERE può essere seguito da un sostantivo ma anche da CHE/DI + un verbo.
    Esempi:
    So che vi siete parlati, ma non sono arrabbiata.
    Sanno di essere nel torto e per questo sono disposti a fare qualsiasi cosa.
    Non sappiamo gli orari dei treni: dovremmo cercarli sul sito.
    3. DIMENTICARE IL SECONDO SIGNIFICATO DI "DOVERE"?
    Un altro errore molto comune è quello di pensare a “dovere” solamente come un verbo modale.
    In realtà, DOVERE ha anche un secondo significato, cioè: avere l’obbligo di fare qualcosa o essere tenuti a svolgere una certa attività perché si è in debito con qualcuno da cui si è avuto qualcosa e ci si vuole sdebitare.
    Esempi:
    Grazie per aver comprato i biglietti anche per noi: ti dobbiamo un favore!
    Quanto le devo per la riparazione della mia auto?
    Forse non te ne sei accorto, ma ti devo la vita!
    Con questo significato,
    17 min
  • Alternative alla parola “TANTO”: impara a parlare Italiano!
    La parola “tanto” è molto frequente in italiano... fin troppo! È giunto il momento di variare un po' e in questo articolo scoprirai tutti i modi per sostituirla, in base al significato che esprime.
    Alternative a TANTO in italiano
    Prima di cominciare, facciamo chiarezza: quando si usa la parola "tanto"? E cosa esprime?
    TANTO si utilizza per:
    riferirsi a qualcosa (sostantivo) che si presenta in grande quantità (in questo caso, concorda con il sostantivo in genere e in numero); per enfatizzare, rendendolo più intenso, un avverbio o un aggettivo (in questo caso, resta invariato); per riferirsi ad un’azione (verbo), sottolineandone la grande frequenza o intensità (anche in questo caso resta invariato).
    Esempi:In biblioteca ci sono tanti libri. [sostantivo]Oggi sono tanto nervoso, non me ne va bene una! [aggettivo]Lucia e Marco si amano tanto e presto si sposeranno. [verbo]
    Per creare ancora più enfasi, “tanto” può essere accompagnato da veramente, davvero, oppure si usa la forma al superlativo tantissimo.Esempi:Ieri mi sono divertita veramente tanto!Sono davvero tanto contenta di averti conosciuto.La lezione di storia non mi è piaciuta: mi sono annoiata tantissimo.
    Vediamo ora come si potrebbe sostituire TANTO!
    MOLTO - ASSAI - PARECCHIO
    Queste alternative hanno la stessa funzione di “tanto” e possono essere utilizzate negli stessi contesti e negli stessi modi.
    Esempi:Le lezioni di musica mi appassionano assai! [verbo]Il negozio è fornitissimo: ci sono molti capi di abbigliamento tra cui scegliere. [sostantivo]Penso che le tue parole siano parecchio offensive. [aggettivo]Dovete rispondere molto attentamente! [avverbio]È assai difficile riuscire ad avere un appuntamento col direttore! [aggettivo]Luca ha comprato parecchi libri, ma non ne ha letto nessuno. [sostantivo]
    “Molto” e “parecchio” concordano con il sostantivo se si riferiscono a un sostantivo, proprio come “tanto”. “Assai” invece resta sempre invariato, a prescindere dalla parola che accompagna.
    UN SACCO - UN BOTTO - UNA MAREA - UN CASINO
    Queste alternative a “tanto” sono estremamente informali, perciò si usano soprattutto in contesti colloquiali, quando si parla con amici, parenti e persone che si conoscono molto bene.
    Esempi:Ci siamo divertiti un casino alla festa di Stefano. [verbo]Ho una marea di compiti da finire per domani! [sostantivo]Abbiamo camminato un botto ma ne è valsa la pena! [verbo]Alla protesta sono venute un sacco di persone. [sostantivo]
    Dagli esempi si possono dedurre alcune cose molto importanti:
    1 - Queste alternative (un sacco, un casino, un botto e una marea) si usano sempre in riferimento a un sostantivo o un verbo. Il loro uso in riferimento a un aggettivo o un avverbio è molto, molto raro.
    2 - Quando queste alternative si riferiscono a un sostantivo, devono essere seguite dalla preposizione DI (un sacco di persone, una marea di compiti)
    3 - Un dubbio molto frequente tra gli studenti di italiano in merito a queste espressioni è: dopo “un sacco di + sostantivo plurale” (es. un sacco di persone) ci vuole il verbo singolare (perché “un sacco” è singolare) o il verbo plurale (perché il sostantivo è plurale)?
    Qui si fa di solito una CONCORDANZA A SENSO.
    Cosa significa? Significa che non si rispettano le regole grammaticali di concordanza, ma si segue piuttosto il senso, privilegiando le parole che danno il significato generale alla frase.Perciò, il verbo concorderà con il sostantivo “principale”, quello dopo la preposizione DI.
    Esempi:Una marea di persone vanno in spiaggia a Ferragosto.Un sacco di studenti hanno scelto di iscriversi al nostro corso.
    IN ABBONDANZA
    Questa alternativa si usa solo in riferimento a sostantivi o verbi.
    Esempi:Puoi cenare da noi: c’è cibo in abbondanza, da sfamare un esercito! [sostantivo]Hai giocato in abbondanza con i tuoi amici. È il momento di tornare a casa e fare i compiti! [verbo]
    12 min
  • Sorbillo vs Briatore: Sfida tra le 2 Pizze più Famose d’Italia (la nostra Esperienza e Recensione)
    Indovinate su cosa è nato un acceso dibattito in Italia? Sulla pizza ovviamente! Il piatto italiano più conosciuto e amato in tutto il mondo, che ebbe però origine della città di Napoli, dove era diffuso tra i più poveri. Secondo una famosa leggenda in questa città nacque la pizza Margherita, che fu chiamata così in onore della regina Margherita di Savoia e condita con i colori della bandiera italiana (la mozzarella bianca, il basilico verde e il pomodoro rosso). Da quel giorno molti pizzaioli si sono sbizzarriti anche con creazioni più fantasiose rispetto alla pizza tradizionale o con versioni “gourmet”  per cene di lusso. È il caso, per esempio, della pizza che si può mangiare nei ristoranti di Flavio Briatore, venduta a prezzi talmente alti da aver ricevuto  molte critiche e scatenato qualche litigio tra gli amanti italiani della pizza.
    Gino Sorbillo vs Crazy Pizza
    Chi è Flavio Briatore?
    Si tratta di un imprenditore italiano, per l’esattezza piemontese, conosciuto principalmente per essere stato a capo della Formula1, ma che possiede anche una catena di ristoranti e locali di lusso. Tra questi anche tre pizzerie chiamate Crazy Pizza: una a Porto Cervo, una a Roma e una a Milano, inaugurata poco fa in una delle zone più alla moda della città.
    La caratteristica di questa pizza un po’ particolare è quella di avere un impasto sottile e croccante senza lievito, condito con, in parole di Briatore “i migliori ingredienti disponibili sul mercato”. Sia a Roma che a Milano i prezzi sono in effetti molto alti: vanno dai 13 euro per una Margherita ai 60 euro per una pizza con qualche fetta di Pata Negra, un famoso prosciutto spagnolo. Molte persone lo hanno criticato per questo motivo, dicendo che prezzi simili sono ridicoli per una pizza.
    Gino Sorbillo e la pizza "dei vicoli poveri della città"
    Nel dibattito è intervenuto anche Gino Sorbillo, un famoso pizzaiolo napoletano che negli anni si è trasformato anche in un ambasciatore della pizza italiana nel mondo. Nato a Napoli nel 1974, Sorbillo viene proprio da una famiglia di maestri pizzaioli. Pensate che suo nonno, Luigi Sorbillo, ha avuto 21 figli e sono diventati tutti pizzaioli!
    Oltre alle storiche pizzerie di Napoli, sono sue molte pizzerie in Italia e nel mondo, di cui ben 4 proprio a Milano:  “Lievito Madre” vicino al Duomo, “Gino Sorbillo Olio a Crudo”,  il piccolo locale “Antica pizza fritta da zia Esterina Sorbillo” e l’ultima, “Sorbillo Isola”, inaugurata a dicembre 2021. Insomma, ai cittadini milanesi piace molto la pizza napoletana di Sorbillo. Nei suoi ristoranti è vietato prenotare e per questo motivo si trova sempre molta fila, soprattutto a Napoli ma anche a Milano.
    Il pizzaiolo difende l’idea di una pizza “dei vicoli poveri delle città”, ovvero una pizza molto grande, che sazia e che tutti possono permettersi.  La base della sua pizza è quella tradizionale napoletana che viene chiamata anche “a ruota di carro”, ma oltre alle pizze tradizionali propone anche esperimenti con nomi più fantasiosi, sempre con ingredienti di qualità. A Napoli una Margherita o una Marinara costano € 3,50. Nei suoi ristoranti milanesi anche i prezzi della sua pizza si adattano in realtà al costo della vita, che nella città del Nord Italia è più alto, ma restano comunque molto più bassi rispetto a quelli della pizza venduta da Briatore: una pizza Antica Margherita costa € 8,30, mentre le pizze con più ingredienti massimo € 12.
    Il dibattito tra Flavio Briatore e Gino Sorbillo
    Tra i due personaggi è nato così un dibattito tra “pizza gourmet” e “pizza del popolo”.
    Tutto è iniziato quando Briatore ha risposto alle critiche per i suoi prezzi alti con una frase provocatoria, dicendo che se un pizza è buona non può costare 4 o  5 euro. “Cosa mettono dentro queste pizze?” si è chiesto l’imprenditore con un lungo video pubblicato su Instagram, nel quale sosteneva che per poter pagare l’affitto, lo stipendio dei dipendenti e comprare ingredi...
    16 min

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