prof. Giustiniani reports

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prof. Giustiniani reports episodes

  • Verso una ripresa critica di temi e problemi del leopardismo filosofico
    Leopardi filosofo tra paesaggio e nulla: una rilettura critica del “leopardismo” 📌 nel nuovo episodio il prof. Pasquale Giustiniani propone una densa riflessione sul cosiddetto "leopardismo filosofico", rilanciato dai recenti convegni promossi dal Centro per la Filosofia Italiana. Al centro, non solo la poetica del paesaggio e il pessimismo cosmico del Recanatese, ma l’interrogazione sull’uomo moderno, la sofferenza come destino naturale, e il confronto – inedito e stimolante – con pensatori coevi come Vico, Gravina e con il neotomismo napoletano di Sanseverino. Un viaggio tra pessimismo poetico e filosofia speculativa, passando per Nietzsche, Schopenhauer, e il pensiero cristiano ottocentesco. Non mancano riferimenti alla questione dei resti di Leopardi a Fuorigrotta e alla controversa ricezione cattolica della sua opera. 🎙️ Un episodio che interroga la consistenza del nulla, la vocazione poetica, e la modernità del pensiero leopardiano nella crisi dell’oggi.
    15 min
  • Ideas Fall from the Sky. Giordano Bruno's Reform and Plato's Love
    The professor Pasquale Giustiniani introduces Giuseppe Ferraro's book, "Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone" (Ideas Fall from the Sky. Giordano Bruno's Reform and Plato's Love), a work that inaugurates the "La bottega delle idee" series, directed by Ferraro himself. The book compiles discourses originally delivered in Naples, transforming them into written text to reach a wider audience. Giustiniani emphasizes how Ferraro practices philosophy as "thinking while walking and walking while thinking," an approach aimed at "repairing the sky" and the soul, reassembling fragmented ideas to make sense of the world.The volume is divided into two parts: "The Reform of Giordano Bruno's Sky" and "Plato's Love." In the first part, Ferraro reinterprets Giordano Bruno's thought, particularly "The Expulsion of the Triumphant Beast," not only as a reform of the starry sky (in light of Copernican theory) but also as a reform of the soul and the collective imagination. Ferraro highlights how Bruno, through an "artifice/magic" that is philosophy itself, intervenes in the world to preserve life and proposes a symbolic geometry of the soul. The allegory of the main dialogue characters, including Saulino, the common man, and the addition of the Cillenian Ass symbolizing the universality of human asininity, are also mentioned.
    The second part of the book focuses on Plato's love, re-reading the "Symposium" and starting from a phrase dear to Aldo Masullo: "Love empties us of externality and fills us with intimacy." Ferraro connects this reflection to the contemporary tragedy of Giulia's murder, elevating it to a symbol of a "state tragedy" concerning social bonds. The role of Diotima in the "Symposium" is emphasized, a female figure who transcends binary reasoning and defines Eros as a demon, a philosopher who is "beautiful and good" precisely because he is neither in the traditional sense. The concept of love is explored as desire and lack, a movement that drives towards being, and the evangelical phrase "Noli me tangere" is invoked to express the inappropriability of beauty and the "tremendous" nature of love when it becomes possession.
    Giustiniani concludes his commentary by highlighting the return to the character of Metronatte, a Stoic philosopher mentioned by Seneca, who held lectures in Naples. Through Ferraro's book, the reader engages in a dialogue with various philosophical figures, reassembling "fragments of stars fallen from the sky to earth," in an operation that is both intellectual and profoundly human and political.

    19 min
  • Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone
    Il prof. Pasquale Giustiniani presenta il volume di Giuseppe Ferraro, "Le idee cadono dal cielo. La riforma di Giordano Bruno e l’amore di Platone", un'opera che inaugura la collana "La bottega delle idee" diretta dallo stesso Ferraro. Il libro raccoglie discorsi originariamente tenuti a Napoli, trasformandoli in testo scritto per raggiungere un pubblico più ampio. Giustiniani sottolinea come Ferraro pratichi una filosofia intesa come "pensare camminando e camminare pensando", un approccio che mira a "riparare il cielo" e l'anima, ricomponendo idee frammentate per dare un senso al mondo.
    Il volume è diviso in due parti: "La riforma del cielo di Giordano Bruno" e "L’Amore di Platone". Nella prima parte, Ferraro reinterpreta il pensiero di Giordano Bruno, in particolare "Lo spaccio della bestia trionfante", non solo come una riforma del cielo stellato (alla luce della teoria copernicana), ma anche come una riforma dell'anima e dell'immaginario collettivo. Ferraro enfatizza come Bruno, attraverso un "artificio/magia" che è la filosofia stessa, intervenga sul mondo per preservare la vita e proponga una geometria simbolica dell'animo. Viene anche menzionata l'allegoria dei personaggi dialoganti, tra cui Saulino, l'uomo comune, e l'aggiunta dell'Asino Cillenico che simboleggia l'universalità dell'asinità umana.
    La seconda parte del libro si concentra sull'amore di Platone, rileggendo il "Simposio" e partendo da una frase cara ad Aldo Masullo: "L’amore ci svuota di esteriorità e ci riempie d’intimità". Ferraro collega questa riflessione alla tragedia contemporanea dell'omicidio di Giulia, elevandola a simbolo di una "tragedia di Stato" che riguarda i legami sociali. Viene evidenziato il ruolo di Diotima nel "Simposio", una figura femminile che trascende il ragionamento binario e definisce Eros come un demone, un filosofo che è "bello e buono" proprio perché non è né l'uno né l'altro in senso tradizionale. Il concetto di amore viene esplorato come desiderio e mancanza, un movimento che spinge all'essere, e viene richiamata la frase evangelica "Noli me tangere" per esprimere l'impropriabilità della bellezza e la natura "tremenda" dell'amore quando si traduce in possesso.
    Giustiniani conclude il suo intervento evidenziando il ritorno al personaggio di Metronatte, un filosofo stoico di cui parlava Seneca, che teneva lezioni a Napoli. Attraverso il libro di Ferraro, il lettore si trova a dialogare con diverse figure filosofiche, ricomponendo "frammenti di stelle caduti dal cielo in terra", in un'operazione che è sia intellettuale che profondamente umana e politica.

    16 min
  • prodromi del Giubileo, la perdonanza di Papa Celestino. (P. Giustiniani)
    Il testo del professor Pasquale Giustiniani si concentra sui prodromi del Giubileo, con particolare attenzione alla "Perdonanza" di Papa Celestino V. Nel 1294, Celestino V istituì la Bolla della Perdonanza, concedendo indulgenza plenaria a chi si recava alla basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila. Questo evento è visto come un precursore del Giubileo, poi ufficialmente indetto da Bonifacio VIII nel 1300 con la bolla "Antiquorum habet fide relatio". Il testo esplora anche il contesto della decisione di Celestino, inclusa la sua relazione con Carlo II d'Angiò e il trasferimento delle reliquie della Santa Casa a Loreto. Infine, viene menzionata la bolla "Spes non confundit" di Papa Francesco, che ha indetto il Giubileo del 2025, sottolineando il tema della speranza. In sintesi, il testo traccia un filo conduttore dalla "Perdonanza" di Celestino V al Giubileo, evidenziando il significato di perdono e speranza nel contesto della tradizione cattolica.

    11 min
  • harbingers of the Jubilee, the pardon of Pope Celestine. (P. Giustiniani)
    Professor Pasquale Giustiniani's text focuses on the precursors to the Jubilee, with particular attention to the "Perdonanza" of Pope Celestine V. In 1294, Celestine V instituted the Bull of the Perdonanza, granting plenary indulgence to those who visited the Basilica of Santa Maria di Collemaggio in L'Aquila. This event is seen as a precursor to the Jubilee, officially called by Boniface VIII in 1300 with the bull "Antiquorum habet fide relatio." The text also explores the context of Celestine's decision, including his relationship with Charles II of Anjou and the transfer of the relics of the Holy House to Loreto. Finally, the bull "Spes non confundit" by Pope Francis, which called the 2025 Jubilee, is mentioned, emphasizing the theme of hope. In summary, the text traces a common thread from Celestine V's "Perdonanza" to the Jubilee, highlighting the significance of forgiveness and hope in the context of Catholic tradition.
    14 min
  • Per Nietzsche. Interpretazioni italiane di Pasquale Giustiniani
    Nel nuovo volume: per Nietzsche. Interpretazioni italiane (La Valle del Tempo, 2025), il filosofo Pasquale Giustiniani raccoglie una serie di saggi dedicati al pensiero di Friedrich Nietzsche, esplorato attraverso lo sguardo della cultura filosofica italiana. Il libro offre un viaggio affascinante tra le molte letture che, nel nostro Paese, sono state date dell’autore della “morte di Dio” e del superuomo: da quelle più classiche, che lo vedono come un radicale critico del cristianesimo, a quelle più recenti, che ne colgono la profonda attualità in chiave postmoderna. Al centro dell’opera, il nodo filosofico del nichilismo: quella crisi di senso che, secondo Nietzsche, attraversa la modernità e impone all’uomo la sfida di creare nuovi valori. Non mancano riflessioni sull’eterno ritorno, sulla volontà di potenza, e sul senso di una “filosofia al martello” che vuole abbattere le certezze per liberare nuove possibilità di esistenza. Il libro è anche l’occasione per riscoprire un episodio meno noto ma suggestivo della biografia nietzscheana: il soggiorno a Sorrento, nel 1876, dove il filosofo visse una delle sue stagioni più serene e produttive. Una cornice mediterranea che diventa simbolo di una riflessione profonda, solitaria e insieme aperta alla luce. Un testo utile a studiosi, ma anche a lettori curiosi e appassionati, che vogliono capire perché Nietzsche continua ad affascinare, dividere, inquietare. E perché la sua voce, ancora oggi, ci parla così da vicino. Fammi sapere se vuoi una versione ancora più breve o adattata per altri canali!
    15 min
  • For Nietzsche. Italian Interpretations by Pasquale Giustiniani
    **Friedrich Nietzsche in Sorrento. Italian interpretations of the philosopher of nihilism**
    In the new volume *Per Nietzsche. Interpretazioni italiane* (La Valle del Tempo, 2025), the philosopher Pasquale Giustiniani collects a series of essays dedicated to the thought of Friedrich Nietzsche, explored through the gaze of Italian philosophical culture. The book offers a fascinating journey through the many readings that, in our country, have been given to the author of the “death of God” and the superman: from the more classical ones, which see him as a radical critic of Christianity, to the more recent ones, which grasp his profound relevance in a postmodern key.
    At the center of the work, the philosophical crux of nihilism: that crisis of meaning that, according to Nietzsche, runs through modernity and imposes on man the challenge of creating new values. There is no shortage of reflections on the eternal return, on the will to power, and on the meaning of a “philosophy to the hammer” that wants to break down certainties to free new possibilities of existence.
    The book is also an opportunity to rediscover a lesser-known but evocative episode of Nietzsche’s biography: his stay in Sorrento, in 1876, where the philosopher lived one of his most serene and productive seasons. A Mediterranean setting that becomes a symbol of a profound reflection, solitary and at the same time open to the light.
    A useful text for scholars, but also for curious and passionate readers, who want to understand why Nietzsche continues to fascinate, divide, and disturb. And why his voice, even today, speaks to us so closely.
    18 min
  • Il ruolo dei cattolici nella costruzione dell’Italia repubblicana
    Per "la nova incontra" Antonio Bassolino: "il contributo di Berlinguer alla democrazia italiana", il professore Pasquale Giustiniani analizza il ruolo dei cattolici nella costruzione dell'Italia repubblicana, focalizzandosi in particolare sulle figure di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer e sul loro tentativo di convergenza politica.Il saggio inizia con una premessa che sottolinea l'importanza dell'articolo 32 della Costituzione italiana, relativo al diritto alla salute, come un "contro-limite" al potere statale, influenzato dal pensiero personalista di figure come Mounier e Maritain.Il primo capitolo, "Chiesa e modernità", ripercorre la storia del modernismo cattolico, con figure come Fogazzaro, Toniolo e soprattutto Romolo Murri, che auspicava un ruolo guida della Chiesa contro il liberismo e per una conciliazione tra Stato e Chiesa. Viene poi analizzato il pensiero di Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, e il contesto della dottrina sociale della Chiesa espressa nell'enciclica Rerum Novarum. Si evidenzia come Sturzo anticipò una "teologia della laicità", con una visione dialettica tra natura e grazia, Chiesa e mondo.Il secondo capitolo introduce il tema centrale del saggio: "Cattolici e costruzione dell'idea repubblicana", aprendo alla riflessione sulle figure di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.Il terzo capitolo è dedicato a Berlinguer. Viene descritta la sua evoluzione da figura "grigia" a leader carismatico del PCI, capace di un confronto aperto con la Chiesa cattolica. Si sottolinea la sua "questione morale", il bisogno di etica nella politica, e la sua idea di una "terza via" tra comunismo e socialdemocrazia, con una progressiva distanza dall'URSS. Un momento chiave fu il tentativo di "solidarietà nazionale" tra comunisti e cattolici, promosso da Berlinguer. Viene ricordato anche il rispetto trasversale che suscitò la sua figura, culminato nell'omaggio di Giorgio Almirante durante la camera ardente.Il quarto capitolo si concentra su Aldo Moro. Viene ripercorsa la sua precoce carriera politica e il suo ruolo nella FUCI e nella redazione del "Codice di Camaldoli", un importante documento di preparazione all'Italia post-fascista. Si evidenzia il suo impegno nella Resistenza e nella ricostruzione del Paese, con una forte attenzione alla formazione delle coscienze democratiche. Viene descritta la sua ascesa politica nella Democrazia Cristiana e la sua visione di superamento delle divisioni politiche. Tra il 1975 e il 1976, Moro elaborò l'idea di una "terza fase per la Democrazia Cristiana" orientata a una "democrazia dell'alternanza". Il capitolo si conclude con il tragico evento del suo rapimento e assassinio nel 1978, mentre si stava per presentare il governo di solidarietà nazionale.La conclusione del saggio sottolinea come Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, pur provenendo da orientamenti politici diversi, abbiano incarnato due esistenze che si sono incrociate nel tentativo di costruire un bene comune e rafforzare l'identità repubblicana. Questo avvenne nel contesto del lento processo di unificazione italiana e alla luce della Costituzione, che riconosce anche gli accordi con la Chiesa cattolica. Vengono ricordati gli anni del "compromesso storico" e la campagna moralizzatrice di Berlinguer. Infine, si menziona il pontificato di Paolo VI, con il suo "vento nuovo del concilio", come sfondo di questo tentativo di avvicinamento. Il professor Giustiniani conclude evidenziando l'importanza ancora attuale del binomio etica-politica e politica-cultura per costruire un consenso duraturo e una visione del mondo solida.
    28 min
  • Clero ed abusi sessuali, di Ennio Tardioli
    Mi complimento per il volume di ENNIO TARDIOLI, Clero e abusi sessuali. Fra diritto canonico e diritto secolare, presentazione di Luigi Sabbarese, cs, Gruppo editoriale Tab s.r.l., Roma 2024. Egli scrive: «Questo lavoro, dal titolo Clero e abusi sessuali. Fra diritto ca­nonico e diritto secolare, analizza la tematica alla luce della normativa italiana e canonica» (p. 19). Il volume mi sembra lineare, informato e molto utile per chi studia i problemi della tutela dei minori e delle persone particolarmente vulnerabili, sotto gli aspetti giuridici e canonistici, con chiare implicazioni teologico-pastorali. Certamente è un libro che risponde all'obiettivo espresso da p. Sabbarese: "La consapevolezza deve condurre a un cambiamento di paradigma culturale, antropologico e teologico, che considera l’abuso di potere, di coscienza e sessuale nella Chiesa come una violazione dei comandamenti di Dio e della dignità della persona: ogni abuso intacca il fondamento della fede e svuota le vittime della fede in Dio, della fiducia nei suoi ministri e della fiducia in sé stessi". Tardioli così sintetizza la sua fatica editoriale: «Il capitolo primo consta di tre paragrafi in cui analiz­zeremo il tema degli abusi sessuali prima in generale, poi secondo il diritto penale italiano ma solo nella parte sostan­ziale senza riferimenti al diritto processuale avendo esclusi­vamente lo scopo di spiegare i termini della questione» (p. 20). Si precisa la nozione di minore e di abuso, alla luce della legislazione europea e italiana, delle principali teorie psicologiche e psichiatriche, osservando che «il Legislatore [italiano] del 1996 ha collocato i de­litti contro la libertà sessuale fra i delitti contro la libertà personale, cioè nel Libro II, Titolo XII, Capo III del c.p.» (p. 27). A sua volta, il diritto penale canonico nato dal Vaticano II era considerato troppo “garantista” perché poneva l’accento sul­la tutela dell’accusato rendendo quasi impossibili le condan­ne, di conseguenza si convenne con Giovanni Paolo II che era necessario attribuire il delitto di pedofilia alla compe­tenza esclusiva dell’allora CDF con la dicitura Delicta maiora contra fidem per poter comminare la pena della dimissione dallo stato clericale ai sacerdoti colpevoli, in quanto questo delitto danneggiava anche la fede. Osserva Tardioli: « In verità più che di delicta graviora bisognerebbe parlare di delicta reservata in quanto con la prima espressione si in­tende solo una particolare categoria di crimini relativi alla morale e alla celebrazione dei sacramenti ricompresi nei de­licta reservata» (p. 136), tra i quali vi sono, appunto «quelli contra mores sono: il delitto contra sextum com­messo da un chierico con un minore di diciotto anni cui viene equiparato colui che abitualmente ha un uso imperfetto di ragione; l’acquisizione, la detenzione e la divulgazione a fine di libidine di immagini porno­grafiche di minori al di sotto di diciotto anni da parte di un chierico in qualunque modo e con qualunque mezzo» (pp. 137-138). Tardioli sceglie di delimitare «il campo di indagine alle sole fattispecie di pedofilia e di pedopornografia» (p. 138) «Nel capitolo secondo, formato da quattro paragrafi, è esposta la normativa canonica sui delitti in parola, inseren­dola nel panorama più ampio della riforma del diritto pe­nale canonico voluta da Papa Francesco con la costituzione apostolica Pascite gregem Dei del 23 maggio 2021, entrata in vigore per la Chiesa latina l’8 dicembre 2021» (p. 20), La convinzione, condivisibile, di Tardioli: «È ancora attuale il diritto penale nella vita della Chiesa? La risposta è affermativa in quanto la Chiesa come società vi­sibile è costituita da uomini che per natura sono inclini al male a causa del peccato originale che ne ha indebolito la volontà, e perciò ha bisogno di norme coercitive per poter far fronte a delitti canonici che colpiscono la vita della co­munità ecclesiale» (p. 79). Il diritto penale va collocato nell’orizzonte della Curia romana e del diritto penale nella Chiesa, che riguarda sia clero che laici. Presso il Dicastero per la dottrina della fede, è stata istituita anche la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, «il cui compito è fornire al Romano Pontefice consiglio e consulenza e altresì proporre le più opportune iniziative per la salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili assistendo Vescovi, Eparchi, Conferenze Episcopali e Strutture gerarchiche del­le Chiese Cattoliche Orientali in questo ambito» (p. 135). «Infine nel capitolo terzo abbiamo esposto la normativa che la Chiesa italiana si è data per far fronte ai casi di abuso sessuale, esaminando il contesto ecclesiale compreso il Primo Report sugli abusi commessi dal clero italiano nel biennio 2020-2021 e l’evoluzione delle direttive in cui sono nate le vigenti Linee guida della CEI per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili aggiornate nel 2023» (p. 21). Da parte mia, ricorderò certamente l’aggiornamento della definizione di minore e di persona vulnerabile, finalizzata a configurare esplicitamente i casi di abuso, come si è avuto con la Lettera apostolica in forma di motu proprio Vos estis lux mundi (7.5.2019)[1], che definisce al par. 2 dell’art. 1: «a) “minore”: ogni persona avente un’età inferiore a diciott’anni o per legge ad essa equiparata; b) “persona vulnerabile”: ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa; c) «materiale di pornografia minorile»: qualsiasi rappresentazione di un minore, indipendentemente dal mezzo utilizzato, coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, e qualsiasi rappresentazione di organi sessuali di minori a scopi di libidine o di lucro». Che il Magistero della Chiesa avesse preso piena coscienza che non si possano più seguire strade evasive, ma che si dovesse, per così dire, “prendere il toro per le corna”, lo si constatava già prima di papa Francesco, esattamente nell’anno 2010, allorché fu pubblicata un’intervista sui “temi caldi” nei primi cinque anni da Papa del già professore di teologia Joseph Ratzinger (intervistato già due volte nel 1996 e nel 2000 da Peter Seewald), il quale era stato chiamato al pontificato il 19 aprile 2005. Un testo, questo[2], che fu comunque autorizzato da Benedetto XVI, il quale «non ha, modificato la parola pronunciata ma apportato solo piccole correzioni»[3]. Un punto molto delicato, anche teoreticamente, che ritorna in diverse parti dell’intervista di Ratzinger, è quello di collocare anche il caso degli abusi sessuali all’interno di un nuovo orizzonte relativo ai rapporti tra Chiesa e modernità, tema che rappresenta quasi un commento e una precisazione di quanto già scritto nella Spe salvi. La modernità, criticata a Seewald dal Pontefice, è prevalentemente quella del mondo occidentale, laddove c’è una certa avversione, anzi ostilità, per la Chiesa[4] e, in alcune nazioni (come la Germania), per la persona stessa del Papa: «è un fatto, una realtà e fa parte del Cattolicesimo del nostro tempo che nella Germania cattolica esista un numero considerevole di persone che, per così dire, aspetta solo di poter colpire il Papa»[5]; quella medesima modernità che «ha cercato la propria strada guidata dall’idea di progresso e da quella di libertà»[6], senza tener però conto della deriva che intende questo rilevante dinamismo umano «come libertà di poter fare tutto»[7], nonché del rischio che il progresso potrebbe essere anche distruttivo allorché utilizzasse il potere della conoscenza senza tener presente la sua rilevanza etica e procedesse «privo di fondamenta morali»

    8 min
  • Salerno. Literary Cenacle. Caravaggio, Crowning with Thorns and Ecce Homo
    Salerno. Literary Cenacle. 
    Caravaggio, Crowning with Thorns and Ecce Homo
    (Contribution by Pasquale Giustiniani)
    Two paintings by Caravaggio on the first and sixth stations of the Via Crucis
    First station – Jesus condemned to death – “Ecce Homo”.
    The theme of Ecce Homo is inspired by the passage from the Gospels. Pontius Pilate exposed Christ to the people of Jerusalem who were asking for his condemnation. The Roman prefect absolved Jesus from the accusations of having plotted against the authority of Rome but the Jewish ecclesiastical hierarchies accused him of blasphemy. Ecce Homo, (Behold the man), is the title of the work that takes up the words used by Pontius Pilate to indicate Christ to the crowd. Before the exposure, a soldier placed a torn cloth on Jesus’ shoulders, a crown of thorns on his head and a reed in his hands. With these objects the prisoner was presented in a derisive manner as the king of the Jews.
    Sixth station: the injustice of the condemnation is added to the outrage of the flagellation. Delivered into the hands of men, the body of Jesus is disfigured. That body received from the Virgin Mary, who made Jesus "the most beautiful of the sons of men", who dispensed the anointing of the Word - "from your lips flows grace" (Ps 45:3) -, is now cruelly lacerated by the whip. The face transfigured on Tabor is disfigured in the praetorium: the face of one who, insulted, does not answer of one who, beaten, forgives of one who, enslaved without a name, frees those who lie in slavery.
    - The last seven words of the Crucifix.
    Roberto Bellarmino, a Jesuit who twice risked becoming Pope, in the last years of his life, at the end of the month of Ignatian spiritual exercises, also wrote the De septem verbis a Christo in cruce prolatis: a meditation of strong spiritual charge on a theme dear to both devotion and music. Many composers have dedicated important works to it: from Franz J. Haydn to Saverio Mercadante to Sofia Guibadulina. Roberto Bellarmino was very devoted to the cross and, above all, to the crucifix. During his episcopate resident in Capua, which lasted from May 1602 to April 1605, and exactly on the day of the “invention of the Holy Cross” (at the time placed by the Liturgy on May 3), he held a beautiful sermon “in inventione crucis” (dating back to the beginning of May 1603 or, more likely, to May 3, 1604). He preached in the city of Marcianise, in oppido martianisii, a large agricultural center of the diocese of Capua, located in what the Romans had already called Leboria terra and, subsequently, called Terra di lavoro in Campania felix. Marcianise was the most suitable location for this Bellarminian sermon because from time immemorial it had consecrated, even architecturally, its devotion to the cross and the crucifix. In Marcianise, in 1564, a confraternity and chapel of S. Maria della Misericordia and del Monte di Pietà had arisen, linked precisely to the devotion to the crucifix, with a feast on May 3 (invention of the cross). Here, as in other parts of reformed Catholicism, an altar had been dedicated, in the cathedral, to the five wounds of the crucifix, where, on Good Friday, the so-called "three hours of agony" were preached (a custom that would persist uninterruptedly at least until the second Vatican council). In Bellarmine's spiritual writings, written in the last years of the cardinal's life, the fruit of as many month-long spiritual exercises, there is also a beautiful writing, emblematic of his peculiar spirituality and devotion to the crucifix, both theological and ascetic: I am referring to De septem verbis a Christo in cruce prolatis. Written in 1618, three years before his death, it is, like the others, a work of Bellarmine's maturity and therefore represents the fruit of a lifetime of study, reflection and prayer. The work, which is composed of two books, of 12 and 24 chapters respectively, is a reading and a meditation on the great 'book of the cross', as Bellarmine calls it, to 'explain the principal virtues of Christ crucified', 'perfect model of every virtue'. The A. takes into consideration 'the last discourse, composed of seven words, very short but very important, that the redeemer of the world addressed to all men from the cross, as from a very high chair'. The commentary on the individual words pronounced by Jesus on the cross is always preceded by a literal explanation that helps to understand their historical meaning, and then moves on to the teaching that derives from them and which consists in the 'fruits' that can be 'picked' from the tree of the cross.
    - Only two words in front of Caravaggio's canvases
    In the Bellarminian pamphlet, according to tradition, Christ pronounces seven expressions. We want to focus on the two that also inspired Caravaggio.
    First word: Father, forgive them for they know not what they do. Bellarmine writes: «Of the first three words, which concern others, the first is addressed to enemies, the second to friends, the third to relatives. The reason for this order is the following: charity first helps the most needy, and the most needy then were the enemies of Christ, and we too, disciples of such a great master, needed him to teach us love for enemies, which is more difficult and rarer than love for friends and relatives, which in some way is innate in us, grows with us and often becomes excessive».
    The fruit to be gathered from this first word is described in the following terms: "The naked body, exhausted by flagellations and the long journey, was exposed to public ridicule and cold, and its weight, with unheard of and continuous suffering, increasingly tore the wounds of his hands and feet, causing the good Lord at the same time many sufferings, as if they were so many crosses. And yet, O charity that surpasses all our knowledge, despising all this, as if he did not suffer at all, concerned only with the salvation of his enemies and wanting to remove from them the impending danger, he cries out to the Father: Father, forgive them. What would he do if those wicked men suffered and did not move an unjust persecution, if they had been friends, relatives, children, and not enemies, traitors, wicked parricides? O merciful Jesus, truly your charity surpasses all our ability to understand!" The last of the first three words, which concern love for one's neighbor, is this: "Behold your mother, behold your son." "From this third word, if we consider it well, many fruits can be gathered. First of all, the infinite desire of Christ to suffer for our salvation, so that redemption might be complete and abundant. Other human beings, in fact, when they die, especially by a violent, shameful and infamous death, make sure that their relatives do not witness it, so that the pain and sadness are not doubled by their presence. Christ, on the other hand, not content with his passion, moreover atrocious, painful and infamous, wanted his mother and his beloved disciple to be present and to stand at the foot of the cross, so that the pain of the compassion of their loved ones might increase the pain of his passion. Christ on the cross poured out his blood abundantly as if from four sources: he wanted his mother, his disciple, Mary, his mother's sister, and Mary Magdalene, who loved him more than all the other holy women, to be present, so that four sources of tears would flow from them, as if to suffer less from the shedding of his own blood than from the abundant river of tears that flowed from the hearts of those present in pain. Very beautiful, in addition to that reference to the ascetic gift of tears, on the level of Marian devotion appears the fourth fruit of this third word: "The burden and the yoke of taking care and concern for the Virgin Mother, imposed by the Lord on St. John, truly became a sweet yoke and a light burden. Who would not have accepted to live with her who for nine months had carried the incarnate Word in her womb and who for thirty years had lived with him in great devotion and sweetness? And who would not envy the disciple beloved by the Lord who, in the absence of the Son of God, welcomed the presence of the Mother of God? But we too, if I am not mistaken, can obtain through prayer from the benevolence of the Word, made man for us and crucified for our love, to hear Him say: “Behold your mother,” and to hear the Mother of us say: “Behold your son.” The merciful Lord is not stingy with graces, provided we approach the throne of His grace with faith and trust, and with a truly sincere, not false, heart. He, who wanted us to be co-heirs of the kingdom of His Father, will certainly not disdain to have us as co-heirs of the love of His Mother. And the most compassionate Virgin will not feel burdened by the multitude of her children, since she has a most generous heart and desires that none of those whom her Son has redeemed with His own precious blood and with His precious death should perish. Let us therefore approach with confidence the throne of Christ's grace, and supplicantly and not without tears let us ask him that of each of us he may say to his Mother: Behold your son, and to each of us he may say of his Mother: Behold your mother."
    - Conclusion
    Now, writes Bellarmine, «we have come to the last word that Christ, dying on the cross, pronounced crying with a loud voice: “Father, into your hands I commend my spirit”». «This explanation of Paul’s testimony (Heb 5:7) convinces us clearly enough that when the Lord says: “Into your hands I commend my spirit”, the word spirit should be understood as life, not as soul. The Lord, in fact, was not so much concerned about his soul, which he knew to be safe and most blessed because of the vision of God granted to him since his creation, but rather about his own body, which he saw close to restoring life because of death: therefore he prayed that his body would not remain long in the power of death, and in this h
    17 min

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