Il tira e molla di Budapest va di pari passo con la procedura lenta del meccanismo decisionale europeo. Con molto lavoro di mediazione intorno, troppo lavoro per tanti, alla fine Il sesto pacchetto delle sanzioni anti-russe è stato infine adottato in una nuova riunione degli ambasciatori dei 27 Paesi membri. Sulle sanzioni contro il patriarca russo "l'Ungheria rispetterà la decisione dell'Ue", aveva detto giovedì sera il premier Viktor Orban, il cui ambasciatore ieri sera aveva bloccato l'adozione del pacchetto. E così, a un mese dall'annuncio da parte della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, l'Europa ha dunque messo al bando il petrolio russo. Il passo di Bruxelles è epocale e accelera il suo irreversibile processo di indipendenza energetica dalla Russia. Ma il via libera al sesto pacchetto di sanzioni è stata anche una grande corsa ad ostacoli, con l'Ungheria che per giorni ha tenuto sotto scacco gli altri 26 Paesi membri. L'ultimo veto, Viktor Orban, lo ha messo sull'inserimento del patriarca russo Kirill nella black list europea. E alla fine l'Ue ha ceduto. Il rischio era che saltasse tutto il pacchetto sanzionatorio.
In collaborazione con Euranetplus