Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato viene considerato l'inaugurazione della vita pubblica di Gesù, secondo il Vangelo di Luca. Esso esprime in un certo senso un programma di vita, quello di Gesù, il programma della sua misericordia, di una grazia che si riversa sul mondo. Gesù si reca nella Sinagoga di Nazaret e lì rivela il senso della sua missione, del suo essere fra noi; in lui si realizza la parola antica dei Profeti, che avevano annunciato l'anno di grazia del Signore, la buona notizia della grazia di Dio, che si sarebbe manifestata a cominciare dai poveri, dai prigionieri, dai ciechi, dagli oppressi. L'annuncio del capitolo 61 di Isaia è stato il programma di vita di Gesù, il suo Vangelo, e per questo a Nazareth dopo avere proclamato la parola profetica afferma:”Oggi si è compiuta questa scrittura, che voi avete ascoltato”. Il Signore è venuto fra noi a rendere presente, manifesta, la grazia di Dio, la gratuità del suo amore, che si realizza a cominciare da coloro che ne hanno più bisogno i poveri, deboli, i malati e gli oppressi. Ma la grazia di Dio stupisce, come stupì coloro che ascoltarono Gesù. Come è possibile, infatti, un amore del tutto gratuito? Una grazia che chiede solo di essere accolta, che non esige il contraccambio, che non è misura, calcolo, rivendicazione, ricompensa, che non implica una giustizia retributiva, che da a ciascuno secondo i meriti e le azioni? E’ possibile amare in maniera gratuita? Gli abitanti di Nazaret non ne erano convinti e anche noi tante volte assomigliano a loro, con i nostri orizzonti angusti. Ma la grazia è dirompente, non ti lascia come sei, ti fa uscire da te stesso e ti porta sugli orizzonti del mondo.