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Le auto elettriche sono considerate importanti da Bruxelles per contribuire alla diminuzione delle emissioni globali di CO2. Cina, Stati Uniti, Ue, India, Russia e Giappone sono le economie che emettono più CO2 al mondo. Insieme, nel 2021 rappresentavano il 49,2% della popolazione mondiale, il 62,4% del Pil globale, il 66,4% del consumo di combustibili fossili e il 67,8% delle emissioni globali di CO2 fossile. A marzo del 2023 i ministri dell'energia Ue hanno approvato il regolamento che prescrive lo stop ai motori endotermici per le auto e i furgoni nuovi a partire dal 2035. Ciò sulla scorta di una dichiarazione della Commissione che stabilisce di fatto una specie di deroga per i motori endotermici alimentari da carburanti sintetici. L'Italia si è astenuta (dopo aver indicato fino al giorno prima che avrebbe votato contro). Se da una parte la transizione all'elettrico porta benefici all'ambiente, dall'altra ha ripercussioni sulla filiera dell'automotive. Soprattutto perché Bruxelles ha deciso di legarsi ad un'unica tecnologia per attuare la transizione. Lo stop a diesel e benzina mette più a rischio l'industria italiana: sono 70 mila i posti a rischio. Se per costruire un motore termico sono necessarie 100 persone, per realizzarne uno elettrico ne bastano 25. I tre quarti degli attuali addetti diventano inutili. La batteria è il componente chiave per le auto elettriche. E quando si parla di batterie auto, non si può non parlare di Cina, da sempre maggiore produttore al mondo. Inoltre, tra le alternative al motore termico figura l'idrogeno.
Ne parliamo con:
Luigi Paganetto, economista e presidente onorario Fondazione Tor Vergata
Francesca Gostinelli, CEO Enel X
Michele Costabile, professore ordinario di Marketing e direttore di Luiss X.ITE , Centro di Ricerca su Tecnologie e Comportamenti di Mercato
Giovanni Primo Quagliano, presidente del centro studi Promotor
Luigi Crema, presidente Hydrogen Europe Research
By Radio 244.9
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Le auto elettriche sono considerate importanti da Bruxelles per contribuire alla diminuzione delle emissioni globali di CO2. Cina, Stati Uniti, Ue, India, Russia e Giappone sono le economie che emettono più CO2 al mondo. Insieme, nel 2021 rappresentavano il 49,2% della popolazione mondiale, il 62,4% del Pil globale, il 66,4% del consumo di combustibili fossili e il 67,8% delle emissioni globali di CO2 fossile. A marzo del 2023 i ministri dell'energia Ue hanno approvato il regolamento che prescrive lo stop ai motori endotermici per le auto e i furgoni nuovi a partire dal 2035. Ciò sulla scorta di una dichiarazione della Commissione che stabilisce di fatto una specie di deroga per i motori endotermici alimentari da carburanti sintetici. L'Italia si è astenuta (dopo aver indicato fino al giorno prima che avrebbe votato contro). Se da una parte la transizione all'elettrico porta benefici all'ambiente, dall'altra ha ripercussioni sulla filiera dell'automotive. Soprattutto perché Bruxelles ha deciso di legarsi ad un'unica tecnologia per attuare la transizione. Lo stop a diesel e benzina mette più a rischio l'industria italiana: sono 70 mila i posti a rischio. Se per costruire un motore termico sono necessarie 100 persone, per realizzarne uno elettrico ne bastano 25. I tre quarti degli attuali addetti diventano inutili. La batteria è il componente chiave per le auto elettriche. E quando si parla di batterie auto, non si può non parlare di Cina, da sempre maggiore produttore al mondo. Inoltre, tra le alternative al motore termico figura l'idrogeno.
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Luigi Paganetto, economista e presidente onorario Fondazione Tor Vergata
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