PIOMBINO è stata elevata a Principato alla fine del Cinquecento.
Così, per molti secoli, e attraverso tante vicende, Piombino restò come un'altra minuscola San Marino: e questo spiega come, seppure risentisse di Pisa, non appare proprio, anche per quel po' di arte che sia rimasto, terra Pisana.
Due passi da Piombino, FOLLONICA è, si voglia o no, terra Senese e voleva entrare nella provincia di Siena, staccandosi da Grosseto, ma non ce l'ha fatta.
Ma i senesi ci vanno lo stesso a fare i bagni, e Follonica sa industriarsi per rendersi sempre più sgradevole.
Già non possedeva grandi bellezze, ma la spiaggia, il golfo-lunato con Punta Ala da una parte e Piombino dall'altra.
Ed ecco che hanno costruito le case sulla spiaggia, e la passeggiata al mare è una passeggiata di tetti: il mare si vede appena sopra le tegole, come la corda tesa per il salto in alto.
Ecco in che modo si è conciata Follonica, e perfino un grattacielo, provinciale, sgradevole e che si vede da tutte le parti.
Credevo proprio non ci fosse nient'altro da osservare oltre queste edilizia sguaiata invece ecco che scappa fuori un monumento così curioso che è impossibile tacerne.
È la chiesa, diavolo, dedicata a San Leopoldo.
La chiesa ha tutto il pronao in ghisa, con un fregio, colato in ghisa, nel tenero ostile del Bartolini, che non sembra vero, sembra di sognare che sia in quella materia invece che nel marmo gelido e funerario che il tempo predilesse.
È stata una bella idea di portarmi a SCARLINO: non ci avrei mai pensato, non ricordavo quanto fosse storico il luogo.
Salirci e come arrampicarsi sul vello di una pecora, tanto son finiti gli ulivi, densi scuri, quest’ulivi leccini della Maremma.
Si arriva ad un paesino tutto rimpastato nell'Ottocento, con le sue finestrine, i suoi portoncini, quel decoro che in Toscana sa sempre di fagioli lessi e di buongiornoalei.
In fondo è bene che il nome di POPULONIA sia rimasto solo a quel minuscolo paesino in alto sul promontorio, col suo cassero, il suo maschio, le sue stradette pulite, e sotto, i boschi e tanti ulivi.
È bene che, sul mare, abbia cambiato nome e si chiami Baratti, un nome qualunque, da tre braccia una lira, e anche un po’ cialtrone, come si addice al tono della Maremma.
Ma quando si arriva là, si resta senza fiato.
A SUVERETO c'è lo stupido grattacelino che sconcia il profilo povero e antico del paese.
Poi, subito all'ingresso, una chiesetta sul genere del San Giovanni di Campiglia, forse più antica, ma meno ornata.
Ma il paese è grazioso.
In alto ha un Palazzo Comunale con una scala esterna assai bella, nel disinvolto uso di archi di vario raggio e di colonne ora più alte ora più basse.
E poi diverse case che rivelano la struttura tipica delle case-torri pisane, con i montanti di pietra e fra mezzo le finestre, polifore a Pisa, modestamente bifore a Suvereto.
Luoghi narranti narrati e citati: Elba (isola) - Isola d’Elba (storia) - Cavoli (spiaggia) - Rodi (isola) - Piombino - Porto Azzurro (Portolongone) - Follonica - Scarlino - Cala Martina - Populonia - Baratti - Maremma - Tomba dei Carri (Necropoli di Populonia) - Campiglia Marittima - Suvereto - Massa (Marittima) - S. Gimignano - Certaldo
Viaggi, saggi e paesaggi, gente, anche, famosa o comune, usi e costumi, sentimenti e ragionamenti. Visite in luoghi ancora intatti e superbamente restaurati, o nostalgia per incanti evocati e scomparsi, violati da cementi infami. Dagli anni ‘50 agli anni ‘80 Cesare Brandi ha annotato in occasioni diverse le sue impressioni e considerazioni sull'arte e sull'ambiente in Italia.
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