prof. Giustiniani reports

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  • Il divino linguaggio, arte e fede secondo Giustiniani. Suoni, luci e parole. Salerno (IT)
    Il divino linguaggio: arte e fede secondo Giustiniani. Salerno, Italia. Suoni, luci e parole. Martiri e martyrion. Come l’applauso di una sola mano», i misteri, inestricabilmente intrecciati del destino e della provvidenza divina, suonavano in melodiosi contrasti nei detti e fatti dei Padri del deserto. Ciò che è benedizione per Sisoe, per Ilarione sarà divieto e pericolo; se lo scriba non è veloce abbastanza da incidere esattamente le parole di Barsanufio, significa che, così com’egli le incide, Dio le vuole incise e, così incise, opereranno; e se al vegliardo infermo non fosse misteriosamente destinato l’olio pestilenziale, il discepolo distratto metterebbe miele nella sua polenta. Suoni, luci e parole dei padri del deserto sono dei martìri, ovvero testimonianze. Dai detti dei padri del deserto: «N. 592/49 (P.E., II, 18, 10): “L’abate Atanasio, vescovo di Alessandria, ha detto: «Si dice sovente tra di voi: “Dove è la persecuzione per diventare martiri?”. Sii martire nella coscienza, muori al peccato, mortifica gli organi terrestri e sarai martire d’intenzione. I martiri lottarono contro i re e i magistrati, anche tu hai un avversario, il diavolo, re del peccato, e come magistrati i demoni. Essi avevano davanti a loro la tavola delle vittime e l’altare e, abominazione dell’idolatria, un esecrabile idolo»”. Martyrion: era detto il santo luogo segnato dalla morte di un martire. Ai tempi delle persecuzioni cruente, sui martyria cristiani si elevavano cappelle, altari. Oggi un vero e proprio Martyrion di suoni-luci-colori è la grande tela del maestro Bruno Giustiniani, dove luci, ombre e colori narrano, fondendo, ieri e oggi, nel sangue versato dai giovanetti di Chios. Il 14 aprile 1566, con una flotta imponente di ottanta galee, Kapudanpascià Pialì (o “Paoli”, come da altre fonti) arriva al porto di Chios con un sottile tradimento chiedendo l’approdo come amici, ma, appena approdati, richiamarono il capo della Maona, il podestà Vincenzo Giustiniani, il vescovo Timoteo Giustiniani e i 12 governatori e li fecero imprigionare. Ciò non impedì che l’isola subisse un violento saccheggio: le Chiese furono tutte distrutte o convertite in Moschee. Vincenzo Giustiniani con gli altri 12 governatori e gli altri Giustiniani più in vista furono portati a Costantinopoli. Presso l'Archivio di Stato di Genova un documento, diretto al cardinale Giovanni Battista Cicala (o Cigala), comunica che dall'isola di Chios, dopo la presa Ottomana del 1566, sono stati rapiti 200 ("bei") giovinetti e portati a Costantinopoli. In questi duecento, anche i "martiri Giustiniani": ventuno giovinetti tra i 12 e i 16 anni separati dai genitori, costretti ad abiurare la fede cattolica e ad arruolarsi nel corpo dei giannizzeri. In 18 furono uccisi dopo atroci torture, il 6 settembre 1566. Papa Pio V li avrà apprezzati, lui che non voleva essere che capo spirituale della Cristianità e perciò gli era estraneo perfino il pensiero di muover guerra contro chiunque sia. E tuttavia, toccò proprio a lui il compito di preparare la più grande battaglia navale che sia mai stata combattuta con navi a remi e, dopo lunghe trattative, si riuscì ad unire in una lega la S. Sede, la Spagna e la Repubblica veneziana. Sotto il comando di don Giovanni d'Austria, fratellastro di Filippo secondo, la flotta dei cristiani, dopo una eroica lotta, riuscirà a sconfiggere i Turchi a Lepanto e riportare una clamorosa vittoria il 7 ottobre 1571. Purtroppo, poco dopo la morte di Pio quinto, a causa dell'egoismo degli alleati, venne sciolta. Poiché la vittoria di Lepanto era stata ottenuta il 7 ottobre, che cadeva quell'anno la prima domenica del mese, giorno in cui si facevano processioni in onore della Regina del Rosario, il papa l'attribuì all'intercessione della Madonna. Perciò il 17 marzo 1572 decise che il 7 ottobre fosse celebrata la festa della Madonna della Vittoria (festa che per ordine di Gregorio tredicesimo [1° aprile 1573] venne trasferita alla prima domenica di ottobre e chiamata festa della Regina del Rosario). Il colore rosso del sangue dei giovanetti Giustiniani Nel 1347 la Repubblica di Genova aveva affidato a una società di mercanti, una cosiddetta maona, l’amministrazione e lo sfruttamento commerciale dell’isola di Chios (Chio o Scio) nel mar Egeo, riconquistata l’anno prima. I soci della maona nel 1362 costituirono l’Albergo dei Giustiniani. I soci aggiungevano il cognome dei Giustiniani al proprio: Giustiniani Recanelli, Giustiniani di Negro, Giustiniani Banca, Giustiniani Longhi, Giustiniani Ughetti, eccetera. I matrimoni avvenivano tra famiglie Giustiniani: i soci rafforzavano, così, la coesione economica e politica interna. Nel 1363 l’imperatore bizantino concesse alla maona dei Giustiniani la signoria politica dell’isola. La maona lucrava cospicui profitti con l’estrazione del mastice e il commercio dell’allume. Nel Museo Bizantino di Chios una collezione di arte bizantina e post-bizantina, tra cui icone, affreschi e manoscritti, ricorda questi e altri eventi, oltre a più di 10.000 libri e manoscritti, nonché seminari e conferenze sull’arte, la storia e la cultura bizantina… insomma un Cenacolo letterario, come qui a Salerno.
    Sulla base di fonti edite ed inedite, è stato possibile ricostruire alcuni episodi della vita di Francesco Giustiniani de Garibaldo, un Maonese di Chio, intorno alla metà del Quattrocento. Nell'estate del 1457 è attestata la sua presenza a Chio, dove era giunto probabilmente qualche mese prima, a bordo della nave di Oberto Squarciafico – in cui era stato trasbordato il carico di merci della sua nave, resa innavigabilis a causa di una grave tempesta di mare e di vento che lo aveva sorpreso nelle acque di Cefalonia – e dove il successivo 30 settembre morì. Su istanza di due suoi congiunti, nell'isola si procedette alla pubblicazione del suo testamento in genovese, secondo la procedura prevista dalla normativa vigente. La storia dei Giustiniani, signori di Chio, o meglio quella del loro albergo, ovvero il consorzio di famiglie che detenne per secoli il monopolio della Maona dell’isola, è ricca d’interesse a partire dal piano dei legami parentali. Particolarmente notevole è il caso dei Giustiniani di Pantaleo, giunti a Modone al seguito delle armi veneziane dopo la pace di Carlowitz (1699), e ancor più quello dei Giustiniani di Alessandro, di cui fecero parte non solo finanzieri e mercanti. Gio. Costantino, ad esempio, si trasferì a Cattaro, ove nel 1742 sposò Vincenza, figlia del conte Michele Racovich. Ricoprì quindi numerosi uffici pubblici nella Dalmazia veneta, quali il cancellierato di Curzola, visse lungamente a Venezia e nel 1769 ottenne l’ascrizione alla nobiltà genovese. Suo figlio Alessandro Ippolito divenne alfiere dell’esercito veneziano e infine si stabilì a Genova (1770). Vicende familiari che nel complesso ci restituiscono un intreccio di culture e identità che è tipico della storia del Mediterraneo e delle sue élites. 

    8 min
  • Anonymous Birth. Legal and Psychosocial Profiles after the Declaration of Unconstitutionality
    Anonymous Birth. Legal and Psychosocial Profiles after the Declaration of Unconstitutionality, La Valle del Tempo Editions. Naples, March 19, 2025, Raffaello bookshop in via Kerbaker
    Review by Pasquale Giustiniani
    The rights of the mother and the newborn: for a balance. The new and integrated edition of a previous volume (published in 2015) today proposes the issue of anonymous birth compared with the right to know one's biological origins also for the purpose of avoiding incest: in fact, despite the ruling of the Constitutional Court of 2013, which will be discussed shortly, there are no legislative updates that have modified article 28 of law 184 of 1983 regarding the possibility for adopted children to know their origins. The unrecognized newborn must be provided with specific interventions, according to precise regulatory obligations, to guarantee him/her the due protection, in the implementation of his/her fundamental rights. The birth declaration made within the maximum terms of 10 days from birth, allows the formation of the birth certificate, and therefore the anagraphic identity, the acquisition of the name and citizenship. If the mother wishes to remain anonymous, the birth declaration is made by the doctor or midwife: The birth declaration is made by one of the parents, by a special proxy, or by the doctor or midwife or by another person who attended the birth, respecting the mother's possible wish not to be named (Presidential Decree 396 of 2000, article 30, paragraph 1).
    Article 28 of Law 2001 number 149, adhering to an obligation arising from the United Nations Convention on the Rights of the Child of nineteen eighty-nine (article 7) and the Hague Convention on International Adoption of 1993 (article 30), has also introduced in Italy, after much controversy, the right of the adopted child to access, under certain conditions and with certain procedures, information concerning the identity of his or her biological parents. However, access to that information is not permitted if the adopted child was not recognized at birth by the natural mother. (Law 2001 number 149, article 24 paragraph 7 - "Access to information is not permitted if the adopted child was not recognized at birth by the natural mother and if even just one of the biological parents has declared that they do not wish to be named, or has given their consent to the adoption on condition of remaining anonymous").
    Therefore, the right to remain a secret mother prevails over any other consideration or request and this must constitute an additional element of security for those who decide, aided by a competent and attentive service, to give birth anonymously. Bioethical aspects of the issue. A ruling by the Italian Constitutional Court - number 278 of 2013 ended up breaking an ancient legal dogma in force: the "secrecy of the identity of biological parents as an insurmountable guarantee of the cohesion of the adoptive family, in the awareness of the need for a dialectical evaluation of the relative relationships", even if not through the affirmation of the reversibility of the secret, but with the recognition of the right of the subject not recognized at birth to ask for access to information. Furthermore, by ruling the unconstitutionality of article 4, paragraph 3, of law 19 February 2004, number 40 (Rules on medically assisted procreation), the Constitutional Court established the principle according to which, if the child asks to access information about his or her origins, the mother, while retaining the right to anonymity, can revoke it. This allows both the reconstruction of one's life and the avoidance of the removal of an important part of it and the protection of opposing rights, equally deserving of respect, such as the protection of mothers who give birth to children who are "orphaned" from birth, definitively erasing that moment and the right of many adoptive children who seek to know their origins and roots. Furthermore, ruling 162 of 2014 of the Constitutional Court considered, among other things, that: «The question of the right to genetic identity, despite the peculiarities that characterize it in relation to the case in question, is not even new. In fact, it was placed in reference to the institution of adoption and the legislator has recently intervened on it, regulating the an and quomodo of the right of adoptive parents to access information concerning the identity of the biological parents of the adopted child article 28, paragraph 4, of law 4 May 1983, number 184, containing "The right of the minor to a family", in the text amended by article 100, paragraph 1, letter p, of legislative decree 154 d in 2013.
    Furthermore, in this context the dogma of the secrecy of the identity of the biological parents as an insurmountable guarantee of the cohesion of the adoptive family had already been broken, in the awareness of the need for a dialectical evaluation of the relative relationships (article 28, paragraph 5, law number 184 of nineteen eighty-three). This requirement was confirmed by this Court which, in examining the rule that prohibited access to information for the mother who declared at birth that she did not wish to be named, stated that the irreversibility of the secrecy caused an irreparable wound to Articles 2 and 3 of the Constitution and therefore removed it, deeming its maintenance inadmissible and inviting the legislator to introduce specific provisions aimed at allowing the verification of the continuing relevance of the choice made by the natural mother and, at the same time, to strictly safeguard her right to anonymity (judgment number 278 of 2013) The prohibition in question ultimately causes an injury to the fundamental freedom of the couple subject to law number 40 of 2004 to form a family with children, without its absolute nature being justified by the needs of protection of the child, which, by virtue of what was noted above in relation to some of the most important aspects of the legal situation of the same, already deducible from the current regulations, must be considered adequately guaranteed.
    The regulation of the effects of heterologous PMA practiced outside our country, although it is correctly inspired by the aim of offering due protection to the newborn, finally highlights a further element of irrationality of the censored discipline. This creates, in fact, an unjustified, different treatment of couples affected by the most serious pathology, based on their economic capacity, which intolerably rises to a requirement for the exercise of a fundamental right, denied only to those without the necessary financial resources to be able to resort to this technique by going to other countries". And here are the bioethical aspects in the question relating to anonymous birth: first of all, the revisiting of the process called generation and birth of new lives. As already supported by authoritative exponents of the Church - and in particular by Monsignor Cesare Nosiglia, Archbishop of Turin -, it seems that in Italy bioethical issues are now managed in the courts rather than in the appropriate legislative bodies. Above all, the desires of some seem to prevail over democracy and the involvement of public opinion. Now, after the ruling of the Constitutional Court that declared the ban on heterologous insemination illegitimate, it is necessary that as soon as possible certain norms are voted in Parliament that regulate the issue throughout the national territory to avoid the Wild West, eugenic excesses and the establishment of a sneaky procreative market animated by the materialistic logic of "the child at all costs". I also believe, like Monsignor Nosiglia, that "the generation of a person cannot be confused with the production of an object made to the size of one's needs and one's insatiable thirst for parenthood": the child is not something owed and cannot be considered as an object of property: rather, it is a gift, "the greatest" and "the most free"; it is a living testimony of the reciprocal donation of its parents. There is no "right to a child", as some would have us believe. No interpretation of any legal provision in force in Italy could legitimize it. Secondly, the method of collecting and storing the newborn's health data. Thirdly, the legitimate search for one's roots, especially to protect the right to health, in the case of genetic or hereditary pathologies, such as lymphoma, which Anna Arecchia talks about in her book. It is not just a psychological question to want to search for one's biological and genetic origins. Of course, the emotional charge is very strong, like that of Francesca Darima who, after having even gone to Chi l'ha visto?, has consigned to a book (A prince, a nun, an incest. True story, Fabio croce editore, Rome 2007) a good fifty years spent in search of evidence, until she learned that she was generated by incest and, perhaps for this reason, abandoned by her mother who, presumably, felt the rejection towards a creature had through violence. Now it is also a question of medical prevention, as is increasingly emerging, for example, from the practice of assisted procreation through heterologous insemination outside Italy, with examples even of surrogate motherhood. In fact, heterologous insemination does not allow total control over the genetic heritage of the "external parents" to the stable couple who requests access to the techniques and, therefore, subjects the potential unborn child to the possibility of not knowing his or her origins, both for health purposes and to avoid falling in love in the future with someone who is of the same genetic heritage as him or her. These are not remote hypotheses, if we take into account that cases of this type are already dealt with by Juvenile Courts. Furthermore, knowing one's origins is also essential when one incurs certain pathologies; even a member of parliament of our Republic found herself...
    16 min
  • Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali dopo la declaratoria di incostituzionalità
    Il parto anonimo. Profili giuridici e psico-sociali dopo la declaratoria di incostituzionalità, edizioni la Valle del Tempo. Napoli, diciannove marzo duemilaventicinque, libreria Raffaello di via Kerbaker.
    Recensione di Pasquale Giustiniani
    I diritti della madre e del neonato: per un bilanciamento. La nuova e integrata edizione di un precedente volume (pubblicato nel duemilaquindici) ripropone oggi la questione del parto anonimo a confronto con il diritto a conoscere le proprie origini biologiche anche a fini di evitare l’incesto: difatti, nonostante la pronuncia della Corte Costituzionale del duemilatredici, di cui si dirà tra poco, non risultano aggiornamenti legislativi che abbiano modificato l'articolo 28 legge 184 del millenovecentottantatre in merito alla possibilità per gli adottati di conoscere le proprie origini. Al neonato non riconosciuto devono essere assicurati specifici interventi, secondo precisi obblighi normativi, per garantirgli la dovuta protezione, nell’attuazione dei suoi diritti fondamentali. La dichiarazione di nascita resa entro i termini massimi di 10 giorni dalla nascita, permette la formazione dell’atto di nascita, e quindi l’identità anagrafica, l’acquisizione del nome e la cittadinanza. Se la madre vuole restare nell’anonimato la dichiarazione di nascita è fatta dal medico o dall’ostetrica: La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori, da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre di non essere nominata (DPR 396 del 2000, articolo 30, comma 1).
    L’articolo 28 Legge 2001 numero 149, aderendo a un obbligo derivante dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del millenovecentottantanove (articolo 7) e della Convenzione de L’Aja sull’adozione internazionale del 1993 (art. 30), ha introdotto anche in Italia, dopo molte polemiche, il diritto dell’adottato di accedere, a certe condizioni e con certe procedure, alle informazioni concernenti l’identità dei suoi genitori biologici. Tuttavia, l’accesso a quelle informazioni non è consentito se l’adottato non è stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale. (Legge 2001 numero 149, articolo 24 comma 7 - "L’accesso alle informazioni non è consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimo"). 
    Pertanto, il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato. Profili bioetici della questione. Una sentenza della Corte Costituzionale italiana - la numero 278 del 2013 finì per infrangere un antico dogma giuridico vigente: la “segretezza dell’identità dei genitori biologici quale garanzia insuperabile della coesione della famiglia adottiva, nella consapevolezza dell’esigenza di una valutazione dialettica dei relativi rapporti” , anche se non attraverso l’affermazione della reversibilità del segreto, ma con il riconoscimento del diritto del soggetto non riconosciuto alla nascita di chiedere l’accesso ad informazioni. Inoltre, sentenziando l’illegittimità costituzionale l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, comma 3, della legge 19 febbraio 2004, numero 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), la Corte Costituzionale ha stabilito il principio per il quale, se il figlio chiede di accedere ad informazioni circa le proprie origini, la madre, pur conservando il diritto all’anonimato, può revocarlo. Questo consente sia la ricostruzione della propria vita sia di poter evitare la rimozione di parte importante della stessa e di tutelare diritti contrapposti, egualmente meritevoli di rispetto, quali la tutela delle madri che partoriscono figli “orfani” dalla nascita, cancellando definitivamente tale momento e il diritto di tanti figli adottivi che cercano di conoscere le proprie origini e radici. Inoltre la sentenza 162 del 2014 della Corte costituzionale considerava, tra l’altro che: «La questione del diritto all’identità genetica, nonostante le peculiarità che la connotano in relazione alla fattispecie in esame, neppure è nuova. Essa si è posta, infatti, in riferimento all’istituto dell’adozione e sulla stessa è di recente intervenuto il legislatore, che ha disciplinato l’an ed il quomodo del diritto dei genitori adottivi all’accesso alle informazioni concernenti l’identità dei genitori biologici dell’adottato articolo 28, comma 4, della legge 4 maggio 1983, numero 184, recante “Diritto del minore ad una famiglia”, nel testo modificato dall’articolo 100, comma 1, lettera p, del decreto legislativo 154 del 2013 
    Inoltre, in tale ambito era stato già infranto il dogma della segretezza dell’identità dei genitori biologici quale garanzia insuperabile della coesione della famiglia adottiva, nella consapevolezza dell’esigenza di una valutazione dialettica dei relativi rapporti (articolo 28, comma 5, legge numero 184 del millenovecentottantatre). Siffatta esigenza è stata confermata da questa Corte la quale, nello scrutinare la norma che vietava l’accesso alle informazioni nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non volere essere nominata, ha affermato che l’irreversibilità del segreto arrecava un insanabile vulnus agli articoli 2 e 3 della Costituzione e l’ha, quindi, rimossa, giudicando inammissibile il suo mantenimento ed invitando il legislatore ad introdurre apposite disposizioni volte a consentire la verifica della perdurante attualità della scelta compiuta dalla madre naturale e, nello stesso tempo, a cautelare in termini rigorosi il suo diritto all’anonimato (sentenza numero 278 del 2013)((⏱️=400)) Il divieto in esame cagiona, in definitiva, una lesione della libertà fondamentale della coppia destinataria della legge numero 40 del 2004 di formare una famiglia con dei figli, senza che la sua assolutezza sia giustificata dalle esigenze di tutela del nato, le quali, in virtù di quanto sopra rilevato in ordine ad alcuni dei più importanti profili della situazione giuridica dello stesso, già desumibile dalle norme vigenti, devono ritenersi congruamente garantite. 
    La regolamentazione degli effetti della PMA di tipo eterologo praticata al di fuori del nostro Paese, benché sia correttamente ispirata allo scopo di offrire la dovuta tutela al nato, pone, infine, in evidenza un ulteriore elemento di irrazionalità della censurata disciplina. Questa realizza, infatti, un ingiustificato, diverso trattamento delle coppie affette dalla più grave patologia, in base alla capacità economica delle stesse, che assurge intollerabilmente a requisito dell’esercizio di un diritto fondamentale, negato solo a quelle prive delle risorse finanziarie necessarie per potere fare ricorso a tale tecnica recandosi in altri Paesi». Ed ecco i profili di ordine bioetico nella questione relativa al parto anonimo: in primo luogo, la rivisitazione del processo detto di generazione e di nascita di nuove vite. Come già sostenuto da autorevoli esponenti della Chiesa - ed in particolare da Monsignore Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino -, sembra che in Italia ormai le questioni di bioetica vengano gestite nei tribunali anziché nelle appropriate sedi legislative. Soprattutto i desideri di taluni sembrano prevalere sulla democraticità e il coinvolgimento dell’opinione pubblica. Ora, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto dell'eterologa, è doveroso che al più presto vengano votante in Parlamento norme sicure che regolamentino la questione su tutto il territorio nazionale per evitare il far west, le derive eugenetiche e l'instaurarsi di un subdolo mercato procreativo animato dalla logica materialistica “del figlio a tutti i costi”. Ritengo anche io, come Monsignore Nosiglia ,che “la generazione di una persona non possa essere confusa con la produzione di un oggetto fatto a dimensione dei propri bisogni e della propria insaziata sete di genitorialità”: il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, «il più grande» e «il più gratuito»; è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori. Non esiste, come invece si vorrebbe far credere, un «diritto al figlio». Nessuna interpretazione di nessun dettato normativo vigente in Italia potrebbe legittimarlo. In secondo luogo, la modalità di raccolta e conservazione dei dati sanitari del nuovo nato. In terzo luogo, la legittima ricerca delle proprie radici, soprattutto per tutelare il diritto alla salute, nel caso di patologie genetiche o di tipo ereditario, come il linfoma, di cui parla nel libro Anna Arecchia. Non è solo questione psicologica quella di voler cercare le proprie origini biologiche e genetiche. Certo, la carica emotiva è fortissima, come quella di Francesca Darima che, dopo essere andata perfino a Chi l’ha visto? ha consegnato ad un libro (Un principe, una suora, un incesto. Storia vera, Fabio croce editore, Roma 2007) ben cinquant’anni trascorsi alla ricerca di prove, fino a sapere di esser stata generata da un incesto e, forse per questo, abbandonata dalla mamma che, verosimilmente, sentiva il rifiuto verso una creatura avuta con la violenza. Ormai è anche questione di prevenzione medica, come emerge sempre di più, per esempio, dalla pratica della procreazione assistita mediante inseminazione eterologa fuori d’Italia, con esempi perfino di maternità surrogata. L’eterologa, infatti, non consente il totale controllo sul patrimonio genetico dei “genitori esterni” alla coppia stabile che chiede di accedere alle tecniche e, quindi, assoggetta il potenziale nascituro all’eventualità di non...
    14 min
  • Philosophy in the face of the work of Torquato Tasso, a conference open to contributions from scholars
    Philosophy in the face of the work of Torquato Tasso (1544-1595) Conference of the Center for Italian Philosophy, in collaboration with the Torquato Tasso Institute of Sorrento, scheduled for November 7-8, 2025, in Sorrento (Naples), open to scholars of literature, philosophy, theology, as well as of the relationships between the literary production of the illustrious and well-known man of letters and poet, with the different profiles of historical-speculative thought, especially if Italian. We would be happy, during the two-day Conference, which will have prevalent interests of a historical-speculative nature, to host interventions and reflections, whose project lines should kindly reach - no later than next May 30, 2025 - the Organizing Committee of the Center for Italian Philosophy, to the attention of the undersigned (email: [email protected]; telephone: 3385299802), in view of the final approval by our Scientific Committee and subsequent inclusion in the Program Poster.
    For this purpose, hoping to be useful in the autonomous definition of those interested in the theme-contribution, you can read below an introductory note to the Conference, in which possible historical-literary profiles, historical-speculative instances, history of the literary, philosophical and religious effects of the great Sorrentine are taken into consideration. As is well known, Tasso is a true “genius loci” in the city of Sorrento: in a corner of Piazza Tasso, at the intersection of Corso Italia and Via Pietà, it is, in fact, still possible to admire the statue dedicated to the homonymous poet from Sorrento, famous for his production and, in particular, for his epic poem. Grateful for your attention, 
    Professor Pasquale Giustiniani  (delegated by the President of the Center for Italian Philosophy) 
    telephone: 3385299802; email address: [email protected] 
    Introductory note to the Sorrento Conference on November 7-8 2025 
    1. The literary production of Torquato Tasso not only prompts historians of Italian philosophy to find possible influences of European philosophers in the literary production of the Sorrento Author, but could, itself, perhaps offer ideas for a speculative theorization, as well as artistic and literary. In addition to the fact that the Platonic philosophy of Eros has profoundly influenced Tasso's thought, expressed in his various literary productions, scholars observe, in Tasso's writings, an evident opposition between hero and tyrant, developed on Aristotelian bases, as was already reported in the successful manual of moral philosophy published by Francesco Piccolomini (whose lessons at the University of Padua were also followed by Torquato Tasso). All this seems to take place, in the great Sorrento man of letters, in view of the longed-for harmony of Aristotle with Plato, as well as with the Fathers of the Church: a theme, this, that characterizes several other thinkers and authors of the Renaissance age.
    2. One of the aspects that have most attracted the attention of scholars of Tasso - on the basis of the stimulus of the so-called "spiritual bifrontism" - is the way in which this author declined the conflict between people, ethnic groups and faiths, as occurs in the case of Gerusalemme Liberata, where good and evil, heaven and hell, Christians and infidels, unity and multiplicity, virtue and error are opposed..: the passage from the Conquered to the Liberated could be a further clue to be explored, in the horizon mentioned. The poet appears, in fact, as "obsessed", in the last years of his life, by the fear of not respecting orthodoxy, of going against the Aristotelian rules, of not fully adhering to the canons that by then were imposed both from an artistic and a moral point of view. Furthermore, while some Renaissance champions are completely alien to the Christian spirit, when they do not oppose it, Tasso takes a peculiar position. In fact, Machiavelli, in The Prince, separated politics from morality, raising a question, then debated in the seventeenth century, characterized by the controversy on the relationship between reason of state and conscience (which will be, later, taken up even by Manzoni in The Count of Carmagnola). The tomb epigram, dictated for himself by Pietro Aretino («He spoke badly of everyone except Christ, excusing himself by saying: I do not know him»), marks, in some way, the tip of a certain a-Christian or anti-Christian Renaissance. But scholars also observe a pious Renaissance: Tasso's Created World is, in this sense, a true incunabulum of that “biblical marvel”, which Milton will look at, for example, with Paradise Lost.

    With the created world, Tasso also opens the way to the “biblical marvel”, which rises again in competition with ancient fables, while, by organizing the Rime into sections - the last of which is of sacred poems -, almost an aesthetic and spiritual goal, he launches a literary and speculative scheme, which will be followed by other rhymers (see, for example, Simona Morando-Myriam Chiarla, La Bibbia nella prima lirica barrocca, da Torquato Tasso ad Angelo Grillo, Vol. VI of: Dalla Controriforma all’Età napoleonica, edited by Tiziana Piras and Maria Belponer, Morcelliana, Brescia duemiladiciasette, pagine 518). 3. Tasso's Jerusalem, in particular, decorates the salutary history of the Christian Crusade with the friezes of delightful invention, not without reverberations on some European thinkers (see ALDO RUFFINATTO, Cervantes. Un profilo su smalti italiani, Edizioni Carocci, Roma duemiladue). The union between epic and Catholic cause (accentuated in Jerusalem conquered) also opens the way to poems that will celebrate the victories of Christianity, from the conquest of Granada to the siege of Vienna. Interesting, then, that Tasso explicitly poses, on an aesthetic and moral level, the problem of the relationship between truth and fiction, which will trouble another great believing writer, Manzoni.
    4. Emilio Russo (Notes on astrology and providence in Tasso's culture, in Nella luce degli astri: l’astrologia nella cultura del Rinascimento. Convegno di studi, Firenze, 14-15 dicembre 2001, edited by Ornella Pompeo Faracovi; presentation by Michele Ciliberto, Sarzana, Agorà, duemilaquattro, pages 138 to 156), after taking as a starting point a Tasso's postscript to Rerum vulgarium fragmenta, XXII, 24 (Basel, 1582)
    - in which Tasso accused Petrarch of speaking sometimes as a «Christian», other times as an «astrologer» - also takes a brief, but interesting, journey through the works of the Sorrentino, to verify the meaning that astrology gradually takes on in him, in relation to questions of faith: here is another possible profile that would deserve further investigation, 5. In the era during the Risorgimento there were some approaches to the “philosophy of Tasso” (compare, among others, Costantino Coda, La filosofia di Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata, Turin , ditta G.B. Paravia e comp., 1885). Even Ruggero Bonghi - in the Discorso sopra Torquato Tasso [Torquato Tasso. Commemorative speech held during the Centenary in Rome, Rome, one thousand eight hundred and ninety-five] - which is also the last speech of the man who had also been Minister of Education in the reformed University - speaks of “a light of supernal visions”. compare, in this regard, F. D'Ovidio, Biography of Ruggero Bonghi; G. Zannoni, Ricordo di R. Bonghi: «In the last years his spirit had gradually become almost imperceptibly spiritualized». In those years, moreover, Zannoni lived in close contact with Bonghi (The speeches of Ruggiero Bonghi for the Dante Alighieri Society, with a historical introduction by Paolo Boselli, Santa MARIA CAPUA VETERE, Stabilimento tipografico Antonio Di Stefano, one thousand nine hundred and twenty). And also: scholars and teachers of Renaissance art history; of Italian literature history. In particular: historians of the Renaissance and the Risorgimento; art historians (Tasso’s places in Sorrento and in Europe); historians of aesthetics; historians of medicine (Torquato Tasso’s “illness”), anthropologists and historians of religion…
    11 min
  • La filosofia di fronte all’opera di Torquato Tasso, convegno aperto ai contributi degli studiosi
    La filosofia di fronte all’opera di Torquato Tasso (1544-1595)
    Convegno del Centro per la Filosofia Italiana, in collaborazione con l’Istituto Torquato Tasso di Sorrento, programmato per il 7-8 novembre 2025, in Sorrento (Napoli), aperto a studiosi di letteratura, di filosofia, di teologia, nonché dei rapporti tra la produzione letteraria dell’insigne e noto letterato e poeta, con i diversi profili del pensiero storico-speculativo, soprattutto se italico. Saremmo lieti, nel corso delle due giornate di Convegno, che avrà prevalenti interessi di ordine storico-speculativo, di ospitare interventi e riflessioni, le cui linee progettuali dovrebbero cortesemente pervenire - entro e non oltre il prossimo 30 maggio 2025 - al Comitato organizzatore del Centro per la Filosofia italiana, all’attenzione dello scrivente (posta elettronica: [email protected]; telefono: 3385299802), in vista della definitiva approvazione da parte del nostro Comitato scientifico e successivo inserimento nella Locandina del programma. 
    A questo scopo, sperando di poter essere utile nell’autonoma definizione degli interessati al tema-contributo, si potrà leggere qui di seguito una nota introduttiva al Convegno, nella quale si prendono in considerazioni possibili profili storico-letterari, istanze storico-speculative, storia degli effetti letterari, filosofici e religiosi del grande sorrentino. 
    Com’è noto, Tasso è un vero e proprio “genius loci” nella città di Sorrento: in un angolo di Piazza Tasso, ad incrocio tra il corso Italia e via Pietà, è, infatti, possibile ancor oggi ammirare la statua dedicata all’omonimo poeta sorrentino, celebre per la sua produzione e, in particolare, per il suo poema epico. Grato per l’attenzione, Prof. Pasquale Giustiniani 
    (delegato dal Presidente del Centro per la Filosofia Italiana) 
    telefono: 3385299802; indirizzo di posta elettronica: [email protected] 

    Nota introduttiva al Convegno sorrentino dei giorni 7-8 novembre 2025 
     
    1. La produzione letteraria di Torquato Tasso sollecita non soltanto gli storici della filosofia italiana a trovare possibili influssi di filosofi europei nella produzione letteraria dell’Autore sorrentino, ma potrebbe, essa stessa, offrire forse spunti per una teorizzazione speculativa, oltre che artistica e letteraria. Oltre al dato di fatto che la filosofia platonica dell’Eros abbia influenzato profondamente il pensiero di Tasso, espresso nelle sue diverse produzioni letterarie, gli studiosi osservano, negli scritti di Tasso, un’evidente contrapposizione fra eroe e tiranno, svolta su basi aristoteliche, come giù fu segnalato nel fortunato manuale di filosofia morale edito 
    da Francesco Piccolomini (le cui lezioni all’Università di Padova furono seguite anche da Torquato Tasso). Il tutto sembra svolgersi, nel grande letterato sorrentino, in vista dell’agognata concordia di Aristotele con Platone, nonché con i Padri della Chiesa: tema, questo, che caratterizza diversi altri pensatori e autori di età rinascimentale. 
    2. Uno degli aspetti che hanno maggiormente richiamato l’attenzione degli studiosi del Tasso – sulla base dello stimolo del cosiddetto «bifrontismo spirituale» – è il modo con cui quest’autore declinava il conflitto tra persone, etnie e fedi, come avviene nel caso della Gerusalemme Liberata, ove si contrappongono bene e male, cielo e inferno, cristiani e infedeli, unità e molteplicità, virtù ed errore..: il passaggio dalla Conquistata alla Liberata potrebbe essere un ulteriore indizio da approfondire, nell’orizzonte accennato. Il poeta appare, infatti, come “ossessionato”, negli ultimi anni di vita, dal timore di non rispettare l'ortodossia, di andare contro le regole aristoteliche, di non aderire pienamente ai canoni che ormai si imponevano sia dal punto di vista artistico, sia da quello morale.  Inoltre, mentre alcuni campioni del Rinascimento risultano del tutto estranei allo spirito cristiano, quando non lo avversano, Tasso assume una posizione peculiare. Difatti, Machiavelli, nel Principe, separava la politica dalla morale, suscitando una questione, poi dibattuta nel Seicento, caratterizzata dalla controversia sul rapporto fra ragion di stato e coscienza (che sarà, in seguito, ripresa perfino da Manzoni nel Conte di Carmagnola). L’epigramma tombale, dettato per sé da Pietro Aretino («Di tutti disse mal fuor che di Cristo scusandosi col dir: non lo conosco»), segna, in qualche modo, la punta di un certo Rinascimento a-cristiano o anticristiano. Ma gli studiosi osservano anche un Rinascimento pio: il Mondo creato del Tasso è, in questo senso, un vero e proprio incunabolo di quel “maraviglioso biblico”, cui guarderà, ad esempio, Milton col Paradiso perduto. Col mondo creato, Tasso apre, inoltre, la via al “meraviglioso biblico”, che risorge in concorrenza con le favole antiche, mentre, organizzando le Rime in sezioni - l’ultima delle quali è di poesie sacre -, quasi traguardo estetico e spirituale, egli lancia uno schema letterario e speculativo, che sarà seguito da altri rimatori (cfr., ad esempio, Simona Morando-Myriam Chiarla, La Bibbia nella prima lirica barocca, da Torquato Tasso ad Angelo Grillo, Vol. VI di: Dalla Controriforma all’Età napoleonica, a cura di Tiziana Piras e Maria Belponer, Morcelliana, Brescia 2017, pagine 518).  
    3. La Gerusalemme del Tasso, in particolare, decora la storia salutare della Crociata cristiana coi fregi dell’invenzione dilettevole, non senza riverberi su alcuni pensatori europei (cfr. ALDO RUFFINATTO, Cervantes. Un profilo su smalti italiani, Edizioni Carocci, Roma 2002). Il connubio fra epos e causa cattolica (accentuato nella Gerusalemme conquistata) apre altresì la via ai poemi che celebreranno le vittorie della Cristianità, dalla conquista di Granada all’assedio di Vienna. Interessante, poi, che Tasso si ponga, sul piano estetico e morale, esplicitamente il problema del rapporto fra verità e finzione, che travaglierà un altro grande scrittore credente, Manzoni. 
    4. Anche Emilio Russo (Appunti su astrologia e provvidenza nella cultura del Tasso, in Nella luce degli astri: l’astrologia nella cultura del Rinascimento. Convegno di studi, Firenze, 14-15 dicembre 2001, a cura di Ornella Pompeo 
    Faracovi; presentazione di Michele Ciliberto, Sarzana, Agorà, 2004, pagine da 138 a 156), dopo aver preso, come spunto, una postilla tassiana a Rerum vulgarium fragmenta, ventiduesima, 24 (Basilea, 1582) - in cui Tasso imputava a Petrarca di parlare a volte da «cristiano», altre da «astrologo» - compie un breve, ma interessante, percorso tra le opere del sorrentino, per verificare il significato che via via assume in lui l’astrologia, in relazione alle questioni di fede: ecco un altro possibile profilo che meriterebbe approfondimenti, 5. In epoca risorgimentale vi furono alcuni approcci alla “filosofia di Tasso” (confronta, tra gli altri, Costantino Coda, La filosofia di Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata, Torino , ditta G.B. Paravia e comp., 1885). Anche Ruggero Bonghi  - nel Discorso sopra Torquato Tasso [Torquato Tasso. Discorso commemorativo tenuto nel Centenario a Roma, Roma, 1895] - che peraltro è l’ultimo discorso di colui che era stato anche Ministro dell’Istruzione nell’Università riformata -, parla di “una luce di visioni superne”. confronta, in merito, F. D'Ovidio, Biografia di Ruggero Bonghi; G. Zannoni, Ricordo di R. Bonghi: «Negli ultimi anni il suo spirito era andato a poco a poco quasi impercettibilmente spiritualizzandosi». In quegli anni, inoltre, lo Zannoni, visse in intima frequenza col Bonghi (I discorsi di Ruggiero Bonghi per la Società Dante Alighieri, con una Introduzione storica di Paolo Boselli, S, MARIA CAPUA VETERE, Stabilimento tipografico Antonio Di Stefano, 1920). E inoltre: studiosi e docenti di Storia dell’arte rinascimentale; di Storia della letteratura italiana. In particolare: storici del rinascimento e del risorgimento; storici dell’arte (luoghi tassiani in Sorrento e in Europa); storici dell’estetica; storici della medicina (la “malattia” di Torquato Tasso), antropologi e storici della religione…
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  • Books&Museum. March of resilient writers-the valley of time editions, Naples
    Books and Museum, March 23, 2025. March of resilient women writers
    (Pasquale Giustiniani), Books and Museum session dedicated to various authors and writers of La Valle del tempo editions, Naples
    1. From engineering to social and economic phenomena. 
    Engineers describe resilience as a mechanical property, defining it as the energy absorbed by a body, as a consequence of elastic deformations. Resilience should not be confused with tenacity, which is, instead, the energy absorbed by a body before breaking. Translated into anthropic terms, we are more tenacious the more we are able to withstand (reacting) the difficulties and hardships to which existence subjects us. The term of engineering origin, resilience, then had great economic and political fortune, when the PNRR - National Recovery and Resilience Plan - was launched, also in Italy. It adapts to our peninsula the instrument or device, adopted by the European Union, within the framework of the Next Generation EU, namely the Recovery and resilience facility (RRF), designed to address the challenges related to the pandemic crisis and the consequent slowdown of the European economies. In essence, the term "resilience" is used to indicate a new financial instrument, aimed at supporting the recovery in the Member States - governed by Regulation no. 2021/241/EU - with an initial allocation and continuous updates. Italy, as is known, is the country that has received the largest allocation. A specific Table, available on the Internet Portal (https://temi.camera.it/leg19/pnrr/obiettivitraguardi.html), illustrates, for each of the six-monthly implementation semesters of the PNRR, the amounts of the six-monthly installments to be paid by the European Commission, together with the total number of milestones and objectives for each semester, the achievement of which is conditional on the disbursement of the corresponding installment. Ultimately, these are advances on loans: from the point of view of the states, there will, in fact, be payments depending on the type of financing received. Individual countries can in fact access the funds through two financial instruments: loans (grants); subsidies (loans). While the term recovery - within the acronym PNRR - aims to highlight the positive impact that the Plan's interventions should have in the coming years from an economic and financial point of view, in the form of greater social well-being, better quality of life and public services, greater competitiveness of Italian companies on international markets, the term resilience, on the other hand, wanted above all to represent the commitment to react to the negative effects of the pandemic by all the actors involved, therefore by individual citizens, administrations and public bodies, the business world, by adopting a positive, proactive and proactive attitude. The term has been exported to various fields, to mean the ability to react in the face of crises. On the occasion of the Summit of the Pontifical Academy of Sciences and the Pontifical Academy of Social Sciences, on 16 May 2024, entitled "From climate crisis to climate resilience", Pope Francis stated: "The climate crisis requires a symphony of cooperation and global solidarity. The work must be symphonic, harmoniously, all together. By reducing emissions, educating lifestyles, innovative financing, and using proven nature-based solutions, we are therefore strengthening resilience, especially drought resilience." By then, the term resilience had entered the jargon of the magisterium as a synonym for cooperation, a common effort to react, and global solidarity.
    2. Resilient women in the pages of la Valle del Tempo. 
    The session of Books and Museum today examines some literary and artistic products by women authors; and it does so explicitly in the month of March, also to particularly remember National Women's Day: celebrated for the first time on February 28, 1909 in the United States at the initiative of the American Socialist Party, this date was chosen in memory of the strike of thousands of New York shirtmakers who, the year before, had forcefully demanded better working conditions.
    The texts we are talking about today in the Sunday session of Books and Museum, tell reasons, stories, female and male incentives for a thoughtful reaction to the negative effects of existence and human relationships. ((⏱️=1000))The short stories by Floriana Coppola, finally all collected in the same volume, take us to the heart of what we call restlessness or disturbance. The book ends with some verses, which speak of life that rises again, despite everything: «on the unmade bed as if it were a cobalt blue sky((⏱️=400)) I am alive in your dirty sky((⏱️=400)) in your eyes as if inside a sky-blue prison» (page 201). Those who venerate, more than the printed books, the people who tell, will also read with pleasure the photos and stories of Giuliana Molinaro and Antonio Jacopo Molino, who bring Luigi Molinaro del Chiaro (among other things, a friend of Benedetto Croce and Niccolò Tommaseo) out of unjust oblivion: ((⏱️=400)) «a cultured, curious man, lover of Neapolitan tradition», who «left so much to Naples, to Italy, to the many emigrants abroad who appreciated him especially in America, Argentina, etc.» (page 19).
    The dialogues, between free verses and excluded words, by Rita Felerico, not without notable photographic references, also tell and use verse to express a strong feeling of rebirth, reaction and recovery, which was experienced in the cells of the women's prison in Pozzuoli. A feeling accompanied by a «passionate desire to react to the sad and anguished sensation of having become ‘impotent’, in choices and actions, in a society that has erased every word or feeling that smells of humanity» (page 6).
    Fabiana Frascà’s scattered poems express, in turn, the conviction, which was already Goethe’s, that “only when forced within constraints does the master reveal himself” (from the initial epigraph of the anthology). Among the “Last”, as some significant verses sing, we are faced with the proof of the movement of resilience that moves the feminine poetic soul, certain that the Human also manifests itself in «Who will dissolve peace within the world/ but will come out without any more counts, fearless in front of the end of the world» (page 99).
    Even in the praise of Penelope's canvas, the same poet, in a single interrupted song, which was highlighted in fragments (as Antonio Spagnuolo writes in the Preface), highlights her inner self, giving voice to a resilient woman of myth and narration: Penelope, or the woman who represents the "intimate and interior time and in some way represents the eternity of the dualism that governs the world ... the male and female modus operandi ... Eldoradi and Charybdis" (page 7). 
    The photos, in turn, accompany the narratives dedicated to Pizzofalcone by a large group of Authors, also proposing to an inhabitant of the Neapolitan neighborhood to enter the images of Nando Calabrese; meanwhile, Diana Pezza Borrelli tells of the many different people who populate those streets and our roads, hoping for comparisons and intersections between: «“different” in culture, faith and tradition» (page 83). Valeria Jacobacci’s “historical novel” enters, and takes us into the sixteenth century, the soul and journey of Settimia, a friend of Cardinal Farnese, who in the publishing house’s study browses “dangerous” pages and outlines the cardinal’s doubts and promises: «What does it matter to become pope? Alessandro asks himself this while walking in the gardens, in the silent cloisters, in the frescoed rooms of the Palaces, letting his gaze wander over seas and mountains during his travels» (page 143). Carla Coppola takes us on a journey into the world of disability, giving strength and hope «to those who, like her, have been victims of nature… and must defend their rights so as not to feel marginalized and discriminated against or seen with “pity”» (page 87). Fosca Pizzaroni instead collects and relaunches the women of the Southern Resistance. Resistance, which Hanna Ardendt considered her “treasure” . In these pages, the “denied partisan”, with a specific focus on the territory of Terra di Lavoro between 1927 and 1945, is presented and saved from oblivion, not without the precious list (almost 50 pages!), which exhibit the essential traits of the dozens and dozens of women, combatants and non-combatants, fallen in the liberation struggle, both unrecognized and recognized by the specific Commission operating at the Council of Ministers (pages 249 to 295).
    3. Conclusion. Looking at Emily Dickinson, Stella Grillo sang: We get used to the dark when the light is off; after the neighbor has held the light that witnesses her farewell, for a moment we move uncertainly because the night remains new to us, but then our sight adjusts to the darkness and we face the road with our heads held high. So it is with vaster darknesses – those nights of the soul in which no moon beckons us, no inner star shows itself…














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  • Books&Museum. Marzo di scrittrici resilienti-la valle del tempo edizioni, Napoli
    Books and Museum, 23 marzo 2025 Marzo di scrittrici resilienti (Pasquale Giustiniani)  
    1. Dall’ingegneria ai fenomeni sociali ed economici. Gli ingegneri descrivono la resilienza come una proprietà meccanica, definendola come l'energia assorbita da un corpo, in conseguenza delle deformazioni elastiche. La resilienza non va confusa con la tenacità, che è, invece, l'energia assorbita da un corpo prima della rottura. Tradotto in termini antropici, tanto siamo più tenaci quanto più siamo in grado di sopportare (reagendo) le difficoltà e le fatiche a cui l’esistenza ci sottopone. Il termine di origine ingegneristica, resilienza, ha poi avuto grande fortuna economica e politica, nel momento in cui è stato lanciato, anche in Italia, il PNRR - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza –. Esso adatta alla nostra penisola lo strumento o dispositivo, adottato dall'Unione europea, nel quadro del Next Generation EU, ovvero il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and resilience facility – RRF), progettato al fine di affrontare le sfide connesse alla crisi pandemica e al conseguente rallentamento delle economie europee. In sostanza, si ricorre al termine “resilienza”, per indicare un nuovo strumento finanziario, finalizzato a supportare la ripresa negli Stati membri - disciplinato dal Regolamento n. 2021/241/UE - con una dotazione iniziale e continui aggiornamenti. L'Italia, com’è noto, è il Paese che ha ricevuto lo stanziamento maggiore. Un’apposita Tabella, consultabile sul Portale internet (https://temi.camera.it/leg19/pnrr/obiettivitraguardi.html), illustra, per ciascuno dei semestri di attuazione del PNRR, gli importi delle rate semestrali da erogare da parte della Commissione europea, insieme al numero complessivo di traguardi e obiettivi di ciascun semestre, al cui raggiungimento è subordinata l'erogazione della corrispondente rata. In definitiva, si tratta di anticipi di prestiti: dal punto di vista degli stati, ci saranno, infatti, dei pagamenti a seconda del tipo di finanziamento ricevuto. I singoli paesi possono infatti accedere ai fondi attraverso due strumenti finanziari: i prestiti (grants); le sovvenzioni (loans). Mentre il termine ripresa - all’interno dell’acronimo PNRR - vuole evidenziare l’impatto positivo che gli interventi del Piano dovrebbero avere nei prossimi anni dal punto di vista economico e finanziario, sotto forma di maggior benessere sociale, miglior qualità della vita e dei servizi pubblici, maggior competitività delle aziende italiane sui mercati internazionali, il termine resilienza, invece, voleva soprattutto rappresentare l’impegno a reagire agli effetti negativi della pandemia da parte di tutti gli attori coinvolti, quindi da parte dei singoli cittadini, le amministrazioni e gli enti pubblici, il mondo delle imprese, assumendo un atteggiamento positivo, propositivo e proattivo. Il termine è stato esportato in vari ambiti, per significare capacità di reazione di fronte alle crisi. In occasione del Summit della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, del 16 maggio 2024, intitolato “Dalla crisi climatica alla resilienza climatica”, papa Francesco affermò: «La crisi climatica richiede una sinfonia di cooperazione e solidarietà globale. Il lavoro dev’essere sinfonico, armonicamente, tutti insieme. Mediante la riduzione delle emissioni, l’educazione degli stili di vita, i finanziamenti innovativi e l’uso di soluzioni collaudate basate sulla natura, rafforziamo quindi la resilienza, in particolare la resilienza alla siccità». Ormai il termine resilienza entrava nel gergo magisteriale come sinonimo di cooperazione, sforzo di reazione comune, solidarietà globale.   2. Donne resilienti nelle pagine de la Valle del Tempo. La tornata di Books and Museum esamina oggi alcuni prodotti letterari e artistici di Autrici di donne; e lo fa esplicitamente nel mese di marzo, anche per ricordare particolarmente la Giornata Nazionale della donna: celebrata per la prima volta il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti per iniziativa del Partito Socialista Americano, si scelse questa data in memoria dello sciopero di migliaia di camiciaie newyorkesi che, l'anno prima, avevano rivendicato con forza migliori condizioni di lavoro. I testi di cui oggi parliamo nella tornata domenicale di Books and Museum, raccontano motivi, storie, incentivi femminili e maschili per una reazione meditata di fronte agli effetti negativi dell’esistenza e delle relazioni umane. I racconti brevi di Floriana Coppola[1], finalmente tutti raccolti nel medesimo volume, ci portano fin nel cuore di ciò che chiamiamo inquietudine o perturbazione. Il libro si chiude con dei versi, che parlano di vita che risorge, nonostante tutto: «sul letto sfatto come se fosse un cielo blu cobalto/ io sono viva nel tuo cielo sporco/ nei tuoi occhi come dentro un carcere blu cielo» (p. 201). Chi venera, più che i libri stampati, il popolo che racconta, leggerà con piacere anche le foto e i racconti di Giuliana Molinaro e Antonio Jacopo Molino[2], i quali fanno uscire dall’ingiusto oblio Luigi Molinaro del Chiaro (tra l’altro, amico di Benedetto Croce e Niccolò Tommaseo): «un uomo colto, curioso, amante della tradizione napoletana», che tanto ha «lasciato a Napoli, all’Italia, ai tanti emigrati all’estero che lo apprezzarono soprattutto in America, in Argentina, ecc.» (p.19). I dialoghi, tra versi liberi e parole escluse, di Rita Felerico[3], non senza notevoli referenze fotografiche, raccontano e utilizzano anch’esse il verso per esprimere un sentimento forte di rinascita, reazione e ripresa, che è stato provato nelle celle della Casa circondariale femminile di Pozzuoli. Un sentimento accompagnato da un «appassionato desiderio di reagire alla triste e angosciata sensazione di essere diventata ‘impotente’, nelle scelte e nelle azioni, in una società che ha cancellato ogni parola o sentimento che profumi di umano» (p. 6). Le poesie sparse di Fabiana Frascà[4] esprimono, a loro volta, la convinzione, che fu già di Goethe, che “soltanto costretto entro vincoli il maestro si rivela” (dall’epigrafe iniziale della silloge). Tra le “Ultime”, come cantano alcuni significativi versi, siamo di fronte alla riprova del moto di resilienza che muove l’anima poetica femminile, sicura che l’Umano si manifesta anche in «Chi scioglierà la pace dentro il mondo/ ma verrà fuori senza più conteggi,/ impavido davanti al finimondo» (p. 99). Anche nell’elogio della tela di Penelope[5], la medesima poetessa, in unico interrotto canto, che si evidenziava in frammenti (come scrive nella Prefazione Antonio Spagnuolo), evidenzia il suo intimo, dando voce a una donna resiliente del mito e della narrazione: Penelope, ovvero la donna che raffigura il «tempo intimo e interiore e in qualche modo rappresenta l’eternità del dualismo che governa il mondo… il modus operandi maschile e quello femminile… Eldoradi e Cariddi» (p. 7). Le foto affiancano, a loro volta, le narrazioni dedicate a Pizzofalcone da un folto gruppo di Autrici e Autori, anche proponendo a un abitante del quartiere partenopeo di entrare nelle immagini di Nando Calabrese[6]; frattanto, Diana Pezza Borrelli racconta dei tanti diversi che popolano quelle vie e le nostre strade, auspicando confronti e incroci tra: «“diversi” per cultura, fede e tradizione» (p. 83). Il “romanzo storico” di Valeria Jacobacci entra, e ci fa entrare, nel Cinquecento[7], nell’animo e nel viaggio di Settimia, amica del cardinale Farnese, che nello studio della casa editrice sfoglia pagine “pericolose” e tratteggia dubbi e promesse del cardinale: «Che importa diventare papa? Alessandro se lo chiede passeggiando nei giardini, nei chiostri silenziosi, nella sale affrescate dei Palazzi, facendo spaziare lo sguardo per mari e per monti durante i suoi viaggi» (p. 143). Carla Coppola ci fa compiere, a sua volta, un viaggio nel mondo della disabilità[8], dando forza e speranza «a chi, come lei, è stata vittima della natura… e deve difendere i suoi diritti per non sentirsi emarginata e discriminata o vista con “pietà”» (p. 87). Fosca Pizzaroni raccoglie e rilancia, invece, le donne della Resistenza merdionale. Resistenza, che Hanna Ardendt considerava il suo “tesoro”[9]. In queste pagine, il “partigianato negato”, con uno specifico focus sul territorio di Terra di Lavoro tra il 1927 e il 1945, viene presentato e sottratto alla dimenticanza, non senza l’elenco prezioso (quasi 50 pagine!), che esibiscono i tratti essenziali delle decine e  decine di donne, combattenti e non combattenti, cadute per la lotta di liberazione, sia non riconosciute che riconosciute dalla specifica Commissione operante presso il Consiglio dei ministri (pp. 249-295).   3. Conclusione Guardando a Emily Dickinson, Stella Grillo ha cantato:  Ci abituiamo al buio quando la luce è spenta; dopo che la vicina ha retto il lume che è testimone del suo addio, per un momento ci muoviamo incerti perché la notte ci rimane nuova, ma poi la vista si adatta alla tenebra e affrontiamo la strada a testa alta. Così avviene con tenebre più vaste quelle notti dell'anima..<
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  • Vincenzo Gioberti, for the Neapolitan neo-Thomists of - science and Faith -
    Vincenzo Gioberti, in the examination of the Compilers of the Neapolitan neo-Thomist periodical “Science and Faith”. (Pasquale Giustiniani)
    1. The periodical “Science and Faith” among the “winds of university reform” 
    When, in 1865, the main inspirer of the periodical “Science and Faith” (founded in Naples in 1841) dies, namely Canon Gaetano Sanseverino, struck by the fatal disease (cholera), assisted by his friend, collaborator and ordinary confessor, Canon D’Amelio -, the funeral eulogy will be pronounced by Giuseppe Provitera. This person - a member of the Almo Collegio dei teologi dell'Università Neapolitan -, on the occasion of those funerals - which took place in the church of San Giovanni Battista alla Sapienza - informs us that Gaetano Sanseverino had been, among other things, the animator of a group of intellectuals, members of the clergy and university professors, with the declared aim of reconciling the Christian faith, science and literature. The same essay reiterates what, as we will see, will be a persistent line of dissent of the Neapolitan Neo-Thomist Circle, not only with respect to the philosophical and political positions of Vincenzo Gioberti, but, in general, with respect to the widespread orientation that sometimes appears labeled as pantheism and ontologism. While the Kantian legacy remains influential in German-speaking countries, in Italy and France, on the other hand, ontologism has enjoyed considerable success for several decades, although contemporary historians of theology have labeled it a “firework without a future”. In fact, as we read today in Paul Poupard: «in Italy and France, the aim is to use Cartesianism, which has been replaced in the younger generations by the traditionalism of Lamennais and De Maistre. Around the middle of the century, the firework without a future of ontologism explodes. This is the situation in which the rediscovery of scholasticism flourishes. The cause of the rebirth of Thomism, in addition to providing a bulwark and barrier against Cartesianism, was the credit given to traditionalism and romanticism». How, then, does the Christian direction of philosophy and theology, coordinated by the Compilers of Science and Faith, orient itself in Naples? With respect to certain Giobertian openings, twenty years later, exactly in 1860, the Introduction to the first issue of the Neapolitan periodical “La Scienza e la Fede” will textually warn its readers of the risks of progressivism, which would be induced, moreover, precisely by the cultural currents that were supporting the unitary insurrections. It would be, the Neapolitan Compilers warn, a dangerous path because it assimilates the Idea to God, causing a sort of fusion/confusion between the One and the whole (as then, deplorably, happens in idealistic rationalism): «dangerous path in which some admirers of a progressive theory have placed themselves in learning! To whom almost nothing more seems good and admissible than what the ancients taught, and they want to make changes even to the terminology of sacred science. The thrice-holy name of God has changed for them into Idea or Unitutto; the power of the Church has uncertain formulas three categories of hierarchical, extra-hierarchical or supra-hierarchical power; they clash in theology, in canon law, everywhere, the one and the multiple harmonized, as they repeat at every third word, thought and action".
    2. The resistance of "La Scienza e la Fede" to the reforms 
    As we are well reminded by a distinguished Neapolitan professor: "more solemn than usual was the inaugural ceremony, on November 5, of the academic year 1859-60 of the University of Naples, preceded by the mass to the Holy Spirit celebrated in the Church of the Gesù Vecchio by the priest Giovanni Ibello, professor of Dogmatic Theology, attended by the Rector and the professors in robes and adorned with the medal of St. Thomas Aquinas and the students. A new life seemed to penetrate, in addition to the flourishing private studies, in the ancient and only University of the South». Francesco De Sanctis meanwhile continues the previously started university reform works. This involves, among other things, the dismissal of several professors, including that of the aforementioned neo-Thomist canon, and Compiler of “La Scienza e la Fede”, Gaetano Sanseverino, who was still holding a university teaching position whose holder was ill. This periodical will be, even after many years, considered, not only as the point of reference of traditional Christian philosophy, but also as the training ground of a real School, both in the philosophical and theological fields, as can be explicitly read in an essay by another eminent neo-Thomist, Salvatore Talamo: the illustrious philosophers inventoried by Talamo will be, following the leader of the school, Gaetano Sanseverino: Nunzio Signoriello (who is also considered the “prince” of the Neapolitan Neo-Thomist School); Salvatore Calvanese; Francesco Gambardella; Salvatore Cacace; while the inventoried theologians, as of 1875, are: Luigi Coletta and Giuseppe Giustiniani.
    It will be noted that, in the involutive parable of a position persistently criticized by the periodical - which Provitera, in his years, will explicitly brand as rationalism -, the philosophical and political position of Vincenzo Gioberti plays, in fact, some role, at least as a constant “target” in the eyes of the Compilers. To this thinker - who the Compilers often call, not without a critical point, as a "Piedmontese philosopher", also for reasons of rivalry between Kingdoms, before and after the unification season - numerous pages of "La Scienza e la Fede" are dedicated. This can be seen in the periodical since 1857, when the pen of the philosopher Giuseppe Prisco (formerly a teacher of Benedetto Croce at the "La Carità" Gymnasium-Liceo in Naples) became interested in Gioberti. It is Giuseppe Prisco himself (later the future archbishop of Naples and cardinal) who, in an essay on Anselm - that he defended against the contemporary direction of rationalism -, even recognized some rationalistic notes in Vincenzo Gioberti.
    3. Giuseppe Prisco's criticisms of Vincenzo Gioberti's alleged rationalism.
    During the year 1858, "La Scienza e la Fede" dedicated several hundred pages to what seemed to be becoming, in the eyes of the Compilers, a real "Gioberti" issue. In addition to Prisco's signature, another author should also be recorded, in an anti-Gioberti vein, who shared the criticism of the one who, perhaps also in polemic with the reforms of the Savoy kingdom, was now explicitly apostrophized also as a "Piedmontese philosopher". In the first of his two essays, Giuseppe Prisco, as proof that the criticism he leveled at Gioberti, particularly expressed in the years from 1839 onwards, is not gratuitous and preconceived, declares that he has read Gioberti's works dispassionately, but that he has, unfortunately, drawn not a few contradictions, particularly in the peculiar formula of the ideal vision, which the Piedmontese would have intended to correlate, unduly according to Prisco, with the Christian patristic tradition and Catholicism: «Certainly I do not know, whether I should say greater folly the Ideal Vision, or more that dreamed scientific tradition, by which he believes to validate it, and make it understood as very Catholic. The most renowned philosophers of antiquity, both pagan and Christian, Plato in particular, Saint Augustine and Saint Bonaventure, not once, nor ten, but a hundred times are proclaimed by him as the first traditional link of that ideal Vision, of which Malebranche is the legitimate successor in the modern age». Truly a sort of great historical-philosophical theater, that of Gioberti to which he also unduly ascribes the precursors of ancient, late-ancient and medieval philosophy! And yet, Prisco continues, if up to this point «Plato appears dressed as an ontologist in the great theater of Giobertian ontologism», a little further on Gioberti himself contradicts himself, in that he makes Plato sit on the same bench as Descartes regarding the meaning of innate ideas. Even in Del primato morale e civile degl’Italiani , the same Gioberti, in addition to distorting Platonic doctrines, contradicts himself at every step, insists the neo-Thomist, almost showing that he has fallen asleep: In the volume, this time under the Sciences section, the examination signed by Giuseppe Prisco continues. He maintains that the ideal of Malebranche, of whom Gioberti would be an epigone, would go back directly, through the Fathers and the Neoplatonists, to Plato, who would be, in this way, the fiercest ontologist of paganism! Or also, as we read: «Gioberti, links the philosophy of the Fathers, which is, in his opinion, essentially ontological to that of the Neoplatonists, considering the latter as the antecessors of the former in the order of science» We therefore come to be ironic, speaking directly to the readers of the Neapolitan periodical: «My friends, we would be sent if we had remained with the miserable and fruitless philosophy of our ancestors, and if providence had not removed from among the Italians Vincenzo Gioberti, who, making use of a sovereign and dialectical speculation, left behind as much the philosophy of his predecessors, as the conciliatory dialectic of Hegel left behind the vulgar philosophy of his times». 4. Giuseppe Provitera's criticism of Gioberti
    The tight critical line of the Neapolitan periodical towards Gioberti's positions will become a clear distancing, linguistically even more ferocious, following the condemnation of the Index in 1852. Reviewing the Discorso di Pier Biagio Casoli - appeared in L’avvenire dell’Italia, Casoli, Milan 1889 -, “La Scienza e la Fede” will observe, about forty years after the first positions of Vatican condemnation and, therefore, of anti-Giobertian dissent pursued by the...
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  • Vincenzo Gioberti, per i neotomisti partenopei di - la scienza e la Fede -
    Vincenzo Gioberti nella disamina dei Compilatori del periodico neotomista partenopeo “La scienza e la fede”.   (Pasquale Giustiniani)    
    1.  Il periodico “La Scienza e la Fede” tra i “venti di riforma universitaria”   Quando, nel 1865, muore il principale ispiratore del periodico “La Scienza e la Fede” (sorto a Napoli nel 1841)[1], ovvero il can. Gaetano Sanseverino, colpito dal morbo fatale (il colera)[2], assistito dall’amico, collaboratore e confessore ordinario, canonico D’Amelio -, l’elogio funebre sarà pronunciato da Giuseppe Provitera. Costui - membro dell’Almo Collegio dei teologi dell’Università partenopea -, in occasione di quei funerali - che si svolsero nella chiesa di san Giovanni Battista alla Sapienza - c’informa che Gaetano Sanseverino era stato, tra l’altro, l’animatore di una cordata di intellettuali, membri del clero e docenti di livello universitario, con l’obiettivo dichiarato di ri-appaciare la fede cristiana, le scienze e le lettere. Il medesimo saggio ribadisce quella che, come vedremo, sarà una linea persistente di dissenso del Circolo neotomista partenopeo, non soltanto rispetto alle posizioni filosofiche e politiche di Vincenzo Gioberti, ma, in generale, rispetto al diffuso orientamento che appare talvolta etichettato come panteismo e ontologismo. Se, nei paesi di lingua tedesca, l’eredità kantiana rimane influente, in Italia e Francia incontra, invece, per diversi decenni un discreto successo l’ontologismo che, dagli storici contemporanei di teologia, è stato, tuttavia, etichettato come un “fuoco d’artificio senza futuro”. Difatti, come leggiamo oggi in P. Poupard: «in Italia e in Francia ci si pone l’obiettivo di utilizzare il cartesianesimo, sostituito nelle giovani generazioni dal tradizionalismo di Lamennais e di De Maistre. Intorno alla metà del secolo, scoppia il fuoco d’artificio senza futuro dell’ontologismo. Tale è la situazione in cui fiorisce la riscoperta della scolastica. La causa della rinascita del tomismo, oltre ad opporre un presidio ed un argine contro il cartesianesimo, fu il credito dato al tradizionalismo e al romanticismo»[3]. Come si orienta, dunque, a Napoli, l’indirizzo cristiano della filosofia e della teologia, coordinato dai Compilatori de La Scienza e la Fede? Rispetto a certe aperture giobertiane, vent’anni dopo, esattamente nel 1860, l’Introduzione al primo fascicolo del periodico partenopeo “La Scienza e la Fede” segnalerà testualmente ai propri lettori i rischi del progressismo, che sarebbe indotto, peraltro, proprio dalle correnti culturali che andavano sostenendo le insorgenze unitarie. Si tratterebbe, avvertono i Compilatori partenopei, di una via pericolosa in quanto assimila l’Idea a Dio, provocando una sorta di fusione/confusione tra l’Uno e il tutto (come poi, deprecabilmente, avviene nel razionalismo idealistico):  «pericolosa via in cui si sono posti alcuni ammiratori di una teorica progressista nell’apprendere! A’ quali quasi niente più sembra buono ed ammissibile di ciò, che insegnarono gli antichi, e fino alla terminologia della scienza sacra vogliono far mutamenti. Il nome tre volte santo di Dio è per essi mutato in Idea od Unitutto; la potestà della Chiesa ha incerte loro formole tre categorie di potere gerarchico, estragerarchico o supragerarchico; essi scontrano in teologia, in diritto canonico, dovunque, l’uno e il molteplice armonizzati, siccome vi ripetono ad ogni terza parola, pensiero ed azione»[4].  
    2.   Le resistenze de “La Scienza e la Fede” alle riforme   Come ci viene ben ricordato da un insigne cattedratico partenopeo: «più solenne del solito fu la cerimonia inaugurale, il 5 novembre, dell’anno accademico 1859-60 dell’Università di Napoli, preceduta dalla messa allo Spirito Santo celebrata nella Chiesa del Gesù Vecchio dal sacerdote Giovanni Ibello, professore di Teologia dommatica, cui parteciparono il Rettore e i professori in toga e ornati della medaglia di S. Tommaso d’Aquino e gli studenti. Una nuova linfa sembrò penetrare, oltre che nei fiorentissimi studi privati, nell’antica e unica Università del Mezzogiorno»[5]. Francesco De Sanctis prosegue frattanto i precedentemente avviati lavori di riforma universitaria. Questo comporta, tra l’altro, la destituzione di diversi professori, compresa quella del citato canonico neotomista, e Compilatore de “La Scienza e la Fede”, Gaetano Sanseverino, il quale ancora andava reggendo un insegnamento universitario il cui titolare era infermo. Questo periodico sarà, anche a distanza di anni, considerato, non solo come il punto di riferimento della tradizionale filosofia cristiana, ma altresì come la palestra di una vera e propria Scuola, sia in ambito filosofico che teologico, come si legge esplicitamente in un saggio di un altro insigne neotomista, Salvatore Talamo: gli illustri filosofi da Talamo inventariati saranno, al seguito del caposcuola, Gaetano Sanseverino: Nunzio Signoriello (che viene altresì considerato come il “principe” della Scuola neotomista partenopea); Salvatore Calvanese; Francesco Gambardella; Salvatore Cacace; mentre i teologi inventariati, alla data del 1875, risultano: Luigi Coletta e Giuseppe Giustiniani[6]. Si osserverà che, nella parabola involutiva di una posizione persistentemente criticata dal periodico - che Provitera, nei suoi anni, bollerà esplicitamente come razionalismo -, svolge, appunto, un qualche ruolo, almeno come “bersaglio” costante agli occhi dei Compilatori, la posizione filosofica e politica di Vincenzo Gioberti. A questo pensatore – che i Compilatori apostrofano spesso non senza una punta critica, come “filosofo piemontese”, anche per motivi di rivalità tra Regni, prima e dopo la stagione unitaria – risultano dedicate numerosissime pagine de “La Scienza e la Fede”. Questo si constata nel periodico fin dall’anno 1857, allorquando, di Gioberti, s’interessa la penna del filosofo Giuseppe Prisco (già docente di Benedetto Croce nel Ginnasio-Liceo “La Carità” di Napoli)[7]. È proprio Giuseppe Prisco (poi futuro arcivescovo di Napoli e cardinale) che, in un suo saggio su Anselmo - che egli difendeva contro l’indirizzo, a lui contemporaneo, del razionalismo -, a ravvisare, in Vincenzo Gioberti, perfino qualche nota razionalistica.   3. Le critiche di Giuseppe Prisco al presunto razionalismo di Vincenzo Gioberti.   Nel corso dell’anno 1858, “La Scienza e la Fede” dedica diverse centinaia di pagine a quella che sembra vada diventando, agli occhi dei Compilatori, una vera e propria “questione “Gioberti”. Oltre alla firma di Prisco, va registrata, in chiave anti-giobertiana, del resto, anche quella di un altro autore, che condivide la critica a quello che, forse anche in polemica con le riforme del regno sabaudo, viene ora esplicitamente apostrofato anche come “filosofo piemontese”[8]. Nel primo dei suoi due saggi, Giuseppe Prisco, a riprova che la critica che egli muove a Gioberti, particolarmente espressa negli anni dal 1839 in poi, non è gratuita e preconcetta, dichiara di aver spassionatamente letto le opere di Gioberti, ma di averne, purtroppo, ricavate non poche contraddizioni, particolarmente nella peculiare formula della visione ideale, che il piemontese avrebbe inteso correlare, indebitamente secondo Prisco, con la tradizione patristica cristiana e il cattolicesimo: «Certo io non so, se debba dire maggior follia la Visione Ideale, o più quella sognata tradizione scientifica, onde egli crede di convalidarla, e farla intendere cattolicissima. I più rinomati filosofi dell’antichità sì pagana come cristiana, Platone in ispezie, sant’Agostino e san Bonaventura, non una, né dieci, ma cento volte son proclamati da lui il primo anello tradizionale di quella Visione ideale, di cui il Malebranche è il legittimo successore in età moderna»[9]. Davvero una sorta di gran teatro storico-filosofico, sarebbe quello di Gioberti a cui vengono indebitamente da lui ascritti anche i prodromi della filosofia antica, tardo-antica e medievale! E tuttavia, prosegue Prisco, se fin qui «Platone comparisce vestito da ontologo nel gran teatro dell’ontologismo giobertiano»[10], poco oltre Gioberti stesso si contraddice, in quanto fa sedere Platone allo stesso scanno di Cartesio a proposito del significato delle idee innate. Anche in Del primato morale e civile degl’Italiani[11], il medesimo Gioberti, oltre a travisare le dottrine platoniche, si contraddirebbe ad ogni passo, insiste il neotomista, quasi dando a vedere di essersi addormentato: Nel volume, stavolta sotto la sezione Scienze, continua la disamina firmata da Giuseppe Prisco[12]. Egli sostiene che l’ideale del Malebranche, di cui Gioberti sarebbe un epigono, risalirebbe direttamente, per mezzo dei Padri e nei neoplatonici, fino a Platone, che sarebbe, in tal modo il più fiero ontologista del paganesimo! O anche, come si legge: il Gioberti...
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  • Quaresimali online per gli insegnanti di religione
    Chi e che cosa farsi perdonare.
     Meditazione per il Gruppo Idr in uscita, venerdì 21 marzo 2025, ore 20.45

    Papa Francesco, nella Bolla d’indizione del primo Giubileo del terzo millennio, ricordava esplicitamente «la grande “perdonanza” che San Celestino V volle concedere a quanti si recavano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, nei giorni 28 e 29 agosto 1294, sei anni prima che Papa Bonifacio VIII istituisse l’Anno Santo. La Chiesa già sperimentava, dunque, la grazia giubilare della misericordia»1 . Fu, infatti, san Celestino quinto, con la Bolla Inter sanctorum solemnia, detta anche «Perdonan­za», a concedere la prima indulgenza plenaria, di tipo “giubilare”, a tutti i fedeli che visitassero la chiesa di S. Maria di Collemaggio a l’Aquila, dai Vespri precedenti la memoria della de­collazione di s. Giovanni Battista - 28 agosto - ai Vespri della successiva medesima festa, 29 agosto. Di lì a pochi mesi, in Napoli, divenuta città pontificia per la presenza del nuovo Papa, Celestino V abdicherà. Anche se la «Perdonanza» di Pietro da Morrone sarà presto abrogata da papa Bonifacio VIII, il 18 agosto 1295, Bonifacio se ne farà comunque ispirare per l’istituzione dei Giubilei, sospendendo tutte le Bolle emesse dal predecessore, e stabilendo di far celebrare il primo Giubileo universale, appunto, il 25 marzo 1300, con cadenza allora prevista ogni 100 anni.
     “Recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta”: sono alcune delle parole/motivazione dell’abdicazione di papa Celestino quinto, che sembra quasi volersi far perdonare l’accettazione consapevole del papato: bisognava, insomma, recuperare al più presto la consolazione della vita di prima, la vita da eremita: ogni richiesta di perdono, ieri come oggi, è funzionale al ritorno a una precedente vita beata, vita di luce e di beatitudine. Per l’ex Pietro da Morrone si trattava del recupero di una vita il cui modello non furono soltanto i padri del deserto, ma proprio Giovanni Battista, che la Bolla celestiniana della perdonanza additava esplicitamente come “voce degli Apostoli”. Anche noi, specialmente in questo tempo frenetico e turbolento, in cui restiamo da soli patologicamente, come gli hichikomori, dobbiamo imparare a fare deserto, senza avere paura di restare soli in senso spirituale.
    Secondo la verità delle fonti storiche, Pietro Angelerio da Morrone, penultimo di dodici figli, presto orfano di padre, è avviato dalla madre agli studi ecclesiastici. Attratto dalla vita monastica, entra nell’Ordine benedettino. A 24 anni diviene presbitero, ma presto sceglie la vita eremitica sul Monte Morrone, in Abruzzo. Preghiera, penitenza e digiuno scandiscono le sue giornate. Attratti da lui, in tanti lo seguono: presto nasce, con l’approvazione di Urbano IV, il primo nucleo degli Eremiti della Maiella. In Europa si diffonde la fama di Pietro da Morrone come uomo di Dio e a lui accorrono da ogni dove per ottenere consiglio e guarigioni. A tutti indica la conversione del cuore come via per la pace, in un momento storico dilaniato da tensioni, conflitti - anche interni alla Chiesa - e pestilenze. La fama dell’eremita, noto per i miracoli e l’integra condotta spirituale, portano, i pochi cardinali elettori dell’epoca a individuare proprio in lui il candidato ideale per il superamento dello stallo. Raggiunto nella spelonca in Maiella da una delegazione di prelati, Pietro in un primo momento rifiuta l’elezione a sommo Pontefice; poi comprende che è Dio a chiamarlo a una responsabilità tanto alta. Tuttavia, respinge l’invito dei cardinali a raggiungere Perugia e, il 29 agosto 1294, memoria di San Giovanni Battista, scortato da re Carlo d’Angiò si reca a L’Aquila seduto su un asino, per ricevere la tiara papale nella grande chiesa di Santa Maria a Collemaggio, da lui eretta qualche anno prima.
    Tra le cose di cui farsi perdonare, sia da parte di Celestino V che da parte nostra, è il non saper imparare dall’asino: il racconto di Gesù che entra a Gerusalemme cavalcando un’asina, è riportato da tutti e tre i sinottici (Mt 21,1-11; Mc 11,1-11; Lc 19,29-40), che dimostrano il profondo significato che i primi cristiani attribuivano a questo avvenimento di Gesù che incede a cavallo di un’asina, che aveva da poco partorito il suo puledro. La partenza dal villaggio di Betfage e l’arrivo trionfale di Gesù a Gerusalemme a dorso di un’asina: cavalcando l’asina, Gesù realizza la profezia del profeta messianico Zaccaria, citato espressamente nel racconto di Matteo. Con la mandibola di un asino, del resto, continua Bruno, il biblico Sansone distrusse i Filistei (Gdc, 15, 15-16): e cosa avrebbe potuto ancora fare, annota Bruno, con un asino vivo - di cui disporrà poi il Nazareno - se l’eroe biblico riuscì a fare già tanto con una mandibola di un asino morto! Da quella mascella d’asino sgorgarono le acque che hanno sanato popoli errabondi! Appunto per questo, nelle carte astronomiche di Bruno, l’asino con le ali occuperà un posto nella stella del Cancro. Pegaso, il cavallo con le ali, è tra gli astri appunto per le labbra e la voce veemente, quella che atterrisce con le parole dalla forza enorme ma pur sempre finite e mondane e che genera nuove interpretazioni. Tra le cose di cui farsi perdonare, sia da parte di Celestino V che da parte nostra, è il non sapere imparare dall’asino: il racconto è riportato da tutti e tre i sinottici (Mt 21,1-11; Mc 11,1-11; Lc 19,29-40).
    Ma perché papa Pietro aveva indetto una Perdonanza? Chi avrebbe dovuto chiedere perdono: i pellegrini, o lo stesso Papa che, rinunciando, a Napoli in Castel Nuovo, al suo papato, sarebbe stato un pavido, come voleva, forse, il Sommo poeta, ponendolo nell’Inferno degli ignavi? Un recente studio sulla traslazione della santa Casa di Nazaret a Loreto, ha concluso che Celestino aveva accettato di farsi nominare Papa - il 5 luglio 1294 -, anche per portare a termine la traslazione della santa Casa dalla Terra santa in Italia. Quindi, la vera rinuncia non è quella di papa Celestino al seppur breve pontificato, bensì potrebbe essere quella dell’eremita Pietro, che rinuncia alla vita eremitica, anche a seguito di accordi con Carlo II d’Angiò circa la santa casa di Nazaret.
    Dirà in un’omelia di santa Marta papa Francesco: «C’è gente che vive condannando gente, parlando male della gente, sporcando continuamente i compagni di lavoro, sporcando i vicini, i parenti… Perché non perdonano una cosa che hanno fatto a loro, o non perdonano una cosa che a loro non è piaciuta. Sembra che la ricchezza propria del diavolo sia questa: seminare l’amore al non-perdonare, vivere attaccati al non-perdonare. E il perdono è condizione per entrare in cielo. La parabola che Gesù ci racconta (cfr Mt 18,23-35) è molto chiara: perdonare. Che il Signore ci insegni questa saggezza del perdono, che non è facile. E facciamo una cosa: quando noi andremo a confessarci, a ricevere il sacramento della Riconciliazione, prima chiediamoci: “Io perdono?”. Se sento che non perdono, non devo fare finta di chiedere perdono, perché non sarò perdonato. Chiedere perdono significa perdonare. Sono insieme, ambedue».
     
    1 Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo ordinario dell’anno 2025, n. 5.
     
     
    1 Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo ordinario dell’anno 2025, n. 5.
     
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Relazioni ed interventi del prof. Pasquale Giustiniani, Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia meridionale sezione San Tommaso: cultura contemporanea, metaverso, futuro ambientale, passione per…