abbiamo ascoltato le parole del profeta Malachia. Sono parole che ci guidano a riflettere sul dialogo e la fraternità tra i credenti, ma anche tra i credenti e i non credenti, di ogni popolo e nazione. E le leggiamo oggi, mentre ricordiamo il terzo anniversario del documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, sottoscritto da papa Francesco e dal grande imam Tayyeb.
Lo stesso profeta aveva affermato: «Dall’Oriente all’Occidente grande è il mio nome tra le genti». E ora dice: «Parlarono tra di loro i timorati di Dio».
Dunque, il profeta ci parla di un dialogo, un dialogo che nasce tra i timorati di Dio, che nasce tra i popoli dell’Oriente e dell’Occidente nel nome di Dio. Questo dialogo abbraccia le nazioni e suscita compiacimento nel Signore, che porse l’orecchio e li ascoltò. Anzi, questo dialogo è addirittura visto come un atto di devozione verso lo stesso Signore.
Sono parole importanti del profeta e le sentiamo come una grande intuizione anche per il nostro tempo. Gli uomini, le donne, i popoli, le nazioni, le religioni, quando dialogano, quando si parlano, quando cercano le vie della fraternità, provocano compiacimento nel Signore. Questo è quello che ci dice il profeta.
E nel documento della Fratellanza, proprio nel suo incipit, è scritto: «La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere».
Così le parole del documento sulla fratellanza. E allora la parola del profeta che abbiamo ascoltato in un certo senso ci conforta nell’anniversario di un tale evento, che è stato assunto come evento anche dall’assemblea delle Nazioni Unite, che ricorda proprio il giorno della Fratellanza Umana.
Nell’umiltà della nostra vita e della nostra storia ci sentiamo legati profondamente a tutto questo. Allo spirito di Assisi, e siamo impegnati a farlo crescere in ogni parte del mondo, al documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune.
In questi anni il mondo è tanto cambiato, ma la domanda di pace e di fraternità è forte in tante parti. È la domanda che ci parla del bisogno di una società in cui ci si riconosca finalmente come fratelli e sorelle. E in questo senso i timorati di Dio possono essi per primi riconoscersi fratelli e sorelle e lavorare per una società in cui si possa vivere insieme nella pace, nella fraternità, nel rispetto della dignità di ciascuno.
Questa è la nostra speranza ed è la nostra preghiera di questa sera.